Dal romanzo Hitler: il brano letto a Roma
Devo ringraziare per l'ospitalità e l'eccezionale lavoro svolto da minimum fax per l'unica presentazione che è stata fatta (e non ce ne saranno altre) del romanzo Hitler. Non si è trattato di una presentazione. Alla libreria minimum fax (in via della Lungaretta 90/e), accompagnato da profondissime letture di Nicola Lagioia e Christian Raimo, che hanno fatto "esplodere" la sezione che fa da perno al libro, cioè Apocalisse con figure, attraverso stacchi musicali mutuati ad hoc da Arvo Part, Lisa Gerrard, Iannis Xenakis, si è inaugurata un'unica lettura dal vivo appartenente al corpo testuale di Hitler: la scena che riporto qui sotto. A introdurre il tutto, la voce del poeta di Paul Celan: una rara registrazione audio del grande autore tedesco che legge uno dei suoi capolavori, Todesfuge (basta cliccare qui per ascoltare il file, mentre in calce alla scena da Hitler riporto la mia traduzione della poesia, che si discosta decisamente dalla versione datane da Giuseppe Bevilacqua).
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Località ignota (Germania), maggio 1943 È qui. Nessuno sa che è qui. Adolf Hitler scruta dai finestrini la campagna attorno: terra brulla, cespugli verde marcio, rari. La campagna piatta è deserta. La giornata di maggio è insolitamente fredda, grigia. La nebbia inumidisce i vetri, penetra nell'abitacolo, sa di ozono. L'autista conosce il percorso e non sa cosa sia la meta. La scorta segue. Nessun contadino in vista. La recinzione: al blocco di controllo sei membri SS scattano nel saluto marziale, nessuno si attendeva una visita del Führer, all'improvviso, in questo luogo dimesso, segreto. Ecco i casolari. Li abitano derelitti, consacrati alla causa. Ciò a cui lui ha a lungo pensato. Ciò che lui ha a lungo desiderato. Ecco l'enorme hangar centrale, in alluminio. Sembra un magazzino: lo era, è stato confiscato. Alluminio ondulato. Dai casamenti, dall'hangar, persone in affanno escono, si sistemano i vestiti, finché l'automobile presidenziale non compie un largo giro sulla terra nuda e si va ad affiancare alla schiera che attende, che allarga la bocca davanti al volto pallido, crepato e gonfio del Führer. La portiera è spalancata, Adolf Hitler esce nel freddo, calza i guanti, dà le spalle al responsabile che si profonde in saluti servili, dice ciò che tutti pensano di dovere dire di fronte all'uomo che la Provvidenza ha inviato, l'uomo che ha dato l'abbrivio alla creazione e alla distruzione. Hitler è voltato, il suo sguardo assente si perde nella vastità immensa del campo arato, che viene arato per confondere eventuali ricognitori: la terra scura, intrisa di umidità, espira bruma bassa, pesante, grassa. Hitler si volta. Il responsabile alza il braccio destro, non fa tempo a pronunciare il saluto, Hitler ordina: "Tutti fuori. Desidero vederla da solo. Impiegherò poco tempo".
Entra nell'hangar immenso. Le lampade all'interno sovrappongono luce artificiale a quella che penetra da finestre orizzontali e alte, che spaccano l'alluminio. Questo, squadrato, il pavimento inesistente fatto di terra pressata, è l'utero. Lei è a una trentina di metri di distanza. Eccola. Hitler compie passi controllati, l'acufema gli dà vertigini, lo fa pendere a destra. È sempre più vicina. La osserva, svuotato. È perfettamente sferica, una sfera di metallo, posta su un treppiede massiccio di legno, pronta per essere sperimentata. È la bomba sporca. È l'embrione dell'ordigno atomico. Incombe su Hitler. Si innalza a due metri dal terreno battuto. L'hanno terminata, dunque. È liscia, riflette distorto il volto del Führer il metallo lucidissimo, non satinato. La nebbia grava bassa anche all'interno dell'hangar. Hitler vede il suo volto, vede la sfera. Questo è il pianeta a venire. La sua sorte. Il suo avvenire racchiuso nella forma perfetta che lo stesso pianeta assumerà, una volta che tutto sarà estinto: una sfera che vaga disabitata nel vuoto sidereo, nel gelo perenne, sganciata dal sole, da ogni sistema - la Terra metallizzata. "Dio mi perdonerà gli ultimi cinque minuti di guerra" sussurra. Si sfila il guanto destro. È un piccolo uomo che non si arrampica sulla sfera: si alza sulle punte dei piedi, appoggia il palmo della mano al metallo freddo. Dentro, processi arcani muovono i segreti esplosivi della materia al suo stato primordiale. Dentro quella sfera c'è la potenza dell'universo al suo inizio, quando di espanse, e i suoi scienziati, Heisenberg e Hahn, hanno riprodotto quella potenza iniziale in scala ridotta, l'hanno messa sotto controllo in una sfera che, spezzata, libererà la deflagrazione, la radiazione mortale. La potenza dell'inizio è compressa nella potenza della fine.
La mano tocca il metallo. Dentro cova il segreto radiante. Adolf Hitler si piega, di colpo, sente il ronzio, una vibrazione acustica di fondo, sembra forare il timpano, è stabile e radiante, il ronzio continuo, una radiazione di fondo. La scimmia umana stacca la mano dall'oggetto potente come una deità. Il ronzio non degrada. Hitler torna barcollando sui suoi passi. Il ronzio è potente. Esce, gli scienziati applaudono, inneggiano a lui, il responsabile gli parla, ma lui non sente niente, vede le bocche muoversi, le labbra pronunciare parole, e sente solo il ronzio, vede la nebbia piatta sulla terra brulla piatta, il ronzio appiattito e stabile, si infila nella berlina, l'automobile riparte. Il ronzio non cessa.
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• Ascolta Celan leggere Todesfuge
PAUL CELAN Todesfuge
Schwarze Milch der Frühe wir trinken sie abends wir trinken sie mittags und morgens wir trinken sie nachts wir trinken und trinken wir schaufeln ein Grab in den Lüften da liegt man nicht eng Ein Mann wohnt im Haus der spielt mit den Schlangen der schreibt der schreibt wenn es dunkelt nach Deutschland dein goldenes Haar Margarete er schreibt es und tritt vor das Haus und es blitzen die Sterne er pfeift seine Rüden herbei er pfeift seine Juden hervor läßt schaufeln ein Grab in der Erde er befiehlt uns spielt auf nun zum Tanz
Schwarze Milch der Frühe wir trinken dich nachts wir trinken dich morgens und mittags wir trinken dich abends wir trinken und trinken Ein Mann wohnt im Haus der spielt mit den Schlangen der schreibt der schreibt wenn es dunkelt nach Deutschland dein goldenes Haar Margarete Dein aschenes Haar Sulamith wir schaufeln ein Grab in den Lüften da liegt man nicht eng
Er ruft stecht tiefer ins Erdreich ihr einen ihr andern singet und spielt er greift nach dem Eisen im Gurt er schwingts seine Augen sind blau stecht tiefer die Spaten ihr einen ihr andern spielt weiter zum Tanz auf
Schwarze Milch der Frühe wir trinken dich nachts wir trinken dich mittags und morgens wir trinken dich abends wir trinken und trinken ein Mann wohnt im Haus dein goldenes Haar Margarete dein aschenes Haar Sulamith er spielt mit den Schlangen
Er ruft spielt süßer den Tod der Tod ist ein Meister aus Deutschland er ruft streicht dunkler die Geigen dann steigt ihr als Rauch in die Luft dann habt ihr ein Grab in den Wolken da liegt man nicht eng
Schwarze Milch der Frühe wir trinken dich nachts wir trinken dich mittags der Tod ist ein Meister aus Deutschland wir trinken dich abends und morgens wir trinken und trinken der Tod ist ein Meister aus Deutschland sein Auge ist blau er trifft dich mit bleierner Kugel er trifft dich genau ein Mann wohnt im Haus dein goldenes Haar Margarete er hetzt seine Rüden auf uns er schenkt uns ein Grab in der Luft er spielt mit den Schlangen und träumet der Tod ist ein Meister aus Deutschland
dein goldenes Haar Margarete dein aschenes Haar Sulamith
Fuga di Morte
Nero latte dell'alba lo beviamo la sera lo beviamo a mezzodì e al mattino lo beviamo di notte beviamo e beviamo scaviamo una tomba nell'aria là non si giace stretti Nella casa abita un uomo che gioca con i serpenti che scrive che scrive all'imbrunire in Germania i tuoi capelli d'oro Margarete lo scrive ed esce dinanzi a casa e brillano le stelle e fischia ai suoi mastini fischia ai suoi ebrei fa scavare una tomba nella terra ci comanda ora suonate la danza
Nero latte dell'alba ti beviamo la notte ti beviamo al mattino e a mezzodì ti beviamo la sera beviamo e beviamo Nella casa abita un uomo che gioca con i serpenti che scrive che scrive all'imbrunire in Germania i tuoi capelli d'oro Margarete I tuoi capelli di cenere Sulamith scaviamo una tomba nell'aria là non si giace stretti
Lui grida vangate più a fondo il terreno e voi e voi cantate e suonate impugna il ferro alla cintura lo brandisce i suoi occhi sono azzurri spingete più a fondo le vanghe voi e voi continuate a suonare la danza
Nero latte dell'alba ti beviamo la notte ti beviamo a mezzodì e al mattino ti beviamo la sera beviamo e beviamo nella casa abita un uomo i tuoi capelli d'oro Margarete i tuoi capelli di cenere Sulamith lui gioca con i serpenti Lui grida suonate più dolce la morte la morte è un mastro tedesco lui grida suonate più cupo i violini e salirete come fumo nell'aria e avrete una tomba nelle nubi là non si giace stretti
Nero latte dell'alba ti beviamo la notte ti beviamo a mezzodì la morte è un mastro tedesco ti beviamo la sera e la mattina e beviamo e beviamo la morte è un mastro tedesco il suo occhio è azzurro ti colpisce con palla di piombo ti colpisce preciso nella casa abita un uomo i tuoi capelli d'oro Margarete aizza i suoi mastini contro di noi ci regala una tomba nell'aria gioca con i serpenti e sogna la morte è un mastro tedesco
i tuoi capelli d'oro Margarete i tuoi capelli di cenere Sulamith
Pubblicato il Mercoledì 2 Aprile 2008
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