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L'addio a Sbancor su l'Unità
[Devo ringraziare Stefania Scateni, responsabile delle pagine culturali de l'Unità, per avermi permesso la pubblicazione di un coccodrillo che mai e poi mai avrei voluto stendere: quello in memoria del fraterno amico Sbancor, redattore di Carmilla e Rekombinant e il manifesto, collaboratore del manifesto: uno degli analisti delle dinamiche globali del potere finanziario e bellico, oltre che recensore acutissimo. Sbancor è scomparso per un incidente tragico all'età di 57 anni. E' da parte non soltanto mia altissima la vicinanza ai suoi cari in questo momento. Il mio sito viene dedicato, dal momento della sua scomparsa, alla memoria di Sbancor. gg]
Ciao Sbancor, maestro profetico di controinformazionedi GIUSEPPE GENNA
L’intelligenza che interveniva in Rete con lo pseudonimo Sbancor, il 9 aprile scorso, aveva lanciato nel Web questa analisi, che vale una profezia: “Al mondo non si è mai vista una nuova egemonia economica che non fosse anche egemonia politica e militare. Questo vuol dire che, se vi sarà un ‘decoupling’, se cioè le economie dei paesi emergenti traineranno l’economia mondiale, dovrà esserci anche un ‘decoupling’ politico e militare. Gli USA non hanno nessuna voglia di accettare questa ipotesi. Rinforzano la Nato: sono pronti ad allargarla fino a Georgia e Ucraina. Gli europei, che vedono con terrore i gasdotti che passano sotto la terra ucraina a rischio, se Putin chiude innervosito il rubinetto di Gazprom, lo impediscono”. Ed ecco la stoccata finale di una mente dalle forti propensioni narrative: “Particolare significativo: la riunione si teneva nel Castello di Ceausescu a Bucarest. I Vampiri prediligono alcuni luoghi, piuttosto di altri...”. Sbancor si riferiva al vertice Nato tenutosi in Romania. Quest’ampiezza di visione, questa profondità di analisi e questa vastità di competenze, questa ironia da romanziere hanno fatto di Sbancor una mitologia della Rete italiana. Ed è un simile patrimonio umano che è venuto a mancare, improvvisamente e tragicamente, a 57 anni. Romano, un passato movimentista a partire dal ’68 e per tutti i Settanta, Sbancor era un analista che aveva occupato (e occupava attualmente) ruoli importanti nel mondo della finanza italiana. Spirito imbelle, aveva scelto il suo nom de plume vergando corrosivi elzeviri sull’Espresso, scegliendo la sigla che si opponeva a quella con cui Scalfari interveniva sotto lo pseudo Bancor, diffondendo un verbo liberista scatenato, in connessione con giochi più grandi, a cui l’Italia partecipa come margine dei margini di un Impero mobile. Ovviamente, Sbancor venne bandito dalla sede giornalistica. La dissacrazione delle conquiste e dei diritti civili, alla luce di una complessa dinamica geopolitica e delle indicazioni delle tecnocrazie, il primato indiscusso dell’economia deviante che avrebbe aperto un orizzonte devastante sull’intero pianeta, il crollo di Bretton Woods a vantaggio dell’economia dei derivati e le coerenti trasformazioni della lotta finanziaria in logica di guerra (il cosiddetto paradigma del “warfare”): questo era l’orizzonte complesso in cui Sbancor si muoveva, fornendo indicazioni precise, geografiche e politiche e temporali, da lasciare sbalorditi. Così lasciò sbalordito il movimento che da Seattle avrebbe condotto a Genova, preconizzando mesi prima, in un leggendario intervento diffuso via Rete, la prospettiva dell’attacco anomalo agli Usa dell’11 settembre e della successiva reazione bellica. Non bastò prevedere con precisione filologica l’evento – Sbancor si spinse nel corso degli anni più avanti. In un intervento su Carmilla, a pochi giorni dal primo lancio di missili Hezbollah su Israele, annunciò che sarebbe scoppiato un conflitto tra Gerusalemme e Beirut. Si può in pratica dire che l’avvento di Sbancor, su siti come Indymedia e Rekombinant e Carmilla, ha mutato il volto della controinformazione in Italia. Prima della sua opera di intervento sempre preciso e anticipatorio, la controinformazione non aveva un padre nobile di sinistra tanto addentro alle questioni tecniche di intelligence, finanza mondiale e geopolitica. Sbancor insegnò come si faceva sul serio controinformazione. Perfino infilandosi nel panorama narrativo, con un romanzo per certi versi sorprendente, American Nightmare (Nuovi Mondi Media), un saggio profetico su quanto sarebbe accaduto a livello globale negli anni a venire, scritto in stile ellroyano. Coltissimo, spesso recensore di romanzi (sempre su Web), Sbancor comprese tra i primi l’emersione della letteratura di genere quale avanguardia di un rinnovamento profondo della nostra narrativa. Prima della sua inattesa scomparsa, stava lavorando a un romanzo-inchiesta sulla strage di piazza Fontana. Il suo marxismo realista, rinnovato secondo prospettive odierne, riusciva a mantenere una carica utopica inscalfibile: “Il movimento è la sottrazione dell’intelligenza all’organizzazione sociale del consenso. Il che la rende più deficiente. Probabilmente anche più cattiva. L’intelligenza sottratta al sistema di organizzazione sociale è intelligenza libera. L'intelligenza libera è destinata al nichilismo”. Sbancor lascia un’eredità in termini di lucidità e metodo – un’eredità laica e scientifica, che è necessario che la generazione dei movimenti, a cui ha insegnato e dato fiducia, raccolga. La perdita di Sbancor è uno choc collettivo per la Rete italiana. Il fenomeno Sbancor continuerà nei suoi eredi – siamo capaci di annullare la morte in questo modo, ed è la lezione letteraria a cui guardava Franco, il nome di nascita di questo straordinario intellettuale.
La svolta narrativa: NEW ITALIAN EPIC, by Wu Ming 1
Accadono svolte, punti di in cui la crepa devia e si allarga, dispiegamenti che giungono a frutto distendendendo ai nostri occhi orizzonti che prendono coerenza. Da circa dieci anni attendevo un intervento come quello che qui pubblico integralmente: si intitola NEW ITALIAN EPIC. Memorandum 1993-2008: narrativa, sguardo obliquo, ritorno al futuro e ne è autore Wu Ming 1. Su Carmilla si sta creando una zona di ampio e alto dibattito, intorno alla prospettiva teorizzata e fenomenologizzata dall'autore di New Thing, che è apparsa già in un articolo su Repubblica e che è destinata ad allungarsi in pubblica discussione sulla stampa (si stanno preparando interventi di autori e critici, intorno al saggio). Detto che Wu Ming 1 coglie, a mia detta, con occhio acutissimo qualcosa che incombe realmente sul panorama letterario italiano da anni, e che mi riconosco sillaba per sillaba nell'impostazione di poetica enunciata, anticipo che interverrò anche io, cercando di fare gemmare alcuni aspetti per me fondamentali del saggio di WM1. Al quale affiancherò prossimamente il saggio su "romanzo e tragico: su Everyman di Philip Roth" che nasce dal seminario tenuto all'Università di Siena - un intervento che per molti versi è gemellare e derivativo rispetto a quello del membro del collettivo bolognese. Riporto qui integralmente l'intervento, dopo le premesse che WM1 ha pubblicato su Carmilla e i link per scaricare il saggio stesso in vari formati. Cliccando su "continua", la versione integrale in html del medesimo. Invito tutti i Miserabili Lettori interessati a leggere e/o downloadare l'intervento e, se possessori di blog, a postarlo integralmente e a discuterlo. gg]
NEW ITALIAN EPICMemorandum 1993-2008: narrativa, sguardo obliquo, ritorno al futurodi WU MING 1
[Questo saggio è frutto di una lunga e partecipata discussione, e si basa su molte letture e una vasta mole di appunti. Ho proposto l'espressione "nuova narrazione epica italiana" durante Up Close & Personal, workshop sulla narrativa italiana contemporanea tenutosi a Montréal il 28 e 29 marzo scorsi, organizzato da Francesco Borghesi ed Eugenio Bolongaro per il Department of Italian Studies della McGill University. La necessità di esprimersi in inglese ha subito asciugato il meme: "New Italian Epic"(*). Sotto questo nome-ombrello ho raggruppato, in base a letture comparate, molti libri usciti in Italia negli ultimi 10-15 anni. Si tratta di una produzione molto eterogenea ma, intersecando vari insiemi e sotto-insiemi, si possono individuare diverse caratteristiche condivise. Tutte insieme puntano a un profondo denominatore comune, che sta nella natura dell'allegoria. Ho rafforzato e riproposto il concetto e l'analisi nei giorni successivi, in due conferenze tenute negli USA (al Middlebury College, Vermont, e al MIT di Boston). Tornato in Italia, mi sono confrontato coi miei colleghi di collettivo e poi con altri scrittori, via mail e di persona. Cosa possono mai avere in comune Gomorra e Romanzo criminale, Q e Dies irae, Maruzza Musumeci e Sappiano le mie parole di sangue, Cibo e L'ottava vibrazione, Cristiani di Allah e Noi saremo tutto...? La discussione ha prodotto molte risposte, e ulteriori spunti. Ho letto nuove cose, preso altri appunti, e mi sono messo di buona lena a scrivere un testo il più possibile chiaro, organico e - spero - utile al dibattito. Una sorta di "abstract" di questo saggio (impreciso e tagliato con l'accetta, per ovvie esigenze di spazio e contesto) è apparso su "La Repubblica". Qui, in anteprima assoluta, troverete il saggio vero e proprio, scaricabile in vari formati. Sono circa 80.000 battute, con note in fondo al testo. Buon corpo-a-corpo.
Scarica "New Italian Epic" in pdf
Scarica "New Italian Epic" in odt per Open Office (zippato)
Scarica "New Italian Epic" in rtf (zippato)
*- Si può vedere "epic" come sostantivazione dell'aggettivo "epico" riferito a "romanzo", o a "tono" ("il nuovo tono epico italiano"), o a "filone", "movimento" etc. e quindi coniugare al maschile, come avviene con "il giallo", "il noir" etc.; oppure si può vederlo come un sostantivo ("epic" = epica), e quindi coniugare al femminile (la New Italian Epic). Nel saggio coniugo l'espressione al maschile, perché l'alternativa mi suona equivoca. Parlare, tout court, di "nuova epica italiana" potrebbe far pensare che i libri presi in esame coprano ed esauriscano già tutte le possibilità della modalità epica oggi in Italia. Epperché mai porre limiti alla Provvidenza?
Congedo di un lettore devastato e vile
Sul numero 49 della rivista Atelier, che inaugura il suo tredicesimo anno di vita, il codirettore Marco Merlin, poeta (sotto lo pseudonimo di Andrea Temporelli ha pubblicato per la collana bianca di Einaudi Il cielo di Marte), mi indirizza una lettera aperta, di critica e di congedo in quanto mio lettore. Ho chiesto a Merlin di avere il file di questa lettera aperta, in modo da poterla pubblicare sul mio sito, poiché, al di là delle ironie, mi pare metta in luce alcuni aspetti che, a mia detta, travisano non tanto le intenzioni quanto gli esiti di certi miei testi - e questo è per me importante. Questo travisamento è legittimo: è la responsabilità dell'autore che incontra la responsabilità del lettore. Non condivido l'approccio ai libri che ho scritto, di cui Marco Merlin dà ampia testimonianza in questa lettera. Ciò che ho scritto mi è sempre stato necessario e, se ciò non è avvertito, significa che non sono uno scrittore di valore. Non condivido nemmeno la continuità che Marco Merlin stabilisce tra la mia attività sul Web, alcuni fatti di vita privata esibiti in pubblico e i testi che ho pubblicato. Nemmeno ciò che mi viene accreditato rispetto al protocollo dei complotti è sentito da me nel modo descritto in questa missiva. Tuttavia mi è impossibile fornire una risposta a una così acuta percezione di disagio da parte di un lettore, molto avvertito e molto colto, quale è il fondatore di Atelier. Detto ciò, e aggiunto che qualunque autogiustificazione teorica darebbe ragione alla critica che Merlin avanza non solo alla narrativa che scrivo io, lascio a lui la parola, ringraziandolo per questa lunga fedeltà che io (ma solo io: idiosincraticamente) percepisco come infedele - e questa per me vale come prova dell'errore assoluto che si rischia di compiere facendo letteratura e sbagliando, o leggendola.
Caro Genna,
tu per me sei un idolo. Sarò più preciso: tu per una parte di me sei un idolo. Quant’è sfaccettata la psicologia di una persona e su quali architravi costruiamo i nostri equilibri di facciata…
No, non temere, non voglio buttarla troppo sul personale, tanto più che non ci conosciamo. Ci siamo, a dirla tutta, incontrati una volta nel ’96 a un convegno di poesia, ma facevamo parte di quella schiera petulante ed eccitata di giovani che sono il contorno folcloristico di tali manifestazioni. Allora tu rimanesti sorpreso del fatto che mi ricordassi dei tuoi versi apparsi su «Poesia», ma già ti sentivo animatamente parlare del Giallo come dell’unica possibilità per raccontare il nostro tempo. Mi parlò di te in seguito un amico, incontrato su uno dei tanti treni sui quali facevo la spola tra il mio lago e la Grande Città, mi disse che avevi pubblicato un thriller, proprio un librone all’americana, e che insomma eri diventato uno scrittore. Anzi, uno Scrittore, uno di quelli che vuole vivere della propria arte – anche se poi è dichiaratamente arte di consumo, mi avvertiva perfidamente consapevole del problema cruciale che toccava. Immagino che le cose non stessero esattamente così, ma questo non importa, perché è dalla posizione privilegiata del semplice lettore che invio questa lettera al mio idolo parziale.
Ti ho anche letto solo parzialmente: Nel nome di Ishmael, l’Assalto, Catrame, l’Anno luce.
Il triangolo nero / Nessun popolo è illegale
Violenza, propaganda e deportazione. Un manifesto di scrittori, artisti e intellettuali contro la violenza su rom, rumeni e donne
[La scintilla è partita un gruppo di scrittori e intellettuali, stanco di assistere alla deriva razzista che attraversa l'Italia, purtroppo aggravata dalla morte violenta di Giovanna Reggiani.
Da questa stanchezza, l'esigenza di condividere una presa di posizione forte. È nato così "Il triangolo nero", appello elaborato da Alessandro Bertante, Gianni Biondillo, Girolamo De Michele, Valerio Evangelisti, Giuseppe Genna, Helena Janeczek, Loredana Lipperini, Monica Mazzitelli, Marco Philopat, Marco Rovelli, Stefania Scateni, Antonio Scurati, Beppe Sebaste, Lello Voce e il collettivo Wu Ming nella sua totalità. A questo gruppo si sono presto aggiunti altri nomi importanti della cultura che hanno deciso di aderire all'appello. Tra questi Gad Lerner, Erri De Luca, Bernardo Bertolucci, Massimo Carlotto, Carlo Lucarelli, Moni Ovadia, Nanni Balestrini, Franca Rame, Stefano Tassinari, Marcello Flores, Andrea Bajani, Lisa Ginzburg, Lanfranco Caminiti, Ugo Riccarelli, Enrico Brizzi, Marco Mancassola, Simona Vinci, Raul Montanari, Giulio Mozzi, Andrea Porporati, Sandro Veronesi e moltissimi altri si vanno aggiungendo di minuto in minuto, per ribadire che delitti individuali non giustificano castighi collettivi. Qui la petizione on line: vi può aderire chiunque concordi con l'appello. Di seguito, il testo.]
Considerazioni sul romanzo storico italiano oggi: Una storia romantica di Antonio Scurati
Pochi giorni fa, sulle pagine culturali del Corriere della Sera, il critico Franco Cordelli affrontava temi nodali del nostro presente letterario (ma davvero solo del presente?). Lo faceva innalzando la discussione su un romanzo storico appena uscito, Una storia romantica (Bompiani, 569 pgg, 19 euro) di Antonio Scurati, per discuterne le strategie, per ravvederne supposti limiti, per tracciare un bilancio (fallimentare) di quanto è stato compiuto in 25 anni sul genere storico in Italia. Questo mio intervento non intende essere una recensione a Una storia romantica (a mio avviso, comunque, il più sapiente e profondo romanzo di Scurati), e non intende nemmeno essere una risposta diretta alle considerazioni di Cordelli, né tantomeno un saggio paraccademico sul romanzo storico. Intende rappresentare, invece, una serie di riflessioni da parte di uno scrittore che sta sulla linea del farsi del nostro romanzo, insieme ad altri suoi colleghi, da più di dodici anni. Intende essere una sistematizzazione di cosa sta accadendo al romanzo storico e al romanzo in genere (non di genere), per opera di chi pubblica da oltre un decennio narrativa che, pur essendo popolare e non volendosi di avanguardia per come l’avanguardia è intesa qui in Italia, sta sperimentando e lo sta facendo a mio avviso con un’autoconsapevolezza che l’area francese, tedesca e soprattutto angloamericana non è in grado di vantare.
Per esprimere quanto ho da sostenere, utilizzerò una tecnica retorica emblematica, come del resto Cordelli ha fatto: leggerò Una storia romantica di Scurati con categorie che smentiscono le conclusioni di Cordelli stesso.
Il Miserabile su Nuovi Argomenti: dalla letteratura alla "cura esistenziale"
E' in tutte le librerie il numero 39 della nuova serie di Nuovi Argomenti, intitolato E=mc². Scrittori e scienza. La sezione monografica, curata da Leonardo Colombati, si interroga sui rapporti tra letteratura e nuove (o antiche) frontiere scientifiche. Chiamati a intervenire in proposito, con saggi e paranarrazioni che variano, sul fronte scientifico, dalla fisica alla teoria sul tempo alle neuroscienze, sono stati chiamati David Calef, Richard Powers, Demetrio Paolin, Tommaso Pincio, Chiara Valerio, Mauro Francesco Minervino, Wu Ming 5, Bernardino Sassoli, Giulio Giorello e il sottoscritto (c'è anche uno splendido intervento su quantistica, tempo e letteratura del curatore Leonardo Colombati).
Riproduco qui il mio intervento, che prende in considerazione l'ipotesi di un trascendimento del paradigma analitico, in vista di un presidio di una fascia psicoemotiva che né la psicoanalisi né le terapie brevi né l'impostazione riduzionista mi sembrano oggi in grado di presidiare. Tutto ciò, come si dimostra in chiusura del saggio, ha molto a che fare con la letteratura e la sua retorica..
Pubblicate Il mio nome è legione di Demetrio Paolin!
Sto leggendo un manoscritto, un romanzo inedito: si intitola Il mio nome è legione, il suo autore è Demetrio Paolin, autore tra l'altro di Una tragedia negata, un saggio sui Settanta in uscita per il Maestrale, dopo essere passato per la fionda di vibrisselibri.
Non conosco di persona Paolin. Ho ricevuto il testo via mail. Ho iniziato a leggerlo. E' un magnete di sangue umano. E' la tragedia, l'attraversamento totale nel male. Non coincide con la mia poetica, a scanso di equivoci: è altro da me, ma è la stessa cosa che io sono, che tutti noi siamo. Come Paolin sia riuscito ad aggregare, con una profondità di sguardo e di scrittura al limite del tollerabile, elementi così arcaici e contemporanei, in un'odissea personale, che ha l'ineffabilità cupa e gloriosa delle catabasi, è un miracolo. Ecco un libro fondamentale. Ecco una struttura che sposta più in là la linea dell'espressione necessaria, fondativa - ciò che si perde nelle sofisticherie finzionali a cui è abituata ormai la narrativa italiana. Questo viaggio argonautico, tutto al singolare diposto al plurale, è stupefacente. Non voglio dire nulla della storia, voglio soltanto asserire che Paolin fa crescere, con una pressione interna che schianta, un personaggio universale, ai limiti del teologico (no: oltre i limiti del teologico), una stazione dopo l'altra, in una via sacra affrontata da una santità ambigua e inconsapevole, al di là della morale e alla ricerca dell'appiglio morale. Il suo protagonista è l'uomo dostoevskijano oggi: il residuo coriaceo che rimane, il dubbio e lo schianto nel mondo di oggi e nella memoria di ogni ieri. Dall'impressionante filastrocca iniziale, parte un arco voltaico attraverso il quale si dipanano elementi che torneranno su se stessi: il reperto, la reliquia sono invertiti di linearità temporale, non sono ciò che è semplicemente finale, bensì la traccia dell'anticipazione. Che cosa deve fare la letteratura se non questo? Il mio nome è legione è un capolavoro necessitato da un indentramento che l'autore ha compiuto con evidente sforzo veritativo. Le invenzioni non sono paghe della sorpresa che spalancano nel lettore: esse significano, scardinano. Uno è denudato dalla lettura. Il male naturale e il male umano sono i binari su cui corrono azioni e riflessioni, percorrendo la gamma intera di ciò che tentiamo di scordare; ciò che siamo in quanto specie, l'umano quintessenziato.
Questo è un oggetto narrativo urgente. E' urgente che sia pubblicato, poiché si tratta di un libro che sono certo che resterà. Come già capitato in passato, per quanto mi sarà possibile, farò di tutto perché Il mio nome è legione venga pubblicato. So già che alcuni editori si stanno muovendo per valutare il testo. Non compio nessun appello, ma un atto che risiede nelle mie forze: pubblicatelo senza dubbi, senza se e senza ma, in nome della letteratura che non smette di cercare il nucleo vuoto dell'umano e di rappresentarne la discesa infera e abbacinante.
Riporto soltanto un passo, esplicativo della capacità ottica di Paolin - a fronte del quale non posso che ringraziare il cielo perché ancora esistano scrittori simili, libri simili:
"Non aveva mai pensato che il nulla fosse una sostanza gommosa e trasparente: un ventre si apre, è cavo: è ventre di donna incinto, eppure dentro non c’è niente. Poi ruotano, come pianeti impazziti, i polmoni di Sergio saturi di gas. Infine luminoso come stelle e simile per forma e disposizione all’Orsa Maggiore il sistema linfatico impazzito di Alessandro.
Tommaso desidera che loro diventino interi, ma non riesce.
Tiresia, pensa Tommaso, è lui stesso limbo. Perché lui stesso è toccato: è Tiresia, l’uomo, e Tiresia, la donna. Il cameriere sulla 128, che percorre le strade che ha percorso Tommaso. L’essere incappato in un vizio di forma, che ha toccato serpenti e gufi, diventando uomo e poi donna e infine uomo. E lui sa che non c’è ragione per essere tutto o niente.
Il male è male, pensa Tiresia mentre arriva da Claudia.
Tommaso pensa che il limbo di questa visione è scampare la vergogna".
Così vicino alla letteratura: ancora sulla Mindfulness
La richiesta di elaborazione di una nuova retorica, esplicitata nel saggio sul Personaggio Vuoto, fa leva sulla necessità di ridefinire movenze vive del farsi di un testo letterario contemporaneo, alla luce di una cristallizzazione della retorica che è dovuta essenzialmente a un dominio della scuola stilistica. La retorica, in quanto arte della persuasione (per i greci la dea, cioè la potenza, detta Peizò) rende manifesto il legame tra la letteratura (non solo l'oratoria, culla della sistematizzazione delle figure retoriche) e l'àmbito psichico. Quando impegno questa nozione ("àmbito psichico") vi includo il discorso (anche quello interiore) e lo spazio in cui accade. C'è da chiedersi, a ogni livello, a cosa debba persuadere la letteratura tramite retorica. E' ancora così? E come è possibile una retorica del Personaggio Vuoto? Non è un caso che Fabio Giommi (nella sua introduzione a Mindfulness di Saegal, Teasdale e Williams, edito da Bollati Boringhieri) osservi quanto la letteratura si avvicini a formulazioni che risultano prossime allo stato a-discorsivo che la Mindfulness utilizza come potenza terapeutica. Alla luce di questa osservazione ciò che chiedo è una rielaborazione della retorica anzitutto della catarsi, riallacciandomi all'importanza che, nel saggio sul Personaggio Vuoto, ha la ripresa del gesto arcaico, soprattutto inteso come ripresa dei protocolli tragici.
L'invito che avanzo è dunque quello di partire da una realtà soltanto apparentemente extraletteraria: ed è la bellissima e decisiva prefazione che Fabio Giommi ha scritto a Mindfulness. Il file è in pdf ed è desunto dal sito dell'Associazione Italiana Mindfulness.
Fabio Giommi - Al di là del pensiero, attraverso il pensiero
"Sta scherzando, senatore?": il Miserabile a Otto e mezzo
Dunque, dopo tanto tempo che non mi confrontavo con una telecamera, esercizio per me sempre angosciante, ierisera, grazie all'invito di Pietrangelo Buttafuoco, ho potuto dibattere (oltre che con lo scrittore Niffoi e la professoressa Landi) con Rocco Buttiglione. Il dibattito è risultato distonico a causa della mia incapacità di calcolare il divario di tempo a cui ero sottoposto e in audio e in video nello studio milanese da cui intervenivo. Tuttavia alcune cose sono riuscito a dirle, altre invece no e vorrei scriverle qui di seguito. Va detto che il senatore Buttiglione (inconfondibilmente a sinistra: nell'immagine, intendo...), che non ho richiamato alla sua incredibile performance senatoriale sul gelato alla bouvette di Palazzo Madama, si è permesso di sottolineare che ho detto "sciocchezze" che lui aveva ascoltato, non tenendo presente che da lui - e non per un'ora, ma da vent'anni - io ascolto e vedo socialmente realizzate ben più che sciocchezze.
Però il discorso, che verteva sulla scuola e sull'episodio dell'insegnante sicula che aveva comminato a un alunno bulletto la punizione consistente nello scrivere cento volte sul suo diario "Io sono un deficiente", ha dei riflessi e delle cause che esorbitano l'àmbito giornalistico e che a mio parere fanno del senatore Buttiglione l'emblema di più colpe politiche che hanno condotto allo svilimento dell'istituzione scolastica pubblica e alla marginalizzazione della figura dell'insegnante. Di ciò vorrei discutere.
Donata Feroldi: Il personaggio: costruzione e decostruzione
Il saggio dedicato a Il Personaggio Vuoto è la traccia di un intervento tenuto nel corso del seminario universitario ideato e gestito da Donata Feroldi, dal titolo Il Personaggio: prospettive teoriche e metodologiche (qui il programma in pdf), tenutosi alla scuola di Alti Studi dell'Università di Siena.
Donata Feroldi - traduttrice, crtica e teorica della letteratura, oltreché lessicografa - ha tenuto un intervento sul Personaggio che varia da suggestioni precise mutuate da Tynjanov e Benjamin, applicando metodi di interpetazione e intercettazione alternativ, su Victor Hugo e in particolare Notre-Dame de Paris, variando sul "personaggio-folla", il "personaggio-città", il "personaggio-architettura".
La versione in mp3 dell'intervento di Donata Feroldi è stata divisa in due parti: se ne consiglia il download a chi disponga di adsl o banda larga.
Il personaggio: costruzione e decostruzione - parte 1 [9.3M]
Il personaggio: costruzione e decostruzione - parte 2 [7.6M]
Walter Siti: da Il romanzo sotto accusa
All'interno della mappa einaudiana che Franco Moretti ha dedicato a Il romanzo , c'è un articolato quanto fondamentale saggio di Walter Siti [nella foto a destra; qui la recensione del suo Troppi paradisi ], che si intitola Il romanzo sotto accusa e di cui propongo un capitolo.
La fine dell'oscenità.
Se si volesse costruire una tipologia, o una casistica, dei processi intentati ai romanzi nei vari tempi e paesi, si finirebbe inevitabilmente con il disperderci in mille eccezioni; tra due romanzi a cui si attribuisca, in uno stesso periodo, un pari grado di «nocività», è solo il concorso delle circostanze a decidere perché uno viene processato e l’altro no, o perché uno viene condannato e l’altro assolto. La mappa, tra l’altro, non renderebbe conto della reale pressione sociale sul romanzo, perché anzi là dove la pressione è massima la censura è preventiva e non si svolgono processi; è tipico il fatto che una maggiore «densità» di processi consegue spesso a momenti di liberalizzazione (per esempio in Francia dopo la nuova legge del 1881, o in Inghilterra dopo il 1959, o in Russia dopo le aperture kruscioviane dei primi anni Sessanta). Ugualmente impossibile da documentare in breve è il larghissimo fenomeno dell’autocensura; molti romanzieri, in vari tempi e paesi, avrebbero potuto ripetere con buona approssimazione quel che ha scritto Leonardo Sciascia nella postfazione al Giorno della civetta:
Peter Parker sono io
Le origini della narrazione sono le più varie. In epoca di cultura di massa potrebbero essere più varie ancora, o invece meno varie del prevedibile. Personalmente non ho timore, come già accaduto nella confessione circa la propulsione che da bambino ebbi ascoltando i testi di Franco Battiato, a confessare un ulteriore motore extraletterario: che furono gli eroi Marvel, The Vision su tutti. Per quanto appartenenete alla pubblicistica, considero quindi ideale mettere on line qui un articolo uscito sull'ultimo numero di Vanity Fair. Questa mozione al recupero di radici eterodosse non configura alcuna forma di adesione al postmoderno come viene inteso in Italia. Sono i momenti iniziali dello scatenamento di un immaginario personale, e collettivo in seconda istanza, in cui io ravvedo il nucleo intimo, giocoso e serissimo, di ciò che è il pop, di ciò che è la letteratura - come conferma l'idea di continuity coniata da Marvel, tanto prossima a quella di ciclo epico a cui in molti autori stanno attualmente guardando. Una precisazione: la Simona V. di cui tratteggio la devastante esperienza adolescenziale non è Simona Ventura e io non sono Giorgio Gori.
Io sono un esponente della generazione Marvel. Non esiste alcuna classificazione sociologica che identifichi in questo modo la mia generazione. Quando mi dissero che appartenevo a una comunità anagrafica denominata X, da un bestseller di Douglas Coupland, rimasi svuotato: la X può essere tutto e, di fatto, è un nulla, è vuota. Mentre noi eravamo cresciuti con un pieno, un vero culto – si chiamassero Spiderman, Capitan America, Hulk o i Vendicatori (la Visione su tutti), questo era il pantheon mio e dei miei coetanei, alla fine dei Settanta.
OFFICINA ITALIA, Milano e lo Stivale bucato
di Giuseppe Genna
Il discorso sarà lungo, perciò è bene richiamarne la premessa concreta, che coincide con il finale. A Milano, dal 3 al 5 maggio, alla storica Palazzina Liberty, si tiene un festival di cultura che ruota intorno alla letteratura: scrittori che leggono inediti, cineasti e storici e docenti universitari e giornalisti che discutono di temi fondamentali del nostro tempo. Si chiama OFFICINA ITALIA, questa tre giorni che spacca l'inedia del panorama culturale milanese, e la specificità non risiede soltanto nell'altissima qualità degli interventi, ma soprattutto nell'organizzazione: due scrittori, due intellettuali, entrambi nati nel '69, hanno mobilitato forze che, dai tempi di Alfabeta non si ravvisavano operare in questa specie di Baskerville col Duomo. Sono Antonio Scurati, vincitore del Campiello due anni fa e ormai conosciutissimo opinionista (vedremo poi di che tipo), e Alessandro Bertante, romanziere con un fondamentale saggio in uscita, un testo che farà discutere perché mette a nudo le contraddizioni della generazione al potere, quella che esce dal '68 e lo usa come scudo per i motivi opposti a quelli della contestazione. Grazie a Scurati e Bertante, Milano vede una breccia nel suo cielo cupo: OFFICINA ITALIA è di fatto l'occasione maggiore capitata in questi ultimi anni per riprendere un discorso interrotto e suturare un tessuto sconnesso.
La psiche, il trauma e l'umano: il trauma è l'umano
di Salvatore Agresta
[Nato a Matera nel 1964, Salvatore Agresta - che immensamente ringrazio per il contributo inviatomi - attualmente vive e lavora tra Teramo e Roma. Psicoterapeuta, ha pubblicato nel 1998 L'arte di guardare la tv... e rimanere sani (ed. Paoline) e nel 2000 Help! Alle radici dell'auto-aiuto (Ed. Paoline). L'intervento che segue è nato grazie a un dialogo intorno a questo articolo e conferma la dinamica virtuosa a cui qui accennavo. Agresta riprende il discorso sull'indole della lingua, che io conduco fino alla conclusione della penultimità della letteratura, e lo sposta sul parallelo che è anche coincidente: l'indole della psiche, di cui il trauma è il penultimativo. Resta il buco nero (o bianco) dell'al di là della letteratura, dell'al di là del trauma. gg]
Quando e come origina l’UMANO?
L’origine è un processo complesso e diacronico, è la fonte da cui sgorga ciò che è in genesi perpetua e non cessa di originarsi. L’origine è distribuzione di possibilità, non un punto fisso irradiante ma una nebulosa che si muove con dinamiche turbolente, con formazione di elementi e strutture di crescente complessità e stabilità, mai fissate una volta per tutte. L’origine non è unica ma plurima e articolata, per cui è più vicino al vero dire le origini; non l’Uno, ma l’unificazione; non lo Zero iniziale, ma la nube delle potenzialità che si estende nel tempo e nello spazio creando un universo psichico con zone di continuo flusso e transizione.
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• HITLER - romanzo
L'officina del romanzo in uscita da Mondadori a gennaio 2008 e i materiali relativi. |
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• DIES IRAE
- Tutti i materiali su DIES IRAE
- Il sito ufficiale di DIES IRAE
Rizzoli, € 17
• L'ANNO LUCE
- Materiali su L'ANNO LUCE
Net Saggiatore, € 8
• COSTANTINO E L'IMPERO
- Materiali su COSTANTINO E L'IMPERO
con M. Monina,
Tropea, € 10
• GRANDE MADRE ROSSA
- Materiali su GRANDE MADRE ROSSA
Mondadori, € 15
• IL CASO BATTISTI
- Materiali su IL CASO BATTISTI
con V. Evangelisti e Wu Ming 1,
NdA Press, € 8
• FORGET DOMANI
- Materiali su FORGET DOMANI - racconti lounge
con I. Domanin,
peQuod, € 11.30
• I DEMONI
- Materiali su I DEMONI
con F. Parazzoli e M. Monina,
peQuod, € 15
• NON TOCCARE LA PELLE DEL DRAGO
- Materiali su NON TOCCARE LA PELLE DEL DRAGO
Mondadori, € 8.40
• NEL NOME DI ISHMAEL
- Materiali su NEL NOME DI ISHMAEL
Mondadori, € 8.40
• CATRAME
- Materiali su CATRAME
Mondadori, € 8.80
• ASSALTO A UN TEMPO DEVASTATO E VILE
- Materiali su ASSALTO
Mondadori 2002, peQuod 2001
In uscita per minimum fax nella versione 3.0, 2008
• I TITOLI TRADOTTI ALL'ESTERO
- La sezione STOREFRONT dei libri tradotti
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