
[L'intervista che segue doveva essere pubblicata sulla rivista
fernandel, ma è risultata troppo lunga e resistente ai tagli. L'intervistatore non ne ha colpa: sono io che ho esagerato, a fronte di domande che mi parevano decisive. L'intervista è quindi stata pubblicata sul bellissimo sito
ilCritico.com, a cui caldamente consiglio una visita approfondita. A distanza di quasi un anno dall'uscita del
Dies Irae, che è ormai quasi irreperibile, se non
nei bookshop in Rete, mi interessa molto proporre riflessioni da accostare al lavoro che sto effettuando sul nuovo libro, il romanzo, circa il quale allestisco un'
officina teorica che avrà prestissimo uno dei suoi culmini, richiamando i maestri Szondi e Benjamin, che mi forniscono elementi di conforto rispetto alla composizione e allo stile che sto adottando. Il
Dies Irae è
l'esatto opposto retorico del romanzo, il quale non avrà peraltro bisogno delle "cesoie" invocate da certi critici che, trascorso un anno dalla pubblicazione del
DI, si può dire con pacifica serenità che non hanno compreso un'acca del tomo, delle intenzioni e dei punti in cui gli esiti hanno tradito le intenzioni, costituendo un
fallimento letterario ricercato con pervicacia, attraverso l'adozione di un'installazione linguistica leopardiana su una struttura hugoliana. Di ciò, varrà la pena di discorrere in futuro: l'autointerpretazione mi sembra un giusto contraltare all'officina teorica che invece anticipa la stesura del romanzo. Scusandomi per la lunga premessa, ecco l'intervista sul
Dies Irae e molto altro. gg]
DIES IRAE: INTERVISTA A GIUSEPPE GENNA
di Gianluca Mercadante
Esiste una zona della letteratura, italiana ed estera, che racconta una storia differente da quella che conosciamo. Una storia dai contorni familiari, forse, ma dai contenuti obliqui, distorti, o per meglio dire chiariti, resi vitrei – e perciò potenzialmente pericolosi – dall’occhio dell’autore. Siccome un libro si perpetua poi grazie a un altro sguardo, uno sguardo moltiplicato – quello dei lettori –, vale allora la pena arginare il rischio e, democraticamente, lasciare che certe cose escano, ma solo in forma di finzione. In modo che si possa, democraticamente, dubitarne.
Dies Irae di Giuseppe Genna (Rizzoli) viaggia su queste frequenze. Racconta un’Italia il cui cordone ombelicale parte dal fondo di un pozzo artesiano dove ha perso la vita un bambino, anni fa, e l’evento fu seguito per ore, a reti unificate (le uniche due reti allora in fun-zione), da tutto il Paese. Quali germi ha piantato, fatto germogliare e coltivato nel tempo un evento simile? Genna risponde al quesito con un libro di 760 pagine, magmatico, pieno di trame e controtrame, sottintesi e grida a squarciagola. Un libro positivamente impegnativo, che qualche critico afferma sarebbe stato preferibile sfogliare nel salotto di casa con un paio di cesoie alla mano.
Ci sarà un motivo?…… Continua
Continua