Don DeLillo: PUNTO OMEGA

point_omega.jpgSul supplemento letterario del “New York Times”, il non eccezionale narratore Geoff Dyer (di cui intendo ricordare unicamente lo splendido Natura morta con custodia di sax, edito in Italia per i tipi Instar) esprime una considerazione che, da quanto si legge in Rete e su carta, sono in molti a ritenere corretta: e cioè che, dopo l’esplosione paraepica di Underworld, uno dei pesi massimi del romanzo americano fin de XX siècle, Don DeLillo è andato sgonfiandosi, depotenziandosi, deludendo, con libri minuscoli troppo autoreferenziati, densi di metalivelli evitabili, come Cosmopolis, che Dyer definisce “un alto-concettuale auto-karaoke”, mentre il precedente Body art era un calando già preoccupante. Come si faceva a scuola, nei temi, dopo avere comperato il quinterno a righe, tenterò di smentire il giudizio critico di Geoff Dyer: utilizzando cioè la premessa del “Secondo me”. E’ dalla quinta elementare che non facevo così, ma a ciò devo ridurmi per definire, in via del tutto personale, frecciabr.gif Punto omega (Einaudi, allo spropositato prezzo di 18.50 euro per 118 pagine…), il più recente romanzo firmato Don DeLillo.
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Alla periferia del Grande Gioco

florio1.jpg[Questa breve spy story è stata pubblicata dalla rivista Maxim, con illustrazioni di Gianfranco Florio. E' inedita sia su Web sia in libro. gg]

frecciabr.gif Scarica la versione illustrata in pdf [6.5M]

La via era stretta, la perpendicolare obliqua di un’arteria squallida e intasata: auto di pendolari sonnolenti sempre, emissioni multiple, il vecchio smog sostituito dal nuovo, nell’era del metano e del silicio. La palazzina: curva, stile fascista, vernice esterna verdemarcio, quattro piani. Borghese piccola piccola. Piena periferia. Stonate prove di acustica, disarmonici suoni disturbanti dalla parallela alla via, che era chiusa (uno sguardo allarmato nel constatare la parete di marciume e metalli contorti contro cui terminava quel vicolo cieco: presenza di bidoni arrugginiti: tracce di traffici oscuri, chiarissimi a chi osservava: acidi, materiale da discarica abusiva, tossico, inquinante, radioattivo, che decade a millenni da ora). Una discoteca, lì dietro, che occasionalmente era stata monitorata (piaceva ai russi, uno era stato ospitato la notte, dormiva dentro la discoteca, Kolarov si chiamava, uno che trafficava in uranio, trasportava codici di cassette di sicurezza elvetiche che solo lui sapeva, a memoria: la chiave perfetta del globo decadente – una chiave umana. E lo avevano sorpreso al buio, svegliandolo, i capelli grassi biondi, un ucraino in realtà).
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Il Miserabile intervista Italo Rota

[L'edizione italiota di Rolling Stone mi incaricò ad aprile di andare a intervistare l'architetto e designer e artista visivo Italo Rota, di cui qui il sito ufficiale e qui la fan page su Facebook. L'intervista apparve nel numero di maggio dell'interessante magazine, corredata da alcune "mappe concettuali" di Rota - autentiche opere d'arte grafica e antisimbolica, che qui non riesco a riprodurre, mi risulta impossibile fotografarle ad alta definizione. Come si potrà notare dall'entusiasmo che dimostro nella prosa antigiornalistica impiegata, di Italo Rota sono semplicemente entusiasta. Lo ritengo una personalità neorinascimentale e, dai tempi del poeta Antonio Porta, l'intellettuale che più ha influito sulla mia formazione continua. gg]

Mettere piede nello studio di Italo Rota significa superare una soglia iniziatica: è come uscire dalla caverna di Platone, entrare in una mente ben più intelligente di quella di John Malkovich, addentrarsi in un labirinto giocoso privo di Minotauro al centro. Parlare con Rota significa essere esposti a uno tsunami di profondità, saggezza, spiazzamento creativo, magistralità. Da anni non restavo tanto sconcertato grazie a un incontro e offro doni agli dèi perché “Rolling Stone” mi ha messo faccia a faccia con uno degli artisti e degli intellettuali più strabilianti che io abbia mai conosciuto.
Per inquadrare Italo Rota: si tratta di uno dei massimi architetti italiani operanti qui e in giro per il mondo. Uno che ha realizzato gli interni del Musée D’Orsay come esordio lavorativo, per poi ristrutturare con Gae Aulenti il Museo di Arte Moderna al Centre Pompidou. Ha rimesso mano al Louvre, sta convertendo l’Arengario di Milano in Museo del Novecento e negli spazi liberi interviene in India su un tempio indù o in Spagna per l’Expo di Saragoza. E’ uno dei responsabili dei contenuti per l’Expo milanese – se messo in mano a lui, ho la speranza che l’evento sarà meno sciagurato di quanto mi attenda.
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Yves Bonnefoy: L’IMMAGINARIO METAFISICO

di YVES BONNEFOY
[Traduzione di Stefania Roncari per TELLUS folio da: ‘L’imaginaire métaphysique’ di Y. Bonnefoy, - éditions du Seuil, aprile 2006]

La poesia deve essere una relazione irriducibilmente ambigua tra una volontà di presenza, cioè di adesione profonda, senza ritorno, e ciò che esiste quì e ora, nella finitezza (finitude) essenziale… il sogno “gnostico” di una realtà superiore, di mondi in cui le parole e la musica aiutano, rischiando, a immaginare la figura. Ogni poeta si divide, si dilania tra questo desiderio d’incarnazione e i sogni di “excarnation”.

L’immaginario metafisico

E’ all’immaginazione dell’essere cosciente a cui voglio attenermi, quella che non fa mistero nei suoi desideri e nei beni che cerca, quella che, al posto del labirinto notturno, dove l’inconscio è il maestro dei sogni, si esprime nelle fantasticherie (“reveries”), che amiamo fare quando siamo svegli.

L’essere di una cosa o di una persona non è soltanto un fatto di esistenza materiale. Non siamo che vane forme della materia. La “metafisica” è la domanda dell’essere, della cosa.

… L’essenziale, dal mio punto di vista attuale, non è la teologia che spiega, ma il desiderio che chiede. Voglio solo ricordare questo desiderio, che sogna gli essenti, che abitano l’essere al di là dei fenomeni fuggitivi, nonostante la morte e ricordare che questo desiderio si accompagna ad un’angoscia precisa, quella che nasce dal timore che sia vano.

Ecco l’altra operazione che l’immaginazione compie: essa non nutre soltanto il desiderio di avere ciò che non si ha, ma ci permette di sognare che possiamo essere altro da ciò che siamo. Al desiderio comune di avere, di possedere, essa aggiunge o sostituisce il desiderio di partecipare ad una realtà superiore…Nascono così l’immaginazione e l’immaginario metafisico, che vogliono che il mondo che amiamo sia altro, pur restando lo stesso.

… questa febbre dell’anima, questa impazienza d’amore, favorisce la creazione artistica…il riflesso e l’intensificazione dell’immaginario metafisico.

La memoria trasfigura l’ immaginazione metafisica retroattiva; vede l’essere, crede di percepire una realtà superiore, la stessa che illumina il mito dell’età dell’oro…

L’immaginazione ontologica è creatrice di bellezza : quella bellezza che nasce quando, in un modo o nell’altro, è presente l’Uno dietro al molteplice.

… il bisogno di essere, di sentire l’assoluto nel fuggitivo, può essere soddisfatto tramite l’immaginazione e il sogno.

Quando le parole perdono la loro capacità concettuale, non descrivono più né spiegano e al loro posto, appare all’improvviso la presenza bruta di colui che, libero dalle articolazioni significanti, dalle leggi ammesse, dalle ipotesi d’intellezione, si erge davanti a noi, nello stato ancora integro (indéfait), agli albori del linguaggio. E’ il tutto, il tutto che è l’Uno. Non c’è pensiero, in questo istante di apertura, non può, come nel concetto, dissociarci da questo tutto, da questo Uno : facciamo corpo con esso, nella dissipazione dei saperi, delle categorie, della finitezza, dell’illusorio… Perché dubitare dell’attimo in cui siamo, in un mondo reso alla sua piena e immediata presenza?

… la pienezza dell’esperienza non è altro che l’essere fuggente dell’istante… la scoperta del ruolo di ostacolo del concetto, che gioca all’interno di noi.

… quegli istanti in cui il linguaggio, cessando di avere autorità sullo spirito, si apre alla presenza del mondo.

E’ nell’intensità di questi attimi di appagamento, quando il desiderio coincide al suo oggetto, che l’attività del concetto e della parola può esistere, anche se solo per un attimo e nella distanza. L’immaginazione metafisica invece, quella che s’insidia attraverso il sogno, non aspira a ritornare alla condizione terrestre, ma diventa l’oblio più lungo…, se non addirittura la perdita totale. Ciò che mette in scena, non è altro che la rappresentazione, le nozioni e non l’esperienza piena dell’essere, lo spessore dell’esistenza, attraverso cui le realtà del mondo si presentano a noi, quando ci avviciniamo al silenzio. Dall’alto e altrove questo scoppio magnifico non conosce la realtà nella sua profondità, di cui la finitezza è la chiave… E’ vero, lo riconosco, esso ricorda allo spirito, ciò che la parola ordinaria non dice, cioè l’assoluto, la “vera vita”, così il rapporto con la presenza potrebbe stabilirsi tra gli esseri. Solo attraverso l’immagine permette l’accesso a questa vera vita… Nel momento in cui parliamo il linguaggio ci sostiene e, poichè i concetti ci alienano, restiamo in questa prigione, eccetto gli istanti oltre le parole, vogliamo liberare la coscienza dalla speranza di una salvezza nella parola, nella nostalgia di una realtà più trasparente e superiore. Il grande sogno è in noi, si riaccende senza pausa… L’ analisi del sogno “metafisico”, questo vigilare intimo dei movimenti dello spirito, può realizzarlo la poesia, che non è l’arte, ma sia l’immaginazione senza freno, che l’adesione semplice alla vita.
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Audiovideo: Paul Celan legge “Mandorla”

La mandorla a cui allude Paul Celan, in questa poesia tratta da La rosa di nessuno, è un elemento decorativo romanico, gotico e bizantino-ortodosso, di forma ogivale, utilizzato per dare risalto alla figura sacra rappresentata al suo interno, nella tradizione orientale spesso pittato a lapislazzulo. Usata nell’affresco o nell’arte musiva, per raffigurare, di solito, il Creatore o il Cristo o la Madonna in maestà, spesso attorniati all’esterno della mandorla da altri soggetti sacri. La sovrasignificazione di Mandorla è data, nella poesia di Celan, anche dal richiamo effettuato attraverso l’originale tedesco per “mandorla”, cioè “Mandel”, che rimanda al poeta Mandel’stam. A ciò si aggiunga l’allusione a un precedente testo di Celan, apparso in Papavero e memoria, in cui, oltre alla dialettica tra i due occhi che si guardano e l’occhio che si chiude, la chiusa suona “Conta me tra le mandorle”.

Mandorla

In der Mandel – was steht in der Mandel?
Das Nichts.
Es steht das Nichts in der Mandel.
Da steht es und steht.

Im Nichts – wer steht da? Der König.
Da steht der König, der König.
Da steht er und steht.
Judenlocke, wirst nicht grau.

Und dein Aug – wohin steht dein Auge?

Dein Aug steht der Mandel entgegen.
Dein Aug, dem Nichts stehts entgegen.
Es steht zum König.
So steht es und steht.
Menschenlocke, wirst nicht grau.
Leere Mandel, königsblau.

Mandorla

Nella mandorla – cosa sta nella mandorla?
Il nulla.
Nella mandorla sta il nulla.
Lì sta e sta.

Nel nulla – chi sta? Il re.
Lì sta il re, il re.
Lì sta e sta.

Ricciolo ebreo, non diventare grigio.

E il tuo occhio – per dove sta il tuo occhio?
Il tuo occhio sta davanti al nulla.
Sta verso il re.
Così sta e sta.

Ricciolo d’uomo, non diventare grigio.
Mandola vuota, blu regale.

READING D’AUTORE ALLE COLONNE a cura di Alessandro Bertante


oggi 23 giugno
inediti di Marco Philopat e Andrea Scarabelli

prossimi appuntamenti
30 giugno
inediti di Paolo Melissi e Irene Chias
7 luglio
Antiniska Pozzi e Massimo Gardella
6 agosto
Simone Sarasso e Daniele Rudoni
25 agosto
Adriano Barone e Matteo Di Giulio

Gianluca Neri: IL GRANDE ELENCO TELEFONICO DELLA TERRA E PIANETI LIMITROFI (ESCLUSO GIOVE)

Da anni lo aspettavo (ehi!: la foto è cliccabile!): questo è l’esordio letterario di uno dei migliori autori hyperpop d’Italia, che si chiama Gianluca Neri. E’ una narrazione che può paragonarsi a un dialogo platonico in cui Socrate è in realtà Douglas Adams e i suoi interlocutori non sono Agatone o Crizia, ma i Visitors. Tutti hanno preso qualcosa di pesante, prima di parlare (che so?, i tortelloni Rana, condimento incluso). Autore di memorabile satira che ha fatto il Web 1.0 e si mangerebbe il 2.0, collezionatore di scoop geopolitici che hanno fatto la realtà degli ultimi anni, Gianluca Neri è il tenutario di un bordello: si chiama Macchianera, è uno dei multiblog più seguiti della nazione ed è da lì che copio e incollo le sue dichiarazioni, non prima di avere espresso tutta la mia soddisfazione per questo libro Rizzoli 24/7 che desiderei tutti compraste, al prezzo di 9.50 euro e della mia amicizia. Si acquista qui.
La parola all’autore:

Senza farla troppo lunga: quella che vedete a lato è la copertina del mio libro. Si intitola “Il Grande Elenco Telefonico della Terra e pianeti limitrofi (Giove escluso)“. Sono 290 pagine ed è edito da BUR 24/7 – Rizzoli.
L’ho scritto nel corso dell’ultimo anno, e rappresenta anche il motivo per cui in questo periodo il blog che state leggendo ha – come dire – “scalato la marcia”.
L’ho iniziato per insonnia; per scommessa con un amico che mi spingeva a farlo; per vedere se Facebook andava bene per scrivere un libro (ed è andata bene: più di 10.000 fan tra la pagina italiana e quella inglese); e in seguito ad una grande indignazione per un fatto di cronaca.
Non è un libro di fantascienza. E’ un libro che fa (vorrebbe farvi) ridere. E restarci anche un po’ male, a volte.
Io, confesso, mi sono divertito molto, a scriverlo. Ora spero che a voi piaccia.
Già, perché non l’ho detto che ora la palla passa a voi? Lo trovate in tutte le librerie (a un prezzo scandalosamente ragionevole: € 9,50 – ma anche a molto meno se lo acquistate online). Chi lo acquisterà troverà poi, su Macchianera e sulle pagine di Facebook, nuovi capitoli, scritti man mano, che comporranno un finale alternativo diverso da quello del libro.
Se poi dopo averlo letto aveste voglia di tornare qui e farmi sapere se vi è piaciuto (ma anche se vi ha fatto schifo, eh, non fatevi problemi), beh, io ne sarei molto felice.

Emanuele Tonon: IL NEMICO

Sono orgoglioso di colloquiare, alle 19 presso la Libreria Centofiori di Milano (piazzale Dateo 5 – qui la mappa), con Emanuele Tonon a proposito del “romanzo eretico”, Il nemico (Isbn Edizioni). Non desidero scrivere molto, di questa che ritengo una delle narrazioni italiane più importanti degli ultimi anni (un articolato intervento è stato pubblicato qui, a firma di Andrea Ponso). E’ un’opera ed è arte in quanto necessarissima e necessitatissima. E’ un libro che si impone allo scrittore così come a chi legge, è tesissimo nel lavoro di reperimento di una verità vuota, di una luminosità che superi il conflitto tra luce bianca e buie tenebre. E’ un racconto (quindi è soprattutto finzione) sulla morte del padre e uno sulla morte del Padre per come l’occidente contemporaneo l’ha massivamente immaginato. Il Nemico non è il Padre e nemmeno il suo Avversario tradizionale: è il Figlio. Tutto è redento a priori, ma la redenzione stessa è l’abisso dell’inaccettabile, del non sostenibile e, in fin dei conti, una devianza dalla natura naturale di tutto, compreso il fenomeno umano. Tale devianza ha conseguenze anche sul piano immaginale, non solo su quello biografico. Le due parti del “romanzo” di Tonon sono una contro l’altra scherate e contemporaneamente sono agganciate l’una all’altra, reciproche. Due scritture diverse le dominano, formidabili entrambe. E’ davvero una letteratura teologica? Sì e no. Sì: è il tentativo di scrivere la Sacra Scrittura, di aggiungere il Libro che manca. No: lo stile è fondamentale, ma non è certo quello della tradizione bellettrista italiana,ciò che è “alto” nella lingua di Tonon è comunque qualcosa che attiene al pensiero. Qui mi fermo. Chi sarà stasera alle 19 presso la Libreria Centofiori ascolterà di più dalla viva voce dell’autore. Se non potesse o se volesse un anticipo, ecco un’audiointervista a Emanuele Tonon (dura 7 minuti circa):

Audiointervista streaming a Emanuele Tonon: su IL NEMICO

LA SUA BATTAGLIA. Il dottor Cruciani, l’impunito Battisti e le menzogne del culturame

della Redazione di Carmilla
(LA VERSIONE INTEGRALE DELL’INTERVENTO)

GiuseppeCruciani.jpgUn intero libro contro Carmilla! Accidenti, che onore! Noi, secondo l’autore (il dottor Giuseppe Cruciani, titolare della rubrica “La Zanzara” su Radio 24, collaboratore di Panorama e di La 7), saremmo una lobby di inaudita potenza, capace di mobilitare fior di intellettuali di destra e di sinistra (da Erri De Luca a Tiziano Scarpa a Marco Müller, da Bernard Henri-Lévy a Philippe Sollers a Gabriel Garcîa-Márquez) in giro per il mondo. Il tutto a partire dalla “lista della vergogna”, cioè dalla nostra raccolta di firme (del 2004) a sostegno di Cesare Battisti. Uno spietato assassino responsabile di tre, anzi quattro delitti trent’anni fa, oggi titolare di una vita agiata in una prigione brasiliana.
Come mai, disponendo di simile potere, lo avremmo usato non per cause più illustri (tipo la verità su Piazza Fontana, la riapertura dell’inchiesta sulla morte di Pinelli, ecc.), bensì per appoggiare un oscuro portinaio della Rue Bleue, scrittore di romanzi in edizione economica, quasi sconosciuto in Italia? Come mai attorno a un criminale latitante si è mossa una fetta così consistente di “culturame”? Siamo grati al dottor Cruciani per avercelo spiegato.
Il “culturame” in questione (i nomi sono centinaia, inclusi il mite Beppe Sebaste o il moderato Sandro Provvisionato, conduttore Mediaset) vive accanto al caminetto nostalgie e fantasie feroci, ai limiti dell’onirismo, degli anni Settanta e Ottanta. Si illude che esista ancora un mondo in cui lo scontro sociale non è mera formula, in cui la stratificazione in classi sussista intatta, in cui poteri incontrollabili politico-economico-criminali pratichino l’arbitrio ed esercitino una selezione per censo. Il dottor Cruciani, saggiamente, censura tale atteggiamento disfattista e antistatuale, che non prende atto di come va il mondo. Lo chiama “disprezzo per lo Stato”, accusa chi lo coltiva di istinti “psicotici”. Ha ragione. C’era da affidarsi a occhi bendati a una “democrazia” che non era che una sequela di prepotenze palesi e occulte. Collusioni tra Stato e mafia, stragi protette o istigate da segmenti degli apparati di difesa, condizionamenti internazionali, corruzione a ogni livello. Più tardi si è saputo dell’esistenza di Staying Behind (Gladio) e della P2. Ancora più tardi l’intera classe politica del periodo postbellico è sparita dalle scene: chi in prigione, chi in esilio, chi in un sordido riciclaggio sotto nuove sigle. Ma il dottor Cruciani ci spiega che quella – definita nell’ ’88 “lo Stato del ricatto”, da un noto eversore quale Gherardo Colombo – era una democrazia perfetta, quanto l’attuale. Ha senz’altro ragione. Invece ha torto marcio chi dice che, a quel tempo, qualcosa non andava, e non va tuttora.

(continua a leggere “LA SUA BATTAGLIA. Il dottor Cruciani, l’impunito Battisti e le menzogne del culturame”)

Sul prossimo romanzo: l’icona vuota

Ho deciso di proporre all’Editore un romanzo che ha un soggetto certamente storico e puntuale nel senso della topicità assoluta: tale soggetto è detto comunemente essere un’icona e tale icona è per me un cattivo vuoto (un po’ come una volta, in tempi post-hegeliani, ancora si rievocava la “cattiva infinità”). E’ la storia di un parto in cui l’Occidente è attualmente immerso: due decenni ne figliano un terzo, svuotato da elementi tipici del fenomeno umano.
E’ dunque un’autentica icona quella su cui il romanzo farà perno? Certamente non nel senso in cui Pavel Florenskij affronta la profondità del tema iconico; diciamo, piuttosto, come parodia di quanto afferma Florenskij stesso in un celebre passo:

L’icona è un’immagine del mondo venturo; essa (e del come non ci occuperemo) consente di saltare sopra il tempo e di vedere, sia pure vacillanti le immagini – «come in enigmi nello specchio» – del mondo venturo. Queste immagini sono del tutto concrete e parlare dell’accidentalità di alcune delle loro parti significa assolutamente fraintenderne la natura simbolica. E perfino se si ammette che è accidentale questo o quel tipo di particolari, ciò non porta affatto a fare altrettanto con altri tipi di particolari…

Questa parodia intenderà risultare discreta rispetto alla questione metafisica che è quintessenziale a proposito della questione iconica. A tal fine suppongo di operare una mutazione stilistica rispetto alle ultime mie pubblicazioni (Italia De Profundis, Le teste, Assalto a un tempo devastato e vile 3.0), che sono libri dove l’idea di piana leggibilità è scartata, complicata e slogata intenzionalmente, tentando di giungere alla narrazione spalancando il perimetro del racconto. La piana leggibilità, desiderata dal mercato, è un protocollo stilistico che è essenzialmente lessicale e sintattico. Esso è mimetico rispetto allo slacciamento tra il fenomeno umano e il piano emotivo: un risultato storicamente conseguito nel ventennio di cui vorrei trattare, per condurre al presente occidentale odierno, che giudico extraemotivo o pseudoemotivo nella sua espressione di sentimenti. L’icona vuota altro non mi sembra che un’eiezione di questo processo: la lacrima che pare vera ed è finta, il perdurare nella memoria di cui non interessa a nessuno, la luce che non è tale. La rappresentazione di un simile vuoto è assai simile al mandarinato burattino di Alasdair Gray: è in diretto rapporto col potere e con l’idea stessa di storia, di rottura del legame storico, della pressione su una comunità resa anonima.

Il nuovo editore è Einaudi Stile Libero.
L’intervista ad Affaritaliani.it.

Sono felicissimo di annunciare che il Miserabile sottoscritto ha firmato un contratto per due romanzi con Einaudi Stile Libero. E’ un grande onore, per me, essere accolto tra le file einaudiane stileliberiste, dove pubblicano scrittori che storicamente ammiro. Sono grato – e vorrei esprimere questa gratitudine pubblicamente – agli editori, Severino Cesari e Paolo Repetti, e al mio agente, Piergiorgio Nicolazzini.
Per comunicare il passaggio da Mondadori a Einaudi Stile Libero, sono stato intervistato da Antonio Prudenzano, il boss della cultura ad Affaritaliani.it, uno dei portali di informazione più seguiti d’Italia. Qui il link all’intervista, che mi permetto di riprodurre qui di seguito.

* * *

GENNA AD AFFARITALIANI.IT: “PUBBLICHERO’ CON EINAUDI STILE LIBERO”
I MOVIMENTI NELL’EDITORIA IN ANTEPRIMA/ Giuseppe Genna sceglie Affaritaliani.it per annunciare il nome del suo nuovo editore: Einaudi: “La collana Stile Libero ospiterà il mio prossimo romanzo, una spy story ambientata nel traumatico ventennio ’80/’90…”. E rivela: “Io allo Strega? Sono indifferente ai premi, e non ritengo adatti i miei libri a una giuria come quella degli Amici della Domenica”. E sulla letteratura italiana contemporanea: “E’ all’avanguardia nel mondo, il problema è riuscire ad esportarla…”. L’INTERVISTA A TUTTO CAMPO
A sorpresa, Giuseppe Genna, uno degli scrittori italiani più discussi (venerato da un fedelissimo gruppo di lettori e amato da gran parte della critica, allo stesso tempo ha anche parecchi “nemici”…) e controcorrente, cambia “casacca”. E sceglie Affaritaliani.it per annunciare il nome del suo nuovo editore: a sorpresa, si tratta di Einuadi Stile Libero.
di ANTONIO PRUDENZANO

Genna, come mai Einaudi Stile Libero?
“Anzitutto si tratta di un editore che, a mio parere, ha fatto in questi anni il catalogo della migliore narrativa pop e di innovazione. Di fatto, è l’unica collana editoriale che si percepisce come tale in libreria, ma a tal punto da apparire quasi un editore a se stante, mentre è un trade Einaudi. Guidato da Severino Cesari e Paolo Repetti, che svolgono da anni un lavoro di acume intellettuale unico in Italia e un lavoro da editori autentici, che entrano nel testo con alta consapevolezza (in questi anni, al di là delle bandiere editoriali, per me Cesari è stato un preziosissimo interlocutore intellettuale). Sono molto onorato di venire pubblicato accanto ad autori che stimo tantissimo, da Wu Ming a Giorgio Falco, da Giancarlo De Cataldo a Paolo Nori, da Tommaso Pincio al Valerio Evangelisti di ‘Metallo urlante’, per fare soltanto alcuni nomi”.

Lei di recente sul suo sito e su Facebook ha proposto ai suoi lettori due sondaggi provocatori (vedi box a destra, ndr). Uno per chiedere ai suoi fan con quale editore vorrebbero che lei pubblicasse (ha vinto la risposta “minimum fax”, seguita da “alcuni libri con Einaudi e altri con minimum fax”) e l’altro domandando che libro desidererebbero che lei scrivesse, laddove ha trionfato il “romanzo di fantascienza”. Quanto e in che modo i risultati dei due sondaggi hanno influenzato la sua scelta?
“Bisogna circoscrivere il fenomeno, perché molto spesso, fuori dal Web, si tende a misinterpretare cosa accade davvero in Rete. Chi mi ha onorato della sua partecipazione ai sondaggi è sicuramente un lettore cosiddetto ‘forte’, molto competente, che segue il dibattito critico in Rete e fuori, attento alle novità editoriali, una persona che legge autori contemporanei italiani e stranieri. Si tratta, quindi, di un nucleo di lettori molto differente da ciò che il mercato editoriale presuppone essere l’acquirente medio di libri. Non stupisce, dunque, che le opzioni più votate siano totalmente controcorrente rispetto al mercato dell’industria editoriale. Minimum Fax è infatti una casa editrice di alta qualità ma non di dimensioni industriali, e il romanzo di fantascienza viene oggi ignorato dai lettori in generale, mentre incuriosisce i lettori ‘forti’ (me compreso) se utilizzato in forma allegorica (per esempio: Michel Houellebecq ne ‘La possibilità di un’isola’ e Cormac McCarthy in ‘The road’ fanno utilizzo proprio di questo genere, spalancando visioni addirittura teologiche). Ovviamente, poiché i lettori che mi contattano sul Web e partecipano ai sondaggi sono così competenti e affezionati, tanto da riconoscere le poetiche a cui mi appoggio e i percorsi che ho intrapreso, non ho potuto non tenere conto delle loro indicazioni, che spesso coincidono con le mie opzioni”.

Che romanzo pubblicherà? Cosa può anticipare sulla struttura? E sulla trama? C’è già una data d’uscita? E un titolo?
“Stiamo discutendo dell’idea su cui vorrei lavorare e delle modalità poetiche con cui vorrei elaborarla. Mi piacerebbe molto scrivere un romanzo che sia apparentemente una spy story, estremamente compressa (non più di 400 pagine), a scene brevi e molto chiare, intervallate da altre abbacinanti, un po’ come accade in ‘Europe Central’ di William Vollmann. Ciò che vorrei investigare è quella che chiamo ‘icona vuota’: un segmento dell’immaginario collettivo che si sviluppa nel Ventennio 80/90, ha a che vedere con potere, stupro, spettacolo, conflitto tra supposta moralità e autentica immoralità. E’, quel Ventennio, un periodo traumatico che cova a mio parere il crollo della società spettacolare e la crisi endemica del capitalismo finanziario che stiamo vivendo oggi. Tutto ciò è possibile, ovviamente, se all’editore piace l’idea. Se così fosse, il titolo che proporrò è: ‘Morirai guardata’…”.

L’approdo a Einaudi segna l’addio a Minimum Fax che ha appena pubblicato la riedizione (con circa 150 pagine in più) di “Assalto a un tempo devastato e vile (3.0)”?
“Einaudi Stile Libero non mi vincola a non pubblicare presso Minimum Fax. A me piacerebbe, per l’appunto, puntare su una produzione più sperimentale e oltranzista (nel senso dell’‘oltranza’ di cui parla Andrea Zanzotto), che mi pare improbabile proporre a un editore di stazza industriale. Vedremo cosa riserva il futuro. Non sono l’unica parte in causa, in questo caso. Bisogna domandare e ascoltare il parere di Einaudi SL e di Minimum Fax”.

Einaudi fa parte del gruppo Mondadori, la sua ex casa editrice. Anche a seguito delle recenti polemiche sul caso-Saviano, non le crea ‘problemi’ tornare a pubblicare per il gruppo editoriale del Presidente del Consiglio?
“Considero tutta la questione mal posta. Semplicemente, sono contro qualunque legge bavaglio. Detto ciò, non è che questa situazione non sia stata dibattuta in precedenza da scrittori mondadoriani ed einaudiani – anzi, le è stata data un’etichetta significativa: è stata chiamata ‘l’annosa questione’ (per approfondire: http://www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/mondadori.html). Dipende da quale posizione politica uno ritiene che sia più efficace: sbattere la porta o restare all’interno di un determinato contesto (che peraltro non mi pare per nulla influenzato politicamente, anche se non è questo il punto). Non è che possiamo fare finta di non essere in una società di mercato in cui l’economia ha un primato evidente sulla politica. Ciò a cui io guardo, da intellettuale, e non per personale narcisismo, è che i contenuti, i ritmi, i messaggi e le visuali di cui posso essere eventualmente capace raggiungano i lettori. Detto ciò non mi pare davvero di favorire scelte governative aberranti o di essere assimilabile a componenti politiche rispetto alle quali sono in dichiarata opposizione”.

A proposito, uno come Giuseppe Genna il premio Strega non lo vincerà mai?
“Dopo l’esperienza di ‘Q’ dei Luther Blissett, non mi pare che Einaudi Stile Libero abbia mai candidato nessuno dei suoi autori al Premio Strega. Personalmente, non sono né interessato né disinteressato ai premi e ai riconoscimenti istituzionali: semplicemente sono indifferente. Peraltro, non ritengo possibile che nessun mio libro possa incontrare i favori di una giuria, tantomeno quella degli Amici della Domenica”.

Che momento sta vivendo la letteratura italiana?
“Io credo che sia estremamente buono, ai limiti dell’eccezionale. Ritengo che purtroppo esista un difetto nella propulsione e nella promozione all’estero che il comparto editoriale italiano dovrebbe attuare e non attua, rispetto agli scrittori e ai romanzi di cui dispone. Intendo che la nostra fiction e la nostra poesia, al momento, mi sembrano all’avanguardia nel mondo. In particolare ravvedo un violento declino della produzione di immaginario letterario e di stile da parte del mondo in lingua anglosassone. Perché accade un simile fenomeno? Da un lato, l’Impero sta esportando in generale poco immaginario. D’altro canto, noi scriviamo in lingua italiana: una lingua che, come annotava Pascoli, è morta e continua a vivere oltre alla sua morte – una rima ci è impedita, diventiamo ridicoli se solo la facciamo, la nostra lingua è sottoposta a un’usura plurisecolare, eppure questa è la sua posizione di avanguardia: scriviamo dalla zona dei fantasmi e delle immagini fantasma. In poesia, i Nobel anglosassoni Heaney e Walcott stanno facendo ciò che fecero Carducci e D’Annunzio da noi. Quanto alla narrativa, il lavoro che la mia generazione ha compiuto sui generi non mi pare reperibile altrove. Questo lavoro ha prodotto spiazzamenti di immaginario formidabili. Non sto a fare nomi, perché escluderei sicuramente qualcuno per dimenticanza non voluta, ma segnalo come un romanzo epico qual è ‘Le rondini di Montecassino’ di Helena Janeczek (edito da Guanda) sia una narrazione di livello perlomeno europeo, capace di scardinare e ricomporre la nozione di epica in età contemporanea”.

Genna a parte, se la sente di prevedere qual è lo scrittore italiano contemporaneo di cui si parlerà tra un secolo?
“Detto che sinceramente e non per posa mi ritengo uno scrittore secondario, non credo che tra un secolo gli umani usufruiranno di una concezione di storia e di canone come quella da cui noi proveniamo. La letteratura è pronta a ribaltamenti almeno quanto la specie. Poi: ci sono molti autori che mi sembrano davvero meritare di essere letti in un futuro, indipendentemente dal fatto che rappresentino o meno il nostro presente”.

Cosa pensa della ‘moda’ degli esordienti?
“Che in molti abbiamo lavorato negli anni per permettere accessi in esordio alle realtà editoriali e che ciò si è rovesciato in una moda. Per quanto concerne la qualità media della scrittura di esordio, dipende molto dagli editor che lavorano sui debuttanti, a questo punto. Poi: ci sono esordi folgoranti ed esordi che lasciano freddi. Non credo si possa esprimere una sentenza generale o definitiva. Mi limito a segnalare l’interesse economico e distorsivo, da parte dell’industria editoriale, su questi scrittori. Faccio un esempio: Lara Cardella, anni e anni fa esordì con ‘Volevo i pantaloni’, bestseller di sapore anche civile, in qualche modo. Cosa è successo all’autrice che debuttò allora? Chi legge quel romanzo oggi? Quando si pensa all’industria editoriale, bisogna a mio parere mettersi in una prospettiva di medio o lungo termine, essendo consapevoli che una casa editrice non è una balia che protegge né un ente mecenatesco (il che mi sembra un grosso peccato dei nostri tempi): è un’impresa, sia pure culturale, e un’impresa deve fare utili”.

Di recente lei si è molto speso per un autore debuttante defilato e controcorrente, Emanuele Tonon, che per Isbn ha pubblicato “Il nemico” (il 16 giugno prossimo alla libreria Centofiori di Milano alle ore 19 Genna presenterà il primo libro di Tonon): Perché il suo romanzo l’ha colpita così tanto?
“Ho conosciuto Emanuele Tonon a un seminario su ‘Male e letteratura’. Non sapevo del suo debutto presso Isbn. Mi sono comprato il suo ‘romanzo eretico’ al tavolino di vendita a fondo sala e non per gli affondi che questo impressionante scrittore friulano aveva lanciato nella discussione. Ho letto ‘Il nemico’ in due notti: il romanzo è diviso in due parti – una notte per parte. Insieme a Giorgio Vasta e a Demetrio Paolin, ritengo quello di Emanuele Tonon il più importante parto di una nuova voce e di un nuovo sguardo nella nostra narrativa contemporanea. A parte l’abisso filosofico e teologico che si spalanca in questo romanzo, a parte il tremolio e il sisma violento di un corpo lanciato al contempo contro la morte e contro la vita, a parte il ritmo linguistico, cangiante e variabile e molto prossimo – in certi sensi – a quello di Antonio Moresco, c’è una cifra tremenda che mi impressiona in questo autore: è la sua prossimità al tragico, la sua familiarità con ciò che è radicale e ultimativo – il disperato, prometeico urlo con cui chiede alla verità di manifestarsi e ai propri occhi di strappare il velo che gli impedisce di essere quella verità”.

I risultati del Miserabile Sondaggio sul prossimo romanzo

Si è concluso ieri, nel sacro giorno della festa della Repubblica, il Miserabile Sondaggio con cui i Miserabili Lettori hanno espresso quale romanzo del sottoscritto desidererebbero leggere prossimamente. Qui sotto, la tabella coi risultati: vince il romanzo di fantascienza, sopra le due specie di spy story. Nei prossimi giorni, alcune considerazioni, un inatteso annuncio e la decisione presa in base anche a questi 1.000 voti (nell’inedia di ieri, ho monitorato con continui refresh, finché non ho visto raggiunta la cifra fatale). Intanto, vorrei esprimere un ringraziamento sincero a chi ha speso tempo per votare. A caldo, la considerazione centrale: la fantascienza non vende, il genere storico sì – il che significa che in Rete i lettori divergono significamente nelle attese e nelle preferenze in àmbito letterario. Ma su questo, nei prossimi dì. Ecco i dati:

Miserabile Sondaggio a 871 voti: classifica riaperta

Una spy story di 400 o 600 pagine? Un romanzo borghese? Storico? Di formazione? Di fantascienza? Fuori dai generi?

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Probabilmente il fatto di avere pubblicato l’invito a votare il Miserabile Sondaggio su Macchianera ha portato a votare partecipanti che hanno sovvertito in parte le gerarchie delle opzioni. Attualmente il romanzo fantascientifico è in testa col 28% dei voti, seguito dalla spy story da 400 pagine (24%) e da quella da 600 (16%), che ha raggiunto il romanzo extragenere (16%). Romanzo di formazione (9%) e storico (8%) chiudono la classifica. Da notare che l’opzione di purissimo genere vede in testa la spy story: indipendentemente dal numero di pagine, totalizza il 40% delle preferenze. Mancano 129 voti alla conclusione del Miserabile Sondaggio: votate, se interessati!

Quale romanzo di Giuseppe Genna vuoi leggere prossimamente?
Un romanzo di genere crime, thriller o spy story, non piu’ di 400 pagine
Un romanzo di genere crime, thriller o spy story, almeno 600 pagine
Un libro fuori dai generi, finto autobiografico come “Italia
Un romanzo tradizionale di formazione e visione sociale
Un romanzo storico tradizionale
Un romanzo di fantascienza, allegorico e massimalista

Il Miserabile Sondaggio e la fantascienza: un intervento di Evangelisti

Una spy story di 400 o 600 pagine? Un romanzo borghese? Storico? Di formazione? Di fantascienza? Fuori dai generi?

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Nonostante la mia conclamata preferenza per la stesura di un romanzo di genere, una spy-story che si muova nelle spire dell’immaginario 80/90, compressa, veloce, vuota come la sua icona di riferimento, il Miserabile Sondaggio (che indica le preferenze dei Miserabili Lettori circa la stesura del mio prossimo libro) sembra avviato a fare trionfare un romanzo di fantascienza. Non che manchino, in merito, soggetti o velleità che nutro ormai da più di un decennio. La fantascienza sta all’inizio del mio immaginario, nonostante io non abbia una cultura in ambito fantascientifico (fatti salvi i classicissimi). Già nel Dies Irae apparivano inserti di un romanzo incompleto, difficile da intuire, sull’estinzione della specie umana a partire dall’esondazione nello spazio cosmico. Così in Medium. Altrettanto in Assalto a un tempo devastato e vile. Ritengo la fantascienza una modalità di narrazione che attiva temi e immagini e trame in maniera assoluta. Innegabile la sua potenza allegorica – a mio dire surclassa quella attuale del noir o del romanzo storico. Tuttavia… Tuttavia è il caso di leggere quanto scrive del genere Valerio Evangelisti (nella foto), in Distruggere Alphaville (Ancora del Mediterraneo – 14 euro) – è possibile desumere quanto sia stracciata l’accoglienza della lettura SF oggi. Una conseguenza di cattiva letteratura e di immaginari ormai esausti. Dopo le opzioni del sondaggio, l’intervento di Evangelisti.

Quale romanzo di Giuseppe Genna vuoi leggere prossimamente?
Un romanzo di genere crime, thriller o spy story, non piu’ di 400 pagine
Un romanzo di genere crime, thriller o spy story, almeno 600 pagine
Un libro fuori dai generi, finto autobiografico come “Italia
Un romanzo tradizionale di formazione e visione sociale
Un romanzo storico tradizionale
Un romanzo di fantascienza, allegorico e massimalista

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Miserabile Sondaggio: classifica temporanea e considerazioni transitorie

Una spy story di 400 o 600 pagine? Un romanzo borghese? Storico? Di formazione? Di fantascienza? Fuori dai generi?

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A due giorni dalla messa on line, il Miserabile Sondaggio che domanda ai Miserabili Lettori qual è il prossimo romanzo del Miserabile sottoscritto che vorrebbero leggere, i voti totali sono 431 in questo istante. In testa è l’opzione del romanzo fantascientifico (31%), seguita dalla spy story o di 400 o di 600 pagine (13%+12%) e da quella del romanzo (pseudo)biografico fuori dai generi (22%). Il mio voto è andato alla spy story compressa in 400 pagine: mi piacerebbe lavorare sull’immaginario 80/90 e in particolare su un’icona “vuota” che implica potere, stupro, spettacolo mediale, amore e morte. Con questa dichiarazione di voto non intendo influenzare le scelte altrui. Sorprende che in testa alle preferenze di lettori evidentemente “forti” ci sia un genere – quello fantascientifico – che le persone sembrano non gradire e l’editoria scoraggia dal praticare. Ciò implica alcune riflessioni che svolgerò prossimamente.

Quale romanzo di Giuseppe Genna vuoi leggere prossimamente?
Un romanzo di genere crime, thriller o spy story, non piu’ di 400 pagine
Un romanzo di genere crime, thriller o spy story, almeno 600 pagine
Un libro fuori dai generi, finto autobiografico come “Italia
Un romanzo tradizionale di formazione e visione sociale
Un romanzo storico tradizionale
Un romanzo di fantascienza, allegorico e massimalista

Il Miserabile Sondaggio sul prossimo romanzo tra Affari Italiani e il boom di voti

Una spy story di 400 pagine? Un thriller di 600? Un romanzo borghese? Storico? Di formazione? SF?

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Nemmeno un giorno, 250 voti: i Miserabili Lettori si sono espressi con un’intensità che mi sbalordisce, conoscendo da esperto i “numeri” del Web attuale (davvero: 250 votanti, quasi tutti in 12 ore, sono tantissimi). Ieri su Facebook ho espresso la mia preferenza: a me piacerebbe scrivere una spy story “compressa”, sotto le 400 pagine, con scene brevi e incisive, facendo saltare i capitoli (un po’ come nell’ultimo Vollmann) e occupandomi dello snodo 80/90 dell’immaginario occidentale. I Miserabili Lettori Votanti non sono del medesimo avviso: chiedono a sorpresa un testo di fantascienza.
Intanto devo personalmente ringraziare Antonio Prudenzano di Affaritaliani.it, che ha dedicato al nuovo Miserabile Sondaggio un articolo. E’ da tenere d’occhio, Affari Italiani: prossimamente, in quella sede, un annuncio che ritengo importante per tutti i lettori.

Quale romanzo di Giuseppe Genna vuoi leggere prossimamente?
Un romanzo di genere crime, thriller o spy story, non piu’ di 400 pagine
Un romanzo di genere crime, thriller o spy story, almeno 600 pagine
Un libro fuori dai generi, finto autobiografico come “Italia
Un romanzo tradizionale di formazione e visione sociale
Un romanzo storico tradizionale
Un romanzo di fantascienza, allegorico e massimalista

Nuovo sondaggio: quale libro deve scrivere PER TE il Miserabile?

Dopo il Miserabile sondaggio, con cui a 1.000 voti si è compreso che il nucleo irriducibile dei Miserabili Lettori desidera come editori per il sottoscritto o minimum fax o Einaudi Stile Libero o entrambi, passo a proporre un nuovo Miserabile sondaggio per me ancor più sigificativo – sia dal punto di vista affettivo sia dal punto di vista conoscitivo.
Una volta esisteva il committente. Poi si è passati a un modello artistico ispirazionista, che corrispondeva all’intercettazione spettacolare di un pubblico. Oggi entrambi i modelli mi sembrano integrarsi o annullarsi. In quanto narratore, avverto diverse committenze. Certo, quella dell’editore, che può essere una blanda indicazione, un ragionamento a fronte di una intenzione narrativa oppure una richiesta esplicita. Colpisce più in profondo, a mio avviso, la committenza di quella che io e alcuni miei amati colleghi continuiamo a riconoscere quale Repubblica dei Lettori: nella quale avete cittadinanza voi che leggete queste righe. Conoscere la vostra opinione è per me abbastanza fondamentale. Vi chiedo quindi di esprimere liberamente un parere, votando una delle opzioni nel sondaggio qui sotto. Si può votare soltanto una volta al dì con lo stesso ip. E, nei prossimi giorni, un annuncio a sorpresa…

Quale romanzo di Giuseppe Genna vuoi leggere prossimamente?
Un romanzo di genere crime, thriller o spy story, non piu’ di 400 pagine
Un romanzo di genere crime, thriller o spy story, almeno 600 pagine
Un libro fuori dai generi, finto autobiografico come “Italia
Un romanzo tradizionale di formazione e visione sociale
Un romanzo storico tradizionale
Un romanzo di fantascienza, allegorico e massimalista

Da POINT OMEGA di Don De Lillo

da FREQQ

“Tre anni dopo il controverso L’uomo che cade, sta per tornare in libreria Don De Lillo: l’autore più paranoico e metafisico della letteratura postmoderna americana (ammesso che il primo aggettivo valga ancora qualcosa). Anzi, per dirla tutta, in America è già tornato visto che il suo nuovo romanzo Point Omega è uscito il 2 febbraio. In Italia ci sarà da aspettare ancora un po’ per leggere la breve novel (117 pagine hardcover, l’edizione originale) incentrata sull’incontro, in una casa sperduta nel deserto, tra Elster, un anziano ex stratega del Pentagono nauseato dalla guerra (in Iraq) e un artista contemporaneo giunto fin lì per filmarne la storia. Come al solito De Lillo non ci va leggero fin dall’idea di partenza.Di seguito l’inizio del libro, da noi indegnamente tradotto.”

POINT OMEGA di Don De Lillo

La vita vera non è riducibile a parole dette o scritte, da nessuno, mai. La vera vita si svolge quando sei solo, mentre pensi, perso nel ricordo, oniricamente autocosciente, nei momenti submicroscopici. Lo diceva spesso, Elster, e in più di un modo. La sua vita era accaduta, diceva, quando era seduto a osservare un muro bianco pensando alla cena. Una biografia di ottocento pagine non è molto più di una morta congettura, ripeteva. Quasi gli credevo quando diceva cose del genere. Sosteneva che lo facciamo di continuo, tutti noi, diventiamo noi stessi, al di sotto dei pensieri fuggevoli e delle immagini sfocate, quando ci chiediamo pigramente quando ci accadrà di morire. Così è come viviamo e pensiamo, che ce ne rendiamo conto o meno. I pensieri scombinati che facciamo quando guardiamo fuori dal finestrino del treno, macchioline opache di panico meditativo.
Il sole era a picco. Era quello che desiderava, per sentire meglio la fiamma ardente che gli batteva in corpo,per sentire il suo stesso corpo, reclamarlo da quel che chiamava la nausea delle notizie e del traffico. Era il deserto, al di là delle città e delle metropoli. Si trovava qui per mangiare, dormire e sudare, qui per non fare nulla, solo sedersi e pensare. C’era la casa e poi nient’altro che distanza, niente panorami o ampie vedute; solo distanze. Era qui, diceva, per smettere di parlare. Non c’era nessuno con cui parlare eccetto me. All’inizio lo faceva con parsinomia e mai al tramonto. Niente di simile a quei gloriosi tramonti da pensionati, costruiti su obbligazioni e capitali investiti. Per Elster il tramonto era un’invenzione dell’uomo, una nostra sistemazione percettiva della luce e dello spazio dentro elementi di stupore. Guardavamo e ci stupivamo. C’era un tremito nell’aria come di un colore a cui nessuno aveva dato un nome e le forme della terra acquisivano definizione, una chiarezza di contorno ed estensione. Forse era la differenza di età che c’era tra noi a farmi pensare che in realtà provasse qualcosa di diverso nelle ultime luci del giorno, un’inquietudine persistente, incontrollata. Il che avrebbe spiegato il silenzio.
La casa era un ibrido triste. Un tetto di lamiera corrugato posato sopra una facciata di legno. Un sentiero di pietra mai terminato di fronte e una veranda che si sporgeva da un lato. Lì era dove ci sedevamo, trascorrendo la sue ore silenziose. Il cielo terso, la prossimità delle colline chiaramente visibile nel mezzogiorno.
Notizie e traffico. Sport e meteo. La sua acida terminologia per la vita che si era lasciato alle spalle. Più di due anni convivendo con le dure idee che produce la guerra. Tutto è rumore di fondo, diceva, ondeggiando una mano. Gli piaceva ondeggiare una mano, in segno di abbandono.
C’erano state le valutazioni del rischio e le scartoffie sulle linee di condotta. I gruppi di lavoro interagenzia. Lui era l’outsider, uno studente che aveva ottenuto i voti sufficienti ma non aveva alcuna esperienza di gestione. Si sedeva a un tavolo in una sala riunioni segretata insieme a strateghi e analisti militari.
Era là per concettualizzare, trasformare la sua parola in virgolettati, per applicare idee e principi panoptici a questioni come lo spiegamento delle truppe e la controinsurrezione. Era abilitato a leggere trasmissioni classificate e trascrizioni confidenziali e ad ascoltare le chiacchierate degli esperti locali, i metafisici delle agenzie di intelligence, i fantasisti del Pentagono.
Il terzo piano del cerchio E del Pentagono. Sbruffoni gonfiati, diceva.
Aveva restituito tutto quello in cambio di spazio e tempo. Gli sembrava di aver respirato tutte quelle cose attraverso la pelle. Laggiù le distanze assorbivano ogni particolare del paesaggio. Continuo a vedere quelle parole. Fiamma, spazio, immobilità, distanza. Si sono trasformati in stati mentali che riesco quasi a visualizzare. Non so cosa significhi esattamente. Continuo a vedere figure in isolamento, osservo dimensioni fisiche del passato racchiuse all’interno delle emozioni che scaturiscono da quelle parole, emozioni che si fanno più profonde col tempo. Questa è l’altra parola: tempo.
Guidavo e osservavo. Lui stava a casa, seduto a leggere sulla pensilina cigolante avvolto in una nube d’ombra. Mi sono spinto dentro le gole, nei canyon, lungo sentieri non segnati, sempre acqua, portandomi acqua dovunque, sempre un cappello, indossando un cappello parasole e un fazzoletto al collo, mi sono fermato in cima a promontori sotto un sole punitivo. Mi fermavo e osservavo. Il deserto era fuori dalla mia portata, ero un alieno, era fantascienza, saturante e remota insieme, e dovevo forzarmi a credere che mi trovavo davvero lì.
Lui sapeva sempre dov’era, sulla sua sedia, vivo per il proto mondo; i mari e le scogliere di dieci milioni di anni fa. Chiudeva gli occhi, entrando silenziosamente in contatto con la natura di antiche estinzioni. Praterie in libri illustrati per bambini, una regione brulicante di cammelli felici e zebre giganti, mastodonti e tigri dai denti a sciabola.
L’estinzione era un tema ricorrente per lui. L’orizzonte ispirava di continuo temi. Spaziosità e claustrofobia. Questo sarebbe diventato un tema.

Il Miserabile e De Biase: videostreaming su narrazione nell’era web

Il Miserabile sottoscritto, a colloquio con Luca De Biase, a Oilproject, sulla narrazione all’epoca del web: epica e sperimentazione, canoni e incanto, postmoderno e paura, giornalismo ed editoria nell’era della diffrazione. Qui l’articolo relativo firmato da Luca De Biase.

Andrea Ponso su IL NEMICO di Emanuele Tonon

di ANDREA PONSO

EMANUELE TONON, “IL NEMICO” E OLTRE. Appunti teologico-letterari per una proposta di lettura
Leggendo le due parti del libro di Emanuele Tonon, e in attesa del terzo capitolo di una trilogia che lo stesso autore non esita a definire trinitaria, sono stato, credo come tutti, profondamento colpito dal tipo di scrittura e, soprattutto, dalla particolare pratica che, in tale movimento, lega l’autore alla realtà che racconta: essa infatti, pur all’interno dei meccanismi di distanza tipici della scrittura, possiede una caratteristica riscontrabile in pochi autori, vale a dire quella di un contagio preciso, non appiccicoso o attaccaticcio, quanto piuttosto degno di uno scalpellino che entra in comunione con il lettore attraverso precisi e crudeli colpi da maestro. Altra cosa interessante e davvero lodevole riguarda, secondo me, il modo con cui una scrittura di questo tipo, per forza di cose (e anche per sua forza intrinseca) incontra e fronteggia il pericolo del rispecchiamento e del compiacimento dell’autore (e, di conseguenza, dello stesso lettore chiamato o ad un rifiuto totale e senza riserve, oppure ad una identificazione che con il movimento del contagio avrebbe poco a che fare in quanto, come in uno specchio, ci si attaccherebbe ai confini ben stabiliti dell’immagine: e se i confini sono netti il contagio perde naturalmente ogni sua spinta vera).
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