September 30, 2014 at 08:07PM

Fulmicotone sguardo improvviso e ronzio
accanto a tutto, dolce settembre andare
è stato dolce, dolce. Questo il retaggio..
La carta cerulea che hai addosso
canta. Vedo pleistocene rovesciarsi
in una miriade presente, vedo
flesso il polso e salubre l’aria
che le ventole discretamente emettono riarsa
così secca
la nostra vita flessa tra angoli e fede
in un niente, a credito, le mosche
hanno qui interdetta la presenza.
E si sta. Hanno assunto le forme che potevano
i fogliami, i secoli, le orme e le altezze
sono ancora qui, principati deboli
e lunghe vertigini, acute.
L’acribia è stata discartata,
là uno che non è uno, non più, avanza
dalla vicinanza irretito non più povera cosa che fu
cratere d’occhi, verità
flessa verità.

BABSI JONES: Come è cominciata

Babsi Jones reloaded – ovvero: la narrazione italiana migliore degli ultimi dieci anni. Induttrice di impotenza ed eiettante potenza, oltre qualunque genere, in qualunque senso. Manca immensamente la sua prosa organizzata in migliaia di registri contemporanei, compreso il teatrale. E’ un’artista totale.
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Intervista a Poetarum Silva: Milo De Angelis e inedito

Poetarum Silva pubblica una grande intervista e una preziosissima poesia inedita di Milo De Angelis. L’inedito chiude il prossimo, imminente libro del più grande poeta italiano vivente. Leggetene, bevetene, mangiatene: abbiate memoria di lui, del futuro.

“Sarai una sillaba senza luce,
non giungerai all’incanto, resterai
impigliato nelle stanze della tua logica”

“Sarai la crepa stessa
delle tue frasi, una recidiva,
una voce deportata, l’unica cosa
che non si rigenera morendo”.
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September 28, 2014 at 05:58PM

E’ un tempo molto fugace, come tutti i tempi, e non privo di sorprese, almeno qui in Italia, rispetto a quel gossip pesantissimo che sarebbe la nostra politica politicante (il politico non risiede ivi, ma questa è altra storia, in un’epoca di pazzi che se ne fotte della storia storica). Accade che la fidanzata di un arzillissimo vecchietto, al centro per vent’anni della scena italiana, stia mobilitando energie mediatiche ammirevoli a favore delle molte cause LGBT, che sono una frontiera attualissima su cui si giocano diritti fondamentali. Invece un per nulla arzillo ex sessantottino, grigio cupissimo saccente fino all’estenuazione delle nostre gonadi e delle nostre ovarie, sentenzia dal foglio più venduto e meno letto della nazione, con quell’andamento lento tipico delle mummie di Stato, sovietiche nordcoreane sudamericane spagnole o centrafricane che siano state o saranno. Questa nazione fa schifo, a dispetto del suo genoma unico, che non è la territorialità, bensì la lingua, con tutto quello che significa lingua (suono senso immaginario strategie perturbamenti leggende etc): la quale lingua è splendida, terribile, incantevole, sempiternamente transitoria. E’ anche per questo che la letteratura italiana contemporanea offre, con i suoi migliori campioni, un antidoto all’eccezionalità che fa da norma alla comunità impazzita, indecente, angosciante, sempiternamente post-, la quale viene definita: popolo italiano.

September 27, 2014 at 12:02PM


Una poesia autografa di Mario Benedetti: è la quarta di copertina di “Pitture nere su carta”, edito da Mondadori nella collana Lo Specchio, nel 2008. Il testo, che nel libro ha come esergo “physical dimensions”, è questo:

Erano le fiabe, l’esterno.
Bisbigli, fasce, dissolvenze.

L’esterno dell’esterno
qualcosa ascolta.

Qui.
Oh.

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komakino, postpunk noise dreampop shoegaze indie & diy fanzine

Grazie a federico, recensore immigrato di www.inkoma.com, mio allievo nelle lezioni che ho tenuto all’università di Berlino, che ha recepito “La vita umana sul pianeta Terra” così: “Lo schema di Genna però è paradossalmente sempre solido. Anche gettandosi dall’alto della Torre Galfa a Milano riuscirebbe ad avere una distanza controllata e liquida dal male. Il nostro paese non ricorda da vicino massacri di quella portata. Le ultime tragedie di sangue che hanno coinvolto l’Italia negli ultimi anni comunque poche volte hanno generato una partecipazione di coscienza profonda o capace di andare oltre i livelli della tipica mediazione guidata degli psicologi in TV”.
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Video: David Peace sul suo stile

“Ripetizione. Ripetizione. Ripetizione. Dopo il raccolto, il raccolto mancato. Prima del raccolto, il prossimo raccolto” e “Venite come ombre, come ombre sparite”: incipit ossessivi di David Peace in “Read or Dead”, di cui si parla oggi sul Corriere della Sera, con un’intervista a piena pagina che Marco Imarisio ha fatto al grande autore inglese. In questo video parla della sua tecnica compositiva, dalla leggendaria quadrilogia del “Red Riding” a oggi. Se interessati a “Red or Dead”, qui un assaggio in pdf: http://bit.ly/ZfINXw.
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Peace, Ogawa, Di Girolamo: tre grandi al Saggiatore

Sono in libreria tre titoli editi da il Saggiatore che giudico imprescindibili. Li segnalo, con link a informazioni ulteriori. Uno misura 1300 pagine ed è un’epica dell’Italia dal 1969 a oggi, secondo una struttura alla “Spoon River”, attraverso voci consultabili come in un romanzo enciclopedia, dalla Bomba di Piazza Fontana che parla in canto a Enrico Ameri che chiama in radio Sandro Ciotti – e si intitola “Dormono sulla collina”, l’autore è Giacomo Di Girolamo, gran giornalista e grandissimo scrittore (http://bit.ly/1pHeu0U). Altro libro da segnalare che, se pure non lavorassi al Saggiatore andrei a comperare al volo, è “Vendetta” di Yoko Ogawa, una delle massime narratrici giapponesi, che qui organizza una serie di racconti perturbanti, connettendoli l’uno all’altro, e inventandosi un carverismo del fantastico (http://bit.ly/1umjdNq). Infine c’è David Peace con il suo “Read or dead”, più che epica a partire dal football, intorno alla storia impressionante di un uomo e di più uomini che fanno la leggenda del Liverpool, in un’epoca e in un luogo da fare tremare la storia tutta (http://bit.ly/1vkfflB).
Sono tre libri letterari e sono bellissimi, non è pubblicità: è godimento puro.

Questo tempo culturale

Ierisera sono andato ad assistere alla presentazione milanese de “La ferocia” di Nicola Lagioia (Einaudi, info qui: http://bit.ly/1umijAz). Si teneva alla bellissima libreria Gogol&Company, probabilmente la realtà letteraria più interessante di Milano in questa fase (http://bit.ly/1iVMvy4). Erano presenti 81 persone (le ho contate a una a una), ascoltavano la fitta chiacchierata intorno a un romanzo che, oggi e surrealmente, certi orrendi operatori definiscono “letterario”. Ora, a parte il sentito consiglio di leggere “La ferocia”, vorrei avanzare un’ipotesi: le cose sono molto cambiate in pochissimi anni, in ambito culturale: sono cambiate in meglio. Stamattina leggevo il Corriere della Sera nel nuovo formato striminzito e molto brutto, rendendomi conto che una facile profezia si era avverata, non esistendo più la Terza Pagina, poiché la Cultura è stata accorpata agli Spettacoli. Eh!, che tempi!, si borbotterà. No, proprio no. Parlando di Stefano Agosti e Franco Fortini con una ventina di avventori ierisera, mi sono state fatte domande molto pertinenti, ricche di intuizioni. Ok, magari gli avventori incespicano sul petrarchismo del Bembo (ma magari no); però ecco un tempo in cui il maggiore critico letterario di Zanzotto e uno dei massimi poeti del Novecento italiano esistono, sensibilmente, molto più che negli anni Novanta, quando mi capitò di farmi ridere dietro lanciando l’idea di rifare “Verifica dei poteri” in una casa editrice. Ciò ha come conseguenza che non esiste che si parli di televisione a proposito di “True detective” (http://itsh.bo/1mQEP2n) e nemmeno che non ci si accorga del carverismo fantastico nei racconti di Yoko Ogawa in “Vendetta” (http://bit.ly/1umjdNq). Mi pare certo che la maggioranza dei miei coetanei o, meglio, di certe loro modalità relazionali e comunicative sia morta in vita e il loro fintissimo canone storico, che ha avuto vita per non più di trent’anni, sia già terminato. Quanto sono ambigui i tempi!, e quindi anche belli!
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Una prosa poetica


Vidi tre animali, ferocissimi, interdissero la strada a me, verdebuio, in incedere incerto io tra le tre bestie andavo, il cuore frantuma i battiti, pulsante ossesso, senza requie una requie e un’altra ancora e sempre questo, sempre differenziando prima e ora e dopo, questi tre animali feroci, questi bui mostri, questa lingua che… Non si muove e non favella e fu buio dunque, quindi si aprì un pertugio e io vi entrai in fuga dissennata da quanto fu, teso tanto a quanto sarà stato di me, a quanto sarà, niente dimenticato, no, teso, là, uscii e era interno e vidi un’ombra e l’ombra, a forma umana, mi parlò, disse, e disse sì, essa guidò me, senza vedere dove io fedele là la seguii, per i perigli, in ognidove, disnodando il corpo ché lo spazio si fece stretto e dimenticai via e tutte le cose, in sonno dimenticai di essere inserito altrove, qui, ora, e quindi riuscii a quel che ricorda e mare e tersità e un nuovo cielo e un monte apparvero, tre, mare cielo monte, e il monte a fatica salimmo io e l’uomo incerto che guidava me in quelle tenebre di prima e svaporò nella luce, tutta visibile e azzurrina, fino alla cima dove io, io vidi donna dal cielo calare, dove?, da dove?, e si arrestò, le cose, niente e niente da dire da raccontare da raccogliere io, addivenni quanto ero stato, inaccorto, da inizio a ora e ecco: silenzio, che tutto finisce e tutto in sé si va riassumendo, un no, un niente, non una fine e non un inizio, e questo è dimenticato, finché nuovamente io non mi sovvenni, di questo io non ricordai ombra o luce e venni meno, non vidi mondo o luce, niente e questo niente parla per la mia bocca e la saliva, per dita che tracciano crete e graffiano etere, crollando le tracce tutte e l’etere esso stesso in me, ominide riassunto, attacca un filo e pare numinoso e, di schiena, curve e magre nella schiena viste le vertebrali e il pelo fradicio, io vidi nuovamente tre bestie feroci, viene da niente e parla, su questa carta parla.
E dice:
Senza niente sapere mi applico alla varianza di ciò che non comprendo.

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Andrea Gentile: sovversione linguistica e immaginale in “Volevo tutto”


La sottile sovversione linguistica e immaginale praticata da Andrea Gentile nel suo “Volevo tutto. La vita nuova”, appena uscito per Rizzoli (info qui: http://amzn.to/1wF600c). Ogni apparenza levita in un’atmosfera pervasiva di annientamento, di rovesciamento. Ciò conferisce una vaga euforia a chi legge, una sostanza esilarante che è tossica: si è sempre sull’orlo di un precipizio, ma non esiste vuoto, non esiste terreno, non c’è orlo, non c’è precipizio. E’ un esempio di assolutismo della scrittura italiana in epoca contemporanea. Datemi retta: leggetelo.

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Una poesia intitolabile “Verso il parco del Triglav”


Un’altra poesia che ho scritto, la pubblico qui.

Chiara acqua, che sale.
Prima casa all’inizio della nazione.
Sguardo ai due corpi nella via di sassi bianchi tra distese e erbari e uno dei corpi è mio
da dove guarda.
Bianca la slavina di sassi è discesa a onda, alluvionale, depositata
questo è il luogo
e trifogli, sacche di erba triturate, sature di acque
delle rapide che incrementano l’attività del rafting.
E quindi osserviamo le montagne sotto il Cielo di Mercurio.
Oh, le balze!, le doline rare, le freatiche sono qui
la geologia: due menti a poche pertiche di distanza in un silenzio
a epoche da lineare A,
B.
Un’offuscata specie cui ho fornito un’offuscata forma di speranza.
Albe e tramonti – difficoltà comprenderli.
La fine è tuo figlio, la tua colpa è l’amante, il tuo fio è la legittima consorte, il cielo è despota, la mente desidera di prevedere, niente è zero e c’è internamento
nel centro dello scandalo, della slavina.
“Non hai ragione, tu con la tua storia, anni
che ti daranno torto e quanto dolore sta in questi anni”.
“Io vedo la storia come tu non la vedrai, mai, arresa
in una inermità tremenda, che mi contraddice e la penetro, accade ora”.
Saliamo di grado nei nostri saperi e vediamo
vittime in ogni vento, nelle terre brulle
contro l’aridità il tuo piede bianco nel letto fuoriuscire del lenzuolo grezzo,
la tua bocca, il grumo secco, insalivato bene
crede che tutto è questo credere che crolla
tu sai che sai di fare in alba la tua dimora sempre.

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#RedOrDead (with images, tweets) · ilsaggiatoreed

Per chi non lo avesse ancora rilevato: è tornato David Peace in italiano, con un capolavoro, RED OR DEAD, pubblicato da il Saggiatore. Ritengo David il migliore scrittore della mia generazione a livello planetario. Lingua e immaginario e trascendimento sono tutta la sua poetica. Il tema è via via ossessione ossessionante e occasione di scatenamento, di affannosa ricerca di un ohm che faccia terminare il flusso di tutte le parole. In questo caso il tema sembrerebbe il calcio, ma qui siamo davvero alla “Baghavad Gita” in forma di romanzo poetico. Si ascolti qui cosa significa leggere David Peace in originale, si ascolti come legge un grande scrittore: http://bit.ly/1v2n7rM. Più avanti, fornirò un commento adeguato, questo è solo per avvertire amiche e amici che in questi mesi mi chiedevano a proposito dell’iperromanzo di David.
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Una poesia: Lo stato intermedio


Questa è una poesia mia, di questi giorni, la pubblico qui.

LO STATO INTERMEDIO

Tutto occhi eri e sole
parole
vivendo in una carta, che è corteccia
impallidita ai fasti del sole
di inverno, alle tue nevi eterne
molto orizzontali e improprie
alla profondità, i cui cristalli aprivi
con i sillabi del pontefice poeta
in una lirica sottomessa a cosa? A niente
serve attenzione o tristezza
fino a che il teschio sia tanto preciso nell’essere
qui e ora sollevandosi con un ritmo di noia
e orrore o tenebra potente, il brivido
di chi totalmente vivo non è ancora e guarda
verso l’angolo superiore sinistro di tutto l’ospedale.
Continui a essere lo scherzo birichino
che scintilla nell’ombra meridiana
tentando l’asfalto e vedendo un dente scintillare
sopra il selciato lindo in via dell’Alta Guardia
una accelerazione una tristezza compunta
una acribia un puntiglio ben oltre
la commozione e è oro
dal callo livido della corteccia
prefrontale, amore, disperazione mia
qui sta oscenità: un fervore nuovo,
una costanza, un errore
quando avviene la mitrididatizzazione
e lo sguardo vede tutto avvicinarsi paurosamente
alla macula dell’occhio: la mamma, il papà, il colpo della tosse
e incredibili tra le erbe i luvini
che facevamo schiumare con i mucchietti di sale
quando il pallore del volto si avvicinava alla luna
presso tutti i torrenti della tua terra in questo transito atterrito
pietra su pietra ricomporre cattedrali, porpora, sclera
e l’esalazione continua, la pressione
ciclicamente dice
ciclicamente deve
tesoro delle altitudini e dei morbi
dammi testo, fammi uomo prego.

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