March 27, 2015 at 12:16AM


Un paio di anni fa Aldo Nove scoperse LA COPERTINA PIU’ BRUTTA DELLA STORIA DELLA MUSICA. Passammo un’ora al telefono ridendo senza riuscire a pronunciare una parola all’una di notte. Si tratta dell’incredibile gruppo di avanguardia francese di Maddy Genets e dei suoi coadiutori. Vanno studiati. Bisogna chiedersi dove si siano incontrati, perché quel tappeto, perché uno è cieco, la signora chi è cosa fa, quali problemi, perché questi pantoni, etc. Bisogna ascoltarli per entrare nel quantismo: http://bit.ly/1GwmkY2. Studiàteli.

da Facebook http://on.fb.me/1Gwmn65

March 26, 2015 at 10:47AM


Questa domenica incrocio pubblicamente Wu Ming 1 e ne sono felicissimo e onorato. Precisamente domenica alle 18.30 parliamo di “OGGETTI NARRATIVI NON IDENTIFICATI”, in un incontro un poco dadaista insieme a Luciana Castellina e Maria Pace Ottieri. Lo facciamo a Milano, ai Frigoriferi Milanesi, dal 27 al 29 marzo, cioè questo weekend, dove si tiene Book Pride, manifestazione di orgoglio indipendente dell’editoria: onda normalissima e anomala di qualità. Decine e decine di incontri bellissimi, proposti dall’editoria indipendente – insieme ai marchi editoriali, si incontrano e parlano poeti, narratori, saggisti, intellettuali che agiscono nell’unica zona di senso (sensata) del comparto che si autodefinì “industria culturale” in questo Paese sommariamente di merda e d’oro. Qui il sito ufficiale programma: http://bit.ly/1NbEekq .
PS. Nella foto, conquistatore di vetta altissima, che vale come reciproco fisico di un percorso artistico e politico, è proprio WM1, di cui segnalo, a proposito di oggetti narrativi non identificati, questo strepitoso UFO letterario e non soltanto letterario su “Internazionale”: http://bit.ly/1NbEcZZ

da Facebook http://on.fb.me/1NbEekr

Il codice, by I Camillas

Non so niente di musica, sono un profano, da decenni scruto incantato chi ne sa. Mi sento come certi lettori di poesia, a cui si dice che non importa sapere e non importano i tecnicismi, ma non è vero, importano eccome, però è vero anche che non importano. Mi sento naif, improprio, scemo. Tuttavia desidero scrivere qualcosa su questa canzone, che tutto mi pare fuorché una canzone, de I Camillas, un pezzo che ho ascoltato allibendo e tremando, nel loro concerto milanese l’altra sera. Non è che io abbia molte occasioni di tremare davvero e questo per via del fatto che mi fa tremare soltanto il tragico, che è fonte di empatia e tremore, traduzioni non tanto improprie degli effetti che Aristotele impota all’esperienza del tragico, cioè la tragedia, quando scrive di “pietà” e “timore”, che sono appunto empatia e tremore. Se vado alle mostre non ritrovo il tragico spesso, così pure al cinema. E’ l’esperienza frontale, e cioè spettacolare, che fatico a compiere come incursione tragica. La musica, essendo di necessità più interiore e meno frontale, mi espone più facilmente a questa potenza inqualificata, a questo andare a zero dell’umano e di ogni configurazione formale. Così, l’altra sera, non mi attendevo questa scossa continua, questo sisma del sistema nervoso centrale e periferico, questa improvvisa svestizione delle sfoglie psicologiche ed emotive, questa scossa al corpo fatto di cibo in cui sono interpenetrato, quando assistevo al concerto di Mirko e Topazio. Al secondo brano, invece mi sono trovato a compiere un doppio salto in lungo, due stacchi per tre esperienze coniugate chimicamente come le nozze alchemiche. Il pezzo si intitola “Il codice” e non lo conoscevo. Conosco bene, mai perfettamente, certo, e però bene il repertorio dei Camillas. Ne penso quel che ne penso. Li stimo talmente profondamente che ne sono diventato editor, poiché considero la loro arte anche letteratura, e cioè suono scatenato, vibrazione e immagine e azzeramento dell’immagine, lingua, scrittura, struttura, modi, ritmi, riverberazioni e quant’altro. “Il codice”, però, è un brano che non avevo mai ascoltato o, meglio, non lo avevo mai ascoltato bene. Io lo linko, ma non è sufficiente. L’esecuzione, in questo caso, è stata tutta l’esperienza. Il pezzo è composto da tre segmenti. Testualmente è questo: un momento iniziale dove si gonfia e si fa esplodere certa retorica cantautoriale, con le parole e anche con l’armonia e con gli accenti parossitoni e sdruccioli delle finte rime, mentre qualcosa inizia a dissonare, al di là della scansione di questa voce potente, particolarissima, musaica quasi, di Mirko Bertuccioli, che per me sta a livello di Giovanni Lindo Ferretti e di Emidio Clementi (ecco un’ulteriore angolatura letteraria…); poi interviene un momento scansionato ancor più in sillabe, che parrebbe addirittura ironico nei confronti di certa autorialità romantica, mentre le corde dissonano sempre più, quasi avvicinandosi a certi andamenti da “raga”, non so se della sera o meno, che coincidono con certo punk tutt’altro che casuale; e poi accade il tragico. Il terzo segmento è infatti l’ossessiva e progrediente enunciazione fonica e ritmica e sonora di un mantra o un japa, e cioè “Ci gonfieremo davvero diventeremo palloni: palloni, blu”, mentre sale il ritmo e sale il volume, inerendo al volume massimo che mai si potrà udire, ma si potrà sempre sentire benissimo, e infatti si sente, la voce, a cui si aggiunge la voce di Vittorio Ondedei, mentre aumenta la violenza a passo d’oca con cui la mano stupra la chitarra per farsene stuprare, mentre i livelli si alzano e diventano ultrasonici e tutto, tutto è all’improvviso un gigantesco dramma, impressionante, impallidivo, la mandibola caduta, ero pallido mentre impallidivano i suoni, l’urlo del primate si alzava, corale, mi pareva una sinfonia, il wagnerismo ucciso dal contrario del wagnerismo, il minimalismo è tutt’altro che il minimo, il minimo è comunque il tutto, e progrediva, l’infinità che non è cattiva e però non è buona, poteva crescere all’infinito, poteva sgonfiarsi ma mai esplodere e di colpo la fine è una casualità, un’interruzzione che è un’intermittenza e dunque, letteralmente: non c’è fine e quindi non c’è paura.
Dura di meno, in questa versione al link qui sotto, il terzo segmento che stressava le pareti del locale e dell’osso cranico. E’ meno impressionante, qui: ma si capisce e cioè: si sente. Non so niente di musica, sono un profano, etimologicamente sono di fronte al tempio, sono frontale: assisto con le mie forze, rimanendo fuori dal tempio. Solo, io sentivo così. Ascoltate, andate ad ascoltarli: non sarà urgente ma è necessario, come certe leggi della fisica in questo angolo di universo.
from Facebook http://bit.ly/1E19S2H

March 26, 2015 at 12:03AM

Non so niente di musica, sono un profano, da decenni scruto incantato chi ne sa. Mi sento come certi lettori di poesia, a cui si dice che non importa sapere e non importano i tecnicismi, ma non è vero, importano eccome, però è vero anche che non importano. Mi sento naif, improprio, scemo. Tuttavia desidero scrivere qualcosa su questa canzone, che tutto mi pare fuorché una canzone, de I Camillas, un pezzo che ho ascoltato allibendo e tremando, nel loro concerto milanese l’altra sera. Non è che io abbia molte occasioni di tremare davvero e questo per via del fatto che mi fa tremare soltanto il tragico, che è fonte di empatia e tremore, traduzioni non tanto improprie degli effetti che Aristotele impota all’esperienza del tragico, cioè la tragedia, quando scrive di “pietà” e “timore”, che sono appunto empatia e tremore. Se vado alle mostre non ritrovo il tragico spesso, così pure al cinema. E’ l’esperienza frontale, e cioè spettacolare, che fatico a compiere come incursione tragica. La musica, essendo di necessità più interiore e meno frontale, mi espone più facilmente a questa potenza inqualificata, a questo andare a zero dell’umano e di ogni configurazione formale. Così, l’altra sera, non mi attendevo questa scossa continua, questo sisma del sistema nervoso centrale e periferico, questa improvvisa svestizione delle sfoglie psicologiche ed emotive, questa scossa al corpo fatto di cibo in cui sono interpenetrato, quando assistevo al concerto di Mirko e Topazio. Al secondo brano, invece mi sono trovato a compiere un doppio salto in lungo, due stacchi per tre esperienze coniugate chimicamente come le nozze alchemiche. Il pezzo si intitola “Il codice” e non lo conoscevo. Conosco bene, mai perfettamente, certo, e però bene il repertorio dei Camillas. Ne penso quel che ne penso. Li stimo talmente profondamente che ne sono diventato editor, poiché considero la loro arte anche letteratura, e cioè suono scatenato, vibrazione e immagine e azzeramento dell’immagine, lingua, scrittura, struttura, modi, ritmi, riverberazioni e quant’altro. “Il codice”, però, è un brano che non avevo mai ascoltato o, meglio, non lo avevo mai ascoltato bene. Io lo linko, ma non è sufficiente. L’esecuzione, in questo caso, è stata tutta l’esperienza. Il pezzo è composto da tre segmenti. Testualmente è questo: un momento iniziale dove si gonfia e si fa esplodere certa retorica cantautoriale, con le parole e anche con l’armonia e con gli accenti parossitoni e sdruccioli delle finte rime, mentre qualcosa inizia a dissonare, al di là della scansione di questa voce potente, particolarissima, musaica quasi, di Mirko Bertuccioli, che per me sta a livello di Giovanni Lindo Ferretti e di Emidio Clementi (ecco un’ulteriore angolatura letteraria…); poi interviene un momento scansionato ancor più in sillabe, che parrebbe addirittura ironico nei confronti di certa autorialità romantica, mentre le corde dissonano sempre più, quasi avvicinandosi a certi andamenti da “raga”, non so se della sera o meno, che coincidono con certo punk tutt’altro che casuale; e poi accade il tragico. Il terzo segmento è infatti l’ossessiva e progrediente enunciazione fonica e ritmica e sonora di un mantra o un japa, e cioè “Ci gonfieremo davvero diventeremo palloni: palloni, blu”, mentre sale il ritmo e sale il volume, inerendo al volume massimo che mai si potrà udire, ma si potrà sempre sentire benissimo, e infatti si sente, la voce, a cui si aggiunge la voce di Vittorio Ondedei, mentre aumenta la violenza a passo d’oca con cui la mano stupra la chitarra per farsene stuprare, mentre i livelli si alzano e diventano ultrasonici e tutto, tutto è all’improvviso un gigantesco dramma, impressionante, impallidivo, la mandibola caduta, ero pallido mentre impallidivano i suoni, l’urlo del primate si alzava, corale, mi pareva una sinfonia, il wagnerismo ucciso dal contrario del wagnerismo, il minimalismo è tutt’altro che il minimo, il minimo è comunque il tutto, e progrediva, l’infinità che non è cattiva e però non è buona, poteva crescere all’infinito, poteva sgonfiarsi ma mai esplodere e di colpo la fine è una casualità, un’interruzzione che è un’intermittenza e dunque, letteralmente: non c’è fine e quindi non c’è paura.
Dura di meno, in questa versione al link qui sotto, il terzo segmento che stressava le pareti del locale e dell’osso cranico. E’ meno impressionante, qui: ma si capisce e cioè: si sente. Non so niente di musica, sono un profano, etimologicamente sono di fronte al tempio, sono frontale: assisto con le mie forze, rimanendo fuori dal tempio. Solo, io sentivo così. Ascoltate, andate ad ascoltarli: non sarà urgente ma è necessario, come certe leggi della fisica in questo angolo di universo.

March 25, 2015 at 10:00AM


E’ arrivata la prima copia in redazione della proposta Lovecraft nelle Silerchie, collana prestigiosa de Il Saggiatore: il grande padre del perturbante e dello horror metafisico esce con “Le montagne della follia”, il suo capolavoro che sta al fantastico nel Novecento come “La terra desolata” alla poesia, in una strepitosa traduzione e curatela firmate da Andrea Morstabilini, ovvero una delle menti vivide e operanti in questo gruppo di militanza letteraria ed editoriale in cui ho la fortuna di lavorare. Il quale Andrea Morstabilini, nella folgorante prefazione, scrive: “Se le vuote profondità sideree, con la loro schiacciante, asfissiante impassibilità meccanica, attentano alle difese razionali dell’individuo, è altresì vero che esse inverano un’infinita potenza generativa: il silenzio delle cieche orbite, dei pianeti extragalattici, dei buchi neri non è, prendendo a prestito una definizione di Agamben, ‘sospensione del discorso, ma silenzio della parola stessa, il diventar visibile della parola: idea del linguaggio’. E’ da questa potenza inesauribile che nasce la liberazione immaginativa che vediamo dispiegata nelle ‘Montagne della follia’…” Su questo fantastico, che è la letteratura e che è Lovecraft, non leggevo una cosa tanto all’altezza dai tempi in cui fu pubblicato il saggio di Houellebecq su Lovecraft stesso…

da Facebook http://on.fb.me/1HC4kJC

March 24, 2015 at 04:36PM

La letteratura, l’editoria letteraria, la comunità letteraria non è soltanto una serie di polaroid dall’apocalisse (come i devastanti tableau vivant qui fenomenologizzati: http://on.fb.me/1LSZdLz). E’ anche serietà, compostezza, rigore. Due vivide immagini dalla ridente cittadina Venezia, scattate ieri, in occasione di un viaggio editoriale. Il sottoscritto, consulente de Il Saggiatore, insieme al direttore editoriale della medesima casa, Andrea Gentile, si sono recati nella Laguna, tutt’altro che blu, per prendere contatti con alcuni scrittori interessanti. Eccomi, in un prodigioso scatto che in queste ore rende biliosi Cattelan e Hirst, in piena piazza Roma, accanto a due degli autori interessanti, un uomo e una donna in età avanzata e inesorabilmente eiettanti fonemi tedeschi, i quali hanno risposto con entusiasmo (“Wunderbar!” mi ha appena detto lui e ho pensato che si riferisse al bar dove eravamo seduti) alla sollecitazione apoftegmatica a cui ho sottoposto lui e la sua dolce metà wuberone (ho detto loro: “Und Angela Merkel?”). Andrea Gentile è scattato agilmente a scattare l’agile ritratto, che pesa 420 chili in tre. Più avanti, desiderosi di passare alla storia, non disponendo di alcun documento fotografico che attestasse che ci siamo frequentati, io e il Gentile abbiamo chiesto, a una svagata studentessa di Venezia che studia a Venezia, di evitarci il selfie e di scattarci una polaroid né apocalittica né integrata. Ella ha eseguito il compito con cura attenzione e dignità; noi, meno. Da giorni mi scattano foto, poiché sto invecchiando molto bene. Nell’immagine appaio inforcante tra indice e medio una delle ottanta sigarette che fumo al dì.
Detto ciò, è impossibile sollevare anche una obiezione circa il rigore con cui viene facendosi l’editoria seria in Italia.

March 24, 2015 at 10:31AM

“La comunità”, la “comunità letteraria italiana”, la “editoria”, gli “addetti ai lavori”, i “bestselleristi” divenuti “autori” “autoriali”. Cosa è tutto questo? Non lo so. Tuttavia esso è. Ecco quattro simpatiche e confortanti polaroids dal crollo di ciò che fu la letteratura italiana, ovvero il sempiternamente ipomaniacale e stancamente euforico filibustering degli hipster stagionati che si autopercepiscono all’interno di certe patrie lettere, senza patria e senza lettere: 1) i tre scrittori romani Alessandro Piperno, Leonardo Colombati e “Marietto” Desiati; 2) le menti editoriali di Rizzoli libri, in procinto di trasferirsi a Segrate essendo comperate da Mondadori, festeggiano con una bella torta cucinata dalla mamma di Irene Cao; 3) giovanilismo d’antan di Alcide Pierantozzi, Gianluigi Ricuperati e Letizia Muratori; 4) l’incolpevole editor einaudiana Paola Gallo stretta in una morsa non qualificabile tra entusiasti entusiasmanti Paolo Giordano e Michela Murgia.

A Libri come per ascoltare di libri – Carlo Mazza Galanti

Non so come ringraziare Carlo Mazza Galanti, che su Internazionale formula un elogio per me inaspettato dell’opera di costruzione di senso, che si cerca di compiere presso i tipi de Il Saggiatore. Questa analisi è compiuta coinvolgendo direttamente il direttore editoriale, Andrea Gentile, e il sottoscritto in una precisa ricezione di quanto sperabilmente si tenta di compiere a livello di testi e rimandi tra gli stessi. Recensendo lo splendido romanzo (post)storico “La Mappa”, ultima opera firmata da quel talento scatenato che è Vittorio Giacopini, l’insigne francesista e intellettuale militante a tutto tondo regala ben più dell’alimentazione, quotando il lavoro saggiatoriano con queste parole: “Il buon lavoro eseguito negli ultimi anni da Giuseppe Genna e più recentemente da Andrea Gentile (rispettivamente editor e direttore editoriale, entrambi scrittori, entrambi mossi di un’idea alta e per nulla scontata di letteratura) ha fatto della casa editrice milanese storicamente legata alla saggistica un punto di riferimento per la narrativa di qualità, e non ultimo per la narrativa italiana.Troviamo autori bravissimi e difficilmente catalogabili come Filippo Tuena, Davide Orecchio, lo stesso Giacopini, o Paolo Sortino (che passa da Einaudi al Saggiatore con il suo atteso secondo romanzo, “Liberal”, in uscita a inizio maggio), accanto a libri più obliquamente e rischiosamente pop, come il romanzo del regista horror Lucio Fulci, o quello della band culto demenziale I Camillas”. Davvero: grazie. Che qualcuno individui questo tentativo di apertura verso lettrici lettori e letterature davvero remunera affettivamente e intellettualmente. Perdonate il prolasso narcisista.
from Facebook http://bit.ly/19LwebT

March 23, 2015 at 08:26PM

Non so come ringraziare Carlo Mazza Galanti, che su Internazionale formula un elogio per me inaspettato dell’opera di costruzione di senso, che si cerca di compiere presso i tipi de Il Saggiatore. Questa analisi è compiuta coinvolgendo direttamente il direttore editoriale, Andrea Gentile, e il sottoscritto in una precisa ricezione di quanto sperabilmente si tenta di compiere a livello di testi e rimandi tra gli stessi. Recensendo lo splendido romanzo (post)storico “La Mappa”, ultima opera firmata da quel talento scatenato che è Vittorio Giacopini, l’insigne francesista e intellettuale militante a tutto tondo regala ben più dell’alimentazione, quotando il lavoro saggiatoriano con queste parole: “Il buon lavoro eseguito negli ultimi anni da Giuseppe Genna e più recentemente da Andrea Gentile (rispettivamente editor e direttore editoriale, entrambi scrittori, entrambi mossi di un’idea alta e per nulla scontata di letteratura) ha fatto della casa editrice milanese storicamente legata alla saggistica un punto di riferimento per la narrativa di qualità, e non ultimo per la narrativa italiana.Troviamo autori bravissimi e difficilmente catalogabili come Filippo Tuena, Davide Orecchio, lo stesso Giacopini, o Paolo Sortino (che passa da Einaudi al Saggiatore con il suo atteso secondo romanzo, “Liberal”, in uscita a inizio maggio), accanto a libri più obliquamente e rischiosamente pop, come il romanzo del regista horror Lucio Fulci, o quello della band culto demenziale I Camillas”. Davvero: grazie. Che qualcuno individui questo tentativo di apertura verso lettrici lettori e letterature davvero remunera affettivamente e intellettualmente. Perdonate il prolasso narcisista.

March 23, 2015 at 08:16PM


E dunque ieri I Camillas a Milano: tante bellissime persone alla Salumeria del design per ascoltare annusare mangiare toccare vedere la stralunata tragicità comica e limbale di questo duo, il cui nome è legione, che fa della pura metafisica bambina un’opera d’arte. E’ stato presentato un nuovo brano, che nel suo secondo segmento raggiunge apici di dramma impressionante, nonostante coi Camillas si rida: si ride tantissimo, quindi si continua a essere, la morte non esiste, ciononostante esiste. Ed esistono i fantasmi, i discoli, i briganti, Robert Walser e Giovambattista Marino, gli amorosi sensi e le affinità elettive che decidono in primarie chi si candida, rispulendosi tantissimo. Io sudavo. E’ stato bellissimo: grazie, Camillas; grazie, Mirko e Topazio; grazie, persone intervenute, amici poetici e comici cinofili, ciancicando ci cimentiamo in cimici e ciniglie. Grazie. Era presentato anche il loro libro “La rivolta dello zuccherificio” (Il Saggiatore), tutto è importantissimo e decisivo, poiché non serve a niente, non servire a niente è il valore aggiunto, che subito leviamo. Dài: grazie.
(Ovviamente, quelli che hanno segnalato la partecipazione all’evento non sono venuti e, insieme a quelli che hanno proprio ignorato l’avento, li banno tutti: TUTTI).
Nella foto Kowalski, il sottoscritto e i due Camillas, cioè Mirko e Topazio, che non stanno affatto davanti alle telecamere di ITALIA’S GOT TALENT su Sky, ascoltano una lettura sincronica di un brano dal libro camillico, effettuato da due ardite volontarie).

da Facebook http://on.fb.me/1Huk7gZ

March 23, 2015 at 08:19AM

E dunque ieri I Camillas a Milano: tante bellissime persone alla Salumeria del design per ascoltare annusare mangiare toccare vedere la stralunata tragicità comica e limbale di questo duo, il cui nome è legione, che fa della pura metafisica bambina un’opera d’arte. E’ stato presentato un nuovo brano, che nel suo secondo segmento raggiunge apici di dramma impressionante, nonostante coi Camillas si rida: si ride tantissimo, quindi si continua a essere, la morte non esiste, ciononostante esiste. Ed esistono i fantasmi, i discoli, i briganti, Robert Walser e Giovambattista Marino, gli amorosi sensi e le affinità elettive che decidono in primarie chi si candida, rispulendosi tantissimo. Io sudavo. E’ stato bellissimo: grazie, Camillas; grazie, Mirko e Topazio; grazie, persone intervenute, amici poetici e comici cinofili, ciancicando ci cimentiamo in cimici e ciniglie. Grazie. Era presentato anche il loro libro “La rivolta dello zuccherificio” (Il Saggiatore), tutto è importantissimo e decisivo, poiché non serve a niente, non servire a niente è il valore aggiunto, che subito leviamo. Dài: grazie.

March 22, 2015 at 12:38PM


Amiche amici della Milano, venite tutti tutte stasera alle 19 a questa salumeria della Salumeria del design del Design a Milano in via Stazio 18, dove I Camillas presentano e concertano dalle 19, stasera, nella città Milano. Dài, venite. Essi, Camillas, stanno infatti diventando famosissimi, grazie alla partecipazione a “Italia’s got talent” (guardali: http://on.fb.me/1B1Dozh) e all’appello a trovare i Camilla lanciato da Gino Assante e Ernesto Castaldo nel pieno della puntata seguitissima della famosa WebRadio della Repubblica (http://bit.ly/1B1C53h). Essi suonano e cantano da molto ridere stile bambini. Potete assaggiare questi suoni bellissimi bambini, che sollevano i FANS antidolorifici, nella compilation che prevede che ascoltate tutti i Camillas qui: . E’ come se cinquecentomila leoni vi saltano addosso per leccarvi i baffi anche se siete donne, non depilate. Vi fanno le coccole di primavera nell’aria, qualcosa di antico: pascolano, sono pascoliani. Quindi dalle 19 presentano persino un libro scritto da loro “La rivolta dello zuccherificio”, deliziuosi racconti romanzo editi presso i tipi de Il Saggiatore: eccezionale. Informazioni su questo libro che si presenta alle 19 in quella salumeria fatta dai designer: http://bit.ly/1H40Tvd. Bene, quindi venite. Dalle 19 presentazione e poi ovviamente incredibile CONCERTO. Se non vi vedo lì a una a uno, vi spacco i menischi con una telemetria a distanza, STAI ATTENTO CHE TI FACCIO UNA ARTROSCOPIA SU DUE PIEDI, che ti levo così la spina calcanea, quindi: vieni, camminare non ti fa più male ai piedi. Anche Giorgio Agamben viene, quindi venite.
I Camillas sono qui su Facebook questi due: Mirko e Topazio.

da Facebook http://on.fb.me/1CLFjOq

March 22, 2015 at 12:33PM

Amiche amici della Milano, venite tutti tutte stasera alle 19 a questa salumeria della Salumeria del Design a Milano in via Stazio 18 (http://bit.ly/1FJWmPZ), dove I Camillas presentano e concertano dalle 19, stasera, nella città Milano. Dài, venite. Essi, Camillas, stanno infatti diventando famosissimi, grazie alla partecipazione a “Italia’s got talent” (guardali: http://on.fb.me/1B1Dozh) e all’appello a trovare i Camilla lanciato da Gino Assante e Ernesto Castaldo nel pieno della puntata seguitissima della famosa WebRadio della Repubblica (http://bit.ly/1B1C53h). Essi suonano e cantano da molto ridere stile bambini. Potete assaggiare questi suoni bellissimi bambini, che sollevano i FANS antidolorifici, nella compilation che prevede che ascoltate tutti i Camillas qui: http://bit.ly/1H40Tvd. E’ come se cinquecentomila leoni vi saltano addosso per leccarvi i baffi anche se siete donne, non depilate. Vi fanno le coccole di primavera nell’aria, qualcosa di antico: pascolano, sono pascoliani. Quindi dalle 19 presentano persino un libro scritto da loro “La rivolta dello zuccherificio”, deliziuosi racconti romanzo editi presso i tipi de Il Saggiatore: eccezionale. Informazioni su questo libro che si presenta alle 19 in quella salumeria fatta dai designer: . Bene, quindi venite. Dalle 19 presentazione e poi ovviamente incredibile CONCERTO. Se non vi vedo lì a una a uno, vi spacco i menischi con una telemetria a distanza, STAI ATTENTO CHE TI FACCIO UNA ARTROSCOPIA SU DUE PIEDI, che ti levo così la spina calcanea, quindi: vieni, camminare non ti fa più male ai piedi. Anche Giorgio Agamben viene, quindi venite.