TRITTICO DELLA VALLIS LACRYMARUM
Vallis lacrymae pulcherrimae
Chiara acqua, che sale.
Prima casa all’inizio della nazione.
Sguardo sui due corpi itineranti nella via di sassi bianchi tra le distese di velluto e erba: uno dei due corpi è il mio.
Da dove guarda.
Valletta racchiusa tra monti oscuri bianchi, capaci di immensità tronanti. Bianca la slavina di sassi è discesa a ondata alluvionica, depositata in luogo delle antiche case in legno affumicato, senza vernici, e pietra.
Case in legno del 1600. Legno divenuto pietra. Salto di universi è la fossilizzazione.
Dalla slavina, rasoterra, sull’ampia raggiera dell’erba morta. Ricrescita non progressiva, all’istante: trifogli, sacche d’erba triturate, sature, dallo scorrere delle acque.
Argento.
Liquido mercurio, denso, stabilizzatosi col tempo.
Osservazione dalle montagne dove dormono sepolti plantigradi i titani che sempre allignano immensamente ciechi dice il fratello.
Presenza infinita dei luvini – lumaconi senza guscio rossi nella carne rettile porosa, e ciechi, con la bocca spalancata a spasimi, che si sciolgono friggendo per la chimica al semplice contatto dei grani di sale. A migliaia invadono le erbe, ciecamente le divorano.
Ruscello mercuriale su pietre levigate dall’usura e dallo scorrimento, ovoidali bianche, a salti gigantesche.
Pelle a contatto della sostanza liquida e traslucida, freddissima.
Calma.
I due viator.
Separazione del singolo silenzio dal singolo silenzio, due menti a poche pertiche di distanza l’una dall’altra, ridotte alla medesima contemplante nullità e stupite.
Fondamento amoroso del convivere civile, fraterno, solitario. Esso lo stare del mondo.
Perché esso sta?
Cosa è “amore”.
Ripetuto, infinitudine di ripetizioni. Divenuto parola, decaduto nel fiato. Non pensamento ripetendo vocalmente le lettere, emissione fonica che si svuota nell’arco delle ere (esse stesse titani ciechi privi di amore, le ere enormi luvini). Dissepolta a distanza di epoche grazie alla lineare A, alle tavolette vergate di scrittura cuneiforme. Storie di titani, ed epiche. Membra dell’uomo-dio di carne di luce si fonde con la roccia delle pareti al gelo alla fine del mondo, sui colossi della Scizia.
Un’offuscata specie cui ho fornito un’offuscata forma di speranza.
L’alloggio era un buco nel terreno.
Albe e tramonti – una difficoltà il comprenderli.
Finché di fronte a me venne la Donna-Vacca della forma dell’aurora dolce, sfibrata la carne, pesante il corpo che non si riconosce se non deforme, Donna-Vacca spronata dal tafano in luogo del bovaro morto coperto di miliardi d’occhi. Donna-Vacca che camminerai al limite dei mondi, fino alle creste che costeggiano l’abisso, la fine è tuo figlio, la tua colpa è l’amante, il tuo fio è la legittima consorte. Potenze del cielo despota a specchio di mercurio sopra il ruscello di mercurio.
Internamento.
Disumani silenzi.
Scizia, Slovenia.
Inutile destino, simile a Crono, della Mente-Che-Prevede. Incatenata alla parete solida di titani ivi sepolti. Quindi risorge e un figlio lontano a venire punirà il despota dei cieli. Momento che non si prevede. Scandalo.
Provai, io, un amore inestinguibile per la specie degli umani, per la mente fraterna a poche pertiche da me nel ruscello, chini a contemplare il giorno della propria fine, la specie detta “degli effimeri”, che vive un giorno.
A cui donai tutto il mio amore, questo sacrificio ci rese uguali.
Specie donata.
Donazione.
Il mondo sta.
Cosa è amore: è “che si sta”. E’.
Lampo. Accelerazione, sussunzione:
Mondo.
Universo.
Universi.
Punto-zero.
* * *
Vallis, lacryma, pulcherrima, noli foras ire, redi in te ipsum
Chiara acqua, che sale.
La prima casa all’inizio della nazione.
Valle, tappeto vegetale, sassifraga, slavina di dolomia a massi e ciottoli, bianchi oscuri.
Valle misurabile.
Valle dentro, valle mentale: non misurabile – esistente.
Bambino che sorride, quindici mesi, e poi si chiude.
Bambino mentale: il Bambino.
Il Bambino non assalito dal tempo, da me pensato che mi assale il tempo.
Non-tempo dentro-sotto il tempo.
Nel Prometeo Incatenato sui massicci alla fine del mondo, che danno sull’abisso.
Scizia. Freddo. Polo.
Profezie non utili della Mente Presciente, che offre alla specie effimera (“che vivono un giorno”) un’offuscata speranza per non essere chini a scrutare fisso il giorno della morte.
Albe, tramonti: difficile saperlo.
L’alloggio era un buco sotterra. Della specie offuscata. Specie Donata.
Non c’era il non-essere.
Non c’era l’essere.
Non lo spazio.
Cosa si muoveva? Come fece?
Dove erano – impenetrabili – le acque?
Chiara acqua, che sale.
Sussunzione fortissima accelerazione:
Mondo
Universo
Buchi nell’universo
Universi, con buchi
Universi di universi
Universo di universi
Risucchio
Sostanza
Punto-zero
* * *
Lacryma, pulcherrima, in interiore homine habitat veritas
Chiara acqua, che sale.
La prima casa all’inizio della nazione.
Scisti. Meiosi.
Scizia. Poli.
Ammissioni – senso del tempo.
Sotto giogo: ammetti. Sotto giogo: ammetti. […]
Specie Donata, specie che fu. Fu offuscata. Da effimeri.
Alta l’effemeride, alti gli anelli di Saturno sempre in mente.
Ovunque l’erba mai non è saputa.
Humilis Via Sacra, humillima via.
Mysterium aetatis.
Fioritura dei colori oltre lo spettro, oltre il rosso, il viola ultremo, anche sopra, anche sotto, anche verso l’occhio, da dove guarda.
Oh germinazione.
Fui preso da inestinto amore per il fratello, noi due figure instabili nella radianza, tremule forme elettriche a fiore di sfondo.
Così vedere a fiore della sabbia che scotta l’estate il lago inesistente, saperlo inesistente e continuare a vederlo.
Cosa è?
Profonda disciplina. Vichara.
Chi sono io che chiede chi sei tu?
La lacrima del fratello, della sorella, mai esplosa.
Mortali specie effimera che conosce i segreti dell’abbraccio.
Labbra, dentatura bianchissima che sorride nel buio.
Tu parte di una mano, tenta nel buio.
Candela, breve, soffia.
Piccino.
Locus poenae. Indietro, avanti: a partire da dove? Quando: a partire da quando?
Chi è l’uomo nella mente che mi corre incontro e avverte, la mano tesa nell’aria irreale, nella vasta piazza bianca?
Letta, vista, la sassifraga.
Sassifraga ti ho perduta.
Libri chiusi.
Sorelle addio.
Nomi, forme.
Non parla più.
Reptazioni.
Ozoni.
Serie di numeri sussunta.
Mi muovo in lui, respiro in lui.
Grande madre ritrovata, tu, segreto dell’abbraccio
Specimen iuventutis.
Specimen coeleste.
IO ADESSO AZZERAVA TUTTO
[…]