La storia della morte e della transutanziazione del padre: il libro più intimo del Miserabile. Pubblicato in doc e pdf, in html multimediale, e in cartaceo attraverso Lulu.com (un libro vero, il prezzo è stampa e spedizione). Un abbraccio al lettore...
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• Il Retrovirus Quando gli italiani avranno fatto l’esperienza del Berlusconi politico, se ne allontaneranno: sarà come fare il vaccino, si creeranno gli anticorpi contro una tal politica. (Indro Montanelli)E quelli leccarono il vetrino con l'Herpes....
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• Lettera a Milly Gentile Signora D'Abbraccio,Le scrivo ancora un po' stordito per quanto è accaduto e soprattutto per quanto potrebbe ancora accadere. Lei ha da poco ritirato il Suo manifesto elettorale. Si è scusata con Boselli perché forse era inopportuno parlare di “facce...
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• Ah beh, allora Il giorno 02/apr/08, alle ore 01:40, Partito Democratico ha scritto:--E' probabile che ti siano state recapitate e-mail moleste nell'ultimo periodo inviate a nome del Partito Democratico italiano.Ci scusiamo per questo inconveniente.La politica ha raggiunto alti livelli di complessità.Le ideologie sono...
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Prescindendo dall'odiosa materia che ho dovuto trattare nel mio ultimo romanzo, e dai modi in cui l'ho trattata (testimoniati dall'officina aperta prima dell'uscita, e dopo...), Hitler mi ha concesso due soddisfazioni fondamentali per uno spirito trapassato da "Clarence". La prima, come già detto, è stata l'incredibile intervista di Alain Elkann, che merita un capitolo di un prossimo libro, poiché disvela inenarrate verità del mondo dello spettacolo e delle dinastie (voi umani non potete immaginare...). La seconda, che non ha visto purtroppo la mia partecipazione fisica (per la quale avrei donato otto litri di sangue all'Avis), è stata l'inattesa, sorprendente, non programmata comparsa di Hitler da Marzullo. Ecco l'estratto della trasmissione: il critico musical-letterario Walter Mauro segnala uscita e temi del romanzo. Grazie: Marzullo serve a coronare i sogni e quindi mi aiuta a vivere!
Gentile Diretore de Machianera, noi del campo nomadi Casilino 900 de Roma voliamo protestare de la discriminazione che ce fate tuti i giorni che ce scambiate per i zingari ma noi non siamo i zingari queli sono i Rom che sono dilinquenti noi siamo zingari veri che stiamo qua in vostra bela città e faciamo qualche lavoreto pe campà qualche gioco dele tre carte che mentre guardi i bambini te portano via il portafolio però e un gioco e poi te lo restituiamo mica come i Rom che se lo tengono queli sono dilinquenti e poi noi faciamo altre cose buone vendiamo i fiori ali inamorati nel ristorante i fiori che li prendiamo al cimitero mica li rubiamo e poi se non li comprano li faciamo un altro gioco li diciamo le parole sotovoce che quando tornano a casa pe scopà non ci riescono però e un gioco che ce lo insegnano le nonne ma non fa niente anche noi dobiamo campà e poi faciamo altre cose però Gentile Diretore io sono cosovaro se propio dovete veni' co le ruspe magari andate nella parte est del campo a butà giù le barache dei bosniaci che propio me stanno sul cazzo e i macedoni te li racomando forse se salvano i montenegrini ma li discriminate ancora de più perché credete che sono picoli negri de montagna e invece sono zingari come noi ma no come i Rom eh queli sono dilinquenti noi siamo brava gente che se vieni qua faciamo una festa e te facio scopare anche mia figlia e invece i Rom te fanno la festa. Gentile Diretore se parli col nuovo sindaco diciglielo che noi voliamo restare e per favore mandate le ruspe solo ai bosniaci che mi hano scipato un portafolio che lo avevo trovato per caso in centro.
- Cavaliere, noi del PD si pensava... e se per caso istituzionalizzassimo il nostro ruolo nel Regolamento del Senato? - Ma guarda... Stavo proprio pensando anch'io ad uno Statuto per l'Opposizione! - Che ne dice se noi iniziassimo ogni intervento con "mi consenta"? Potremmo metterlo come prima norma! - E noi potremmo armonizzare le vostre tesi con le nostre dicendo "ma anche"! - Mi consenta, qui si fa l'Italia! - Ma anche gli italiani!
Ormai pare assodato, Se Sgarbi è uno sgarbato, Travaglio è un travagliato.
Però sono dubbioso: Se Fazio è uno fazioso, Schifani?
(l'autore si dissocia preventivamente da qualsiasi ulteriore rima possa essere generata con questa metrica; si dissocia dai possibili significati ricollegabili alle parole soltanto per una mera convenzione linguistica; si scusa infine con il direttore generale della Rai per non averlo fatto intervenire, ma qui avrebbe creato soltanto confusione)
Tutti pronti i concorrenti del Nuovo
Governo in onda sulla rete Italia dalla prossima settimana.
Diciassette in tutto i concorrenti di
questo nuovo reality show che rimarranno in gara per cinque anni e
dovranno superare le molte fantasiose prove a cui saranno sottoposti
dal conduttore Berlusconi affiancato per l'occasione da quattro
giovani ragazze chiamate le Ministrine.
“Una grande novità” fanno
sapere gli autori della trasmissione “perché le Ministrine
non dovranno solo ballare e sorridere di fronte alle telecamere, ma
potranno a loro volta partecipare al gioco per vincere un fine
settimana ad Arcore in compagnia di Berlusconi. Tutto ovviamente,
dipenderà dalla loro capacità di farsi notare il meno
possibile”
Tra i concorrenti più agguerriti
invece c'è sicuramente Calderoli che per facilitare i
cittadini, ha già proposto di cambiare nome del nostro paese
da Italia in Mediaset mentre è Mara Carfagna, neo Ministrina
della Pari Opportunità, che si distingue subito dalle altre
ragazze promettendo che presenterà quanto prima una proposta
di legge per offrire a chiunque l'opportunità di fare un sexy
calendario.
D'altra la Carfagna non è un
volto nuovo della tv anche se molti la ricorderanno, più che
per il volto, per le tette generosamente offerte dalle pagine del suo
calendario ma è proprio quando si fa sul serio che non c'è
niente di più autorevole dell'immagine della sempre bella
rassicurante e tradizionale mammella del sud. Neanche il nordico
stacco di coscia con giarrettiera della Brambilla che infatti è
stata trombata dal nuovo governo.
“Grazie a conoscenze dirette o a contatti con le maggiori agenzie del settore il personaggio che più vi sta a cuore non rappresenta per voi un sogno proibito: basta contattarci e provvederemo nel più breve tempo a darvi disponibilità e condizioni”.Star of the Year
- Capitano Priebke, vuol partecipare al nostro concorso di bellezza? - Sì, mi piacerebbe, ma non so se posso. Sa, per quanto mi mantenga bene, ho una certa età… - Ma che ha capito? Dovrebbe far parte della giuria. - Ah davvero? Sono onorato. Fa piacere che voi italiani abbiate finalmente deciso di selezionare la razza. - In effetti, la selezione è stata durissima. Per la finale abbiamo una rosa di candidate veramente notevoli. Certe gnocche… - Gnocche? Ma oggi non è giovedì… Comunque sappia che in genere io salto il primo. - Lasci perdere. Dicevamo della selezione… - Ach so... Insomma, come fate a vivere con tutti questi zingari, ebrei, omosessuali e comunisti che ci sono in giro? - I comunisti li abbiamo finalmente fatti fuori. E con loro anche gli omosessuali. Almeno così sembra. - Questo è parlare! E poi? - Per gli zingari, il nuovo governo si sta attrezzando. - Ohh, finalmente l’Italia ha deciso di cambiare! - Non solo. In giro c'è una nuova gioventù con sani valori e soprattutto una buona educazione! - Spero che i vostri giovani rispettino l'educazione ma sappiano anche farla rispettare! - Sicuro! Se ti chiedono educatamente una sigaretta e tu non gliela dai, giù botte! - Wunderbar! E per gli ebrei che programmi ha il nuovo governo? - Ehm, veramente… - Sì? - Il governo è stato votato anche da… loro… - Cooosa?? - Però democraticamente, eh. - Ma… ma… che dicono i camerati? - Beh adesso nell'ambiente va molto di moda Israele… Ma torniamo al nostro concorso... Allora accetta? Gli sponsor attendono la sua risposta. - Guardia! Fatemi rientrare! Qua fuori c’è un’aria irrespirabile! Peggio di una camera a gas!
Roma - Per il prossimo luglio entrerà in vigore la nuova legislazione sulla mobilità. Chi prenderà la patente, per un anno, non potrà guidare utilitarie come la Smart, la 500, la Citroen C1, la Toyota Aygo, la Peugeot 107. Ma potrà liberamente scegliere la sua prima auto tra i fuoristrada più grandi come Nissan Patrol, Land Rover Defender, Mitsubishi Pajero 3200, ecc. Si tratta di uno degli ultimi provvedimenti di un governo di sinistra che voleva farvi sembrare più ricchi. Ma voi non l'avete capito, brutti ingrati e pezzenti che non siete altro.
Te lo dico io che vince Rutelli perché Alemanno sta sulle palle a tutti e poi non ha mai fatto il sindaco e poi quelli del centro destra vogliono dimostrare che sono pluralisti e democratici e che gli danno il contentino così il centrosinistra ce lo siamo giocato politicamente e poi mica vorrai far tornare i fasci ma che non te li ricordi i fasci e poi Alemanno è un pariolino.
Te lo dico io che vince Alemanno perché Rutelli sta sulle palle a tutti anche a quelli del centro perché s'è inventato la Metro C e poi non ha fatto le prove di impatto ambientale così per dare un contentino al Vaticano ci siamo giocati il centro non solo politicamente e poi mica vorrai far tornare Rutelli ma che non te lo ricordi Rutelli e poi Rutelli è un pariolino.
Quando gli italiani avranno fatto
l’esperienza del Berlusconi politico, se ne allontaneranno: sarà come
fare il vaccino, si creeranno gli anticorpi contro una tal politica. (Indro Montanelli)
Assassini! Avrete sulla coscienza tutti quei pulcini.
Dal momento che mi preme da parecchio e non ho mai avuto tempo e occasione per scriverla, aggiungo una cosa: che cazzo di nome è, per una lista, "Aborto? No grazie!"? Come se esistesse un'alternativa "Aborto? Uhm... Massì! Sai che ora che mi ci fai pensare ne avevo proprio voglia?" o "Aborto? Come no! Però questa volta offro io".
Gentile Signora D'Abbraccio, Le scrivo ancora un po' stordito per quanto è accaduto e soprattutto per quanto potrebbe ancora accadere. Lei ha da poco ritirato il Suo manifesto elettorale. Si è scusata con Boselli perché forse era inopportuno parlare di “facce da culo” rafforzando il claim con un visual come il Suo culo vero. Sarebbe stato un complimento fin troppo generoso per la concorrenza e non si fanno di questi regali a gente che non li merita. Alla fine, anche il direttore di Macchianera ha ritirato il mio post ormai vecchio che a quell'affissione si riferiva. Tutto è bene quel che finisce bene. Invece no. Trovo necessario tornare sull'argomento perché è di una gravità inaudita. Perfino il quotidiano spagnolo El Mundo di oggi se n’è occupato.
Lunedì: spremuta di pomodori freschi Martedì: insalata di uova e prezzemolo Mercoledì: chiusura infrasettimanale Giovedì: agrumi misti e frutta di stagione Venerdì: cicoria e sedani a gambo lungo Sabato: bignè alla crema
Poi uno si chiede perchè Giuliano Ferrara non rinunci ai comizi per il suo fantomatico partito.
Il giorno 02/apr/08, alle ore 01:40, Partito Democratico ha scritto:
-- E' probabile che ti siano state recapitate e-mail moleste nell'ultimo periodo inviate a nome del Partito Democratico italiano. Ci scusiamo per questo inconveniente. La politica ha raggiunto alti livelli di complessità. Le ideologie sono remixate in accordo coi sondaggi, le promesse toccano gli istinti più bassi, i mezzi di comunicazione bersagliati di messaggi generati casualmente. Insomma, proprio come lo spam.
Peccato non esistano filtri efficaci.
Le porgiamo i nostri più distinti saluti.
Abbiamo ripristinato il sito www.partitodemocratico2008.org Ultime suonerie disponibili. --
Si chiama zero a zero. Pari e patta. Fifty-fifty. In altre parole, stallo. Chiunque vinca le elezioni non potrà facilmente riformare l’Italia. Si troverà davanti un Paese spaccato in due: da una parte i fessi, dall’altra i furbi. Come possono dialogare e mettersi d’accordo questi due grandi partiti popolari italiani se per anni, ma che dico, secoli, si sono contesi il territorio con una lunghissima guerra civile strisciante? Forse attraverso un sofferto compromesso in virtù del quale i furbi accetterebbero di essere un po’ più fessi e i fessi si farebbero un po’ più furbi? Impossibile. Questo è ciò che pensano i fessi (non a caso sono fessi). La storia dimostra che anche quando accettano di trattare, all’ultimo momento, i furbi hanno un improvviso guizzo di furbizia. Non lo fanno neanche apposta, poverini. Diciamo che per un maledetto automatismo gli parte un colpo di reni e per l’ennesima volta lo mettono in culo ai fessi.
Dopo la Corea, anche il Giappone ha fermato le importazioni di mozzarella campana ed ha chiesto all’Italia una lista delle aziende a rischio. Era prevedibile, visto che i giapponesi vengono definiti “i tedeschi d’Oriente”. La cosa preoccupante è che nemmeno i coreani, che invece vengono definiti “i napoletani d’Oriente”, si fidano dei nostri napoletani. Siamo proprio messi male.
Scoperta sensazionale: un gruppo di scienziati gay americani ha scoperto il gene che rende le persone dei cristiani. Finalmente niente più sensi di colpa: se tuo figlio diventa credente non dovrai più chiederti cosa hai fatto di sbagliato come genitore.
Sono circa 140.000 i bambini “uccisi
“ ogni anno nel nostro paese a causa della legge 194 sull'aborto e
sono invece circa 1.400 i lavoratori che ogni anno si “suicidano”
a causa della legge 626 per la sicurezza sul lavoro. Numeri
impressionanti se si pensa che la proporzione è di 1/100 e che
basterebbe ridurre il numero degli omicidi per incrementare quello
dello suicidi.
La pensa così Giuliano Ferrara
con la sua battaglia contro l'aborto ma la pensa così anche
Emma Marcecaglia, che nel suo esordio come neo presidente della
Confindustria, si dichiara subito contraria ad una logica delle
sanzioni in tema di sicurezza sul lavoro.
La 626 infatti è una legge
vecchia di oltre dieci anni che tra l'altro non tiene conto dei
progressi fatti dal mondo del lavoro in quest'ultimo decennio e ormai
in grado per esempio di riconoscere lo status di lavoratori in
regola, persino a precari con contratti di collaborazione anche solo
di pochissimi mesi. Non si parla però, almeno in questa prima
fase, di abolizione, ma di applicazione integrale della legge 626 che
in fatto di sicurezza prevede tra l'altro l'assunzione di importanti
responsabilità anche da parte dei lavoratori a quali per
esempio, in presenza di queste nuove tipologie contrattuali, viene
ancora negata la possibilità di essere riconosciuti
pienamente responsabili della loro sicurezza.
Una situazione questa che può
essere risolta solo trovando finalmente il coraggio di ammettere che
la legge 626 è una legge contro ai lavoratori, privati della
possibilità di esprimere al meglio la loro ingegnosità
per sopravvivere, ma soprattutto costretti a vedere sminuito il ruolo
per il quale sono stati scelti.
Le donne sono nate per essere madri e i
lavoratori per lavorare, basta con queste leggi che ci impediscono di
svolgere al meglio la nostra funzione.
Dopo che era già partita la campagna di lancio basata sull’assoluta stabilità del programma rispetto ai competitor e sulla capacità di stracciarli (più o meno direttamente), si è scoperto che Berlusconi 3.0 ha un grosso bug. Ma proprio grosso. Si chiama Ciarrapico 1.0. A nulla vale l’estetica delle nuove componenti di sistema: quando Ciarrapico entra in conflitto s’impalla tutto e tocca riavviare. Fini fornitori di hardware hanno messo subito le mani avanti dicendo che non ne sapevano nulla e che ne farebbero volentieri a meno. La casa madre ha replicato che invece Ciarrapico 1.0 è molto utile sul piano multimediale. Anzi, indispensabile. Ma, si sa, il pubblico degli users tradizionalmente refrattario all’innovazione, dovendo per forza decidere quale sistema operativo adottare, alla fine sceglie quello che offre il migliore rapporto fra costi (c’è sempre un prezzo da pagare) e benefici (quelli sono assolutamente uguali). Ci si chiede se la piattaforma programmatica Berlusconi 3.0 sia in grado di reggere comunque il bug, essendo dotata di triplo processore, oppure si pianterà non appena installata. Gli osservatori osservano (e che altro possono fare?) che Veltroni 1.2.1 non ha di questi problemi, ce la può fare. Lo dice anche lo slogan. Ma non sono stati ancora fatti test di compatibilità fra due componenti forse poco attraenti da un punto di vista grafico ma nondimeno decisive: Binetti 1.0 e Bonino 2.0 (quest’ultima è una beta version, quindi parecchio instabile e può creare danni al sistema). Dice: “Si vabbè ma Veltroni 1.2.1 lavora su un’architettura aperta, open source” quindi, se ci sono problemi, c’è sempre un bellissimo dialogo con la community. Ma le avete lette almeno le caratteristiche del programma? È un altro sistema proprietario. Open source, ‘sta cippa.
Oltre il 50% della popolazione mondiale è “femmina”.
La femminilità è un disturbo che ha origine genetica
e colpisce lo sviluppo degli organi sessuali maschili.
Essere femmina significa essere
mensilmente affetti da ciclo mestruale, da repentini cambi di umore,
da due protuberanze che spuntano improvvisamente sul petto e da molti
altri disturbi che compromettono pesantemente l'attività degli
uomini che si trovano nella condizione di essere nati femmine.
Negli uomini affetti da questo
disturbo, inoltre, è spesso riscontrato uno sviluppo eccessivo
della loquacità, un cattivo funzionamento intestinale e nei
casi più gravi si può assistere persino l'insorgere di
disturbi di doppia personalità che sovente si risolvono con la
dolorosissima pratica del parto.
Per questo l'otto marzo è la
giornata dedicata alla condizione femminile, perché la ricerca
può fare molto per debellare questa triste condizione ed è
per questo che abbiamo bisogno anche di te.
Domani l'associazione Vaticana che da
oltre duemila anni si occupa di debellare questa condizione
dell'uomo, sarà presente in oltre 10.000 chiese in Italia con
le sue “corone di mimose”.
Acquistala e il tuo contributo servirà
a sostenere la ricerca che ci aiuterà a conoscere di più
sulle origini di questo disturbo e su come combatterlo.
La prevenzione può fare molto,
una diagnosi precoce si rivela nella maggior parte dei casi efficace,
ma dobbiamo fare di più.
Aiutaci anche tu a dire “donna? No
grazie” perché essere tutti uomini si può, dipende da
te.
Scrive Stefano Disegni e Macchianera non solo concorda, ma con estremo piacere pubblica:
Non so voi, ma per me quest'uomo ha passato i limiti della decenza. Questo e altro sul mio sito www.stefanodisegni.it, con ultimi aggiornamenti. Se siete curiosi, andateci, benvenuti in casa mia. Che la Forza sia con voi.
Mi pare ovvio, quelli offrono 45 miliardi di dollari e cosa si aspettano come risposta? YAHOO! (E invece no, Yahoo! è la domanda. Fuck you! è la risposta)
Prendetela come una gran bella notizia, questa del no a Microsoft. A meno che non siate favorevoli all'idea di una finestra di messaggio che, ogniqualvolta cerchiate termini quali "big tits", "fine ass" o "squirting", vi avvisi che:
Devo ammettere che non condivido
affatto il catastrofismo con il quale si fa informazione nel nostro
paese, soprattutto in un momento delicato come questo nel quale basta
davvero un niente per accendere la scintilla della polemica. Inutile
rammentare a tal proposito a quali gravissime conseguenze ci ha
condotto la notizia dell'arresto della Presidente del Consiglio della Regione
Campania la cui unica colpevolezza accertata è quella di
essere cattolica, reato, per altro, depenalizzato bilateralmente da
tutte le forze politiche.
Per chi non lo sapesse, questo è l'indirizzo del consiglio regionale campano. Al quinto piano gli uffici del gruppo Popolari Udeur, al ventesimo gli uffici della presidenza del consiglio. Ora: provando a telefonare ai centralini di questi uffici, se il segnale è "occupato", è un buon segnale. Ma oggi era semplicissimo collegarsi. La risposta di rito:"Sono ancora libero!" Poi, però c'è stato il fuggi fuggi generale. Alle 14 i due piani erano completamente deserti. Le dicerie degli untori: "Prodi ci ha preso in giro! aveva detto che per la munnezza avrebbe mandato l'esercito e qui sono venuti i carabinieri" "Mastella ha fatto l'indulto per svuotare le carceri... e fare posto ai suoi"
(seguono aggiornamenti) Benevento, stadio Santa Colomba, partita di Coppa Italia serie C tra Benevento e Martina. Solo un centinaio di spettatori. Gli altri sono tutti... a casa.
Scoperto il segreto dell'imperturbabile ottimismo del presidente
Napolitano. Una rarissima forma di Alzheimer gli fa ascoltare,
ovunque si trovi, la canzone "Ob-La-Di Ob-La-Da".
* senza contare che, solo nelle prime tre marcature del Napolitano
pessimista, sono omologati significativi: "E Napolitano non sembra
pessimista" e "Napolitano ha invitato a superare ogni pessimismo".
Finalmente, dopo un 2007 di incertezze
e malesseri causati dal transito di Prodi in Palazzo Chigi, ecco che
il 2008 si apre sotto gli influssi positivi del passaggio di una
riforma elettorale della quale beneficeranno un po' tutti i partiti.
Grandi cambiamenti in vista per i nati nel segno del Partito
Democratico che nel 2008 troveranno la forza per redigere un vero
programma di governo, e qualche possibilità anche per i nati
sotto Alleanza Nazionale che dopo aver transitato per anni nella Casa
delle Libertà, potranno finalmente contare per il 2008 sugli
influssi positivi del transito di Venere in grado di offrire
indimenticabili momenti di felicità talare. Un anno difficile,
invece, per i nati sotto il segno della Cosa Rossa che dopo aver
perduto la falce e il martello non potranno più contare
neanche sugli influssi cromatici del pianeta Marte rischiando così
di ritrovarsi soltanto una Cosa che nessuno sa esattamente Cosa sia,
e molte incertezze anche per i segni d'AIR, con ascendente Alitalia
costretti nel 2008 a fare i conti con i periodi di Luna Storta degli
anni precedenti.
Anno strepitoso poi per la Vergine:
dopo le stragi familiari che hanno caratterizzato il 2007, sarà
lei la protagonista assoluta di un nuovo stile di vita per molte
donne, e occhio anche al transito di Uranio nel proprio segno che
tutto sommato, per quanto impoverito, pare molto meno pericoloso di
un'acciaieria e più sopportabile di una qualsiasi Lega.
Infine, secondo l'oroscopo cinese, il
2008 sarà l'anno del Topo tanto che Lamberto Dini già
rivendica una posizione di prestigio: “ad ognuno il suo, se
Mastella ha impersonato l'anno del Cinghiale, quest'anno nessuno può
fare meglio di me”.
Il 2008 saprà sorprendervi tutti. Sul letto di morte.
Gennaio: secondo i telegiornali, si tratta del gennaio più freddo da quando esistono i telegiornali. Febbraio: la Marvel annuncia l'uscita dell'ultimo numero dei protocolli di Kyoto. Marzo: un gruppo di turisti francesi avvista un ghiacciaio a Courmayeur. Nessuno fa in tempo a scattare foto. Aprile: sulla copertina del Time compare Alfonso Pecoraro Scanio come 'Uomo dell'anno 2008'. Maggio: IV Congresso Mondiale dei Metereologi a Honolulu. "Situazione drammatica - dichiarano - ha piovuto per tutto il weekend". Giugno: la diocesi di Miami difende i sacerdoti di un parco acquatico, accusati di aver violentato un giovane delfino. Luglio: la Fiat brevetta la nuova auto a emissioni zero. Va a incentivi governativi. Agosto: a causa del forte caldo, si stacca un gigantesco pezzo di Giuliano Ferrara. Settembre: il governo degli Stati Uniti mette l'Alaska su e-bay. Base d'asta: l'Iran. Ottobre: violenta ondata di gelo investe la Francia. I parigini trovano rifugio nelle banlieu. Novembre: il nuovo film di Al Gore al primo posto nelle classifiche degli incassi Usa. Florida esclusa. Dicembre: preoccupante bug per Google Earth. Scoppia in lacrime.
Una buona notizia per il 2008: l'Uomo Ragno sarà il nuovo alleato dei caschi blu dell'Onu. L'accordo
prevede che Spiderman, percepita grazie ai suoi poteri di ragno una
qualche crisi internazionale, si travesta da Peter Parker e vi accorra
in monopattino.
Le primule non son fiorite e le ciliege
non sono mature.
Moriremo tutti per colpa della
tropicalizzazione del clima ma non succederà in questo fine
settimana per il quale è previsto un clima nelle medie
stagionali.
I negozi questa domenica sono ancora
chiusi per cui nessuna corsa ai regali di Natale e nessuna corsa
neanche per le vie delle nostre città perché le
maratone, le mezze maratone e le maratoncine, ce le siamo già
corse tutte nei mesi scorsi. Via anche le bici acquistate per
partecipare con la famigliola alle domeniche ecologiche; per questo
fine settimana non sono previste simili iniziative per cui il pane
tocca andare a comparlo in SUV.
La stagione dei Pride Day mi pare poi
che per quest'anno si sia conclusa con la manifestazione delle donne
di sabato scorso a Roma. A meno che dopo la famiglia, i gay, le
prostitute, i pedofili, le donne, gli extracomunitari, i padani, i
siciliani, i gatti col pelo nero e via dicendo non vogliano sfilare
anche i tacchini. Ammesso che trovino ancora una lettera
dell'alfabeto libera per rappresentare il loro orgoglio aviario.
Mi pare che siamo a posto anche sul
fronte della richiesta di una maggior tutela per qualsiasi cosa e
l'opinione pubblica l'abbiamo sensibilizzata su talmente tanti
argomenti che ormai viviamo in una società con i nervi
scoperti.
Abbiamo protestato e contestato tutto e
la settimana successiva abbiamo firmato e votato nuovamente tutto.
Svelato tra l'incredulità
generale il quarto segreto di Fatima. Dopo la moltiplicazione del
prezzo del pane e del quantitativo di capelli in testa, Berlusconi
annuncia al mondo intero di aver scoperto dove si trova il famoso
punto G : “il punto G delle donne è l'ultima lettera di
shopping”. Delusa Maria Vittoria Brambilla che dichiara “dopo
tanta dedizione speravo si trattasse della G delle mia giarrettiera”
mentre Calderoli chiede l'immediata espulsione di Fatima dal nostro
paese “fuori gli stranieri pericolosi per la sicurezza dei
cittadini italiani” e poi si chiede “ma che significa shopping?”.
Dura la condanna delle autorità
ecclesiastiche “abbiamo appena riconosciuto alle donne l'anima e
già chiedono il riconoscimento del punto G, se andiamo avanti
di questo passo finirà che un giorno chiederanno di ragionare
con la loro testa”. Pronte però le rassicurazioni di
Berlusconi “in verità vi dico che ogni donna sogna di
diventare una velina e io lotterò fino alla fine dei miei
giorni per realizzare il loro sogno”.
Silenzio invece da parte degli
esponenti di governo che dopo questa rivelazione si interrogano sulla
possibilità di tutelare i ministeri senza portafoglio in mano
alle donne. Si tratterebbe come al solito di un restyling sul nome:
da ministeri senza portafoglio a ministeri senza carta credito.
Soddisfatto infine il parlamentare
Luxuria “lo dicevo io che la sessualità degli esseri umani
la si deve stabilire sulla base delle proprie inclinazioni” a cui
ribatte risentita la Santanchè “Non diciamo sciocchezze, c'è
una bella differenza tra il punto G di Luxuria e quello della mia
borsa di Gucci”.
Dopo anni di duro lavoro e di ambizioni
frustrate qualcuno si è accorto della pena dei poveri blogger
e con imperdonabile ritardo ha finalmente pubblicato il libro che
racconta la loro storia.
So già che molti blogger sono
riusciti a riversare su carta stampata il sudore del loro lavoro e
molti che già sudavano su carta stampata hanno voluto
secernere anche virtualmente aprendo un proprio blog, ma quest'opera,
uscita in sordina, è diversa da tutte le altre perché a
differenza di tutte le altre racconta di come il blog abbia cambiato
la vita di chi ha deciso di aprirne uno.
Finalmente insomma, un'opera seria e
approfondita che tramite la testimonianza diretta di chi vive la
condizione di blogger, è in grado di introdurre anche il
pubblico più disattento alle gioie, alle soddisfazioni e ai
tormenti del magico mondo della blogsfera.
Un'operazione di sensibilizzazione
dell'opinione pubblica che con semplicità e delicatezza
affronta un tema ancora ostile per molti e offre in contemporanea la
possibilità a chiunque di capire il perché alcuni
affrontano una scelta di vita così estrema.
E ora un'unica raccomandazione,
affrettatevi ad ordinarlo perché ancora la notizia non è
stata pubblicata neanche sul blog che si è occupato della
redazione di questa insostituibile opera ma non oso immaginare cosa
potrà succedere non appena la notizia sarà di dominio
pubblico, e poi oggi, solo per oggi e solo alle prime diecimila
telefonate, in omaggio con una copia del libro anche una batteria di
pentole completa e un paio di occhiali a raggi X per vedere le
donnine nude.
ore 22.23: Si torna in Ruina dove, nonostante le insistenze della mamma dallo studio, Francesco Coco annuncia di volersi ritirare perchè ci sono questioni familiari che deve risolvere di persona. Simona, a malincuore, accetta la sua decisione e dà lo stop al televoto.
Ancora molte le incertezze che
accompagnano l'elezione di Miss PD. Le primarie sono alle porte e gli
elettori sono pronti a dare il loro voto ma tra i cittadini sono
ancora molti coloro che chiedono a gran voce di poter vedere anche il
lato B dei candidati. In difficoltà il comitato organizzatore:
“il fattore C per tradizione è sempre stato venduto al
miglior offerente e adesso non sarà facile trovare un accordo
con gli sponsor”; affermazione alla quale ribattono con forza le
liste civiche di Beppe Grillo “Dopo il vaffanculo day siamo pronti
ad applicare il bollino di qualità sui culi delle miss che lo
meritano”. Sdegnata la reazione della candidata Rosi Bindi che
replica “non ho mai mostrato neanche il fattore F, figuriamoci se
adesso metto in piazza quello C”. Più minacciosa invece la
posizione di Miss Roma Walter Veltroni “Farò il culo a tutti
e ve lo dimostrerò” che poi aggiusta il tiro e precisa
“essere presi per il culo fa parte del gioco”.
Mistero invece sul nome di colui che
condurrà la kermesse elettorale del 14 ottobre. Prodi, il cui
nome era circolato insistentemente negli ambienti ben informati della
politica, pare che all'ultimo momento abbia dovuto rinunciare:
“purtroppo l'approvazione della finanziaria ha richiesto più
tempo del previsto ma sono contento ugualmente perché la
nostra è una finanziaria veramente giusta: più pezze al
culo per tutti”. Qualche indiscrezione in più infine sul
nome della valletta: è notizia delle ultime ore la
candidatura di Veronica Lario scelta soprattutto per il suo fascino
di donna comune. “Siamo convinti” hanno infatti affermato in un
breve comunicato stampa dalla sede del PD “che lo stile acqua e
sapone della signora Lario, possa ripulire i nostri culi dalla
vasellina con cui per anni ci ho governato suo marito”.
Esce lunedì 21 (domani!), il secondo numero 0 (cheppoi non si dica che manchiamo di modestia) di "M". Un numero diverso dal primo (numero 0), non più tematico ma con uno sguardo strabico a 360 gradi. Decine di autori (i Pizzini, Handel, Raffaelli...), vignettisti (Staino, Biani, Ellekappa, Franzaroli, Ricca, Corvi, Gariano, Pinna, Pillinini, Kanjano, Maramotti, Vincino...) e scrittori (Caldarella, Gubitosa, Nazzaro, Palomba...) si sono cimentati in questa folle impresa. Alla fine, qualunque sia il giudizio, positivo o negativo, crediamo che M sia diverso dalla somma dei suoi tanti autori, diverso da Pizzino la cui redazione a Palermo ne è il motore e da Sergio Staino che l'ha ideato e lo dirige con chiarezza e senza pregiudizi sulle cose che ci uniscono e su quelle che ci dividono, ma che ci fanno comunque confrontare. Diverso da quanto siamo abituati a vedere. Poco rassicurante, molto urticante e blasfemo ma anche qualcosa di più. Quello che manca sta a voi ritrovarlo. Infine, nunzio vobis che nacque persino il blog ufficialissimo di M, acciocchè, se volete, visitatelo e postuma lettura del cartaceo suddetto, lasciate le vostre ingiurie puro là.
Dice chi se ne intende che comprando Endemol, Mediaset si è praticamente pappata anche la Rai. Con l'aiuto di Goldman Sachs e di 2,6 miliardi di euro la holding di Silvio Berlusconi ha infatti acquistato il 75% della società olandese celebre per avere ideato il "Grande Fratello". L'acquisizione desta particolare preoccupazione in quanto la Rai è legata ad Endemol da un contratto per la fornitura di vari format televisivi, tra cui "Affari tuoi", "Che tempo che fa" e "La prova del cuoco".
In realtà nei giorni scorsi i quadri direttivi del biscione si sono fatti in quattro per assicurare che per la Rai non cambierà nulla, che quasi non ci si accorgerà del fatto che alcuni programmi di punta sono in realtà realizzati da quello che fino ad oggi è stato considerato il nemico.
Se ne è avuta la conferma quando, rispondendo alla domanda di un giornalista, il direttore di Rai EducationalGiovanni Minoli ha espresso la propria preoccupazione dichiarando che «con un contratto triennale da 90 milioni di euro, la Tv pubblica resta legata a Endemol con un accordo che appare molto favorevole per la casa di produzione e molto oneroso per la Rai, la quale sarà di fatto privatizzata». Fedele Confalonieri, lievemente stranito, l'ha immediatamente incalzato chiedendo: «E' davvero convinto della risposta che ha dato?». Quando Minoli ha replicato con un «Sì» deciso, si è sentito rispondere: «La accendiamo?».
Persino il consigliere di amministrazione RaiSandro Curzi ha fatto sapere attraverso una nota di «non condividere le preoccupazioni da più parti manifestate circa un pericolo di penetrazione nei nostri palinsesti della nostra diretta concorrente». «In ogni caso - ha concluso Curzi - saprò dirvi qualcosa di più dopo che ci avranno portati tutti nella stanza delle sorprese».
Il presidente della Commissione Affari CostituzionaliLuciano Violante, invece, dopo aver esposto al Parlamento la relazione sul conflitto di interessi, ha affermato che «anche se si tratta di un'operazione di mercato, l'acquisto di Endemol da parte di Mediaset crea problemi delicati, dal momento che il committente della Rai è anche il concorrente». Gli ha prontamente replicato Piersilvio Berlusconi, dichiarando di non ritenere corrette le insinuazioni riguardanti disparità di trattamento tra concorrente e concorrente, dal momento che c'è un notaio che certifica il regolare andamento del televoto.
Rammarico dei vertici di De Agostini, fino all'ultimo in lizza per l'acquisto: «Non volevamo prendere un pacco. Alla fine il "dottore" ci ha convinto, e dentro c'era l'ippopotamo».
A Roma abita un buffo signore. Non che a Roma non si possano trovare altri buffi signori, ma il buffo signore di cui parlo io è il più importante tra i buffi signori, e forse pure tra quelli non buffi. Prima di lui, al suo posto, c'era uno che - ammettiamolo apertamente - era molto più buffo e forse, per quanto non è che gli volessimo proprio bene, gli volevamo più bene di quanto ne vogliamo a questo qui nuovo.
Come tutti i buffi signori, anche questo non dovrebbe contare nulla. Invece il nostro buffo signore ha un sacco di gente che lo sta a sentire. E sarà per questo che, di tanto in tanto, il buffo signore, senza che nessuno ne senta il bisogno, se ne esce con qualche sciocchezza assoluta, di quelle che volano in alto e fanno "bum!".
Il buffo signore, ieri, si è affacciato alla finestra (cosa che potremmo fare anche noi, solo che la nostra finestra non è importante come la sua, e noi meno della finestra), ha alzato il ditino al cielo e solennemente dichiarato che lui non fa politica, no, epperò «marxismo e capitalismo hanno fallito».
Il buffo signore, poi, pur non avendone una e nessuno che stia lì a rinfacciargli di avere fumato in camera da letto o di avere dimenticato di alzare la tavoletta del cesso, è molto preoccupato per la famiglia. Sostiene sia minacciata «dalle legislazioni civili contrarie al matrimonio che, favorendo gli anticoncezionali e l'aborto, minacciano il futuro dei popoli». Lo dice, ma sia chiaro - lo specifica nel caso foste pervasi da un sano e provvidenziale desiderio di estinzione - che non sta facendo politica.
Siccome poi il buffo signore frequenta la mondanità e i comici più navigati, sa che non si può dire di aver conquistato il pubblico solo perché ha riso alla prima battuta, quindi ci ha messo il carico da undici, sostenendo che «il cristianesimo, integrandosi con le etnie indigene, ha creato in America latina una grande sintonia pur nella diversità di culture e lingue». Il che è un po' come dire che se tu ci metti la testa e io la prendo a martellate, tu ti sei spontaneamente integrato al martello.
Chiude ad effetto, il buffo signore: «la Chiesa non fa proselitismo. Si sviluppa per attrazione».
Il paradiso dei papponi: "ehi, non è stata lei ad adescarlo, è lui che è un puttaniere". E a te verrebbe da dire: ma come, e gli apostoli? I missionari? Comunione e Liberazione? L'Opus Dei? Radio Maria? Il Moige? I medici antiabortisti? I farmacisti obiettori? Invece non capisci che gli impatti tra le teste e i martelli sono causati da reciproca attrazione.
Il titolo "Quarantadue" è un omaggio a Douglas Adams e alla sua "Guida Galattica per Autostoppisti" (The Hitchhiker's Guide to the Galaxy), uno dei libri più surreali, comici e geniali che siano mai stati scritti. Anzi, una "trilogia di cinque libri" concepita inizialmente come come serial radiofonico da trasmettere sulla BBC. Molte delle cose che vi capita di visitare in Internet trovano ispirazione dalla "Guida": il servizio di traduzioni di Altavista, per esempio, si chiama "BabelFish", e non è altro che il "Pesce Babele" che appare nei vari libri e, inserito in un orecchio, aiuta a capire le lingue straniere.
"Quarantadue" è stata per lungo tempo pubblicata su Clarence, come rubrica quotidiana. C'è tutto un archivio da scoprire.
Tra le altre cose, nella nuova versione che appare qui su Macchianera, si chiama "Quarantadue" anche perché composta da una media di 2520 battute, il che - prendendo come unità di misura la tipica "cartella editoriale", composta da 30 righe per 60 battute - fa 42 righe esatte.
Douglas Adams ha abbandonato la nostra dimensione l'11 maggio 2001. Se volete, trovate il sito originale della "Guida", da lui stesso fondato, cliccando qui. Informazioni su di lui, sul suo sito ufficiale o su Wikipedia. Se invece avete deciso che non potete fare a meno della "Guida", la potete orodinare (solo 4 dei 5 libri, purtroppo, se Mondadori non si sveglia con le ristampe della Guida completa) cliccando qui.
Addio, Douglas, e grazie per tutto il pesce!
Una razza molto curiosa un giorno volle conoscere la madre di tutte le risposte, la risposta sulla vita l'universo e tutto quanto. Per ottenerla costruì Pensiero Profondo, il computer più grande e più potente dell'Universo. Gli pose la domanda e poi attese per sette milioni e mezzo di anni la risposta. Finalmente arrivò il bel giorno della risposta, il giorno in cui i lontani discendenti di Pensiero Profondo avrebbero trovato la risposta a domande come "Chi sono io?", "Qual è lo scopo della mia vita?", "Dal punto di vista cosmico ha veramente importanza se non mi alzo per andare a lavorare?". Due uomini vestiti in modo austero erano gli incaricati, dopo settantacinquemila generazioni, di cogliere la risposta dal grande computer.
Dopo lunghi minuti di ansiosa attesa davanti alla console di Pensiero Profondo che poco alla volta si rianimava i due uomini si sentirono dire: - Buongiorno - era Pensiero Profondo che parlava. - Ho la risposta per voi - disse Pensiero Profondo. I due uomini rabbrividirono. La lunghissima attesa non era stata vana, c'era una risposta. - C'è davvero una risposta? - chiesero per conferma. - C'è davvero una risposta - confermò Pensiero Profondo. - A Tutto? Alla grande Domanda sulla Vita, l'Universo e Tutto quanto? - Sì. Nonostante fossero preparati da una vita a quel momento i due uomini erano ansimanti. - Sei pronto a darci la risposta? - chiesero ansiosi. - Sì. - Adesso? - Adesso - disse Pensiero Profondo. I due s'umettarono le labbra. - Anche se penso che non vi piacerà - disse Pensiero Profondo. - Non importa! - disse uno dei due uomini. - Dobbiamo saperla. - Va bene - disse il computer, e tacque. - Non vi piacerà davvero - disse dopo un attimo Pensiero Profondo. - Diccela! - D'accordo - disse Pensiero Profondo. - La Risposta alla Grande Domanda... - Sì...? - Sulla vita l'Universo e Tutto...- disse Pensiero Profondo, e fece una pausa. - Sì....? - E'... - Sì...? - Quarantadue - disse Pensiero Profondo con infinita calma e solennità.
(Douglas Adams - Guida Galattica per Autostoppisti)
Romano Prodi: Pronto? Muammar Gheddafi: Romano, mi senti? Sono il tuo amico Muammar. RP: Caro. Ho appena avuto la notizia, non sai quanto mi dispiace. MG: Quale notizia? RP: Quella dell'ictus. MG: Proprio di questo volevo parlarti. Si tratta di un errore. RP: E allora com'è stato? MG: I palestinesi. RP: Roba da non crederci. Un agguato? MG: Lo chiamerei più uno scherzo. RP: Invidio la tua serenità, Muammar. MG: Non mi sembra il caso di prendersela troppo. RP: E ora dimmi, dove ti trovi? MG: Tripoli. RP: Aspetta un secondo... MG: ... RP (afferrando una penna): Allora... via Tripoli dove?
Per me la famiglia è sempre stata tutto. Mia madre, mio padre, mia sorella, mio figlio. E poi mia moglie: da anni sono costretto a chiedere che lo Stato mi conceda di avere un altro figlio da mia moglie sia pure con l'inseminazione artificiale. Ma non è possibile: non posso recarmi in un centro specializzato. Il mio primo figlio Roberto, colui che consideravo il mio erede, è morto molti anni fa. Devo quello che sono, o meglio, quello che sono stato a mio padre: alla sua pazienza, alla sua tenacia, ma soprattutto alla sua onestà e alla sua umiltà. Quando, nel castello del padrone vidi come si tratta un colono, decisi che non sarei mai stato come mio padre. Mia madre: mi ha insegnato il silenzio e la discrezione. Mia sorella è sempre stata l'incarnazione della precisione, della scrupolosità, della perizia. E ha saputo gestire gli affari di famiglia durante le mie lunghe assenze. Di lei mi sono sempre fidato ciecamente. La famiglia vera è quella di sangue. Per questo quando battezzo qualcuno recito questa poesiola.
"Battezzo questo locale come lo battezzarono i nostri tre vecchi antenati. Se loro lo battezzarono con ferri e catene, io lo battezzo con ferri e catene. Alzo gli occhi al cielo, vedo una stella volare, è battezzato il locale. Tengo cinque damigelle alla mia destra, cinque bei fiori alla mia sinistra, una ciampa di cavallo alla romana che forma società divina e sacra. Cade una stella, scende una belata: con parole d'omertà, è formata società. Quanto pesa un picciotto? Quanto una piuma sparsa al vento. Cosa rappresenta un picciotto? Una sentinella d'omertà che gira e rigira sette cantoni e che quello che vede e che sente lo porta in ballo alla società".Raffaele Cutolo
Riceverete immediatamente nella vostra posta elettronica l'attestato ufficiale Cei che ufficializza il vostro stato di terrorista parificato, emesso dal Comando delle Guardie Svizzere ma riconosciuto dagli inquirenti italiani e valido su tutto il territorio nazionale. Altre parole che potete inserire: "Welby", "Dico", "laicismo", "staminali", "Pinochet", "pedofilia", "satira", "San Francesco".
L'attuale segretario dello Sdi (Socialisti Democratici Italiani) Enrico Boselli (genio ideatore, poche ore dopo lo scioglimento del PSI di Bettino Craxi, dei Socialisti Italiani) ha annunciato da Fiuggi, qualche giorno fa, la futura nascita del nuovo Partito Socialista Italiano (PSI). Da non confondersi però con il Nuovo PSI di Gianni De Michelis (che comunque entrerà a far parte del progetto), e neppure con il vecchio PSI esistito fino al 12 novembre del 1994 (data del suo definitivo scioglimento).
Considerata l'evidente linea di continuità con il passato, a sorprendere maggiormente è stata la scelta di non ambientare il tutto nell'ormai classica base in Antartide.
A sei mesi dalla morte, le indagini sull'omicidio della giornalista Anna Politkovskaja procedono a ritmo serrato.
Quasi pronti i risultati della perizia balistica.
DATA IMPRECISATA
Guido Rossi inventa la donna. 1974
Una delle gemelle Polaskey lascia Fonzie per Guido Rossi. 1981
Guido Rossi viene nominato presidente della CONSOB da Beniamino Andreatta, ministro del Tesoro. DATA IMPRECISATA
Guido Rossi diventa presidente di Ferfin-Montedison. 1987
Guido Rossi viene eletto senatore (come indipendente) nelle liste del Partito Comunista Italiano. 1997
Guido Rossi diventa presidente di Telecom Italia e la privatizza. 1997
Guido Rossi compra Telekom Serbia e dichiara guerra alla Croazia. 2000
Guido Rossi vince a braccio di ferro contro un giovane Jack Bauer. 2003
Scandalo Cirio Parmalat. Guido Rossi è l'avvocato di Cesare Geronzi (presidente di Capitalia). 2005
Guido Rossi disegna il tatuaggio di Michael Scofield. DATA IMPRECISATA
Guido Rossi fa parte del Consiglio di amministrazione dell'Inter per quattro anni.
E' virtualmente impossibile che non abbiate mai sentito parlare del fenomeno "Second Life". Milioni di persone, ogni giorno, chiudono la porta della cameretta e si tuffano in questo mondo virtuale in 3 dimensioni per vivere una seconda vita guardandola da dietro il monitor. Intere agenzie di marketing si stanno struggendo al pensiero di dover trovare uno straccio di idea per poterci entrare, o farci entrare i loro clienti.
Bene. "Second Life" è ormai il passato: è disponibile una nuova versione di vita sociale in comunità talmente realistica che si sembrerà vi vivere la vostra vita reale. E mica per niente. Perché è quella. Clicca qui per visualizzare la homepage del sito.
E’ Martedì, e, col permesso del capo, è l’ora di occuparsi di un famoso sociologo e della sua rubrica sulla prima pagina di un noto quotidiano, nella quale finge di trattare di massimi sistemi: amore, dolore, vita, universo e regole che lo governano. Invece sta soltanto parlando dei cazzi suoi.
Ad uso e consumo di coloro che con la prima pagina del lunedì del Corriere hanno incartato la mortadella, o di quelli che dopo aver letto il titolo del pezzo hanno deciso di saltarlo a piè pari, Macchianera ecco a voi la sesta puntata di Alberoni punto zip, il pensiero di Francesco Alberoni concentrato in poche righe, eliminando i nove decimi non essenziali: nella colonna di sinistra ciò che ha scritto prendendola a partire da Adamo ed Eva; a destra quel che intendeva dire.
La matassa della spy story de' noantri si sta dipanando pian piano. Il nostro ha incontrato il russo che lo accusava di stare dietro i dossier degli anni scorsi contro Prodi. Tra lo sbigottimento generale, il russo gli dice che no, non è Guzzanti il tizio che aveva incontrato in passato:
Chiedo come fosse fatto il tizio che faceva finta di essere me:
"Era molto simile a lei, pretty much like you. Anzi, penso adesso che sia impossibile trovare uno così somigliante a lei. Penso che si trattasse di qualcuno che è stato truccato in modo da sembrare lei".
Bonsgiùr, sge mappell Lollò Pandelarì. Sge suì un blogghèr italièn, e sge suì tré plù celèbre che Beppé Grillò.
If iu dont cnov mi, sceim on iù: according tu Time ai em de Person of de iear.
Chiedo perdono per l'introduzione poliglotta ma del resto, ormai, la mia è una platea internazionale.
Dicevo: sono Lollo Pandelari, quello che è diventato più famoso di Beppe Grillo, e se ancora fate finta di non conoscermi, vuol dire che siete unopuntozzeri. Io no: io sono duepuntozzero, e né voi, né i vostri figli, né i figli dei vostri figli, potrete essere mai duepuntozzeri quanto me.
Oggi è stata una giornata bella piena, e mica per niente vi sto scrivendo in uno dei pochi momenti di pausa, aggrappato con le unghie ala fusoliera del 747 che da Bruxelles (dove sono stato ospite del convegno "Il social networking culinario e le istanze del Terzo Mondo") mi sta portando in quel di Amburgo (dove sarò relatore alla conferenza sul lavoro "Arbeit macht frei": non ho mai avuto il piacere di conoscere gli organizzatori, ma via mail mi sono sembrati dei ragazzotti proprio simpatici, con tanta voglia di esportare nel mondo la loro soluzione contro il precariato).
Purtroppo il volo non è diretto, con tutti i disagi che questo comporta: mi avevano detto che avrei dovuto prendere la coincidenza a Monaco, ma io avevo capito che l'aereo faceva scalo, non che avrei dovuto saltare direttamente sull'ala dell'altro. Cioè, quando mi hanno anticipato che avrei"dovuto prendere la coincidenza al volo" non pensavo che intendessero letteralmente. Fa niente: la vita del bloggher duepuntozzero è questa, e comunque qui fuori ci sono meno problemi di collegamento con la rete Fon.
Alle 15:00, minuto più minuto meno, dovrei essere in grado di rendere disponibile tutto (preparazione, salto, apertura del laptop e riconnessione) in vodcast. Stay tuned.
Che la giornata sarebbe stata densa di impegni lo si è capito subito in mattinata: al tavolo della colazione in hotel io, Jang, Filo, Larry e Sergey abbiamo subito commentato la densità di incontri prevista dal programma, mentre quel briccone di Simon Peres mi fregava l'ultima colazione continentale facendomi il gesto dell'ombrello (lì mi sono annotato un appunto mnemonico: proporre agli organizzatori del convegno di Amburgo sul lavoro un workgroup gestito dal Simon; non potranno che esserne entusiasti).
Alle 10:37, qualche secondo dopo il mio intervento - un Power Point incentrato sul tema "Più Flickr per il Darfur" -, ho detto "Raga, la compagnia è bella, ma io ho un altro impegno. Cisi" che, tradotto, significa "Guys, the company is good, but I have another appointment. Seeya!". Purtroppo non ho potuto lasciarmi intenerire dal coro di "Nooooooo!" intonato da Jang, Filo, Larry, Sergey e Simon, a cui si era aggiunta all'ultimo momento Angela Merkel: gli impegni sono impegni e non è colpa mia se la mia agenda è più fitta della loro. Verrà anche il loro momento.
...per fare in modo che complottisti di sinistra e di destra si battano per una causa comune. Basta con questo spreco di energie.
Diciamo che quando il governo degli Stati Uniti ha deciso di far crollare le torri gemelle, ha chiesto ai russi se gli facevano il favore.
E il quarto aereo, prima che i passeggeri si mettessero in mezzo, puntava Paolo Guzzanti.
E’ martedì, e (col permesso del capo) è l’ora di occuparsi di un famoso sociologo e della sua rubrica sulla prima pagina di un noto quotidiano, nella quale finge di trattare di massimi sistemi: amore, dolore, vita, universo e regole che lo governano. Invece sta soltanto parlando dei cazzi suoi.
Ad uso e consumo di coloro che con la prima pagina del lunedì del Corriere hanno incartato la mortadella, o di quelli che dopo aver letto il titolo del pezzo hanno deciso di saltarlo a piè pari, ecco a voi la quinta puntata di Alberoni punto zip, il pensiero di Francesco Alberoni concentrato in poche righe, eliminando i nove decimi non essenziali: nella colonna di sinistra ciò che ha scritto prendendola a partire da Adamo ed Eva; a destra quel che intendeva dire.
Una ragazza di sedici anni tenta il suicidio perché il suo ex fidanzato ha inviato a tutti i loro conoscenti le foto erotiche che le aveva fatto. In una scuola alcuni ragazzi e ragazze di tredici anni fanno sesso orale e lo diffondono col cellulare. Un'altra ragazza della stessa età fa foto porno a pagamento. È solo la punta dell'iceberg.
Che invidia. A 13 anni il primo pompino.
Perché succede? Colpa dei telefonini che consentono di fare foto e inviarle a chiunque? Ma prima si poteva fare lo stesso con le polaroid. La vera ragione è un'altra: un cambio del costume dovuto a Internet.
Finalmente ho la connesione ad Internet.
Oggi un ragazzino di 12 anni, cliccando una parola innocua come sesso, può accedere a decine di migliaia di foto o filmati di pornografia estrema: un invito all'imitazione. Fino a pochi anni fa le conoscenze sessuali si sviluppavano in parallelo alle esperienze amorose, oggi vengono fornite da internet nella loro forma più arida, brutale, promiscua. La nuova generazione viene educata al sesso senza il calore, la tenerezza, la ricchezza dell'amore. Il sesso, preso da solo, è leggero, divertimento, gioco, scherzo.
Sono andato su Google e ho dato "sesso". Ammazza che robba.
Ma nell'essere umano c'è anche l'amore. E l'amore è dramma, perché riguarda l'essere, il senso della vita. L'amore è estasi o tormento, vita o morte. L'amore ci dona la più grande felicità ma anche attesa, angoscia, gelosia, batticuore. E la pallottola leggera del sesso lo può uccidere.
Passava di lì mia moglie, e ho dato al volo "amore". Penoso.
Prendiamo due ragazzi di vent'anni profondamente innamorati. È il primo vero grande amore della vita, l'esperienza cruciale che plasmerà il loro futuro. E ora qualcuno manda all'uomo il filmato dei rapporti sessuali che la ragazza ha avuto, nel passato, con un altro, o li mette in Internet. Per l'amore quel filmato è una lama avvelenata, una pallottola sparata nel cuore.
Sono andato su youtube. Ammazza che robba.
Ogni civiltà elabora il delicato rapporto sesso-amore, lo insegna ai bambini e agli adolescenti con grande cura. Noi l'abbiamo lasciato agli speculatori della pornografia di Internet e non siamo nemmeno capaci di rendercene conto.
È un business niente male.
La mia è una denuncia e un'accusa: non basta proteggere i bambini dalla pedofilia, dobbiamo proteggerli da un'educazione pedopornografica. E non ditemi che non ci sono rimedi. Non ci sono perché nessuno si è reso conto del problema e lo ha affrontato. I politici e i magistrati lo studino e trovino le soluzioni. Sia ben chiaro che non chiedo la messa al bando della pornografia: gli adulti facciano ciò che vogliono. Ma venga protetta l'infanzia da un'educazione emozionale che potrebbe essere catastrofica.
Per anni ci siamo chiesti da dove venisse il genio satirico e dissacratore dei figli. Oggi, di fronte al post che racconta con la prosa della favola la presunta iniziazione di Prodi nel KGB, ci alziamo in piedi e gridiamo al miracolo. Santo, Santo, Santo subito!
- Avrò cattedre ancora più prestigiose?
- Molto di più. Se seguirai le nostre istruzioni tu sarai nominato maestro dell’economia, capo delle compagnie pubbliche, ministro di governo…
- Io ministro?
- Molto di più. Tu sarai Primo ministro. E se il Regno di Mezzo siriunificherà, come noi auspichiamo, sotto una sola bandiera, tu sarai una stella fulgente di quella bandiera, presidente, forse imperatore, dipende.
...
- Ma allora dov’è il vostro vantaggio?
- Nel fatto che noi sappiamo com’è andata e tu anche. Qualcun altro lo saprà. E di tanto in tanto qualcuno verrà a infastidirti con una storia di fantasmi, di spiriti, forse oggetti inanimati che danzano per ore come ballerine…
- Oggetti danzanti? Ma io…
- Piccole cose: piattini, forse cucchiai, vedremo al momento. Ma tu saprai che non potrai mai tradirci.
...
- Ma voi mi proteggerete?
- Se occorre siamo anche disposti ad uccidere per te ed altricome te. Noi siamo i tuoi diavoli custodi, cioè volevo dire…
- Sì ho capito.
Ordine dei Giornalisti - Legge 69 del 1963
Articolo 55 - Radiazione La radiazione può essere disposta nel caso in cui l'iscritto con la sua condotta abbia gravemente compromesso la dignità professionale fino a rendere incompatibile con la dignità stessa la sua permanenza nell'Albo, negli elenchi o nel registro.
Per quanto riguarda il caso di Paolo Guzzanti, non mi sembra questo il momento di infierire.
Una radiazione per volta.
Quattro studenti di una suola superiore hanno picchiato un loro compagno down, ripreso il tutto e diffuso il filmato in rete, riuscendo nell'impresa di rendersi riconoscibili e poter essere così puniti.
Trovo non ci sia nulla di tanto meschino quanto un gruppo di secchioni esibizionisti.
A navigare certe volte si fanno scoperte bellissime. Tipo questa collezione di Cuore scannerizzata, dalla quale mi permetto di prendere il più bello dei titoli.
Dal sesto libro dell'Eneide, eccovi l'ultima profezia della Sibilla sul futuro dell'Italia:
Tacco, tabacco e Venere,
han ridotto l'omino in cenere.
Ello però a muso duro,
ha deciso che la erre moscia non ha futuro.
Il professorino alla guerra è voluto andare,
con l'arma gialla ha voluto oscultare.
Ma per la successione arriverà l'uomo immondo,
quello che è appena diventato campione del mondo
"L'assassinio della signora Politkovskaja è un grave danno per la leadership russa e specialmente per quella cecena. Un danno molto più grave di qualsiasi articolo di giornale".
(Vladimir Putin)
Da questa frase uno psicanalista fallito ricaverebbe tanto materiale che se Freud fosse ancora in vita si accontenterebbe di fare l'ospite fisso al Maurizio Costanzo Show.
7 ottobre 2006 - La giornalista russa Anna Politkovskaia, famosa in tutto il mondo per i suoi reportage sugli orrori della guerra in Cecenia e gli abusi compiuti dalle truppe federali, è stata assassinata oggi a Mosca.
Sul luogo del delitto la polizia ha trovato una pistola, quattro bossoli, e 54 candeline ancora fumanti.
«Non vedo l'ora che tutto finisca. Sono stato additato e sbattuto in prima pagina, senza alcun rispetto. Vorrei vedere loro, con una scrittrice razzista che ti invecchia tutto attorno»: una dichiarazione che rappresenta quasi il testamento del giovane tumore spirato l'altro ieri notte a Firenze.
Nel corso dell'ultima intervista, rilasciata poco meno di un mese fa, il cancro alle vie respiratorie più celebre del globo si è evidentemente ormai rassegnato, e si lascia andare all'amarezza: «Sono stufo che le persone, i giornalisti, abbiano persino paura di pronunciare il mio nome: mi chiamano "male incurabile" senza alcuna cognizione di causa, perché invece sono curabilissimo. Nelle donne, specialmente, il mio tasso di mortalità è pari al 70%, il che significa che la vecchia aveva un 30% di possibilità di non stirare le zampette».
Il rapporto tra i due non è mai stato facile, al punto che la scrittrice, nel corso di una delle sue rare interviste, lo chiamò in causa esclamando: «Ti fumo in faccia, stronzo». «Capito? Lo diceva tranquillamente, così, senza alcuna remora - dichiara il cancro con toni accesi -: voi non avete nemmeno idea di quanto fumo passivo sono stato costretto a respirare».
Eppure, una quindicina di anni fa, il complesso e combattuto rapporto tra i due sembrava essersi risolto. Corre infatti l'anno 1992 quando allo uno spaventato tumore viene comunicato che gli è stata asportata per intero Oriana Fallaci. «Sono grato all'equipe di medici che, quel giorno, mi ha restituito la speranza - ebbe a dichiarare ai tempi il tumore -: non so quanto sarei riuscito a tirare avanti se non si fossero accorti che era più maligna di me».
Poi, improvvisa e inesorabile, la ricaduta: nuove analisi confermano che Oriana Fallaci è ancora lì, e continua a consumarlo giorno dopo giorno. Fino all'inevitabile epilogo, la scorsa notte.
Dal sesto libro dell'Eneide, eccovi l'ultima profezia della Sibilla sul futuro dell'Italia:
Tacco, tabacco e Venere,
han ridotto l'omino in cenere.
Ello però a muso duro,
ha deciso che la erre moscia non ha futuro.
Per la successione sua ha cambiato di colpo matrice,
e ha deciso per l'uomo con la cicatrice
Preoccupati gli operatori delle carceri italiane: c’è gente che non sa dove andare. E’ agosto, c’è gente che non ha prenotato. Poveri cristi, tossici, extracomunitari, gente che non ha commesso reati finanziari contro lo Stato e che non ha nessuna villa dove andare a passare il Ferragosto…
Grande scoop tra le pagine dell'ultimo numero di "Sorrisi e canzoni TV". Molti lettori finalmente trovano risposta al dubbio che li attanaglia ormai da anni... a tutti quelli che scrivono alla famosa rubrica (quella che tutti vanno a leggere appena acquistao il giornale fresco di rotativa) il settimanale patinato svela: "La vocina della particella di sodio ha i baffi".
E non finisce qui! Antonello Governale, ecco il nome del doppiatore misterioso, in passato ha doppiato anche la goccia di Fresh & Clean e la Mucca delle galatine. E mentre racconta di come ha creato la voce, o di come ha risolto l'ennesimo sketch con una trovata delle sue, arriviamo al vero scoop di tutto l'articolo: la voce della particella di sodio (è lui quello svettante nella foto a tutta pagina) beve acqua del rubinetto!!
Ed io che mi limitavo alle esilaranti pagine della posta... La prossima volta ci sveleranno chi si cela dietro Lucignolo e magari anche cosa beve il suo cameraman... a quel punto avremo perso qualsiasi punto di riferimento... saremo allo sbando... buio!
Oggi è un giorno triste. Se non per l'umanità, almeno per un sol uomo. L'uomo in questione è stato l'ospite maschile della settimana passata sul blog di Grazia. Da qualche giorno è stato scalzato da un perfido blogger che, paraltro, tratta abitualmente di una cosa maschile e volgare come il calcio. Macchianera è riuscito a mettere le mani su alcuni scritti aposcrifi inviati dal nostro ma mai utilizzati dal blog di Grazia. Pubblicarli è il nostro tributo a Fasaki Sujika un uomo che wannabeGuia Soncini, ma ha il non poco influente problema del pisello.
No. Questo no. Davvero. Non lo accetto. Se è così ditemelo, che porto via il pallone. Perché, no, davvero, non si può, credetemi. Che poi io a pallone non ci ho mai giocato, ma mica perché non mi piaceva: è che faceva freddo, anche con il golfino. E allora, vai di Dolceforno. Vuoi mettere quelle domeniche d'inverno in giardino a riscaldare Buondì? Quello. Oppure la spesa. Era bello fare la spesa. Tipo: "Signora come la vedo bene oggi! Vuole un sacchetto in più? Paga con la carta?" Cioè: non è che se voi giocavate con le figu, allora io non posso scrivere di calcio. Io non ci gioco, certo (l'unica volta che ci ho provato, mi sono infortunato, e voi non potete capire il male, almeno fino a quando non mi hanno fatto l'epidurale), ma posso scrivere di calcio, perdinci. Per dire: voi lo sapevate che sette donne su dieci non consumano il fabbisogno minimo giornaliero di calcio? E che, se lo volessero mettersi in pari, dovrebbero mangiare due chili di broccoli e una trota? Al giorno, dico.
Signori, ditemi voi se è vita questa: siccome faceva freddo e il paltò non bastava, giù di manicaretti per gli amichetti sportivi affaticati. E oggi, siccome fa freddo e non ho in casa un signore e una signora appositamente pagati per farlo, io stiro. Già: stiro, amiche, perché io sono un po' come voi. Ma senza le tette.
Che poi questa ossessione delle tette da parte degli uomini io non l'ho mica mai capita. No: ci provo e non ce la faccio a stringermi a coorte con i seguaci del "sotto la quarta non è vero amore". Ma fatemi il piacere, fatemi. Sotto la quarta c'è una sottodominante carpiata bemolle in chiave di sol. E non mi metto neanche a spiegarvi che cos'è. Perché voi che non avete un procreatore che dirige orchestre mica avete fatto colazione a Bach e Kellogg's. Voi non ci avete il numero privato di Johann Sebastian, quello che inizia per 335. Voi, se vi parlo di Palestrina, pensate che i veri fighi si iscrivono al Downtown di piazza Cavour, che è bello più grande. Voi sapete recitare a memoria la Storia della Musica di Massimo Mila. Ecco, no. E allora muti lì in ultima fila, che io sto avendo un filo diretto con le mie amiche. Quelle che sono come me, perché io le capisco. E perché io valgo.
E non venite, ora, a raccontarmi che un uomo non può comprendere veramente nel profondo le donne e tutte quelle balle lì, perché se uno cresce con due sorelle ballerine e una madre étoile, cazzo se le capisce. Tutti quelli che han fatto la cresima al Dimensione Danza di via Larga, con Brian & Garrison come padrini, capiscono le donne. E' genetica. Quindi, su, fate il piacere.
La prima gravidanza isterica la ricordo come se fosse oggi. E voi non avete la benché minima idea di cosa voglia dire, per uno come me, cui tocca dire che la figura maschile è di precipua importanza nella crescita del pargolo, ecco, voi proprio non capite cosa vuol dire cercarla, questa figura maschile, tra una nausea e una bustina di Aulin via sublinguale. Che poi tutti lo sanno che cozza col blister dell'EN che ti sei scofanato a pranzo maldigerendo - va detto - quel cazzo di alluminio, ma che ci vuoi fare.
Del resto lo dicevano anche John Winston Lennon e James "Paul" McCartney: "So we sailed up to the sun till we found the sea of green. And we lived beneath the waves", e poi, con un'intuizione creativa che non ha pari nella musica moderna: "We all live in a yellow submarine, Yellow submarine, yellow submarine. We all live in a yellow submarine, Yellow submarine, yellow submarine". Cioè, seguitemi, ma dico davvero, non come al solito che fate finta di seguire e poi uno vi chiama alla cattedra e prof non ero attento, io - dicevo - sono un sottomarino giallo. A volte più giallo che sottomarino. Ma senza le tette. E malgrado tutto, care amiche, anche in forma di sottomarino piatto e colorato, io continuo a capirvi. Io so. Io conosco il dramma dello skin care. Io - credetemi - so cosa vuol dire pensare di avere messo in borsetta un Helena RubinsteinCream Gloss Plump Lips e invece ritrovarsi con un Deborah (con l'acca: dio se solo capissero quanto sono out) Brillant Lips Pearly Beige 106. Cioè: non è la stessa cosa. Non ci sono cazzi. E io in quei giorni vi capisco. Come quando vi svegliate, e capite all'istante che è - tragicamente - il vostro bad hair day. La mia è una bad hair life. Lo so che mi comprendete. Quindi sapete anche che non è facile.
Gliel'ho detto alla barista - colpi di sole con ricrescita a vista, zeppe di gomma nera, e maglietta di Monella Vagabonda, che uno non gliene farebbe neanche una colpa, se poi almeno ti facesse un cappuccino come Cristo comanda, ma invece no: lei, per il cappuccino, non prevede uno stato tiepido e con poca schiuma - ché la schiuma non è affatto chic, ma vaglielo a dire a una che calza zeppe di gomma nera - gliel'ho detto, insomma: io sono un sottomarino giallo, lo sai? Lo vedi? E lei no: non vede. Non favella. Mi guarda come fossi un cretino. E' del tutto ignara.
Peraltro, lo raccontavo proprio stamattina al Sofri - quello giovane, ché con quello anziano ne avevamo già discusso anni fa: gli dissi "Titola 'Giustizia è fatta'", ma parlavo dell'agognata sparizione dell'ignominiosa zampa d'elefante, e invece poi è successo quel che è successo - e insomma, Luca e Daria convenivano con me che i sottomarini colorati - ma quelli gialli nello specifico - si stanno estinguendo.
Un po' come i veri amici. Tipo Maurizio Crozza. Perché io Maurizio lo conoscevo prima. Prima di cosa? Prima di ora che sta in tv con una trasmissione tutta sua. E sarà tutta sua, ma io la sento anche un po' mia. Perché Maurizio è uguale a prima, quando si facevano quelle epiche gare a chi pisciava più lontano, e alla fine vinceva sempre lui perché la faceva da in piedi e io da seduto.
E alfine, la questione reale - ché pare di calcio esistano esperti in grado di assurgere al ruolo di editorialisti della settimana e poi sono in ritardo per l'incontro settimanale con le amiche e gli amici del Wolfgangbang: ovvero ci si ritrova in tanti in una stanza, tutti melomani, e si ascolta a palla il Dies Irae di Mozart - la questione, vengo al punto, è: ma i giocatori di pallone lo tengono uno stick di ricambio di burrocacao nella borsa sportiva? No, così, chiedevo.
E' stata finalmente completata, e distribuita ai numerosi giornalisti presenti per l'occasione, la traduzione di un manoscritto in copto, risalente a 1700 anni fa, che riporterebbe un brano copiato dal cosiddetto "Vangelo di Giuda", in cui l'apostolo rivela di non essere stato lui a consegnare Gesù ai Romani, ma un certo Diego Attanasio.
Vanessa era una stordita che te la menava con la cultura delle droghe, ma che in definitiva le prendeva perchè non ce la faceva. Non ce la faceva in generale: riccastra, viziata, demotivata, la sera non reggeva se stessa e doveva stemperarsi, doveva affumicarsi perchè il macigno della realtà sennò la spiaccicava.
Le due mostruose creature, dopo secoli di inutili e violentissimi scontri mortali che hanno coinvolto, tra l'altro, intere generazioni di umani e di Raul Bova, trovano finalmente un accordo e decidono di sfidarsi in un serrato confronto televisivo, moderato dal repellente Clemente J. Mimun.
Riprendendo il recupero on-line di alcune strisce prodotte per Cuore nel 1994 (le uniche a firma Serra & Grassilli nella storia del giornalino verde), mi accorgo di come adesso, rispetto ad un anno e mezzo fa, il tempo si sia rimesso in marcia. Il Ciocapiatti, a dispetto di lifting e altri trucchetti, è in caduta libera. Lo dico a prescindere dal prossimo risultato elettorale. Ciò "storicizza" le strip in questione, anche se, per quella restaurata oggi, basterebbe la citazione di Scognamiglio per farne un autentico reperto.
Come nel caso di quelle precedenti, la striscia è stata ri-scansionata dall'originale, ripulita, colorata, re-impaginata. Qui sotto, la presentazione che avevo scritto, appunto, il 21/6/04.
"Collaborare con il diretùr - mito della satira di sinistra, per me allora giòvine di redazione, fu un onore e un'emozione.
Michelino non si poneva certo come classica figura dirigenziale, veniva percepito piuttosto come una sorta di fratello maggiore. Ma per lui ognuno aveva la riverenza e l'ammirazione che si accordano, appassionatamente, a coloro che ti divertono testa, cuore e pancia in una botta sola.
E' lunedì, ed è l'ora di occuparsi di un famoso sociologo e della sua rubrica sulla prima pagina di un noto quotidiano, nella quale finge di trattare di massimi sistemi: amore, dolore, vita, universo e regole che lo governano. Invece sta soltanto parlando dei cazzi suoi.
Ad uso e consumo di coloro che con la prima pagina del lunedì del Corriere hanno incartato la mortadella, o di quelli che dopo aver letto il titolo del pezzo hanno deciso di saltarlo a piè pari, Macchianera ecco a voi la quarta puntata (la prima si trova qui, la seconda qui, la terza qui) di "Alberoni punto zip", il pensiero di Francesco Alberoni concentrato in poche righe, eliminando i nove decimi non essenziali: nella colonna di sinistra ciò che ha scritto prendendola a partire da Adamo ed Eva; a destra quel che intendeva dire.
In una città italiana già da alcuni anni gli abitanti della via in cui si trova una scuola media superiore frequentata dalla buona borghesia fanno petizioni e si rivolgono alla questura e alle altre autorità pregando di toglierla, di spostarla.
Io abito a Milano, vicino al Parini.
Perché? Perche sono stanchi del baccano, del vociare, della maleducazione, delle parolacce, della sporcizia, degli scarabocchi con cui gli studenti imbrattano gli edifici.
Quelli che frequentano il Parini sono tutti comunisti, figli di comunisti.
...ci sono dei genitori e degli insegnanti che non hanno niente da dire e sono perfino orgogliosi dell’esempio che i loro figli ed allievi danno ad altre scuole dove invece vigono ancora proibizioni sul dire parolacce e sullo sporcare.
I professori sono come i magistrati: tutti comunisti.
Fin da piccoli i loro genitori hanno cercato di dare loro tutto e si sono attenuti alle regole della più moderna psicologia: non frustrarli. Non hanno mai dovuto preoccuparsi che la casa sia pulita perché c'è la domestica filippina che lava e raccoglie la roba in giro. Hanno la loro stanza in cui possono ricevere il ragazzo o la ragazza. E sono ancora più liberi quando d'inverno vanno a sciare o alle Seychelles, e d'estate quando si alzano alle due del pomeriggio e poi tornano dalla discoteca alle sette del mattino.
Fanno i comunisti e poi ci hanno la villa.
Per di più la scuola, la strada e le mura sono pubbliche, sono di tutti, ed anche se le sconci non ti succede niente. Quanto alla gente che disturba, anche se protesta nessuno le dà retta. Sei al sicuro, sei intoccabile. [...] Sono preoccupato perché chi si comporta in modo villano resta villano, e chi disprezza e distrugge la cosa pubblica quando sarà adulto non avrà ritegno a saccheggiarla.
Stanno per andare al governo i comunisti.
Per nostra fortuna in Italia la stragrande maggioranza delle scuole non sono così. Molto spesso anzi studenti, genitori ed insegnanti si prodigano, fra mille ristrettezze, ciascuno nel proprio campo per fare bene. Ma le scuole del primo tipo danno l'esempio e pretendono di formare l'élite del Paese.
E allora, dico io, ammazziamoli da piccoli. Deportiamoli, per lo meno.
Monsignor Paul Marcynkus si è presentato ieri in paradiso. Ad accoglierlo San Pietro con Giuda Iscariota e Roberto Calvi appena richiamati dalle sedi periferiche sottostanti. Piccolo incidente diplomatico al momento dell'arrivo in quanto il buon vecchio Pietro non trovava nell'elenco degli accessi il nome del prelato: ma si sa - è stato il commento dello stesso - i papi non mi vedono di buon occhio da un pò di tempo a questa parte". Calvi è sceso ovviamente in campo subito per sistemare i documenti e in un batter d'occhio (che nemmeno un impiccato ci mette di meno) le carte erano perfettamente regolari. Il problema è che al posto delle chiavi per l'ingresso in paradiso Marcinkus ha ricevuto le chiavette di una cassetta di sicurezza in Svizzera. "Meglio che niente" ha commentato di nuovo il monsignore, che da poco ha appunto lasciato la sperduta parrocchia in Arizona dove era stato inviato per i suoi prestigiosi servigi: "Cristo era esperto nella moltiplicazioni dei pani, io nella sottrazione dei beni" - ha concluso il prelato. Entusiasto e quasi commosso Giuda Iscariota: "Lui sì, a differenza mia, che sapeva come fare affari... Io mi sono impiccato per 30 denari. Lui per qualche miliardo ha fatto impiccare il complice" ha detto l'ex apostolo e indicando l'ex banchiere Calvi a proposito delle vicende dell'ex monsignore.
E' lunedì, ed è l'ora di occuparsi di un famoso sociologo e della sua rubrica sulla prima pagina di un noto quotidiano, nella quale finge di trattare di massimi sistemi: amore, dolore, vita, universo e regole che lo governano. Invece sta soltanto parlando dei cazzi suoi.
Ad uso e consumo di coloro che con la prima pagina del lunedì del Corriere hanno incartato la mortadella, o di quelli che dopo aver letto il titolo del pezzo hanno deciso di saltarlo a piè pari, Macchianera ecco a voi la terza puntata (la prima si trova qui, la seconda qui) di "Alberoni punto zip", il pensiero di Francesco Alberoni concentrato in poche righe, eliminando i nove decimi non essenziali: nella colonna di sinistra ciò che ha scritto prendendola a partire da Adamo ed Eva; a destra quel che intendeva dire.
Il fascino è una forza attrattiva che promana dall'intera persona, è la rivelazione dell'inconfondibile unicità dell'individuo e della sua storia. [...] La persona dotata di fascino è portatrice di un mistero e di un incantesimo. Non comunica solo bellezza, produce emozione, pathos.
Minchia che gnocca quella nel banco in terza fila.
Inoltre non dobbiamo confondere il fascino con l'attrazione prodotta dalla notorietà.
Se può servire, comunque, io sono famoso.
Le donne sono spesso attratte eroticamente da chi emerge, da chi è applaudito, da chi è desiderato dalle altre. Perciò dal cantante, dall'attore, dal calciatore, dal campione, dal miliardario, dal politico famoso, dal celebre playboy, perfino da chi partecipa al Grande Fratello.
Ciò che le attrae, in questo caso, non è il fascino personale, ma il ruolo, la corona che essi portano in testa.
Non dovesse bastare il fatto che sono famoso perché scrivo sulla prima pagina del Corriere, qualcuno faccia presente alla gnocca del banco nella terza fila che sono anche il suo professore.
Di alcuni, come di Redford, non puoi dire nemmeno che sia bello perché ha la pelle butterata, però ha qualcosa che ti commuove e ti attrae immediatamente.
E non sarò bello, ma piaccio.
La seduzione invece è una attività intenzionale e consiste nel renderti attraente, desiderabile. Quella femminile è fondata sulla bellezza, sull'abbigliamento, il trucco, ma soprattutto sull'arte di invitare e di respingere esercitata in cento modi: coprendo e scoprendo il proprio corpo, con il movimento e la gestualità, con lo sguardo che prima chiama e poi rifiuta, finché non si ferma incantato sull'uomo prescelto e lo fa sentire una divinità.
Minchia che gnocca quella nel banco in terza fila.
Mentre l'uomo, se non è ricco, se non è famoso, se non è molto bello, se non sa nemmeno cantare o far ridere, dovrà contare solo sulla fiducia in se stesso, sullo sguardo appassionato e soprattutto sulla parola. La parola che crea incantesimi, la parola poetica, la parola ipnotica che dice cose d'amore.
Tutti si chiedono quali sarebbero gli effetti concreti, sulla popolazione italiana, nel caso scoppiasse un'epidemia di H5N1.
Se solo avessimo a disposizione un ambiente controllato, con un gruppo di uomini e di donne che si offrono come cavie volontarie, disposte ad affrontare qualunque condizione gli venga imposta da fuori...
ANSA. 17 feb 16:47. Trovato un cigno morto nel giardino del Grande Fratello.
Sia chiaro: non è che le vignette siano particolarmente belle. E non è che facciano particolarmente ridere. Anzi, detto tra noi, sono brutte e poco divertenti (beh, no, due, in effetti - quella delle vergini in paradiso e quella dei burqa -, non sono male).
E' solo che questo sito, che fa della presa dei fondelli del Moige un punto d'onore; che invita Dio, qualora esistesse, a prendere i responsabili di Radio Maria e fargli fare il giro delle galassie a calci nel culo; che si fa beffe della malattia, della morte e, in particolare, della morte - di un Papa; che si indigna quando Radio Vaticana, tra un rosario e una santa messa, trasmette in onde medie un palinsesto di tumori; questo sito - dicevamo - non poteva esimersi dal pubblicarle.
C'è un che di sordido, trovo, in quelli che si sono affannati a sostenere che «Il limite dell'esercizio delle singole affermazioni di libertà sta nel non toccare altre espressioni di libertà»: io non sto affatto minando il tuo diritto di libertà. Non ti sto impedendo di non mangiare carne di maiale in assoluto o pesce il venerdì; di credere che Dio sia uno e trino e che uno dei tre abbia le sembianze di una colomba; di ritenere che un buffo ometto vestito di bianco che risiede a Roma rappresenti la voce di Dio in terra; di dover pregare svariate volte al giorno rivolto verso un posto che, prima o poi, dovrai visitare almeno una volta nella vita, ed è meglio se ci vai il più tardi possibile perché alte sono le probabilità che un milione di pellegrini ti cammini addosso; di portare la barba lunga; di non pulirti il culo con la mano destra; di non scopare se non per procreare e, comunque, mai per piacere; di mangiare un pezzettino di pane nella convinzione che siano il corpo e il sangue di Cristo; di autoflagellarti in preda al senso di colpa per essere nato già macchiato del peccato originale di una baldracca che ha convinto un idiota a coglierle una mela.
No, niente di tutto questo: puoi tranquillamente continuare a fare quel che fai e a pensare quel che credi. Io ti sto solo prendendo per il culo.
Perché sarò pur libero, no, di ritenere che - proprio a causa di quel che fai e quel che credi malgrado l'assoluta assenza di un qualsiasi supporto scientifico - tu possa essere un totale idiota? Mica ti faccio del male. Mica ti mando in galera. Mi limito a prendere atto e sostenere che esistono gli idioti.
Invece ti dico io chi sono quelli che "limitano l'esercizio delle singole espressioni di libertà".
Quelli che picchettano o bruciano un cinema perché ha in programmazione "L'ultima tentazione di Cristo", ad esempio. E a te che qualcuno possa immaginare che Gesù, pur fatto a immagine e somiglianza umana, possa essere stato tentato dall'idea di scopare, no, a te non va bene.
Poi quelli che sostengono che Dio - il loro, ovviamente - gli abbia promesso una terra; un giorno partono e, incuranti della gente la abita da sempre, la requisicono con la forza e ci si installano. Così, tanto, per il gusto di rompere i coglioni al mondo, riscrivere la storia sulla base di una leggenda e mantenere a oltranza l'umanità sull'orlo di una guerra. E a te che ne hai passate tante; che hai visto il male dritto in faccia e ormai lo sai imitare da dio; che ti senti giustificato dal fatto che tutto il dolore che hai ricevuto non sei ancora riuscito a restituirlo per intero; a te che qualcuno possa difendersi da un invasore titandogli le pietre, no, non va bene.
O ancora quelli a cui le pietre sono sembrate troppo poco, e un giorno si son detti: "Sai cosa? Mandiamo i nostri figli a far saltare in aria un autobus pieno di civili, di donne e di bambini". Perché a te l'idea che non possa obiettivamente esistere un Dio capace di barattare una vita per una sana ciulata in compagnia di sette vergini ricevute in premio per avere reso poltiglia l'invasore, e che se comunque esistesse, proprio perché è Dio e quindi infallibile, ti direbbe piuttosto di andare a zoccole e non rompere i coglioni al prossimo e a quello dopo ancora, no, non va bene.
Infine, buoni ultimi, ma non per questo in fondo alla classifica, quelli che mettono a ferro e fuoco un'ambasciata perché un vignettista di quel paese si è permesso di disegnare "il Profeta". Perché a te hanno insegnato che "il Profeta" non può essere raffigurato in quanto nessuna immagine sarebbe in grado di esprimere la sua grandezza; e che qualcuno possa farlo, sia libero di farlo, a te no, non va bene.
Non mi si dica, per pietà, che "la satira è uno strumento dei deboli contro i forti", perché è rimasto solo Berlusconi a credere che la satira provenga dall'opposizione (debole) e sia indirizzata al Governo (forte). La satira non può essere descritta (se non in alcuni modi che vedremo qualche riga più giù), incanalata o addomesticata. Quando si lascia addomesticare, non è più satira, è avanspettacolo.
Non che la satira non possa essere di cattivo gusto, sia chiaro. Capita spesso che non lo sia. E in certi casi non deve esserlo. Perché proprio qui sta il punto: un paese è libero in maniera direttamente proporzionale al livello di critiche di cattivo gusto che permette ai propri cittadini. La satira è fatta di parole, e un paese che non ammette certe parole è un paese che ha paura, un paese che ha torto.
Il nostro, ad esempio, è un paese che spesso ha torto. Ma è un paese fondato sul diritto. E la continua evoluzione del diritto non è altro il mezzo che un paese utilizza (o dovrebbe utilizzare) per migliorarsi. Per questo motivo le più belle definizioni di "satira" sono state coniate da due delle proprie sedi istituzionali.
Dice, ad esempio, la Cassazione V Penale n. 13563 del 22 dicembre 1998:
"...esiste un diritto di satira, riconosciuto in dottrina, distinto da quelli di cronaca e critica soprattutto dalla giurisprudenza di merito. E si rileva che la consistenza dissacratoria della satira contemporanea giunge a livelli surreali, soprattutto perché sono divenute prevalenti rispetto a quelle del linguaggio parlato, oggetto tradizionale di studio e di analisi, le sue manifestazioni iconografiche, circa le quali gli strumenti consueti, troppo legati alla cultura ufficiale, appaiono inadeguati."
Le fa eco la Corte d'Appello, sent. n. 1879 del 6 ottobre 1998:
"...la satira si fonda notoriamente sulla enucleazione ed estremizzazione di tratti caratteriali della personalità del soggetto preso di mira, sulla voluta faziosità dell'autore e su di un nesso causale fra tali aspetti e la critica mossa. Usa satira non è mai oggettiva e tantomeno serena e moderata, caratteri semmai propri del ragionamento critico e non eristico; è sempre, per la sua bimillenaria struttura, faziosa ed estremistica."
Si avvicina il confronto televisivo dell'anno e considerato il carisma di Prodi credo che dovremmo sfruttare l'ultima occasione utile per cambiare candidato. Non mi si dica però che sono come Bertinotti e che dico sempre no senza proporre alternative.
Io il candidato ideale lo avrei.
Già me lo vedo ospite di Vespa. Nella peggiore delle ipotesi farebbe confessare la Franzoni in trenta secondi, darebbe fuoco al plastico di Cogne e poi si dirigerebbe lentamente verso Berlusconi.
Dopo aver dovuto, per forza di cose, cestinare il mio pezzo "Maometto alle prese con una fastidiosa verruca ai testicoli" (era inarrivabile: avrei sicuramente ottenuto un paio di fatwa), sono costretto a ripiegare con la mediocre cronaca di come la sinistra perderà le prossime elezioni, a patto che questo non sia già successo (gli ultimi sondaggi danno Romano Prodi in leggero recupero su sua moglie Flavia).
Eravamo in centomila in quelle giornate fredde a gridare in Piazza San Pietro: "Santo Subito". E lassù, nelle ovattate stanze vaticane ci hanno ascoltato.
Ora è il momento di riprovarci. Perchè LUI sta tentando la scalata all'unica poltrona che è rimasta, quella dell'uno e trino, quello dell'ubiquo. Fermiamolo prima che invada ogni città, ogni regione, ogni programma televisivo. Diamogli quel che si merita, non lo facciamo più sentire solo; in queste giornate piene di neve, lui sta portando l'attacco a tutto e tutti. Ma in verità si dico che LUI aspira solo alla santità. Per cui uniamoci tutti assieme per gridare: Santo Subito. E spostate, che nun se vede 'a televisione!
Nel nuovo video, Osama Bin Laden ha parlato anche dell'Italia. Ma la parte che ci riguardava tutti è stata tagliata dalla Farnesina che ha pensato bene di non far parlare questo sostenitore di Prodi. Ecco il testo epurato con le sue dichiarazioni.
Italiani, non vi attaccheremo mai.
1) I vostri aereoporti sono nel caos. Non riusciremmo mai a decollare.
2) I vostri treni sono le peggiori armi chimiche che esistano, vi fate già del male da soli.
3) Se un nostro kamikaze entra nelle vostre metropolitane lo pestano e gli portano via la roba.
4) Se - ripresosi - lo stesso kamikaze attacca uno stadio finisce anche peggio.
5) Città devastate, ruderi ovunque e gran casino? Sono cose che avete già. Le avete chiamate "Grandi Opere".
6) Filmati con ostaggi che piangono? Ieri è iniziato il "Grande Fratello 6", avete già pure questo.
7) Avvelenarvi i cibi? Nemmeno noi avremmo pensato di intossicare il latte di bambini con i contenitori...
8) Mandarvi in caos le comunicazioni? Uff... il digitale terrestre ce l'avete già...
9) Ammazzarvi la stampa libera? Già... e quale?
10) Fornirvi di un dittatore? Be... (completate voi dopo i puntini)...
Secondo i medici che l'hanno in cura esistono buone possibilità che il premier israeliano Ariel Sharon resti in vita: sembra che alla sesta carica l'ictus si sia convinto a ritirarsi dai territori occupati.
La Guardia di Finanza ha scovato nel garage di Stefano Ricucci (immobiliarista noto per la mancata scalata al Corriere della Sera e la riuscita scalata alle ovaie di Anna Falchi), nascosti in un'intercapedine, 131 scatoloni contenenti migliaia di documenti.
In realtà, benchè a una prima veloce occhiata possono apparire come dei semplici scatoloni ammuffiti, secondo i registri del gruppo Magiste trattasi di spaziosi bungalow singoli con ampia terrazza (il garage risulta essere il Camping Aurora, con parcheggio interno coperto).
Secondo i suoi collaboratori, nel piccolo magazzino sarebbe finita l’intera collezione del mensile di arredamento Ad e persino le copie dei calendari di sua moglie, Anna Falchi.
Con gli uni si masturba nei momenti di intima solitudine, mentre con gli altri tiene d'occhio gli onomastici.
Il 2005 lascia. Tra i possibili candidati alla successione, bocciata dal governo l'ipotesi 2006.
(lo stile di Berlusconi ricorda certi spumanti: sa di tappo)
Consigli di Ratzinger per il cenone: oggi sono andato a comperare due chili di caviale (534€ all'etto) cercando di convincere il negoziante che quello che stava pesando era semplicemente del pesce (30€ al chilo).
Ci sono due cose da non fare mai durante un veglione di capodanno.
Se siete appena arrivati, avete già sbagliato con la prima.
Botti di capodanno: a Napoli un uomo ha perso le dita prima ancora di accenderle.
Discorso di fine anno di George W. Bush.
Le 10 frasi chiave:
1) «Incredibile ragazzi! Non avrei mai scommesso che ci saremmo arrivati».
2) «Non possiamo lasciare l'Iraq. Abbiamo il nostro esercito, lì da qualche parte».
3) «Ci sarà ancora violenza, scorrerà sangue per le nostre strade, attaccheranno le nostre città e ammazzeranno i nostri bambini, ma non dovete aver paura: puliremo le strade».
4) «Abbiamo ancora un mucchio di democrazia da esportare. Non possiamo tenerla ferma a lungo negli hangar».
5) «L' 11 settembre è una data che abbiamo il dovere di non dimenticare mai.» (poi, sussurrato): «Che anno era?».
6) «E' vero: abbiamo tenuto sotto controllo le vostre telefonate e la vostra posta elettronica come mai nessun governo si era permesso di fare prima. Ma se l'abbiamo fatto c'è un motivo ben preciso. Lo trovate in allegato».
7) «Il deficit della bilancia commerciale può dare delle preoccupazioni, questo è vero. Può dare delle preoccupazioni».
8) «La nostra economia versa in un cattivo stato: l'Iran».
9) (scritto su di un fogliettino) «Devo pisciare, Condi. C'è qualche cesso oltre a te in questa stanza?».
10) «Dio è con noi». [letterale: «We Got Him!»].
«Gli Stati Uniti hanno sostenuto scelte difficili nella lotta al terrorismo. Gli interrogatori dei sospetti prelevati in giro per il mondo hanno impedito attentati e salvato vite innocenti in Europa. Non possiamo discutere informazioni che comprometterebbero il successo di operazioni militari, di intelligence e di polizia, ma gli Stati Uniti hanno pienamente rispettato la sovranità degli altri Paesi».
(Condoleezza Rice, 6/12/2005)
Traduzione: "Sì, gli Stati Uniti hanno violato la sovranità degli altri paesi. Problemi?"
Colpo di scena nel processo a Saddam Hussein, la condanna a morte verrà eseguita soltanto dopo la lettura della sentenza.
Baghdad. Continua il processo a Saddam, con gli enormi svantaggi che può avere un dittatore: dopo che ti hanno beccato, non puoi mancare alle udienze con la scusa degli impegni parlamentari.
Non ha i permalink, ed è un peccato che venga sepolta nell'archivio, per cui la riposto anche qui. Dal blog di Gago, Luca Bottura (Cuore, l'Unità, Quelli che il calcio, tra gli altri) scodella la migliore che mi sia capitato di sentire negli ultimi tempi.
In prima pagina su Libero l’ormai tradizionale pubblicità del calendario di Mussolini.
Vergognosa manifestazione di protesta davanti alla sede di Libero, dove un gruppo di partigiani chiede che venga pubblicato anche il calendario della Petacci, per appenderli insieme.
Lapo, i’ vorrei che tu, Kate ed io
non fossimo presi poi per bestie rare
e messi in un castel per rimediare
al venial piacer del naso vostro e mio,
sì che sfortuna od altro evento rio
non ci portasse coca a rinnegare,
ché il mondo vip si pasce nel disio.
Veline, brasiliane e l’attricette poi
con quella che i reality presenta
con noi ponesse il mondo dei mass media
e ci mostrasse: morti per inedia,
la polverina bianca che ci tenta
sì come i’ credo siamo tutti noi.
Se questa mattina vi siete alzati di controvoglia al solo pensiero di dover andare in ufficio, se non vi piace il vostro lavoro... pensate a chi sta peggio, a chi è più sfortunato, a chi sta male. A quello che di mestiere deve intercettare le telefonate di Enrico Preziosi, per esempio.
Tremonti nasce a Sondrio nel 1947.
E' ancora ricoperto di placenta che già sta sul cazzo a tutti. L'ostetrica decide di sua sponte di infilarlo in un cestino per picnic e lanciarlo in fiamme da una finestra del quarto piano.
Sua madre, approfittando della scomparsa del pargolo, finge di trovarsi lì per la cura di alcune gravi malattie veneree, e di aver semplicemente sbagliato piano.
Il piccolo Tremonti, salvato dalla pioggia e dal fortuito rimbalzo sui sedili di un furgone portavalori decapottabile (erano altri tempi), viene ritrovato da un vecchio economista cieco, titolare di una cattedra all'università, che decide di tenerlo con sè e di addestrarlo come suo assistente e cane guida (ma riuscirà solo nel primo obiettivo).
Lo battezza col nome del suo amato pastore tedesco, Julius, morto quand'era in procinto di conseguire la sua terza laurea.
Giulio cresce in fretta, dimostrandosi più sveglio del previsto (riesce a distinguere le crocchette di pesce da quelle di pollo, dopo un'attenta lettura degli ingredienti), studiandosi, di nascosto dal professore (che oltre ad essere cieco cominciava, causa l'età, ad essere sordo; immaginatevi quindi lo sforzo), i più importanti testi economici dell'intera disciplina, e imparandoseli quasi a memoria.
Circa cinquant'anni più tardi, Silvio Berlusconi gli affida la guida di uno dei più importanti Ministeri italiani, quello dell'Economia, e per ben due volte, con la missione di risanare lo spaventoso debito pubblico ereditato da chi lo ha preceduto (quindi lui compreso).
Compito improbo, gravoso ma forse, per uno tenace e istruito come lui, realizzabile.
Se solo tutti quei testi studiati non fossero stati scritti in braille.
Alla base di ogni democrazia c'è il fatto che nessuno deve poter sapere di che colore è la tua cacca. (a parte, ovviamente, la redazione della rivista "Fetish People", a cui piace riceverla in buste di plastica, ogni primo lunedì del mese, per poi pubblicarla nella rubrica "La posta di Loanne". E non sto parlando di foto).
Oriana Fallaci aveva ragione. Siamo circondati da orde di terroristi pronti a farsi saltare in aria ogniqualvolta un suo nuovo libro ricompare nelle librerie.
La situazione è talmente critica che a Berlusconi, da giorni, non viene in mente nessuna barzelletta (se non quella sulla madre disperata che telefona alla Farnesina).
Casella 1, partenza - Sei un embrione. Che culo! Non sappiamo nemmeno se sarai una cellula di orecchio o un pezzo di placenta e hai già più diritti di tua madre. Non possono nemmeno farti le analisi per vedere se sei sano. Vietato, dicono che così ti proteggono. Avanza di sei caselle.
Casella 7 - Sei Giovanardi, Sfiga. Fermo un giro, poi ritira i dadi. Siccome sei Giovanardi puoi tirarne due. E infatti con due dadi fai due. Sei pur sempre Giovanardi, non ti allargare!
Casella 9 - Siete una bella coppia e volete dei bambini. Evviva! Vai avanti di tre caselle.
Casella 12 - Ahi, ahi, ahi. Sei omosessuale, quindi non esiste un patto sociale che ti leghi al tuo partner, per la legge siete due estranei. Bambini, nemmeno parlarne, adozione pussa via. E' già tanto che ti puoi masturbare, ma forse faranno una legge restrittiva anche per questo. Punito. Torna alla casella Uno.
Casella 1 - Che culo! Sei di nuovo un embrione. Hai più diritti di un professionista gay di quarant'anni con la station wagon! Tira tre volte i dadi!
Casella 21 - Hai una malattia ereditaria e non vuoi che ce l'abbia pure tuo figlio. In più ti dicono che sei come Mengele. Vai in Francia, in Germania o a Malta, paesi civili. Ma prima vai avanti di tre caselle.
Casella 24 - Sei la mamma. Non so se hai notato ma a te in questo grande gioco tra preti e scienziati non ti ha cagato nessuno. Ferma un giro perché sei un po' Mengele anche tu. Poi puoi tirare i dadi.
Casella 31 - Sei Rutelli. Orrore! Torna alla casella numero 7.
Casella 7 - Aargh! Sei di nuovo Giovanardi Corri alla casella 35.
Casella 35 - Stai tentando la fecondazione assistita, punture, ormoni, ospedali, dottori e speranze, ma il vescovo di Venezia dice che è maglio una bella trombata. Compra un machete e vai avanti di tre caselle.
Casella 38 - Sei Marcello Pera, capisco la delusione. Eri un popperiano laico e adesso sei un chierichetto di Ratzinger, nemmeno molto dotato. Stai fermo un giro e poi tira i dadi.
Casella 43 - Sei la legge sull'aborto e già senti odore di bruciato. Cominci a capire che sei tu il vero obiettivo. Scappa! Corri avanti di cinque caselle.
Casella 48 - Sei un piccolo feto che fa marameo dall'ecografia. Dall'ecografia si può capire se stai bene oppure no. La tua mamma verrà accusata di eugenetica? Ciucciati il pollice per quattro caselle.
Casella 52 - Sei un lettore del Corriere della Sera e ti sei beccato due paginate di Fallaci senza avere alcuna colpa. Puoi fare causa per molestie al Corriere se vai avanti di tre caselle
Casella 55 - Sei Carletto, di due anni e mezzo, e piangi perché vuoi venire nel lettone con papà e mamma. Cazzo, ma sono le quattro! Quando eri un embrione non facevi così! Vai avanti di due caselle.
Casella 57 - Sei un ciellino, una cosa che nessuna analisi prenatale poteva prevedere. Sei contrario all'analisi preimpianto perché sei un sadico che ama la sofferenza della gente. Stai fermo un giro, poi tira i dadi.
Casella 62 - Sei un padre in sala parto, non sai cosa fare, sei spaventato, affascinato e felice. Sudi come un carrettiere. Vai avanti di una casella.
Casella 63 - Sei una madre in sala parto. Gridi come un'aquila e intanto pensi: ma guarda come suda quel fesso. Vai avanti di tre caselle.
Casella 66 - Sei un italiano normalissimo, un'italiana normalissima, ti stai chiedendo cosa diavolo ci fanno i preti e i famosi neo-con con le mani nelle tue mutande. Vai avanti di cinque caselle.
Casella 71, arrivo! - E' domenica 12 giugno, prendi la tua tessera elettorale e vai a votare i referendum. Ci vogliono cinque minuti e si vota anche lunedì, dillo a tutti quelli che puoi. E' un'azione che protegge la vita della gente e non il potere sulla vita della gente. E' un'azione che distingue l'uomo dal Giovanardi e che restituisce un diritto alle donne.
Oggi, in un lungo articolo pubblicato sul Corriere della Sera, Oriana Fallaci sbraitava i motivi per cui non bisogna assolutamente recarsi a votare per il referendum sulla procreazione assistita del 12-13 giugno.
Poche ore più tardi dell'uscita in edicola del Corriere, Francesco Rutelli, indiscusso leader della Margherita, annunciava la sua astensione motivandola con il fatto che «il Sì fa un macello e produce una legge inaccettabile. Averli promossi contrasta con il programma dell'Ulivo».
Spero proprio che un giorno la Fallaci si ritrovi incinta e che un esame medico le faccia provare il dramma di scoprire che il figlio che porta in grembo è Francesco Rutelli.
Per quanto riguarda l'articolo della Fallaci, la parte più convincente è quella in cui sostiene che uno dei motivi per non recarsi a votare è il fatto che domenica prossima ESPN trasmetterà la replica delle finali tra i Red Socks e gli Yankees.
Come sempre, il tono usato da Oriana è una via di mezzo fra quello di uno stupratore e quello di uno stupratore di fronte alla Fallaci.
Ormai è facile scoprire quando il Corsera riporta un suo articolo: è raro vedere un giornale ringhiare contro il tuo cane.
La Fallaci, nella sua lunga arringa contro il pianeta Terra e qualche futura stazione orbitante islamica, accusa il referendum di essere una porta aperta per novelli Frankenstein, Mengele, nazismo e scienziati pazzi. Sembra di leggere la trama di un film horror.
Ah no, quello era un articolo sui conti pubblici.
Per quanto riguarda Rutelli, non sarà una gran perdita la sua astensione.
Son trent'anni che scrive la X sul ripiano della cabina elettorale.
Vita aliena: due terzi degli americani crede nell'esistenza di E.T..
E' un dato sconcertante. Significa che se voi andate a New York e fermate per strada tre americani, due di loro sono George W. Bush.
In realtà si tratta di uno studio serio commissionato dal SETI Institute.
Tra i vari capitoli, uno è stato dedicato a domande più a carattere “qualitativo”: 7 cittadini Usa su 10 pensano che le forme di vita intelligenti sugli altri pianeti siano simili a quelle umane, e la stessa percentuale si dice convinta che tali entità siano in possesso delle tecnologie adeguate per comunicare e viaggiare nello spazio.
Secondo me gli alieni sono a uno stadio nettamente avanzato rispetto al nostro e ci stanno osservando da secoli.
Immagino si sottraggano all'eventualità di stabilire una qualsivoglia forma di comunicazione con razze che, al culmine di un ragionamento di straordinaria complessità, abbiano la tendenza a scaccolarsi il naso.
Nove americani su dieci pensano che, se venissero contattati da un alieno, non esiterebbero a rispondere.
L'ovvia domanda che ora viene da porsi è che cosa un americano medio potrebbe rispondere ad un alieno giunto in visita sulla Terra.
ESTERNO GIORNO - Stati Uniti d'America: un posto imprecisato lungo la Route 66.
L' alieno atterra con la sua straordinaria astronave in uno di quei giganteschi parcheggi, simili a piccole piste aeroportuali, che si trovano lungo la Route 66 che da Chicago porta a Los Angeles.
Scende a terra attraverso un raggio quantico a bassa energia e s'incammina in direzione del primo edificio che scorge, una costruzione bassa e vagamente colorata con un ingresso grande e luminoso, l'unico in quella zona. Si accosta a una finestra aperta da cui si affaccia una simpatica ragazza grassottella.
L' alieno allunga una mano in segno di pace e pronuncia, attraverso il gigantesco tubo nasale, una parola incomprensibile.
Alieno: "Galaduemnarf"
Ragazza grassottella: "Ci vuole sopra del ketchup?".
No al listone, alle egemonie dei Ds, no al partito riformista. E' un concentrato di negazioni la relazione con cui Francesco Rutelli apre l'assemblea della Margherita più calda degli ultimi tempi.
Non pensavo che la Margherita facesse delle assemblee. Credevo bisognasse essere almeno in tre, per farlo.
«Fermiamo le discussioni distruttive. Discutiamo anche con tutta la asprezza, se è il caso, nel modo più diretto. Ma tutti accettiamo le decisioni che democraticamente prenderemo», continua Rutelli.
Questa è la classica frase usata da chi sta per fare una discussione distruttiva.
E' una tecnica antica; la usavo con mia madre quando discutevamo dei miei problemi con la droga: "Cerchiamo di essere ragionevoli e di non cadere negli isterismi, mamma".
Non appena si voltava, rassicurata dalla mia frase, la colpivo alla nuca con la scatola dei cereali (non volevo farle troppo male) e le rubavo i soldi dalla borsetta.
Mio padre, a quel tempo, non era ancora nato.
Aggiunge Rutelli: «Non si può costruire mai strappando».
Dipende sempre da cosa strappi.
Strappando la faccia di Rutelli, ad esempio, potrebbe pure darsi che, sotto, ci si trovi un volto.
Raccolgo da .mau. l'annuncio della prima mirabolante sinergia tra Pirelli (Presidente: Marco Tronchetti Provera) e TIM (presidente: Marco Tronchetti Provera). Repubblica si sbliancia e parla di "idea semplice e geniale": appena la gomma si sgonfia arriva un messaggio sul telefonino del proprietario. Pirelli, insomma, lancia uno prenumatico dotato di un dispositivo capace di rilevare la perdita di pressione, collegarsi al cellulare del proprietario della vettura impegnato nella guida, e segnalargli inconveniente.
Avete letto bene: il messaggio non appare in uno dei posti nel quale sarebbe normale pensare che debba essere visualizzato (per dire, un'idea banale: il cruscotto della macchina), ma sul cellulare del guidatore.
A questo punto Macchianera non può tacere riguardo alle notizie assolutamente top-secret che Repubblica ha deciso di centellinare per strabiliare i propri lettori nel corso dei prossimi mesi:
Sei in marcia sulla Cisa e ti sei giocato il semiasse. Immediatamente viene spedito un fax al tuo numero di casa per metterti in allerta al tuo arrivo. Sempre che arrivi.
Sei in coda sulla A1 nei pressi di Roncobilaccio (e sei un pirla: c'è sempre coda a Roncobilaccio, anche il martedì mattina alle 6, che cazzo ci sei passato a fare?): un complicato computer di bordo si collega via satellite a internet e invia un'e-mail a tutti i tuoi colleghi di lavoro affinché ti prendano per il culo.
Sei sulla Salerno-Reggio Calabria in riserva e hai tre minuti netti di autonomia: tua nonna viene avvertita con un discreto "beep" sul suo Salvalavita Beghelli.
Tua nonna è a casa sua e preme il pulsante del Salvalavita Beghelli: improvvisamente, nel bel mezzo della Salerno-Reggio Calabria, la tua auto entra magicamente e inspiegabilmente in riserva anche se hai fatto il pieno mezz'ora prima e hai le prove, perché ti sei pure fatto dare i bollini.
A forza di non fidarti dei benzinai che te lo dicono ogni volta, è finita che ti manca veramente l'olio nel motore. Un piccione viaggiatore parte immediatamente per avvisare una tua ex fidanzata che ora è sposata con un commercialista di Bolzano e ha due bambini.
Il gommino del tergicristalli si è usurato e sta graffiando il parabrezza. Un tedoforo si mette in marcia per andare ad avvertire la tua ex prof di greco, la quale convoca i tuoi genitori e gli spiega che non è che non ti applichi: sei proprio idiota e se non ti sei ancora accorto che il tuo parabrezza si sta rigando tra fastidiosissimi stridii, tanto vale che tu vada a zappare.
Gli americani sostengono che i militari che hanno sparato sulla macchina che riportava a casa la Sgrena sono innocenti: Calipari non li avvisò del proprio passaggio davanti al check-point perché aveva fretta di mostrare l'ostaggio liberato nel corso del Festival di Sanremo. Un altro pacco di Bonolis.
"Vari ex agenti della Cia ed ex ufficiali delle forze armate danno per certo che l'intelligence Usa sia in possesso delle comunicazioni tra Calipari e i sequestratori di Giuliana Sgrena, nonché tra Calipari e Roma, e conosca chi catturò la giornalista e chi mediò per la sua liberazione. Riferiscono che è prassi comune della Cia e della Dia, lo spionaggio del Pentagono, controllare anche gli alleati. [...] altre telefonate dimostrerebbero che l'agente del Sismi aveva una grande fretta di fare partire subito la giornalista. Addirittura una delle intercettazioni, afferma qualcuno, indicherebbe che si voleva presentare Giuliana Sgrena al Festival di Sanremo in corso in quei giorni, o per lo meno farla parlare in video".
Un trust di cervelli si è messo di buzzo buono. Esaurita in fase preliminare la ridda dei miracoli trade mark Oggi e Gente, rispolverato tutto lo scibile pontificio fino a Pio IX, finalmente oggi è iniziato il Conclave. Rischiava di saltare la fiction di Mediaset -se si fosse avuta fumata bianca-, lo ha detto Repubblica.it. Si stanno muovendo cose grosse. Indifferenti al grave momento di cabaret politico nazionale, i porporati si sono riuniti pro eligendo pontefice.
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Visto che i funerali del Papa sono ancora l'argomento du jour, copio e incollo quello che ho trovato poco fa nella casella di posta, ancora fresco come un ovetto di giornata. L'autore è Johnny Palomba (scorrete la pagina per trovare le sue inimitabili recinzioni). Per il massimo godimento, leggere imitando l'inflessione di un indigeno di Roma Sud.
chenfatti ancerto punto stavamio impiazza eancerto punto anno detto è morto erpapa allora tutti anno penzato senefanantro però no tutti chenfatti allora ancerto momento attutti inzieme ievvenuta come nidea come nacosa immente attutti inzieme contemporagnamente nunsefamio mancà gnente annamio tutti appiazza sampietro cottutta lafamiia chiipupi cornonno corguggino collozzio collamichi eallora ancerto punto sarà statio pure ervaticano ma era nacamboggia cheallora infatti cera na fila tipo cuella daaposta solo umpò piullunga mannò tantissimo chenfatti era tipo decuelle file che sefanno aeurodisni che ancerto punto ce stanno icartelli coscritto manca nora mancheno duore manca ungiorno manco se mori entri allora infatti ancerto punto che nun sevolemo fà mancà gnente sesò riuniti inuna stanzetta ersindaco umministro e du pizzardoni eanno fatto tuttompiano eanno detto mo cepenzamo noi asti dù pellegrini allora infatti manno mannato ummessaggino coscritto se vai aroma mettete la maiia de lana masoprattutto porta cottè armeno na sorella namica onacuggina bona che ste pellegrine che sò arivate nuncestanno acconvince allora poi infatti staveno tutti affà lafila peffanafoto chenfatti voi mette la foto derpapa vivo conafoto fattancasa derpapa morto dove sevede lacapoccia decuello davanti? chenfatti morto umpapa senefanantro ma ersindachio accapito male e ancerto punto addetto morto umpapa se ne fa un atrio e noi infatti cefamio lastazzione! eallora poi tutto ermonno stava là avvedè come eannata affinì tutti là agguardà nermentre che roma eddiventata napista demotociclismo e nermentre erpapa affatto sturtimo penziero tra sé e sé: ma io sostato umpapa caggirato ermonno soannatio naffrica namerica nastralia sostato erpapa caggirato ermonno cascalato emontagne io chessò stato erpapa coi scarponi mapposso morì colle defonzeca?
ammè manno detto che erprossimo papa è brasiliano così cuanno che more epellegrine sò umpò meiio. se chiamerà paulo roberto seconno.
doddiciapiledumileccincue
(con la collaborazione di Tonde e del Real Fettuccina F.c.)
Che figura di merda con la Sacra Corona Unita. “Che? Cosa? Ma come frocio?” Eh sì, gay vuol dire frocio. Ed è pure comunista. Quel che fa più tenerezza è che alla destra queste cose non vengono. Quando presentarono Cecci Paone, imponendogli l’outing da bisex, li mandarono a casa con una pernacchia. Che Cecchi Paone mica lo sapeva di essere un ibrido, gliel’ha dovuto dire Bugget Bozzo.
La psicoterapeuta Paola Santagostino, autrice del recente volume "Guarire con una fiaba" (edizioni Urra-Apogeo), spiega sul Corriere come raccontare, ascoltare ed inventare fiabe faccia bene tanto ai bambini quanto agli adulti.
«Ormai molti psicoanalisti riconoscono l'importanza dell'uso dei simboli del mondo fiabesco nella cura di disagi e conflitti, sia per gli adulti sia per i bambini. Inserendo all'interno della terapia qualche seduta dedicata alla stesura di una fiaba, scritta dal paziente, si scopre molto più velocemente dov'è il nodo da sciogliere. Chi soffre di anomalie del ritmo cardiaco, facilmente inventa storie con cavalli, le cui sgroppate e le impennate rimandano a un cuore che fa le bizze. Gli uccelli, creature dell’aria, si ritrovano nei racconti di chi ha problemi ai polmoni; gli ipertesi che hanno una vita stressante immaginano castelli in cui divampa un incendio».
Ora mi chiedo, e chiedo soprattutto alla dottoressa Santagostino: ma quella fiaba del cavaliere che riuscì a tagliare una cosa che continuava a crescere dopo i vani tentativi di chi lo aveva preceduto; se a lui, che l'ha inventata, ha fatto ricrescere i capelli perchè, a noi, proprio i coglioni?
DEVOLUTION
Le Regioni potranno finalmente scegliere a quale Nazione appartenere o, eventualmente, di fondarne una il cui nome non valga più di venti punti secondo le moderne regole dello Scarabeo.
Dice: sì, ma tu dove lo metti il volere di dio? Ah guarda, risponderei, io il volere di dio non so neanche cosa sia, quindi proprio non saprei, lo lascio un po’ là dov’è. Mi pare invece che sia tu quello che se lo infila in culo per poi farcirsene la bocca.
In questi giorni è tutto un volere di dio. Un correre avanti e indietro dal Texas alla Casa Bianca. Poi perdiamo tempo con le leggi ad personam e gridiamo allo scandalo. Almeno noi abbiamo dei motivi concreti: difendiamo dei cazzo di criminali veri o parlamentari di tripla mano, ma anche la commistione di entrambe le cose e lo facciamo per soldi, perdio. Mica per volere di dio. E non vorrei essere puntiglioso, ma fosse stato per il volere del dio, Terri Schiavo sarebbe già schiattata da dieci anni. Quindi è per volere dell’uomo stolto e bigotto che quella donna si trova indignitosamente in vita, per nessun altro volere.
Nelle ville splendenti intanto, su note di jazz d’annata, in abiti di seta, smoking gessati e sorseggiando temibili drink, i NeoCon brindavano alla ‘vita a tutti i costi’, che salvata una cerebrolesa è un attimo salvarne un altro. E George Bush ce lo cucchiamo per altri quattro anni. Non state a rompere i coglioni perché non serve a niente. E’ il fottuto volere di dio. Sono in missione per conto di dio.
Embedded Journalist: agg + s. m.; (military)1 Giornalista che, nelle guerre ufficiali, viene aggregato ad un esercito per raccontare le fasi della guerra. 2 Giornalista sequestrato da chi ha il maggior numero di munizioni. CONTR. breaked-up journalist (giornalista disgregato)
Checkpoint: s.m. (military)1 Posto di blocco. 2 Punto nevralgico per il controllo del territorio, ove i militari accertano l'identità di chi hanno appena colpito con violente scariche di mitragliatrice.
Intelligence: s.m. inv.1 Servizio segreto. 2 (iron.) ossimoro: Intelligence militare
Political Partnership: agg + s.f.; 1 Alleanza politica, economica e militare fra due Stati. 2 Figura eufemistica utilizzata per indicare che il loro presidente ha il tuo numero di telefono.
Facciamo finta: il Papa, dopo una lunga degenza, lascia il policlinico Gemelli.
Mentre sta uscendo, un americano gli fa lo sgambetto.
Giuliana Sgrena è libera. A un mese esatto dal sequestro, avvenuto il 4 febbraio, la giornalista del Manifesto è stata liberata. Grande gioia e sollievo per un momento atteso da tempo, ma anche preoccupazione per le condizioni della reporter. Giuliana sarebbe ricoverata nell'ospedale militare americano di Bagdad per una ferita alla spalla riportata durante uno scontro a fuoco scoppiato poco dopo la sua liberazione.
Secondo quanto riportato dal direttore del Manifesto, Gabriele Polo, la giornalista era in macchina con alcuni agenti dei servizi segreti italiani, stava andando a Bagdad, quando un blindato americano ha illuminato la macchina con un faro: un uomo del Sismi è rimasto ucciso per proteggere la Sgrena. Si tratta di Nicola Calipari, ex funzionario della Polizia di Stato, da oltre un anno passato ai servizi segreti. Un altro agente sarebbe ferito.
Precisazione per quanti si sono preoccupati che avessi scritto io l'articolo sul Riformista nel quale si ventilava l'ipotesi di una notte di sfrenata follia tra Antonella Clerici e Mike Tyson, per il quale la conduttrice ha chiesto 5 milioni di euro di danni: no, non è farina del mio sacco.
Io faccio satira, non gossip; e per quanto la satira sia per sua natura portata a presentare una visione distorta della realtà, nessuno potrebbe credere che quel personaggio - pur raccapricciante, pur macchiatosi di crimini intollerabili, pure a fine carriera e ormai alla frutta - abbia potuto approfittarsi a questo modo del pugile inerme.
«La competitività, è bello averla sulle ragazze...». Silvio Berlusconi se la cava all'inizio con una battuta.
E' un'ottima strategia, quando non hai un cazzo di sensato da dire. La utilizzavo anch'io, al liceo, durante le interrogazioni a sorpresa che, sorprendentemente, toccavano sempre a me.
"Considerando le premesse storiche, quale fattore fondamentale avrebbe potuto impedire l'ascesa del nazionalsocialismo nella Germania degli anni '30?"
"Un Hitler balbuziente".
Basta con le trattative, ora ci vuole la linea dura: un paio d’ore a tu per tu con l’autrice de “La rabbia e l’orgoglio”, e sarete voi ad apparire in video per supplicarci in lacrime di liberarvi. Se proprio volete prendervi una giornalista del Manifesto, cacciate la grana e assumetela regolarmente, come ha fatto la Stampa con “Iena” Barenghi. Di fronte al drammatico appello della Sgrena, Berlusconi si è chiesto: “Come si può umiliare così una donna?”. Evidentemente è da un po’ di tempo che il premier non guarda le reti Mediaset. Il Foglio critica i reporter pacifisti che ci inondano di foto strappalacrime sulla guerra in Iraq: “Puah, i marines sì che hanno spirito positivo: loro le sofferenze degli iracheni le fotografano per farsi tante belle risate”. Ehi, terroristi, state approfittando della nostra pazienza. Se non rilasciate Giuliana Sgrena entro 24 ore, oltre alla Fallaci vi spediamo pure Ferrara.
L’accordo con il colosso americano ha aperto gli occhi al megaboss di Corso Marconi: la gente apre più volentieri il portafoglio per disfarsi delle auto del Lingotto piuttosto che per acquistarle. Ma per scoprirlo non c’era bisogno di andare fino a Detroit, bastava fare un salto in una concessionaria. Liquidata la questione della “put option”, resta ancora valida la “porcaputt option”, gettonatissima dagli automobilisti quando la loro Stilo va in panne per uno scontro frontale con una zanzara. Dopo l’accordo con Gm, sollievo fra i politici: “La Fiat è di nuovo in mano italiana: certe cose imbarazzanti meglio tenercele per noi”. Intanto i vertici dell’azienda torinese annunciano grandi innovazioni nel settore auto: “Con un milione e mezzo di euro possiamo tutti comprarci la limousine”. Entusiasti gli operai degli stabilimenti a rischio: “Ora potremo smettere di sottotitolare gli striscioni in inglese”.
«Siamo contenti di aver concluso questo accordo con la General Motors».
(Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Fiat)
«Abbiamo raggiunto un buon accordo capace di soddisfare entrambe le parti e assicurare la necessaria flessibilita».
(John Devine, direttore finanziario di General Motors)
TRAMA
Un vecchio americano facoltoso entra in un bordello e sceglie una puttana dall'aspetto sgradevole che gli promette cose turche.
Sul più bello, lei gli rivela di avere l'Aids e che lo lascerà andare, incolume, solo in cambio di una cifra molto consistente.
Lui, terrorizzato, accetta di firmarle un assegno da 1,55 miliardi di euro, senza pensarci su neppure troppo.
E vissero tutti felici e contenti: lui, sano e un pò più povero. Lei, ricca benchè morente.
Solo per il bordello le cose cominceranno a mettersi davvero male.
INTERPRETI
Vecchio americano facoltoso: General Motors
Puttana sieropositiva: FIAT
Bordello: Italia
Lo sapevo. Se adesso trovano qualcuno che gli presta un accendino, siamo fottuti.
«Abbiamo fabbricato armi nucleari per fronteggiare la politica di Washington tesa a isolare e soffocare» il nostro Paese - ha affermato il ministro degli Esteri, aggiungendo che «le armi resteranno un deterrente per autodifesa in ogni circostanza».
Tra le armi più temute, il terribile missile Mao.
Se ti esplode in salotto, ti sdrucisce all'istante tutte le fodere del divano.
Il ministero degli Esteri attribuisce poi «l'attuale stallo nei colloqui a sei alla politica di ostilità nei confronti di Pyongyang da parte degli Stati Uniti».
In realtà le cose stanno diversamente. Bush, dopo una colossale sbronza in compagnia di due suoi amici immaginari, ha perduto l'agenda telefonica presidenziale da qualche parte in giardino, e non riesce più a ricordare dove l'ha sotterrata. Lì dentro c'era l'unico appunto con il numero telefonico del presidente nord-coreano Kim Jong-il.
Non che il fatto sia così grave, visto che, ormai da due mesi, il presidente Kim Jong-il ha smesso di passare ore in attesa che quel maledetto telefono squilli, nell'unica cabina telefonica di Pyongyang.
Dopo la proposta del commissario europeo alla libertà, alla giustizia e sicurezza (carica di rango equivalente al diploma in Hobby&Sport al Trivial Pursuit) Franco Frattini (già ministro degli Esteri e il cui sito web ricalca la personalità forte e decisa), si è scatenato nella Commissione Europea un dibattito sull'ipotesi di bandire totalmente i "simboli d'odio" legati alla storia del continente.
E' iniziato il primo giorno dell'imputato Michael Jackson.
Se dovesse venir condannato, in carcere lo attenderebbero una buona e una cattiva notizia. Quella cattiva è che avrebbe grosse possibilità di tornare ad essere nero. Quella buona è che gli cambierebbero i connotati, gratuitamente, anche più di una volta al giorno.
Dal Messico, dal Belgio, dalla Francia, i jacksoniani che hanno «cinto d'assedio» il tribunale ne hanno fatti di chilometri per sostenere da vicino il loro idolo.
Commovente la scena che ha visto l'incontro fra la portavoce del cantante e i belgi fondatori del 'Marc Dutroux Fan Club'.
Domenica in un video-messaggio, trasmesso via Internet, Jacko aveva proclamata al sua innocenza chiedendo un «processo equo».
Il collegamento dalla webcam è però durato soltanto pochi minuti a causa delle vibranti proteste del dodicenne, nudo, legato alle sue spalle.
Fin dall'alba circa duecento suoi fans hanno cominciato a radunarsi davanti al tribunale di Santa Maria (California) dove è iniziato lunedì il processo contro il cantante, accusato di molestie sessuali ai danni di un minorenne malato di cancro.
Onestamente è difficile dire quale, fra i due, sia il male peggiore. Forse l'essere fan di Michael Jackson.
Ogni giorno la mia casella di posta si riempie di centinaia di lettere di affezionati lettori, che m'interrogano su svariati argomenti.
Escludendo le missive in cui mi si chiede perchè non abbia ancora deciso di allungarmi il pene (non vi nascondo il fastidio che la cosa mi provoca, oltretutto, rovinandomi ogni santa giornata), di comperare quattro taniche di steroidi al prezzo di due, o di connettermi a un server neozelandese per guardare le foto piccanti di Sheila McPussy, scattatele di nascosto durante quella famosa festa studentesca, a Kansas City, in cui mi pigliai una sbronza colossale (possibile che vada sempre a finire così? non ricordo nemmeno di essermi mai iscritto al college, non ricordo nemmeno il viaggio di ritorno dagli Usa; quanto diavolo posso aver bevuto, quella sera?), insomma, escludendo tutte queste curiosità morbose, oggi mi sono giunte queste lettere, a cui rispondo con gioia.
Caro Dr.Strangeblog,
da qualche tempo mi chiedo come può Dio, se davvero esiste, passare tutto quel tempo da solo, là fuori, senza compagnia, senza nessuno con cui poter fare qualcosa.
Sì, insomma, la mia domanda è questa: secondo te lui si masturba? (Andrea, Monza)
Caro Andrea,
questo dubbio perseguita anche me, e da molti anni.
Per questo evito di catturare i fiocchi di neve con la lingua.
MILANO. Come dimezzare gli effetti delle polveri sottili sull'apparato respiratorio senza paralizzare la viabilità e le attività produttive: un rebus insolubile per tutti gli amministratori pubblici, ma non per la città più intraprendente e dinamica d'Italia. Basta con le domeniche appiedate e con la discriminazione a giorni alterni contro innocenti numeri di targa: il Comune di Milano, cancellate con un colpo di spugna tutte le tradizionali misure anti-inquinamento, stamane ha emanato un provvedimento che obbligherà tutti i residenti a usare un solo polmone al giorno. Si parte con quello sinistro, poi sarà la volta del destro, e così via. Multe salatissime per chi verrà sorpreso a riempirsi d'aria entrambi i polmoni (i ghisa sono stati già provvisti di speciali apparecchi a raggi X per individuare i «furbi»). Sono previste deroghe per categorie speciali, a cominciare da anziani, bambini e malati: a loro sarà vietato anche l'uso di un solo polmone, per limitare al massimo l'assorbimento dei gas così nocivi alla salute.
(23 gennaio 2002)
''E' giunto il momento della diplomazia. I nostri rapporti con il resto del mondo debbono essere improntati al dialogo, e non a un monologo''. Lo ha detto Condoleeza Rice, segretario di Stato Usa in pectore nella sua prima audizione davanti al Senato.
Più prosaicamente: 'Yuppie! E' arrivato il momento di incassare!'.
''Dobbiamo usare la diplomazia americana per aiutare a creare un bilanciamento di poteri in quella parte di mondo che favorisce la democrazia'', ha aggiunto la Rice, sottolineando che gli Stati Uniti non avranno mai successo se opereranno da soli.
Una teoria interessante, la sua.
In realtà l'amministrazione Bush non ama agire da sola: succede che non c'è mai un cane su cui puoi scaricare le colpe.
Un 'cane' in senso metaforico, altrimenti è fin troppo ovvio che Rumsfeld andrebbe benissimo.
''Le alleanze e le istituzioni multilaterali possono moltiplicare la forza delle nazioni che amano la liberta'' ha poi continuato la Rice.
Questa è la classica frase utile a protrarre il lasso di tempo che va dalla prima domanda dell'interrogazione di geopolitica a quando troverai l'ispirazione per fingere una colica renale con versamento di sangue.
Pensateci e rileggetela con calma; in confronto Berlusconi sembra avere l'onestà intellettuale di un socratico. Lui almeno ha il coraggio delle sue stronzate; dice di crederci con forza, tentando poi di correggersi goffamente solo per le pressioni di chi gli cura l'immagine.
Fosse per lui avremmo ancora Gladio e i finanziamenti della CIA, che, fra le altre cose, sarebbero utili a rendere più credibile la Finanziaria.
Invece la Rice pretende pure di farci la supercazzola.
'Le nazioni che amano la forza della libertà': chissà perchè quando un americano parla di 'forza della libertà' la mia mente corre subito a un B52. Da questo punto di vista ammetterete che quel 'moltiplicare' non aiuta.
Poi, le alleanze sono una cosa, le istituzioni multilaterali un'altra. E spesso si collocano agli antipodi.
Il Patto d'Acciaio era un'alleanza, non un'istituzione multilaterale; lo sarebbe stata se avesse indetto un referendum europeo chiedendo ai cittadini di mezza Europa: gradireste un'invasione di forze nazional-socialiste sul vostro territorio?
Dubito che qualche nazione avrebbe visto vincere il 'Sì', a parte la Polonia.
Un polacco lo freghi sempre, se gli chiedi le cose gentilmente.
Nel suo discorso, la Rice e' sembrata voler ammorbidire l'immagine di un'amministrazione finora improntata al ''con noi o contro di noi'' come si e' verificato per la guerra in Iraq, posizione che ha alienato agli Stati Uniti alcuni tradizionali alleati e in generale l'opinione pubblica mondiale.
Il nuovo slogan mi lascia un pò perplesso:
"Scegliete pure chi vi pare, ma prima vi consigliamo di consultare i nostri cataloghi".
Raidue ha bloccato la messa in onda dello spettacolo teatrale di Paolo Rossi. La seconda parte dello spettacolo di Rossi, «Questa sera si recita Moliere», doveva andare in onda sabato alle 24.50 sulla seconda rete nell'ambito di «Palcoscenico», che sabato scorso aveva proposto la prima parte dello spettacolo ispirato alla commedia «Un medico per forza». Ma è arrivato lo stop.
Non ci posso credere!
Che abbiano mandato in onda la prima parte, intendo.
«Quando mi hanno comunicato che la prima parte era stata vista da un milione di persone - ha aggiunto l'attore - ero entusiasta. Però subito dopo ho pensato che in quel milione poteva esserci anche qualcuno che me lo avrebbe bloccato. E così è stato».
Ammettiamolo: un milione di persone davanti alla tv, all'una di notte, non è poi questo gran risultato.
Soprattutto se consideri che a quell'ora c'è pure l'imperdibile rassegna stampa del Tg4.
Una cosa strepitosa: vieni a sapere tutto quello che sono riusciti a tenerti nascosto in una giornata.
In casi come questi mi viene spontaneo chiedermi come sia il volto di colui che ha materialmente censurato il programma in questione. E ogni volta penso ad un pene gonfiato ad aria compressa. O alla faccia di Bondi.
Li distingui solo perchè il primo ti ricorda qualcosa di intelligente.
Una volta per i comici sgraditi c'era la seconda serata, come per dire: 'se dovete fare gli stronzi fatelo ma non in soggiorno', e ti spedivano in uno stanzino con chi, conoscendoti, ci voleva venire.
Ora è diverso, ti dicono: 'se devi fare lo stronzo chiuditi in bagno'. E se poi scoprono che non tiri subito l'acqua ti cacciano di casa.
Hanno paura della merda, fondamentalmente.
Temono di vedersi riflessi sotto un tappeto di mosche.
Arriva in Italia il discusso «The Woodsman, il segreto».
Kevin Bacon annuncia: «Scuoto Hollywood nei panni di un pedofilo»
Ho qualche dubbio sulla scelta di Bacon per quel ruolo.
Secondo me non è abbastanza bianco.
Sembrano ormai schiaccianti le prove trovate dalla polizia durante le perquisizioni a Neverland, la residenza californiana di Michael Jackson. Gli inquirenti hanno scoperto in una stanza segreta, nascosta dietro una finta parete, un piccolo lettino dove la popstar faceva sdraiare le sue più giovani prede, quindi le ammanettava e le costringeva infine a guardare interi speciali di Studio Aperto sul delitto di Cogne.
Gli avvocati di Michael Jackson stanno tentando nuove e ardite strade alla ricerca di una linea difensiva che possa scagionarlo. Un'equipe di psicologi sarebbe attualmente al lavoro per diagnosticare alla popstar una forma acuta di sindrome di Peter Pan, in grado di far rigettare l'accusa di pedofilia.
Fosse così sarebbe davvero ripugnante quello che quei dodicenni hanno fatto a quel povero bambino di colore.
Comunque sia, esiste un dato di fatto da non sottovalutare: durante ogni udienza migliaia di fans del cantante lo sostengono a gran voce, ventilando l'ipotesi di un complotto giudiziario mirato a distruggerne l'immagine troppo popolare.
Chissà se è ancora in tempo per fondare un partito.
"Ormai è chiaro. Il presidente George W. Bush è rinchiuso nella sua bolla di sapone, ma è nei guai. Il suo governo non aveva una strategia per la guerra in Iraq e ora non ne ha una per uscire dal pantano in cui è sprofondato", scrive la columnist del New York Times Maureen Dowd.
Non credo che questa grossolana analisi renda giustizia a quanto l'amministrazione Bush sta facendo in Iraq. Il nuovo petrolio al gusto fragola, ad esempio.
Grazie ad alcune informative del Pentagono, datate gennaio 2003 e dirette alla Casa Bianca, fatte trapelare agli organi di stampa si è potuto appurare che, prima di firmare la dichiarazione di guerra, il presidente Bush ha intrattenuto una lunga e stretta corrispondenza con il Pentagono per avere la certezza che 'Iraq' si scrivesse proprio con la 'q' finale.
I talebani, nel 2001, hanno realizzato che quella che tenevano fra le mani era rivolta a loro con qualche giorno di ritardo, dopo aver invano cercato sull'Atlante il misterioso regno dell''Afgamistam'.
Per la fine di gennaio in Iraq si dovrebbero tenere le elezioni e per gli iracheni c'è anche qualche buona notizia: Rutelli non fa parte di alcuno schieramento.
E' prevista un'alta affluenza alle urne. Destinata a scendere bruscamente quando verrà annunciato che non è permesso entrare nei seggi con indosso cinture di esplosivo.
Ma in altre zone del paese sarà difficile che tutto vada per il meglio; in alcune città irachene la situazione è talmente critica che non è ancora stato aperto nessun McDonald's.
Intanto, in questi giorni, Donald Rumsfeld, segretario alla Difesa, sta cercando di migliorare i suoi rapporti con le truppe impegnate nel paese, dopo l'aspra contestazione subita per alcune sue dichiarazioni: il suo gradimento fra i soldati raggiunge attualmente quello di un giornaletto porno con tutte le foto strappate.
Secondo un recente sondaggio il 94% degli iracheni è pienamente convinto che, entro la fine del 2005, tutti i problemi del loro paese saranno risolti, le truppe americane se ne saranno definitivamente andate e l'economia irachena tornerà ad essere un faro per l'intera regione.
Un sondaggio confortante, se non fosse che per il calendario musulmano ci troviamo nel 1426.
Il presidente dell’ente ferrovie Elio Catania: “Il sistema di segnalazioni sulla linea Bologna-Verona è tarato sull'assetto della Terra precedente al maremoto asiatico, se non fosse per lo tsunami quel treno merci sarebbe stato fermo alla stazione di Mirandola”. Ad aggravare la sciagura, l’imprevedibile fenomeno della nebbia in Valpadana. Ma, secondo Catania, dietro l’alto numero di vittime potrebbe esserci un errore umano: “I viaggiatori avrebbero dovuto scegliere un Eurostar invece che un pulcioso interregionale”. La politica dei “rami secchi” ha fatto il suo tempo, oggi Trenitalia preferisce far secchi i passeggeri. Berlusconi esprime il suo lutto alle famiglie: “Grazie ai miei tagli fiscali, non dovrete lesinare sulle corone funebri”. Centrosinistra, salta accordo sul cordoglio, l’Udeur di Mastella presenterà condoglianze separate. Il leghista Roberto Calderoli si scaglia contro il cantautore Francesco Guccini: “La sua Locomotiva ha sconvolto la mente di troppi macchinisti”.
E' martedì, ed è l'ora di occuparsi di un famoso sociologo e della sua rubrica sulla prima pagina di un noto quotidiano, nella quale finge di trattare di massimi sistemi: amore, dolore, vita, universo e regole che lo governano. Invece sta soltanto parlando dei cazzi suoi.
Ad uso e consumo di coloro che con la prima pagina del lunedì del Corriere hanno incartato la mortadella, o di quelli che dopo aver letto il titolo del pezzo hanno deciso di saltarlo a piè pari, Macchianera ecco a voi la seconda puntata (la prima si trova qui) di "Alberoni punto zip", il pensiero Francesco Alberoni concentrato in poche righe, eliminando i nove decimi non essenziali: nella colonna di sinistra ciò che ha scritto prendendola a partire da Adamo ed Eva; a destra quel che intendeva dire.
Un tempo i professori universitari di ruolo erano pochissimi ed avevano un grande prestigio. Vincere un concorso significava diventare famosi. E c'era in quell'epoca un detto: che quando uno diventava professore «perdeva la testa». Uno, sempre gentile, diventava un despota, l'altro lasciava la moglie e scappava con una allieva, un altro ancora smetteva di scrivere libri scientifici e si lanciava in polemiche sguaiate. Perché aver raggiunto il potere, la sicurezza, una sorta di invulnerabilità, consentiva loro di liberare gli impulsi proibiti, rimossi.
Sono un professore, sono famoso, mi sono tenuto la moglie che avevo, non sono mai scappato con un'allieva, non mi sono mai lanciato in polemiche sguaiate. Sono un pirla.
Vedevo attorno a me tanti professori di valore, equilibrati ed obbiettivi.
Sono circondato da pirla.
Il potere cambia, soprattutto il potere improvviso. E può cambiare per il meglio o per il peggio. Ho visto persone che, quando gliene è stata data l'opportunità, hanno sviluppato una energia ed una creatività straordinarie.
Paolo Mieli è una persona dalla straordinaria energia e dall'altrettanto straordinaria creatività. E non è vendicativo.
E' alla morte del padre Filippo che, diventato re, Alessandro può manifestare il suo genio politico e militare.
Paolo Mieli è un genio.
Ma quel genio, quella ricchezza ce l'aveva già tutta dentro.
Paolo Mieli è sempre stato un genio.
Molte persone ufficialmente irreprensibili sono diverse fra le mura domestiche e con i deboli che non possono parlare. Col potere rivelano la loro vera natura.
Per inciso, è vero: con lui, da consigliere della Rai, mi sono comportato da merda.
Ho in mente chiaramente tre di questi personaggi. Uno si comportava da topo da biblioteca, un altro da bonaccione accomodante, il terzo da ragazzone gioviale. Poi, improvvisamente, sono stati scaraventati in un’alta posizione di comando.
Magari, se la metto giù come "conosco uno che...", qualche fesso di lettore crede veramente che questa non sia una rubrica autobiografica.
Il topo da biblioteca si è scatenato in feroci vendette e in orge sessuali. Il bonaccione si è dimostrato collerico e corrotto. Il terzo dispotico, invadente e intollerante.
Ho preso tutto ciò che il potere mi ha dato. Tranne le orge sessuali. Sono un pirla.
Meglio chi si è abituato gradualmente al comando, chi lo ha esercitato a lungo, chi si è messo più volte alla prova. Costui non ha brame sfrenate da soddisfare, non viene preso dalla vertigine dell'onnipotenza, non si abbandona ad eccessi.
La prima pagina del Corriere del lunedì è mia da 15 anni. Lo dico così, perché si sappia.
E sa che la cosa più importante non è l'autorità formale, ma l'autorevolezza. E l'autorevolezza non si ottiene con le urlate e gli isterismi. Perché è una statura morale.
Qui butta male: come consigliere della Rai sarò trombato tra non molto. Però resto un sociologo molto autorevole. Lo dico così, perché si sappia.
E non te la dà nessuno.
Ma il peggio è che se le studentesse non me la davano prima, figurati ora.
L’ordinanza del ministro della Sanità parla chiaro: entro la mezzanotte per le statuine tabagiste dev’essere attrezzata una zona a parte, il più lontana possibile dai teneri polmoni del Bambinello. La ribellione della Madonna: “Sono vergine da più di duemila anni, almeno lasciatemi il vizietto del fumo. D'accordo, puzza, ma venite ad annusare il fiato del bue e dell'asinello, e poi ne riparliamo”. L’ultimatum di San Giuseppe: “O Sirchia concede una proroga, o fuggiamo in Egitto”. Il ministro chiama a convegno i più illustri teologi: obiettivo, dimostrare che Gesù è morto a 33 anni per I danni del fumo passivo. Ai possessori di presepi non in regola con le leggi no-smoking, si consiglia di aggiungere qualche statuina di poliziotto, per sedare nella Notte Santa le eventuali risse fra I pastori esasperati dall’astinenza forzata.
Nessuno se n'è mai reso conto, eppure esiste un personaggio celebre che blogga da anni, da prima che esistessero i blog.
Se non vi siete accorti di niente è perché mica è scemo: scrive sul maggiore quotidiano italiano e non può impunemente trattare l'argomento che gli pare, come si confà ad ogni blogger diarista che si rispetti.
Eppure riesce a farlo, ogni lunedì: la prende alla larga, abusa di metafore, condisce il tutto con un pizzico di qualunquismo, un'ombra di populismo e "signora mia" q.b.
Voi, puntualmente, credete di leggere una rubrica di sociologia che tratta dei massimi sistemi: l'amore, il dolore, la vita, l'universo e le regole che lo governano. Invece sta soltanto parlando dei cazzi suoi.
Stiamo parlando di un uomo che discetta d'innamoramento e amore da almeno trent'anni. Il suo ultimo libro si intitola "Il mistero dell'innamoramento". Trent'anni, insomma, e non ne è ancora venuto a capo.
Ad uso e consumo di coloro che con la prima pagina del lunedì del Corriere della Sera hanno incartato la mortadella, o di quelli che dopo aver letto il titolo del pezzo hanno deciso di saltarlo a piè pari, Macchianera lancia una nuova rubrica: "Alberoni punto zip", il pensiero Francesco Alberoni concentrato in poche righe, eliminando i nove decimi non essenziali: nella colonna di sinistra ciò che ha scritto prendendola a partire da Adamo ed Eva; a destra quel che intendeva dire.
Il mondo moderno ci affatica. Ci costringe a un continuo cambiamento. Dobbiamo adattarci al mutare delle tecnologie, dei modi di lavorare, dei rapporti fra i sessi, delle forme di amore. Ciò che abbiamo imparato perde di valore, non serve più a nulla, nessuno lo vuole.
Sto diventando vecchio.
Il negoziante non sa se, fra due anni, il suo negozio sarà di moda, il manager se verrà ancora apprezzato, l'attore se verrà richiesto.
Chissà se, dopo avergli messo i bastoni tra le ruote alla Rai, Mieli mi rinnoverà il contratto da rubrichista di prima pagina.
Sono finite le ideologie, ma l'avversario politico è diventato spregevole, non si va a cena con lui, non gli si parla.
Quelli di sinistra non mi cagano.
Il relativismo culturale insegna che nessuno dovrebbe più avere delle certezze assolute.
E pure quelli di destra non mi si filano più.
Lo spirituale, visto dal profano, è inutile, spreco, eccedenza. Come il grande amore che, dall'esterno, appare perdita della ragione, delirio, rischio, sconfitta e, visto dall'interno, libertà, vittoria, dono e rinascita.
Ho sbroccato per una delle mie studentesse, che però non me la vuole dare.
Il grande artista, il grande scrittore, il grande musicista, il grande matematico non potrebbero creare nulla se non potessero lasciare il mondo quotidiano ed entrare in questa regione dove incontrano l'ordine e la semplicità.
Le ho spiegato che, invece, dovrebbe farlo, perché sono un intellettuale.
Perché esiste, nel fondo del nostro animo, uno spazio dove, non sappiamo come, possiamo entrare in rapporto con la divina semplicità dell'essere.
Le ho detto che uno come me può arrivare a toccarle l'anima. Però passando da sotto.
Dopo Sonia Caleffi, nei guai un altro paramedico lombardo: invece di assistere la cagionevole repubblica da tre anni affidata alle sue cure, la sta portando deliberatamente al collasso somministrandogli ogni giorno colossali flebo di balle. “Lo faccio per sentirmi importante”, ha confessato S. B., impiegato come caposala nella prestigiosa clinica romana “Palazzo Chigi”, che l’aveva riassunto dopo averlo cacciato una prima volta nel 1994 per scarso rendimento. Il mea culpa del primario, prof. Ciampi: “Dovevo licenziarlo la prima volta che l’ho sorpreso mentre tentava di accoltellare la Costituzione”. I primi segni di squilibrio mentale undici anni fa, quando S. B. improvvisamente abbandonò la redditizia professione di tycoon televisivo, cominciò a sostenere di essere perseguitato dai giudici e dai comunisti, e si proclamò l’”Unto del Signore”. Una sindrome che, secondo gli psicologi, nasce da una profonda mancanza d’amore: a parte una ventina fra giornali e telegiornali e un esercito di leccapiedi, non c’è mai nessuno che gli dica bravo. Un consiglio agli infermieri che andranno a prenderlo: presentatevi come “George, Tony e Vladimir”, vi seguirà come un bambino.
Rientro anticipato per il Capo dello Stato, raggiunto a Pechino da allarmato dispaccio del Viminale: dopo Striscia la notizia e Porta a porta, le due smandrappate gemelle marciano sul Colle più alto per lanciare agli italiani un messaggio a calze a reti unificate. Pisanu ammette la propria impotenza: “Abbiamo forze sufficienti per neutralizzare I membri di Al Qaeda, ma contro le parenti di Al Bano non basta l’esercito”. Tutti d’accordo con l’anziano capotribù di Cellino San Marco: il posto di sua moglie è accanto al focolare, preventivamente cosparsa di benzina. Per scoraggiare il ripetersi di casi Lecciso, il governo abolisce il bonus per la seconda figlia. Valeria Marini e Alba Parietti: “Oche siliconate che invadono gli schermi? Ai nostri tempi certe cose non succedevano”. Dilemma per i coreografi televisivi: come partner per le Lecciso è meglio un ballerino o un contorno di lenticchie?
Dopo il primo fortunato esperimento, continua l'iniziativa umanitaria di Macchianera denominata "Indovina la prima pagina di Libero di domani": Vittorio Feltri è un uomo triste, ostaggio del proprio personaggio e intrappolato in un ruolo che è costretto ad interpretare controvoglia a scapito di una tranquilla vecchiaia da trascorrere in un posto tranquillo, circondato dal verde e accudito da personale solerte e premuroso. Questo è il nostro contributo alla causa.
Complimenti, PresdelCons, ti sei autoricaricato un -10% per la prossima consultazione elettorale. Arrivederci al prossimo bonus! -- via Tomato Republic
...a dimostrazione che alcune voci in ambito gossiparo sembrano leggende metropolitane, e alla fine invece scopri che sono solo metropolitane.
A questo punto, urge repentina e decisa risposta dalla controparte.
Che so, proporre Paola Barale, Maria De Filippi e Maurizio Costanzo alla guida del "Triciclo".
O del tandem, se Costanzo si limita a guardare.
(*) A Cesare quel che è di Cesare: il titolo è opera di Gianmarco.
SCOOP: solo Macchianera è in grado di pubblicare la registrazione in digitale del discorso di Umberto Bossi al popolo padano tratta dalla cassetta originale, senza le distorsioni che hanno falsato il parlato, dovute alle eccessive copie dell'originale che si sono diffuse tra i giornalisti.
La rimasterizzazione del discorso, tra l'altro, ha reso infinitamente più chiare le parole del leader della Lega che, infatti, riserva il finale ad un'importante rivelazione sfuggita ai più.
Confortanti per tutti i leghisti le parole di Joaquin Navarro Valls, esperto in materia di recupero di leader in disgrazia: «Non si può dire che Bossi stia male,» annuncia, e aggiunge: «ma vi assicuro che fra non molto starà da Dio».
Il Ciocapiatti ha successo fino a quando c'è gente che si fa incantare dal clangore che produce con le sue stoviglie.
Se l'attenzione cala, egli aumenta il vigore del botto. Se qualcuno critica la qualità del suono o la bontà dell'esecuzione, grida addosso al disturbatore e gli manda contro tanti miniciocapiatti ammaestrati.
Ma esiste un punto di saturazione oltre il quale inizia il declino. E' facilmente riconoscibile, si tratta dell'istante in cui, dal pubblico degli astanti, parte la prima inconfondibile pernacchia.
La pernacchia della gente (ancora più efficace se viene da quell'antichissimo sgranocchiatore di tiranni che è il popolo romano), non ha niente a che fare con la critica mossa dal sapiente, o con lo sberleffo artistico del giullare. Queste ultime due categorie hanno le facoltà di scorgere per prime l'avvento di un Ciocapiatti, per misurarne il grado di fraudolenza, ma hanno poca efficacia quando cercano di denunciarlo davanti al resto del pubblico.
Per contro, il vero Ciocapiatti ha gioco facile nel mettere in ridicolo il sapiente, così come e' impareggiabile la sua abilità nel sovrapporre il proprio fracasso ai lazzi del giullare.
Ma nemmeno lui può essere più forte della pernacchia di pancia che gli arriva dall'ambiente su cui ha costruto la propria fortuna. A questo insulto disarmante sarebbe naturale reagisse istintivamente, con un epiteto altrettanto triviale e diretto, ma naturalmente non può. In questa situazione, non c'è alcun meccanismo umoristico da smontare e da ritorcere contro l'avversario, forse proprio perchè non c'è un avversario.
Ci sono le schiene di chi era rimasto incantato dal Ciocapiatti. Piano piano, una dopo l'altra, si mostrano a lui, mentre il pubblico se ne va, lasciandolo solo nella piazza, circondato dai suoi cocci (ulteriori referti cliccando l'immagine).
L'idea era quella di una clessidra che contasse i giorni passati dalla promessa di Ciocapiatti di risolvere il suo conflitto d'interessi nei primi 100 giorni di governo, al mancato mantenimento della medesima.
La redazione di Clarence allestì gagliardamente (goliardamente?) questa pagina con tutti gli ammennicoli del caso. Il disegnetto mi piace ancora, così l'ho rispolverato e ve lo ripropongo.
Fatica tenere desta l'attenzione su quel problemuccio istituzionale, si sa. L'opposizione piano piano ha avuto altre priorità. Figuriamoci la maggioranza.
Per inciso, di giorni, da quella promessa, ne sono passati 976.
Il tratto è vecchiotto, la composizione imprecisa. Ma se volete avere una netta sensazione di "tempo fermo", guardatevi questa vignetta sulla questione Israele-Palestina: è di oggi, di cinque, dieci o trent'anni fa?
Leggo l'ultima puntata della rubrica "Satira preventiva" sull'Espresso, in cui Michele Serra sostiene che i reality show ("La Talpa" in particolar modo, ma ce n'è per tutti) siano pura propaganda araba: "odiose trasmissioni commissionate dalle centrali del fondamentalismo islamico per dimostrare l'inferiorità degli occidentali".
Secondo Serra altre manifestazioni della decadenza occidentale ordite dagli sceicchi della morte sarebbero il "tre per due" nei supermercati, il culto di Lady Diana e il fuoristrada:
Tre tonnellate di peso, sei metri di lunghezza, il prezzo di un appartamento, consumi da cacciatorpediniere, una spiccata tendenza a ribaltarsi nei fossi, il primato indiscusso nelle statistiche degli incidenti mortali, l'evidente insensatezza di usare un autoblindo per accompagnare a scuola i figli.
I solutori più che abili avranno già individuato la citazione (voluta, si immagina) di uno storico articolo di Gino e Michele (apparso per la prima volta su "Cuore", se non sbaglio, ed in seguito ripubblicato all'interno del libro "Saygon era Disneyland in confronto" - Baldini Castoldi Dalai, 1991).
Qui di seguito, uno spudorato copia e incolla per il quale spero che gli autori non ne abbiano a male. Si tratta di un omaggio ad un pezzo di magistrale satira che, evidentemente, sa resistere al tempo.
IL PUTTANONE
(di Gino e Michele)
Abbiamo volutamente lasciato che le acque si calmassero. Volevamo riflettere con serenità. Così è stato, dunque non c'è traccia di emotività o di superficialità nella nostra presa di posizione. Il punto è questo: siamo favorevoli alla pena di morte. Non generalizzata, intendiamoci. Però la signora bionda e altera con la pelliccia di leopardo e il barboncino bianco seduta sulla jeep Cherokee Limited T.D. 4 × 4 verde targata MI 7M0644 che tutti i giorni tra le 12.30 e le 13 parcheggia in seconda fila in viale Majno a Milano davanti all'Istituto Orsoline San Carlo, costringendo chiunque passi di lì ad almeno cinque minuti di coda supplementare e gratuita (sei giorni la settimana per dieci mesi all'anno, da settembre a giugno), ebbene lei deve morire. Non abbiamo niente contro questa signora, non sappiamo neppure come si chiami (noi del giro che abbiamo la fortuna di passare ogni giorno tra le 12.30 e le 13 in viale Majno la chiamiamo simpaticamente "il Puttanone", ma dubitiamo sia il suo vero nome), dunque non si tratta di un fatto personale. Tuttavia deve morire. Deve morire e basta.
Riflettendoci meglio e per non essere fraintesi, non vogliamo dire che noi auguriamo la morte alla bionda e altera signora. Noi, più semplicemente, vorremmo procurargliela, passandole sopra con la sua invereconda Cherokee Limited T.D. 4 X 4, per poi infilare pure la marcia indietro, perché nello specchietto ci sembrava che il barboncino bianco desse ancora segni di vita. Questo nonostante il nostro amore per gli animali che è enorme.
Ma a quei livelli anche le bestie non possono essere completamente innocenti.
Anche io, fossi stato in lui, avrei immaginato un possibile tradimento da parte di qualsiasi altro organo: dal fegato, dalla milza, dai reni. Non dal cuore, cazzo. Del cuore mi sarei fidato ciecamente: il cuore si trova a nord-est.
Ordinanza: "Il Sindaco di questa stanza rende noto che l'Esercitazione di Protezione Civile denominata Festival che ha interessato la settimana scorsa la cittadinanza proseguirà fino a cessato allarme nelle forme e nelle modalità previste dal decubito generalista. Si invitano perciò tutti i soggetti a rischio già sottoposti a quarantena a non abbandonare i posti loro assegnati dall'Autority negli studi televisivi; e coloro che, fra questi, non l'abbiano ancora fatto, sono pregati di raggiungere al più presto le emittenti più vicine fra quelle ufficialmente iscritte nel prontuario nazionale del DPR N. 758 c9 f4 del gennaio 2004. E' fatto inoltre obbligo a tutti i cittadini che ne siano ancora sprovvisti di presentare domanda per la distribuzione delle flebo".
p.s.: questa "casa" mi ospita e non me la sento di fregarmene dei temi che vi si discutono e nemmeno degli item o delle scelte via via proposte dal suo titolare (G. Neri); comunque la pensiate, anche questo post, facendo un passo indietro (peraltro già tematizzato altrove), collabora alla riflessione su questioni per nulla irrilevanti come quelle dell'identità, del nascondimento, dell'uso del web come confronto o come porta del cesso, che stanno dietro la dura posizione assunta qui sotto. Fino alla prossima scelta (di fondo) condivisa.
Si è concluso, senza particolari entusiasmi o polemiche, anche questo Festival di Sanremo. Ha vinto Marco Masini, favorito sin dalla diffusione della prima classifica parziale. In seconda posizione lo pseudo-sconosciuto jazzista Mario Rosini. Al terzo, quarto e quinto posto, Linda.
In sala stampa Masini ha dichiarato di non aver vissuto il trionfo come una vendetta nei confronti delle malelingue che hanno fatto circolare la diceria del "portasfiga", e ha dedicato la vittoria a Mia Martini, che tanto ormai, anche nel caso, non può più succederle niente.
L'unica (peraltro debole) diatriba è stata scatenata dall'intervento di Adriano Celentano, il quale ha raggiunto il palco dell'Ariston per difendere il vecchio amico Tony Renis, accusato di aver intrattenuto relazioni amichevoli con i mafiosi d'oltreoceano. I boss italo-americani hanno immediatamente diffuso un comunicato stampa in cui diffidano il molleggiato e qualsiasi altro organo di informazione a persistere nel sostenere che Renis fosse loro amico.
Nella conferenza stampa post-festival, il direttore di RaiUnoDel Noce ha sostanzialmente congedato la squadra di Simona Ventura dichiarando che "questa nuova formula del festival prevede un'alternanza di conduttori". Riguardo invece alla possibilità che Tony Renis sia confermato come direttore artistico anche l'anno venturo, Del Noce non ha sciolto i dubbi: "bisogna vedere cosa vuole fare, quali sono i suoi impegni futuri". Renis, infatti, così per scherzo, aveva nel pomeriggio messo in giro la voce di una sua partecipazione da attore alla serie dei Sopranos. Successivamente ha smentito, dichiarando però che da un suo amico produttore arrivava la conferma di una sorpresa "grande grande grande" per la fiction più seguita negli Stati Uniti. Si spiega così il motivo per cui alcune agenzie straniere, in tarda serata, sono state tratte in inganno e hanno riportato la notizia secondo la quale la new entry nel cast non fosse Steve Buscemi, bensì Mina.
Fabrizio Del Noce ha comunque fatto presente che se Tony Renis non fosse disponibile, la Rai e il comune di Sanremo dovranno darsi da fare per trovare un personaggio che sappia prendere in mano le redini del Festival con la stessa lucidità. Tra i nomi che circolano, quello di Chance Giardiniere.
Rapporti tesi, infine tra l'Arma e il Clan di Adriano Celentano, il quale ha dichiarato in diretta che il collegamento con i Carabinieri a Nassiriya non aveva alcun senso nel contesto di un festival della canzone. I Carabinieri, pur risentiti, hanno auspicato che il molleggiato voglia partecipare al più presto ad un incontro di chiarimento nel corso del quale sosterranno con forza le proprie ragioni. Trovandosi Celentano a Sanremo, e non volendo creare al cantante particolari disagi, i Carabinieri si sono detti pronti ad accoglierlo presso la caserma più vicina, nonché quella che più si presta ad ospitare questo tipo di confronti: Bolzaneto.
Spago è un artista amatissimo nei circoli di critica musicale ma assolutamente nuovo per il grande pubblico. E' al suo primo Sanremo ma a guardare la massa di premi che si è aggiudicato a soli 23 anni, c’è di che spaventarsi. Alla scorsa edizione del Premio Tenco s’è aggiudicato la prestigiosa Sciarpetta d’Oro, premio che viene assegnato solo una volta ogni sessant’anni e solo se c’è luna nuova. Bondarciuck ha detto di lui: “se c’è un futuro della canzone italiana, quello è Spago”. Aveva appena diciotto anni quando la sua fama arrivò a Parigi assieme al primo singolo “Prolisso e la Clemenza”: nel giro di pochi mesi si trovò ad esibirsi all’Olympia, prima di Paolo Conte e subito dopo un’orso giocoliere. Il suo viso bello, scostante, giovane, polifemico, nervoso, viene ormai riprodotto su t-shirts in vendita tanto a Camden Town quanto a Porta Portese. Eppure, in quel suo modo di scrivere canzoni, cosi avviticchiate su concetti coassiali e nel contempo ipnotiche fino alla totale destrutturazione del senso, c’è qualcosa di potenzialmente popolare, popolaresco, addirittura cialtrone. Lo crede la sua casa discografica, lo crede il suo produttore, lo crediamo noi che scriviamo e che lo abbiamo amato dopo averlo visto in quella memorabile, prima esibizione televisiva in diretta da una cassetta postale.
FAMYA QUARESIMA presenta la canzone "Veniamoci incontro"
E’ una sorpresa piacevole trovare quest’anno a Sanremo la bella cesenate Famya, in un ruolo che non le è consueto. Tutti la ricordiamo come valletta di Bonolis in “Bollito di cervice” su Canale 5, o più recentemente come una delle interpreti della sit-com di Raidue“Ficchiamoci Dappertutto”, dove era la sensuale astronauta Enrine. Dai suoi esordi a Mediaset (era una delle “Pinzette” nel varietà “Prevenzione Dentale” del ‘97) ad oggi la Quaresima è dunque notevolmente cresciuta, non sappiamo se naturalmente o se con l’aiuto di un buon impianto al silicone. Dalle sue dichiarazioni scopriamo che Famya ha sempre amato cantare e che aveva già provato ad imporsi con la sola voce all’inizio della carriera, quando nessuno pareva interessato alle sue corde vocali, bensì al resto del suo corpo. La scelta del look total naked può apparire un pò sfrontato, ma la ragazza ha deciso di portare ancora avanti la sua evoluzione artistica, eppoi tanto Sanremo è un troiaio.
Prosegue, inarrestabile, l'emorragia di spettatori dal Festival di Sanremo anche se, dopo il primo smacco contro "Elisa di Rivombrosa" e la sconfitta contro il "Grande Fratello", ieri sera la compagnia di "Zelig" ha preferito non abusare del cadavere.
Insignificanti, nella serata di ieri, gli interventi dei comici: giovedì Dustin Hoffman, dicendo "cacca", ha spiazzato l'organizzazione utilizzando in un solo colpo l'intero bonus di trasgressione previsto per cinque puntate.
Nel pomeriggio in sala stampa si era sparsa la voce che la "grande sorpresa" annunciata da Tony Renis si sarebbe materializzata nelle fattezze di un personaggio che ha fatto carriera a forza di raccomandazioni, con la zeppola e varie altre difficoltà di pronuncia. A pochi minuti dal lancio da parte delle agenzie che Maurizio Costanzo sarebbe stato della partita, l'organizzazione è stata costretta a precisare che trattavasi, invece, di Silvio Muccino.
Delusione per le performance di Paola Cortellesi, che si è cimentata prima in un coro alpino accompagnata dai Neri per caso e, nella serata successiva, in una finta canzone sanremese censurata degli anni '50. Si nutre il sospetto che i testi glieli scriva, brutti apposta, Simona Ventura. E che, a questo punto, le scelga anche trucco e vestiti.
E' andato a monte quello che avrebbe potuto rappresentare l'evento della serata: il bacio saffico tra Simona Ventura e Paola Cortellesi. Delle due, la comica era la meno convinta della necessità del gesto, e solo l'intervento di Stefano Bettarini ha convinto Paola a prestarsi alla gag. «Mi è sembrato doveroso consigliarla - ha dichiarato il calciatore -: non si sputa così sui soldi, quando c'è chi è costretto a farlo gratis».
L'organizzazione ha ufficialmente comunicato che i voti pervenuti e che hanno fino ad ora determinato la classifica sono stati cinquecentomila: il 60% riconducibile a numeri assegnati alla telefonia mobile, il rimanente a ex fidanzati di Elenoire Casalegno presenti a Sanremo.
A margine dei lustrini e delle paillettes, fa scalpore in sala stampa la love story dell'anno, che vede per protagonisti Selvaggia Lucarelli e Laerte Pappalardo. A giudicare dai commenti dei colleghi, la coppia sarebbe ritenuta male assortita. Secondo altri, invece, l'insolito accostamento richiamerebbe alla mente un misto tra Arthur Miller/Marilyn Monroe e Vittorio Cecchi Gori/Valeria Marini. Con Pappalardo jr. in entrambi i ruoli femminili.
Continuano le defezioni delle star, sorde al richiamo di Tony Renis. La notizia del giorno è che Winona Ryder, la cui presenza era stata data per certa, non parteciperà al festival: l'attrice, condannata per taccheggio, avrebbe riscontrato problemi a superare il metal detector all'ingresso del teatro Ariston. Secondo l'organizzazione, la giovane star si sarebbe "resa irreperibile". Fonti bene informate riferiscono che quando il manager le ha comunicato che sarebbe dovuta apparire a Sanremo, l'attrice abbia commentato: «Ora però stanno esagerando: erano solo due vestiti. Non possono mandarmi in galera come tutti gli altri?».
CAESAR CUCCHIAINO presenta la canzone "Così no non potrei però"
Un veterano del Festival come Caesar Cucchiaino resta una presenza gradita, in particolare quest’anno in cui festeggia la sua quindicesima esibizione fra le quinte dell’Ariston. L’eterno ragazzino della musica leggera italiana non è mai riuscito a vincere un Sanremo ma le sue canzoni sono nella memoria di tutti, specialmente i grandi successi degli anni cinquanta. Dopo la commovente vicenda del trapianto del pancreas ricevuto dal suo canarino Aiace, dopo la fastidiosa questione delle tasse non versate correttamente (“io i soldi li mettevo in quel porcellino di terracotta. Credevo fosse uguale”), Caesar torna più in forma che mai con un brano scritto a quattro mani con il suo amico di sempre e paroliere Ennio Calò, in arte Strudel. “Io e Strudel - afferma Cucchiaino - ci divertiamo ancora un sacco assieme: prima facciamo a cuscinate, poi lui si rompe i maroni e va di là a scrivere non so bene cosa su un foglio”.
Il leit motif della terza giornata del Festival di Sanremo è l'individuazione dei colpevoli del clamoroso calo degli ascolti: in conferenza stampa i vertici Rai, il direttore artistico e la conduttrice si sforzano di minimizzare e rispondono pacatamente alle domande dei giornalisti. Il direttore generale Flavio Cattaneo sostiene che la debacle sia imputabile alla "forte controprogrammazione" e, soprattutto, a "Elisa di Rivombrosa". Quando qualcuno gli chiede se davvero una gattamorta è in grado di mettere in ginocchio il Festival, Fabrizio Del Noce si inserisce intimando che non lo mettano in mezzo, che lui non c'entra niente. «In ogni caso, - ha proseguito Del Noce - il livello del prodotto è altissimo: credo che il duetto fra Simona e Dustin Hoffman sia di quelle cose che raramente si vedranno in futuro», guadagnandosi un'ovazione da parte della platea, erroneamente convinta che la frase fosse da prendere alla lettera.
Tony Renis si difende contrattaccando: obiettivo dei suoi strali la "major" che non ha permesso ad uno dei partecipanti di inserire il suo brano nella compilation del Festival. I discografici della Bmg, interpellati per conoscere il motivo di tanta crudeltà nei confronti del cantante Paolo Meneguzzi, hanno risposto con fermezza: «Paolo chi?».
«Chi afferma che Sanremo sta diventando sempre più un reality show dice una cosa falsa», sostiene la Ventura nel corso di un collegamento a "Porta a Porta" in diretta dal tugurio.
E' Paolo Crepet, voluto da Bruno Vespa al DopoFestival, ad accendere la miccia della polemica del giorno. In un'intervista rilasciata al sito di "TV Sorrisi e Canzoni" lo psichiatra sostiene che i cantanti sono "degli psicolabili in perenne ricerca di identità", adombra il sospetto che al Festival e nel mondo dello spettacolo in genere giri cocaina e dichiara che "Simona Ventura non sopporta intorno a sé altre donne a meno che non le siano subalterne". La conversazione con l'inviata della bibbia della tv ha termine quando Crepet inizia ad esagerare, puntualizzando che, a suo parere, non è il sole a girare intorno alla terra ma vicecersa, che la luna non è fatta di formaggio e che nove per nove fa ottantuno.
Terrore pochi minuti prima della diretta di "Porta a Porta": una telefonata avvisa che nel teatro è stata nascosta una bomba al plastico. La trasmissione riesce ad andare regolarmente in onda: accorse con solerzia, le forze dell'ordine rassicurano che della bomba non c'è traccia, e trovano soltanto il plastico.
Intanto, grazie ad un esposto-denuncia presentato dai giornalisti Aldo Fegatelli Colonna, Marco Buttazzi e Andrea Pomati, la Procura della Repubblica di Sanremo ha riaperto il fascicolo sulla morte di Luigi Tenco, a 36 anni dalla scomparsa del cantautore: la tesi del cedimento strutturale non convince più.
La perugina Donna Difiori è alla sua seconda esperienza all’Ariston e quindi è di diritto nella categoria Piante d’Alto Fusto. Cresciuta nel vivaio musicale del produttore Olmi, sboccia artisticamente nel 1997 con un primo singolo intitolato “Questo timido germoglio”. L’anno seguente, a ridosso della prima partecipazione a Sanremo, la conferma con l’album “Sintesi Clorofilliana”. Oggi, dopo due anni di silenzio, raccoglie i frutti del suo lavoro con una partecipazione piena e matura al Festival dei Fiori. “Il mio brano” ha detto in conferenza stampa “vuole anche essere un omaggio all’artista a cui mi ispiro maggiormente: Fiorella Mannoia”.
Panico in riviera, sin dalla mattinata, alla notizia che, come più volte minacciato nei giorni precedenti, un nano avrebbe preso parte alla seconda serata del Festival di Sanremo facendo il gigione e cavandosela, come d'abitudine, sparando due cazzate. La tensione alle stelle, tra le proteste del centrosinistra ed una interrogazione parlamentare, è stata smorzata da un sospiro liberatorio quando è risultato evidente che trattavasi di Dustin Hoffman.
La classifica provvisoria, intanto, ha riservato le prime sorprese, con gli ex-favoriti Mario Venuti e Neffa rispettivamente al sesto e all'ottavo posto, e Marco Masini inaspettatamente primo. Il cantante fiorentino, che ha partecipato al festival con una canzone spensierata al fine di sfatare la fama di portasfiga, è stato così ammonito da Simona Ventura: "Attenzione, la tradizione vuole che essere favoriti porti rogna". Tutto da rifare insomma per Masini, che però, raggiunto in albergo, ha voluto chiarire di non essersela presa più di tanto per l'infelice ed involontario commento della conduttrice: «Io stimo e ammiro Simona Ventura - ha dichiarato l'artista -: lo dimostra il fatto che sta per uscire un mio "greatest hist" e, nelle dediche che appaiono nei credits del disco, il suo nome viene citato un paio di volte. Una per "Vaffanculo", e l'altra per "Bella stronza"». «Non intendevo affatto offendere Marco Masini, né pubblicizzare ulteriormente quell'ignobile tipo di superstizione» ha tenuto a precisare la Ventura toccando due amuleti cui è particolarmente legata, in quanto ricevuti in dono dai propri famigliari: un ferro di cavallo dai figli Giacomo e Niccolò, e un paio di corna dal marito Stefano Bettarini.
Ovazioni in sala stampa per l'esibizione della giovane e corpulenta Linda, debuttante a Sanremo con il brano "Aria sole terra mare", grazie al quale ha potuto fare sfoggio di un prezioso dono della natura: la voce di una che ha pranzato con Anastacia, ingoiandosela tutta intera.
Il teatro Ariston ha vissuto momenti di agitazione quando gli autori, durante la pubblicità, hanno fatto segno a Simona Ventura che il Presidente del Milan era in linea al telefono, desideroso di intervenire - come già aveva fatto nel corso dell'ultima Domenica Sportiva - per ribadire la propria tesi a favore delle due punte. Con un gesto in cui molti hanno visto un che di coraggioso, la conduttrice, stizzita, ha deciso di non passare la telefonata in diretta. L'ardita presa di posizione è stata spiegata a tarda notte da un comunicato stampa diramato dall'entourage della Ventura: "Come donna - vi si legge - non condivido affatto la posizione del Presidente del Consiglio sulle doppie punte".
TONY BLESCIA da Melzo, presenta la canzone "Senza Tremare"
Perchè il mitico bassista e cantante dei Polmons, il complesso che negli anni ‘60 fece impazzire l’Italia, sceglie Sanremo per tornare ad esibirsi in pubblico? Noi non pensiamo che dipenda esclusivamente dalla malattia degenerativa che lo ha colpito da due anni. Tony Blescia è un musicista di razza, come quindici anni di carriera solista hanno dimostrato (dal primo album “Blescismus” del 1973 all’ultimo, in riunion con alcuni ex-Polmons nel 1988: “C’era ancora tanto da dire”).
Tony gode della stima e dell’affetto di molti produttori discografici europei e di tutti gli usurai della lombardia, tanti fans ascoltano ancora devotamente le sue canzoni, le sue tempestose vicende sentimentali con l’intera squadra dell’Atalanta sono ormai lontane nel tempo.
Simona Ventura ha ben più di un motivo per essere raggiante dopo aver condotto con successo la prima serata del Festival di Sanremo: nel pomeriggio antecedente la diretta, infatti, la dichiarazione della soubrette secondo la quale "con Tony Renis le cose sono tornate a posto", è incredibilmente coincisa con la liberazione dei due figli Giacomo e Nicolò, rispettivamente di 6 e 4 anni.
Tornando alla kermesse, la critica, tra i giovani, ha particolarmente gradito "Single", il pezzo presentato da Danny Losito in abbinamento con le Las Ketchups. Le autrici del celeberrimo tormentone estivo "Aserejé" (che, in tre, rappresentano una panoramica completa dei disturbi alimentari, dalla bulimia all'anoressia) a fine esibizione sono state riposte una dentro l'altra, per ricomporre la Matrioska.
In sala stampa non si risparmiano elogi, ma anche critiche per il festival targato Simona Ventura: troppo simile a "Quelli che il calcio", a dire di molti. E non tanto per la partecipazione di Gene Gnocchi o Maurizio Crozza, quanto per il fatto che DJ Francesco, dimenandosi in modo scomposto sul palco, sembrava stesse ancora esultando per i quattro gol segnati fuori casa della Roma domenica scorsa.
Sempre DJ Francesco è stato protagonista della prima, immancabile, notizia di un furto nel corso del festival: per tutto il pomeriggio la disperazione ha segnato i volti dei suoi discografici alla ricerca dell'unica copia dispersa della canzone "Era bellissimo". L'enigma è stato risolto in serata: a DJ Francesco, perché imparasse le parole, era stato consegnato il master a sei piste del proprio brano. In poche ore ne aveva già fatte fuori d'un botto almeno quattro.
In ombra Raul Bova, al punto che parecchi spettatori non si sono nemmeno accorti della sua partecipazione alla serata. Sul palco l'attore ha dato l'impressione di essere stato abbandonato a sè stesso; senzazione confermata quando ad uno degli acrobati del Cirque du Soleil è stato intimato di scendere dalla sua capoccia. Tony Renis, dopo innumerevoli defezioni da parte delle star contattate, ha fatto il colpaccio riuscendo a portare in Riviera i Black Eyed Peas, gruppo che svetta nelle classifiche di vendita di tutto il mondo. Pare che Renis abbia convinto il manager spiegando che la band avrebbe partecipato ad una manifestazione prestigiosa, autorevole e di alta qualità. In conclusione della serata il direttore artistico del festival ha successivamente dimostrato di avere un cuore "grande grande grande", manifestando allo stesso manager la propria solidarietà per l'inaspettato ed inspiegabile esonero.
Fondamentale per la riuscita della serata la partecipazione dell'ex Rolling StoneBill Wyman, reclutato per accompagnare i DB Boulevard e vivace come non mai: il bassista si era in realtà assopito serenamente al quarto accordo durante le prove generali del giorno prima, e solo per esigenze di copione le esequie sono state rinviate a questa mattina.
Da quest'anno gli spettatori votano, secondo le tecniche sperimentate dai reality show, via SMS. I primi risultati danno in testa Patrick e Serena, con Carolina e Ilaria in calo. Annullati i voti pervenuti attraverso alcuni messaggini che chiedevano la replica del bacio lesbo e il ralenty della scena di sesso tra Ascanio e Katia.
La riforma del sistema di votazione è stata decretata da Tony Renis in persona, il quale ha deciso per l'eliminazione della giuria popolare. Come ai bei tempi.
LARALARA DUEPUNTI da Soresina, presenta la canzone "Siamo bravissimi"
La simpatica Laralara deve il suo aspetto nordico e rilassato alla mamma ismiziana (il babbo è cremonese). “Da ragazzina su a nord ho sempre cantato” dichiara, “in parrocchia, ai saggi scolastici, ai corsi di nuoto. Per questo ho tanta acqua nei polmoni”. La musica dunque resta un gioco per Laralara fino a un paio di anni fa, quando, ad una Grigliata Ismiziana, canta in pubblico una bella canzone tradizionale del Circolo Polare Artico (“OÖbaloo Nurvikierk”, che significa, “Quel granchio si annoia, ora ci pensiamo noi”) suscitando l’interesse di tutti, in particolare di un noto produttore discografico, presente fra gli invitati. Seconda a Castrocaro nella sezione “ippocampi”, porta a Sanremo il candore e la schietta allegria delle sue terre.
Puntuale come uno starnuto, ciclico come le mestruazioni, inesorabile come il virus dei polli, torna anche quest'anno il Festival di Sanremo.
L'ex cantante Tony Renis, nuovo direttore artistico di quella che un tempo era considerata una languida e scialba manifestazione canora che tornava buona per gli ingaggi delle sagre estive ha impresso cambiamento epocale al grido "Qui, o si rifà Sanremo, o si muore": un'impresa per compiere la quale, secondo molti, si sarebbe dimostrato più adatto il medico britannico Harold Shipman.
L'operazione di svecchiamento inizia dai conduttori: per la prima volta, quest'anno, a salire sul palco sarà una soubrette simpatica, affascinante, poliedrica, preparata, sexy ed incantevole allo stesso tempo. Poi, oltre a Paola Cortellesi, parteciperà anche Simona Ventura.
Subbuglio in sala stampa per la velata anticipazione fatta da Renis a "Domenica In" annunciando una sorpresa "Grande grande grande". La maggior parte dei giornalisti conviene che potrebbe trattarsi di Mina. Altri pensano che per risollevare le sorti di questo festival non sarebbe sufficiente neanche il tritolo.
Giungono intanto le prime testimonianze a sostegno della tesi difensiva di Renis alle accuse di collusione mafiosa lanciate da Nando Dalla Chiesa: gli eredi di Joe Adonis smentiscono categoricamente che il boss potesse essere in contatto con uno che, d'abitudine, cantava.
Momenti di panico all'Ariston, dopo la definizione di "cagasotto" affibbiata da Tony Renis agli artisti che si hanno opposto un rifiuto alla partecipazione Festival in qualità di ospiti: un giornale ha titolato "Renis spara sui cantanti", e in parecchi hanno preso la frase alla lettera. Alle forze dell'ordine, accorse in massa, il pubblico del teatro è apparso caldissimo ed intento ad inscenare una monumentale "ola". Successive verifiche han permesso di determinare che, molto più semplicemente, molti spettatori erano terrorizzati e con le mani in alto.
Pare essersi ricomposta, infine, la frattura tra il direttore artistico e la conduttrice. All'origine della diatriba pare essere stata l'abitudine da parte di Renis di curare ogni singolo particolare in prima persona, sordo ai consigli dei propri collaboratori. L'ostinazione dell'ex cantante nel voler supervisionare il guardaroba della presentatrice è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. «Ora però è tutto tornato alla normalità - rassicura Renis -: Simona ha perfino lasciato che fossi io a scegliere il tipo di scarpe che calzerà sul palco». La Ventura conferma l'avvenuta riappacificazione, pur trovando ancora piuttosto scomodo trascinare qua e là per la scenografia i due blocchi di cemento armato.
Mantengo quanto promesso, rimetto in giro, nel generoso sistema circolatorio della Rete, le canzoni restanti di quella singolare cassetta "Forza Italia" uscita in allegato a un numero di Cuore di dieci anni fa.
Questa spolverata sonora, suggeritami da Dolcemetà Liaceli, era stata fatta per opporre un minimo di resistenza (umana?) alle ipercelebrazioni di quel Club di Galantuomini, anch'esso giunto al decennio di anzianità.
Ma ancora una volta, l'unica scrittrice satirica italiana e il sottoscritto si sono trovati a constatare quanto quelle paginette verdi continuino a mancare ai sostenitori di allora e, inspiegabilmente, anche a lettori anagraficamente arrivati dopo la chiusura.
Ci sono domande che tornano con la regolarità dei condoni edilizi. Fra queste spicca la superclassica «ma perche Cuore ha chiuso?».
Forse è solo curiosità, ma insolitamente persistente dopo dieci anni, trascorsi i quali in genere certe esperienze editoriali vengono ricordate solo da addetti ai lavori e collezionisti. Io ci sento quel tono che si usa con gli amici, ad esempio con le metà esplose di una coppia di riferimento: "ma perchè vi siete lasciati?".
Ecco, forse fra Cuore e i suoi lettori, più che una cessazione di forniture, si consumò un vero e proprio abbandono. E, a dirla giusta, col concorso di entrambe le parti, se è vero che la principale ragione che indusse l'editore Gianpaolo Grandi a interrompere precipitosamente le uscite durante il "week end dei morti" del novembre 1996, a metà dell'impaginazione di un numero mai arrivato alle edicole, furono le vendite ormai esigue.
Ma come ho già scritto a Iuma, autrice di un bel post-ricordo dedicato al settimanale voluto da Michele Serra e compari, sui miei-nostri sei anni di Cuore andrà scritto ben di più che questo piccolo commento. La mia notazione riguardava solo il limitato - ma sintomatico - tramestìo di reazioni piene di affetto causato da questi ultimi post. Fra coloro che domandano: "ma perchè non ne fate più di quelle cose lì?" (???), altri che rivorrebbero almeno l'indimenticabile Festa di Cuore di Montecchio, altri ancora che avviano una specie di gallery con la foto del tape in questione, brandito davanti al computer acceso o a una locandina di Kill Bill...
Di Cuore tireremo fuori ancora tante cose, com'è giusto. Intanto completatevi l'allegra cassettina, coi Mau Mau, Africa Unite e Claudio Bisio.
"RITMO POLITICO" (Mau Mau - Africa Unite per Cuore, 1994) scarica l' MP3
Il testo di "Ritmo Politico".
"ANCORA VOGLIA DI BISCIONE (reprise)" (Fiocco d'Avena - Rocco Tanica e Claudio Bisio non accreditato, per Cuore, 1994) scarica l' <MP3
Viste le pressanti richieste, ecco un altro brano spippolato fuori dalla mitica cassettina allegata a "Cuore" nr. 162 del 12 marzo 1994. "La Vendetta del Mulino Bianco" fu il contributo di Radiogladio a quella mini-compilation di cui al post precedente.
Dice una voce da speaker nel testo: "ma questa è un'aggressione immotivata ad un prodotto dolciario sostanzialmente innocuo!". Ed è quello che dissero anche i signori della Barilla telefonando alla redazione di Cuore. E' un colpo basso - aggiunsero affranti - con tutta la fatica che abbiamo fatto per allontanarci dall'immagine troppo rampante che avevamo negli anni '80...
Ma un po' dovevano essersi divertiti: il pezzo di Messina è proprio bello, in fondo mitizzava quel mulino ipereale. E per ciò che riguardava l'immaginario evocato in quegli spot bucolici, forse sentivano di non essere del tutto puliti. Dunque, niente cause contro Cuore (all'epoca gli unici che si arrabbiavano davvero erano, appunto, i marchi commerciali) e un generale "understatement" all'anglosassone. Pensate che succederebbe oggi. La cassetta forse uscirebbe senza sonoro, intimidita dalle minacce di Dell'U**i.
Io non credo che Guia Soncini abbia bisogno di un blog. Non ora, per lo meno, non più.
Magari in un primo tempo (probabilmente quando Wittgenstein ha iniziato ad essere ospitato anche sul Foglio, o quando è nato Camillo e Giuliano vide che era cosa buona e giusta) ci ha anche fatto un pensiero. Ora, però, non le passa più nemmeno per la testa. Detto tra noi: fa bene.
Nel senso che anche io, nei suoi panni, farei lo stesso: le provocazioni - che sia abbia torto o ragione - si portano fino in fondo, per diamine.
Il meccanismo è talmente semplice che è persino stupido spiegarlo: elefefante-entra-in-cristalleria.
Il divertimento - lo dico per esperienza - non sta tanto nel contemplare i danni, quanto la disperazione dei commessi che si mettono le mani nei capelli. Guia direbbe che è come parlare di corda in casa dell'impiccato, di sega in casa di segaioli.
Se non fosse per Carlo Formenti, che qualche mese fa scelse la medesima cristalleria come obiettivo di una maldestra incursione, il passo dell'elefantessa avrebbe potuto essere rilevato secondo la scala Richter.
Invece, 'o miracolo: a scomporsi, di blogger, sono solo in quattro o cinque. Gli altri la prendono (chi più, chi meno) sul ridere o rispondono (chi più, chi meno) con sarcarsmo. Uno di sicuro se la ride: quello che ha risposto alle trombe con le campane e in quattro e quattr'otto ha aperto su Spinderun blog in nome (ma non per conto) di Guia Soncini.
Quel che - in un'insolita veste terzista - mi premeva dire è che, gente, da che mondo è mondo gli elefanti entrano nelle cristallerie. Anzi: gli elefanti sono fatti per entrare nelle cristallerie. E le cristallerie per appore cartelli con su scritto "gli elefanti non possono entrare".
Però, ecco, uno sente parlare di insulso fenomeno da segaioli, e si aspetta basti uno sbrigativo colpo di rivoltella alla Indiana Jones quando fece secco il tizio con la scimitarra. Qui, invece, non è ancora successo niente. E siamo al quarto caricatore.
Non saprei dire, francamente, se sono più fastidiosi e prosopopeici i coinquilini di Walter Nudo sull'Isola dei Famosi (che hanno immotivatamente e poco sapientemente deciso di metterlo alla berlina solleticando l'infermierina compassionevole che è in ogni spettatore e decretandone anticipatamente la vittoria) o i suoi fan sul blog di Selvaggia Lucarelli e sul forum del sito ufficiale: “Il popolo dei Forum è disgustato da quello schifoso del Pappa e dalla sua ragazza, la Signorina Davide”; ...“mi lasci dire che il Sig. Pappalardo, è a dir poco disgutoso, volgare in poche parole è l'uomo più schifoso che esista sulla faccia della terra. Per quanto concerne il Sig. Silvestri spero vivamente che i suoi genitori decidano di disconoscerlo, in quanto avere un figlio del genere deve essere una tradegia, una vergogna, e che dopo le sfuriate a cui si è lasciato andare rimanga un disoccupato, in modo tale che dopo debba fare veramente del pietosismo per soppravivvere”; ...“Davvero ti pregho, venerdì in trasmissione renditi portavoce dei nostri messaggi. Sono davvero disgustata dal comportamento di Pappalardo, ma specialmente da quello di Davide. Anche oggi poi che ha detto che Walter gli faceva schifo....Ma schifo farà lui!”; ...“Cari Pappalardo e Silvestri pensate che il pubblico sia scemo????voi state facendo del pietosismo pietoso recitate in ogni momento vi mostrate di continuo nudi "orridi" tanto non vincerete mai solo perche' siete sleali e falsi”; ...“Sono maschio, eterosessuale, ed anche se nudo è bello non rosico, non ho antipatie dovute a complessi di inferiorità: è bello, sta diventando famoso ed è meglio degli scarafaggi che gli tengono compagnia”.
Cosa sia successo non è importante. Nulla di tutta questa faccenda è importante, per quanto nessuno qui ha voglia di fare lo snob e negare che il pappone massmediatico sia diventato man mano un fenomeno impossibile da ignorare.
Per questo propongo di festeggiare un neologismo made in Pappalardo, fresco di conio ma già - evidentemente - à la page: “pietosismo”. Rafforzativo: “pietosismo pietoso”.
Ribadisco: nulla che - senza vergogna - sia in grado di produrre immagini come questa merita di essere sminuito.
Va bene tutto - carina è carina -, ma definirla“la migliore applicazione mai scritta per Windows” pare quantomeno azzardato.
Steve Jobs, proprio a proposito di iTunes per Windows, ha dichiarato: «Questa non è la versione baby: è quella tutta intera», e allora uno si chiede se davvero era questa la “killer application” per cui noialtri avremmo dovuto invidiare gli adepti di Apple, nemmeno non fosse mai esistito Music Match JukeBox per fare le stesse cose (e qualcosina in più) meglio.
Mentre ammetto che, come strumento per sincronizzare l'iPod con il PC, iTunes è indubbiamente superiore e più veloce di Music Match, chiedo, ad esempio: perché non è possibile fare in modo che il software aggiorni automaticamente tutti i brani inseriti in una determinata cartella? Perché non è previsto il “volume leveling” in automatico di tutte le canzoni? Perché il programma permette solo di editare manualmente le tag dei files Mp3 (parlo dei files che uno ha già, non di quelli che si vogliono trasferire da un CD), senza offrire un collegamento che offra la possibilità di modificarle in automatico collegandosi ai database di FreeDb e All Music Guide?
Infine auspico una presa di coscienza collettiva. È facile, basta stringere le mani del vostro macchista del cuore, chiudere gli occhi e fargli ripetere assieme a voi il seguente mantra: “QuickTime è un programma vecchio e orribile, creato per leggere un formato file proprietario ormai defunto... QuickTime è un programma vecchio e orribile, creato per leggere...”.
Ora forse sì, al secondo pezzo interamente dedicato, si penserà che ce l'abbia con TV Sette. Ribadisco che no, non è così: amo TV Sette. Sono loro che non ricambiano.
Questa settimana, dopo aver già intervistato Laurent Malek, amministratore delegato di Disney Channel che, casualmente, proprio in quel numero appariva come inserzionista pubblicitario, il settimanale diretto da Antonio Bozzo ed allegato al Corriere della Sera fa le cose in grande e - come ha già fatto in passato, ma non per questo meno immotivatamente -, riserva l'intera copertina (più due pagine interne) all'uscita del dvd Disney "Il Re Leone". Ovvero, non un film nuovo: uno disponibile in videocassetta dal 1995.
A TV Sette potrebbero obiettare: ma il dvd ha musiche e contenuti speciali. Beh, allora si, capisco la portata dell'evento.
Nulla di nuovo, invece, sul fronte Giacomo Airoldi. A suo insindacabile e inspiegabile giudizio, infatti, questa settimana sono in salita: Valerio Staffelli (che, in realtà, ha fatto il primo colpo della stagione solo ieri sera, a giornale chiuso da almeno una settimana, facendosi pestare dalla scorta di Antonio Fazio), Sabrina Impacciatore e Mariella Milani, la giornalista del Tg2intossicata a Fregene la scorsa estate da un bicchiere d'acqua misto a solvente per lavatrici. In discesa, invece: Marco Mazzocchi (e che l'“Isola dei Famosi” ad Airoldi non piacesse si era capito, ma Mazzocchi, in quanto capro della Ventura, va confortato, non avvilito); Francesco Giorgino del Tg1 (credo per aver commesso l'errore di non rimanere intossicato e Fregene) e Julia Smith (ovvero lei, la ballerina di Panariello, rintracciata solo grazie a Google, ma perché, perché, perché?). Bozzo, la prego: conceda ad Airoldi una colonna in più. Una cosina semplice semplice, per le note a margine.
Infine, a pagina 16 si consuma il misfatto vero e proprio: all'interno di un'ingiustificata quanto demenziale segnalazione dell'orripilante sito internet ufficiale della città di Seminara(RC), l'omonimo Natalino Russo viene elogiato e definito (testuale): “...apprezzato battutista su TV Sette e molti blog della rete”.
Per la cronaca riporto, dal blog di Claudio Sabelli Fioretti, la produzione odierna di questa versione maschile di Selvaggia con più probabilità di riuscire a fare concorrenza all'originale per le tette piuttosto che per il cervello: “Dimmi che ne pensi di questa: «Il girino chiede a mamma ranocchia come nascano i girini. Interviene il rospo e gli dice: li porta il Cicogna». Non la pubblicherai lo so: a te piacciono di più Benni e Serra due che a una testa (di cazzo ok) come me possono fare da co...ntorno”.
E ho detto tutto.
P.S.: Non sto scherzando. Chiunque ne sia capace mi spieghi la battuta di Natalino Russo Seminara, o avrà il mio sense of humor sulla coscienza.
Io non posso stare fermo con le mani nelle mani. Non oggi, per lo meno. Non il giorno in cui Clarence compie sette anni.
Che io e Grassilli si dica da anni che scriveremo un libro su tutte le stranezze cui abbiamo assistito mentre passavamo dalle stalle alle stelle non conta. Quel libro non lo scriveremo mai.
Eppure avremmo potuto raccontare di quello che si presentò come ex direttore marketing di Yahoo! USA e fu immediatamente assunto dagli svedesi. In ufficio lo chiamavamo "Penitenziagite", perché parlava un misto di inglese, portoghese, italiano e almeno altre quattro lingue, come il servo Salvatore ne "Il nome della Rosa". Dico "misto", e intendo proprio "misto": iniziava una frase in inglese, virava verso il portoghese, abbozzava un italiano stentato e franava inesorabilmente tra le fauci dello swahili.
Iniziammo ad allarmarci quando, da buon direttore marketing, prese la macchina digitale, andò a fotografare un manifesto del cammello-mascotte di Spray alto e largo quanto un palazzo di via Torino, tornò in ufficio, lavorò l'immagine in scala 1:2 e la inviò via e-mail a tutti. "Tutti", a quei tempi, eravamo sessanta persone. Quando il server di posta, sfinito, esalò l'ultimo respiro, Penitenziagite appurò che l'odio, a volte, te lo senti addosso e lo puoi pure tagliare a fette. Qualcuno lo odiò un po' di più: Giuseppe Genna, nella fattispecie, aveva già il cuore in anticipo sulla serata in compagnia di "una figa" (l'espressione è sua). Lei avrebbe dovuto confermare l'appuntamento via posta elettronica, ma la mail trovò un cammello ad intasare la linea dedicata e non potè giungere a destinazione. Quel giorno Genna, nell'impossibilità di imparare nuove parolacce, ne inventò alcune.
Ci preoccupammo ancora di più quando Penitenziagite mi abbordò sulla via della fotocopiatrice per mettermi a parte di una sconcertante verità. Mi prese un braccio, lo strinse, e disse: «Il contenitore in polistirolo dei panini di McDonald's...» «Si?» «...l'ho inventato io».
Io feci "Ah Ah", ma non era una battuta. Non nelle intenzioni.
Perdemmo le speranze quando ci fu da assumere nuovi commerciali e fu incautamente incaricato del recruiting. A Nico Giordano - quello che in seguito avrebbe incarnato il sogno sessuale delle belle di Clarence - Penitenziagite mise in mano una cornetta del telefono senza filo e disse «Ora prova a telefonarmi e vendermi qualcosa».
La storia di Penitenziagite finisce in tristezza, con la scure degli svedesi ormai sospesa sul capo e lui che dice a Giovanna e alla receptionist: «Non passatemi chiamate, che sono al telefono con Piersilvio». Conversò amabilmente con Piersilvio per un buon quarto d'ora, premurandosi di lasciare aperta la porta dell'ufficio: «Si, Piersilvio, credo che me ne vado di qui: ho tre offerte e non so quale scegliere... Infatti, Piersilvio, è quello che dico io: ho bisogno di un ambiente di lavoro dinamico... Allora ok, Piersilvio, ci sentiamo in settimana. Mi chiami Tu? Va bene. Non mercoledì, che ho una conferenza». Penitenziagite, nella foga di premurarsi che tutti sentissero, che tutti fossero al corrente dell'evento in corso, non ricordò che esisteva un centralino, e che la receptionist cui aveva chiesto non gli si passassero chiamate non vide mai accendersi la luce corrispondente alla linea del suo ufficio.
Non è che ce l'abbia con TV Sette. Però, mentre io reprimo i miei istinti impiegando tutta la buona volontà di cui sono capace, loro inciuciano allegramente con le aziende di cui ospitano le pubblicità; titillano la vanità dei maggiori investitori smarchettando a più non posso; si arrischiano a definire “una delle migliori penne su internet”Natalino Russo Seminara (autore della memorabile battuta“Sgarbi in ‘AfghanElkan’, inaugurando una mostra del ‘Guercino’ ha detto che Osama Bin Laden andrebbe schiacciato come uno ‘sCaravaggio’ e che coi Talebani lui fa finta di litigare, ma in realtà è in ‘conBudda’ con loro”).
Ma, soprattutto, continuano ad ospitare quel coacervo di inutili e arbitrarie scemenze rappresentato dalla rubrica “Il borsino della settimana” di Giacomo Airoldi.
Quale ruolo abbia avuto in passato Airoldi per poter ora concedersi il lusso di annotare col gessetto la propria personale lista di buoni e cattivi non è dato saperlo. Fonti accreditate (Google) lo catalogano come “vicedirettore di TV Sette”, appena sotto Bozzo (Antonio, non Baget).
Nulla di male, in ogni caso: le opinioni sono come le palle e eccetera eccetera, e a chiunque (me per primo) potrebbe venir voglia di condividere con il mondo - trascurando il fatto che il mondo non abbia richiesto un parere - una personale lista di cose preferite e personaggi mal sopportati. Anzi: lo faccio spesso, e infatti non è questo il punto.
Il vero problema non è rappresentato tanto dai criteri di giudizio di Airoldi, quanto da quelli di scelta.
Faccio un esempio: questa settimana sono “OK”Ettore, l'odioso cane parlante buono per bistecche protagonista della pubblicità di TIM e Walter Nudo, mentre sono considerati “KO” il critico Alfonso Signorini e il presentatore di “Gaia” Mario Tozzi. Fin qui nulla di particolarmente strano. Opinabile magari si, ma strano no.
Il meglio di sè, da sempre, Airoldi lo dà a fine rubrica, in un riquadro dedicato alle segnalazioni dei personaggi “in salita” e “in discesa”. La regola è: la probabilità per un personaggio di essere citato all'interno della classifica di Airoldi è direttamente proporzionale all'improbabilità che qualcuno si ricordi che quel personaggio esista. O che sia mai esistito.
Tanto per dire: secondo il tenero Giacomo, sarebbero “in salita”Jinny Steffan, intravista una quindicina d'anni fa reinventarsi valletta al Processo di Aldo Biscardi; la giornalista Monica Maggioni, citata a sei mesi dalla fine della guerra in Iraq che ha seguito da inviata; Loredana Berté, che ha pubblicato l'ultimo disco (una raccolta di successi, per giunta) nel 1998, e a stento lei stessa ricorda il proprio nome; Pamela Prati, che da anni fa il muschio al Bagaglino di Pingitore; Fiorello e Simona Ventura, che durante l'estate hanno condotto assieme “Matricole” su Italia Uno, ma erano repliche di cinque-sei anni fa, e forse Airoldi non se n'è accorto.
Sono da considerare, invece, inesorabilmente “in discesa”: Alberto Castagna, che se non sbaglio parte con la nuova stagione di “Stranamore”; Sabrina Ferilli; Gianni Cerqueti(perché?); Claudio Amendola, citato nel corso di uno dei rari periodi in cui non appare in tv come presentatore o delinquente o poliziotto in una fiction; Anna Maria Barbera, la “Sconsolata” di Zelig che ha un libro nella top 10 dei più venduti, ha partecipato da co-protagonista al nuovo film di Pieraccioni, ha da poco terminato la trionfale stagione di Zelig e si appresta a partecipare alla nuova; Francesco Paolantoni, che ora fa parte dello staff del “Che Tempo fa” di Fazio, ma che ai tempi della menzione da parte Airoldi era in formalina da un anno e mezzo, nello stesso barattolo di Fazio.
Come e perché Airoldi scelga i personaggi da esaltare o mazzolare è un segreto che nemmeno i tre pastorelli di Fatima sarebbero in grado di svelare. Sottoposto a studi specialistici accurati, Airoldi ha stupito lo staff medico: a seguito di una tac, un neurologo di fama internazionale ha sostenuto di aver chiaramente udito parte dei neuroni del nostro gridare «Cento! Cento! Cento!» ai rimanenti disposti ai bordi di una sorta di una ruota della fortuna improvvisata all'interno della scatola cranica.
Lungi da me l'idea di poter eguagliare il maestro, ma mi permetto qualche suggerimento per le prossime uscite della rubrica.
“In salita”: il pupazzo “Uan”; Nicoletta Orsomando; Dario Baldan Bembo; Fabrizia Carminati; il ventriloquo Luis Moreno e il corvo Rockfeller.
“In discesa”: il Mago G; Don Backy; il Cavallo Goloso; Cesare Cadeo; Wess e Dori Ghezzi; Beppe Barletti e Robertina di TeleMike.
Prosegue (con un certo inevitabile successo, pare, e malgrado la conduzione di Simona Ventura) "l'Isola dei Famosi".
Tornato a casa il deejay Ringo, sull'isola è sbarcato l'ex “Mister Italia”, ex lavapiatti, ex autista, ex buttafuori ed ex pugile Walter Nudo.
Terrore e raccapriccio in seguito alle dichiarazioni rilasciate da Nudo dopo avere immotivatamente sbroccato per un litigio che vedeva protagonisti Carmen Russo e Adriano Pappalardo, ma non lui: «Ora mi incazzo io: voi non potete darvi degli stronzi in faccia! Siete due celebrità, siete stati i miei miti!».
Sia messo agli atti: i miti dell'infanzia di Walter Nudo sono stati Carmen Russo e Adriano Pappalardo. Che non si dica però che merita di vincere perché ha sofferto da piccolo.
Nel frattempo i vip deportati sono sottoposti alle prove più umilianti per il sollazzo degli spettatori a casa. L'ultima prevedeva che in quattro minuti cospargessero il proprio corpo di fango per trasportarlo su una bilancia e compensare il peso di un grasso maiale. In un primo momento alcuni famosi hanno protestato, ritenendo scorretto che la Chiappini non partecipasse alla prova per starsene comodamente seduta sul piatto della bilancia. L'equivoco è stato chiarito poco dopo.
La permanenza sull'isola, intanto, sta permettendo ai "famosi" di affinare la propria abilità in specialità mai praticate prima. Imbattibile Susanna Torretta nella pesca: alla sola vista dell'ex dama di compagnia un granchio s'è gettato di sua spontanea volontà da uno scoglio.
La quiete della spiaggia è stata turbata, ieri, dall'arrivo di un pesce palla, immediatamente catturato. Carmen Russo e Maria Teresa Ruta, contrariate, hanno sostenuto che l'opulento pesce andava liberato, in quanto specie protetta. Fabio Testi si è risentito perché aveva fame e non ha potuto cucinarlo. Barbara Chiappini se l'è presa perché non si può più neanche nuotare in pace.
Su TV Sette di questa settimana e sul Corriere della Sera di oggi Mario Luzzatto Fegiz recensisce (con entusiasmo che sarebbe inconcepibile, se non si trattasse di Mario Luzzatto Fegiz) il nuovo album di Antonello Venditti.
E, trattandosi di Mario Luzzatto Fegiz, uno non può neanche stare lì a far finta di stupirsi del fatto che, come d'abitudine, abbia sbagliato una data, un luogo, un titolo di una canzone, il nome di un album. Nel caso in questione, Fegiz sostiene che "L'Ottimista", brano del 1984 dedicato a Craxi, fosse incluso all'interno di "In questo mondo di ladri", uscito quattro anni dopo.
Ma non è questo il punto.
Il rischio orchite si fa invece concreto quando er cantautore de sta Roma bbella filosofeggia superando Alberoni a destra senza nemmeno mettere la freccia: «È meglio una vita imperfetta che una morte perfetta. Ergo: ciascuno di noi ama la vita con tutto quello che comporta. La vita è calore, movimento, il fischio del treno, l'odore del mughetto, voglia di abbracciare Giuseppe e Maria di Gesù sulla Croce. E l'esperienza insegna che, quando sembra di aver toccato il fondo, in realtà è già cominciata la risalita».
Invece no. Ebbasta con le discese ardite e le risalite. Discese ardite, punto. Così uno impara a tradurre "Bitter Fruit" con "Prendilo tu questo frutto amaro" e a scrivere versi come “È una questione politica / 'na grande presa per culo / in questa nuova Repubblica / non mi somiglia nessuno, no oh yeah”.
Ci sono momenti, quando Venditti canta, in cui io la vita la odio: abbatterei i mughetti odorosi a colpi di rutti e arrivo a pensare, smadonnando, che un pò Gesù la croce se la merita, perché va bene “uomo, lavorerai col sudore” e “donna, partorirai con dolore” ma l'Antonello ce lo poteva pure risparmiare.
Scena: Eurostar zeppo di persone. Nemmeno un posto libero, persino nella carrozza uno riservata ai fumatori, classico rifugio degli imbucati dell'ultima ora. Lui: romano, quarantenne vittima di stempiatura che procede a velocità sostenuta, al contrario del treno, che da Firenze a Bologna ha già accumulato 25 minuti di ritardo. Pantaloni blu marine leggeri, firmati Prada, ma chiaramente taroccati. A meno che Prada non abbia lanciato una linea pret à porter che prevede un logo rosso formato tabellone da stadio cucito sulla gamba destra.
Camicia dai colori hawaiani con tre bottoni slacciati sulla peluria pettorale e colletto che persino Al Pacino in Scarface avrebbe trovato eccessivo. Lei: napoletana, 19 anni, piercing al labbro inferiore, carnagione color epatite, capelli scuri e mossi. Non bella. In linea con la filosofia dell'uomo medio, secondo la quale, se capita, non si butta via niente. Studentessa. D'arte. Quando a Bologna non scende capisco che non frequenta il Dams, ma Brera.
In quanto diciannovenne, appena passabile, piercing-dotata, tettomunita un filo sotto i limiti sindacali e, soprattutto, artista, è chiaro che la darebbe a qualsiasi creatura dotata per lo meno di un numero di zampe pari.
Lui, che le siede davanti, ne ha quattro, due sopra e due sotto. Quindi può andare. Qualcuno farà dei soldi, ve lo dico io: il primo che lancerà sul mercato il rilevatore elettronico di pirla, oggetto dono che a noi uomini risolverà, a scelta, almeno un anniversario, un Natale, un compleanno. Lui:«Ha dato molti esami?» Lei:«(risata isterica) Iiihhh... scusami, è che non sono abituata alla gente che mi dà del lei.»
Lui le dice «Figurati, diamoci del tu. Per me fa lo stesso», e intanto pensa: “È fatta: me la dà”.
Lei: «No, comunque sono al primo anno», e intanto pensa: “Ho fame”.
Cerca un panino nello zaino, lui è colpito nell'orgoglio, pensa che è troppo magra e che vada messa all'ingrasso: «Che dici, posso offrirti la cena nella carrozza ristorante?». Poi, tocco da maestro: «Tanto metto tutto nel rimborso della ditta».
Lei ci pensa su, poi: «Massì, va... Grazie!».
Vanno. Accendo il mio iPod.
Tornano. Faccio finta di tenerlo acceso, mentre abbasso il volume.
Lui è seduto al mio posto. Cioè, non proprio al mio. A quello che avrei voluto prenotare. Quello singolo, col finestrino da una parte e il corridoio dall'altra, in direzione di marcia. Quel cazzo di fottuto posto che il sito di Trenitalia si ostina a negarmi per pura cattiveria.
Io, invece, ho il sedile opposto, quello da mal di testa, quello doppio, quello contrario al verso di marcia del treno.
Dice lui: «Caspita, devi spendere parecchio, a venire su da Napoli ogni settimana» Lei:«Ottantuno euro. Ma la mamma mi prende la prima classe perché dice che tanto la differenza con la seconda è solo di venticinque euro. Ha paura che chissà che gente incontro, in seconda!».
Già, perché invece in prima... penso io. «Cazzo! - risponde lui -. Ottantuno euro!».
Ci rimugina un po' su, poi il dubbio si fa pressante. «Scusa - le chiede - ma il mio biglietto, da Roma, viene quarantasei euro. Che, adesso Roma-Napoli fanno trentacinque euro?» «Fà vedere», dice lei, e lui le passa il biglietto. «Per forza! È un biglietto di seconda classe! Guarda: carrozza 11, fumatori, classe seconda».
Lui sprofonda nel sedile. Lei pensa: “Pezzente”. Io penso: “Pezzente. Quel posto era mio”.
Arranca, il pezzente: «Eehh... no... Sai, è che me lo fanno loro, in ditta... Non capiscono un cazzo... Io neanche lo guardo il biglietto... E gli avevo detto prima, eh, mi raccomando! Ma tu guarda che stronzi. Tanto mo' io chiedo il rimborso per la prima!»
Silenzio. Lui:«Ti dispiace se ci scambiamo i biglietti?»
Lei pensa: “Pezzente”. Io penso: “Pezzente. Quel posto era mio”. Lei aggiunge: “In fotografia, te la faccio vedere”.
Con trenta minuti di ritardo, il treno arriva in stazione. Lui:«Senti, conosci mica un posto dove si può andare a bere qualcosa, uno che sta aperto fino a tardi?» Lei:«Si... no... scusa... C'è la mamma che mi aspetta al binario. Ciao... ciao!», e tela via.
Lui pensa: “Ma la mamma non stava a Napoli?”.
Io penso: “Pezzente. Quel posto era mio.”
Mi rimangio la parola: l'Isola dei famosi avrà successo. E neanche poco.
Le premesse da fenomeno stile primo anno del Grande Fratello ci sono tutte: partenza in sordina, format sottovalutato dalla concorrenza (voglio dire: tre ore tre di controprogrammazione a base di Claudio Baglioni, passerotti che non devono andare via, signore che non stanno a casa col marito, e legnetti di cremino da succhiare hanno la potenzialità di un meteorite di media grandezza quando deve causare un'estinzione di massa), e aspettativa di sesso a cucchiaiate.
Direte: ma il sesso c'era anche nel Grande Fratello, c'è stato in Survivor. Si, ma qui la questione è: un vip lo farà come noi? Come sarà farsi un vip? E, meglio ancora, come si faranno due vip? Ce la farà il deejay Ringo, proprietario dell'Hollywood, senza farsi?
Domande di una certa importanza che, però, per il pubblico rimarranno senza risposta: Davide Silvestri, prima di buttarsi in acqua, ha chiesto l'autografo all'elicotterista, e il mio panettiere sostiene di essere il rimpiazzo di Ringo, convalescente da un'operazione.
Sbancherà l'Auditel, vedrete, pian piano, anche se io avrei aggiunto un po' di suspence in più. Che so, dopo aver visto la contessina Giada Drommi De Blank in preda alle vertigini nel corso delle prove, farla spiaccicare sulla sabbia con un bel salto dall'elicottero che la stava portando sull'isola. E poi far cadere i sospetti su Susanna Torretta.
Di Davide Silvestri dicono assimigli a Leonardo Di Caprio. Lui, invece, ha imitato Tom Hanks e sull'isola s'è portato un pallone da pallavolo, in onore del Winston di Cast Away. Quel che è successo è che nel corso della prima puntata il pallone ha mostrato maggiori capacità espressive. Facendo appello al regolamento, che non prevede la possibilità di portare sull'isola familiari e men che meno fratelli gemelli, gli organizzatori hanno rischiato di far imbarcare sull'aereo per i Caraibi il pallone da solo.
Poco da dire, invece, sulla diretta da Milano, se non che era il caso fare uno strappo ed accettare Diaco come undicesimo concorrente. Un sondaggio su internet ha confermato, in tempo reale, che gli spettatori che non lo conoscevano ce l'avrebbero mandato. Quelli che invece sapevano chi era non passa giorno che non ce lo mandino.
Mistero sull'inspiegabile motivazioneche ha spinto il portiere Stefano Tacconi a partecipare al programma. Il pubblico si chiede: dove vuole andare a parare?
Raccapricciante l'abbigliamento di Simona Ventura, al punto che la produzione, per la prossima puntata, ha intimato alla costumista di scegliere un abito più elegante e che, soprattutto, non inducesse il pubblico a pensare che un ramarro di rappresentanza era stato prelevato dall'isola e condotto in studio. Selvaggia Lucarelli si è offerta di cucirglielo a punto-croce nel corso della prossima puntata, che tanto tempo ne ha, e così non si annoia. Basta che non la distraggano con le domande.
Per quanto mi riguarda, ho già un eroe, un mio nuovo intellettuale di riferimento: Fabio Testi. Non fosse altro perché ho saputo che ha una piantagione di kiwi sul Garda, in un posto chiamato Limone.
Iniziale sconcerto tra gli spettatori, che hanno riscontrato una palese violazione del rigido regolamento: qualcuno si era portato dietro un panzerotto. Sottoposto il reperto ad accurate ed inutili analisi, il mistero è stato in seguito risolto: trattavasi di Barbara Chiappini. I laboratori non hanno potuto fornire una risposta alla produzione senza che prima i parenti ne identificassero il corpo.
A fine puntata uno si chiede: non era un'idea migliore spedirli sì in culo al mondo, ma facendogli credere che un'immaginaria troupe li avrebbe raggiunti di lì a poco?
È successo questo: che il senatore della Pennsylvania Rick Santorum (una sorta di cardinal Lefebvre ripulito del rosso porpora, ma molto, molto più bigotto) se n'è uscito con una delle sue azzardando un paragone tra il sesso omosessuale e la pedofilia. Motivazione: “Se i gay avessero il diritto alla privacy anche i bigami e chi pratica l’incesto un giorno potrebbero invocarlo”. Nello stesso momento la Corte suprema stava deliberando riguardo alla legittimità della legge che permette di arrestare coppie omosessuali sorprese a fare sesso tra le mura di casa. E non è fantascienza: in Texas l'hanno applicata. Succede, dicevo, che Andrew Sullivan, noto blogger e culumnist del Sunday Times, gay dichiarato e quindi anomalo reazionario conservatore di destra cui però piace fregiarsi della definizione "liberal", si incazza provocando lo stupore del mondo editoriale tutto. Un po' come se io scrivessi qualcosa contro l'abbacchio e mi meravigliassi perché Giuliano Ferrara, invece, lo difende. Sullivan, in pratica, dice una cosa banale banale che qualsiasi essere umano raggiunto dalla civiltà dovrebbe pensare: il culetto è mio / è mio perciò / la puntura / no no no! La sindrome è simile a quella di cui è spesso vittima Antonello Venditti quando partecipa ai concerti contro la mafia. Che uno pensa: "Stai a casa, pirla: do per scontato che tu sia contro. Io voglio vedere le facce di quelli che fanno un concerto a favore".
Gli stupiti, malgrado tutto, si citano e si ammirano reciprocamente a valanga: il trenino dell'amore, al momento, è composto dalla locomotiva Sullivan, dal vagoncino Christian Rocca (che ne ha parlato sul Foglio di ieri), e dall'ultima ruota Rolli, che si espone dichiarando: "A me quest'uomo piace sempre di più". E non si capisce se stia ammirando Rocca che ammira Sullivan, Sullivan che biasima Santorum o Rocca che biasima Santorum in quanto biasimato da Sullivan. Poi, incline a strafare, ci mette del suo, sostenendo che Santorum rappresenta solo la cima dell'iceberg e bisognerà pur intervenire anche nei confronti di quel tal Biagium e quel Luttazzum.
Vorrei qui - definitivamente - sfatare un mito. E cioè che il genere femminile ci sia tecnologicamente inferiore. A noi maschi, intendo.
Si tratta di uno dei più tragici errori compiuti dai tempi della sottrazione della costola necessaria a Dio per plasmare la donna: credere che ragazze, fidanzate, compagne, mogli, madri, capiscano soltanto ciò che danno ad intendere di capire. O che abbiano bisogno di noi per una qualsiasi attività: che si tratti di piantare un chiodo, sturare il lavandino, programmare il videoregistratore. Sono capacissime da sole. È che in parte non hanno voglia, e in parte ritengono che un po' di movimento (muscolare o di neuroni) di tanto in tanto faccia bene tanto al nostro fisico quanto al nostro ego.
Il videoregistratore, nella fattispecie, rappresenta il terreno su cui si sono giocate le più aspre battaglie tra i sessi: dal momento che ogni qual volta che chiamiamo a casa dall'ufficio per farci registrare la partita, la telefonata per comunicare tutte le istruzioni necessarie ha termine - come minimo - alla fine del primo tempo e si è conclusa con il rispettivo proposito di assoldare, l'indomani, l'avvocato divorzista più costoso della città, ci siamo convinti di avere in casa una deficiente totale, capace di destreggiarsi tra i sei pulsanti e la manopola necessari per far funzionare la lavatrice ma, allo stesso tempo, di rimanere inebetita al cospetto del tasto "Play".
Ciò che, in quanto uomini, non siamo in grado di capire (al pari di un sacco di altre cose: che la tavoletta del cesso va alzata; che quando stiamo facendo pipì non siamo alle prese con una pompa antincendio da domare; che la carta igienica non è una pianta che nasce spontaneamente sul portarotolo) è che la lavatrice è indispensabile, il videoregistratore solo utile. La differenza è sottile, ma sostanziale: cambiarsi le mutande è necessario, tifare per il Milan no.
Per fare un esempio: la parola "Eject", nel vocabolario femminile, non esiste. È un equivoco alla base di centinaia di liti che iniziano più o meno così:
LUI: «Ora inserisci la cassetta» LEI: «Non entra!» LUI: «Togli il cellophane» LEI: «Guarda che non sono scema!» LUI: «Allora girala al contrario» LEI: «Ah!» LUI: «...» LEI: «...» LUI: «Beh?» LEI: «Non entra lo stesso» LUI: «Spingi» LEI: «STO spingendo! Non entra.» LUI: «Cosa vedi sopra la cassetta?» LEI: «Due cosi bianchi» LUI: «Ora la stai mettendo sottosopra» LEI: «Se tu le cose non me le spieghi! Comunque non entra lo stesso» LUI: «Hai controllato se per caso c'è già dentro un'altra cassetta?» LEI: «No. Come faccio a saperlo?»
LUI: «Sul display c'è un simbolo composto da due cerchietti uniti in alto da una riga» LEI: «Eh, qui è tutto illuminato. Ci sono un sacco di cerchietti» LUI: «Vabbè, fa niente: premi "Eject"» LEI: «Cosa?» LUI: «"Eject"! Il tasto "Eject"!» LEI: «Non c'è» LUI: «C'è. Controlla: dovrebbe essere il primo a sinistra sul videoregistratore» LEI: «Non c'è» LUI: «...O il primo in alto sul telecomando» LEI: «Quale telecomando?» LUI: «Facciamo così: leggimi tutte le scritte sotto i tasti» LEI: «Allora... "Plei", "Pause", "Rew", "Ffwd", "Rec", "Ayacht"» LUI: «Eh?» LEI: «"Ayacht"» LUI: «"Eject"!» LEI: «Eh... "Ayacht"!» LUI: «Senti... mavaffanculo te e la partita»
Tanto ci basta per decretare solennemente che ci siamo presi in casa una deficiente totale. Da quel momento questo assunto sarà per noi una verità assoluta, incontestabile, oggettiva: deficiente. Totale.
È qui che possiamo ufficialmente iniziare a considerarci in trappola: un giorno scorderemo il computer acceso, il telefonino sul suo comodino, l'agenda nella ventiquattr'ore aperta. A lei - di cui conservavamo l'immagine dell'ultima volta che l'abbiamo vista alle prese col tasto "Play", con lo sguardo ebete e un rivolo di saliva che scendeva dalla bocca - quei pochi secondi che impiegheremo per accorgerci della distrazione saranno bastati per sfoderare conoscenze informatiche e abilità da hacker paludata, che perfino Kevin Mitnick le farebbe una sega.
Non che il PC spento, il PIN sul telefonino o la combinazione della ventiquattr'ore, nel caso, possano fermarla: se è necessario, se le garantisce la certezza di beccarci con le mani nel sacco a fare i cretini con una zoccoletta qualsiasi, allora si dimostrerà in grado di aprire a morsi il case del computer, isolare la motherboard, variare i voltaggi di alimentazione Core del processore, posizionare il jumper in modo da mandare in corto il chip che resetta la password di bios e masterizzare tranquillamente un cd contenente anni di e-mail indirizzate a ex fidanzate, fax di prenotazione per motel superaccessoriati dotati di vasca idromassaggio e specchio sul soffitto e file log di ICQ in cui dichiariamo di essere single convinti ma alla ricerca dell'anima gemella. Pare che le più sgamate riescano nel frattempo a fare perfino Fdisk sul disco fisso e ad installare un loro personale FTP pirata sulla partizione Linux secondaria.
Non ci voleva molto: avremmo dovuto capirlo. Sarebbe bastato osservarla alle prese con il telefonino. Perché gli SMS, ad esempio, sono pragmatici, quindi compatibili con la filosofia femminile secondo la quale la fatica di utilizzare un qualsiasi mezzo tecnologico vale la pena solo se lo scopo è la certezza del risultato, tipo: "Io. Te. Domani. Scopare. Vedi di farti trovare". Tutto in meno di 160 caratteri. Per una donna, insomma, il fine giustifica i mezzi. Per noi pure: l'unica differenza sta nel fatto che un uomo animato da medesime intenzioni sarebbe al dodicesimo dei 47 messaggini concatenati necessari per trascrivere integralmente "Cet Amour" di Prévert.
Invece ci hanno beccato. Motivo per cui risulta chiaro che di "Io. Te. Domani. Scopare" non se ne parla per un po'.
Dopo la partecipazione di Selvaggia Lucarelli a "La grande notte", lo show di Simona Ventura in onda ieri sera, pare che Costanzo sia tornato in buona: ha fatto circolare la voce di essere disposto a perdonare il tradimento della blogattrice che, dalle colonne de Il Tempo, aveva accusato la protetta Bonaccorti di fare pietismo sulla pelle dei cuccioli di cane esposti a Buona Domenica. Cicciopanzo chiede solo lo si lavi col sangue: la prima volta che la Lucarelli avrà l'occasione di partecipare al contenitore domenicale di Canale 5, l'asta per il salto in alto sarà piazzata a 1,80. Il Maurizio, in questo caso, è stato magnanimo: ad una letterina che aveva dichiarato di preferire Porta a Porta, l'anno scorso, poco prima del salto, ha fatto fare lo sgambetto dall'uomo invisibile.
Nel remoto caso in cui riesca a sopravvivere, Selvaggia vedrà schiudersi davanti agli occhi una luminosa carriera nel mondo dello spettacolo che, per iniziare, prevede (da leggersi con voce fantozziana): numero tre orgasmi simulati a settimana dal palco del Parioli; giro di walzer e simulazione del film Titanic con Fedro del Grande Fratello (nel ruolo dell'iceberg); pranzo al sacco col Cangurotto in persona; feroce lite con la signora Tina durante Uomini e Donne; adozione spontanea in diretta di minimo tre cuccioli di Rottweiler in libertà vigilata e, infine, la temutissima ma proficua sessione di petting spinto con Maria De Filippi.
Così com’era iniziato, in barba alle risoluzioni dell’ONU, è finalmente terminato, in crisi d’astinenza da polemiche, l’ultimo Festival di Sanremo. A poche ore dalla messa in onda della serata conclusiva, il direttore artistico e conduttore Pippo Baudo si è recato a sorpresa in sala stampa per redigere il bilancio di quest’edizione, dichiarando: «Se ho commesso errori, l’ho fatto in buona fede». Il dubbio di aver sbagliato qualcosa, per Baudo, è diventato certezza nel vedere, dopo anni di Oxa, Avion Travel e Matia Bazar, salire sul podio tre cantanti decenti: Sua Pippità ha trascorso la notte riconteggiando le schede, convinto che qualcosa non abbia funzionato nelle giurie. Eppure, malgrado l’inarrestabile calo dell’audience, la bassa qualità delle canzoni, gli inutili siparietti di quattro minuti a cui i cantanti si sono dovuti prestare, la mancanza di un seppur minimo fatto degno di nota, questo festival qualche merito l’ha avuto. Per esempio, è il primo nel quale non si è visto Pierluigi Diaco cazzeggiare in sala stampa. E, forse, l’ultimo di Mario Luzzatto Fegiz che, dopo anni di errori nel trascrivere nomi dei cantanti, titoli e testi dei brani, potrà finalmente godersi la meritata pensione presso una paradisiaca casa d’accoglienza per ex giornalisti musicali nella quale le canzoni, se vorrà, potranno anche chiamarsi come dice lui. In seguito alla ventilata possibilità che Pippo Baudo possa lasciare la conduzione di Sanremo, due giornalisti, presso il bar della sala stampa, hanno commentato: «Però, in fondo, cosa sarebbe il festival senza un personaggio così presuntuoso, vanesio, immodesto, arrogante e spocchioso?». Amedeo Minghi, certo che stessero parlando di sé, ha esultato e lasciato il caffè pagato.
L’organizzazione del Festival di Sanremo è in subbuglio in seguito alla decisione dell’attrice Sharon Stone di recitare in scena una raccapricciante poesia adottata come testo di riferimento dalla chiesa di Scientology. L’ufficio stampa Rai sta in questo momento ricevendo migliaia di richieste da parte di qualsiasi organizzazione, setta, gruppo di scout o curva di ultras e fa sapere che, purtroppo, non sarà possibile accontentare tutti. In rappresentanza delle tante realtà che hanno chiesto di poter salire sul palco dell’Ariston, stasera è prevista in scaletta la partecipazione di un tenero naziskin madrelingua di 32 anni, che leggerà alcuni toccanti passi dal “Mein Kampf”. Nella serata di ieri, dedicata ai giovani, ha trionfato a sorpresa Dolcenera, maggiorenne, vaccinata e in piena salute: disappunto della casa discografica di Alina, che aveva presentato alla kermesse la cantante dodicenne in virtù del fatto che, negli ultimi anni, non si è mai visto vincere al festival un artista debuttante che non fosse cieco, storpio, orfano o per lo meno minorenne. Alina ha comunque stupito pubblico e critica per le proprie doti: ha curato in prima persona il proprio look, e prodotto da sola tutti gli abiti indossati nel corso delle serate sanremesi combinando sapientemente stoffe e modelli di “Crea la moda” e “Tanya stilista”. Per evitare che nel corso delle prossime edizioni si verifichino nuovamente simili fenomeni da sfruttamento di minorenne come fenomeno da baraccone, pare che l’organizzazione sia intenzionata ad introdurre una nuova norma: “Per poter partecipare a Sanremo è necessario che alle cantanti presentate si siano per lo meno sviluppate le tette”. Si dice che Syria sia disperata.
In sala stampa uno stizzito Pippo Baudo ha sottolineato che la vera causa del calo di audience del Festival di Sanremo è da ricercare nella controprogrammazione effettuata da Mediaset. Il carrozzone vociante dell’Ariston si è visto assestare tremendi colpi sotto la cintura da Zelig Circus, dal Grande Fratello e dalla sfida tra l’Uomo Gatto e El Tigre di Sarabanda. Eppure ancora non abbiamo visto niente: stasera Retequattro schiera venti minuti buoni di “effetto neve” seguiti dal cartello di “Prove tecniche di trasmissione”. Per la serata conclusiva di sabato è invece previsto che Canale 5 sferri l’attacco finale giocando la carta del segnale orario. A segno l’ennesima metamorfosi di Anna Oxa, che sta raccogliendo un inaspettato successo soprattutto all’estero. La casa discografica Sony è stata ufficialmente contattata dalla Nasa: l’intenzione parrebbe essere quella di estrarre dalla cantante barese la lucente e inedita arcata dentaria superiore per ricavare nuove e più resistenti mattonelle termiche per il prossimo Shuttle. Ha destato scalpore la decisione delle etichette F.M.A. e Curci di mettere in vendita il singolo dell’esordiente Roberto Giglio al prezzo di un euro. Il presidente della Federazione dell’Industria Musicale Italiana ha accolto l’iniziativa con favore: «È il primo passo verso una politica che contribuirà a fare in modo che il costo di un compact disc sia direttamente proporzionale al valore del prodotto». È solo l’inizio di una rivoluzione: la casa discografica di Amedeo Minghi sarebbe in trattativa con la Zecca di Stato per fare in modo che il nuovo album del cantautore possa avere corso legale arrivando, col tempo, a sostituire le monete da 5 centesimi. Proseguono le polemiche sull’incidenza della giuria di qualità rispetto a quella popolare. «Con questo sistema – ha dichiarato un critico musicale – potrebbe vincere un qualsiasi coglione». Amedeo Minghi ha nuovamente esultato.
In parecchi, ieri sera, han voluto interpretare la decisione di Pippo Baudo di confermare la partecipazione del cuoco Gianfranco Vissani alle manifestazioni sanremesi come una chiara presa di posizione contro l’invito al digiuno proposto dal Papa in favore della pace. «Mi sembra un’accusa strumentale. – ha chiarito il presentatore – L’organizzazione di Sanremo ha accolto in pieno l’invito di Giovanni Paolo II contro l’opulenza: abbiamo immediatamente bandito Simona Izzo dal dopofestival». Polemiche a non finire, invece, in seguito all’esibizione di Enrico Montesano che, per primo nella storia della Rai Tv (e alle 22:30, quando i bambini non sono ancora andati a letto), ha ufficialmente sdoganato in diretta la parola “pompino”. «È come se la rivoluzione cubana, invece che dal Che, fosse stata chiamata da Topo Gigio», ha dichiarato un comico impegnato, preferendo mantenere l’anonimato, poco prima di suicidarsi. Continua, parallela a quella dei cantanti, la sfida tra i più celebri stilisti per aggiudicarsi la possibilità di vestire gli artisti che si esibiscono sul palco. Syria, abbandonate le mise sexy degli anni passati, ha scelto di cantare avvolta fino alla vita da un puff in microfibra di Divani&Divani; la debuttante dodicenne Alina ha invece scelto il vestito da indossare all’ultimo momento, optando per quello di Barbie Raperonzolo. Dalla sala stampa, infine, piovono critiche sul sistema di votazione popolare abbinato alla classifica decretata dalle giurie degli esperti. «Utilizzare questi criteri – ha sentenziato una giornalista dell’Ansa – è come far vincere nessuno», e a quel punto Amedeo Minghi ha esultato.
Puntuale come l’influenza, anche quest’anno il Festival di Sanremo ci ha inevitabilmente investito. Pippo Baudo, in apertura, ha sostenuto che la kermesse canora porta fortuna: la guerra in Medio Oriente, che avrebbe potuto antipaticamente sovrapporsi all’evento, è stata infatti rimandata. Alla notizia, migliaia di iracheni hanno manifestato il proprio cordoglio al popolo italiano: per giorni hanno pregato che l’avvio dei bombardamenti ci evitasse il festival. Persino gli scudi umani, che avrebbero dovuto presidiare l’Ariston, hanno abbandonato la cittadina della riviera: “Considerata l’età media del pubblico – ha dichiarato uno degli attivisti – anche se non crollasse il teatro a quelli non è che rimanga poi granché. Sarebbe già un miracolo se riuscissero a passare la notte”. Ad Arma di Taggia Gino Strada ha allestito alla meglio un ospedale da campo per accogliere i sopravvissuti alle quattro ore di inumano supplizio subito all’interno del teatro. “Abbiamo capito subito di essere stati presi in ostaggio. – ha dichiarato alla stampa uno dei profughi – Solo che non sapevamo da chi: fino all’ultimo abbiamo sperato si trattasse di terroristi ceceni. Poi, purtroppo, ad un certo punto è apparsa Iva Zanicchi”. Si sono invece sgonfiate le polemiche sulla mancata partecipazione al dopofestival di Vittorio Sgarbi, il quale ha accusato Baudo di razzismo per aver posto il veto alla partecipazione come ospite del travestito Cristina Bugatty. “Non è affatto vero – ha ribattuto il presentatore catanese – che mi sia opposto alla presenza al Festival di personaggi dalla sessualità incerta”. A fine serata ha avuto soddisfazione: tutti han potuto notare Fabrizio Del Noce comodamente seduto in prima fila. Scalpore e critiche per la performance di un ormai bolso Peter Gabriel: “Ci aspettavamo qualche effetto speciale, o una trovata di maggiore impatto. In fondo, ha solo camminato su una palla”. Il fenomeno ottico ha invece funzionato alla perfezione: per tutta la durata dell'esibizione gran parte del pubblico a casa ha creduto che le palle su cui l'artista stava saltellando, in realtà, fossero due. Le proprie.
Non è affatto vero che le specie viventi che compongono un ecosistema sono strettamente legate in un equilibrio dinamico, e che far mancare a questa ragnatela di rapporti anche una sola specie potrebbe determinare il rischio di squilibrio dell’intero ecosistema. Secondo me, di qualcuna si può tranquillamente fare a meno. Così, su due piedi, ho pensato subito agli squali, ai serpenti, ai ragni, alle zanzare. Poi ho pensato che doveva pur esistere qualcosa di assolutamente superfluo all’interno della catena alimentare, e l’ho trovato: il telespettatore disfattista di sinistra. Per intenderci: quello secondo cui Antonio Ricci e Striscia la Notizia sono di destra, volgari, o al servizio, a turno, a) del padrone (fascista); b) di Pubblitalia; c) degli spettatori arrapati che sbavano su tette e culi delle Veline. O quelli per cui “la Gialappa’s era meglio prima, ormai hanno perso lo smalto: te li ricordi quando erano a Radio Popolare?”. O gli arciconvinti che Le Iene stia “diventando un programma facile, scontato e un filo moralista”. Oppure, infine, quelli che “Luttazzi ormai si prende troppo sul serio: prima di Satyricon era molto più pungente e sapeva tirare di quelle sferzate!”. Al telespettatore disfattista di sinistra non torna alla mente il fatto che Luttazzi, prima di Satyricon, ha anch’egli servito il diavolo conducendo (con scarsi risultati di audience, purtroppo) un programma identico su Mediaset, intitolato Barracuda e, ancora prima, come ospite fisso della Gialappa’s. Sono prese di posizione che, sinceramente, non credo siano legate al discutibilissimo datore di lavoro di chi, oggi, riesce ancora a fare satira. Perché il problema è che in Rai – il telespettatore disfattista di sinistra non se ne è ancora accorto - non si può più.
Se Cuore esistesse ancora avrebbe l’occasione di rispolverare il vecchio e storico titolo “Hanno la faccia come il culo”. La Nestlé, il colosso alimentare che nel 1995 dichiarava un fatturato annuo di circa 41 miliardi di euro, ha fatto causa all’Etiopia per 6 milioni di dollari. Il motivo è l’esproprio, da parte del regime militare al potere nel 1975, di una fabbrica del gruppo Schweisfurth, in seguito acquisito dalla Nestlé, che ne ha ereditato i diritti di indennizzo. Secondo il World Food Programme nel 2003 in Etiopia saranno ridotte alla fame da 10 a 15 milioni di persone. Alla FAO, invece, basterebbero 1,9 milioni di dollari per sostenere cinque progetti d’emergenza: farmaci, vaccini e strumenti veterinari a sostegno di 35.000 famiglie pastorali; fornitura di scarti di patate dolci alle 50.000 famiglie rurali colpite dalla siccità; ripristino dei sistemi irrigui e fornitura di sementi varie per altre 20.000 famiglie; installazione di 250 pompe a pedale e 100 pompe a motore per l’irrigazione su piccola scala per aumentare la produzione agricola e migliorare la sicurezza alimentare di circa 5.000 famiglie colpite dalla siccità. Francois Xavier Perroud, portavoce della Nestlé, ha dichiarato: «Per noi è una questione di principio e saremo inflessibili sul principio di un risarcimento. In caso contrario la somma di sei milioni di dollari da noi richiesta è solo il punto di partenza di un negoziato: sulla somma, sui tempi e sulle modalità saremo molto, molto flessibili». Io inizio a boicottare secondo il vecchio sistema di chi, anni fa, mise in giro la voce che le Big Babol contenevano grasso di topo: il Nesquik è fatto con cacca liofilizzata.
Uno spunto da Wittgenstein, il blog di di Luca Sofri: “Nell’andamento dei blog italiani più frequentati stanno succedendo molte cose rapidamente. Non sto a farla lunga, per non incorrere nell’autoreferenzialità di gruppo che è una di queste cose. Quella, di queste cose, di cui voglio parlare brevemente qui, è il rischio della forumizzazione del blog. La disponibilità dello spazio per i commenti offerta da tutti i blog software - che non esiste nel mio antiquato ma docile apparecchio - ha un grosso successo, quasi più tra i blogger stessi che non tra i semplici passanti o fedeli lettori. Lasciamo commenti nella buca delle lettere dei vicini, ci chiamamo per nome, ci scambiamo commenti da iniziati. È tutto molto carino e gradevole, si fa amicizia, ma è la Controriforma che si annuncia, la Rivoluzione troppo debole per resistere alla Reazione. Alcuni sono più uguali di altri, come al solito. Con tutti i blogs interessanti che ci sono da leggere, si rischia di trascurare i contenuti originali, i siti stranieri, eccetera, e di creare un forum dei blogs. E tenere alla larga i passanti. Siamo ancora indietro, ma una crepa si intravede. E chissenefrega? Già, ma volevo mettere per scritto un'autolimitazione ventura al commento sui blogs altrui”. E invece ce ne frega o, almeno, ce ne dovrebbe fregare. Che i blog stiano ripercorrendo in piccolo la stessa strada intrapresa dall’internet degli inizi (il carro del vincitore che fa il suo trionfale ingresso in città, tutti che ci saltano sopra, le ruote di legno che prima scricchiolano in modo allarmante e, successivamente, cedono rovinosamente) rappresenta, credo, la paura di chiunque, in questo momento, stia dedicando parte del proprio tempo ai blog. Magari senza alcun motivo particolare se non il fascino del mezzo. Del resto, Internet si sviluppa per definizioni modaiole di servizi che nascono e muoiono nell'arco di un sei mesi/un anno: 1996/Free web; 1997/Motore di ricerca; 1998/E-commerce; 1999/Free internet; 1° semestre 2000/Portale; 2° semestre 2000/B2B; 1° semestre 2001/Peer to Peer; 2° semestre 2001/Servizi a pagamento; 1° semestre 2002/Servizi wireless; 2° semestre 2002/Weblogs. È un processo inarrestabile e, in più, oscurato da nuvole nere cariche di sfiga. Il problema della “forumizzazione” (che indubbiamente esiste) è decisamente minore rispetto a quello dello sputtanamento del servizio, dell’idea. Accadrà, vedrete: il giorno in cui, confrontando un freeweb e un blog, non riusciremo ad isolarne le differenze. Punto a favore: i blog sono parole. Non tutti (è la natura, baby) sono in grado di comunicare qualcosa di interessante. Spariranno i diari online del “cosa c’era stamattina a colazione”, così come sono spariti i siti personali tipo “Questo sono io l’estate scorsa”. A quel punto l’inevitabile selezione naturale avrà scremato lo scremabile, risparmiando poche voci, magari amatoriali, ma autorevoli. Voci che avranno potere (pensate a Dagospia). Ecco, il problema sarà gestirlo, questo potere, fare in modo che quelle stesse voci non si uniformino al coro di bisunte notizie da cui siamo scappati per venire qui, sui blog, a scrivere e leggere le nostre.
Il fenomeno si era già verificato in occasione del terremoto in Molise, e si è ripetuto con Telethon: la carità in regime di concorrenza. Novità: da quest’anno si poteva partecipare anche allegando un euro virtuale inviando un SMS ad un determinato numero. Le raccolte, nel caso del terremoto, sono state due: una gestita dai telegiornali Rai, un’altra dal Tg5 in collaborazione con il Corriere della Sera (iniziativa, quest’ultima, già collaudata con successo in altre sciagurate occasioni, al punto da avere un marchio tutto suo: “Un aiuto subito”). Tim, Vodafone Omnitel e Wind, in un raro impeto di munificenza, si sono aggregate ai due carrozzoni: i numeri a cui spedire i caritetavoli messaggini erano diversi sia da una compagnia telefonica ad un’altra ma anche per la stessa compagnia, a seconda del fatto che la raccolta fosse quella della Rai, o quella della cordata Mediaset-Rcs. Sei numeri diversi in tutto e, in qualche caso, persino modalità di invio differenti. Nell’era dell’interconnessione, quando c’è da fare del bene, le aziende non sono capaci di parlare tra loro. E i “Super Messaggi Solidali” diventano loro stessi un marchio riconducibile ad un interesse. Non esiste niente in sostanza - un’inondazione, un terremoto, l’Aids, il cancro - che sia in grado di violare la sacralità del brand. La carità pelosa e disgiunta con allegato marchio registrato rende: ci si guadagna in visibilità, in scritte in sovraimpressione, in citazioni da parte del bravo presentatore, in apparizioni gratuite del marchio all’interno dei telegionali. Quindi va bene così: tu pensa ai tuoi terremotati, ai tuoi malati, che io penso ai miei.
Le ipotesi sono due: o Joaquín Navarro-Valls, il ghost writer di Dio, ha deciso che George W. Bush gli sta sui coglioni, oppure Giovanni Paolo II ha tentato un colpo di mano tipo “Dave, Presidente per un giorno”. Citare il Cantico di Geremia«Lamento del popolo in tempo di fame e di guerra» è un atto di una rilevanza impressionante in un momento come questo. E se è vero che la Chiesa non dovrebbe occuparsi di politica, tanto vale che, se proprio ritiene che tra le proprie competenze siano contemplati anche cazzi non suoi, lo faccia riguardo a questi temi. Onore e apprezzamento temporanei, quindi, al Muppet Karol dal labiale governato da ignota mano, se è in grado di assestare una micidiale pallonata negli zebedei di Mr. President semplicemente attualizzando guerre e carestie di secoli fa «purtroppo tragicamente attuali in tante regioni del nostro pianeta», e sostenendo che si sia alle prese di «una tragedia maggiore, quella del silenzio di Dio, che non si rivela più e sembra essersi rinchiuso nel suo cielo, quasi disgustato dall’agire dell’umanità». Che, per inciso, non è rappresentata esclusivamente da GeorgeDabliu. Ma anche. O, peggio, soprattutto.
Ormai anche la Croce Rossa, per pietà, invita chiunque a sparare su di sè piuttosto che utilizzare come bersaglio la redazione de LaResPubblica. Il punto è: vogliamo davvero negarci il piacere di passare in rassegna la galleria degli errori della più strombazzata bufala internettiana dell’ultimo anno? (A proposito: mi sono fatto un’idea anche a proposito di quella dell’anno scorso, ma non posso dirla). Il minuzioso blogBrodo Primordiale scova un titolo che merita il premio “miglior errore da matita rossa”: “Le buccie di banana valgono per tutti”. A sapere come si chiama una buccia di banana probabilmente sarebbero riusciti loro stessi ad evitare la prima. Di nostro aggiungiamo (già segnalata da qualcuno, ci pare) la doppia negazione presente nel sottotitolo: “Non potremo mai dire la verità (virgola) senza non dover dare un dispiacere a qualcuno”. Letto così, delle due l’una: o non la diranno mai, oppure la diranno solo quando saranno sicuri non dispiaccia a qualcuno. Tornando al “Virgolismo”, la redazione de LaResPubblica raggiunge punte dannunziane di innovazione linguistica attraverso la seguente frase: “La vera e propria novità della stagione riguarda il sorpasso interno in casa Mediaset, dove STUDIO APERTO il TG delle rete ITALIA UNO diretto dal giornalista Mario Giordano che alla sua prima esperienza televisiva, ha scavalcato il TG di Emilio Fede, incrementando il proprio pubblico di oltre 3 punti mentre il TG diretto da Emilio Fede scende di mezzo punto, perdendo su tutti i target e privo di alcuna attenuante nei confronti del contemporaneo (d’orario) TG3”. In un articolo firmato “Il Gommista” (mai il destino ha meglio azzeccato uno pseudonimo), invece, le notizie dovrebbero essere: 1) che un tizio è presumibilmente una checca, e in quanto checca va preso per i fondelli; 2) che la checca sta con un tizio che si fa spedire il Viagra dall’America; 3) che Tronchetti Provera è andato a “ginuflettersi” da Padre Pio.
P.S.: Io, quando scrivo per il web, in genere linko tutto. Troppo, forse. Per LaResPubblica faccio un’eccezione e mi astengo, quando posso, dal farlo. La ragione sta in due motivi, uno futile e uno più serio: il primo è che provo un odio viscerale per chi abusa dei puntini di sospensione, soprattutto quando i puntini sono più di tre; il secondo è che l’inaugurazione a base di palate di guano sul Barbiere della Sera mi è parsa controproducente, di basso livello e di una vigliaccheria che di rado mi è capitato di incontrare sulla rete. Anzi, ora che ci penso, cambio idea: i motivi sono tre. Il terzo è che giocarsi il lancio della propria testata sulla supposta maggiore correttezza rispetto al Barbiere della Sera e allo stesso tempo registrare a proprio nome il dominio “barbieredellasera.com” (senza “il”) è un gesto da pusillanimi. E a me non piace fare pubblicità ai ciarlatani.
Ho acquistato l’iPod (il lettore di file musicali prodotto da Apple) via internet lo stesso giorno in cui ho avuto modo di vederlo dal vivo per la prima volta. È arrivato da Taiwan qualche giorno fa: 20 giga di hard disk (che ho occupato solo per due quinti riversandovi 1500 Mp3), bello come il sole, bianco come la luna, costoso come tutta la chincaglieria elettronica cui non riesco ad opporre resistenza. Di rado parlo di un prodotto. Se in questo caso lo faccio, è perché si tratta di un fenomeno (anzi: degli strascichi di un fenomeno, quello del “peer to peer”, angoscia, tormento, ossessione e turbamento di discografici, RIAA e SIAE) al punto che persino Luca Sofri segnala un blog interamente dedicato all’unico, vero gioiellino della Mela. Mai comprato Apple, in vita mia: è una pratica contraria alla mia religione. Sono, credo, due anni che ho intenzione di scrivere un Quarantadue sul Macintosh e relativi culto e adepti. Poi, inevitabilmente, desisto. È come parlare male dei Klingon ad una convention di Star Trek. Non si fa, non è bello, e in più si rischia la pellaccia. Ma l’iPod, da qualche mese a questa parte, seppure sempre prodotto da Apple, esiste anche per Windows, e vale i rospi che avete dovuto buttare giù le centinaia di volte in cui un amico grafico o giornalista ha guardato il vostro PC chiedendosi se davvero l’ultimo modello uscito di GameBoy poteva essere così grosso.
Qualche giorno fa tutti gli studenti della scuola superiore di Pantelleria hanno ricevuto una circolare su carta intestata del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, firmata dal Provveditore agli Studi di Trapani (provincia da cui dipende l’isola). Pur essendo indirizzata “ai sigg. dirigenti delle istituzioni scolastiche della provincia di Trapani”, la circolare è stata fotocopiata e distribuita direttamente agli studenti. E perché mai Ministero e Provveditorato si scomodano per imbottire ulteriormente i già voluminosi zainetti della gioventù trapanese e isolana? Per sostenere la concorrente Lidia Schillaci di Operazione Trionfo: “una trasmissione che porta avanti una immagine positiva della provincia di Trapani” e “un’occasione - cito testualmente - per affermare la solidarietà di tutti gli studenti della provincia che, almeno idealmente, si sentono da lei rappresentati in quanto porta, nel panorama nazionale, una ventata di quella giovinezza sana e gioiosa, fattiva e fiduciosa nell’avvenire che è propria dei ragazzi di Sicilia, realtà questa molto spesso misconosciuta”. E rimarrà misconosciuta, grazie anche al fatto che il sindaco è in gattabuia dallo scorso settembre per associazione mafiosa. E poi perché Lidia ha perso. Credo che a Pantelleria siano tristi. Ma non perché Lidia ha perso: immagino lo sconforto al solo pensiero che l’unica alternativa alla lupara vada ricercata nella “giovinezza sana e gioiosa” di Operazione Trionfo.
Sono più che certo del fatto che stia per nascere un movimento di giornalisti clandestino, occulto, dedito al feticisimo di un preciso e circoscritto carattere tipografico: la virgola. Siamo agli albori del “Virgolismo” eppure gli esempi da citare a suffragio della mia asserzione si sprecano. Riporto ciò che ho intuito: il movimento è composto dalla corrente rococò e da quella, antagonista, che si rifà al motto “Melius Abundare”. La rococò, ad esempio, è più che degnamente rappresentata dal già citato Paolo Foschini: frasi lunghe quanto gallerie di valico, con la virgola in sostituzione di qualsiasi altro segno di punteggiatura e delle parentesi necessarie per poter dare una soluzione alle innumerevoli incognite disposte a tradimento all’interno del periodo. Faccio un esempio convertendo in equazione proprio la frase per cui Foschini è stato sbertucciato su queste pagine: {È accaduto persino che a un certo punto [nel bel mezzo del caos, con mezza città in coda, i bus dirottati, i tombini che sparavano acqua al cielo, le strade deformate in torrenti, i mezzi di soccorso persi come gli altri nel traffico][qualcuno sia riuscito a farsi notare per quell’unica cosa che a Milano caratterizza normalmente ogni ingorgo ma che ieri è stata (e proprio nel quartiere dell’ospedale Niguarda, divenuto ormai dalla sera prima un intreccio di calli veneziane) per l’appunto rarissima]}. Come volevasi dimostrare, è accaduto che ad un certo punto qualcuno si sia fatto notare per una cosa. Il “che cosa” rappresenta la “x” e, restando fuori dall’equazione, ne decreta l’irrisolvibilità. Nessuno, quindi, rivendicherà Foschini come matematico mancato, anche se il prezzo è quello di tenerselo nelle vesti giornalista. La corrente del “Melius Abundare” è invece perfettamente rappresentata dalla pseudo-redazione dell’ultimo arrivato nell’arena dei vocianti giornali online: La Res Pubblica. Qui la virgola è inessenziale, casuale, inserita accidentalmente o brandita gratuitamente come strumento di contestazione verso le vetuste regole che vincolano e immobilizzano la parola scritta. Esempio n°1, virgola timida: “Invitato nel programma Iceberg di Telelombardia, Carlo Rossella direttore di Panorama, ha sostenuto che…”, ovvero quella che sarebbe dovuta apparire appena dopo “Carlo Rossella” ma che, un po’ per timidezza, un po’ perché in ritardo, non ha fatto a tempo ad entrare in scena. Esempio n°2, virgola presenzialista: “Il nostro unico editore, siete voi!”, ovvero quella che appare, a tradimento, in una frase in cui non ne è richiesta la presenza. Esempio n°3, virgola a cadenza fissa: “Come avevamo promesso ed anticipato, siamo riusciti a scoprire un bel po’ di cose sull’avventura del Barbiere della Sera, il sito nato tre anni fa, per iniziativa di un gruppo di giornalisti, che avevano l’idea ‘fissa’ di poter creare dal nulla un gruppo editoriale, e l’ambizione di diventare il giornale dei giornalisti”, ovvero quella che, in una situazione di incertezza riguardo al corretto utilizzo della stessa, viene preimpostata sul word processor per apparire ogni tot numero di parole. Il sito La Res Pubblica è nato per ripicca nei confronti del gruppo di anonimi reporters del Barbiere della Sera. Avrebbe dovuto rappresentare, almeno nelle intenzioni, un nuovo modo di fare giornalismo. Al momento rappresenta esclusivamente solo un modo di fare. Piuttosto ignobile, per di più. L’evocato giornalismo, su quelle pagine, si nota come quando qualcuno dà buca ad una festa: se ne sente la mancanza.
Un tal Ettorre, lettore del mio blog personale, si è prodigato qua e là in esegesi di qualsiasi mio intervento, dando il meglio di sé prendendo parte alla discussione riguardante i forum e l’anonimato su internet. Ettorre ha l’impressione che “chi vi scrive, faccia troppa pubblicità a se stesso, a cose di suo interesse personale”. Poi si chiede: “l’utente - forse sono io qui che non ho ancora capito l’uso e l’utilizzo - dovrebbe avere modo di bloggare qualcosa di suo o erro?”. Qui, per la prima volta, faccio mie le ragioni di Luca Sofri e Claudio Sabelli Fioretti: Ettorre erra. Come ebbe modo di dire tempo fa Sabelli, rispondendo ai propri lettori che si lamentavano per le (sacrosante) cesoiate ai pezzi che inviavano: “Io qui sono signore e padrone”. Un blog non è un forum. E si vede. In un forum chiunque ha la possibilità di intervenire, spesso senza alcun controllo o censura, con la certezza che il risultato sarà un casino (ma c’è a chi piace) e la massima aspirazione che diventi un bordello di lusso. Un blog, nella maggior parte dei casi (fa eccezione, ad esempio, Verbamanent: uno dei primi in Italia), ha invece l’assoluta necessità di uno o più autori di riferimento. La stragrande maggioranza dei blog consentono ai vari Ettorre di poter commentare gli interventi degli autori, riuscendo nell’intento di garantire, comunque, l’interazione con i lettori. Il weblog (e scusate se ne parlo tanto spesso, ma questa è l’internet di oggi) nasce evidentemente dalla necessità (di discussione, di espressione o, magari, anche di farsi i cazzi propri) del creatore. E dal momento che nulla l’accomuna al servizio militare, non è d’obbligo marcare visita.
Per ciò che è successo oggi non so trovare parole migliori o più accorate di quelle spese da Claudio Sabelli Fioretti. Per questo prendo a prestito le sue, sicuro che nessuno se ne avrà a male: “È morto Antonino Caponnetto, ed io non ho parole. Quando muore una persona come lui, io mi dico sempre: ‘Dovevo andarlo a trovare, dovevo telefonargli, lo sapevo che non stava bene, non è giusto, sono un pirla’. Sono un pirla. L’ultima volta che l’ho visto era in giro come al solito per scuole, a predicare legalità. Nino era un santo laico. Quando mi hanno detto che era morto ero al dibattito con Santoro e Di Pietro a Trento su informazione e censura. Me lo ha detto Santoro e mi è preso un colpo. Poi subito dopo mi sono detto che dobbiamo continuare a fare così, a girare, a parlare con la gente, a spiegare perché la legalità è importante. Se lo faceva Nino che era vecchio e malandato lo dobbiamo fare noi. Sul mio sito ho pubblicato l’intervista che gli feci una sera in un paese del Veneto, Martellago mi sembra, dove era andato per una conferenza, e il giorno dopo aveva una scuola e il giorno dopo un’altra scuola ancora. Non faceva altro e sono sicuro che anche adesso sta facendo la stessa cosa, sta convincendo tutti gli abitanti dell'aldilà che la legalità è indispensabile”.
Anche Clarence aiuta la Fiat, e raccoglie i suggerimenti per il rilancio elargiti dal nostro presidente del Consiglio. Anche noi, anelando a milioni di pagine viste in più, vogliamo sfruttare l'imbeccata. Quella che vedete di seguito è la testata di Clarence in linea oggi su tutte le pagine del portale (clicca per ingrandire):
Quelli del Forum, obiettivamente, hanno risposto e partecipato con civilità alla discussione lanciata un po' come esperimento per testare la civiltà del popolo dei "thread". Il che si traduce in una batosta per me, ma certe cose bisogna anche avere il coraggio di ammetterle. Resto della mia idea riguardo all'uso sconsiderato che la maggior parte degli utenti fa di qualsiasi mezzo consenta l'anonimato ma, come dicevo nel mio intervento, pur avendo quasi perso la speranza, sono ancora qui a sperimentare, disposto a lasciarmi sorprendere.
La scelta del titolo "Quarantadue" vuole rappresentare un omaggio di Clarence a Douglas Adams e alla sua "Guida Galattica per Autostoppisti" (The Hitchhiker's Guide to the Galaxy), uno dei libri più surreali, comici e geniali che siano mai stati scritti. Anzi, una "trilogia di cinque libri" (capita di cambiare idea in corsa) concepita inizialmente come come "serial" radiofonico" da trasmettere sulla BBC. Molte delle cose che vi capita di visitare in Internet trovano ispirazione dalla "Guida": il servizio di traduzioni di Altavista, per esempio si chiama "BabelFish", e non è nient'altro che il "Pesce Babele" che appare nei vari libri e, inserito in un orecchio, aiuta a capire le lingue straniere. Douglas Adams ha abbandonato la nostra dimensione l'11 maggio 2001. Se volete, trovate il sito originale della "Guida", da lui stesso fondato, cliccando qui. Se invece avete deciso che non potete fare a meno della "Guida", la trovate (completa) su Bol o Internet Bookshop. Addio, Douglas, e grazie per tutto il pesce!
...Ed ecco la pagina della Guida Galattica in cui, finalmente, si spiega perché "Quarantadue":
Una razza molto curiosa un giorno volle conoscere la madre di tutte le risposte, la risposta sulla vita l'universo e tutto quanto. Per ottenerla costruì Pensiero Profondo, il computer più grande e più potente dell'Universo. Gli pose la domanda e poi attese per sette milioni e mezzo di anni la risposta. Finalmente arrivò il bel giorno della risposta, il giorno in cui i lontani discendenti di Pensiero Profondo avrebbero trovato la risposta a domande come "Chi sono io?", "Qual è lo scopo della mia vita?", "Dal punto di vista cosmico ha veramente importanza se non mi alzo per andare a lavorare?".
Due uomini vestiti in modo austero erano gli incaricati, dopo settantacinquemila generazioni, di cogliere la risposta dal grande computer.
Dopo lunghi minuti di ansiosa attesa davanti alla console di Pensiero Profondo che poco alla volta si rianimava i due uomini si sentirono dire: - Buongiorno - era Pensiero Profondo che parlava.
- Ho la risposta per voi - disse Pensiero Profondo. I due uomini rabbrividirono. La lunghissima attesa non era stata vana, c'era una risposta.
- C'è davvero una risposta? - chiesero per conferma.
- C'è davvero una risposta - confermò Pensiero Profondo.
- A Tutto? Alla grande Domanda sulla Vita, l'Universo e Tutto quanto?
- Sì.
Nonostante fossero preparati da una vita a quel momento i due uomini erano ansimanti.
- Sei pronto a darci la risposta? - chiesero ansiosi.
- Sì.
- Adesso?
- Adesso - disse Pensiero Profondo.
I due s'umettarono le labbra.
- Anche se penso che non vi piacerà - disse Pensiero Profondo.
- Non importa! - disse uno dei due uomini. - Dobbiamo saperla.
- Va bene - disse il computer, e tacque.
- Non vi piacerà davvero - disse dopo un attimo Pensiero Profondo.
- Diccela!
- D'accordo - disse Pensiero Profondo. - La Risposta alla Grande Domanda...
- Sì...?
- Sulla vita l'Universo e Tutto...- disse Pensiero Profondo, e fece una pausa.
- Sì....?
- È...
- Sì...?
- Quarantadue - disse Pensiero Profondo con infinita calma e solennità.
(Douglas Adams - Guida Galattica per Autostoppisti)
Intervistando per il settimanale Sette Sergio Valzania (direttore di due strutture di RadioRai), Claudio Sabelli Fioretti ha stuzzicato un sitarello amatoriale di fan di RadioTre, angustiati dal tentativo di distruzione dell’identità della “rete della cultura”. Poi, tornato sul suo blog, ha scritto: “Sono rimasto impelagato in una polemica kafkiana”. Luca Sofri si dichiara solidale con Sabelli, “già ostaggio di una minoranza che ha nutrito dal suo seno, e ora in balia di nuovi inveleniti alle sue porte”. E aggiunge: “Dirò una cosa impopolare: speriamo che con i weblog spariscano i forum, e che ognuno faccia i comodi suoi a casa sua senza bisogno di andare a farlo, spesso anonimo, nel branco di un forum”. Massimo Mantellini risponde: “Dirò una cosa impopolare anch’io: credo che Sofri abbia torto. Hanno torto quanti sostengono che i weblog apriranno porte e portoni ad una informazione finalmente libera e senza padroni. Forse l’unico guaio serio del blog di Sabelli è il fatto semplice che i blog non si prestano troppo ad essere strumenti di comunicazione orizzontale e che Claudio, semplicemente, quando ha aperto il suo blog non lo sapeva. I forum servono invece proprio a questo. A parlare tutti seduti sullo stesso gradino. Per quanto mi riguarda il ringhio insensato del branco (insieme ai tanti momenti di intelligenza e lucidità che spesso animano i forum) è comunque più interessante del solipsismo dei tanti perdutamente innamorati della propria voce”. Sofri, infine, ribatte: “Io non cambio idea: sono perché ognuno si assuma impegno e rsponsabilità di quel che dice. Perché si aprano weblog firmati e si chiudano forum anonimi”. Dico la mia, forte di sette anni di gestione di forum e di una cosiddetta “comunità virtuale”: i forum sono per lo più (con le solite, dovute, eccezioni) un coacervo di coglioncelli tanto trasparenti nella vita reale quanto più capaci di berciare sul web. Quando aprimmo il nostro, nel 1995, io e Grassilli eravamo felici quasi come bambini, esaltati dalla possibilità dell'interazione con gli utenti quasi quanto lo sono io, oggi, per i blog. Solo che la nostra passione sfumò in qualche mese. Riservavamo una cura tale ai nostri interventi che quasi sembravano sceneggiati: avevamo stabilito che avremmo sempre partecipato coperti dallo pseudonimo di “Sindaco”, immaginando che in un ipotetico sequel de “La vita è meravigliosa” (a cui il sito è ispirato) George Bailey sarebbe diventato primo cittadino, sbaragliando la concorrenza del perfido Potter. Stavamo marciando sulla metafora, in poche parole. Dopo due mesi gli utenti insorsero e, dal momento che ci presentavamo come sindaci e che quindi impersonificavamo “il potere”, coprendo di insulti noi e almeno tre generazioni precedenti chiesero, seriamente, regolari elezioni. Io su quei forum non ci metto quasi più piede. Quando sono costretto a farlo mi invade un profondo senso di pena. Che il mezzo sia fantastico siamo d’accordo. Che poi la testa dell’utente medio al calduccio dell’anonimato sappia farne buon uso non è poi così scontato. Anzi: quando i forum hanno successo non accade quasi mai. Tuttalpiù subiscono una mutazione genetica che li rende simili alla massoneria: un circolo di iniziati, gratuitamente polemici, che parlano in codice e mal sopportano i novellini o gli intrusi. Mi è capitato di partecipare a qualche cena di chattisti e forumisti: succedeva che quello che in forma scritta avrebbe desiderato impalarti ti chiedesse di fare una foto con lui. I nostri forum esistono ancora e, devo dire, qualche volta, scavando a fondo, trovo commenti diretti, geniali e spesso divertenti. E, così come i forum, anche io sono ancora qui, pur avendo perso buona parte della speranza. Perché, in fondo, mi piace cercare gli aghi nei pagliai.
P.S.: Che Sabelli abbia aperto il proprio blog pensando fosse uno strumento di comunicazione "orizzontale" come un Forum non è propriamente corretto. Di forum io gliene avevo aperto uno, ma non l'ha mai voluto utilizzare, a favore (e, col senno di poi, a ragione) del blog.
Non ha battuto il record di apnea detenuto da Paolo Zaccagnini ma, è più forte di me, non posso fare a meno di riportare l'incipit dell'articolo di Paolo Foschini a pagina 2 del Corriere della Sera del 27 novembre scorso: "È accaduto persino che a un certo punto, nel bel mezzo del caos, con mezza città in coda, i bus dirottati, i tombini che sparavano acqua al cielo, le strade deformate in torrenti, i mezzi di soccorso persi come gli altri nel traffico, qualcuno sia riuscito a farsi notare per quell'unica cosa che a Milano caratterizza normalmente ogni ingorgo, ma che ieri è stata, e proprio nel quartiere dell'ospedale Niguarda, divenuto ormai dalla sera prima un intreccio di calli veneziane, per l'appunto rarissima". Non sto scherzando: c'è un punto. La frase finisce esattamente qui. Vi prego - so già che non ci dormirò stanotte - aiutatemi: "Quell'unica cosa" quale? "Per l'appunto rarissima" cosa?
Mi perdonerete, spero, se utilizzo queste pagine per soddisfare un’esigenza personale. In questi giorni è uscito in libreria, per i tipi di Hops edizioni, “Net To Be”, il libro che raccoglie tutte le strip disegnate da Roberto Grassilli, storico compagno di innumerevoli e soporiferi meeting aziendali che, probabilmente, stanno proseguendo in nostra assenza sotto le luci al neon di qualche anonima (ma molto cool) sala riunioni. L’esigenza personale di cui parlavo è dirgli grazie, dopo tanto tempo, e per cose che lui sa e non sto qui ad elencare. Quella che segue è la mia prefazione al suo libro. La riporto, accompagnata da questa introduzione, nel caso in cui non sia riuscito a nascondere quel “grazie” tra le righe. “Onestamente, questo libro avrebbe potuto essere migliore. Faccio un esempio: le pagine avrebbero dovuto essere autoadesive. A centinaia di impiegati, grafici, tecnici, topi da tastiera, responsabili dell'amministrazione, collaboratori coordinati e continuativi, superstiti dei portali della golden age della new economy sarebbe stata risparmiata la fatica di doverne fotocopiare le migliori pagine per poterle attaccare con lo scotch al proprio monitor sul posto di lavoro. Lancio un’idea per la seconda edizione: stampatelo su Post-It, e farete di Roberto Grassilli il caso letterario del decennio. Posto che sia presente una connessione ad Internet, infatti, non esiste ufficio in cui almeno una delle strip di Net To Be non sia stata appesa alla parete in quanto perfetta ricostruzione di surreali fatti realmente avvenuti all’interno dell’azienda; fatta pervenire in forma anonima al collega che Grassilli sembra conoscere perfettamente, tanto bene è riuscito a descriverne l’ottusità, i modi, le espressioni, l’abbigliamento, le manie; o attaccata con le puntine da disegno al tatzebao in sostituzione del contratto nazionale che deve essere affisso per legge, in quanto più esplicativa riguardo alle reali condizioni di lavoro e - va da sé - immensamente più divertente. Tra l’altro, con i tempi che corrono, alle dot com qualche Post-It in più fa sempre comodo: a causa delle ristrettezze economiche ormai si usa riciclare quelli vecchi sputando dalla parte senza adesivo. Il fatto che la matita di Grassilli satireggi su concetti quali il marketing e il target rende il libro che avete per le mani un perfetto paradosso: analizzandolo sulla base delle medesime teorie non può che rivelarsi un gioiello di strategia editoriale. Niente quanto questa serie di strip, infatti, raggiunge un target che persino i Miti Mondadori possono esclusivamente permettersi di sognare: quelli che non leggono. O che leggono poco. O che hanno poco tempo. I motivi da cui deriva tale conclusione sono, principalmente, due: innanzitutto è un libro con un sacco di figure. E, in secondo luogo, potrebbe essere a tutti gli effetti definito come il Bignami della letteratura riguardante l’economia e il lavoro nell’era del post-terziario avanzato e dell’information & communication tecnology: qualche accenno del Dilbert di Scott Adams, una ripassatina di Microservi di Douglas Coupland, una spruzzata delle utopiche tesi del Cluetrain Manifesto, la spontaneità dell’internet libera degli esordi, l’ironia di Christopher Locke in Gonzo Marketing e qualcosa del No Logo di Naomi Klein (attenzione: un’ombra appena, lo stretto necessario affinché risulti arduo catalogarlo come ‘No Global’ ma, al limite, come ‘un pochino meno Global’, ovvero quel tanto che basta per veicolare un sano atteggiamento critico verso le strategie livellatrici dell’estro e delle diversità che fanno capo alle multinazionali, senza che a qualcuno possa venire in mente di considerarlo - strumentalmente - come una sorta di Manuale delle Giovani Marmotte per aspiranti Black Blok). Il tutto caratterizzato dalla creatività di una delle storiche e migliori matite del mai troppo rimpianto ‘settimanale di Resistenza Umana’ Cuore. È proprio all’interno della redazione di Cuore che ho incontrato per la prima volta Roberto Grassilli. E che siamo diventati una coppia, nell'accezione eterosessuale del termine, beninteso. Credo che l’allora direttore Claudio Sabelli Fioretti (oggi compagno di scorribande su internet) non mi abbia fatto abbattere da un cecchino esclusivamente per soddisfare una propria curiosità nei miei riguardi: se fossi normale o meno. Blateravo (in un periodo in cui i possessori di modem ricevevano un filo meno di considerazione di quanto le ragazzine ne riservino, in genere, per i coetanei sfigati e brufolosi che fanno da tappezzeria alle feste) del futuro della comunicazione, di telematica, di confini saltati a piè pari dai bytes, della Rete, del Nuovo Medium Libero E Accessibile A Chiunque. Se non lo fece, fu perché qualcuno, ben più autorevole di me, si appassionò agli stessi argomenti. Si può dire, infatti, che Roberto Grassilli abbia battuto sul tempo, di anni, Renato Soru nello scoprire Internet. Che poi non sia stato altrettanto pronto nel far quotare le proprie intuizioni al Nuovo Mercato è un’altra storia. E, diciamola tutta, è forse un altro punto a suo favore. Oggi dire ‘comunità virtuale’ porta sfiga. E pure dire ‘portale’. Quindi non so bene cosa sia e come definire Clarence. So, però, (e anche Roberto sa) che crearlo e gestirlo è costato sorsate di Maalox, sudore e fatica. Risorse che a volte ci sono sembrate ben spese, altre meno. Meno, ad esempio, quando abbiamo avuto a che fare di volta in volta con una delle tante macchiette che trovate descritte nelle strip. A voi parranno tratteggiate a tinte esagerate e invece posso assicurarvi che nel corso del tempo abbiamo visto cose che vuoi umani non potete neanche immaginare eccetera eccetera. Project Managers, Web Consultants, Traffic Creators, Market Relators, Competence Managers, Human Computer Interaction Artists, Data Miners, Electronic Customer Relationship Managers, Strategic Planners, Surfers e WebWatchers totalmente privi del necessario, minimo pudore di vergognarsi del proprio ruolo così com’era riportato sul biglietto da visita. Avete una gran fortuna, credetemi, a poterne ridere vendendoli disegnati: dal vivo erano peggio. Eppure nei loro confronti la matita di Grassilli è stata implacabile ma gentile: persino il più cattivo dei cattivi, l’Ebenezer Scrooge della situazione, messo a confronto con la realtà sembra un personaggio da favola. Del resto, tutta la new economy è stata una favola: qualcuno se l’è inventata, molti l’han raccontata. Qualcuno ci ha pure creduto”.
Voglio coinvolgervi in un esperimento, una pratica che, storicamente, alla sinistra riesce benissimo. A me meno. L’esercizio consiste nello sdoganare presso i progressisti un personaggio pubblico reputato (a volte a torto, altre a ragione) totalmente privo di qualità umane e/o intellettuali e/o artistiche. Ma non basta: deve anche essere considerato (anche qui: a torto o a ragione) un’icona della cultura di destra. Posto che ne esista una. Gli esempi si sprecano: dall’Indro Montanellideberlusconizzato dell’era post-Il Giornale al Jovanotti di “Yo!” e “1,2,3 Casino” che, alla Festa di Cuore, vede la luce grazie a Fabio Fazio e improvvisa un duetto con Walter Veltroni intonando “La Locomotiva” (tra parentesi: Lorenzo cantò la frase “trionfi la giustizia proletaria!”, Veltroni no). Ora tocca a me. Basta prendere un lungo respiro, fare il vuoto attorno a sé, e spararla lì: a me piace Max Pezzali. L’ho detto. Ce l’ho fatta. Esagero: credo che “Gli anni” sia una bella canzone. E che in fondo lo siano anche “Come mai” e “Io ci sarò”. Per chiarire ulteriormente, “mi piace” è in effetti un’espressione un po’ forte. Credo sia una persona perbene, ecco. Uno che è così, come lo si vede: timido, a disagio davanti alla telecamera, bruttino, alle prese con un sorriso impresentabile e la calvizie incombente. Uno che scrive canzoni per raccontare storie sulla vita di provincia e gli amici del bar, paragonabili (per temi trattati e fatte le dovute proporzioni) a quelle di Guccini o Ligabue. Liberi di non essere d’accordo o pensare che stia virando verso destra. Però se vi becco vi torturo nel modo spietato che in Cile utilizzano per i dissidenti: mettendo in loop il cd singolo di “Hanno ucciso l’uomo ragno”.
Ancora una volta in seguito ad una segnalazione di Luca Sofri sul suo blog, ho l’ingrato compito di comunicare a Sonia Cassiani che il suo record di apnea (109 parole e 742 caratteri da punto a punto) ha ceduto, crivellato dai colpi della prosa di Paolo Zaccagnini che, sul Messaggero, ha stabilito un nuovo primato: 135 parole e 841 caratteri. È possibile che parecchi di voi l’abbiano persa, per cui ho qui pronta la moviola della strabiliante performance: “Su un palco, anche spartano come quello usato dal quartetto irlandese di Limerick, non si possono fare trucchi, in un mondo dove la plastica si vorrebbe divorare tutto, anche cellule grigie ed emozioni, la pulsione che la splendida, unica voce di Dolores, le corde stridenti delle chitarre sua e di Fergal Lawler, per non parlare della solida ritmica dei fratelli Hogan, hanno sciolto i 12mila presenti nell’impianto marinese segno che la fame di frutti di bosco, questo vuol dire Cranberries, era tanta anche vista la rabbia e lo scoramento che colsero i fans anni fa quando il quartetto irlandese e gli Oasis dovettero dare forfait al PalaEur causa lavori che, se non sopraggiungeranno ulteriori stop, dovrebbero concludersi in primavera (il che significa che i californiani Red Hot Chilli Pepper quasi sicuramente si esibiranno a Marino)”. Paolo Zaccagnini, oltre al suddetto primato, si è aggiudicato anche il prestigioso e ambito trofeo “E=mc²”, riservato a testi che contengano una tale quantità di divagazioni (parentesi quadre e graffe sottintese) da risultare comprensibili esclusivamente a matematici abituati a risolvere a mente equazioni di terzo grado, come minimo.
Francamente non so dirvi se, per aver scoperto che Sonia Cassiani (la diafana e insopportabile promoter della verginità esposta fino qualche tempo fa nella vetrina di carabattole del Costanzo Show) gestisce un blog (un diario online, per chi non mastica di Internet), Luca Sofri meriti la mia eterna riconoscenza o un lustro di rancore. A favore dell'ipotesi "A" il fatto che il sito in oggetto garantisca almeno una ventina di chiavi diverse su cui giocarsi la presa per i fondelli. La "B" è invece sostenuta dalla convinzione che non si debbano dare in giro questo tipo di link a notte tarda, a tradimento, senza avvertire, proprio quando ti avvii a spegnere inesorabilmente il PC. C'è da dire che: 1) ho riso molto; 2) ho pensato che fosse giunta l'ora dell'inesorabile sputtanamento dei blog; 3) ho pensato di chiudere il mio; 4) ho riso molto. E imparato molto. E gioito anche, perché abbiamo un nuovo record di apnea: 109 parole, quattro argomenti e 742 caratteri da punto a punto. La frase è la seguente (se la state leggendo a voce, inspirate a pieni polmoni): "Perché una donna che chiunque teoricamente avrebbe potuto desiderare si accaniva a rincorrere indiscreti maggiori (per usare un eufemismo), come Hewitt, tempestava di telefonate maturi antiquari che l'avevano sedotta e abbandonata, come fosse una qualunque provinciale romantica e sognatrice; che dire poi della strana passione per i musulmani, dalle frequentazioni col campione di cricket pakistano Imran Khan, all'amore folle per il di lui conterraneo, il cardiochirurgo Hasnat Khan, che si faceva addirittura portare a Kensigton Palace, nascosto nel bagagliaio dell'auto da un altro "spiattellatore" per antonomasia, il "fidatissimo Burrell", alla ribalta di recente per una presunta appropriazione di oggetti appartenuti a 'shy Di'".
Istigati da qualsiasi trasmissione tv stia andando in onda in questi giorni, il 23 e 24 novembre camionate di volontari si riverseranno in 800 piazze italiane per conto di Telefono Azzurro: venderanno kit di candele blu per “accendere l’interesse e la partecipazione dei cittadini alla tutela dell’infanzia”. Non credo che a Telefono Azzurro lo sappiano, ma nel concepire l’idea sono stati battuti sul tempo dai pasdaran pedofili americani che, ogni 21 dicembre da qualche anno a questa parte, indicono l’IBLD, “International BoyLove Day”, la “Giornata dell’orgoglio pedofilo”. Sul sito ufficiale dell’IBLD, tra dichiarazioni d’intenti dell’associazione (“Amare i ragazzini è sinonimo di preoccupazione, pietà e amore, ma la società e i media hanno presentato un’immagine deformata e falsa dei pedofili. Noi riteniamo che voi, assieme alle altre 119.951 persone che hanno letto queste pagine dal 1° luglio 1998, siate venuti qui per conoscere la verità”) e link a libri intitolati “Comprendere i ragazzini amati e gli amanti di ragazzini”, si possono trovare le istruzioni su cosa fare il 21 dicembre e come supportare il giorno dell’orgoglio pedofilo: “Accendere una candela blu in un posto pubblico, accompagnata da una nota che spieghi perché la candela si trova lì”. Ops. Per cortesia, bloccate Ernesto Caffo, il presidente dell’associazione a tutela dei minori, prima che gli venga in mente di vendere stellette gialle di stoffa da cucire sulla giacca degli amici ebrei in onore ai deportati nei campi di concentramento. Al di là di Telefono Azzurro, i cui dirigenti possono essere stimati o sgraditi, le candele servono a sostenere una nobile causa, quindi compratele. Ma fate in modo di consumarle tutte nel giro di un mese, senza lasciarle in giro. Non si sa mai.
Lo scorso 15 novembre la procura di Cosenza ha arrestato 20 persone, notificando ad altre 22 di essere indagate. L’accusa formulata dal gip Nadia Plastina parla di “cospirazione politica mediante associazione al fine di turbare l’esercizio delle funzioni di governo, effettuare propaganda sovversiva, sovvertire, violentemente, l’ordinamento economico costituito nello Stato e attentato contro organi costituzionali”. A proposito di una delle persone arrestate, a pagina 128 dell’ordinanza si legge: “Anna Curcio racconta al telefono che è in viaggio per Genova dove lavorerà «... a un progetto di comunicazione con delle radio indipendenti che trasmetteranno in rete sul sito www.radiogap.net»... Gap, come la formazione eversiva ideata da Giangiacomo Feltrinelli che operava per propagandare in Italia e in Europa, i fondamenti strategici e i principi organizzativi della guerriglia urbana”. E ancora: “Per il pm il ricorso a tale sigla non può essere casuale, ma voluto da persone ben informate sui trascorsi eversivi e che accarezzano l’idea di sfruttare la forma ‘anomica’ del movimento antiglobalizzazione per riattualizzare la lotta armata storicamente fallita”. Ripassìno di storia per Nadia Plastina: l’acronimo dei GAP di Feltrinelli significava “Gruppi di Azione Partigiana”. Quello di Radio GAP sta, invece, per “Global Audio Project”. La faccenda è talmente surreale da riportarmi alla mente una serie di strip di Silver in cui Lupo Alberto ed Enrico La Talpa decidono di fondare un movimento denominato i “Bravi Ragazzi”: per simbolo vogliono qualcosa che esprima la vastità dell’universo (cosa meglio di una stella?) e la ferma volontà di rimanere con i piedi per terra (un cerchio attorno alla stella). Poi scendono in strada con il simbolo dipinto su un cartello e si chiedono perché tutti scappano terrorizzati.
È stata dura ma ce l’ho fatta. Sono poche le possibilità di guarigione dal “virus Santacroce”. Io invece sto bene. Meglio del dottor Mark Green di E.R. di sicuro. Dalle riunioni dei Santacrocisti Anonimi ho portato con me splendidi ricordi e una lieve amnesia che non mi permette di rammentare le basi dell’analisi logica e del periodo. Mi è andata di lusso: Candido Cannavò non le ha mai imparate, eppure vive una vita quasi normale. Sono guarito grazie ad una vecchia canzone sentita per caso alla radio: “I ragazzi selvaggi stanno chiamando / sulla via del ritorno dalle fiamme / durante la luna d’agosto si arrendono / ad una nuvola di polvere che si sta alzando / ragazzi selvaggi caduti lontano dalla gloria / spericolati e così affamati / sui fili di rasoio da cui pendete / perchè c’è un delitto atroce / vicino al lato della strada / in un nuovo muro dolente ed impaurito / hanno provato a distruggerci, / e sembra ci vogliano provare ancora / i ragazzi selvaggi non lo perdono mai / i ragazzi selvaggi non scelgono mai questa via / i ragazzi selvaggi non chiudono mai gli occhi / i ragazzi selvaggi risplendono sempre. / Sirene di benvenuto ti accolgono, / c’è una macchia di sangue per il tuo dolore / e il tuo telefono comincia a suonare / mentre stai ballando sotto la pioggia / i ragazzi selvaggi si chiedono dov’è la gloria / dove siete voi angeli / adesso che la figura di prua è caduta / e gli amanti si fanno la guerra con frecce / attraverso i segreti che potrebbero raccontare / hanno provato a sottometterti, / sembra che ci proveranno ancora”. Lì ho capito che dovevo imparare a convivere con il mio santacrocismo. Alla faccia dei numerosi revisionisti ora la provenienza di quelle parole è certa, e la verità storica ristabilita: Isabella Santacroce ha ceduto ai Duran Duran uno dei testi sacri della mia generazione. Come potrei non amarla?
In convalescenza dopo aver contratto il pericolosissimo “virus Santacroce”, Gianluca Neri ha lasciato questa rubrica orfana dell’autore. L’occasione è comunque propizia: abbiamo l’onore di poter pubblicare la trascrizione completa della lettera che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha inviato al quotidiano Il Foglio per perorare, indomito e sprezzante dei pericoli che si potrebbero presentare all’interno della sua stessa coalizione, la dibattuta e controversa causa della concessione della grazia ad Adriano Sofri:
L’autore della rubrica, convalescente dal “virus Santacroce”, anche oggi non può purtroppo essere presente. Volendovi fare cosa gradita, l’editore ha pensato di sostituirlo con un’ospite d’eccezione, in esclusiva:
ORIANA FA L’ACI
Sconfitti il cancro e l’Islam, la scrittrice che tutto il mondo ci invidiase la prende con le targhe alterne
di Oriana Fallaci
Reagite, perdio! Abbiate quel minimo di amor proprio, la dignità necessaria per opporvi al sopruso che viene perpetrato in questi giorni ai danni della nostra cultura. Mi rivolgo ai possessori di automobili con targa dispari. Domani non potrete girare per il centro. Il Vostro centro. Il mio. Quello che io e voi abbiamo costruito, mattone per mattone, bersagliati dagli sputi dei fascisti e dalle bombe dei BF109 della Luftwaffe di Hitler. Lo stesso che, nel 1940 si fece beffe dei piloti della RAF rimanendo in piedi, orgoglioso, possente, a irridere l’invasore britannico. Reagite, perdio! Domani in quel centro non potrete sgommare qua e là quanto vi aggrada. Perché siete i Dispari, gli scartati, i rifiutati, i respinti. Quelli che il mercoledì è bene non avere tra le palle. Giudei che i gentili bramano confinare in un ghetto. Io sono Dispari. Lo sono sempre stata. Orgogliosa di esserlo. Anzi: sputo sui Pari. Pfui. Blame on them. A me i Pari han sempre fatto vomitare. Ne parlavo proprio ieri con Arafat, quel buon vecchio testa di cazzo: «Tu sei un Pari, razza di putrido porco barbuto, destinato per forza di cose ad essere sconfitto non solo dalla storia, ma anche dalla geografia». Lui sul momento abbozza, lascia correre. Sa che nel giro di qualche ora potrà riprendere a mandarmi SMS. Ma resta un Pari. E non solo (perché figuriamoci se siffatti abbietti esseri s’accontentano di un’abiezione sola): è pure arabo e vive in un posto pieno di ebrei. Tutti con la targa pari. No. No! Io domani sarò in centro. Alla faccia vostra. Di voi che non reagite. Ma anche alla faccia loro. Degli estremisti islamici che vorrebbero farmi la pelle; dei cecchini di Al Qaeda che seguono ogni mia mossa; dell’arabo che mi minaccia in francese al telefono; dei sicari di Gheddafi; degli stupratori di vergini del Mullah Omar; del cameriere egiziano che mortacci sua sicuramente mi sputa sulla pizza quando sono girata; del cartello colombiano; dei nazisti; di quel comunista prezzolato da Agnoletto che è John Lee Oswald, a cui piacerebbe - il cretino! - che uscissi a prendere il sole sul terrazzo quando so benissimo che si è premurato di affittare proprio l’appartamento davanti al mio. No. Ripeto: No! A me gli occupanti delle poltroncine del Potere a cui si deve questo calvario non fan paura. Io domani sarò in centro e peste colga chi mi tocca. Compreso quell’illustrissimo demente di un vigile con cui mi è toccato avere a che fare l’ultima volta che fu imposto il blocco della circolazione. Sto tranquillamente recandomi a piedi a comprare il pane, e a questo basta una rapida scorsa ai miei occhiali per scambiarmi per un vecchio modello non catalizzato di 131 Mirafiori, sputare sulle lenti e appiccicare la multa. Coglione! Te lo posso dire – violando la deferenza che si dovrebbe ai Pubblici Ufficiali - in quanto fiera di aver passato la revisione presso la patria motorizzazione. Definita “d’epoca”, e con tanto di certificato. By the way, io non mi piego. Sicché statene pur certi: mi troverete in centro ad esprimere sia il mio sdegno che il vostro, quello di poveri Dispari codardi. In prima linea per voi. Che non reagite, perdio!
(un ringraziamento particolare a Corrado Guzzanti, fonte d'ispirazione per il titolo)
A causa della contrazione del “virus Santacroce” , il responsabile della rubrica non è al momento in grado di intendere e di volere. Per questo motivo il presente spazio verrà utilizzato per proporvi, piuttosto che una copia, l’originale. Riguardo all’invito ai negozianti fiorentini a serrare le saracinesche lanciato da Oriana Fallaci sulle colonne del Corriere della Sera, riceviamo e volentieri pubblichiamo un contributo al dibattito:
IN MY PLACE
di Isabella Santacroce
Anime (s)perse vagano, zainetto del mondo a spalla. La vegliarda spia dall’alto del grattacielo di cristallo imbottito. Tasta la ferita mai cicatrizzata da cui zampillò sangue e pianto. Oggi vomita rabbia e orgoglio. Perde il colore di iodio per tingersi d’odio. Dice che sevizieranno David. Brama che lo facciano. Dice che tanto, se si chiama così, è per forza ebreo. In culo alla vecchia, David ha disseminato sosia e se ne fotte. Arrivo. Aspettatemi. Ci sarò, in-my-place. L’azzimata borghese agogna sepolcri imbiancati, nuove lapidi. Balistica ridefinita: gli estintori volanti sono capaci di cambiare il corso del destino. Not today, not in-my-place. Fanculo Park Avenue. Amo questa città lacerata dal fiume di vuoti e parole. Lungo la sponda, distesa sulla sabbia, ascolto gorgogliare rapita il flusso ancestrale di dubbi e rancore. La sabbia e il gorgoglio. Arrivo. Aspettatemi. Ci sarò. L’incubatrice d’invidia ignorata dalla toponomastica mi odia. Fanculo Park Avenue: la vecchia se la sogna una Piazza Santa Croce.
Sono uno spergiuro. Avevo promesso che non sarei tornato a parlare del forum dei lettori di Isabella Santacroce ospitato dal sito de l’Espresso, e invece eccomi qua. Ho resistito a tutte le provocazioni. Anche quando la dark lady tascabile ha ripreso ad intrattenere i propri fan seviziando a morte prosa, grammatica, analisi logica e del periodo: “Prendimi. Stanno uccidendo il marito del piano di sopra. Indossava guanti di gomma nei giorni di festa. Divertilo... Hanno ucciso il cavaliere. Un signore anziano dal gatto in braccio. Abitava la terza porta del palazzo. Ora la sua tv è sempre spenta. Io vivo dentro quella tv... Ieri mattina ho trovato il cadavere della lattaia sulla terza strada a nord. Piangeva. Un cadavere in lacrime. Spero tu possa aiutarla... Hanno ucciso la zia bionda tagliandole i capelli con la lavatrice. Credo sia terribile. Lei ora cammina sul tuo terrazzo... Sono tutti molto stanchi nella casa di fronte svengono. Hanno ucciso il loro canarino e ora si sentono molto soli. Aiutali ad uccidersi... Copertine di Vogue. Foglie già a terra. Tutto finisce. Non inizia mai niente. L’inizio è sempre fine. La fine una spilla... Fottersi e partorire nuovi mostri... La potenza continua a volermi fragile. La mia potenza è isterica moltiplicazione di fragilità... Ho sparato al mattino per intrattenermi. Intrattengo. Ospito. Cerco dentro te stesso. Grido e divento folle quando salgo. Stamattina ho sparato al mattino con la punta degli occhi. Mi ha detto che tutto è terribilmente giusto perché il giusto è terribile. Non credo sia possibile avere dentro poco. C’è sempre troppo dentro. Tutto l’occorrente. Talmente tanto. Bisogna perdere per riuscire ad entrare. Fatti spazio... Allebasi ecorcatnas... L’importante è vivere nel proprio culo. Continua a cercarmi. So che mi stai cercando ma io vivo nel mio culo. Adorata sorella. Piccola sorellina. Svenevolissima ancella. Mio fiore e sangue. Sei risorta... Non penso mai. Penso sempre. Non ho conosciuto lo zio. Era partito. Dicono abiti nelle caviglie di un passante. Sulla destra dell’angolo diagonalmente sinistro spostata lateralmente in alto. Chi si ostina a comprendere. Continuamente. Senza sosta. Tradurre al millimetro. Che tutto sia perfettamente comprensibile. Solitamente solito. Matematica per menti sterili. Alienate. Stupide. La nostra è pura ginnastica. Apprendiamo follia ingoiandola. A morsi. Nuova lingua della stomaco. Geometrie fantastiche. Verità insolubili. Dammi la tua mano destra. Ficcamela in gola. Vomito verità ricomponendola. Odio la falsità. La pareti a proteggere. Esposta al vento. Cerco furore e me ne fotto del dolore. Chi pensa sia posa la mia si sbaglia. Me ne fotto anche di questo. Divoro il fuoco e ritorno. Rimani. Love, Isabella”. Riconoscete almeno questo: leggevo e, malgrado tutto, non sono intervenuto. Ho resistito. Ci ho provato. Almeno fino a quando non mi sono accorto che Isabella Santacroce è un virus contagioso, inesorabile, brutale. Se c’è una kriptonite in grado di fermarla è ora di scoprirla, perché sul suo forum c’è un sacco di gente che non sta bene. Se esiste una scuola per esorcisti, avvisate l’amministrazione di raddoppiare i banchi per l’anno prossimo. E voi, abbiate cura di intraprendere la lettura di “Luminal” o “Destroy” sotto la stretta sorveglianza di qualcuno che possa piantarvi in petto un paletto di frassino al primo segnale di squilibrio. Fate girare questo testo in qualsiasi forma, come una catena di sant’Antonio, concludendo con la rituale frase “terribili cose potranno accaderti se non rispetterai questi consigli”. Se volete, aggiungere qualche esempio attingendo a piene mani dal forum dei lettori della Santacroce: se “Pogue Mahone” ci avesse dato retta non sarebbe mai arrivata a scrivere “Aspettavo automobili veloci motrici guidate da godot distratti”. Oppure: se “Symti” non avesse ignorato l’avviso, ritenendolo poco importante, non sarebbe mai stato posseduto dallo spirito maligno che l’ha spinto a dichiarare “mancano centri gravitazionali che attirino ricerche. Amo visitare musei virtuali senza pagare l’entrata. I miei strilli insistenti diventano un fiume monodirezionale e in atmosfere artificiali mi dico non ci sono suoni per te. Ho abiti in fibra di vetro cancerogena addosso e i miei capelli sono amianto laccato. Scarico ansie su fuochi elettrici e cerco vortici di spirali catodiche. così fredda e spenta di carne pallida osservo display spesso messi a tacere e mi dico non ci sono suoni per te”. Casi da citare, insomma, ne avete a bizzeffe. Da “Moquero” che afferma “Con amore arrivando vibrando arrivando nel nostro altrove. Nel paese delle capovolte sembianze gli scrittori luccicanti non si lasciano scrivere, si descrivono. Il senza nome può arderti. Per molti l’inizio fu la fine della fine fino a finirsi per ricominciare”, a “Ligeia” che si chiede “perchè nel lume della sabbia riluce una cometa nella duna assaltata da predoni dove crudeli cherubini avvolgono fra mantelli di giada dolori mai assolti. Questa è la domanda: in che maniera quelle sopite voglie albeggeranno in quel silenzioso mare di invisibili granelli?”. Prendetela come una missione. “È” una missione. C’è da fare del bene, rododendro, ma a rischio della vita. O dell’emisfero cerebrale sinistro. Il virus – apocalisse infangata bramante lapidi - è in agguato e non risparmia nessuno. Sta a noi - vedo grondaie appassite di luce azzannarsi per un posto in prima fila dentro la cornice – divulgare informazioni necessarie per la prevenzione. Hanno stuprato il giardiniere mentre beveva il latte. Ora annaspa nell’inchiostro che cola da vene inconsapevoli. Mi raccomando, ripeto: una missione. Oggi sono blu. Ho spalmato la tua milza su un crostino, amore ingannevole ingannato. Sparisci. Ho respirato le mie lacrime mentre vagavo tra ruote di criceti nel museo delle intenzioni perdute. Genuflessioni languide di sigarette appena accese mi bruciano dentro il colon. O è appendicite? Stamattina la bottoniera dell’ascensore mi guardava. Ora cammino in bilico sul bordo sanguinolento dell’aiuola. Mi scappa la cacca. Rimanete. Love.
Lo scorso martedì, invitata a presentare l’edizione americana de “La Rabbia e l’Orgoglio” dall’American Enterprise Institute di Washington, Oriana Fallaci ha rotto un silenzio che durava da oltre dieci anni. Il Corriere della Sera ha dedicato un’intera pagina (con tanto di foto, titolone e richiamo in prima) alla pubblicazione del discorso integrale letto per l’occasione. Non sono convinto che la notizia meriti il risalto che le è stato concesso. Fosse per me, la condenserei: Oriana Fallaci ha rotto. Punto. Mi sembra abbastanza. «Grazie a tutti di essere venuti» così esordisce la nostrana pasionaria da esportazione, evidentemente e comprensibilmente appagata di essere finalmente riuscita, alla tenera età di 72 anni, a far venire qualcuno. Il resto dell’intervento è intriso di una tale quantità di paranoia da far apparire Fox Mulder come uno con i piedi per terra. Mettetevi comodi perché la lista è lunga: un fondamentalista islamico si inserisce nelle sue telefonate e blatera frasi sconnesse e minacciose in francese; il direttore dell’istituto che l’ha invitata passerà sicuramente dei guai per averla introdotta parlandone bene; sostiene che la propria malattia sia un “Alieno” che la abita; qualcuno vuole spedirla al rogo in quanto eretica, bruciandola «come fecero i nazisti negli anni trenta con le librerie»; gli estremisti e i fanatici che desiderano quanto sopra «sono milioni e milioni»; la Montagna dell’Islam, invece di aspettare Maometto o decidere di andarlo a trovare di persona, è segretamente gelosa di lei, del suo sistema di vita, e attribuisce a lei «la colpa delle proprie povertà materiali e intellettuali»; ha paura di saltare in seguito al lancio di una bomba nucleare; si ritiene, in quanto razzista, ricattata dai non razzisti; il membro di Al Quaeda processato in Virginia in quanto presunto complice dei kamikaze dell’11 settembre parlava francese e quindi, forse, era proprio lui che le telefonava; non conta ormai più le minacce dirette alla sua persona; un poliziotto l’ha seguita anche durante l’intervento all’American Enterprise Instituite nel malaugurato caso fosse presente fra gli astanti un islamico incazzato; si rammarica del fatto che il Foglio, quotidiano di destra, la mandi affanculo; si lamenta perché Liberazione, quotidiano di sinistra, segue l’esempio del Foglio; i mussulmani del MRAP e gli ebrei del LICRA ordiscono oscure trame alle sue spalle e hanno raggiunto un accordo per trascinarla in tribunale; magari quegli stessi ebrei sono parenti dei «banchieri che prestarono soldi a Hitler sperando di salvarsi, e invece sono finiti nei forni crematori», e quindi ben gli sta; la Francia intera la definisce «abbietta, infame, iniqua» e vuole «vederla in carcere»; i giudici francesi (che, in quanto francesi, «hanno inventato la ghigliottina», quindi si fottano) l’hanno resa vittima di un complotto, e lei ha paura di finire «decapitata in Place de la Concorde come Maria Antonietta»; anche il suo avvocato difensore riceve da settimane minacce di morte; forse pure quegli stronzi di svizzeri, belgi e tedeschi le stanno preparando qualche sorpresa legale; il fronte dei “collaborazionisti” tenterà di farla a fette pure negli Stati Uniti; i falsi pacifisti rivoluzionari («gente cui manca solo il randello e la camicia nera», quindi che vadano a fottersi pure loro) li vorranno imitare; buon ultimo viene l’Occidente, colpevole di averla fatta stare sulle balle a tre quarti del globo terracqueo predicando la calma in controtendenza con le tesi de “La Rabbia e l’Orgoglio”. Nella parte rimanente dell’intervento, quella in cui non disserta su ciò che qualcuno le vorrebbe fare o ciò che lei vorrebbe fare a qualcuno, la Fallaci parla di sé, raggiungendo vette di autoreferenzialità che persino uno come Francesco Alberoni ha mai toccato. L’autrice del libro più intriso d’odio dopo il “Mein Kampf” è in realtà un manuale vivente di giornalismo. Qui mi rivolgo agli addetti alla stampa. Ecco, riportato pari pari, un esempio che potrà tornarvi utile se avrete la necessità di inserire in un articolo un paragrafo subliminale che decanti il successo mondiale del vostro ultimo libro: «Da molti anni non mi mostro in pubblico. Molti. Neanche dopo la pubblicazione de “La Rabbia e l’Orgoglio” in Italia, in Francia, in Spagna, in Germania eccetera, ho aperto bocca o mi son fatta vedere in pubblico. Lo stesso accadrà quando il libro uscirà in Olanda, in Ungheria, in Polonia, in Romania, in Scandinavia, in Grecia, in Israele, in Argentina, in Australia, in Corea, in Giappone, in Cina». Sedici paesi citati in dieci righe ed, evidentemente, ancora non basta: «Al terrorismo fisico e intellettuale che seguì l’edizione italiana de “La Rabbia e l’Orgoglio” ho replicato con l’edizione francese. Traducendo il libro in francese ho inserito varie pagine che rincarano la dose, rafforzano la mia tesi. Agli attacchi della stampa francese ho replicato con l’edizione americana. E traducendo il libro per l’America ho inserito altre pagine che rincarano ancor di più la dose. Rafforzano ancor di più la mia tesi. Quelle pagine vanno anche nelle edizioni per la Gran Bretagna, il Canada, l’Australia, la Nuova Zelanda, l’India. Appena possibile inserirò quelle aggiunte in una nuova versione italiana». Bisogna dedurre che, predisponendo oculatamente i carriarmatini e conquistando Kamchatka, Cita e Jacuzia, abbozzerà di menarla con questa edizione speciale di Risiko dedicata all'editoria. Eppure, per garantirsi la possibilità di pubblicare l’ultimo monumentale rutto di intolleranza della Fallaci, il Corriere della Sera, consumando cellulosa, ha causato l’abbattimento di 15 alberi d’alto fusto, sacrificati alla divulgazione dei latrati di una scrittrice cui la vita non ha concesso, in vecchiaia, la fortuna dell’Alzheimer. Un piccolo parco se n’è andato affinché un’intellettuale avesse la possibilità di esprimere - sulle pagine del primo quotidiano nazionale – concetti che persino il più becero dei tassisti milanesi, in un giorno di pioggia, con la città paralizzata dal traffico e un presepe di bestemmie sulla punta della lingua, avrebbe il pudore di tenere per sé. Cito a caso: «(L’Islam) è la Montagna. Quella Montagna che da millequattrocento anni non si muove, non esce dagli abissi della sua cecità. Non apre le porte alle conquiste della civiltà, non vuol saperne di libertà e giustizia e democrazia e progresso. Quella Montagna che vegeta nell’oscurantismo e nel puritanesimo d’una religione che sa produrre solo religione. Quella Montagna che affoga nell’analfabetismo». Oppure: «Graziaddio non ho mai avuto rapporti sessuali o sentimentali o amichevoli con un uomo arabo». E ancora: «Perbacco: si può fare di tutto, si può dire di tutto, oggigiorno. In Italia una mussulmana può chiedere che il crocifisso sia tolto dalla sala chirurgica nella quale partorisce. Ma guai al cittadino che se ne lamenta o peggio ancora protesta. Guai alla Fallaci che scrive il suo discorso-della-montagna». Io il discorso alla Montagna l’ho letto tutto. E da allora sento l’indescrivibile, straziante mancanza di quei quindici pioppi.
Non è tanto il riconoscere che questa rubrica, spesso, adotta toni polemici: il problema è che quella di ieri non ne aveva. Per lo meno nelle intenzioni. Poi, i fatti dimostrano l'esatto contrario: una considerevole fetta di internet si è sentita chiamata in causa. Per la maggior parte si è trattato di dipendenti di società operanti in un settore in difficoltà come quello delle cosiddette "dot.com". Alcuni impiegati all'interno di aziende sane ma alle prese con un mercato più che mai ostico; altri, invece, trattati come vuoti a perdere da imprese create in fretta e furia nel periodo della corsa all'oro della new economy e di cui è stata sempre oscura, immagino persino ai fondatori, la ragion d'essere. In ogni caso, di persone che meritano rispetto. All'epoca del miraggio collettivo del Klondike di bytes d'oro io c'ero. O, meglio, l'ho vissuto da attore non protagonista. Avere una sauna, una piscina o una palestra in ufficio era il minimo indispensabile perché alcuni tipi di investitori ritenessero credibile una società che sbarcava sulla rete. Così, mentre all'interno dello stesso settore qualcuno da anni tentava di creare dal nulla un mercato, in alcune società lo specchietto per le allodole del benefit, del luogo di lavoro come casa-famiglia, del letto a castello sopra la propria postazione, diventava l'unica vera idea concreta attorno alla quale era ricamata la mission aziendale. Io e altri, dicevo, ci siamo passati: una delle multinazionali di cui Clarence ha fatto parte si vantava di avere allestito nel seminterrato un ristorante italiano gestito da cuochi svedesi, una sala giochi, una discoteca con tanto di stroboscopiche e palla specchiata rotante e, infine, un cinema privato dotato di porte che si aprivano automaticamente facendo bzzzz-bzzzz come quelle di Star Trek. Oggi ne siamo usciti. Vivi. Tante persone che sono rimaste là non hanno avuto altrettanta fortuna. Alcune, oggi, grazie a chi resiste e a questo mezzo crede ora come un tempo, hanno un lavoro e un monitor davanti a sé. Altre no. Alcune, in considerazione del mio passato ruolo da attore non protagonista, di me hanno forse covato e mantenuto nel tempo una pessima opinione. Altre, probabilmente, vanno più sul generico, portandosi dietro il ricordo di un'incommensurabile testa di cazzo. E, chi sa, probabilmente hanno pure ragione. Quel che so è che li ricordo tutti, con un affetto che sorprende me per primo: i timidi e gli spavaldi; i miti e i rompiballe; quelli che si arrampicavano sull'inglese durante i colloqui; i folli creativi che si presentavano come ex direttori marketing di Yahoo! e sostenevano di avere brevettato per primi la confezione in polistirolo dei panini dei fast-food; quelli a cui nel curriculum mancava solo di aver pilotato lo Space Shuttle; quelli che ci tenevano, a cui devo molto; quelli che non ci tenevano e si sono presi pure qualcosa; quelli che restavano fino a tardi e quelli che invece, alla fine, era come un lavoro alle poste. Tutti i Gigi e i Chicco, insomma, per i quali l'edificante storiella raccontata ieri doveva rappresentare un omaggio, e non una presa per i fondelli. L'Enterprise è esplosa, e il capitano Kirk ha pensato bene di abbandonare la nave appena dopo aver premuto il pulsante di autodistruzione. Qualcuno deve pur ricordare queste cose, perché ai Chicco e ai i Gigi, ormai, delle porte automatiche che fanno bzzzz-bzzzz non può più fregare una fava.
Il giornalismo non è fatto solo di braccia rubate all'agricoltura. Esistono anche penne regalate alla circonvenzione d'incapace. Siamo allo scorso aprile: Adusbef, Codacons e Federconsumatori denunciano l'ingannevolezza del dispositivo prodotto dalla Tucker di Mirco Eusebi all'Antitrust, la quale, richiedendo una perizia all'Enea, accerta che l'utilizzo del famigerato tubo non produce alcuna riduzione dei consumi o dell'inquinamento. In ritardo di cinque mesi (ma in anticipo di uno rispetto all'arresto del fondatore della Tucker e di altri sette dirigenti con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla violenza privata), su Panorama appare, firmato da Marco Cobianchi e sotto il titolo "Profitti e opere pie: l'imprenditore buono", il seguente articolo: "In genere è la vita che dà spunti per il cinema. Mirco Eusebi ha invece preso spunto da un film per rifarsi una vita. Tutto inizia da Francis Ford Coppola e dal suo Tucker, un uomo e il suo sogno. All'uscita dal cinema Mirco Eusebi, allora ventenne venditore di aspirapolvere, aveva la faccia di chi aveva appena assistito a una rivelazione. «Rimasi folgorato» racconta. Entrò in una chiesa e lì fece un patto con il Cielo. Più o meno disse: «Smetto di fumare, smetto di andare a donne, do in beneficenza una parte di tutto quello che guadagno ma Dio, ti prego, fammi diventare come Preston Tucker». Preghiera esaudita. Oggi, a 38 anni, Mirco Eusebi non fuma più, si è sposato e ha appena donato 750 mila euro all'associazione pro disabili Anffas. La sua azienda, che ovviamente si chiama Tucker, quest'anno dovrebbe chiudere con 50 milioni di euro di giro d'affari. «Un miracolo» dice, o, più laicamente, un sogno diventato realtà. Tanto che, per rimanere in tema, nelle lettere che invia a fornitori e clienti, sopra la firma, al posto dei banali «sinceramente vostro» o «cordiali saluti», lui scrive «Un uomo e il suo sogno», firmato Mirco Eusebi. La Tucker S.p.A. ha sede a Riccione e produce un dispositivo per ridurre l'inquinamento atmosferico provocato da caldaie e scaldabagni civili e industriali. Il Tucker è capace, parole sue, «di abbattere anche fino al 100 per cento le emissioni inquinanti nell'atmosfera provocate dal combustibile. Qualunque esso sia». Se fosse vero, sarebbe una rivoluzione. Eusebi avrebbe dovuto essere acclamato al summit per l'ambiente di Johannesburg. Beh, a quanto pare è tutto vero. Quello che Eusebi chiama «il dispositivo» è stato testato dalla sede italiana dell'ente di certificazione tedesco TüV Industrial Products. I risultati? «Esaltanti» dice «al punto che le Ferrovie dello Stato hanno iniziato ad adottare il Tucker per le loro littorine. Quando hanno visto i risultati sono rimasti strabiliati». La storia della Tucker inizia nel 1988 all'uscita della chiesa dove Mirco Eusebi strinse il patto con Dio. «Per anni mi sono arrangiato facendo decine di altri mestieri. A un certo punto ho scoperto il mondo del magnetismo e le sue applicazioni in ambito industriale. Insieme a quattro amici elettromeccanici abbiamo cominciato a vedere se si poteva costruire un dispositivo anti inquinante». Il 100 per cento della società è in mano alla famiglia, in particolare alla moglie Ivana, Mirco è il presidente, la sorella amministratore delegato. La rete di vendita in Italia fa capo alla Master Communication «che» dice «ho creato e poi venduto al mio migliore amico e allievo» ed è formata da circa 8 mila persone che vendono porta a porta". L'autore Marco Cobianchi nel '96 partecipò ad un convegno in cui sostenne che "nessuno, purtroppo, chiede al giornalista che ha riportato una notizia inattendibile di dedicare la sua professionalità a miglior causa". Non è vero: ci ho messo sei anni, ma eccomi. Cobianchi nel frattempo ha fatto carriera: è a Panorama, e sono finiti i tempi in cui bazzicava da stagista le redazioni. Una scalata superflua, fatta salendo i gradini in ginocchio: a dire di Clinton, Monica Lewinsky, praticante ma professionale, ne faceva di migliori.
Inesorabilmente, dopo aver rifatto la tappezzeria a Roma a forza di manifesti abusivi, Forza Italia riscontra ora la carenza di attacchini e di spazi pubblicitari liberi. L'ufficio marketing del partito di maggioranza, sensibilizzato riguardo al problema, ha lanciato un'iniziativa che - si prevede - spopolerà tra i tesserati, e sarà in parte ispirata all'imminente uscita del film "Signs", in parte alla gloriosa distribuzione del "Kit del forzista" avvenuta in concomitanza con la scesa in campo di Silvio Berlusconi. Da oggi in campo potrà scendere chiunque. È infatti iniziata l'assegnazione degli strumenti necessari per poter ricalcare sul proprio appezzamento di grano un "crop circle" che ritragga il faccione sorridente del Cavaliere, corredato da uno dei suoi famigerati slogan. Fallito il tentativo di creare un milione di nuovi posti di lavoro, l'obiettivo, ora, è quello di inventare nuovi spazi per l'advertising. I campi su cui compariranno, falciati nel grano, i motti "Meno tasse per tutti", "Città più sicure", "Adozioni più semplici", "Un dovere morale", (più i nuovi, coniati per l'occasione, "Un presidente agricoltore", "Quote latte più giuste", "Un dovere rurale") saranno presi in concessione da Publitalia. Il sistema è simile al multilevel della Tucker, che tanta fortuna ha portato a Mirco Eusebi: ad ogni singolo contadino sarà offerta la possibilità di diventare "imprenditore di sé stesso" acquistando con pagamento anticipato almeno 15 kit necessari perché altri fedeli possano vergare nel grano il verbo forzaitaliota. Tre sono i tipi di kit a disposizione, studiati in relazione alla disponibilità economica del fattore che ne farà richiesta:
Bifolco Sostenitore - la soluzione più economica: zappa generica e falce artigiana.
Bracciante Standard - l'imperdibile offerta studiata per incontrare tutti i tipi di esigenze: corredo di zappe (a punta, piana e da rincalzo), falcetto e falce con impugnatura ergonomica, roncola, rastrello e tridente.
Mezzadro Premium Professional - l'opzione per il coltivatore "executive": trebbiatrice e falciacondizionatrice a 4 tamburi rotanti frontali e retroverse, 16 coltelli, presa di forza 1000 giri al minuto.
Come spesso accade, l'operazione ha ottenuto un successo graduale e non immediato: i promoter hanno riscontrato qualche difficoltà iniziale, dal momento che l'offerta era in origine dedicata a chiunque avesse a disposizione anche pochi metri quadrati di terreno: la risposta della maggior parte dei proprietari di villette era, inevitabilmente, "La ringrazio, non mi interessa: ho già un nano in giardino". In compenso, sin dai primi giorni, la trovata ha riscosso l'involontario consenso della comunità degli ufologi, a tutt'oggi convinta - anche dopo la formale smentita da parte di Forza Italia - che i cerchi nel grano siano stati disegnati da extraterrestri irritanti, bassi e pelati. Le regole dell'inusuale sistema di multilevel che foraggerà i deputati azzurri prevedono, tra l'altro, un ritorno ai fasti del glorioso passato: il contadino dovrà premurarsi di versare al partito il raccolto ottenuto dalla trebbiatura delle parti disegnate sul campo. Per la prima volta, insomma, risulta chiaro il modo in cui Berlusconi fa il grano.
Tra pochi giorni sarà in edicola un nuovo giornale, "il Riformista", che cova l'ambizione di farsi riconoscere come un "Foglio" di sinistra. Leggo che il sito è già pronto e contiene, tra l'altro, il numero zero. Corro, do una scorsa, e mi pare che le premesse siano rispettate. Sulla qualità degli articoli, giudizio sospeso: è un numero zero. È già abbastanza che buona parte dei box non sia riempita di testo finto. L'occhio, però non può fare a meno di cadere sulla pubblicità in ultima pagina: l'invito ai futuri inserzionisti. Ne riporto il testo per intero, perché possiate dirmi, in tutta sincerità, se sono io ad essere un logoro sentimentale nostalgico o se è normale non riuscire ad ammettere che un giornale di sinistra, moderato e à la page quanto si vuole, possa autodefinirsi così: "Il nostro target - Il 16-18% della popolazione italiana. L'élite colta e informata del paese. Chi vuole essere classe dirigente di oggi e di domani. Gente abituata a consumi innovativi e a lanciare i nuovi trend. Un pubblico moderno, moderato, liberale, innovatore. Un target decisivo per la comunicazione pubblicitaria". A me, più di quello sui palchi e dietro ai megafoni, piaceva più il Nanni Moretti di una volta, quello che, senza indugio, avrebbe fatto volare schiaffi per frasi come "gente abituata a consumi innovativi e a lanciare nuovi trend...". Oggi, di persone disposte a gridare "Le parole sono importanti!" in faccia a gente così, non ce ne sono più. O forse sono proprio le parole ad avere perso importanza. Anche per la sinistra se, come sembra, si reputa matura per aspirare al paradiso borghese. Io, che vengo definito classe dirigente di oggi, non sto tanto a dirlo in giro. A volte, anzi, da buon nostalgico vintage, ho il pudore di vergognarmene quel tanto che basta.
Oibò. Il tam-tam della rete riporta che un giornale che non leggo mai (e forse faccio male) spiattella nel titolo di un editoriale una sospirata esortazione: "Non rompa il cazzo, Cavaliere". L'editrice è Veronica Lario in Berlusconi (la dicitura vale solo in questo senso e non al contrario: inVeronica Lario c'è stato solo, forse, Cacciari). Non è a lei, ma a qualcuno della famiglia, presumo, che va attribuita la responsabilità di aver scelto come nome di un foglio "Il Foglio". Andando a tentoni e a giudicare dall'originalità pare più il parto di parente alla lontana: che so, un cugino scemo, una cognata, qualcuno tipo Natalia Estrada. Paolo Berlusconi, invece, non c'entra: tutti sanno che aveva votato per chiamare il giornale "Mmphffgh". Dicevo, comunque, oibò: Giuliano Ferrara pubblica il suddetto pezzo di Pietrangelo Buttafuoco e scippa alla sinistra una rivelazione epocale almeno quanto "La corazzata Potemkin è una cagata pazzesca"? Terminata la lettura mi sono tranquillizzato: Buttafuoco leccaculeggia e salamelecca prendendo per il culo più noi che il presidente del Consiglio: "Non rompa il cazzo, Cavaliere. Vossia lo sa di suo com'è fatto Vossia stesso. È già bello e fabbricato per un Blob. E non può pretendere di farsi raccontare alto, bello e biondo perché il Berlusconi che ha vinto l'Italia, non è questo, ma l'altro. E sa che in Blob c'è tutto il capitale di Vossia, quello che non ha prodotto altra immagine che il successo. Cavaliere dunque, non rompa il cazzo". Lo immaginavo. Un detto siciliano recita: "Chine nescia tunnu un mora quatratu", chi nasce tondo non muore quadrato. Se c'è una certezza nella fisica dai tempi della teoria della relatività generale, è che Ferrara è incontestabilmente, irrimediabilmente tondo.
Uno dei riti maggiormente apprezzati da parte di chi legge più di un quotidiano al giorno è la rassegna stampa mattutina: un momento intimo, del tutto personale, al punto che spesso viene trascorso, in santa pace, al cesso. Io, purtroppo, non ho più modo di poterlo fare: dall'avvento di Internet in poi la mia pila di giornali ha avviato una mutazione genetica in seguito alla quale ha abbandonato la consunta fattura cartacea e abbracciato la dimensione elettronica, presentandosi nella nuova veste di pixel spenti o accesi sul monitor del pc. Se, un tempo, il rito prevedeva il Corriere in pole-position, seguito a ruota da Repubblica e La Stampa, oggi le mie fonti sono per la maggior parte straniere e, quando nostrane, amatoriali. Ammetto: un salto ogni tanto su Repubblica.it o su il Nuovo capita, sono cose di cui bisogna imparare a non vergognarsi. La giornata però non può dirsi iniziata nel migliore dei modi se qualcosa ha impedito le canoniche visite a Dagospia, al Barbiere della Sera, ai blog (da "weblogs", diari online) dei professionisti Sabelli, Sofri, Scaccia, Solibello, così come a quelli gestiti da hobbisti (ma non per questo meno autorevoli). Un solo quotidiano aveva coraggiosamente resistito alla transumanza dall'intimità del cesso al monitor: punto.com. Un giorno Luigi Crespi, il sondaggista di Berlusconi, decide di rilevarlo. Come conseguenza il direttore e fondatore Marco Barbieri fa le valigie e qualche anonimo redattore dichiara: «Non eravamo mai stati un marchettificio». Non per questo, però, la lettura di punto.com è risultata meno interessante. Almeno fino a quando Clarence non decide di sparare qualche cartuccia a salve su Crespi: il "bang" prodotto è al limite dell'udibile, eppure il cielo si copre di nuvole minacciose da venerdì santo e in redazione si decide che l'affronto venga lavato versando trielina sulla strip "Net To Be", dedicata agli aspetti surreali della new economy, prodotta (e gratuitamente fornita) dal portale satirico. Sul reale motivo che ha determinato la cancellazione di quello spazio si possono solo fare congetture. Sarà perché Clarence è universalmente - e spesso a torto - riconosciuto come una voce esclusivamente di sinistra? Perché Crespi s'è incazzato per davvero? O perché il nuovo direttore l'ha presa male, confondendo in buona fede una critica alla proprietà con un attacco personale? A voi la scelta. In ogni caso sparisce così, sostituita da niente, una matita geniale che rendeva quel giornale ancora più speciale di quanto già fosse (e probabilmente, ancora oggi, rimane). Io non sono pregiudizialmente allergico alla roboante "voce del padrone". Amo il contraddittorio: adoro aver ragione ma so anche darla, e accetto, insomma, che si faccia sentire. Non mi piace, invece, quando il padrone grida in quanto sordo. Alle critiche in special modo. Non vorrei dover interpretare la mancata migrazione di punto.com dalla sacralità della tazza del cesso al computer come una metafora premonitrice. A chi vi lavora (compreso il nuovo direttore responsabile Emanuele Bruno, che proviene dalla stessa redazione) va riconosciuta la capacità di aver creato una fonte di informazione di cui si sentiva la mancanza e saputo confezionare un vero e proprio caso editoriale. Ora c'è bisogno che quella voce sappia mantenere un tono e un volume che le consentano di udire anche le critiche. Non - per forza - di prenderle per buone: soltanto di prenderne atto. Il vero punto, oltre a quello che caratterizza la testata del giornale, è che ci vuole coraggio, lo so.
Era inevitabile: ho fatto incazzare Luca Sofri. Il vassallo di Giuliano Ferrara nel salotto televisivo della trasmissione Otto e Mezzo, la più promettente valletta dopo le partecipanti alla trasmissione Veline, non mi ha perdonato di aver scritto nella rubrica del 26 febbraio scorso che "il vero problema di Adriano Sofri (qualcuno glielo dovrà pur dire prima o poi) sono gli amici che lo difendono. Se sei innocente, la peggiore sfiga che ti può capitare è avere dalla tua in tribunale un parterre di tifosi occupato da Giuliano Ferrara, Gianni De Michelis, Claudio Martelli, Vittorio Feltri e Giorgio Bocca" e che "dopo tanto carcere e quasi trent'anni di pressioni, avere imposta l'amicizia di cotanti personaggi rappresenta esclusivamente un'ulteriore violenza gratuita". Tanto è bastato perché il garantista Luca SofriinBignardi si trasformasse - come, si dice, solo lui e i Pokemon sanno fare - in una versione evoluta di giustizialista. Sul proprio sito, riguardo al non luogo a procedere della causa intentata da Gianluca Guidi al sottoscritto, dichiara: "Un maleducato su Clarence si prodigò in volgarità contro la famiglia Dorelli - come Sgarbi con Ida Di Benedetto - e un tribunale ora ha detto che poteva: libertà di satira. Io li trovai dei porci vigliacchi, se posso permettermi della satira". Prima Gianluca Guidi, poi Luca Sofri: non vorrei aver involontariamente scatenato la rivolta dei figli d'arte alla spasmodica rincorsa della fama dei padri. Spero di non aver inaugurato un filone. Se può servire lo dico subito: non ho nulla contro Gianmarco Tognazzi, Alessandro Gassman, Rosita e Rosalinda Celentano, Ottavio Wojtyla. Anzi, no. Cancellate tutto. Se qualcuno lo chiede, voi non mi avete mai sentito pronunciare l'ultimo nome, ok?
Lo scorso S. Stefano, appena prima di pranzo, sono stato svegliato da una telefonata di un giornalista che mi comunicava l'avvenuto sequestro di una sezione di Clarence, il sito satirico creato dal sottoscritto e da Roberto Grassilli in concomitanza con la chiusura di Cuore. Nel riagganciare, mi sono accorto di avere bisogno di maggiori dettagli sulla vicenda. Due sole le certezze: a) che Johnny Dorelli aveva imparato ad usare Google, tramite il quale era riuscito a scovare un articolo vecchio di un anno che, dopo averne elogiato la carriera, lo definiva "padre di un figlio d'arte fallito come Gianluca Guidi" e "seduttore di vecchie tardone come Lauretta Masiero"; b) che mi sveglio davvero troppo tardi. La pagina web era stata sottoposta a sequestro probatorio in seguito alla denuncia per diffamazione presentata da Gianluca Guidi; offesa "aggravata - cito testualmente - dall'aver attribuito un fatto certo". Per parecchio tempo mi sono chiesto quale fosse il "fatto certo" a cui si faceva riferimento. Che Gianluca Guidi non abbia avuto una carriera granché brillante, per lo meno non tanto quanto quella del padre? Che Lauretta Masiero non ha più i requisiti per superare le preselezioni di Miss Italia? Per lavare l'onta fu comunque adottato un provvedimento precedentemente utilizzato solo in caso di apologia di fascismo o pedofilia. A differenza delle consuetudini adottate nei confronti della carta stampata (per la quale è disposto il sequestro di sole tre copie della pubblicazione incriminata), qualcuno ritenne che, trattandosi di Internet, un'indagine probatoria richiedesse l'oscuramento totale della pagina. Un po' come pretendere che la Rizzoli faccia sparire dal proprio archivio storico tutte le pagine esistenti di un determinato arretrato del Corriere della Sera. Oggi, in sede di dibattimento preliminare, il giudice ha piantato un importante paletto a difesa dei confini della libertà di stampa in generale e di quella sulla rete in particolare, deliberando per il non luogo a procedere perché il fatto non sussiste. Tutto ciò, ovviamente, non ci esime dal porgere le nostre scuse a chi, malgrado l'intenzione bonaria, si è sentito diffamato dai nostri scritti. Per questo motivo, non volendo trincerarci dietro il facile paravento del particolare diritto dissacratorio concesso alla satira, abbiamo elaborato in piano quadriennale di articoli dedicati esclusivamente all'adulazione delle gesta dei membri delle famiglie Guidi-Dorelli. Di seguito, in anteprima, i dettagli.
25 ottobre 2002:Clarence festeggia i 20 anni dell'attrice emergente Lauretta Masiero. Il ricevimento, svoltosi nella prestigiosa sala banchetti dell'hotel Cavalieri Hilton di Roma, ha potuto fregiarsi della presenza di ospiti illustri del mondo del cinema e dello spettacolo. Da segnalare l'arrivo in tarda serata del faraone Tutankamon, che si è unito ai festeggiamenti, e la mancata presenza del figlio della Masiero, Gianluca Guidi, impossibilitato a partecipare in quanto impegnato in una tournée teatrale che ha riscosso ampio successo in tutta Italia.
25 ottobre 2003: Come di consueto, anche quest'anno si è tenuto il ricevimento per celebrare i 19 anni dell'attrice Lauretta Masiero. Diversa la location (l'hotel Sheraton Golf Parco de' Medici di Roma), ma garantita la presenza di innumerevoli vip per l'evento modano della stagione. La Masiero, in procinto di girare il secondo film (questa volta da protagonista), si è lanciata nelle danze con uno dei convitati del mondo del cinema, "La Mummia 2" in persona, ma non ha potuto espletare il rito del soffio sulle candeline insieme al figlio Gianluca Guidi che, nello stesso momento, stava tenendo un memorabile concerto alla Royal Albert Hall per il quale i biglietti erano andati esauriti da mesi.
25 ottobre 2004: Auguri di cuore da parte di Clarence all'ormai affermata attrice Lauretta Masiero, per i suoi 18 anni. Il raggiungimento della maggiore età da parte dell'ormai acclamata attrice italiana ha reso davvero speciale la festa mondana per eccellenza. La Masiero (in procinto di posare per il calendario 2005 del mensile Max) ha scelto come ambientazione per il ricevimento di quest'anno la lussuosa sala dell'hotel Regis Grand. Il mondo del cinema è accorso al completo e l'attrice ha animato la serata intrattenendo il cast di "Jurassic Park", presentandosi al guardaroba in compagnia del brontosauro e intavolando in seguito un'interessante conversazione con il velociraptor. Da segnalare, anche quest'anno, la mancata presenza (giustificata) del figlio Gianluca Guidi, impegnato a New York nella cerimonia per la consegna dei Golden Globe, nel corso della quale ha ricevuto dalle mani di Martin Scorsese i premi come "miglior attore protagonista", "miglior regista", "miglior musical" e "miglior figlio d'arte fidanzato con la co-protagonista del proprio musical".
25 ottobre 2005: Con un gesto a sorpresa, l'Academy Awards ha deciso di rimodellare l'ormai vetusta statuetta dorata dello zio Oscar sulle fattezze di Gianluca Guidi, per celebrarne la folgorante carriera. La presenza di Guidi nello studio in cui avrebbe dovuto posare è stata in forse fino all'ultimo momento: l'attore aveva desiderio di partecipare per la prima volta al ricevimento per i 17 anni della madre, Lauretta Masiero, che come di consueto si tiene a Roma in un importante hotel. Gianluca Guidi, poco prima di imbarcarsi dal Los Angeles International Airport, ha poi ricevuto la notizia che il ricevimento era stato annullato in quanto la Masiero, minorenne, non aveva ottenuto dai genitori il permesso di uscire di casa.
Onestamente lo immaginavo, ma ne ho avuto la conferma: prendersi per il culo da soli serve. Ha funzionato per Winona Ryder (apparsa sulla copertina del magazine "W" indossando la maglietta-culto "Free Winona" che, a seguito dell'incriminazione dell'attrice accusata di aver rubato vestiti per 5000$, ha fatto la fortuna del designer Billy Tsangares, titolare della catena di negozi "Y-Que", "E allora?" in spagnolo). Slate ora la difende: è un complotto dei giudici. La frase magica deve aver ispirato Silvio Berlusconi, al quale è bastata una battuta per spazzare in un sol colpo le pesanti dicerie riguardanti la relazione tra la moglie Veronica Lario e Massimo Cacciari: «Rasmussen è anche il primo ministro più bello d' Europa... Penso di presentarlo a mia moglie, perchè è molto più bello di Cacciari... Secondo quello che si dice in giro... Povera donna». Sarà. La differenza è che, per partito preso, io a Winona le credo...
Ogni volta che l'ho sentita l'ho sempre classificata come una tipica espressione di snobismo: "I film visti in lingua originale sono tutta un'altra cosa". Io, però, i film in madrelingua non potevo permettermeli. E non a causa di problemi economici: la realtà è che sono stato svezzato in inglese dall'unica professoressa al mondo indiscutibilmente certa che "The" si pronunciasse "Zé". E che un giorno, dopo averci fatto vedere un disegno in cui una ragazzina, Mary, prendeva amorevolmente per mano il fidanzatino Dick, propose una standing ovation in mio onore per essere riuscito a comporre una descrizione - a suo dire - perfetta: "Mary takes Dick with her hand". Si chiamava Rosy qualcosa. Se qualcuno di voi dovesse incontrarla, vi prego, spiegatele che quel disegno, che tanto si presta a beceri doppi sensi, va bruciato. Se più tardi imparai l'inglese lo devo alla dabbenaggine dei responsabili della programmazione delle reti Rai e Mediaset: dal momento che di tutte le serie televisive che amavano venivano trascurate le stagioni successive alla seconda o alla terza (trasmesse comunque poco, male, e in genere a tarda ora), iniziai ad ordinarle in videocassetta e in Dvd dagli Stati Uniti. Ora, dopo anni, posso permettermi di dirlo: i film visti in lingua originale sono tutta un'altra cosa. Non equivocate: non sono diventato snob. È solo che l'assunto secondo il quale i doppiatori italiani sarebbero i migliori del mondo non è altro che una grande scemenza: siamo gli unici, assieme a francesi, tedeschi e spagnoli, a doppiare i film. È come vincere a Giochi senza frontiere contro San Marino, Montecarlo e Città del Vaticano. Nel resto del mondo regnano l'inglese o i sottotitoli. Escluso Giancarlo Giannini (che resta sublime in genere e in particolare come voce di Al Pacino in "Scent of a Woman") il nostrano clan dei doppiatori è stato capace, negli anni, di renderci assuefatti all'ignoranza. La nostra e la loro. Nella versione italiana di "Via col vento", ambientato 71 anni dopo l'inizio della deportazione degli schiavi, le persone di colore parlavano ancora all'infinito e dicevano "Zì, badrone". Nel lieto fine de "La vita è meravigliosa" di Frank Capra, girato nel 1946 (81 anni dopo la fine della guerra di secessione), entra in scena Annie, l'ex domestica di Jimmy Stewart, e ad un personaggio viene messa in bocca la frase "Guardate, c'è anche la negra!". Nel corso del più recente e decisamente meno nobile "Scemo e + scemo", Jeff Daniels, probabilmente in omaggio ad avi padani, grida: "pirla!". Nel primo episodio di "Guerre Stellari" il padre di Luke Skywalker risultava "ucciso durante la guerra dei Quoti": i doppiatori italiani del film ritennero di poter inventare i "Quoti" in sostituzione della parola "clones", cloni. Guardare un film ed essere costretti a subire queste ed altre nefandezze è come chiedere a qualcuno di raccontarci una barzelletta che non ha capito. Nelle ultime puntate di Ally Mc Beal dialoghisti, traduttori e doppiatori han dato il meglio di sé: due avvocati sorridono di un vecchio membro della giuria piuttosto strano e dalla folta capigliatura. Uno dice all'altro, dandogli di gomito: «Guarda, è arrivato anche il cugino "coso"». Giuro: ho sentito distintamente dire "cugino coso". "It", diamine, "Cugino It"! Probabilmente nella triste vita dei piccoli doppiatori non c'è mai stato posto per la Famiglia Addams: l'infanzia è trascorsa mentre si esercitavano a doppiarsi davanti allo specchio. Lì, davvero, erano i migliori del mondo.
È dura da far digerire al mondo che, dopo aver preso un paese e averlo per mesi fotografato al satellite, invaso, bombardato, esplorato, ispezionato, setacciato, spianato e ridotto alla fame, non sei ancora riuscito a scovare il nascondiglio di un beduino cieco da un occhio che viaggia in sella ad una moto e di un folle fomentatore diabetico alto 1 e 94 legato ad una macchina a rotelle per la dialisi fai-da-te. Da qui la pervicacia con la quale Bush e Blair continuano a sostenere la necessità di un attacco all'Iraq. È la regola delle puzzette in ascensore: se l'hai fatta grossa, distraili parlando del tempo. Il leader inglese ha le prove: «Saddam avrà l'atomica». Non ora, «fra uno o due anni». Può sembrare strano, ma è ai leghisti che devo la mia disapprovazione per un intervento armato. Ho sempre mal sopportato quelli che sostenevano che il sud rosolasse placido al sole finanziato dalle tasse del nord-est, e vivevano in una zona nella quale, secondo l'Istat, vigeva il più alto indice di evasione fiscale. Allo stesso modo credo che se proprio si desidera andare a rompere i coglioni ad un paese perché ha intenzione di acquistare una bomba atomica, coerenza vorrebbe che si sia i primi a non possederla. Il nostro presidente del Consiglio si è precipitato in soccorso di georgedabliu: «Siamo con Bush ma, personalmente, farò di tutto per evitare la guerra». Immagino volesse apparire rassicurante. A me ha solo ricordato che non ho un rifugio antiatomico. E una barzelletta: "Nonno, perché è scoppiata la terza guerra mondiale?" "Non so, piccolo, è successo tanto tempo fa. Ricordo che tutto andava bene. Poi, un giorno, alle Nazioni Unite, Silvio Berlusconi si è alzato in piedi e ha raccontato quella della pompinara islamica".
Il 19 marzo scorso la Camera dei Comuni di Londra ha votato una proposta di legge che vieta la pratica venatoria della caccia alla volpe. Ieri mattina Londra si è svegliata al suono dei corni che aprivano la "Marcia per la libertà e il sostentamento", contro l'abrogazione del principale hobby degli aristocratici. I miei compagni, in seconda elementare, facevano largo uso dell'espressione "mangiare pane e volpe" a mo' di invito per i coetanei meno svegli. Per ventiquattro anni ho creduto si trattasse di una metafora. Oggi ho scoperto che gli inglesi mangiano veramente pane e volpe, tanto da essere turbati riguardo al proprio sostentamento nel caso in cui gli astuti mammiferi dovessero sparire dal desco. La preoccupazione dei sudditi di sua maestà è legata al mantenimento di un corretto equilibrio naturale. Nella catena alimentare, infatti, l'inglese medio si posiziona esattamente a metà tra la volpe e il plancton: ghiotto del primo, intimidito dalla superiorità intellettiva del secondo. L'annunciata partecipazione di Camilla Parker Bowles in sella al proprio cavallo è stata ignorata: i più hanno creduto di vedere due equini che si stavano ingroppando. Si è trattato della più grande manifestazione londinese degli ultimi vent'anni: i 408.000 partecipanti sono stati numerati in modo inconfutabile. Gli organizzatori, che avevano definito "avveniristico" il sistema di conteggio automatico, sono stati smascherati da un gruppo di medici che hanno testimoniato di avere in dotazione da anni un aggeggio simile. Si tratterebbe di uno scanner l'acquisizione di radiografie dello scroto nei casi in cui è necessario verificare la presenza del canonico numero di coglioni.
Lo dico con il massimo rispetto di chi vi ha creduto, e sulla base di considerazioni economiche, non politiche: probabilmente è venuto il momento di ammettere che il capitalismo (non quello moderno, il capitalismo in generale) è arrivato alla frutta. Anzi, più in là: alla tazzina di espresso. In 45 paesi, infatti, 25 milioni di contadini e rispettive famiglie stanno assistendo impotenti al crollo del prezzo del caffè, causato da un'offerta dell'8% superiore alla domanda. E la domanda, in questo caso, viene dai quattro giganti che si spartiscono il mercato: Sara Lee, Procter & Gamble, Kraft e Nestlé. È solo un esempio. Avrei potuto citare i palloni di cuoio cuciti a mano dai bambini, le sorprese delle merendine dipinte a mano nel terzo mondo, l'industria delle armi e le mine a forma di giocattolo, argomentazioni considerate troppo di sinistra per toccare alcuni cuori. Esistono coscienze che si smuovono soltanto quando ad essere minacciato è il proprio portafogli. E va bene, per carità, sono stili di vita. Se dico che il capitalismo è morto, è perché sta iniziando a trascurare anche gli interessi di chi i soldi li ha. E li investe in quel tavolo verde mangia-fiches che è diventata la borsa, lasciandosi rapinare dalle bolle speculative, dalle indiscrezioni fasulle, dalle inchieste sui falsi bilanci, dalle impulsive manovre dei topi della new economy che abbandonano la nave che imbarca acqua. O li deposita in banche che hanno uffici dedicati alle speculazioni su quelle stesse monete. Oppure tenta di assicurarsi la salute per il futuro comprando fondi che, poi, supportano gli OGM. E nel frattempo quel cazzo di pomodoro, che hai finanziato e stai mangiando, ti sta ammazzando.
Cè e Bricolo, per quanto possa sembrare strano, non sono due personaggi di una favola. Il primo si chiama Alessandro, ed è capogruppo del Carroccio a Montecitorio, il secondo Federico, e di mestriere fa il vice di Cè. I due hanno presentato una proposta di legge che prevede l'affissione del crocefisso in tutte le scuole, università, uffici pubblici, carceri, ospedali, uffici giudiziari e stazioni. La motivazione ufficiale è che «i pericolosi e insolenti islamici non devono dimenticare che si trovano in un Paese cristiano. Il crocefisso rappresenta un simbolo identitario di civiltà». Capolavoro finale, la dichiarazione: «Basta tolleranza con gli intolleranti!». Che è come dire: «Basta con le parolacce, porca troia!». Era giusto un po' di tempo che i legaioli non mostravano inequivocabili segni di squilibrio. Abbiamo commesso l'errore di sperare fossero approdati all'ultimo stadio di evoluzione che è loro concesso: superare la fase del controllo dei propri bisogni, vissuta come un momento molto delicato sia dal punto di vista del leghista che da quello della famiglia. Il padano pensa: "i grandi si aspettano da me che sia capace di trattenere a comando, mentre io mi sento improvvisamente sporco e bagnato senza sapere cosa sia successo". La consapevolezza che urine e feci possono essere controllate, trattenendole se necessario e rilasciandole al momento opportuno, è cosa niente affatto banale, ed è comparabile allo shock dello svezzamento dalla polenta e osèi. Ho anche io una proposta di legge: per evitare di commettere un sacrilegio e perché il tizio sul crocefisso non se ne abbia a male nel vedersi paragonato ad un idiota, da oggi l'espressione "Dio Cè", scritta senza apostrofo, dovrebbe essere considerata a tutti gli effetti una bestemmia.
Maria De Filippi si è ufficialmente incazzata. La zarina della televisione italiana, nel corso di una conferenza stampa, ha dichiarato che «non esiste alcuna similitudine tra Saranno Famosi e Operazione Trionfo: il primo è una vera e propria scuola, il secondo, semplicemente, una trasmissione tv». Se la materia del contendere fosse ben più nobile ci si potrebbe forse avventurare in un'analisi approfondita delle caratteristiche dei rispettivi programmi, e trovare persino plausibile la conclusione della conduttrice. Ma non è questo il caso: possiamo tranquillamente accontentarci di un esame superficiale che ci consenta di poterli definire due spaventose cagate. A chi la accusava di aver plagiato un format straniero ha risposto seccamente che la notizia non corrisponde a verità. Ed è vero. Infatti ne ha copiati tre: Operación Triunfo dalla Spagna, Popstars dall'Australia e Star Academy dalla Francia, che hanno tutti preceduto di almeno un anno la messa in onda di Saranno Famosi. Permettetemi di specificare che non ho nulla di personale contro la De Filippi: sono precisazioni che è necessario fare quando stai prendendo per i fondelli qualcuno che potrebbe batterti a braccio di ferro. Da quando ha varcato la soglia di casa Costanzo persino la camicia con i baffi pubblicizzata dal marito sente minacciato il primato di mascolinità in famiglia. Quanto alle accuse secondo cui Saranno Famosi crei illusioni, Maria De Filippi ha ribattuto che «nessuno dei ragazzi deve bussare ad una porta per lavorare: quattro faranno parte del corpo di ballo di Buona domenica e gli altri parteciperanno ad un musical sponsorizzato dalla Barilla». Non vi vergognate di aver pensato che in famiglia avessero le mani in pasta?
Tutte le multinazionali che si rispettino hanno a libro paga almeno un mangiapane a tradimento, altrimenti definito “guru aziendale”. Sguinzagliarlo per convegni è il modo che le aziende hanno per fingere di coltivare una strategia e, soprattutto, nobili ideali che non siano esclusivamente riconducibili alle voci “costi” e “ricavi”. Le selezioni sono atroci: si va dall’inumano “unisci i punti da uno a trenta” al brutale e micidiale “colora gli spazi segnati dai puntini”. L’esame finale comporta la costruzione di un veliero con i Lego, operazione che il guru deve sapientemente portare a termine senza mangiarsi parte dei mattoncini. Per coloro tra voi che decidessero di intraprendere l’esaltante carriera da visionario della finanza futura, ecco qualche consiglio: 1) la faccia da pirla non è fondamentale, ma aiuta; 2) ripetete con faccia ispirata e sguardo assente tutte le bestialità che avete sentito nel corso della vostra carriera lavorativa, meglio se ricalcate dalle stesse intuizioni grazie alle quali, per anni, i manager che state evangelizzando sono stati sottoposti a soprusi, mobbing e lazzi da caserma; 3) immaginate l’essere più assurdo, poco raccomandabile e peggio abbigliato che un giorno possa bussare alla vostra porta per portare vostra figlia quindicenne in discoteca, e vestitevi come lui. Se avrete seguito le indicazioni sarete pronti, anche se dall’esterno sembrerete vestiti come Jovanotti ai tempi in cui cantava “1,2,3 casino”, ovvi al punto da far sembrare Alberoni originale, un filo meno virili di Maria De Filippi e capaci di capire il mercato come Virgilio De Giovanni. Sono scotti che dovrete sopportare, soprattutto quando a casa si chiederanno se non potevate drogarvi come tutti gli altri.
Dal momento che è la seconda volta che lo cito non vorrei pensaste che ne sono un assiduo lettore. È che oggi Famiglia Cristiana era in regalo sull'Eurostar. Mi sembra di ricordare che l'ultima campagna pubblicitaria del secondo più venduto settimanale italiano (il primo è TV Sorrisi e Canzoni: sono crimini di cui, come popolo, prima o poi un qualsiasi dio ci chiederà conto) giocava d'azzardo sostenendo che il periodico edito dai Paolini abbandonava la distinzione di credo per rivolgersi ad un pubblico più vasto. Apro a pagina sei, "Colloqui col padre", rubrica della posta. La lettera della settimana, intitolata "Voglio bene a un vigliacco", è di una donna in crisi, delusa ma ancora innamorata del marito che la ignora: "Un po' alla volta mio marito si è allontanato da me. O, forse, non mi è stato mai vicino. Io non ho preteso nulla di più di quello che una moglie possa chiedere al proprio uomo. Lui continuava a dire che doveva 'vivere' la propria vita, divertirsi, e che io ero troppo immatura. E che dovevo crescere. Sono stata umiliata e accusata di essere ammalata solo perché volevo avere una normale vita coniugale. Non ho mai insistito troppo nemmeno per avere dei figli, anche se li desidero tanto. Non mi stava quasi mai ad ascoltare quando gli parlavo dei nostri problemi e delle mie paure: preferiva spendere il suo tempo per aiutare 'colleghi bisognosi'. Sono cristiana e seguo gli insegnamenti della Chiesa. Per questo mi è difficile giungere all'unica soluzione possibile. Mi scusi, padre, sono forse una cattiva cristiana se penso che è ingiusto soffrire così tanto?". La risposta di Padre Letizia è, ovviamente, sì. Stai facendo un pensierino sul divorzio, quindi sei una cattiva cristiana. Mutismo, rassegnazione e sguardo basso, donna: ci sono le mutande da lavare. La curiosità mi ha fregato: non ho potuto fare a meno di proseguire nella lettura della sentenza del ministro del cul(t)o assegnato alla corrispondenza di Famiglia Cristiana. Mi sarei vergognato meno se avessi avuto in mano una copia di Libero con tanto di ricevuta per la sottoscrizione in favore del carabiniere Placanica. Sintetizzo: "Lei ama ciò che disprezza. Le parole dure che lei usa contro suo marito non esprimono quello che pensa di lui, ma denunciano la sua amarezza perché lui non è come lei lo desidera. Lei ritiene di non chiedere nulla di eccezionale. Bisogna pensare che suo marito si è servito di lei finché faceva la 'crocerossina' e poi se n'è liberato quando non ne aveva più bisogno? O piuttosto che nella sua persona ci sono aspetti che giocano male nel rapporto con lui? Lei dice che suo marito sa consolare altri e non ha tempo per lei. Non lo ha forse stancato con le sue paure, le sue malattie, le sue assillanti richieste di ascolto e di aiuto? Dio le chiede una cosa semplice: quella di comportarsi da cristiana. Che significa tentare in tutti i modi di ricostruire il rapporto con suo marito. Come? Innanzitutto, cominciando ad esaminare e scoprire cosa c'è in lei che rende difficile al suo coniuge vivere con lei. Se io so diventare come l'altro mi desidera, allora l'altro scopre che è facile e bello vivere con me". Terminata la lettura, in quel preciso momento sospeso tra Bologna e Modena, ho avuto la certezza che nessun bipede al mondo meritasse di più un liberatorio, deciso e ponderoso vaffanculo. Io non sono credente, ma in momenti come quello sento pressante la necessità di un dio capace di aggregarsi allo stesso vaffanculo, di carbonizzare con una saetta un tale parafulmine dei pirla. Ma dio non c'è. O, se c'è, ha il buon gusto di non rivolgersi a gente così. È probabilmente per questo motivo che a Padre Letizia (che si firma D.A., acronimo che presumo stia per Deficiente Anacronistico) pare normale e concepibile che la persona a cui hai consacrato la vita non si degni di parlarti.
Che ci crediate o no, Last Action Hero è un gran film. Quando uscì nelle sale, dopo un battage pubblicitario che vide sperperati parecchi milioni di dollari, pubblico e critica lo snobbarono all'unisono, per una volta concordi. E al botteghino fu un disastro al punto da causare il fallimento della propria casa di produzione. Invece meriterebbe un posto nella top 10 delle pellicole dell'ultimo decennio, non fosse altro che per l'originalità, l'umorismo spesso amaro, la capacità di ironizzare sulla modestia di un prototipo attraverso l'autoparodia. Una delle trovate vede la "all stars" dei cattivi del cinema fuggire dallo schermo e dal giustiziere Jack Slater, l'eroe del film, per rifugiarsi nella vita reale. Mentre per il protagonista la migrazione dalla celluloide alla cruda realtà si rivela scioccante (scoprendo a proprie spese che, fuori dal set, rompere con un pugno il finestrino di una macchina fa male), la combriccola di psicopatici e serial killer trova il nostro mondo molto più stuzzicante di quello di provenienza: nel pieno centro di New York si può uccidere un uomo gridando "Hey! Ho appena commesso un omicidio! Deliberatamente!", senza che nessuno intervenga. Penso a Last Action Hero ormai ogni mattina, sfogliando il quotidiano .com, che mi aiuta ad accorgermi di quanto le logiche che governano il mondo virtuale si stiano discostando da quelle del mondo reale. Ciò che non sarebbe concepibile in un universo più o meno disciplinato come il nostro, ma che invece è possibile su Internet, è che una cricca di impuniti riesca a fare tesoro della propria dabbenaggine. Leggo di Paolo Dal Pino, responsabile di un buco di 300 miliardi di vecchie lire nella gestione di KataWeb, dichiarare che gli esuberi su Internet, di cui è stato una delle principali cause, sarebbero finiti. La conduzione aziendale di Dal Pino fu talmente decisiva e dinamica che se ne decise l'ammortamento come "bene immobile". Tanto perché comprendiate di chi stiamo parlando, è necessario illustrare la brillante idea che, da attuale amministratore delegato del gruppo Seat, il nostro ha partorito per il rilancio delle Pagine Gialle: stamparle su pagine bianche. In questo modo gli inserzionisti più importanti potranno incrementare la propria visibilità apparendo all'interno di un riquadro caratterizzato da uno sfondo del colore della cellulosa. Tutto il resto della pagina sarà successivamente tinto di giallo. E leggo di Virgilio De Giovanni, il re delle catene di Sant'Antonio e del multilevel marketing che, dopo essere riuscito a quotare in borsa una scatola vuota e a riempirla dei quattrini di incauti piccoli risparmiatori, da mesi è impegnato a valutare le offerte di grossi gruppi che si candidano per riciclare il bottino e buttare via la scatola. De Giovanni, guru di quel manipolo di beoti lettori di Millionnaire, bramosi di miliardi facili, che su suo consiglio sono partiti per aprire una gelateria a Cuba, guadagnò la notorietà grazie a servizi di costume che lo ritraevano come un imprenditore emergente con le capacità manageriali di un Berlusconi e la freschezza adolescenziale di Ambra. Che poi abbia rivelato di possedere la freschezza adolescenziale di Berlusconi e le capacità manageriali di Ambra poco importa. Ci erano andati vicino. Chi paragona questi profeti della finanza creativa a scippatori, in fondo, sbaglia. Non hanno mai fottuto una sola borsa. Sia chiaro: a meno che non si stia parlando del MibTel.
Silvio Berlusconi è stato in silenzio stampa per tutta l'estate. Quando ha avuto qualcosa da dire lo ha fatto per interposta persona, utilizzando Emilio Fede come un muppet, infilandogli una mano da sotto e muovendola per farlo parlare. Il direttore del Tg4, tra i pochi intimi cui è stato concesso di trascorrere qualche giorno in compagnia del capo del governo a bordo della barca in rada a Porto Rotondo, ha dichiarato: «In questa fase il premier non vuole fare dichiarazioni perchè non vuole entrare in polemica con una sinistra che, priva di idee e di proposte, che non sa fare il suo lavoro, cerca solo di denigrare il governo e il suo operato in maniera disfattista, catastrofista, con l'unico obiettivo di spaventare il Paese, e gettarlo nell'angoscia, nel panico». Che l'attuale sinistra sia in grado di trascinare questa nazione nel terrore potrebbe, in fin dei conti, essere anche una gradevole novità. Avremmo, per lo meno, qualche indizio sul fatto che, realmente, esista. Al momento, infatti, le voci al riguardo hanno la stessa consistenza delle congetture a proposito dell'Area 51. La sussistenza della sinistra è ormai materia per sognatori: quelli che ancora credono a Fassino o al potere dirompente delle idee della Margherita sono gli stessi che si travestono da Klingon alle convention di Star Trek. O che credono ai cerchi nel grano. Il Presidente del Consiglio e i suoi mozzi sono convinti di sentire il tic tac della sveglia nella pancia del coccodrillo. E poco conta, per noi, che credano ad una favola: l'importante è che ne abbiano paura, ne siano – parole loro – angosciati, terrorizzati. Fossi in D'Alema, approfitterei dell'occasione per raccogliere l'invito di Moretti a dire, finalmente, qualcosa di sinistra. Ad esempio: BÙ!
Ho la netta impressione che per il mondo dei pubblicitari quello femminile sia un universo parallelo, in parte inesplorato, ancora del tutto incomprensibile, nel quale addentrarsi è consigliabile soltanto se armati di un qualsiasi luogo comune. Il poco che se ne sa è dovuto all'audacia e alla temerarietà dei pochi arditi copywriter che organizzarono l'unica spedizione di cui si sia a conoscenza per l'esplorazione di questo mondo ignoto. Le conclusioni dell'avventurosa missione sono oggi riportate all'interno della "Guida alla comprensione della Femmina", pubblicazione che nessun creativo che si rispetti può permettersi di non saper ripetere a memoria. Dalla lettura se ne deduce che: a) i cinema del luogo proiettano esclusivamente cinque film, a ripetizione: Ghost, Pretty Woman, Dirty Dancing, Cuori ribelli e Le parole che non ti ho detto; b) le donne, una volta al mese, sono vittime di un fenomeno denominato "le loro cose" in seguito al quale sanguinano per quattro giorni, ma poi non muoiono; c) tale evento, genericamente definito anche "quei giorni", condiziona in modo dominante l'esistenza della femmina e il mondo che abita; influisce negativamente sull'umore del soggetto e sull'ambiente circostante e può essere considerato causa di mutazioni genetiche nella fauna dimostrate dalla sopravvivenza di un'unica specie di fastidioso ma provvidenziale volatile: l'assorbente con le ali; d) la flora è composta unicamente da piante di Patchouli e Ylang ylang, elementi essenziali per la produzione di bagnoschiuma; e) il peso della politica è assolutamente marginale: l'unica organizzazione esistente sul pianeta è clandestina e composta da radicali liberi.
Se dovessi biasimare Microsoft per un qualsiasi motivo non avrei che l'imbarazzo della scelta: abuso di posizione dominante; pratiche contrarie alla concorrenza; monopolio e alterazione del mercato; pressioni indebite verso i produttori di PC; utilizzo del potere acquisito a danno dei consumatori e delle aziende concorrenti. Non sarei originale e non direi niente di nuovo. Io, invece, a Microsoft non perdonerò mai di avere creato Power Point. L'uso indiscriminato del programma della software house di Redmond ha infatti contribuito a creare una generazione di manager convinti che lavorare consista, soprattutto, nel creare una gradevole e incisiva presentazione. Il che equivale a sostenere che per produrre un'automobile è sufficiente dichiarare che deve fare brum brum. Del come lo deve fare e perché lo faccia se ne occuperà qualcun altro. Il declino di internet è sicuramente dovuto allo scarso interesse per il pareggio di bilancio dimostrato dalle aziende, ma io sono sicuro che c'è di più. Pare che dirigenti di aziende che avrebbero dovuto quotarsi in borsa nel 2000 siano a tutt'oggi impegnati nella visione della presentazione relativa all'IPO. Le famiglie, a casa, ostentano ottimismo: notizie non ufficiali le hanno rassicurate del fatto che i propri cari siano già riusciti ad esaminare tre quarti delle slides. A me non piace Power Point e non piace chi per lavoro si limita a confezionare esclusivamente presentazioni in Power Point. Mi piacciono le idee geniali ma semplici al punto da non dover essere spiegate. E non mi piace la "New Economy" gestita da chi pensa esclusivamente all'uovo oggi. Preferisco la "Gnu Economy" di chi tenta di capire come funziona la gallina.
Chi sono, da dove vengo, dove vado? Se è vero che un battito d'ali di una farfalla in Giappone genererà un uragano in Europa, cambia qualcosa se una mattina non mi alzo, non faccio colazione, non vado a lavorare? Sono anche io, come il George Bailey de "La vita è meravigliosa", indispensabile alla comunità, necessario per la felicità e per il normale compimento delle vite delle persone che conosco? Sono pensieri che capitano. Se vi sentite inutili esiste una terapia di sicura efficacia: pensate ad Enzo Cheli, Garante delle Comunicazioni. In pochi secondi la vostra presenza su questo pianeta, al confronto, non vi sarà mai sembrata più provvidenziale. Poche settimane fa l'Authority ha deliberato una multa nei confronti di Telecom Italia per "comportamenti abusivi" nell'offerta di Teleconomy, la tariffa lanciata nel luglio 2000 per la telefonia fissa. Centinaia di utenti si sono infatti visti affibbiare il servizio per il solo fatto di essersi recati a sottoscrivere un abbonamento GSM (per il quale è necessario fornire i propri dati anagrafici) in un negozio affiliato Tim. Va specificato, per correttezza, che le violazioni risalgono alla vecchia gestione, quando Telecom era targata Brescia ed aveva al volante Roberto Colaninno. L'entità della sanzione è stata fissata in 200 mila euro, corrispondenti a circa lo 0,6% della buonuscita accordata all'ex presidente e amministratore delegato, oppure a tre minuti di fatturato della compagnia. Telecom non ha commentato la decisione di Cheli: in quel momento tutta l'attenzione del marketing era concentrata su un evento considerato ben più destabilizzante per l'azienda: uno starnuto del parrucchiere di Afef.
"Ai miei tempi" fa parte di quella rosa di frasi che mi ero ripromesso di non pronunciare mai, assieme ad espressioni del tipo "lei non sa chi sono io", "i giovani d'oggi" o "la musica moderna". Ieri ho palesemente, con mio grande e tardivo stupore, violato la regola. Dal momento che ripensare ai miei tempi (che poi sarebbero gli anni della preadolescenza, a cavallo tra i '70 e gli '80) mi capita sempre più di frequente, urge una terapia d'urto che mi consenta, da oggi in poi, di evitare di tracimare in sospiri sul passato. Mettetevi comodi perché ho una lunga lista: ci caviamo insieme questo dente una volta per tutte e poi morta lì. Ebbene, lo ammetto, mi mancano: i tabelloni dei gelati Eldorado appesi fuori dai bar; il ghiacciolo Dalek, viola e dal ripieno rosso; la chewing gum alla fine del cono del disgustoso gelato Gommolo; le mani impiastricciate del bastoncino di liquirizia dello Steccolecco; il Magic Cola e il Piedone; il Pirata della Sammontana; il Pepito e il Nembogel della Toseroni; le monete di Asterix in regalo nel tappo dell'Ergo Spalma; le Zigulì di resto di farmacia; le Charms; la trottola che riportava l'1-X-2 per compilare a caso la schedina in regalo nelle patatine San Carlo; l'odore della colla U-Hu; il Vinavil spalmato sulle mani, fatto seccare per poi rimuoverlo; il pennello della Coccoina per attaccare sul quaderno le immagini ritagliate dai fascicoli de Le mie ricerche; l'immancabile e scandalosamente inutile enciclopedia I Quindici; Johnny Bassotto, La tartaruga e la macchina Isotta, sigle dello spazio dei bambini di Domenica In...; i fumetti in tv di SuperGulp!; Orzowei e Mork & Mindy; i Muppets e i Banana Splits; la mucca Carolina gonfiabile da vincere con i punti della Invernizzi; il Pongo e il Das; la Micronite; la Robapazza che strumpallazza; le palline Clik Clack spaccapollici; l'Ufo Solar, il sacchetto nero della spazzatura, pomposamente definito "dirigibile ad energia solare", che sulle spiagge si squarciava inevitabilmente al primo utilizzo; la palla ovale di plastica arancione che scorreva sulle corde del Going; le spade conficcate nella botte di plastica da cui saltava a caso il Pirata; le teste mozzate dei calciatori e le perpetue pieghe sul panno verde del Subbuteo; le autopiste della Polistil; i modellini delle macchinine MatchBox; i Trasferelli; la carta da gioco fissata ai raggi della bici con la molletta; gli avveniristici ammortizzatori della Saltafoss; le mie scarpe da ginnastica Mecap blu e gialle; gli arrapanti (allora) shorts di Daniela Goggi nella pubblicità della Big Babol; la minaccia della cecità permanente associata alle pagine degli Albo Bliz; le compilation BimboMix della Baby Records; gli estintori Meteor reclamizzati nell'intervallo delle partite a San Siro; gli occhiali a raggi X e le scimmie di mare pubblicizzate sulle pagine de Il Monello e L'Intrepido dalla ditta Same Govj; il tempo che c'è voluto per capire che le scimmie di mare altro non erano che Artemie Saline, crostacei da acquario; la barzelletta del Fantasma Formaggino; e poi dire, fare, fare, baciare, lettera, testamento. Ai miei tempi, sebbene ne fossi del tutto inconsapevole, governava la DC. Il fatto che oggi sia stata sostituita da Forza Italia fa meditare. Non stiamo solo invecchiando. Stiamo anche invecchiando da schifo.
Ai miei tempi, non molti anni fa, si trascorrevano infanzia e adolescenza all’oratorio per ammazzarsi di noia, seghe e spuma. Poi si cresceva: qualcuno riusciva a farsi la fidanzata, qualcun altro iniziava a farsi e basta. Oggi i giovani cattolici amano invece trascorrere parte delle proprie vacanze a Rimini per partecipare al Meeting di Comunione e Liberazione. Se solo fossero nati qualche anno prima probabilmente si sarebbero drogati anche loro. Ma non tutti sono fortunati come quelli che conoscevo io. Leggendo che, accalcati in una versione pastorale di Acquafàn, c’erano settemila pistola ad accogliere il Presidente del Consiglio al grido «Silvio, Silvio, dacci la luce» sono stato quasi tentato di giustificare i settantamila che a Cagliari, lo stesso giorno, hanno sgomitato per assistere a venti minuti venti di esibizione dei ragazzi di Saranno Famosi. Se si è capaci di accontentarsi di piccole cose, malgrado tutto, c’è ancora speranza. Intendiamoci: non tutti i giovani cattolici sono così. Non possiamo tralasciare di menzionare i tanti che, quotidianamente, impiegano il proprio tempo in attività ben più nobili: il volontariato, i boy scout, la lettura del Manuale delle Giovani Marmotte per imparare ad accendere quel cazzo di fuoco sfregando quei due cazzo di ramoscelli, la preghiera, il seminario, le molestie ai minori. Come chiosa al proprio intervento di un’ora e venti al Meeting di Rimini Silvio Berlusconi ha scelto di raccontare quella di quando George W. Bush l’ha chiamato per assicurargli che avvrebbero discusso insieme se e quando attaccare l’Iraq. Poi, rimboccando le coperte, ha dato il bacio della buonanotte a tutti e settemila.
Pur dichiarandosi pratico di miracoli, a Silvio Berlusconi non riuscirà il più spettacolare, che consiste nel diventare uno e trino: Presidente del Consiglio, Presidente della Repubblica e, infine, Papa. Ha già ricoperto il primo di detti ruoli per ben due volte, per il secondo si è pubblicamente candidato, ma per quanto riguarda il raggiungimento del terzo obiettivo non sembrano esserci speranze. Non tanto per una questione di vocazione, quanto a causa dell'indisponibilità di determinati accessori necessari per ricoprire il ruolo di pontefice: per recuperarli Berlusconi si è rivolto a Dell'Utri il quale, sprovvisto al momento di mitra, è riuscito a reperire solo qualche lupara. Silvio, prendendo in disparte il fedele Marcello, gli ha poi spiegato che intendeva procurarsi una mitra, non un mitra. Ma non se l'è presa più di tanto perché può capitare a chiunque di commettere un errore simile: lui stesso ha recentemente scoperto l'esistenza questa stramba regola grammaticale secondo la quale - non ha ancora capito come - un sostantivo può cambiare da maschile a femminile in relazione al significato. È successo durante il G8, quando ha notato Bush e Blair darsi di gomito additandolo come "il pistola". I veri grattacapi per Berlusconi arrivano invece dall'altro deputato siciliano, Gianfranco Micciché, coinvolto in un'inchiesta sullo spaccio di cocaina. Grave imbarazzo in Forza Italia per le circostanze grazie alle quali la vicenda è venuta casualmente alla luce. Nei giorni scorsi l'avvocato Taormina, difensore di Anna Maria Franzoni, aveva dichiarato: «Sto seguendo una pista». Col delitto di Cogne non c'entrava niente, ma alla fine della pista ha trovato Micciché.
Io non ho alcun tipo di pregiudizio verso Mediaset. Sono ben conscio del fatto che l'azienda sia di proprietà del nostro attuale Presidente del Consiglio, ma mi adopero affinché questo dato di fatto non influenzi il mio giudizio riguardo alla qualità della programmazione ed alle competenze dei professionisti che vi lavorano. Ritengo che Mediaset, tanto quanto la Rai, abbia contribuito (nel bene e, inevitabilmente, anche nel male) allo sviluppo culturale di questo paese. E così come credo che il consiglio di amministrazione della Rai abbia bisogno di una disinfestazione dalle pedine politiche a favore di onesti mestieranti che abbiano dimestichezza tanto di numeri quanto di televisione, allo stesso modo reputo necessario che nel valutare Mediaset nel suo insieme sia necessario discernerne il ruolo politico. Prendo atto con piacere (ma non senza una moderata preoccupazione) del fatto che, in alcuni casi, Mediaset si è fatta carico di assolvere il ruolo di servizio pubblico che sarebbe stato di competenza della tv di stato, e che, spesso, mentre in Rai la satira veniva imbavagliata, sulle reti del biscione voci dissenzienti o fuori dal coro hanno avuto senza problemi spazio e libertà di espressione. Per finire, e per evitare fraintendimenti, convengo che un'azienda è costituita da persone, a cui si farebbe un torto se ne giudicarle tenessimo conto dell'influenza del padrone in campo politico ed economico, a scapito delle rispettive idee ed identità. Fatte queste premesse, credo fermamente che la persona che ha deciso di programmare serie di casa agli Emmy Awards come X-Files, Ally McBeal e I Soprano d'estate, spesso a tarda ora, sia un'incommensurabile testa di cazzo.
Rita Atria, ragazza. A 12 anni le ammazzano il padre, "uomo d'onore", a 16 il fratello che lo voleva vendicare. Sangue chiama sangue, a Partanna. Faide, vecchi rancori, mafia - ma anche interessi eccellenti. Rita ha sentito parlare di questi interessi. Ha sentito dei nomi. Uno, dice, è quello dell'ex sindaco del paese, l'onorevole Culicchia. Ma a chi fare - una povera ragazza - questi nomi? Un giorno Rita incontra un uomo di cui, senza sapere perché, si fida. È uno "sbirro". Ma è un uomo buono. Si chiama Paolo Borsellino. Parlano a lungo. Passano i giorni e i mesi. Borsellino, nella vita feroce e disperata di Rita, è il primo che le parla sorridendole, come un papà. Forse non è vero che tutti sono o sbirri feroci o mafiosi. Rita si avviticchia a questo. La vita di Rita ricomincia allora. Ma arriva l'estate che ammazzano Borsellino: lo ammazzano - capiscono tutti - perché era solo. Rita non ce la fa ad andare avanti da sola. «Adesso quegli uomini non pagheranno mai». «Vince chi è più bravo a truffare la vita». Calligrafia da ragazza, frasi buttate su un foglio di scuola. Una settimana dopo, si uccide anche lei. Al suo funerale, al paese, non va nessuno: «fimmina lingua longa», «amica dei sbirri». Dieci anni. Dieci anni dopo, alle celebrazioni di Borsellino, tutti i vigliacchi di allora parlano con commosse parole. Parla l'ammazzagiudici Castelli, parla il viceberlusca Fini (ormai ripulito dagli sputi presi ai funerali di Borsellino), parla anche Culicchia, riciclato nel centrosinistra. Non parlano i compagni, dispersi - ma non rassegnati - ai quattro angoli del mondo. Li trovate venerdì prossimo a Partanna. Un fiore per Rita. E avanti.
È irritante saperlo ormai a cose fatte, ma avremmo potuto risparmiarci quarantamila anni di evoluzione. Se l'obiettivo doveva essere quello di trovare a Katia Noventa un mestiere, sarebbe andato benissimo anche uno dei primi. Invece ce la ritroviamo nelle vesti di giornalista sulle pagine di Chi e il Giornale, impegnata a realizzare interviste da Pulitzer a Fidel Castro, al Dalai Lama, a Yasser Arafat. Non male per una a cui, al massimo, la vita ha concesso lo sfizio di potersi fregiare dei titoli di ex di Paolo Berlusconi, ex di Michele Cocuzza, ex valletta del Karaoke, in ordine crescente di importanza. A chi, come Claudio Sabelli Fioretti, le ha contestato di aver posto a Fidel Castro domande "elogiative, adulatorie, scarsamente critiche", la matura starlette ha risposto «Ho fatto un'intervista soft. Non volevo entrare in polemica con lui». È vero: ha evitato un contraddittorio sulle questioni riguardanti i detenuti politici, la miseria, la mancanza di elezioni ma, perdinci, di Cuba ha potuto raccontarci di aver alloggiato nello stesso hotel scelto in passato da Schwarzenegger e Demi Moore; di essere stata inviata come madrina del sigaro Havano, e di aver potuto conoscere Fidel Castro proprio grazie ad un sigaro. Come una qualsiasi stagista di Clinton. A questo punto sono sicuro che il ritorno dei Savoia abbia un senso: l'assenza di una famiglia reale italiana induce ogni settimana giornali come Chi a cercare alternative, ragguagliandoci pedantemente sulle imprese delle fidanzate di casa Berlusconi. Questa settimana, dopo la Toffanin e la Noventa, tocca a Natalia Estrada: «Sono stata chiamata da un produttore di Hollywood». Ha detto proprio così: "chiamata", con la emme.
Torna in tv un residuato bellico risalente agli anni '80: Claudio Cecchetto. Condurrà uno show attraverso il quale saranno scelti i "giovani" che parteciperanno al Festival di Sanremo. Dopo Popstar, Saranno Famosi e Operazione Trionfo, si sentiva il bisogno di un'ennesima competizione a base di gorgheggi. L'ex deejay non si fa vivo a Sanremo dal 1981, anno in cui sulla cittadina della riviera si abbattè, funesto come una disgrazia, il "Gioca Jouer". Da allora Cecchetto ha lanciato iniziative che hanno sempre avuto il tempismo di un'eiaculazione precoce: è stato manager di Jovanotti nel periodo in cui era legittimo definirlo un pirla; ha lanciato Fiorello dieci anni prima che diventasse famoso; ha creato e gestito Radio Deejay fintanto che ha fatto schifo. Quando l'ha ceduta all'Espresso sbattendo la porta, Linus l'ha resa ciò che è oggi: strepitosa. Crea Radio Capital per non avere il Gruppo Espresso tra i piedi. E, poco dopo, la rivende. Sempre all'Espresso. Giura che cambierà Internet lanciando un programma che sceglierà i contenuti per conto dell'utente, senza che sia necessario navigare. Prende atto troppo tardi del fatto che la televisione esiste già, si impantana con Tiscali in "Energy bank". Un successone. Claudio Cecchetto torna al mondo delle radio e, in piena crisi di autoreferenzialismo lancia l'equivalente radiofonico di ciò che la Lista Pannella rappresenta per la politica: Radio Cecchetto. Nel palinsesto: Sandy Marton, Taffy, Tracy Spencer, Sabrina Salerno, i Via Verdi, i Toy Boys e i Tipinifini. Quanto basta per invocare l'istituzione di un Gruppo Wiesenthal dedito alla persecuzione dei reati commessi verso la musica.
Il Gruppo Espresso sta dismettendo alla chetichella (nella speranza che il fallimentare Kataweb piombi nell'oblio facendo meno rumore possibile) tutte le aziende acquistate nel momento di massimo fulgore della new economy, la campagna lanciata qualche anno fa per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla salvaguardia della specie del "consulente". Ha iniziato cacciando gli idealisti che quelle aziende le avevano create. Tra questi Antonio Tombolini, fondatore di Esperya, che si sta imbarcando nella nuova avventura di Vyta, coinvolgendo i propri ex (ma affezionati) clienti in un'impresa che abbia alla base una definizione dell'idea di "mercato" meno volgare e indubbiamente più dirompente di quella data a bere dai manuali di marketing. Torno a parlare di lui o, meglio, a farlo parlare: "Il fruttivendolo ambulante qui da me, a Loreto, viene tutti i venerdi, quando c'è il mercato. Da una vita. Non fa 'mailing' preventivo per 'stimolare' la domanda. Non 'targettizza' il suo mercato secondo criteri psico-socio-demografici. Non si rivolge a me dicendomi 'Gentile Cliente', o 'Cara Amica, caro Amico'. Naturalmente si guarda bene dal fare spot alla televisione, o dall'insozzare tutti i muri della città con manifesti. O dall'appiccicarli su appositi pannelli tirati su davanti ai più bei palazzi della mia città. E non mi manda sms a tradimento. Né tenta di 'fidelizzarmi'. Non mi vende uno 'stile di vita' con le sue cipolle. Non mi chiede 'Io sento, e tu?', né in inglese, né in italiano. Se le mele che ho comprato la settimana prima non erano buone come al solito (o anche soltanto se secondo me non erano buone come al solito) mi ridà i soldi, o altra frutta in cambio. E se però capisce che io sono uno stronzo che ci marcia, non mi dà ragione solo perché sono un cliente, ma mi manda affanculo che tutti sentano, dicendomi di non farmi vedere più. Il mio fruttivendolo non mi fa rispondere a sondaggi idioti. Non fa ricerche di mercato. La sua vita è una ricerca, di sul e col mercato. Non ha una 'mission'. Non gli interessa niente del posizionamento strategico. Mi vende cipolle da una vita, e non mi ha mai chiesto che mestiere faccio. Non mi ha mai chiesto quanti anni ho. Non mi ha mai chiesto il mio titolo di studio. Non mi ha mai chiesto se sono sposato. Non mi ha mai chiesto se ho figli. Non mi ha mai chiesto quanto cazzo guadagno. Non mi ha mai chiesto che macchina ho. Non mi ha mai chiesto se viaggio o non viaggio. Non mi ha mai chiesto il permesso per usare i miei dati ai sensi della legge sulla praivasi. A me il marketing non piace. A me piace di più il mercante appassionato di qualcosa che va a cercare, che compra, e che poi porta in piazza raccontando a tutti le meraviglie di ciò che ha trovato. Il marketing corrisponde alla struttura 'intrinsecamente invasiva' della società di massa: produzione di massa, comunicazione di massa, consumi di massa. E come ogni realtà invasiva, tendenzialmente violenta. Il linguaggio è sempre un buon rivelatore. A me non piace il linguaggio del marketing. Mi piace invece il linguaggio diretto e autentico, che va al cuore delle cose. Mi piace la parola 'venditore', mi piace la parola 'compratore', mi piace la parola 'commerciante', mi piace la parola 'bottega', mi piace la parola 'bottegaio', mi piace la parola 'bancarella', mi piace la parola 'mercato', mi piace la parola 'soldi', mi piace la parola 'sconto' quando sono compratore, non mi piace quando sono venditore. Mi piace la parola 'prezzo', mi piace la parola 'grazie!'. Il mio fruttivendolo ambulante non sa neanche cosa sia la concorrenza. Gli ambulanti che hanno la bancarella attaccata alla sua e vendono le sue stesse cose sono i suoi migliori amici. Che strano mercato, eh?".
Nell'irresponsabile 1999 del boom della new economy il manager più oculato che ho incontrato si accendeva il sigaro con un biglietto da cinquecentomila lire. E il sigaro costava di più. Ho assistito all'invasione e alla provvidenziale ma tardiva ritirata degli svedesi, dei consulenti dell'Andersen, degli esperti della McKinsey. Gente che si soffiava il naso con le stock options. Insomma: si faceva glu-glu coi miliardi come fossero Fanta. Oggi che, per risparmiare sulla cancelleria, nelle dot-com si riciclano i Post-It attaccandoli ai monitor sputando dalla parte senza colla, alcune di quelle scellerate spese vengono riportate alla luce come reperti archeologici scavando nei piani dei costi. E c'è chi si ritrova inspiegabilmente abbonato a due riviste del sindacato di Polizia, ad una dei Carabinieri, al calendario dei Vigili del Fuoco e al magazine patinato della Guardia di Finanza. Anche se la specie dei direttori marketing dell'era della new economy è stata dichiarata ufficialmente estinta, qualche fesso equivalente potrebbe ancora annidarsi nei pertugi del vostro ufficio amministrazione. Nel caso, avvisatelo: quando vi viene proposto per telefono l'abbonamento ad una rivista di un qualsiasi corpo, da sedicenti funzionari che vi invitano a farlo "per evitare spiacevoli incidenti in futuro", trattasi di truffa. Presso la Guardia di Finanza esiste un apposito ufficio che si occupa dei "falsi appartenenti" al Corpo. Ora, nel caso, siete stati avvertiti. Chi vi ha truffato giocando sulla vostra eventuale paura di un controllo della finanza aveva visto giusto. Ben vi sta se ora brucia: mai commettere l'errore di pensare di essere gli unici a conoscere il gioco della saponetta sotto la doccia.
Giuro: l'ultima volta e poi smetto. Non ce l'ho fatta: sono tornato sul forum de l'Espresso attraverso il quale la scrittrice "dark"Isabella Santacroce mantiene il contatto con i propri lettori. Ero pronto a tutto, deciso a studiare il fenomeno. O, almeno, a capirne la prosa. Equipaggiamento per la missione: a) traduttore universale palmare del tipo utilizzato dal capitano Jean-Luc Picard; b)Pesce Babele (specie ittica descritta da Douglas Adams, capace di interpretare qualsiasi idioma) inserito nell'orecchio; c)Olga Fernando, sottratta al Costanzo Show; d) analizzatore di onde sonore portatile in dotazione ai ricercatori del progetto SETI; e) tastierina Bontempi per suonare le cinque note di "Incontri ravvicinati del terzo tipo" nel caso in cui le su elencate forme di comunicazione si fossero dimostrate inefficaci. Volevo capire. Dovevo. C'era sicuramente un livello di lettura a cui non avevo accesso. Non potevo accontentarmi della sintetica e sommaria definizione utilizzata da Roberto Cotroneo per liquidare gli scritti della Santacroce: «Stronzate». E così ho iniziato a leggere: "Selvaggia notte che esplode. S'innalza nel cielo il suo gesto del cuore. Piccola starlet randagia tra i mostri. E continuare come prima. Così veloce e così immortale... La fiaba dell'ottagonale castello delle vite mostruose nel bosco... Immagina un dimezzato angelo che in volo s'arresta. Quell'ala sinistra recisa che liberazioni implode... Nella serra serrata dei fiori a volte entra qualcuno che sputa eppure siamo qui con dolcezza. Nient'altro. Rimani… Ho conosciuto la signora corrosa dagli arti recisi. Si muove sopra rotelle incollate alla carne. Suo marito la ribalta quasi fosse un carello per gli accoppiamenti. Rimani". Niente: facevo bene a fidarmi di Roberto Cotroneo.
Chi per primo ha affermato che ne uccide più la penna che la spada deve aver conosciuto Geminello Alvi, il curatore della rubrica "Diario d'autore" in prima pagina sull'edizione milanese del Corriere della Sera del martedì. A proposito di Alvi, leggo, su un vecchio numero de l'Espresso, una recensione di Marco Belpoliti: "Scrive in un moderato cantabile, un canticchiato ilare e leggero, con qualche piccolo refrain all'inizio di frase: Ma, Per, Un. Usa imperfetti, gerundi e passati remoti come se fossero tasti del pianoforte". Credo si tratti della prima recensione al mondo che supera in qualità l'opera. In ogni caso, concordo: Alvi utilizza le parole come tasti del pianoforte. Ora il problema è insegnargli a suonarlo. Riporto parte della sua rubrica, basata sull'immaginaria trascrizione di una lettera di Boris Petrovic, poeta post sovietico a Milano, indirizzata ai parenti nel Caucaso: "Caro Dimitri, siccome qui a Milano non ci sono più bambini, tutti porterebbero i vecchietti a fare giri sotto casa. E però non si trovano più le infermiere. Alvi allora mi ha dato uno zio che ha dei vuoti di memoria. Ma a spasso non ci voleva venire, e mi ha tirato una bastonata sul collo, perché si è abituato alle filippine, e non mi poteva toccare. In filobus però mi ha detto che è stato alpino sul Don dov'era anche mio padre cosacco. E allora io ed anche l'autista abbiamo pianto. Ma lui intanto era sceso dal tram e me lo ero perso. E quando sono andato in questura, lì mi hanno detto che si era fidanzato. O almeno così ho capito. Invece era sulla Paullese con una moldava, mentre passava il prete che la sera vuole redimere le prostitute. Lui ci ha litigato, e allora lo hanno esorcizzato". Geminello Alvi è un economista (peraltro rinomato) prestato alla scrittura. Il punto è: come restituirlo, anche senza avere indietro la cauzione?
Pietro Valpreda è morto. L'ex ballerino anarchico accusato e poi assolto per la strage di piazza Fontana fu arrestato il 16 dicembre del '69, quattro giorni dopo la bomba alla Banca dell'Agricoltura, assieme allo sbadato ferroviere Giuseppe Pinelli, caduto da una finestra della procura di Milano mentre veniva interrogato. Piazza Fontana contò 16 morti e 87 feriti. Sebbene il ruolo di capro espiatorio di Valpreda fosse chiaro fin dal 1971, la strage venne attribuita ai neofascisti di Ordine Nuovo solo nel 1990, grazie alle indagini riaperte dal giudice Guido Salvini. Il 1° luglio 2001 la Corte d'Assise di Milano condanna all'ergastolo Delfo Zorzi (autore materiale della strage, per sua stessa ammissione), Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni. Leggo, oggi, che nel corso di una commemorazione di Valpreda, gli esponenti di Alleanza Nazionale hanno abbandonato per protesta l'aula del consiglio comunale di Milano. Quelli di Forza Italia hanno scelto di non alzarsi. Il sindaco Gabriele Albertini ha fatto il suo ingresso solo al termine della cerimonia. Fatico per cercare un episodio di equivalente gravità nell'ambito di un'istituzione. E non lo trovo. Nessuno, che mi risulti, ha abbandonato l'aula del parlamento al momento della commemorazione di Marco Biagi, perché ucciso dalle Brigate Rosse. Se la suddetta manciata di coglioni ha le prove che Valpreda è colpevole, può consegnarle ad un magistrato. Altrimenti, fino a diversa sentenza avremo almeno due certezze: che piazza Fontana è una strage fascista. E che chi lo nega senza riscontri è un'incommensurabile, raccapricciante, intollerabile idiota.
I tempi sono maturi perché Marco Giacinto Pannella, se lo desidera, crepi senza che alcun magistrato debba ricoverarlo con la forza per prolungare il suo soggiorno in questa valle di lacrime e urine. Il caso del leader radicale dimostra in modo inconfutabile quanto possa risultare brutale e spietata la pratica dell'accanimento terapeutico. Nella scatola cranica di Marco Pannella, sulle cui pareti un tempo si infrangevano fragorose onde cerebrali, oggi domina la bassa marea, e i pochi neuroni scampati all'atrofizzazione sono tristi come il mare d'inverno. A quest'uomo, che in passato ha valorosamente combattuto coraggiose battaglie civili, non posso negare un bonus di pietà e compassione. È per questo motivo che auspico voglia sottrarsi al penoso teatrino che lo costringe a ricattare un'intera nazione abbracciando un qualsiasi avanzo di causa per giustificare uno sciopero della sete, e a presentarsi in pubblico indossando una giacca di due taglie in più, pur di apparire magro ed emaciato. Quello di Pannella, più che uno sciopero della sete, sembra essere un coito interruptus: smette sempre quando sta per arrivare il bello. Da quattro mesi, ormai, il funambolo radicale tiene in ostaggio noi e le istituzioni negando di aver ingurgitato liquidi, e ignorando che, scientificamente, dopo 15 giorni è inevitabile che sopravvenga la morte per disidratazione. Eppure non batterà il record del prigioniero austriaco sopravvissuto senza bere per ben 18 giorni: il suo entourage ha infatti dichiarato che, giorni fa, ha sorseggiato un'aranciata. «È vero - ha affermato Pannella - perché guadagnassi altri 4-5 giorni di vita e per tirarmi un po' su mi hanno dato una Fanta. Coca non ce n'era più».
Prima di salire sul volo Roma-Imperia che l'Alitalia aveva appena istituito in suo onore (si attende ora il Roma-Arbatax per facilitare gli spostamenti di Pisanu) il ministro Claudio Scajola ha reso noto il contenuto dell'ultima e-mail scritta da Michele Landi, il perito che aveva trovato la verità sull'omicidio Biagi ma non ha fatto in tempo a rivelarla perché rinvenuto impiccato sul divano di casa. La lettera era indirizzata allo stesso Scajola che, prima di consegnarla ai cronisti, ha confermato ciò che aveva dichiarato poche ore prima del ritrovamento del corpo di Landi e poi - dopo essersi scusato per le parole estrapolate dal contesto - anche poche ore dopo: fu davvero suicidio. Questo il testo: «Caro Claudio, ho finalmente decifrato le ultime cinque lettere di Biagi. Sono la "B", la "I", la "A", la "G", e la "I". Grazie a un hacker di Casalecchio ho anche decifrato il codice che Biagi usava. "Mi minacciano" sta per "Voglio più soldi", "Temo per la mia vita" significa "Allungatemi il contratto" e "Non voglio finire come D'Antona" va tradotto in "Sono conscio di essere un rompicoglioni che non conta niente, chiedete a Maroni". Le uniche frasi non cifrate sono "Cofferati mi minaccia" e "Cofferati mi criminalizza". Questo è quanto. Ora ti prego di intercedere, se è nelle tue facoltà, presso i due signori che mi attendono fuori dall'appartamento con un grosso cappio. Un caro saluto, Michele».
In esclusiva, il palinsesto della nuova RaiTre federalista proposta dal consigliere leghista Ettore Albertoni, che prevede una programmazione differenziata per regione: Nord - ore 7,00: RaiTre Mattina (show). Un risveglio a base di intrattenimento e notizie per iniziare in modo dinamico la giornata lavorativa. Sud - ore 13,00: RaiTre Mattina (show). Un risveglio a base di intrattenimento e notizie per iniziare in modo dinamico la giornata lavorativa. Nord - ore 15,30: La patente (teatro). Atto unico tratto da una novella di Luigi Pirandello (versione originale con sottotitoli). Sud - ore 15,30: La patente (documentario). Come averla e a chi rivolgersi senza dover sostenere gli esami. Nord - ore 17,00: Vivere (fiction). Le vicende di quattro nuclei familiari, raccontate sullo sfondo di una ricca città di provincia, Como. Sud - ore 17,00: Un posto al sole (fiction). Le vicende di ventisei nuclei familiari composti da napoletani che si accoppiano e si riproducono in condizioni di cattività. Nord - ore 20,30: Distretto di polizia (fiction). Storie umane e professionali di un gruppo di affascinanti agenti le cui avventure si intrecciano ai casi e alle indagini, in un clima di professionalità e affiatamento. Sud - ore 20,30: Carabinieri (fiction). Storie umane di un gruppo di carabinieri che tentano di trombarsi l'Arcuri. Nord - ore 22,30: Chi l'ha visto (news). Ritrova parenti e amici tenuti prigionieri in Aspromonte. Sud - ore 22,30: Un giorno in pretura (reality show). Ritrova parenti e amici che non vedi da tempo.
Il nuovo consigliere leghista alla RaiEttore Adalberto Albertoni, ci aveva avvertito: «Porterò alla tv di stato la voce della gente del nord». E così è successo. Su RaiTre, una mattina, l'annunciatrice ha interrotto un film di Totò scandendo queste esatte parole: «Ed ora, per le sole regioni celtiche, trasmettiamo da Courmayeur il festival Celtica 2002». Le "regioni celtiche" che si sono perse il secondo tempo di "Risate all'italiana" sarebbero, per la cronaca: Valle d'Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Ricordo che, al momento dell'insediamento, il professor Albertoni espose tronfio il proprio concetto di "tv federalista": trasmettere lo sci in Val d'Aosta e le regate di Luna Rossa in Sicilia. Il consigliere, da buon leghista, ragiona basandosi sul sistema binario, l'unico che abbia dato qualche risultato nella battaglia contro l'atrofizzazione delle cellule cerebrali degli eredi di Alberto da Giussano. Quindi: valdostani = neve; siciliani = mare. E non ci sono cazzi: i friulani potranno assistere a Linea Blu in modica quantità e solo per uso personale; i napoletani, invece, dovranno rassegnarsi ad acquistare sottobanco le videocassette pirata delle olimpiadi invernali. Il nuovo corso di RaiTre era stato del resto anticipato qualche tempo fa da Davide Camparini, il responsabile delle comunicazioni del Carroccio: il servizio pubblico realizzerà una fiction sulla battaglia di Legnano, la rivolta dei Comuni contro il Barbarossa. Io, purtroppo, dovrò videoregistrarla. Alla stessa ora su un altro canale verrà trasmesso un evento di maggiore spessore che non posso perdere: un monoscopio, seguito dall'effetto neve sullo schermo.
L'atmosfera del pianeta Terra è composta da un 78% di azoto, un 21% di ossigeno e uno 0,9% di argo. L'influenza di un 1% in meno o in più di uno di questi elementi spedirebbe tutti noi direttamente al creatore. Con una sola eccezione: i discografici, a cui una spontanea mutazione genetica ha permesso di poter sopravvivere ad una situazione che perdura da anni, e li vede attaccati alla canna del gas. La minaccia alla razza, questa volta, verrebbe dal "peer to peer", il sistema che mette in contatto gli utenti di Internet permettendogli di scambiare brani musicali come figurine del calciatori, senza dover ricorrere ad un server centrale, un Napster che possa essere costretto a portare i libri in tribunale. L'associazione americana di categoria, la RIIA, è una di quelle poche organizzazioni a cui persino i corleonesi farebbero il baciamano. Ed ha avuto un'idea grandiosa: proporre una legge che le permetta di violare il computer degli utenti o di bloccarne l'attività senza dover temere conseguenze legali, prevenendo un reato compiendolo per prima. Il che equivale - fatte le dovute proporzioni - a bombardare un pedofilo di immagini di bambini perché si ammazzi di seghe. Sulla vendita di un CD le case discografiche e vari altri ceffi di pari dirittura morale lucrano su un prodotto che ha un costo di produzione irrisorio. Il "peer to peer", invece, ha due meriti: permette di fare un 5% di cresta sul fatturato dei Sopranos della discografia, e viene utilizzato da applicazioni che permettono, ad esempio, lo studio per la ricerca sui tumori. Dolente, ma preferisco concedere l'uso del mio PC ad uno scienziato, piuttosto vederlo violato da uno che ha intenzione di difendere Gatto Panceri.
Rassegniamoci ad essere perseguitati dall'estro dei peggiori pubblicitari in circolazione. Mentre all'estero regna l'ironia, da noi il grano è macinato in piccoli e rustici mulini bianchi; i maggiordomi riescono a trombarsi le contesse; le mestruazioni si chiamano "quei giorni"; pulcinella mangia (con calma, essendo napoletano) la mozzarella; le vicine di casa la danno al primo che incontrano; le mogli la svendono per un bicchiere di the freddo e i bambini chiedono di propria spontanea volontà più latte e meno cacao. Mai, che so, una mamma separata, un bimbo oggettivamente brutto, un papà non rasato di fresco, una figlia zoccola che torni a casa alle tre di notte accompagnata da un camionista armeno ateo, una macchina con l'adesivo "baby a bordo", un caffè che faccia schifo, una cubana che sia un cesso. Sotto la lente dei pubblicitari diamo l'immagine di cavie da laboratorio che vanno guidate attraverso il labirinto perché trovino la strada del supermercato. E dobbiamo sembrare stupidi al punto da far sembrare naturale che ci si conceda la licenza di pronunciare "Carefree" e "Colgate" così come si scrivono invece che in inglese. Come le insalatissime RioMare, che (cito testualmente) "propongono una nuovissima vaschetta con la rivoluzionaria apertura a strappo ISY-PIL®". Già, proprio "Isy-Pil" in vece dell'ostico "Easy peel". Io conduco una vita di merda: non me la danno in cambio di una bevanda ghiacciata, sono un filo soprappeso perché preferisco più cacao e meno latte e, forse, un giorno mia figlia si presenterà a casa alle tre. Se non l'ammazzerò di botte sarà solo perché avrà scelto di farsi accompagnare dal camionista armeno invece che da un creativo di un'agenzia di pubblicità.
Il ministro Claudio Scajola, chiedendo scusa alla famiglia di Marco Biagi, ha affermato che la frase «quel Biagi era un rompicoglioni che aveva una paura matta di perdere il contratto di consulenza» è stata «estrapolata dal contesto». In giurisprudenza questo si chiama "precedente". E in questo caso ridisegna i confini entro i quali si muove il giornalismo di denuncia. È vero, ammetto, di aver sempre pensato che Giulio Andreotti fosse colluso con la mafia, ma rifiuto categoricamente la sommaria interpretazione che potreste dare di quest'opinione, che non terrebbe conto dell'incredibile stima e del rispetto che porto per la figura del senatore appena prima e appena dopo essere giunto a tale conclusione. È altresì vero che ho dichiarato che Silvio Berlusconi, oltre ad aver utilizzato qualsiasi espediente per evadere il fisco e nascondere la provenienza dei fondi transitati all'interno delle sue 34 holding, non può aver ospitato nella propria villa un boss mafioso senza avere rapporti con Cosa Nostra. Ma l'ho fatto in una sola delle settecento pagine del saggio sulla figura del Presidente del Consiglio a cui sto lavorando, dalla quale simili conclusioni sono state approssimativamente e arbitrariamente desunte. E risponde a verità la mia convinzione che Umberto Bossi sia un coglione. Ma è anche vero che se devo dire che è un coglione, specifico che è quello di destra. Nessuno la riporta, ma so che tiene alla distinzione. E d'altronde non è la stessa cosa. Io, poi, a Scajola gli credo. E non tanto perché ha chiesto scusa. Mi ha convinto quando, riguardo alle dichiarazioni su Biagi, ha chiamato a raccolta i giornalisti per specificare: «Ragazzi, anche voi, porca miseria! Io parlavo di Enzo».
Vita da zingaro. Sarà il sonno oppure il caldo, ma il cervello è messo a dura prova. Adesso sto nell'isola di Cipro, ma mica per vacanza. Ho passato sì la giornata in mare ma con il ministro Scajola e dunque mai a distrarsi. Ormai siamo abituati. Era già capitato nel volo di ritorno dalla Spagna. Tutto tranquillo, poi sopra Genova la battuta: «Al G8 avevo ordinato di sparare». Successivi distinguo («solo nel caso avessero occupato la zona rossa») ma intanto la frase era quella. Più o meno a Limassol succede lo stesso. Stiamo parlando delle lettere-denuncia del professor Biagi. Prima Scajola si chiede: «perché sono uscite proprio adesso?», interrogativo fin qui politicamente corretto. Poi fra i denti sibila (eravamo in tre di giornalisti): «Ma sapete poi che vi dico? Altro che elemento centrale, quel Biagi era un rompicoglioni (testuale) che aveva una paura matta di perdere il contratto di consulenza. Chiedete a Maroni». Apriti cielo. La differenza fra i due "incidenti" a mio avviso c'è. Nel caso di Genova abbiamo avuto tutti la netta impressione che la frase sia stata detta volutamente (perché, non lo so), qui a Cipro invece è stato un peccato di carattere. Scajola, infatti, a conoscerlo bene, dietro l'apparente immagine tutta d'un pezzo, nasconde uno spiritaccio bollente. Pensare che stavamo con lui quando Berlusconi lo ha chiamato (due volte) al telefonino per raccomandargli presumibilmente cautela sulla vicenda (paradossale dopo la Bulgaria). Certo ha giocato anche stavolta l'idea che all'estero... l'Italia sia così lontana. Strano, comunque. Perché Scajola resta un rarissimo politico "professionista". Uno, per capirci, della prima repubblica.
Storicamente, la sinistra ha una certa predisposizione congenita al masochismo, a ghigliottinarsi le palle recitando contemporaneamente il ruolo della vittima e del boia. E siccome tutta la satira è di sinistra e la maggior parte dei comici pure, i manovali dell'umorismo italiani, pur schierati e pur riconoscendo un nemico comune, si odiano. Tutti. E non perdono occasione per sputtanarsi a vicenda, evitarsi, non sopportarsi, utilizzare qualsiasi mezzo per dirsele e mandarle a dire. L'imbarazzo è grande, amplificato dal fatto che i duellanti hanno spesso sostenitori in comune, dilaniati dalla straziante scelta di doversi schierare. Beppe Grillo, attaccando Roberto Benigni, dice - com'è normale - cose giuste e cose sbagliate: che il comico toscano sarebbe «un pover'uomo, un loffio, un morto, un venduto, un socio di Berlusconi» (falso) e che «la Rai sta cacciando Enzo Biagi anche a causa di una sua intervista trasmessa in campagna elettorale, ma Benigni non dice niente, non prende le sue difese, e accetta nuovi contratti con la tv di stato» (vero). "La vita è bella", per inciso, Grillo o non Grillo, resta un gran film. L'aspetto veramente ironico della comicità di sinistra è trovarsi divisa in più correnti di quante non ne avesse la vecchia DC: Benigni dichiara la propria ammirazione per Le Iene, i cui autori hanno buoni rapporti con la Gialappa's Band, che però mal tollera lo staff di Striscia la Notizia e Antonio Ricci, il quale non perde occasione per bacchettare Aldo Grasso che, dal canto suo, apprezza la Gialappa's, ma stronca qualsiasi show ideato o condotto da Serena Dandini, che bruciò il bastone, che picchiò il cane, che morse il gatto, che si mangiò il topo, che al mercato mio padre comprò.
C'è stato un nuovo G8, e non ce ne siamo accorti: senza polizia non è la stessa cosa. E non è finita qui: la Russia, per la prima volta, vi ha partecipato a pieno titolo. Quindi: o è diventato un G9, o non ci hanno detto chi è stato eliminato. L'organizzazione canadese ha accolto in aeroporto i capi di stato facendo dono a ciascuno di un cappello da cow-boy. Jacques Chirac l'ha sdegnosamente rifiutato. Silvio Berlusconi ha invece accettato di buon grado il pensiero, indossandolo immediatamente e producendosi in un'imitazione del "J.R." del telefilm "Dallas", forte della somiglianza con Larry Hagman, l'attore che lo interpretava, e delle caratteristiche condivise con il personaggio: un cinico e spietato affarista senza scrupoli affamato di potere, pieno di sé e con un fratello scemo e invidioso a carico. Il presidente americano George W. Bush, riferendosi all'affaireWorldCom (il secondo operatore telefonico americano, denunciato per una frode da 4 miliardi di dollari) ha invitato gli uomini d'affari ad essere "trasparenti e onesti". L'ha fatto, con ben poca delicatezza, proprio in presenza di Berlusconi. Per il premier italiano ormai i G8 sono come lo Zelig: la maggiore aspirazione di un comico, l'ambiente ideale per dare il meglio di sé. E per provare le nuove battute. Ne cito solo una, per non incorrere in violazione del diritto d'autore: «Se fossi in Arafat farei un grande gesto: mi dimetterei». Come un pagliaccio triste dentro, quest'uomo, mentre si sforza di divertirci, si trova ad affrontare problemi angosciosi e più grandi di lui. Il più grave dei quali è alto un metro e trentadue centimetri e lo condanna ad avere idee geniali solo quando parla di terzi.
Per quanto mi sforzi, non riesco a fare in modo che il mio cervello smetta di ragionare per compartimenti stagni, distinguendo sommariamente tra buoni e cattivi, bene e male, giusto e sbagliato. E dire che le ho provate tutte, tranne l'agopuntura. Ho fatto appello al mio background culturale garantista, secondo cui il sospetto non può essere alla base di un giudizio. Ho rispolverato la mia utopica idea di giustizia: equilibrata, prudente, riflessiva, accorta, comprensiva e, soprattutto, uguale per tutti. Ho fatto la respirazione bocca a bocca alla mia coscienza di uomo di sinistra, che mi imporrebbe di rifiutare le logiche legate a causa ed effetto, le diagnosi generiche, l'applicazione schematica della legge, il diritto visto come fredda equazione in cui la variabile ha sempre un valore inconfutabile. E mi rendo perfettamente conto che la convinzione nel sostenere le proprie opinioni va rapportata in maniera direttamente proporzionale a quanto si è disposti a difendere chi ne ha di diverse; che esistono stili di vita che non capisco e non è necessario capisca; che le soluzioni hanno sempre origine dallo scontro e dal confronto; che la comprensione e la reintegrazione devono sempre avere la meglio sull'intento meramente punitivo. Eppure, malgrado tutte le premesse esposte, rimango convinto del fatto che due particolari tipi di persone meritino - a priori e senza processo - la galera. Quelli che, mentre stai sorpassando un camion che arranca sulla seconda corsia dell'autostrada, ti si avvicinano con l'Audi A4 fino a tre centimetri dal culo e fanno blink blink con i fari. E quelli che scelgono Carlo Taormina come proprio avvocato difensore.
Ieri a Catania avrebbe dovuto essere distribuito il primo numero del giornale antimafia Controvento, progettato e firmato da Riccardo Orioles, uno degli artefici di due mai eguagliati esempi di giornalismo: I Siciliani di Giuseppe Fava e Avvenimenti. Controvento è morto fresco di stampa all'uscita dalla tipografia, sulla soglia del distributore che, dopo aver letto un articoletto dello stesso Orioles riguardante un potente della zona, ha deciso di non diffonderlo nelle edicole. L'oggetto del pezzo era Mario Ciancio, ex presidente della Federazione Editori, direttore ed editore del quotidiano La Sicilia, azionista della Gazzetta del Mezzogiorno e della Gazzetta del Sud, nonché proprietario di varie televisioni locali. Grazie a Ciancio a Catania è vietato acquistare l'edizione regionale de la Repubblica: dal momento che è lui stesso a stamparla, non gradisce gli si faccia concorrenza in casa. I catanesi che non si accontentano dell'edizione nazionale sono costretti a recarsi fino a Taormina, in provincia di Messina. La Repubblica (e gli altri quotidiani che, in base ad una regola ferrea ma non scritta, non vengono nemmeno esposti) calano le brache. L'ombra sinistra proiettata dal nome di Ciancio è dovuta all'aver cazziato in presenza di un mafioso un giornalista reo di averne tirato in ballo gli affari; agli stretti rapporti e ai favori resi ai cavalieri catanesi e al divieto di pubblicare necrologi delle vittime di mafia. Luca Cordero di Montezemolo, nuovo presidente della Federazione Editori, tace. Chi sa dire se per distrazione, o perché la Publikompass del gruppo Fiat/La Stampa risulta essere la concessionaria di tutte le attività editoriali di Ciancio?
Non conforta sapere che abbiamo raggiunto le temperature più alte da che esistono i termometri: i record sono fatti per essere battuti. Quello dell'afa, in particolare, esiste per essere superato ogni anno nel sommario dei telegiornali: immagino che la trasmissione di un minimo sindacale di minuti di immagini di gente che si butta nelle fontane cittadine sia fissata per contratto. Quest'anno però sento di poter affermare senza tema d'essere smentito che fa un caldo bastardo come non mai. Leggo che Milano ha raggiunto i 42 gradi. E che, solo nel circondario di questo microonde asfaltato, dieci anziani hanno raggiunto il punto di cottura. Vorrei poter essere Oriana Fallaci, che ha come nemici concetti generici (i musulmani, i comunisti, i monsoni), per potermela prendere sommariamente con il caldo. Eppure le colpe sono chiaramente identificabili: hanno il nome e il cognome di un cretino, l'unico tra i leader dei 55 paesi responsabili del 55% delle emissioni inquinanti, che non ha ratificato il protocollo di Kyoto. Il trattato prevedeva la riduzione puramente simbolica del 5,2% dei gas serra entro il 2012, sulla base dei valori del 1990. Il cretino in questione, l'ex petroliere George W. Bush, presidente di uno stato responsabile da solo del 25% dei gas nocivi, ha precisato che, al contrario, l'emissione dei gas serra"made in Usa" nel 2010 sarà superiore del 30-40%. Osama Bin Laden è un dilettante, in confronto, nella pianificazione di stragi di innocenti: le fallaci letterate da esportazione si indignano solo in caso di stermìni per motivi religiosi. Non troveranno mai, invece, le motivazioni per scrivere: "Io trovo vergognoso mandare a puttane un pianeta per questioni economiche".
La cosa che mi ha colpito di più in questa divertente storia dei mondiali è che l'argomento usato da molti non è solo la schiappaggine dei giocatori italiani, oppure la cattiveria degli arbitri, oppure lo scarso peso politico dei nostri dirigenti calcistici, oppure l'invadenza degli sponsor. Ogni tanto qualcuno si permette di dire una cosa assolutamente insopportabile. E cioè: se le cose continuano così ci sarà un crollo dei diritti televisivi. Nessuna televisione pagherà miliardi per riprendere dei mondiali in cui in finale vanno il Senegal o la Corea. Queste cose le dicono non solo degli esperti di marketing, non solo degli amministratori delegati. Le dicono anche i giornalisti, i massimi dirigenti del nostro calcio, le dicono perfino i tifosi. Insomma, si attenta al futuro del calcio se si permette alle nazioni emergenti di battere gli eroi miliardari. È strano come la televisione sia ormai entrata definitivamente nella nostra vita tanto che ci facciamo paladini dei suoi diritti. La televisione ha cominciato "servendo" lo sport, consentendo a tutti di vedere cose che altrimenti non avrebbero potuto vedere, perché lontani, perché vecchi, perché pigri. Poi è entrata nel gioco sempre più pesantemente. Ecco il tie-break, per far durare meno il tennis, ecco il punteggio stravolto del volley, ecco gli sciatori più preoccupati di far vedere la marca dei loro sci che di vincere, ecco le maratone fatte correre a orari demenziali per farle vedere comodamente dall'altra parte del mondo. Avete letto? La Rai vuole chiedere alla Fifa i danni perché l'Italia è stata sconfitta. Il senso del ridicolo non abita più qui.
Parrà strano che lo dica proprio io, ma ogni giorno che passa cresce la mia intolleranza nei confronti dell'utente medio di internet. Esclusi i presenti, sia chiaro. Mi rendo perfettamente conto che la rete non è nient'altro che la riproduzione in bytes del mondo reale, e che l'assoluta libertà e l'anonimato possono, in alcuni casi, indurre le persone a tirare fuori il peggio di sé. Però da quando uso internet mi sono reso conto di aver sottostimato la percentuale di coglioni che popolano il globo. Sul mio monitor sono passate generazioni di utenti: quelli che hanno il video porno di Britney Spears girato in segreto dal suo ex ragazzo; quelli che chiedono "me lo mandi?"; quelli che si iscrivono ai siti porno per tentare di scaricarlo; quelli che "questa e-mail non è spam: il suo indirizzo è stato reperito attraverso cataloghi pubblici presenti su internet"; quelli che "vuoi fare soldi con la rete?"; quelli che "se diffondi questo messaggio Bill Gates ti manderà un assegno"; quelli che pensano che ce l'hai con loro; quelli che scaricano le suonerie a 1,5 € al minuto; quelli che "manda una mail per salvare una bambina dal cancro"; quelli dei gatti bonsai, crudelmente allevati dentro una bottiglia; quelli che lavorano presso la banca nazionale della Nigeria e hanno bisogno di trasferire in segreto 22,2 milioni di dollari sul tuo conto in banca e in cambio te ne danno la metà; quelli che (giuro, è vero) "come mai alcune parti del vostro sito le vedo completamente fuori fuoco?". In tutto questo tempo mi sono convinto che non è vero che i virus sono frutto delle menti di abilissimi hacker. In realtà sono il segno che la rete si sta evolvendo in modo del tutto autonomo, sviluppando gli anticorpi. Non sono cattivi. È solo selezione naturale.
La polizia ha falsificato le molotov che sono state presentate alla stampa come sequestrate nel corso del blitz all'interno della scuola Diaz nel corso delle manifestazioni contro il G8 di Genova: sono le conclusioni dell'inchiesta condotta dai pm Francesco Pinto ed Enrico Zucca, risolta con l'accusa di falso e calunnia per 25 funzionari. Di quest'ultimi riporto, con un certo compiacimento, più nomi che posso: il vice capo della polizia Arnaldo La Barbera; il poliziotto Massimo Nuocera, che aveva raccontato di essere stato accoltellato da un no-global nella scuola, mentre una perizia del Ris ha giudicato i tagli nel giubbotto "incompatibili" e replicati ad arte; il comandante Vincenzo Canterini; il direttore della centrale operativa Francesco Gratteri; il vicequestore Massimiliano Di Bernardini, in perlustrazione la sera del 21 luglio. La decisione di irrompere nella scuola sarebbe stata presa in seguito ad una sassaiola contro una volante e nella certezza che all'interno fosse nascosto un arsenale. Invece un vicequestore di Bari ha testimoniato di aver recuperato le due molotov nel pomeriggio, per strada, e di averle viste ricomparire la mattina dopo tra le armi sequestrate nella scuola. Non c'è stata neanche la sassaiola descritta nel rapporto da Di Bernardini che, oggi, sostiene di aver riportato «fatti riferiti da altri». Le spranghe, invece, c'erano. Ma provenivano da un cantiere all'interno della Diaz. «Cosa cambia se hanno trovato le armi all'interno della scuola? - si chiede uno dei 25 inquisiti - Io sono stato colpito da una squadra dei black block. Era di plastica, ma fa male lo stesso. Altri miei colleghi sono stati minacciati con un compasso o bersagliati da lanci di pennarelli, pastelli e gessetti colorati».
Non si è ancora spenta l'eco della clamorosa eliminazione dell'Italia dai mondiali in Corea e Giappone. L'indignazione della tifoseria ha toccato punte mai raggiunte prima nel corso dei talk show serali: parecchi telespettatori hanno intasato i centralini della Rai protestando per la sostituzione di Luisa Corna con Bruno Vespa. Aldo Biscardi, nel corso del sempiterno "Processo", ha indetto una campagna di boicottaggio contro la FIFA, invitando a scrivere e-mail di protesta all'indirizzo di Joseph Blatter. La FIFA, dal canto suo, ha ammesso di essere stata messa in seria difficoltà dall'iniziativa: in un primo momento, per evitare che il sistema di posta elettronica andasse in tilt, i tecnici hanno suggerito, senza successo, di bloccare tutti i messaggi scritti in italiano. Solo in seguito, dopo l'inevitabile intasamento dei server, si è scoperto che il testo da inviare che si era fatto beffe dei filtri era stato dettato in diretta da Biscardi in persona. In momenti come questo, in cui le prime pagine dei quotidiani sono ostaggio di scorribande di titolisti ancora incazzati con l'arbitro Byron Moreno, con Blatter e Carraro, invidio gli americani, che col calcio han deciso non voler avere nulla a che fare. Non che non gli siano state spiegate le regole, o abbiano difficoltà a capirle: molto più semplicemente ritengono inconcepibile e in fin dei conti stupido uno sport in cui si è lecito utilizzare solo i piedi. Il concetto è stato espresso in maniera magistrale da David Letterman nel corso del suo "Late Show": «In occasione dei mondiali di calcio, ogni 4 anni credo o qualcosa del genere, le prostitute di Times Square propongono l'offerta speciale dei mondiali: per 20 dollari in più non usano le mani».
Cornuto, l'arbitro era cornuto. Non c'è che dire. Ma non è stata la conduzione creativa della partita da parte dell'ecuadoregno Byron Moreno a cacciarci da questo mondiale no-global che si fa beffe dei G8 del pallone: gli arbitri incapaci capitano. C'è, invece, che siamo una squadra di letterine, fighette da calendario col culo tonico e sodo che all'erba e al gesso del campo preferiscono i corrispettivi del privée dell'Hollywood. C'è che abbiamo giocato contro la Corea, undici Giuseppe Furino incazzati e motivati. Incapaci, e per questo ancor più incazzati e motivati. Bassi, brutti, sconosciuti, abituati al fango e senza neanche una velina ad aspettarli a casa. C'è che l'Italia di Trapattoni, al primo gol, si è chiusa in difesa come faceva la Juventus di Trapattoni. Sono uscito dal tunnel, ma ho trascorsi da juventino: ho vissuto col cuore in gola un Milan-Juve a San Siro in cui l'attuale ct della nazionale decise di schierare l'intera squadra sulla linea di porta a subire pallonate. Rischiò di rovinarmi la pubertà, il bastardo, con quei novanta minuti di sofferenza. Anzi, no: lo fece proprio. E lo dico nel caso decidesse di farmi causa, per avere un trauma infantile da poter sfoderare come attenuante. Nel dopopartita, dopo aver ricevuto una telefonata di Ciampi, secondo il quale «L'Italia è uscita a testa alta» (e a me è venuto da pensare "una beata fava"), il Trap ha dichiarato: «Abbiamo usato il fair play e non è servito a nulla», scordandosi di aver trascorso il secondo tempo a calciare borracce nelle palle di metà panchina. È mancata la motivazione: quando in spogliatoio, durante l'intervallo, Trapattoni ha urlato «Bisogna tirare fuori i coglioni!», in dodici hanno pensato di essere stati sostituiti.
Non si può certo dire che a Taranto, politicamente parlando, di cazzate se ne sian fatte poche, sin dai tempi in cui Giancarlo Cito, squadrista rinviato a giudizio per associazione mafiosa, riuscì a coronare il sogno di divenirne primo cittadino. L'ultima, in ordine di tempo, riguarda la proposta di intitolare un parco a Giorgio Almirante. Nel definire un coglione non si può discriminare tra destra e sinistra: il vero coglione è ideologicamente trasversale. Anche parlandone da morto. Almirante era un coglione. Uno dei tanti. Dovessimo intitolare un parco ad ognuno, vivremmo all'interno di un immenso golf club. Fu segretario di redazione della rivista "La difesa della razza" e autore dei deliri che seguono: "È escluso in ogni caso per gli ebrei l'insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado. Siamo rimasti ad una scuola incapace di 'far gli italiani', ripiegata su una cultura sempre più bastarda. Il razzismo è il più vasto e coraggioso riconoscimento di sé che l'Italia abbia mai tentato. È meglio parlare di razzismo integrale, nel quale, come in ogni creazione di Mussolini, teoria e pratica si armonizzano in una chiara e realistica visione dell'umanità. Abbiamo udito, in questi giorni, in seguito alla totale eliminazione degli ebrei dalle scuole italiane, qualche timido lamento. L'operazione chirurgica è stata pronta e spietata; e qualche animuccia debole se n'è spaurita. Il Ministro dell'Educazione ha annunciato l'istituzione di cattedre di razzismo in tutte le facoltà universitarie. Il provvedimento è salutare. In questo modo, infatti, gli studenti in Lettere, i futuri professori potranno penetrare i principi razzisti, e farsene gli assertori. È in atto un processo di ebraizzazione della scuola italiana". Coglione, appunto. E altro che parco: ha già a disposizione tre metri quadrati di terra. Che se li faccia bastare.
Se mai avrò un figlio, un giorno, dovrò implorarlo di perdonarmi per averlo consegnato ad un mondo in cui una delle principali religioni riconosce a Padre Pio lo status di santo e ritiene, tuttora, che Don Milani sia stato solo un gran rompicoglioni. Eppure, credetemi, onoro forse più io il frate cappuccino da Pietrelcina, riconoscendogli almeno quel particolare tipo di ammirazione che si riserva alla destrezza dei bari, che i trecentomila che accorreranno in massa al primo festival della circonvenzione d'incapace organizzato in San Pietro in occasione della canonizzazione. Non sono sicuro che vi fosse malizia da parte di Padre Pio nel mantenere aperte le stigmate con lo iodio: parecchi studi ritengono che persone particolarmente devote siano capaci di autoinfliggersi ferite in modo totalmente inconsapevole. So però che c'è in chi lo vende a 2500 $ come dominio internet; 12 $ come medaglia; 11,50 $ come candela; 4,50 $ come reliquia di terza classe; 4 $ come spilla o magnete da attaccare al cruscotto della macchina; 6 $ come carta d'identità riportante la scritta "I am a catholic" (utilissima per i paramedici che vi raccoglieranno nel caso dovesse succedervi qualcosa e che, in mancanza di informazioni sul gruppo sanguigno, sapranno a chi indirizzare le preghiere); 32 $ come busto dipinto a mano; 64 $ come statua; 29 $ come decorazione della maglietta "Pray, Hope, Don't Worry" (ovvero: prego perché ho il cancro, spero che tu me lo faccia passare, non mi preoccupo perché sono un totale fesso capace di indossare magliette come questa). Sui costumi di Padre Pio, tutt'altro che irreprensibili, sono stati mossi dubbi al cui confronto la vita di Flavio Briatore sembra condotta con la diligenza del buon padre di famiglia: Agostino Gemelli, fondatore dell'Università Cattolica, in missione per conto della Chiesa lo definì "psicopatico autolesionista"; le ferite furono ufficialmente considerate "isteriche"; tutti gli studi sulla morte di Cristo hanno confermato che le stigmate sarebbero dovute apparire sui polsi, e non sui palmi delle mani, che non avrebbero potuto reggere il peso di un corpo crocifisso; Il CICAP, comitato italiano che controlla le affermazioni sul paranormale, lo annovera tra fenomeni del calibro di Rosemary Altea e Giucas Casella; la Congregazione del Sant'Uffizio inviò a S. Giovanni Rotondo l'arcivescovo di Ancona Carlo Maccari perché indagasse su Padre Pio, sui finanziamenti per la costruzione dell'ospedale "Casa sollievo della Sofferenza" e sui chiacchierati rapporti con Cleonice Morcaldi, con la quale il frate intrattenne un documentato e audace scambio epistolare: "Ardo dal desiderio di vederti... Gesù sia sempre tutto il tuo conforto... e ti renda sempre più degna dei suoi divini amplessi. Senti, piccina, il babbo arde dal desiderio di vederti. Senti cosa ho pensato: se riuscissi, ad esempio, a ottenere ancora la chiave e a venire inosservata su, sii pur certa che nessuno se ne accorgerà...". Padre Pio è la versione pugliese del "sogno americano": un esibizionista cui la vita ha ritagliato un ruolo da modesto frate cappuccino, che riesce a far carriera passando tutte le fasi della gavetta (individuo con personalità borderline, caso umano, fenomeno da baraccone, visionario, miracolato, materia prima per reliquie, icona da venerare, quadretto per pizzerie) fino ad ottenere un posto interamente per sé nel calendario. Senza neanche dover far vedere le tette.
Quel che è giusto è giusto: onore a due penne che hanno meriti diversi e diverse radici politiche, spesso ignorate da questa rubrica o, tutt'al più, rese oggetto di bonarie prese per i fondelli. La prima è quella di Mattia Feltri, figlio di Vittorio ed editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara, che ha sapientemente liquidato l'intervista a Fidel Castro portata a casa dall'ex valletta ed ex compagna del capro espiatorio di casa Berlusconi attraverso un commento geniale e lapidario: "A pagina 11 del Giornale corrispondenza dall'Avana di Katia Noventa, ex fidanzata di Paolo Berlusconi. Ecco che vuol dire essere ricchi: anziché cercarle a Cuba, mandarcele". Tanto di cappello, infine - e questa volta è più che dovuto - a Michele Serra e alla sua "Amaca" su Repubblica del 7 giugno scorso: "Certo, in quasi trent'anni di giornalismo si impara a dubitare delle proprie idee, e comunque a usare in maniera più accorta le parole. Certo, è molto importante aprirsi alle opinioni degli altri, e guai a chi si illude di avere già capito come funziona il mondo e chiude porte e finestre alle novità in corso. Certo, l'attitudine alla polemica non deve far mai venire meno una certa qual cavalleria, così che i modi non siano mai così rozzi da gettare una cattiva luce anche sulle migliori ragioni. Certo l'accortezza dello stile, la misura dello scrivere devono essere sempre ben temperati, perché solo così si riesce a dominare la materia grezza delle emozioni e a trasformarla in discorso, in ragionamento. Certo, soprattutto in un periodo così acido e arroventato, la responsabilità di chi scrive è particolarmente alta, ed è gravemente sbagliato gettare benzina sul fuoco. Ciononostante, sono assolutamente sicuro che l'idea di intitolare alla mamma di Berlusconi un nuovo club di Forza Italia sia una delle più spaventose cagate degli ultimi cento anni".
Persino al pm Silvio Franz, titolare dell'inchiesta sull'uccisione di Carlo Giuliani, l'ipotesi che il proiettile sparato dalla pistola del carabiniere Mario Placanica fosse rimbalzato sull'estintore brandito dal manifestante deve essere sembrata ai confini della realtà. Per questo motivo ha chiesto la consulenza dei professori Romanini, Benedetti, Torre e Balossino, in modo che si giungesse ad una conclusione plausibile, realistica e, soprattutto, credibile, di ciò che è accaduto. Il pool di esperti ha così emesso il verdetto: la pallottola è stata indiscutibilmente deviata. Ma mica dall'estintore, sempliciotti che non siete altro. Da qualcos'altro. "Qualcosa - per dirla al modo del Corriere della Sera - che in quella giornata è volato spesso per i cieli di Genova": un sasso. Il clamoroso risultato della perizia ha costretto la giuria a rivedere per la seconda volta la posizione in classifica di Placanica per la partita di caccia di Genova. Il carabiniere era partito basso in graduatoria: la commissione aveva giudicato la testa di Giuliani un bersaglio eccessivamente facile, valido al massimo 100 punti. Con la notizia del colpo all'estintore il punteggio del milite era salito fino a 500. Oggi, alla luce delle nuove conclusioni, Placanica sale sul podio con la bellezza di 1500 punti, guadagnati per aver centrato in pieno il sasso. Il pm Franz sarebbe deciso a chiudere la vicenda in maniera risolutiva. Voci di corridoio danno infatti per pronte altre tre consulenze, secondo le quali Carlo Giuliani sarebbe morto: a) di pianto, a causa dei lacrimogeni; b) colpito dalla mamma di Cogne; c) scivolando sulla cera che era appena stata data in piazza Alimonda nell'ambito degli abbellimenti alla città in occasione del G8.
P.S.: Nella foto, l'orientamento della pistola dimostra le evidenti evoluzioni del proiettile sparato dal carabiniere Mario Placanica verso il tettuccio della jeep, rimbalzato sull'estintore e deviato dal sasso verso la testa di Carlo Giuliani.
Ho seguito con molta tenerezza a partecipazione le dichiarazioni del dopo-elezioni amministrative. Tenerezza e partecipazione che ho distribuito in modo equo tra il dramma della destra (essersi fidati di elettori borghesucci che sono corsi al mare appena chiuse le scuole) e quello della sinistra (aver interpretato il voto come una vittoria, inneggiando agli stessi movimenti e girotondi che pochi mesi fa hanno ridicolizzato in piazza - e senza alcuna eccezione - i poco credibili leader dell'opposizione). Leggo invece su Repubblica che saremmo stati spettatori di una "riscossa del centrosinistra", di un "ritorno dell'Ulivo" (nel corsivo di Massimo Giannini) e - parole di Rutelli e Fassino - di "un'inversione di tendenza". In buona sostanza, dopo aver platealmente perso le passate elezioni, l'aver riconquistato Verona, Piacenza, Gorizia, Asti, Alessandria, Cuneo, Carrara, Gorizia, Frosinone, Cosenza e, addirittura, l'intera provincia di Campobasso, autorizzerebbe gli elettori di sinistra ad organizzare caroselli di macchine con squilli di clacson e sventolii di bandiere per essere riusciti a rispondere con una puzzetta alla tracimazione delle fogne. La medesima obiettività si riscontra nella parte avversa, con Silvio Berlusconi convinto che «non c'è nessuna inversione di tendenza: il risultato delle amministrative nel complesso non è affatto negativo. Non si è trattato di un giudizio sul governo» e «insomma, che sarà mai successo? Non scherziamo: Verona non è l'Italia e queste non sono le politiche!». Dichiarazioni che equivalgono all'affermazione: mi spiace, ho il raffreddore, non ho sentito la puzzetta e, comunque, se anche l'aveste mollata, ricordatevi che la gara di rutti dello scorso anno l'ho vinta io.
Il mio teleschermo è popolato di poltergeist, entità di cui non riesco a spiegare la presenza. Ad esempio: perché la Premiata Ditta ha un suo programma in prima serata? Perché Rossella Brescia balla? È scientificamente possibile che il ballerino Garrison (ex "Brian & Garrison") sia ancora vivo? Come mai tanta grazia per l'ex velina Roberta Lanfranchi, promossa dalla Rai dopo il flop de La 7? Pino Insegno è un comico? Un attore? Come si spiega la comparsa di suo fratello? Perché Enrico Brignano, che in "Un medico in famiglia" recitava in un ruolo da tappezzeria, oggi trionfa al Parioli? Perché l'ex segretaria di un presentatore conduce ben tre programmi tv, di cui uno impunemente copiato da un format straniero? Era vero che si spupazzava la Barale? E che lui guardava? Sommando tutti i fattori ho trovato l'evidente comune denominatore: Maurizio Costanzo. Provo a ricostruire il trenino dell'amore: Roberta Lanfranchi è la moglie di Pino Insegno, che fa parte della Premiata Ditta (che conduce "Telematti" su Italia 1) ed è amico di Enrico Brignano e fratello di Claudio Insegno, docente di recitazione di "Saranno Famosi" assieme all'insegnante di danza Garrison, che risulta essere il nuovo compagno di Gianni Sperti, ex marito di Paola Barale, che lasciò "Buona Domenica" per dissidi con il regista Roberto Cenci, marito della prima ballerina Rossella Brescia, affettuosa postina della conduttrice di "C'è posta per te" Maria De Filippi, moglie di Maurizio Costanzo, che bruciò il bastone, che picchiò il cane, che morse il gatto, che si mangiò il topo, che al mercato mio padre comprò.
È la fine. Il momento più temuto da chi per anni ha campato di satira è inesorabilmente giunto. Il clan dei comici, come successe anni fa tra i lavavetri, con gli albanesi che ebbero la meglio sui polacchi, sta per essere rimpiazzato da un temibile concorrente: l'economista. Bando alle speranze, la resistenza è inutile: l'invasione è ormai silenziosamente e irrimediabilmente iniziata con la pubblicazione di un testo comico criptato sull'edizione di Milano del Corriere della Sera, a firma dello studioso di economia politica Geminello Alvi. Per il vostro bene ne riporto una sintesi: allenatevi da subito a comprendere il nuovo corso dell'umorismo. Se non vi fa ridere smettetela di pensare in modalità "no global", attaccati alle provinciali tradizioni terrestri, e spaziate oltre i confini della vostra mente: sappiate che nei dintorni della costellazione di Betelgeuse per i testi comici di Alvi si sganasciano dalle risate. Dalla rubrica "Diario d'autore", "lettera semiseria dalla metropoli da Boris Petrovic, poeta post-sovietico a Milano, ai suoi nel Caucaso": "Caro Dimitri, qui a Milano sono tutti contenti delle mie lettere, ed Alvi mi ci dà la percentuale. Allora ho comprato a Marina un ombrellone con aria condizionata, così sulla Paullese la notte lavora meglio. Poi me ne sono andato subito vicino a Bergamo, per licenziarmi da cameriere, anche se al ritorno mi hanno sparato. Ma non mi hanno preso, perché alla stazione un rottweiler ha cominciato ad abbaiare e perciò lo hanno fatto prigioniero. Però lui seguitava a guardarmi e io ho pianto. Sono cascato in terra in mezzo a un pacco di vecchi giornali, e lì c'era la notizia che Totti non vuole più il suo sommergibile e lo ha mandato a Cremona". Non posso competere: vogliate con la presente accettare le mie immediate dimissioni.
Dovrei parlare dei mondiali, me ne rendo conto. E lo farei, davvero, se fossi riuscito a vedere anche solo una partita. A mia discolpa posso dire di averci messo tutte le migliori intenzioni, e di essermi adeguatamente preparato. In occasione del primo incontro dell'Italia stavo partecipando ad un'importante riunione, interrotta per consentire ai convenuti di poter assistere alla partita. Al fischio d'inizio, sullo schermo gigante, là dove dovevano apparire i volti della beota gioventù azzurra con letterine a carico che ci rappresenta in Giappone, buio. Eppure eravamo muniti di tutto l'occorrente: proiettore, decoder satellitare e, in spregio alla miseria, regolare abbonamento non pirata. Regolare sarà pure stato regolare, ma di certo era quello sbagliato. Perché, nel frattempo, malgrado la partita fosse trasmessa dalla Rai, metà nazione si stava godendo le prodezze di Totti e Vieri perfettamente in chiaro sul satellite, utilizzando il GoldBox di Tele+. Brancolava nel buio solo chi, come noi, si era affidato al tostapane che Stream spaccia per decoder. La Rai, infatti, ha acquistato i diritti di trasmissione degli incontri del mondiale solo per il territorio italiano, e oscurare il satellite è l'unico modo possibile per far sì che il segnale non valichi i confini. È una regola ferrea che la tv di stato non può violare. A meno che non si tratti di coccolare gli utenti di Tele+, che, a voler essere maliziosi, ha in concessione tutti i canali tematici a pagamento della Rai. Occhio per occhio, dente per dente: 600.000 abbonati a Stream, colpevole di rifornirsi presso Mediaset, hanno da oggi un legittimo motivo per desiderare di essere iniziati alle gioie della pirateria e dell'evasione del canone.
Malfidenti che non siete altro: la perizia disposta dal pm Silvio Franz sull'uccisione di Carlo Giuliani ha finalmente chiarito la dinamica della vicenda più grave avvenuta durante gli scontri del G8 di Genova. Il proiettile esploso dalla pistola d'ordinanza del carabiniere Mario Placanica sarebbe stato sparato verso l'alto, rimbalzato sull'estintore e finito dritto dritto in faccia a Giuliani. I periti, a sostegno della validità dell'accertamento, hanno ribattuto a chi parlava di "tesi da fantascienza", sostenendo di aver riprodotto l'ambientazione come in un set cinematografico, riuscendo così a provare non solo le cause della morte del manifestante, ma anche la macchina del tempo, il teletrasporto e il rapimento della sorella di Mulder da parte degli alieni. Le indagini portano quindi ad un unico colpevole: la legge di gravità, un fenomeno criminale che debuttò colpendo alla testa uno scienziato utilizzando una mela e si è evoluto nel corso degli anni, sostituendo alla frutta i proiettili. Mario Placanica, la cui posizione si sarebbe fatta meno grave in seguito delle anticipazioni sulle conclusioni della perizia, ha avuto ben poche ore per tirare un sospiro di sollievo. In serata è infatti giunta la notizia della denuncia per omicidio volontario da parte della famiglia dell'estintore. «Non è giusto addossare tutte le responsabilità al sottoscritto. - ha dichiarato il carabiniere alla stampa - L'ordine, del resto, era quello di sparare a qualsiasi rosso. Quell'estintore mi si è parato davanti, ed io ho solo eseguito alla lettera». Nuove indiscrezioni danno per imminente un'ulteriore perizia, secondo la quale la causa del decesso di Carlo Giuliani sarebbe da attribuire a cedimento strutturale.
Alé, ci risiamo: qualche genio della comunicazione ha deciso di far sperimentare ad un genere inesistente come la sit-com "all'italiana" l'ennesimo annunciato fallimento. Il format ispiratore ha origine a Barcellona e si intitola "Piatti sporchi": gag, storie di amicizia e amore tra alcuni amici all'interno di un appartamento. Ovvero: gli italiani copiano gli spagnoli, che copiano "Friends". Dal momento che nessuno li ha visti, non risulta affatto difficile dimenticare i flop dei tentativi precedenti: "Via Zanardi 33", innanzitutto, poi "Vicini di casa", "I cinque del quinto piano", "Chiara e gli altri" e, non ultimo, il malsano filone dei "Ragazzi della terza C". Questa volta, a dire degli autori, sarà diverso: le puntate saranno registrate alla presenza di un pubblico, quindi le risate risulteranno reali. Esattamente come si usa fare da sempre negli Usa e in Inghilterra. Il messaggio è chiaro: copiamo sì, ma questa volta, forse, dal compito giusto. Per "Piatti sporchi" sono stati assoldati, tra gli altri, Valerio Mastrandrea e Caterina Guzzanti. Sono giovani e vagamente apprezzati, perché sottoporli all'inevitabile gogna della cancellazione della serie? Siamo italiani: confezionare sit-com di successo è uno di quei mestieri per cui siamo portati. Ci mancano (e non avremo mai) il ritmo giusto, la capacità di costruire la battuta, studiare i personaggi, concepire l'idea di base, e le palle per sfoderare un cast di sconosciuti. Facciamo un bel bagno di realtà: non saremo mai artefici di versioni nostrane de "I Jefferson", "Casa Keaton", "Dream On", "Ally Mc Beal", "Will & Grace", o di splendide produzioni inglesi come "The New Statesman" o "Father Ted": a noi viene bene la pizza.
Se le malattie potessero andare al cinema, per loro Alien non si svolgerebbe su un pianeta di una lontana galassia, ma su Francesco Cossiga. Non c'è prostatite o ragade al mondo che non compatisca la sfortunata vitiligine che è afflitta dal Picconatore. Del resto, la stessa disperazione patologica colpisce non solo le malattie, ma tutti gli italiani: non esiste antidoto contro un sardo ipocondriaco che è riuscito ad elevare un killer gobbo alla carica di senatore a vita. Cossiga non è uomo, poiché vive soltanto un'esistenza. L'ex presidente sembra più simile al concetto induista dell'universo: una storia di dolore, morte e devastazione che prosegue per lunghi cicli e, quando la dai per morta, ritorna. Infatti Cossiga è tornato. Lo ha fatto trattando da ragazzini idioti i magistrati che l'hanno intercettato nell'ambito delle inchieste sull'Inail. Non che abbia del tutto torto ad arrabbiarsi: è coinvolto in un'indagine che parte dalla Basilicata, condotta da un clone del cantante dei Simply Red di nome Henry Woodcock. Sembra X-Files, dal momento che nell'inchiesta è implicato persino un alieno, i cui poteri sono oggetto di osservazione da parte della NASA: si chiama Nicola Mancino, ed è capace di risultare fino a 700 volte più pesante dell'uranio arricchito. Cossiga si lamenta di essere stato spiato al telefono. Viene da dire: chi la fa l'aspetti. È una ben misera nemesi per uno che ha fatto rapire un suo amico d'infanzia e, quando è stato abbattuto un DC9 italiano, ha detto che volare è pericoloso. E che è stato tanto crudele da costringere la sua vitiligine a sfregarsi intensivamente su Federica Sciarelli.
I nostri news-magazine, un po' come i vescovi statunitensi, adorano i giovani. Non si spiegherebbe altrimenti l'ostinazione morbosa nello sbattere in copertina, un mese sì e un mese no, una nuova, sensazionale ricerca sulle abitudini di pre e post adolescenti. L'ultima è andata in stampa questa settimana con l'Espresso, supportata dalla canonica definizione di turno ("Now generation") a corredo dell'immagine di una diciottenne con due birillini da biliardo per capezzoli. Erano necessari lo Iard, il suo quinto rapporto sulla condizione giovanile, e 150 rilevatori su un campione rappresentativo di 3000 intervistati per arrivare alle seguenti inaspettate conclusioni: "I giovani italiani mostrano un'identità territoriale imperniata sulla dimensione urbana e municipale, riassunta dalla cornice nazionale, proiettata in senso cosmopolita e, soprattutto, in chiave europea". Traduco io in italiano: "Inaspettatamente, il giovane d'oggi capisce la differenza tra città, province, regioni, nazioni e continenti. Inoltre, malgrado tutte quelle pasticche di Extasy, si dimostra conscio di vivere sul pianeta Terra". Alessandro Cavalli, sociologo presso l'Università di Pavia e direttore della rivista il Mulino, azzarda una lettura dei risultati ancora più ardita: "A sinistra si sente ancora il richiamo dell'impegno sociale, mentre i giovani che si identificano con posizioni di destra sentono molto più forte il richiamo del privato". Un esperto si scomoda per rivelarci che, contro ogni previsione, i giovani di sinistra pensano cose di sinistra e che, sconcerto e stupore, quelli di destra hanno idee di destra. Per quanto esauriente, il rapporto lascia irrisolti alcuni interrogativi. Ad esempio: dove cazzo ero io quando regalavano lauree ad honoris causa in sociologia nei pacchetti di Fonzies?
Devo confessare che in determinate occasioni provo un'infinita tenerezza per Silvio Berlusconi. È più forte di me: non so se c'è o ci fa, ma non riesco a non rimanere coinvolto nel dramma di una persona che è sempre inconsapevolmente fuori contesto, ovunque la metti. Esiste in tutte le compagnie un elemento tollerato, perennemente sopra le righe, che ti tocca il braccio mentre ti parla, che interviene con battute idiote e se le ride; un "Filini" con la vocazione all'organizzazione e all'ossessiva ricerca di approvazione. Ho letto la cronaca dell'incontro tra capi di stato a Pratica di Mare: "Berlusconi chiama per nome Tony, Vladimir e Georgedabliu: fa una battuta e Bush ride, si china verso Blair, ride anche lui… Berlusconi dà a Bush una pacca e l'altro gliela rende, mettono in mezzo Putin, che oppone una lieve russa resistenza… Il tedesco Schroeder sta rigido, scansa un cazzotto di Berlusconi sulla spalla... Berlusconi chiama Robertson mister Robinson, come la canzone, e questo ride. Berlusconi racconta della nascita di «Romolo e Remolo», poi dà un pugno sul braccio al lussemburghese Juncker, tutti ridono. Alla firma Berlusconi fa partire l'applauso che da solo non sarebbe venuto. Poi fa abbracciare Georgedabliu e Vladimir". Tutto bene, insomma, a parte i lividi sulle braccia di tutti i capi di stato, dovuti ai cazzotti e alle pacche di Berlusconi. Che poi io me lo vedo uno come Schroeder pensare: «Se questo nano mi tocca ancora una volta lo alzo di 20 centimetri con montante sotto il mento». Mancava solo che il Cavaliere, come ai bei tempi, cantasse Aznavour accompagnato al piano da Confalonieri. Peccato averlo fatto Presidente del Consiglio: avrebbe potuto dare il meglio di sé come animatore della Costa Crociere.
Che le migliori idee vengano al cesso è un fatto risaputo. Nella mia personale classifica, però, il cesso è solo al secondo posto. Al primo ci metto le pagine web del Gruppo Espresso. Devo ammetterlo: cazzeggiare senza meta sulla rete mi è spesso d'aiuto nella ricerca della Grande Idiozia Del Giorno, ma volte dimentico di avere a portata di mano una miniera di spunti come Kataweb e siti correlati. L'ultimo, trovato per puro caso, viene dal forum attraverso il quale la scrittrice Isabella Santacroce risponde ai propri lettori, ospitato dalla sezione "Cultura" de l'Espresso online. La starlette dell'editoria italiana ammalia gli adepti con frasi brevi, categoriche, visionarie, ossequiose della grammatica italiana quanto un calcio nelle palle a Zingarelli, Devoto e Oli. Qualche esempio: "Leggo le vostre composizioni alfabetiche con insana curiosità. Non riesco a rispondere a tutti. Veramente dispiace"; "La femmina multipla e penetrabile. Fottere il poetico e partorire nuovi mostri"; "Certo ricordo. In memoria. Non ho mai vissuto. Solo ricordato"; "Capovolta realtà modificata addolori le madri ordinarie in cerca di straordinaria partorita quiete"; "Non sono io. Ci abito dentro. puoi vedermi riflessa. Specchiata. Quel doppio. Nient'altro"; "Risvegliare mostri. Sentirne la voce. Quella da sempre nascosta. Resa muta. Amo tirare sassi nel buio. Raccogliere spaventi"; "Quando passeggi osservando il fianco dei passanti insorti declama te stessa. Non sono nuvola. Negata tempesta". Fossimo a teatro, mi verrebbe da chiedere se c'è un medico in sala. Dal sito apprendo che la Santacroce è l'autrice delle parole dell'album "Aria" di Gianna Nannini. Ma, a giudicare da quel che ho letto, io so chi, a sua volta, scrive i testi per la Santacroce: il maestro Yoda di Guerre Stellari. È lui, sono sicuro.
Non perdete, su Panorama di questa settimana, l'articolo "Rai, la fantastica guerra di Silvio", dedicato all'uscita del nuovo libro di Bruno Vespa. Il magazine di Mondadori offre l'imperdibile opportunità di leggere in anteprima il capitolo nel quale è riportato un colloquio immaginario tra due organi di Silvio Berlusconi: la pancia e il cervello. A renderlo immaginario è, in particolare, la presenza di quest'ultimo. Riporto pari pari: "Pancia: «Silvio, adesso che comandi, devi finalmente cacciare tutti comunisti della Rai. Biagi, Luttazzi, Santoro. Via tutti. E anche a quel Vespa, tagliagli le unghie». Cervello: «Vespa? Comunista anche lui?». Pancia: «Non è comunista, ma è troppo autonomo. Invita a Porta a Porta troppa gente di sinistra, e non ci chiede in anticipo chi vogliamo mandare noi. E poi l'anno scorso ti ha tagliato una volta diciassette minuti e un'altra venti per metterti alla pari con quell'anima bella di Rutelli. E non dimenticare che non ha accettato che portassi le tue cartine in studio»". Propongo una standing ovation: Vespa, aprendo al giornalismo frontiere oltre le quali neanche l'Enterprise è mai stata, è riuscito a condensare in poche righe riverenza per il potere e autocertificazione di autonomia; asservimento all'"editore di riferimento" ed emancipazione dalle posizioni del leader del Governo; riprovazione della censura e scherno per i giornalisti censurati. A corredo del pezzo solo una minuscola foto dell'autore, per evitare la gaffe compiuta dalla Settimana Enigmistica. Mesi fa, infatti, la rivista che vanta "innumerevoli tentativi d'imitazione" scelse l'immagine del conduttore di Porta a Porta per il cruciverba in copertina: parecchi lettori furono tratti in inganno e unirono, senza alcun risultato, i punti neri da 1 a 23.
«Sempre con questa storia del conflitto d'interessi! Adesso basta! Chiedo scusa, ma dico: se tutti gli interessi sono miei... Il conflitto dov'è?». È una battuta di Fiorello, recitata imitando Berlusconi, che potrebbe realisticamente essere scambiata per una seria boutade dell'originale. Sbaglia (o è in malafede) chi minimizza il problema, così come chi lo porta all'estero ad esempio della gestione macchiettistica della politica da parte del governo italiano. Il problema del conflitto d'interessi è che non ha confini, perché riguarda il commercio. E l'inarrestabile mutazione genetica che quest'ultimo ha subito lo fa somigliare alla politica più di un'elezione, di un parlamento, di un movimento, della destra e della sinistra. Wal-Mart, la più grande catena di magazzini degli Stati Uniti, si è rifiutata di vendere sui propri scaffali il nuovo album di Sheryl Crow. Perché Wal-Mart vende più dischi di qualsiasi catena di negozi di musica, ma anche pistole. E negli ultimi quattro anni è stata oggetto di tre cause per avere venduto armi utilizzate per atti criminosi, compreso un omicidio compiuto da due minorenni. Alla cantante è sembrato un ottimo spunto per la canzone "Love is a good thing": "Watch out sister/Watch out brother/Watch our children as they kill each other/with a gun they bought at the Wal-Mart discount stores". Wal-Mart, in sostanza, ha fatto sapere a Sheryl Crow: rompici i coglioni ancora una volta, che non ti distribuiamo neanche il prossimo. Per lo stesso motivo non troverò i libri di Marco Travaglio in vendita in un magazzino di proprietà dell'attuale capo del Governo. Il che rende la mia scelta tra un Blockbuster e una modesta libreria una decisione politica. Mentre io vorrei solo comprare un libro.
Attenzione, sto per dirla grossa. È che nel corso degli ultimi giorni mi sono convinto che, se il fine è quello di avere l'opportunità di sentire (seppur a fine di nepotismo) l'ex ministro Filippo Mancuso apostrofare il rottweiler Previti come «uno la cui fama di bandito è meritata ed è al di sotto della realtà», forse vale la pena avere la destra al governo. Sul serio, non ci ha pensato nessuno: probabilmente il modo migliore per contrapporsi al malgoverno è non avere un'opposizione. Lo dimostra il conflitto civile in corso all'interno della destra (gli Urbani contro gli Sgarbi, i Fini contro i Le Pen): gli attuali governanti sono assolutamente in grado di fare implodere la Casa delle Libertà da soli, senza la necessità di un avversario. Sono come i Beatles: alla lunga non reggono il successo. Come Lennon e soci, però, in alcuni casi guadagnano un posto nella storia: Mancuso, ad esempio, togliendosi uno sfizio di sinistra e sfanculando Previti in piena faccia senza finire a rinforzo di un pilone della Messina-Palermo. In pratica, in mancanza di una sinistra istituzionale, si annientano a vicenda come non sarebbero capaci neanche i predatori dei documentari del Discovery Channel. L'appello ha risvolti quasi umanitari: tempo due mesi e, se non troviamo un degno antagonista, si estingueranno come i velociraptor. Ma istantaneamente e spontaneamente, senza bisogno né del meteorite, né dell'era glaciale. In questo momento, al di là delle opposte vedute e degli schieramenti, hanno bisogno di tutta la nostra solidarietà e comprensione: avere la maggioranza praticamente in assenza di opposizione e non riuscire a neanche a governare sé stessi è come ammazzarsi di masturbazione.
Dopo decenni di incontrastata supremazia, la Walt Disney per la prima volta è minacciata da un avversario che può metterla al tappeto. La più grande azienda di intrattenimento per bambini, la forgiatrice dell'immaginario infantile di almeno quattro generazioni, la firma più prestigiosa nel campo del cinema d'animazione, oggi ha un terribile nemico: se stessa. In quasi un secolo di attività, essa non ha mai realmente temuto di essere seconda a nessuno, in quello che meglio sapeva fare: creare personaggi memorabili e farli vivere in storie di celluloide capaci di creare affezione anche nelle più sperdute contrade del nostro pianeta. La forza della Disney, anche in periodi di difficile navigazione economica, è sempre stata la consapevolezza di possedere un'identità universalmente rispettata, dovuta alla qualità dei gioielli del proprio scrigno. I mitici lungometraggi a cartoni animati, quelli che un tempo riapparivano nelle sale cinematografiche una volta ogni quattro-cinque anni, venivano trattati come membri di una famiglia reale: esposti ai devoti sudditi, adorati, e riposti nelle segrete stanze. Le effigi di Topolino o Biancaneve venivano difese ferocemente dagli avvocati più implacabili, oppure concesse per fini commerciali dietro strettissima sorveglianza. Oggi, ovviamente, il VHS e il DVD hanno appannato la mitologia. Potremmo dire, irrispettosamente, che la "Carica dei 101" o "la Sirenetta" hanno la stessa funzione di un potente tranquillante farmaceutico: una dose al giorno (ma a volte, ahimè, ben di più) fanno cadere il minore in uno stato di catalessi con mandibola pendula davanti alla tv. Potremmo persino comprendere la triste gestione genitoriale di tali piccoli capolavori di fantasia. Ok, via l'aura magica, via il rito della sala buia a Natale, eccetera. Ma come possiamo accettare che la Walt Disney stessa, in un accesso di furore iconoclasta, produca "Cenerentola 2"? Ma come, come può esistere qualcosa dopo "e vissero felici e contenti"? Il principe e la ragazza, radiosi, salutano e stop, titoli di coda, musica celestiale. Quello che viene dopo è pornografia dell'immaginario collettivo. Non è più fiaba, e non è più "pezzo unico". È la tristezza della serialità... Ed infatti, questi prodotti sono pensati e realizzati per le poche pretese del mercato televisivo. Tremate: gli zombi spaventosi di "Peter Pan 2", "Dumbo 2", "Il Libro della Jungla 2" eccetera, stanno strisciando verso di noi, si ciberanno dei nostri ricordi di piccoli spettatori cresciuti, e mangeranno anche quelli freschi freschi dei nostri bimbi. Giustamente, la Disney si misura col mercato: i maggiori introiti vengono dalla tv e dalla vendita delle cassette. Ma la multinazionale non può non considerare che, cannibalizzando senza pietà la propria produzione migliore, fa vacillare il proprio prestigio mondiale. Unica consolazione degli attuali dirigenti può risiedere nel fatto che, cattivi come sono, andranno all'inferno, che è sorte migliore di quella che toccherebbe loro se invece incontrassero, in paradiso, un certo incazzatissimo Walt.
Devo ammetterlo, inutile cincischiare: sto affrontando un periodo in cui riesco a stento a stare al passo con le uscite quotidiane di questa rubrica. Succede spesso, purtroppo, che il tempo da dedicare a queste poche ma terapeutiche righe, a questo necessario drenaggio notturno di tutto il pensato e non detto, venga sottratto da obblighi non procastinabili: mangiare, dormire, la famiglia, il lavoro, le repliche di Star Trek, in ordine crescente di importanza. Mi sono interrogato per giorni, vi confesso, su come poter riempire questo spazio. Avevo bisogno un'escamotage, di un qualcosa che servisse ad arrivare a fine pagina. Mi serviva lo scoop. È così che gli elementi dello stratagemma a cui ricorrere si sono assemblati alla perfezione nella mia mente come mattoncini di Lego. Altro che le liste di Gelli sequestrate a Castiglion Fibocchi: avrei pubblicato il segretissimo elenco di una delle organizzazioni occulte che da anni operano clandestinamente sul suolo italiano, più pericolosa di Gladio, un po' meno dei salesiani: i R.U.T.S., i Rincoglioniti Un Tempo Stimabili. In senso artistico, s'intende. Sto rischiando, è vero, ma sono compiti di cui, in un paese civile, qualcuno si deve fare carico. Ecco quindi in esclusiva il registro dei membri, riportati in ordine sparso, senza distinzione tra quelli che hanno fatto domanda d'iscrizione, e quelli che l'hanno ottenuta ad honorem: Stefano Benni (perché se in Italia esistesse un editore serio, impedirebbe ad uno che ha scritto "Terra" e "Comici spaventati guerrieri" di propinarci "Baol" e "La Compagnia dei Celestini"); Michele Serra (da ben prima che Cuore chiudesse, e comunque quando si dilunga oltre la cartella); Serena Dandini (da quando ha iniziato a ritenersi una conduttrice, piuttosto che un'ottima autrice e spalla); Fabio Fazio (che ricordiamo quasi con commozione animare i pianobar di Vittorio Bonetti, mentre oggi ci tocca vederlo ciondolare attorno al piano a coda di Claudio Baglioni); Vauro (dal giorno in cui, per puro caso, la sua vignetta sul manifesto risultò uguale a quella di Forattini su Repubblica); Vincino (da quando ha assunto l'aspetto di uno che non ha più bisogno della legge Bacchelli); Stefano Disegni (dal giorno in cui, per risparmiare tempo, ha scoperto che, cambiando la battuta, poteva disegnare i box delle strip tutti uguali); Gregorio Paolini (da quando è passato alla Rai pensando che Target si potesse rifare anche senza le riprese dall'alto di Gaia De Laurentiis, e perché, comunque, qualcuno deve pur pagare per un programma come Convescion); Michele Santoro (da subito dopo Samarcanda, escluse alcune memorabili puntate di Sciuscià in cui non appariva in video); Piero Chiambretti (da quando ha abbandonato la domenica pomeriggio di RaiTre); Bruno Voglino (che quella rete l'ha inventata, per non essersi accorto che c'è uno con la stessa faccia che fa il preside della scuola di Saranno Famosi); Lello Arena (da quando ha abbandonato la smorfia: sia quella della faccia, sia il gruppo di cabaret); Teo Teocoli (per essersi ritenuto in grado di scrivere i propri testi; per l'insistenza con cui propone un improbabile sdoganamento di Massimo Boldi; e perché non se ne può più, francamente, della macchietta di turno che si mette a ballare); Paolo Rossi (da quando ha preso a sopravvalutarsi e credersi Dario Fo); Dario Fo (da quando ha cominciato a sminuirsi e credersi Paolo Rossi); Sabrina Ferilli (per essere stata grande una sola volta, ne "La bella vita" di Virzì, l'unico film in cui non recitava in romanesco, e qualcosa vorrà pur dire); Francesco Nuti (per aver scelto di sopravvivere artisticamente allo scioglimento dei "Giancattivi"); Carlo Verdone (perché nella vita si è un sacco belli una volta sola, poi si cresce); Gabriele Salvatores (non saprei dire se già prima di "Mediterraneo" o dopo "Sud"); Diego Abatantuono (non saprei dire se dopo "Eccezzziunale Veramente" o prima di "Mediterraneo"); Paolo Villaggio (quando non si presenta nei panni di Fantozzi, credendosi Paolo Villaggio); Edoardo Bennato (a partire da "Ok Italia", ma forse anche prima); Jovanotti (per aver insegnato a tutti che la nascita di un figlio ti cambia, ma mica sempre in meglio); Francesco Baccini (che, dal momento che in giro non si sente più il suo, ha smesso di fare altri nomi e cognomi); Francesco De Gregori (da "Catcher in the sky", il primo dei 6 album live - spesso doppi, qualche volta tripli - che ha pubblicato); Eugenio Finardi (da "Dolce Italia" compreso, perché uno che cantava "Musica Ribelle" non può permettersi di scrivere versi come "Mia dolcissima piccola fragola / vorrei raccontarti una favola..."); Antonello Venditti (da sempre). In più permettetemi con ben poca modestia, in considerazione dei personaggi che popolano la lista, di aggiungere me stesso, da quando ho iniziato a scrivere cose per tappare i buchi.
Dopo il golpe sui messaggini SMS, sui quali lo scorso anno gli operatori di telefonia mobile hanno fatto cartello per continuare a praticare verso i propri clienti un prezzo vergognoso (quantificabile in 1,25 vecchie lire per ogni singola lettera scritta) i gestori dei nostri cellulari hanno trovato un nuovo albero della cuccagna: il GPRS. Avrebbe dovuto garantirci una velocità di connessione alla rete pari almeno a quella dei modem domestici. Invece oggi ero sull'Eurostar, a Firenze ho provato a collegarmi per scaricare una singola e-mail, e a Milano ho trovato sulla soglia di casa una gentilissima tartaruga che mi aveva portato il floppy a piedi. Eppure non è la scarsa velocità il maggior problema del servizio GPRS: neanche a dirlo, infatti, anche in questo caso l'ostacolo è rappresentato dal prezzo. Scaricare un kilobyte costa 3 centesimi di €. Un'immagine di Fernanda Lessapesa almeno 80 kilobytes, e viene così a costare 2,4 €, poco meno di una copia di GQ (322 pagine, almeno 200 fotografie). Secondo i nostri calcoli, Alessia Merz si è fatta ritrarre in almeno trecento foto di nudo: scaricarle attraverso il GPRS verrebbe a costare 630 € (1.200.000 lire) che, se consegnassi direttamente a lei, sono convinto mi garantirebbero comunque un servizio, ma molto più che fotografico. Allo stesso prezzo della visione di un video porno ci si può permettere di sostituire la pelle d'orso davanti al camino con Rocco Siffredi in persona. Il bello è che nella pubblicità mi chiedono "How are you?", come stai? Non benissimo, direi: sono reduce dallo scaricamento di due presentazioni di Power Point sul palmare. In compenso pare che il mio strozzino se la stia spassando alla grande.
Al gabibbo di destraGiuliano Ferrara va riconosciuta l'abilità di saper, nel bene e nel male, "fare notizia". Questa volta, inoltre, merita tanto di cappello per la trovata dell'annuncio, ieri sul Foglio, della pubblicazione di un testo esclusivo di Oriana Fallaci. Oggi l'arcano è stato svelato: il quotidiano dell'elefantino ha pubblicato un inserto di quattro pagine nel quale è riportata integralmente la querela (molto probabilmente redatta di proprio pugno, considerati i toni) che la Fallaci ha sporto contro l'editore, il direttore e il giornalista Pietrangelo Buttafuoco. Quest'ultimo sarebbe colpevole di aver osato rispedire al mittente il "fuck you" amichevolmente indirizzato dalla scrittrice da esportazione al presidente dell'Unione Musulmani d'Italia. In sostanza, Buttafuoco, mandandola a sua volta a fare in culo, avrebbe lasciato intendere che era intenzione della Fallaci dedicare il "fuck you" ad un'intera religione e non ad un singolo personaggio. La vegliarda dimentica di aver dichiarato, sul Corriere, che tutte «le regioni musulmane dell'Africa» finanziano il terrorismo; che «le moschee di Milano e di Torino e di Roma traboccano di terroristi in attesa di far saltare la Cupola di San Pietro». E di aver definito «stupide» le donne che accettano il chador; «scimunite» quelle che non vogliono farsi fotografare; «minchione» quelle che sposano uno «stronzo» con altre tre mogli. C'è tra i lettori un volonteroso avvocato disposto a raccogliere le querele delle succitate categorie, inequivocabilmente diffamate, in cambio di una percentuale sul risarcimento? Fatelo, almeno per una questione di educazione: rifiutare doni è scortesia. E la fallace Fallaci non si è mai dimostrata avara nell'elargire minchiate.
La tregua che la stampa americana ha concesso al presidente George W. Bush è durata qualche mese, giusto il tempo necessario perché la popolazione metabolizzasse la tragedia delle Twin Towers e riacquisisse la facoltà di giudizio che gli impeti patriottici avevano comprensibilmente azzerato. Un'orda di giornalisti è scesa in campo contro l'amministrazione per porre l'accento sulla superficialità con la quale la Casa Bianca ha accolto gli allarmi che provenivano da più parti. Si viene così a sapere che un istruttore di una scuola di volo di Phoenix chiese di controllare uno studente sospetto che in seguito è risultato essere uno dei possibili dirottatori; che, sempre a Phoenix, due mesi prima dell'attacco al World Trade Center, un'agente dell'FBI segnalò che alcuni uomini della rete di Bin Laden si erano infiltrati all'interno di scuole di volo americane; che il 6 agosto la CIA consegnò al presidente un rapporto riguardante il rischio di dirottamenti aerei da parte di cellule di Al Quaeda; che sempre la CIA, il 21 agosto, diramò un comunicato nel quale si faceva presente la comparsa sul suolo americano di due dei kamikaze che pochi giorni dopo si sarebbero schiantati contro il Pentagono; e, infine, che il 6 settembre un agente dell'FBI ipotizzò che alcuni terroristi volessero appropriarsi di un aereo di linea per colpire le Torri Gemelle. «Quelli della CIA e dell'FBI erano allarmi generici. - ha sostenuto il presidente Bush, rispondendo alle accuse e fugando qualsiasi dubbio riguardo all'efficienza della propria amministrazione - Non ci hanno dato dati a sufficienza: quella mattina mi sono dovuto mettere davanti alla tv per sapere quale piano delle Twin Towers sarebbe stato colpito».
Silvio Berlusconi, in vista delle amministrative, ha ritenuto opportuno radunare tutti gli aspiranti sindaci della Casa delle Libertà per declamare il fondamentale "Vademecum del candidato". Il succo è che il forzaitaliota ideale, per essere perfetto, deve assomigliare a lui; avere la medesima visione naïf della politica, della vita, del mondo e, soprattutto, dei cittadini che amministra (equiparati al pubblico della tv, che «ha sì e no la seconda media, e neppure fatta stando sempre al primo banco»). Berlusconi, in pratica, alla pari di Dio, ritiene che l'uomo sia fatto a propria immagine e somiglianza. In più, esprime strategie al cui confronto il "votAntonio" di Totò sembra concepito da un genio del marketing animato da un più nobile concetto della politica: «utilizzare lo stesso discorso, senza cedere alla tentazione di cambiarlo ogni volta»; «dichiarare di desiderare una città più bella, più ordinata, più pulita e più sicura»; «proporre al massimo tre concetti: sarete fortunati se il pubblico ne capirà uno»; «ripetere spesso nome e cognome del proprio interlocutore: per chiunque sono la musica preferita»; «stringere mani e fare complimenti come "che bella cravatta", "che bel sorriso"» e, infine, gridare «Viva (nome del paese). Viva Forza Italia. Viva la libertà!». Sono istruzioni da seguire con cura, con qualche cautela: un sindaco che aveva preso alla lettera il consiglio sui complimenti ha speso una fortuna per ristampare manifesti con i connotati cambiati, dopo aver sussurrato ad una delegata «Che bel culo!». Il "Vademecum del candidato" è la summa del pensiero di un magnate che desidera veder riconosciuta come unità di misura europea la propria statura di statista. Se dovesse accadere, Helmut Kohl potrebbe vantarsi di essere alto circa uno statista e mezzo.
Diciamo la verità: la Ferrari è simpatica quanto la Juventus. Quindi, più o meno, quanto una zanzara una sera che state facendo il barbecue e l'Autan è finito. Pur supportate da tifoserie di stampo nazional-popolare, hanno dirigenti che hanno come vocazione lo stare sulle palle: sono vanagloriosi e tracotanti. Ricchi. Presuntuosi. E, soprattutto, sfacciati. Ecco spiegate sia l'infausta decisione di favorire un fastidioso Big-Jim crucco ai danni del compagno di squadra che era primo a pochi metri dal traguardo, che le insensate dichiarazioni di Luca Cordero di Montezemolo a fine gara: «Mi spiace, ma lo rifarei: noi siamo in Formula 1 per vincere in modo leale, e l'abbiamo fatto». Se il Milan avesse vinto un ipotetico campionato battendo all'ultima giornata un'altra squadra della medesima proprietà a cui fosse stato dato l'ordine di perdere, avremmo gridato alla frode. E Berlusconi avrebbe avuto la sfacciataggine, ma anche l'intelligenza di negare. Montezemolo no. Del resto, è alla lungimiranza del rampollo acquisito di casa Agnelli che dobbiamo due delle iniziative più catalizzatrici di sfiga degli ultimi anni: l'ideazione di "Ciao", l'orribile e invenduta mascotte dei mondiali di Italia '90, e il lancio del portale "CiaoWeb". «Ogni tanto, alle ragioni del cuore dobbiamo mettere avanti le ragioni del cervello» ha dichiarato ai giornalisti il blasonato scendiletto umano dell'Avvocato, citando due optional che ha intenzione di farsi installare a breve. Se corrisponde al vero la voce secondo la quale sarebbe il figlio illegittimo di Gianni Agnelli ed Edwige Fenech, forse allora Luca Cordero di Montezemolo avrebbe potuto avere una chance di rendersi utile al mondo: nascendo con le tette.
Ancora oggi, dopo trent'anni, esistono "compagni che sbagliano". Questa volta sono quelli de l'Unità, che hanno fatto appello all'antifascismo di Fiorello perché la smettesse di imitare 'GnazioLa Russa: «Non si possono dare attestati di simpatia ad un post-fascista erede di Mussolini». Alla redazione del quotidiano diretto da Furio Colombo serve, evidentemente, un ripassino veloce di alcuni assunti. Che la simpatia non corrisponde necessariamente alla stima, innanzitutto, e che è sempre bene evitare la responsabilità di un clamoroso autogol, chiedendo ad un comico di censurare la parodia di un personaggio mal sopportato, ma rappresentato - parole dello stesso La Russa - come «un uomo delle caverne, un selvaggio di destra ossessionato dalla virilità». Dà fastidio che il deputato di Alleanza Nazionale usi il tormentone "digiamolo" a proprio vantaggio? Male fece, anni fa, Massimo D'Alema a prendersela a male quando Striscia la Notizia mise in piazza uno dei suoi tic, una debolezza, il "fut fut" che l'ha umanizzato e sdoganato nelle case di milioni di casalinghe. La Russa, al contrario, pur dipinto come un troglodita secondo il quale l'uomo, per essere uomo, non deve indossare biancheria intima di Calvin Klein ma mutande Ragno, usare il borotalco al posto del più indicato pane grattugiato o far arrivare la forchetta nel piatto prima del pizzetto, perché «il vero uomo sporca là dove la donna deve pulire», ha reagito di contropiede. La sinistra, escluse rare ma apprezzabili eccezioni, ha sempre avuto, suo malgrado, il monopolio dello sberleffo, dell'ironia, della presa per i fondelli. Ed è triste costatare che nel corso degli anni abbia disimparato a ridere, un po' di tutto, ma soprattutto di sé.
Se c'è una morale, nell'assassinio di Pim Fortuyn, è «mai lamentarsi del brodo grasso». Fortuyn viveva nel paese più civile e prospero del pianeta, e invece di farsi una canna in un coffee shop in onore della sua buona stella si è messo a lanciare proclami allarmistici: l'Olanda è piena, e se lo Stato continuerà ad accogliere gente da fuori, non sarà più in grado di garantire livelli di vita pazzescamente alti, ma solo decisamente alti. Idem con patate per il suo assassino, Volkert van der Graaf: viveva in un paradiso in cui il leader di destra è un dandy gay spiritoso e libertario (non fascista, semmai molto egoista), e, invece di farsi una canna in un coffee-shop per ringraziare il Cielo, ha deciso di spedirci Pim Fortuyn. Entrambi hanno pagato cara la loro ingratitudine - molto più cara Fortuyn, che, oltre ad averci rimesso la pelle, verrà tumulato in Friuli invece che in Olanda, dove i cimiteri sono forniti di biblioteca e teatro, e i defunti hanno diritto a un'ora di sesso settimanale con i partner sopravvissuti. Ma perché, invece di accontentarsi e godere, 'sti due olandesi viziati sono andati a cercarsi rogne? Possibile non capissero che gli olandesi, per farsi perdonare dal resto dell'umanità l'intollerabile culo di stare in Olanda, sono obbligati ad essere più democratici, nonviolenti e tolleranti di tutti gli altri popoli? E soprattutto, cosa dovremmo fare noi, italiani, francesi, austriaci, con i nostri paesi sfigati e i nostri demagoghi cazzuti e bercianti?
Qualche mese fa la mia casella di posta elettronica è stata invasa da e-mail contenenti testi discriminanti e traboccanti odio verso atei, femministe, coppie conviventi, abortisti, omosessuali, islamici ed ebrei, che avevano come mittente un'associazione di genitori cattolici. Ho rispedito tutto indietro prendendo a prestito la frase conclusiva di un articolo di Michele Serra (firmato con lo pseudonimo "Mario Prete") su Cuore dell'agosto 1991, e il fondatore ha sporto querela per ingiurie. Il tribunale ha decretato che avevo torto e mi ha inflitto una multa di 500 euro. Detto tra noi: i soldi meglio spesi da che ho il portafogli. Ora so quanto costa un vaffanculo in faccia ad un topo da confessionale con la vocazione da inquisitore e, credetemi, ne vale la pena. Serra, di articoli come quello, non ne scrive più. Andrebbe perseguito per aver occultato il cadavere di Mario Prete nel passato in cambio di un monolocale di carta su Repubblica. E per essersi intestardito ad indossare i panni del Peter Pan cresciuto che ha dimenticato illuminanti interventi come questo: "Autostrada, notte. La voce umana è così rara e attesa che qualunque stazione dalla quale qualcuno, alla buonora, parli, diventa la mia stazione. Uscendo da una galleria, finalmente, una voce. È la voce di un uomo adulto, con leggero accento padano, che risponde alle telefonate degli ascoltatori. È don Gabriele dai microfoni di Radio Maria. Resto in ascolto per un tempo lungo come tutta la Liguria. Don Gabriele è un esorcista. E fin qui, niente da dire, anzi: ho del Male una grande considerazione. Ci vivo insieme, insomma, come tutti. Ma il male, per don Gabriele, evidentemente non è un tema appassionante. A don Gabriele, insomma, del Male non gliene frega un cazzo, e tantomeno dei Malati. Gente triste e disgraziata, evidentemente indifesa di fronte al Sapere di questo mediconzolo dello spirito, recita al telefono una interminabile serie di sciagure, infelicità, tumori, disadattamento. Don Gabriele non ride e non piange, non sorride e non si commuove. Non gli viene mai, pietosamente, la voglia di prendere per il culo la massaia che implora l'intervento divino per guarire dalla gastrite. Don Gabriele sbriga pratiche e sistema il mondo con quattro Pater-Ave-Gloria. Spiritualità e mistero meno di zero: tutto è scritto, basta seguire scrupolosamente le istruzioni, come con l'aspirina, e la salvezza è assicurata. «Sono infelice e mio marito ha il cancro», «preghi ogni mattina», «grazie», «prego». Pare che mezzo milione di persone affidino a questo megafono dello schiavismo spirituale la soluzione delle proprie pene. Ho sentito con le mie orecchie, mesi fa, un drogato dire a Radio Maria che è uscito dall'eroina «restando sulle ginocchia per due settimane, fino a farle sanguinare». E nessuno, ovviamente, gli ha detto che forse c'è più dignità nell'eroina che in queste schifose forme di auto-odio, di umiliazione, di paura, in questa sporca istituzionalizzazione del senso di colpa. Quelli come don Gabriele sono più pericolosi delle sette dei pazzoidi, in qualche modo oggetto di controllo sociale, circondate da diffidenza e fastidio. Radio Maria no, don Gabriele no: loro agiscono con la copertura ufficiosa (temo, anche, ufficiale) di un'istituzione socialmente accettata e rispettata come la Chiesa cattolica. E diffondendo superstizione, ignoranza, impotenza tra i più deboli, i più ignoranti, quelli che davvero credono che le ricettine di don Gabriele allontanino il Male e i malanni. Non ho mai creduto alla famosa "giustizia dell'aldilà". Ma l'altra notte è stata una delle (rarissime) volte che avrei voluto crederci: se Dio esistesse, a quelli come don Gabriele, farebbe fare il giro delle galassie a calci nel culo. Amen."
La notizia è del 12 aprile scorso: due portali, Virgilio e Clarence, scoprono contemporaneamente che su una pagina pubblica del sito di RaiNews24 è pubblicato il "coccodrillo" (ovvero l'articolo riguardante la morte di un personaggio pubblico, redatto prima che lo stesso sia deceduto) di Giovanni Paolo II. Il "coccodrillo" un modo di portarsi avanti con il lavoro: le personalità hanno quest'assurda mania di crepare di sera, quando le rotative sono già avviate. Roberto Morrione, il direttore del canale, l'ha presa male, annunciando di aver chiesto alla Procura di Roma di «accertare responsabilità in relazione a furto aggravato e accesso abusivo a sistemi informatici, nonché tutte le eventuali complicità in concorso con questi reati». Le pagine non erano state protette da password, né da avvisi che specificavano il divieto di accesso per gli utenti. Anche il Corriere della Sera, è risaputo, ha pronta un'intera prima pagina dedicata alla morte del pontefice ma, a differenza di Morrione, si assicura che il Papa sia realmente a rapporto dal principale, prima di pubblicarla. Se lo facesse per errore, avrebbe il pudore di non minacciare di querela gli 800.000 lettori rei di averla vista. «È come se uno avesse in casa un armadio chiuso con una chiavetta, e qualcuno lo scassina e porta via il materiale. - ha dichiarato al Barbiere della Sera il direttore di RaiNews24 - Questo qualcuno è un ladro e ha degli scopi evidentemente di tipo delinquenziale». In pratica, Morrione è partito per le crociate pretendendo che la consorte indossasse la cintura di castità, e ora si lamenta del fatto che in tanti abbiano letto le parole che vi fatto incidere come promemoria per il proprio ritorno: "Le chiavi sono sul tavolo, accanto alla frutta".
C'è da ravvisare una certa soffocata ambiguità nel modo in cui la stampa ha dato notizia dell'omicidio dell'integralista olandese Pim Fortuyn. Lo scorso 20 marzo nessuno dei nostri quotidiani ha titolato "Ucciso l'economista eterosessuale Marco Biagi"; nel caso di Fortuyn, invece, gli zelanti organi d'informazione hanno ritenuto opportuno segnalare che ad essere morto ammazzato, questa volta, è stato un gay. La Repubblica di oggi, in un occhiello a pagina 3, è andata oltre: "Ostentava la sua omosessualità, ma attaccava i tossicodipendenti". Dietro quel "ma" sta tutto un mondo di intolleranza probabilmente inconsapevole e quindi pericolosamente latente che lascia intendere: anvedi la sfacciataggine di questo inferiore, che si permette il lusso di denigrare altri subnormali. Quel "ma" definisce i primi fondamenti di una matematica discriminatoria: una semplice equazione di primo grado nella quale "il tossicodipendente sta ad x come x sta ad omosessuale", e l'incognita rappresenta la malattia. Un gay di destra è una contraddizione in termini, un diverso talmente sfrontato da tentare di violare due tabù in una volta sola. L'arena mediatica si ritiene evidentemente autorizzata a riservare una certa indulgenza nel giudicarne la perversione delle idee: il rigore va tenuto tutto in serbo per condannarne la presunta depravazione sessuale. Si è preferito, insomma, cercare la corruzione morale in ciò che di strano Pim Fortuyn faceva con la bocca, piuttosto che individuarla quando la utilizzava normalmente per parlare. L'unico appunto interessante riguardante la sfera erotica del dandy olandese è che doveva essere un asso nella pratica del sesso cerebrale, considerando il fatto che pensava col culo.
Diamine, è successo di nuovo: qualcuno "rema contro" e non lascia governare Silvio Berlusconi. L'ormai scarsa originalità dell'accusa poteva essere controbilanciata dalla scelta di una causa più singolare: il ventaglio delle opzioni più credibili comprendeva l'estremismo islamico, le sette religiose, i monsoni, le piogge acide, la deriva dei continenti, la quinta malattia, l'NSA, il cedimento strutturale, Pietro Valpreda, Marilyn Manson. E invece, ancora una volta, la colpa è della sinistra, «di una squadra che invece di giocare insieme a noi per fare i gol nell'interesse del Paese, gioca contro e ci impedisce di fare quei gol che servirebbero all'Italia». Parole che confermano quanto l'assurdità di una situazione in cui permane un preoccupante problema di conflitto di interessi stia sì creando confusione nell'intero paese, ma soprattutto nella mente dello stesso premier, a cui, nelle vesti di Presidente del Consiglio, escono dichiarazioni da Presidente del Milan. Berlusconi incalza: «Nel contratto con gli italiani ci siamo impegnati a creare un milione e mezzo di posti di lavoro. In pochi mesi siamo già arrivati a quasi 400 mila. Se potessimo fare le riforme senza incontrare le resistenze delle forze di conservazione, come è successo sull'articolo 18, potremo raggiungere obiettivi ancora più alti». Insomma, cribbio: la vuol piantare questa benedetta sinistra di fare la sinistra? Le incrollabili certezze del Rockerduck nostrano fanno tenerezza, e nutrono una flebile speranza: che la sinistra davvero esista. Di questo, del resto, è convinto più lui di noi, anche se afferma che «il pendolo, andato in passato verso sinistra, è ormai orientato sempre di più verso il centrodestra». Nell'immaginario Berlusconiano, insomma, è un po' come se l'Europa si stesse aggiustando il pisello.
L'ex campione di sci Alberto Tomba è stato assolto dall'accusa di frode fiscale per 23 miliardi non dichiarati, riscossi da contratti di sponsorizzazione "paralleli". Non stupiscono tanto l'entità della cifra o le conclusioni della sentenza, quanto le motivazioni. Peccato che il giudice, certo che qualsiasi parola scritta sarebbe risultata incomprensibile allo sciatore, abbia deciso rendere oscuro a chiunque il significato della propria decisione, facendo abuso di vocaboli obsoleti o appartenenti al dizionario "Italiano-Klingon/Klingon-Italiano": «i non obliterabili aspetti formali possono in questo quadro essere ricondotti alla descritta sconoscenza sesquipedale di aspetti fondamentali della vita di relazione e fondare un dubbio concreto sulla sussistenza dell'elemento psicologico non solo sul disvalore degli atti compiuti, ma sul loro stesso significato». In sostanza: Tomba è stato assolto per ignoranza. È in ogni caso lecito chiedersi se il giudice non meriti, al contrario, di essere condannato per saccenza: dire "sesquipedale" al posto di "grande" dovrebbe essere considerato reato, alla pari dell'evasione fiscale. Sconcerta in ogni caso il fatto che l'ex sciatore, dopo opportuna traduzione, abbia gioito per una sentenza che lo ha descritto come «fanciullo inconsapevole», incapace di «condurre una vita di relazione, che comporta anche lo scambio di danaro con modalità universalmente conosciute». È come essere esonerato dal servizio militare, ma trovarsi stampata sui propri documenti la motivazione: "è un coglione". L'accusa, chiedendo 10 anni di reclusione, si è dimostrata indubbiamente più clemente. La seduta si è conclusa in anticipo, alle 19:25, per permettere all'ex campione di non perdere la nuova puntata di "Dragonball GT".
Tutti avrete probabilmente letto la puntata della rubrica nella quale ho dichiarato ufficialmente che per raggiungere la pace interiore mi sarebbe bastato conoscere un nome soltanto, quello del responsabile della programmazione di Italia 1 a cui si deve lo stupro, l'omicidio e il successivo occultamento del cadavere di parecchie serie televisive di successo. E invece no, non è vero: mentivo, oppure ero inconsapevole delle mie parole. Un solo nome non mi basta più: ora voglio anche le generalità della persona che ha in carico la definizione del palinsesto di Canale 5. Non sono per la giustizia sommaria: desidero solo che venga incriminato. Mi accontento di un reato minore, tipo "maltrattamento di neurone" o "porto abusivo di cervello". Basta che paghi. È il minimo, del resto. Nel medioevo erano di moda sevizie che potrebbero essere considerate persino umane, se messe a confronto con la messa in onda da anni, intorno alle 2 e 20 del mattino, della replica di un avanzo di magazzino degli anni '80: "I cinque del quinto piano". La riproposizione all'infinito delle insulse storie della famiglia di minus habens ideata da Umberto Simonetta (per farvi capire: quella composta dalla coppia Edoardo e Gisella e i figli Gianfilippo, Stefania e Simone) conferma lo scarso rispetto che la tv nutre per "quelli della notte", ed ha un colpevole: lo stesso dirigente che, in 24 ore di programmazione, è riuscito a ricavare un o spazio per "Don Tonino", ma non per le nuove puntate de "I Sopranos", di "NYPD Blue", di "Ally McBeal". Ecco, io di questa persona voglio nome e indirizzo: mi serve per fargli recapitare un lama che gli sputi in mia assenza.
«Se abbiamo sbagliato dobbiamo pagare, perché l'errore di un poliziotto ricade sulle istituzioni»: parole di Gianni De Gennaro, capo della Polizia, spese per commentare gli abusi da parte dei propri agenti contro i manifestanti del Global Forum a Napoli. Fidiamoci e auguriamoci quindi l'incriminazione dei cento poliziotti che hanno formato una catena umana attorno alla questura, ammanettandosi l'uno con l'altro, per impedire l'ordine di custodia nei confronti di otto colleghi. Fare il poliziotto è un lavoro: se non si è portati, si può sempre aprire una panetteria. Se il ruolo che si ricopre è quello di garante delle regole, non è ammissibile che le si infranga ostacolando la giustizia. Esattamente come non ci si aspetta che un chirurgo ci squarti perché gli stiamo sulle palle. Ad un tutore dell'ordine è quindi richiesto di reprimere l'irrefrenabile voglia di prendere a calci in faccia i manifestanti arrestati, tentare di sodomizzarli con il manganello, imporgli di fare flessioni, gridare "Viva il Duce" o, come risulta dagli atti, di sottoporre un paraplegico a perquisizione anale. A Napoli, parte degli angeli che dovrebbero vegliare per preservarci dalla violenza hanno arrestato solo due manifestanti: pochi per giustificare le randellate inferte e riprese dalla tv. Così han pensato bene di perlustrare gli ospedali per raccattare nuovi feriti (alcuni dei quali non avevano partecipato alla dimostrazione) da far passare al vaglio del manganello. In mancanza di armi sequestrate, hanno poi dichiarato di essere stati aggrediti attraverso lacci di scarpe, collane, orecchini. Un girotondo di cento pirla ha insomma celebrato la dura vita del pulotto, bersagliato da lanci di letali brillantini di Swarovski.
Il ministro per le riforme Umberto Bossi ha annunciato che sottoporrà al Consiglio dei Ministri una proposta di legge per «porre fine alla prostituzione e alla pornografia libera». Bossi è uno che sul sesso ha le idee chiare: l'uomo de hüra e la donna de hòta. Per questo ha ritenuto opportuno metterci a parte dell'idea salvata nello slot numero tre. Il leader della Lega, infatti, in assenza di eventuali espansioni o hardware aggiuntivo, ha una capacità pari a quella di una memory card della PlayStation: lo slot numero uno è occupato da generalità e indirizzo, nel caso si perdesse; il due dall'e-book "Storia, origini e prospettive della Fonduta"; il tre è condiviso tra le funzioni fisiologiche principali, un vocabolario di base, un antivirus, una vecchia partita di Pac-Man e la nuova, geniale intuizione: «Penso alla costituzione di Eros Center, nelle città grosse, per togliere dalla strada la prostituzione, in maniera che la campagna possa garantire il futuro della società». A rischio delle immediate dimissioni del correttore ortografico di Word riporto anche l'acutissima chiosa del ministro: «La vergognosa prostituzione di strada è ormai un'alternativa sessuale alle mogli». L'intervento ha dato origine ad un tafferuglio, immediatamente sedato, quando un tesserato ha risposto «...Se è per questo anche alle pippe», e Maroni l'ha presa sul piano personale. La legge proposta dal maître à penser lumbard mette fine ad una vergogna: relegare le zoccole al ruolo di seconda scelta è discriminante. Se desiderano una reale alternanza con le mogli è giusto che imparino anche a fare di bucato, lavare i piatti, e soprattutto stirare, che il Consiglio dei Ministri è sempre di mattina presto, e bisogna andarci vestiti da sciuri, mica con la camicia spiegazzata.
Forse perché meno nazionalisti dei francesi, pur avendo nella manica assi come Berlusconi, Bossi e i Carabinieri, noi italiani siamo stati avventati nel ritenerci per eccellenza la barzelletta d'Europa. I cugini d'oltralpe questa volta sono stati più lungimiranti, scegliendo con cura l'uomo che si sarebbe rivelato determinante per soffiarci il posto sul podio: Jean-Marie Le Pen. Le dichiarazioni del leader del Front National sono state infatti decisive ai fini della vittoria: «Non si può dire che il partito nazista fosse un partito di estrema destra, né il partito fascista. Il fascismo e il nazismo sono figli della Rivoluzione francese, dei movimenti di sinistra, innanzitutto socialisti». Si perde quando non si valorizzano le risorse a disposizione; entrambi, infatti, avevamo in dotazione un vecchio riconglionito: i francesi sono riusciti a fare arrivare il proprio a destabilizzare le urne, noi abbiamo mandato il nostro da Costanzo a bere le urine. Rispondendo al vescovo De Berranger, che nei giorni scorsi l'aveva accusato di xenofobia, Le Pen ha affermato: «Sul problema immigrazione sono d'accordo con il Papa». Dal canto suo, preso atto troppo tardi dell'esistenza di Le Pen, Giovanni Paolo II sta considerando la possibilità di rivedere le proprie posizioni su aborto e uso del preservativo. In effetti, non si può non evidenziare quanto il destino si sia rivelato beffardo nei confronti di Jean-Marie Le Pen, costringendolo a vivere 73 anni vestendo panni da squallido razzista, quando avrebbe potuto da subito chiudere la carriera in gloria rivelandosi un ottimo pompino. Le Pen, infine, si è autodefinito "l'ultimo socialista rimasto in Francia"; l'ultimo che rimaneva a noi è stato confinato ad Hammamet per molto meno.
Sarà stato un caso, ma proprio nel momento in cui la Francia si è scoperta un 15% più a destra di quanto immaginasse, stavo rileggendo "Lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana". In particolare, le ultime parole di un padre che immagino augurasse alla figlia di non dover essere testimone di giorni come questi. Io, stasera, non sono in grado di descrivere cosa vuol dire essere di sinistra (o anche semplicemente diversi da chi ha votato Le Pen) con parole migliori delle sue: «Cara Gisella, quando leggerai queste righe il tuo papà non sarà più. Il tuo papà che ti ha tanto amata malgrado i suoi bruschi modi e la sua grossa voce che in verità non ti ha mai spaventata. Il tuo papa è stato condannato a morte per le sue idee di Giustizia e di Eguaglianza. Per me la vita è finita, per te incomincia, la vita vale di essere vissuta quando si ha un ideale, quando si vive onestamente, quando si ha l'ambizione di essere non solo utili a se stessi ma a tutta l'Umanità. Un giorno sarai sposa e mamma, allora ricordati delle raccomandazioni di tuo papà e soprattutto dell'esempio di tua mamma. Studia non solo per il tuo avvenire ma per essere anche più utile nella società, se un giorno i mezzi non permetteranno di continuare gli studi e dovrai cercarti un lavoro, ricordati che si può studiare ancora ed arrivare ai sommi gradi della cultura pur lavorando. Mentre ti scrivo ti vedo solo nell'aspetto migliore, non vedo i tuoi difetti ma solo le tue qualità perché ti amo tanto: ma non ingannarti perché anche tu hai i tuoi difetti come tutte le bambine (ed anche i grandi), ma saprai fare in modo di divenire sempre migliore, ed è questo il modo migliore di onorare la memoria del tuo papà. Tu sei giovane, devi vivere e crescere e se è bene che pensi sovente al tuo papà, devi pensarci senza lasciarti sopraffare dal dolore, sei piccola, devi svagarti e divertirti come lo vuole la tua età e non solo piangere. Il tuo papà».
Siamo una nazione di buoni, in fondo, se ancora non ci siamo stancati di accorrere come infermierine al capezzale di un settantaduenne ottenebrato e rompipalle. In qualsiasi altro angolo del mondo Marco Giacinto Pannella sarebbe stato messo in condizione di godere il meritato riposo, spendendo inconsciamente la vecchiaia preda dei fumi dell'helzheimer, immerso nel verde di una lussuosa casa di riposo. Massimo rispetto per le vittoriose battaglie giovanili e l'impeto degli anni verdi. Ora però è tempo degli Anni Azzurri: dodici residenze dotate di massima cura igienica, reparti all'avanguardia per non autosufficienti, soggiorni in località climatiche. Da troppo tempo ormai questa nazione ha un gatto nero appeso ai coglioni che si sente legittimato, perché tollerato, ad avventarsi su qualsiasi inutile causa. Stavolta, contro la mancata elezione dei due giudici della consulta, ha bevuto la propria urina proprio nel giorno in cui, forse per empatia, Silvio Berlusconi vomitava merda su Biagi, Santoro e Luttazzi. Oggi, dopo aver visto ridicolizzare l'istituzione dei referendum e una protesta estrema e dignitosa come il rifiuto di cibo e acqua, è forse ora di affermare che un paese civile ha bisogno di riforme fatte sulla base di discussioni e confronto, non ricatti. Quest'uomo è a favore dell'eutanasia: è forse venuto il tempo che crepi, se ne ha voglia, senza che le istituzioni debbano fingersi crocerossine preoccupate. Diamo a Marco Giacinto una ventina di gocce di Serenase due volte al dì, non ulteriore credito, se non vogliamo che la prossima volta Cofferati si senta legittimato a rapire il PierSilvio pur di assicurarsi che papino ceda sull'articolo 18.
Poteva essere l'idea di un'agenzia di PR, e invece l'ha avuta un vecchio svizzero depresso. Il monomotore da turismo che alle 17:47 di ieri ha sventrato il grattacielo Pirelli ha inaugurato uno dei più importanti eventi mondani che i giornalisti milanesi ricordino. Mentre la zona attorno a Piazza Duca D'Aosta si riempiva di curiosi videocamerati che si contendevano una foto o una ripresa, se non addirittura un souvenir di cemento armato nel caso in cui il Pirelli fosse imploso su sé stesso, i milanesi davano tutt'altro che prova di civiltà e dimostrazione di solidarietà. Pareva di assistere ad una partenza di Formula 1; si nasava nell'aria il desiderio più o meno celato dell'incidente, la bramosia di essere testimoni della storia mentre un pezzo di storia crolla: il pubblico, intralciando i soccorsi, si scopriva giornalista. I giornalisti, nel frattempo, improvvisavano una sorta di party davanti al centro di coordinamento della Protezione Civile, a debita distanza dal grattacielo, dal brusio del cittadino medio accorso in bicicletta, dall'ululare delle sirene che rendeva così arduo il chiacchiericcio redazionale. C'erano tutti, ad un passo dalla notizia, totalmente ignari di ciò che stava realmente accadendo: i pochi che si sottraevano al gossip sui colleghi saltavano da un allegro drappello all'altro, sbavando per qualche dato di prima mano. Un passante che si stava interrogando sulle cause della tragedia è stato scambiato per sicuro testimone oculare. Un minuto dopo era sepolto dai taccuini, mentre i cameraman accorrevano trafelati. Nel casino che si era creato mi sono chiesto come avessero fatto tutti a trovarsi, privati persino della possibilità di localizzarsi fiutando il canonico buffet.
Va detto: la rubrica di ieri era ignobilmente politicamente scorretta. Malgrado tutto, l'atteggiamento era preventivato: a volte il puro gusto della battuta prevarica la morale. In una delle più riuscite vignette di Vauro (criticata persino dall'allora direttore di "Boxer" Stefano Disegni), Berlusconi chiedeva al medico: «Come ha detto, dottore? Vergine? Toro?», e la risposta era «Cancro, ho detto Cancro». La risata in sé e per sé è spesso di cattivo gusto. E va bene che sia così. Ma è doveroso anche avere il coraggio della civiltà. Oggi, quindi, niente rubrica: c'è lezione. Ci sediamo e ascoltiamo in silenzio. Anch'io, che per primo ho da imparare qualcosa. Sale in cattedra Piergiorgio Paterlini, dal libro "Io Tarzan, tu Jane": "Quando volete dire - nel linguaggio istintivo, da bar - che avete avuto la meglio su qualcuno,che siete stati più furbi e più forti di lui, che l'avete fregato, che espressione usate? Ve lo dico io: «Gliel'ho messo nel culo». L'avrete detto, e sentito dire, migliaia di volte… Pensate. Gli eterosessuali, e in genere proprio quelli più antigay, utilizzano spontaneamente, istintivamente, continuamente la descrizione di un atto omosessuale per vantarsi, esaltarsi, per sottolineare le proprie grandi imprese. Altro che giornata dell'orgoglio omosessuale! Gli etero la festeggiano tutti i giorni. Il massimo della fierezza di sé, per gli eterosessuali, è compiere un atto omosessuale (o meglio: che loro giudicano tale): ficcarlo nel culo a qualcuno. Quando sono all'apice del loro orgoglio virile, gli eterosessuali si dichiarano dunque, davanti a tutti, omosessuali. Per vincere la battaglia contro la discriminazione non c'è bisogno di grandi discorsi sui diritti civili. Basterebbe spiegare agli eterosessuali quello che - da soli! - già fanno, dicono, pensano veramente in tutti i minuti; e un po' di informazione corretta per fare la più grande rivoluzione che abbiamo mai immaginato".
Il consiglio d'amministrazione della Rai ha approvato le nomine ai vertici delle reti e delle testate giornalistiche. A questa gestione va riconosciuto lo sforzo di non essere scesa a compromessi applicando la logica della spartizione: per evitare inutili discussioni, infatti, tutte le cariche sono state assegnate ad esponenti della destra. Nessun bilanciamento di appartenenze: Clemente Mimun è stato promosso alla direzione del Tg1, mentre l'autorità palestinese è rimasta a bocca asciutta. Approda invece alla poltrona di comando di RaiUno uno dei membri del cast di "Dom&Nika In": Fabrizio Del Noce. «Se è per questo - si è difeso l'ex giornalista appartenente all'area di Forza Italia - quelli per il programma di Jocelyn non sono stati i miei unici interventi in un contesto in cui la mia presenza risultava comica: figuratevi che sono stato addirittura parlamentare». Del Noce vede così coronata una lunga carriera, iniziata più di vent'anni fa sul un campo di battaglia, a Teheran: nei pochi istanti precedenti il suo primo collegamento in diretta la timidezza stava per avere il sopravvento; qualcuno gli suggerì di prepararsi con il miglior scioglilingua che conoscesse, e lui limonò con il cameraman. Momenti di imbarazzo in viale Mazzini per chi, ieri sera, a nomina ancora fresca, gli ha fatto presente di fare attenzione al consiglio d'amministrazione, e che dai suoi membri avrebbe dovuto ingoiare bocconi amari. Del Noce ha risposto: «Oh... beh, meglio che in faccia o sui capelli». Il nuovo direttore, a cui viene consegnata una rete che detiene la leadership degli ascolti, non teme la concorrenza: «Non è un problema: sono uno abituato ad avere il fiato sul collo da chi mi sta alle spalle».
Probabilmente il nome Antonio Tombolini non vi dice niente. Non lo conoscevo nemmeno io, prima che mi arrivasse a casa il "Pacco del diffidente". Conteneva varie prelibatezze, tra cui olio di Tigliano, pesto alla genovese fatto al mortaio, l'introvabile formaggio Bettelmat, prodotto da una manciata di fattorie piemontesi, da gustare assieme alla gelatina di Recioto. Il "Pacco del diffidente" era un'idea di Tombolini, creatore della bottega online Esperya: l'unico lampo di genio di un sito di e-commerce italiano da che esiste Internet. Doveva vincere la diffidenza dei clienti: dubbi su carta di credito, spedizioni e qualità dei prodotti. Per questo stilò un regolamento che dovrebbe rappresentare la bibbia per chi ambisce a raccattare qualche soldo dalla rete e, se proprio vogliamo un mondo migliore, del commercio in generale. Eccolo, in sintesi: 1) La legge dice: il cliente può cambiare idea entro 10 giorni dall'ordine /Per noi il cliente può cambiare idea quando vuole. 2) Il Cliente che cambia idea deve comunicarlo a mezzo lettera A.R. / E il telefono, il fax, la posta elettronica? Potete comunicarci di aver cambiato idea come preferite. 3) Se non si è soddisfatti del prodotto, bisogna dimostrare un vizio di fabbricazione. / Non c'è bisogno di dimostrare niente: il cliente non è soddisfatto e basta. 4) La merce contestata va restituita in confezione integra. / Come si può essere insoddisfatti senza avere assaggiato? Il Cliente non deve restituire niente. La qualità dei prodotti era tale che se ne discuteva in un forum libero, senza censure per i pochissimi insoddisfatti. Vi parlo di Tombolini perché quel forum è stato chiuso. E lui licenziato. La proprietà di Esperya, per la cronaca, era di Kataweb, il portale che ha sapientemente scialacquato 46 milioni di € in due anni.
Voglio un nome, uno solo. Voglio conoscere le generalità del responsabile della programmazione di Italia 1. Non desidero con questo in alcun modo additarlo al pubblico ludibrio e renderlo oggetto di ignominia e ingiurie: fatte salve quest'ultime, più che meritate, non covo così tanta cattiveria da arrivare a desiderare che non abbia un impiego. Basta che non sia quello attuale. Tanto merita per essersi dimostrato una delle più terribili piaghe dell'etere, capace di danni pari a quelli che il Berlusconi politico ha causato ai media, o il Berlusconi mediatico alla politica. È infatti al genio della comunicazione che definisce i palinsesti della rete giovanile di Mediaset che dobbiamo tutte quelle decisioni che persino un cane da cruscotto con la testa oscillante a molla avrebbe preso con maggior competenza: la scelta di programmare la "season finale" di "X-Files" nel corso della prossima estate; l'aver bruciato tre serie e decine di puntate di "Ally McBeal" rendendo quotidiana una delle sit-com più seguite negli Usa e trasmettendola alle 14 e 30 di luglio e agosto; le varie censure in "Xena" e quella, imperdonabile, del fondamentale bacio lesbico nell'ultima puntata di "Buffy"; lo spostamento di un cartone per adulti come i "Simpson" nella fascia oraria dedicata ai bambini; l'aver mandato in onda la prima serie di "Star Trek - Deep Space 9" per poi dimenticare in magazzino le 7 successive. Quest'uomo, che però non ci fa mancare le repliche notturne di "Non è la Rai" e la settantesima riproposizione di "Happy Days", merita di capire cosa si prova quando le cose belle finiscono presto e inaspettatamente. E l'unico metodo è augurargli una cronica eiaculazione precoce.
Panorama è uscito in edicola questa settimana senza che, come di consueto, ne fosse inviata una copia-staffetta ai giornalisti. L'ha fatto per non rovinarci un sorpresone: altre cinque pagine fitte fitte di sproloqui di Oriana Fallaci. Dopo essersela presa con l'Islam e i musulmani sulle pagine del Corriere della Sera, è la volta delle randellate agli antisemiti che si sono permessi di criticare Israele e l'intervento militare di quel sant'uomo di Ariel Sharon contro i palestinesi. L'amabile e bonaria scrittrice di "Lettera a un bambino mai nato" (di cui presto Mondadori pubblicherà il seguito: "Ho abortito perché era negro") ne ha un po' per tutti: intellettuali di sinistra, vescovi, pacifisti, titolari di epidermidi con valori RGB inferiori a 247, 229, 210 e qualsiasi tipo di forma di vita a base di carbonio al di sotto del 40° parallelo. L'Oriana nazionale, ormai divenuta iperproduttiva, non cesserà di stupirci e ha già pronti nel cassetto tutti i prossimi interventi: "Oriana Fallaci contro i poveri", "Oriana Fallaci contro i monsoni"; "Oriana Fallaci contro la siccità" e "Oriana Fallaci contro Denzel Washington". C'era un tempo in cui, in effetti, due scritti della Fallaci nel giro di pochi mesi avrebbero rappresentato un evento: il suo ultimo romanzo, "Inshallah", risale al 1990 e uscì nelle librerie dopo undici anni di silenzio e di isolamento forzato per scrivere, pare, un libro sulla propria malattia. Corre infatti l'anno 1992 quando ad uno spaventato tumore viene asportata per intero Oriana Fallaci. «Ringrazio l'equipe di medici che, quel giorno, mi ha restituito la speranza, - ha recentemente dichiarato il tumore - non so quanto sarei riuscito a tirare avanti se non si fossero accorti che era più maligna di me».
Tra le storie diffuse sulla rete, un lettore di Dagospia ha scovato una delle più divertenti: un brano radiofonico che raggiunge picchi mai toccati nemmeno da Howard Stern, il nemico numero uno dell'associazione dei genitori americani. Un Dj della WBAM di Chicago, nel corso di una sorta di "Gioco delle coppie", chiama una persona a caso per verificare il livello di conoscenza del partner. Dj: «Hey! Sono Edgar della WBAM. Stiamo per regalarti un viaggio a Orlando in Florida, se vinci. Come ti chiami?» Jim: (ridendo) «Mi chiamo Jim.» Dj: «Grazie. Adesso qual è il nome di tua moglie?» Jim: «Sara.» Dj: «Okay, prima domanda per te Jim - Quando è stata l'ultima volta che avete fatto sesso?» Jim: «…lei mi ucciderà per questo… Verso le 8 di questa mattina.» Dj: «Seconda domanda. Devi essere sincero: quanto è durato?» Jim: «Circa 10 minuti.» Dj: «Caspita! Ma allora vuoi davvero vincere il viaggio! Nessuno avrebbe mai detto così poco se non ci fosse un viaggio in premio. Bene adesso l'ultima domanda: Dove avete fatto sesso questa mattina tra le 8 e le 8.10?» Jim: (ridendo in modo compiaciuto) «Noi, ummm… niente di speciale, ma sua madre è venuta a trovarci per due settimane... e mia suocera stava facendo la doccia questa mattina… L'abbiamo fatto sul tavolo della cucina.» Dj: «Okay gente, mettiamo la telefonata di Jim in attesa… adesso chiamiamo Sara, che ne dite? Sara, io sono Edgar di WBAM. Siamo in diretta sul mio programma radio e ho fatto una chiacchierata con Jim.» Sara: (ridendo) «Jim, che cavolo di scherzo mi stai combinando?» Jim: (ridendo) «Devi solo rispondere alle domande con sincerità amore, d'accordo? Devi essere completamente sincera.» Dj: «Sì, questo è il requisito essenziale. Adesso ti farò 3 domande. Se le tue risposte corrisponderanno a quelle date da Jim, allora vincerete un meraviglioso viaggio a Orlando, in Florida. Bene, iniziamo: quando è stata l'ultima volta che avete fatto sesso, Sara?» Sara: «Oh mio Dio, Jim... uh, questa mattina prima che Jim andasse in ufficio. Verso le 8 di questa mattina.» Dj: «Molto bene. Seconda domanda: Quanto è durato?» Sara: «12, 15 minuti forse.» Dj: «Hmmmm. Questa risposta è abbastanza vicina. Sono sicuro che Sara sta proteggendo la mascolinità del suo uomo. Adesso è rimasta l'ultima domanda, Sara. Sei ad una domanda dal vincere il viaggio e partire con Jim per la Florida. Sei pronta? Dove lo avete fatto?» Sara: «Oh mio Dio, Jim! Non hai risposto anche a questo, vero?» Jim: «Non aver paura amore, rispondi ed è finita.» Dj: «Di cosa ti preoccupi adesso Sara? Rispondi alla mia ultima domanda.» Sara: «Bene, è che mia madre è venuta a passare qualche settimana da noi e... Ohhhh signore ... Non ci posso credere che lo hai detto!» Jim: «Forza tesoro, è per un viaggio gratis in Florida.» Dj: «Avanti Sara. Non abbiamo tutto il giorno: Dove lo avete fatto?» Sara: (una breve pausa, un lieve sospiro) «Nel culo.»
(lunga pausa di silenzio radio) Dj: «Ritorneremo fra pochi istanti dopo aver ascoltato i nostri sponsor.»
Non sono cose da dire, e tanto meno da scrivere, ma alla genialità di alcuni tipi di truffe viene spontaneo tributare un inchino. In ciascuno di noi c'è un piccolo bastardo istigatore a delinquere che gode nel sapere, ad esempio, che migliaia di improvvisati Robin Hood gabbano le assicurazioni per 260 milioni di euro ogni anno. Eppure, malgrado ciò, la cifra sottratta equivale a niente per un settore che drena liquidità per 67 miliardi di euro, nei quali è pacifico che esista una seppur minima quota di maltolto. È come una torta in faccia ad un potente: un gesto simbolico, che non fa alcun danno, ma che vale il rischio. È stato il mercato, con i suoi eccessi, a creare i truffatori: l'eccesso opposto in grado di garantirgli un minimo di autoregolamentazione. Succede anche alle banche: per decine di migliaia di pensionati frodati da un conto speciale i cui interessi calano dal 5 allo 0,3% in un solo anno, ogni tanto c'è una rapina. È la natura. E si manifesta in svariate forme, l'ultima delle quali è rappresentata dal fenomeno delle "targhe clonate": migliaia di infrazioni che vengono commesse a Napoli, mentre le multe arrivano ad inconsapevoli cittadini del nord. Il risvolto geniale della truffa sta nella scelta di una delle vittime: il comandante dei Vigili di Napoli, destinatario di un centinaio di contravvenzioni. Non ce ne voglia: probabilmente è stato scelto a caso per scontare le colpe del sadico puttanone in divisa che, in una città come Milano, priva di parcheggi per motorini ma nella quale le auto sono libere di avvelenare il centro storico, multa quotidianamente gli scooter in sosta in via Torino, davanti al cinema Eliseo. Compreso il mio. Che dire: sono soddisfazioni.
Ariel Sharon è ben consapevole del fatto che "ne uccide più la penna che la spada". Capisce quindi le ragioni per cui Oriana Fallaci abbia scelto la prima per sparare ad alzo zero sui musulmani, ma ha dimostrato di preferire metodi alternativi: «Sia la penna che la spada - ha infatti dichiarato il premier israeliano - alla mitragliatrice Uzi da 220 colpi gli fanno una sega». Il sentore di un rinculo di antisemitismo ha messo in allarme il direttore de La StampaMarcello Sorgi, che ha biasimato Forattini per una vignetta finalmente politicamente scorretta; e Lamberto Sposini, che si è chiesto «Sono fascista se condanno i kamikaze?». I paragoni "ebrei=nazisti" e "palestinesi=terroristi" hanno scandalizzato molti, ma è pur vero che i carri armati a Betlemme e i kamikaze nei bar di Haifa scostano i termini della discussione dal problema religioso e li riconducono ad una questione di razza. Ecco: è "razza", invece, la parola il cui ritorno deve fare paura, il termine che, rivestito di paramenti sacri, sta ispirando milioni di inetti, in ogni angolo del mondo, a bombardare, lapidare e squartare nel nome di uno dei tanti nomi che hanno dato a Dio, o a difesa di una delle svariate cazzate di cui lo ritengono autore: i venerdì di magro, il Ramadan, il riposo del sabato, le quaresime, gli ex-voto, le reliquie, i copricapo di papi e rabbini e le cantilene dei muezzin. Se Dio esiste, non ha mai diretto i cingoli di un carro armato, non si è mai fatto saltare in aria in un ristorante, né ha mai armato una mano anche solo di una pietra. Allo stesso modo non ha mai ispirato i fanatici che invece l'han fatto, i primi a scandalizzarsi per una bestemmia, eppure gli unici a ritenerlo tanto porco da poterli giustificare.
Gioco per tenere in allenamento la memoria: data la lista dei seguenti decessi, trovare le coincidenze. 3 agosto '80 -Pierangelo Teoldi, Comandante aeroporto Grosseto: incidente stradale. 9 maggio '81 -Maurizio Gari, capo controllore Difesa Aerea radar Poggio Ballone: infarto, a 37 anni. 20 marzo '87 -Licio Giorgieri, comandante Registro Aeronautico Italiano: ucciso da Unità Comuniste Combattenti. 31 Marzo '87 -Mario Alberto Dettori, controllore Difesa Aerea radar Poggio Ballone: suicidio per impiccagione. 12 agosto '88 -Ugo Zammarelli, SIOS Cagliari: investito da motocicletta. 28 agosto '88 -Mario Naldini e Ivo Nutarelli, piloti: collisione tra velivoli. 1° febbraio '91 -Antonio Muzio, Maresciallo torre di controllo Lamezia Terme: omicidio. 2 febbraio '92 -Sandro Marcucci, pilota 46a Aerobrigata Pisa: incidente aereo durante servizio antincendio. 2 febbraio '92 -Antonio Pagliara, controllore Difesa Aerea radar Otranto: incidente stradale. 12 gennaio '93 -Roberto Boemio, Capo di Stato Maggiore 3a Regione Aerea: accoltellato durante rapina. 2 novembre '94 -Gian Paolo Totaro, Maggiore medico: suicidio per impiccagione. 21 dicembre '95 -Franco Parisi, controllore Difesa Aerea radar Otranto: suicidio per impiccagione. Soluzione: tutti erano in servizio la notte della strage di Ustica. È solo un gioco, non particolarmente divertente, che aiuta a non dimenticare. E di cui, come per il Trivial Pursuit, escono nuovi aggiornamenti. Ieri, 4 aprile 2002 -Michele Landi, consulente informatico per l'omicidio D'Antona e delle procure di Roma e Palermo, confessa agli amici di essere a conoscenza di novità su Ustica: suicidio per impiccagione.
Pessima giornata, questa, per i milanisti: la Rai non ha sborsato un milione e mezzo di euro per acquistare i diritti delle partite del Borussia, la squadra avversaria di stasera. Poco male, afferma giustamente Aldo Grasso sul Corriere di oggi: meno Milan e più Piero Angela. Il critico, impietosito, ha però fornito un escamotage ai tifosi irriducibili forniti di satellite: la partita è visibile in chiaro sul canale ARD, alla posizione 760 per chi ha scelto la numerazione prestabilita di Tele+. Nel caso in cui abbiate invece optato per la numerazione personalizzata è necessaria la laurea in ingegneria. Peggio ancora se si avete a disposizione solo il decoder Stream: il vostro tostapane ha qualche possibilità di più di riuscire a sintonizzarsi sulla partita. Lo spunto torna utile per trattare l'ormai obsoleto tema del "decoder unico". Per quanto Tele+ e Stream lo abbiano fatto credere (spacciando ciascuna per nuovi i propri ricevitori, identici in tutto e per tutto a quelli venduti l'anno precedente), il "decoder unico" non esiste. O meglio, esiste, ma non è tra quelli che vengono forniti ai rispettivi utenti, limitati nel numero di canali ricevibili (le pay per view del concorrente, ad esempio). Il vero ricevitore universale lo produce un'azienda coreana, si chiama Humax 5400 e, attraverso un programma pirata gratuito, è in grado di mettere in chiaro qualsiasi canale televisivo europeo. Prodotti simili (e legali) esistono: per funzionare al 100% necessitano di un software che Tele+ produce ma si rifiuta di diffondere via etere. Il che, al di là delle belle parole che si possono spendere sul tema della legalità, induce a pensare che un po' di pirateria fa bene. E anche che qualcuno un filo se la merita.
Costa, ma è doveroso essere solidali con Famiglia Cristiana e il suo direttore Don Antonio Sciortino, querelati da Oriana Fallaci, definita dal settimanale cattolico "grullarella" in seguito alla pubblicazione di quel sunto di puttanate pensate e scritte in una vita che è "La rabbia e l'orgoglio". L'aggettivo (per quanto benevolo appaia, rapportato al personaggio) è stato considerato dall'autrice "ingiurioso, diffamatorio, gravemente offensivo dell'onore, del prestigio e del decoro": danni quantificabili in un milione di euro di risarcimento. Noi "La rabbia e l'orgoglio" ce lo siamo letto tutto: lo abbiamo preferito come alternativa ad una martellata sulle palle, e solo a libro finito ci siamo resi conto che sacrificare un testicolo poteva risultare più facilmente sopportabile. All'interno, decine di passi ledono l'onore di milioni di islamici. Qualche esempio: la Fallaci sostiene che tutte «le regioni musulmane dell'Africa» finanziano il terrorismo, senza eccezioni, e si augura che ad «un Mustafà o un Muhammed» venga proibito di iscriversi ad un'università americana; che «le moschee di Milano e di Torino e di Roma traboccano di mascalzoni che inneggiano a Usama Bin Laden, e di terroristi in attesa di far saltare in aria la Cupola di San Pietro» e che le dà persino «fastidio» considerare quella musulmana una cultura. Infine definisce «stupide» le donne che accettano il chador, «scimunite» quelle che non vogliono farsi fotografare e «minchione» quelle che sposano uno «stronzo» con altre tre mogli. La Fallaci non ha da temere equivalenti querele da parte dei Mustafà e dei Mohammed. Se però c'è una giustizia c'è da augurarsi che quando la vecchia tirerà le cuoia trovi dall'altra parte Allah, in persona, a farle un culo così.
Gli studiosi, confortati da anni di statistiche, confermano la notizia secondo la quale durante le festività il numero di suicidi subisce un drastico aumento. Nessuno, però, si è mai spiegato per quale motivo da qualche anno a questa parte Pasqua faccia eccezione. Noi azzardiamo una risposta: il lunedì dell'Angelo i quotidiani non sono in edicola, e la rubrica "Pubblico & Privato" di Francesco Alberoni salta una settimana. Il sottoscritto, al contrario, è profondamente turbato da quest'assenza, affatto sicuro che un simile vuoto nello spazio-tempo possa essere colmato senza conseguenze. Avrò lo stesso numero di figli che il destino mi aveva assegnato nella dimensione parallela in cui la rubrica è regolarmente uscita? E se un giorno queste dimensioni dovessero unirsi nuovamente, come potrò reggere il confronto con il me stesso che avrà avuto la fortuna di leggere i consigli di Alberoni e farne tesoro per condurre una vita migliore? Come riuscirò ad evitare che un uomo a me simile in tutto, ma con un bagaglio di tale e tanta esperienza, si trombi mia moglie, rubi il mio posto di lavoro e stia più simpatico persino ai miei genitori? Magari quella di questa settimana era una puntata importante, la risposta del sociologo maximo alla Vita, l'Universo e Tutto Quanto. E io me la sono persa. Gli studiosi e le statistiche dicono delle gran cazzate: Pasqua non fa affatto eccezione. Almeno questa. Almeno per me. Non posso reggere il pensiero di una vita consumata in attesa di essere messo in competizione con un me stesso dalle qualità accentuate. E quindi molto più stronzo. Da domani sarà lui a curare la rubrica. Bang.
È grazie ad un frequentatore del sito di Claudio Sabelli Fioretti se i posteri avranno a disposizione la trascrizione della dura seduta a cui il Presidente del Consiglio si è sottoposto nel corso di un talk show in onda su una delle sue reti. Pochi passi dalla lettera dell'officiante agli adepti del costanzosciò: «Je devo dì à verità, signor presidente… quando vedo morì de fame un bambino der Ruanda o de la Niggeria, io me sento triste... so' fatto così, è più forte di me... sarò fatto pure male... E dei pensionati a 700.000 lire al mese, che mme dici? E volemo dì quarcosa ai ggiovani alla ricerca der primo 'mpiego? Presidente, se dovemo ritrovà più spesso, je devi spiegà all'italiani...». Che la parlata di borgata avvicini alle masse sono ormai rimasti a crederlo soltanto Costanzo e la Ferilli ma, in cerca di una risposta a tono, il pensiero è corso ad un libro di poesie ingiallito: Trilussa, Edizioni A. Mondadori, 1930, lire dieci. Parla un Grillo; mancano anni alla nascita della P2, e una Lumaca è decisa in ogni caso a far carriera, strisciando: - Indove passi tu ce lassi er segno,
- je fece er Grillo - e questo è 'no svantaggio,
perché ogni tanto capita un passaggio
commodo, forse, ma nun troppo degno,
e nun sta bene che la gente scopra
su quante puzzonate passi sopra.
Io, invece, che m'aregolo ar contrario
arrivo a zompi, ma nessuno vede
in quale pistarecci metto er piede
quanno trovo un appoggio necessario:
volo su tutto, sarto allegramente
e passo per un grillo indipendente.
Il venerdì santo che porta sciagura e cattivo tempo figura nella mitologia che alcuni vecchi tramandano, e alla quale da ieri probabilmente anche Papa Wojtyla dà qualche credito. La sua immagine che, sul finire della Via Crucis in mondovisione, si aggrappa alla croce per sorreggersi, descrive il lento calvario di un uomo anziano a cui è stato chiesto di rinunciare alla bocciofila, alle panchine del parco, al mangime per i piccioni, ad una confortevole casa di riposo in mezzo al verde in cambio dell'opportunità di indossare un cappello buffo. Eppure, per quanto lo si possa rendere oggetto di bonari sberleffi, la tenacia di quest'uomo che continua ad affrontare da perdente continui round contro la malattia, senza lasciarsi tentare dal lancio della spugna, non può non muovere ad un minimo di ammirazione. Fino a qualche anno fa, almeno, la figura del Papa rappresentava il megafono della voce di Dio in terra: ormai neanche Dio è più sicuro di aver bofonchiato esattamente ciò che Wojtyla poi ripete. Resta comunque sua l'idea più geniale dell'ultima Via Crucis: fare interpretare le quattordici stazioni ad altrettanti giornalisti. Da registrare un minimo di delusione nei fedeli alla notizia che la scena della crocifissione non avrebbe visto come protagonista Emilio Fede. Forse, comunque, a giudicare dalle offese rese a Dio e all'Uomo in questo Venerdì Santo, i vecchi hanno ragione. E se a Gesù Cristo fosse consentito come a tutti di lasciare un testamento alla morte, probabilmente reciterebbe: «Stavolta mica lo so se ho il coraggio di risorgere. Complimenti ad Ariel Sharon che, unico nella storia tra tanti che ci hanno provato, mi ha fatto vergognare di essere ebreo».
Dopo aver clonato Padre Pio in due differenti versioni, mandando completamente a puttane le carriere e la credibilità di Michele Placido e Sergio Castellitto, Rai e Mediaset si apprestano a darsi battaglia anche sulla fiction dedicata a Papa Giovanni XXIII. Bob Hoskins (diretto da Ricky Tognazzi) interpreterà la serie targata Canale 5, mentre la Rai si è affidata alla regia di Giorgio Capitani, ad Edward Asner per il ruolo di Papa Roncalli e alla produzione dell'ex direttore della tv lottizzata di stato Ettore Bernabei. I rispettivi titoli? "Il papa buono" e "Giovanni XXIII", si presume assegnati attraverso il sistema dell'offerta in buste chiuse nel corso dell'ultimo papamercato. C'è purtroppo da constatare che parte dell'immiserimento del panorama televisivo è appunto causato dal proliferare del virus delle fiction, costosissime produzioni ad impianto narrativo fisso, esclusivamente basate, se ci fate caso, su quattro tipologie di personaggi: il prete, il maestro, il medico, il detective (di preferenza carabiniere, altrimenti poliziotto o privato). Il tema si dimostra particolarmente utile per espiare le nostre colpe verso la raccolta differenziata dei rifiuti: organizziamone una per le fiction. I preti nel contenitore nero, i maestri in quello grigio, i medici in quello bianco, i detective in quello blu. Con il materiale riciclato potremmo ottenere un'unica, monumentale serie di 52 puntate in grado di battere ogni record di audience e di share. Trama: un prete, professore di medicina, indaga su un misterioso omicidio. Geniale, ma manca la figa, obbietterà a ragione qualcuno. Ok, piccola modifica: Manuela Arcuri, suora e professoressa di medicina, indaga su un misterioso omicidio.
Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è convinto di avere un problema di comunicazione. Non siate maliziosi: se non riesce a spiegarsi attraverso le tre emittenti che controlla come capo del Governo (Rai Uno, Rai Due e Rai Tre), le tre di cui è proprietario (Rete 4, Canale 5 e Italia 1), quella che ha ridotto sul lastrico e nella quale ha piazzato il fido Costanzo (La 7), il più venduto settimanale italiano (Panorama), e i due quotidiani nazionali di cui risulta editore per interposta persona (Il Giornale e Il Foglio), probabilmente ha ragione lui. Ha un problema: ci riuscirebbe anche un cretino. È un po' come se Rocco Siffredi sostenesse che non trova da scopare. Sul palco del "Maurizio Costanzo Show" il premier ha dichiarato che il sindacato ha creato un clima ostile sostenendo nelle fabbriche che la modifica all'articolo 18 avrebbe provocato una valanga di licenziamenti, ed ha elencato le promesse già mantenute da questo Governo: pare che il numero dei disoccupati sia diminuito del 15% da un anno a questa parte. Il prodigioso risultato è stato ottenuto licenziando a giugno il funzionario del Ministero del Lavoro che si occupava delle statistiche. «Qui ho il contratto stipulato con gli italiani: sulle pensioni siamo in anticipo di quattro anni e mezzo rispetto agli impegni» ha assicurato lo stesso Presidente del Consiglio che 220 giorni, 8 ore, 54 minuti e 24 secondi fa avrebbe dovuto risolvere il conflitto di interessi. «Quella del Polo delle Libertà - ha concluso Berlusconi - è una lunga lista di successi dovuta all'imposizione di nuove misure», l'unica delle quali tangibile sembra essere al momento il suo metro e cinquantacinque scarso.
Sono trascorsi due giorni da lunedì, e abbiamo inavvertitamente omesso di commentare, come nostro solito, la rubrica settimanale "Pubblico & Privato" del Corriere della Sera, attraverso la quale il sociologo Francesco Alberoni ci rende partecipi delle proprie piccole e grandi delusioni della vita quotidiana. In sostanza: occupa uno spazio che meriterebbe una penna più acuta per raccontarci i cazzi suoi. Per questa volta evitiamo di trarne citazioni. Un po' perché vi vogliamo bene, e un po' perché stavolta è sufficiente riportare il titolo: "Basta il saluto del portiere per capire se un'azienda va bene". Traduzione per la consueta rubrica-salvaspazio "Dillo con parole tue" (tre righe al massimo) che da settimane proponiamo al quotidiano di via Solferino: "La filippina non era in servizio e dovevo spedire un pacco: all'ufficio postale il cretino allo sportello non mi ha riconosciuto". Credeteci: non miriamo un bersaglio facile per pura cattiveria; ci è bastato fare due calcoli spicci. 1) il Corriere dichiara ogni lunedì una tiratura di circa 750 mila copie; 2) ritagliando 750 mila articoli di Alberoni otterremmo una tonnellata di carta; 3) per ricavare una tonnellata di carta occorre abbattere 3 alberi (scelti tra pini, abeti, larici e pioppi) alti almeno 20 metri, e ben 500.000 litri d'acqua. Risultato: l'autoreferenziale rubrica del sociologo sottrae ogni anno 26 milioni di litri d'acqua a chi ha sete, e una foresta composta da 156 maestosi tronchi a madre natura. E tutto questo accade malgrado di alberoni da abbattere ce ne sarebbe, in fondo, soltanto uno.
Continua, mascherata da rilancio, la progressiva demolizione de "La 7". Quella del morente "terzo polo" televisivo è una storia di approssimazioni e sgambetti, ma soprattutto di idee non azzeccate. La prima delle quali è stata l'operazione di marketing relativa al lancio: lo spunto di partire dall'idea di un nano era già stato sfruttato da Mediaset anni prima. In più, alcuni maligni sostengono che il posizionamento in seconda serata del talk show di Fabio Fazio abbia particolarmente irritato un potente concentrato d'adipe mediasettiano la cui camicia sta ancora sghignazzando sotto i baffi. E che il giorno della registrazione del numero zero, Massimo Donelli (di cui qualcuno ricorderà il nome all'interno delle liste della P2) sia entrato nel teatro del "Fab Show" poco prima della comunicazione ufficiale nuovo corso de "La 7" e abbia detto, rivolgendosi a Fazio, «Visto che bel regalo ti ha fatto il Maurizio?». Ma al "Maurizio", nel totale spregio del conflitto di interessi, ha pensato anche la nuova gestione, affidando alla sua "Fascino s.r.l." la consulenza sulla programmazione della rete. Il panzuto neo-assistente, come prima mossa, ha consigliato lo spostamento in prima serata del talk show di Lerner e Ferrara, ritenendo non fosse affatto carino competere con il proprio sosia che, su un altro canale e proprio a quell'ora, fa di mestiere il presentatore. Il sosia del Presidente del Consiglio, padrone di una rete concorrente, ha particolarmente gradito.
Se in Italia avessimo Batman, il personaggio di Enigma lo vorrebbe fare sicuramente Francesco Cossiga. Entrambi non stanno dalla parte dei buoni. Entrambi centellinano i segreti di cui sono a conoscenza, vincolandone la divulgazione alla soluzione di stupidi indovinelli. Da anni, infatti, man mano che l'Alzheimer avanza, l'ex Presidente della Repubblica continua divertito a togliersi dalle scarpe i sassolini residui dell'epoca delle picconate, riguardanti gli anni più cupi della storia Italiana. E lo fa con cognizione di causa. Fateci caso, e pensate a qualche episodio oscuro del recente passato: lui, in qualche modo, c'era. Sempre. Ustica? Presidente del Consiglio. Rapimento Moro? Ministro dell'Interno. Strage di Bologna? Presidente del Consiglio. Nell'agosto del 1991 raccontò al regista Zeffirelli (confermando in seguito) di «conoscere uno per uno» i terroristi coinvolti nel rapimento di Aldo Moro e di sapere dove fosse ubicata la prigione. Qualche giorno fa, nel corso di un convegno, ha dichiarato che secondo lui con la strage di Ustica gli americani non hanno nulla a che fare e, piuttosto, gli pare più verosimile che l'aereo sia stato abbattuto da «un missile». Voi lo leggete in italiano, ma lui l'ha pronunciato in francese. I francesi hanno faticato, ma sono riusciti a trovare un personaggio di pari autorevolezza che potesse controbattere all'insinuazione. «Me stiamo schersandò, quel màntitor! Con uno come Cossiga non starei nemmeno nella stessa stonsa», ha dichiarato l'ispettore Clouseau.
Dopo i casi di pedofilia che hanno coinvolto il vescovo di Palm Beach Joseph O'Connell (che sostituiva il predecessore Joseph Simonis, accusato dello stesso reato), il cardinale di Boston Francis Law, il vescovo ausiliario di Parigi Jean Di Falco e il vescovo di Poznan Julius Paetz, Giovanni Paolo II ha ritenuto opportuno intervenire con decisione e lanciare un duro monito contro gli scandali sessuali che coinvolgono la chiesa e i suoi membri. Ma soprattutto i membri dei membri della chiesa. Nella lettera ai sacerdoti del giovedì santo il Sommo Pontefice non ha utilizzato mezzi termini. Ma neanche termini interi: «Scjamo perscionalmente scosci nel profondjo da pecati di alcunji gnostrji fratelji che hanno tradgito lla gracia riscievjuta dall´ordinascjione, scjedendo alle pesggjori manifjestascjioni de pecato». In attesa che il senso delle parole del Papa venga svelato, gli accusati si difendono con fermezza: alcuni si dichiarano sconvolti dall'essere oggetto di una campagna denigratoria, altri sostengono di essere vittime di un grosso equivoco: «Abbiamo solo applicato l'insegnamento "lasciate che i bambini vengano a me": si faceva un po' per uno. A volte arrivavano loro, altre volte erano loro che facevano venire noi». La diocesi di Palm Beach, in ogni caso, si è vista costretta a specificare che, al di là di quanto si sostiene in alcune sacrestie locali, la fellatio, per quanto possa essere un termine latino, non è il sacramento che viene dopo la cresima.
A giudicare dai repentini cambiamenti d'opinione in merito all'omicidio di Marco Biagi si direbbe che i rappresentanti del Polo si sveglino Jekyll un mattino e Hide quello seguente. Silvio Berlusconi, a ridosso del delitto, sparlava di «inumana ideologia che muove la mano degli assassini»; ieri ha invece lanciato un invito «a riprendere il dialogo». Al contrario, il ministro Gasparri, che a "Porta a Porta" si è distinto tra gli ospiti più assennati, passata 'a nuttata ha dichiarato: «Non è giusto assimilare l´Ulivo al terrorismo, ma abbiamo il diritto di dire che non è per caso, se sparano a noi». È invece per fatalità che ci toccano rappresentanti senza il dono del paio di palle necessarie per sostenere l'unico discorso coraggioso possibile: «Speculare sulla morte di un uomo che tanto di sé ha dedicato allo Stato equivale ad infangarne la memoria. È per questo che invitiamo chi aveva deciso di manifestare contro questo Governo a non lasciarsi sottrarre il diritto di esprimere il proprio dissenso. Allo stesso tempo preghiamo il Governo di continuare a sostenere le proprie convinzioni. Se una sola delle parti recedesse da questi intenti l'atto terroristico, paradossalmente, avrà avuto un senso. Rimanendo coerenti faremo passare il concetto che la politica si nutre di parole e non di piombo. E che la morte di Biagi non poteva essere più inutile». Niente battute, oggi: abbiamo sprecato tutto lo spazio per fingerci ghost writers del Presidente del Consiglio di un paese mediamente civile.
Se la pietà verso quel corpo riverso sull'asfalto non offuscasse il giudizio, ci sarebbe da pensare che con l'omicidio dell'economista Marco Biagi sfuma la possibilità di una civile discussione sulle modifiche all'articolo 18. Non è indubbiamente questione da poco: lo diventa messa a contrasto con la morte di un povero cristo, di un'inconsapevole pedina di secondo piano che faceva gioco un po' a tutti avere fuori della scacchiera. Sarebbe persino lecito pensar male, se Luca Casarini, il portavoce delle "tute bianche" che si vanta di non bere Coca-Cola e tuttavia non raggiunge il quoziente di intelligenza della relativa lattina, non avesse vanificato anche questo perseverando ad evitare di tacere. Perché, diciamolo: le fondamenta dei palazzi del potere non tremano per la voce grossa dell'opposizione istituzionale, ma per quella corale delle migliaia di persone che, malgrado l'assenza di un leader credibile, portano in piazza un comune sentire, una collegiale protesta. Considerando che i "black block" non amano i girotondi e i PalaVobis, le parole del Presidente del Consiglio («Il senso di responsabilità, in un momento come questo impone a tutti di interrompere la catena dell'odio e della menzogna, perché è di questo che si nutre l'inumana ideologia che muove la mano degli assassini») non possono che suonare strumentali e un filo sospette. Ed era pure una dichiarazione a freddo. Quella a caldo, a chi per primo gli ha riportato la notizia, è stata: «Cribbio, io non intendevo "quel"Biagi!».
Abbiamo battuto qualsiasi record di apnea: un mese e mezzo senza citare il delitto di Cogne. Lo facciamo ora, e solo perché la vicenda ha ormai perso la dignità del comune caso di cronaca nera per ambire allo spazio più consono della pagina degli spettacoli. Sin dal primo lancio d'agenzia si è capito che l'infanticidio aveva quel di più alla "Erika&Omar" che su Bruno Vespa ottiene effetti superiori al Viagra. Niente abusate mostruosità da metropoli, tipo madre che lancia neonato dalla finestra perché piange troppo; piuttosto ecco, confezionato chiavi in mano, un serial da prime time firmato David Linch. Perché Cogne, se ci pensate, è "Twin Peaks": il paese montano isolato, chiuso su se stesso e sulle proprie tradizioni; lo sguardo circospetto riservato ai forestieri; gli inconfessabili segreti della semplice comunità rustica tutta baita, aria buona e passeggiate; il delitto; l'indagine; il diavolo in famiglia; la struttura narrativa seriale del colpo di scena alla prossima puntata. Manca solo la colonna sonora di Badalamenti, ma vedrete che uno di questi giorni Studio Aperto provvederà. Cazzata per cazzata, lanciamo la nostra: la pista politica, il governo, gli alieni. Perché la madre di Samuele ha ricevuto in cella due deputati di Forza Italia? Perché pochi giorni dopo, proprio in quella zona, è misteriosamente caduto un elicottero con a bordo quattro esponenti del medesimo partito? Cosa ci stanno nascondendo? La verità è là fuori? A Mulder e Scully uno spunto simile non sarebbe sfuggito.
Diciamolo senza timore! Tutti coloro che da anni tentano di muoverci all'invidia della presunta cultura e dell'ipotetica intelligenza di Vittorio Sgarbi meritano un trattamento necessario e doloroso: una dose di tanta e bramata sapienza due volte al dì. Per via rettale, dal momento che sono gli unici a ritenere che non sia supposta. Da tempo ormai la SIAE ha dichiarato di voler mettere in regola l'onorevole: «Il suo è un lavoro che al momento viene ingiustamente non riconosciuto. - ha dichiarato il presidente Mauro Masi - Creare una macchietta e farne un personaggio che dice stupidate fa parte delle mansioni da autore dei programmi satirici di cui oggi è solo bersaglio. Basta che depositi i testi, altrimenti siamo impossibilitati a tutelarlo». Intanto, la sfida tra "Striscia" e Sgarbi si fa pesante. Lo conferma la temibilissima querela ad Antonio Ricci sporta dalla mamma del sottosegretario: «Ha detto che gli ho bloccato lo sviluppo, e non è vero: a sei anni la maestra lo definiva "un piccolo stupido", oggi lo sento apostrofare come "grande coglione"». Un innegabile progresso ottenuto senza aiuto né consigli. David Riondino arrivò troppo tardi quando, anni fa, le dedicò una rivisitazione di "Vecchio Scarpone": "Vecchio Sgarbone quanti libri hai rubato / e quanti quadri non si trovano più / quante ragazze nel tuo letto han gridato / "non ne posso più!". / Signora Sgarbi quel ragazzo è viziato / forse è malato forse anche di più / forse da piccolo l'avete picchiato / dovevate dargliene di più".
Una fiaba per grandi e piccini, riportataci dalla lettrice Manuela: "Quando Dio creò il mondo perché gli uomini vi prosperassero decise di concedere a ciascun popolo due virtù. Rese così gli americani ordinati e rispettosi della legge; i tedeschi tenaci e studiosi; i giapponesi lavoratori e pazienti. Giunto agli italiani disse all'arcangelo Gabriele di annotare su un quaderno: «Questi saranno intelligenti, onesti e voteranno Forza Italia». Terminata la creazione, l'arcangelo lo chiamò e gli espose un dubbio: «Padre buono, hai dato a tutti i popoli del mondo due virtù, ma agli italiani ne hai concesse tre. Questo farà in modo che essi prevalgano su tutti gli altri popoli del mondo. E' questa la Tua volontà?». «Hai ragione - rispose Dio - non sarebbe giusto. Il problema è che non posso mica chiedere indietro regali che ho già fatto... Ho comunque un rimedio per questa situazione: d'ora in avanti, gli italiani conserveranno tutte e tre le virtù, ma affinché essi non si impongano sugli altri popoli non potranno avvalersi che di due di esse per volta». Per questa ragione, da allora, l'italiano che vota Forza Italia ed è onesto non può essere anche intelligente; quello che è intelligente e che vota Forza Italia non può essere anche onesto; e quello che è intelligente e onesto non potrà mai votare Forza Italia".
L'amministrazione di Cracovia ha concesso il via libera alla realizzazione di un supermercato all'interno di Auschwitz, il campo di sterminio in cui morirono più di un milione e mezzo di persone. Saremo pure babbei noi che ancora ci sorprendiamo della perversione del commercio, ma è un po' come se l'omonima canzone di Guccini facesse da sottofondo ad uno spot di una marca di sapone. Viene da pensare che un paese in cui accade una cosa simile forse il comunismo se lo meritava. E sarebbe stato il male minore. È sicuramente colpa nostra, che siamo così poco pronti alle innovazioni del mondo globalizzato: dobbiamo aggiornarci, restare al passo con i tempi, e imparare a non stupirci più di nulla. Neanche della nuova serie di imprese che, sull'onda dell'iniziativa della cittadina polacca, vedranno la luce di qui a poco:
- Le attrazioni dell'"Usticapark": al largo delle coste dell'isola siciliana, la magica sensazione di trovarsi a bordo di un aereo che precipita. Un'emozione che potrete raccontare dopo anni, quando qualcuno si deciderà a spiegarvi cos'è successo.
- Space Vertigo "Torri Gemelle": risposta di New York all'attrazione di Gardaland. La singolare e improvvisa sensazione di cadere da ben 411 metri di altezza.
- La bottega del mastro artificiere: in piazza Fontana, a due passi dal Duomo di Milano, un'esplosione di suoni e colori per festeggiare la prossimità del capodanno sin da metà dicembre.
Milano è la città al primo posto in Italia per quantità di immondizia recuperata. Ebbene, in questo luogo da primato (41% di rifiuti riciclati, soffiato a Roma, a cui quest'anno, diversamente dal passato, è stato impedito di includere nel conteggio anche i parlamentari) capita che abbiano dimora anche zotici incivili come il sottoscritto, che conducono vita dissennata, con orari da fuso orario americano, che a malapena sanno dividere lavoro e vita privata e quindi figuriamoci se sono capaci di farlo con la carta, il vetro e la plastica. Concordo preventivamente con la maggior parte di voi: non c'è giustificazione per un atteggiamento tanto barbaro. Il punto, infatti, non è questo: l'inciviltà, quando scoperta, si sconta. Fin qui tutto regolare: la multa è arrivata, giustamente salata, ed è stata pagata. La domanda, invece, è: come cacchio hanno fatto a rintracciarmi da un sacchetto di rifiuti? Semplice: l'hanno aperto, hanno rovistato tra la mia spazzatura, hanno trovato alcune lettere indirizzate al sottoscritto e ne hanno ricavato nome, cognome, indirizzo, numero di telefono. Alla faccia della riservatezza dei dati hanno addirittura descritto la procedura nella causale della sanzione. Giuro che da oggi farò gioco di squadra perché Milano vinca anche la prossima edizione di questo "Giochi senza frontiere" del pattume; in cambio il Garante della Privacy potrebbe indagare sul motivo per cui in questo gioiello di civiltà fatto metropoli un qualsiasi spazzino sembra avere licenza di farsi i cazzi tuoi?
Una chicca dalla rete, autore ignoto: "Salve, mi chiamo Mario Rossi e vivo in un palazzo costruito dal Presidente del Consiglio. Lavoro in un'azienda il cui azionista è il Presidente del Consiglio. L'assicurazione dell'auto con cui mi reco al lavoro è anch'essa del Presidente del Consiglio. Tutte le mattine acquisto il giornale di proprietà del Presidente del Consiglio e, dopo il lavoro, vado a fare la spesa in un supermercato del Presidente del Consiglio per comprare prodotti di aziende del Presidente del Consiglio. Alla sera guardo le tv del Presidente del Consiglio, nelle quali i film (spesso prodotti dallo stesso Presidente del Consiglio) sono continuamente interrotti da spot realizzati dall'agenzia pubblicitaria del Presidente del Consiglio. Quando mi stufo vado a navigare su internet con il provider del Presidente del Consiglio: cerco i risultati delle partite di calcio, perché faccio il tifo per la squadra del Presidente del Consiglio. Quando mi capita di andare al cinema, nella catena del Presidente del Consiglio, proiettano un film prodotto dal Presidente del Consiglio, anticipato da spot realizzati dall'agenzia del Presidente del Consiglio. La domenica rimango a casa e leggo un libro di una delle case editrici del Presidente del Consiglio. Naturalmente, come in tutti i paesi democratici anche in Italia è il Presidente del Consiglio che fa le leggi, approvate da un parlamento in cui la maggioranza è saldamente in mano al Presidente del Consiglio. Il quale, ovviamente, governa nel mio esclusivo interesse".
Sta' a vedere che ora persino uno come Fedele Confalonieri ci diventa bipartisan mentre siamo distratti. A Bossi che "in nome della democrazia" chiedeva di imbavagliare la Gialappa's (rea di averlo definito "europirla") Fidel ha infatti ribattuto con parole semplici semplici che anche un cretino, appunto, possa capire: «esistono degli eccessi, ma il pluralismo è anche questo». Qui sta il problema: che Bossi sia un pirla è un dato oggettivo. Inconfutabile. Comprovato. Se esistesse una patente da pirla, Bossi sarebbe la motorizzazione. E la Gialappa's ci è persino andata leggera, limitandosi ad apostrofarlo "europirla" . L'Europa ha confini troppo poco vasti per contenere tanta dabbenaggine: Bossi è la mondovisione dei pirla, il mondopirlone. E aggiungiamo noi a mo' di complimento che è anche necessario essere titolari di un'invidiabile faccia da culo per definire "razziste" le battute della Gialappa's sulla Lega, un partito nelle cui file militano guappi del calibro di Borghezio: quello che ha spruzzato di disinfettante gli immigrati, che li ha equiparati a terroristi, che ha picchiato un bambino marocchino. Alla base della legislazione di un paese civile dovrebbe esserci la libertà di poter definire "pirla" un pirla. È un concetto difficile da far comprendere, a chi si distingue per ottusità, quello di imparare a chiamare le cose con il proprio nome. Al riguardo, Bossi ha infatti commentato: «Eh, già... E poi come le riconosco le cose, se tutte si chiamano Umberto?».
Un consiglio: il lunedì mattina è assolutamente da dedicare al lascivo piacere di lasciarsi travolgere dal treno di luoghi comuni consunti che è la rubrica "Pubblico & Privato" di Francesco Alberoni, sul Corriere della Sera. Le banalità del sociologo risultano appaganti in ogni caso: sia per chi valuta le proprie capacità intellettuali inferiori a quelle dell'autore, e pensa che le sue parole descrivano alla perfezione ciò che si è sempre pensato ma mai riuscito a spiegare; sia per chi si chiede se è mai possibile che il primo quotidiano debba concedere tanto spazio ad una tale mitragliatrice di ovvietà. Abbiamo appurato che Alberoni utilizza il giornale per parlare dei cavoli suoi, motivo per cui abbiamo lanciato la campagna contro lo spreco: lasciamogli la rubrica, ma intitoliamola "Dillo con parole tue". Tre righe. Bastano. Prendiamo ad esempio il pezzo di ieri, intitolato "Le donne sanno comandare meglio degli uomini, però...". Alcuni passaggi sono geniali equazioni di insulsaggine creativa: «Dopo il mio libro "L'arte del comando", molti mi chiedono la differenza tra maschi e femmine... Le donne portano nel lavoro le piccole suscettibilità della vita privata. Possono provare invidia per una che ha i capelli più belli, o perché ha un vestito troppo scollato». Traduzione: «Io sono Rettore allo IULM e chi vanno a fare direttore dell'Espresso? Una donna! No, dico: una di quelle piagnucolose iene rompiballe femministe dei miei coglioni. E almeno comprate il mio nuovo libro, cazzo!».
Don Vitaliano, prete in quel di Sant'Angelo a Scala, ha 15 giorni di tempo per dire addio ai propri parrocchiani. Definito "prete no global", in testa alle manifestazioni indossa magliette dell'esercito zapatista. Né la stampa (che ne ha fatto un caso), né la Chiesa (che ha un istinto innato nel fiutare e confinare i rompipalle) hanno capito che un prete, oggi, ha il dovere di rompere i coglioni. Don Milani (altra occasione persa per la Chiesa che oggi concede lo zuccherino a migliaia di carampane devote alle finte stigmate di Padre Pio) si riconosceva come un rampollo di famiglia borghese, eppure ne fece una questione di fede, non di politica: «L'ingiustizia sociale è una bestemmia, e non è cattiva (per me prete) perché danneggia i poveri, ma perché è peccato e offende Dio». La Chiesa non imparerà mai che è necessario che i preti siano rivoluzionari, perché Cristo, chiunque fosse, lo era. Tanto quanto, se non più, del Che. Per questo, invece che sulle magliette di chi lotta contro l'ingiustizia, è finito sui santini dei vecchi borghesi. Sempre Milani: «Un prete isolato è inutile, è come farsi una sega. Non serve a niente e Dio non vuole». Morendo in confino, il "signorino" borghese sussurrò: «Un grande miracolo sta avvenendo in questa stanza: un cammello che passa per la cruna di un ago». Don Vitaliano viene esiliato 35 anni dopo. Nel frattempo Santa Madre Chiesa ha ritenuto opportuno continuare a premiare e nutrire cammelli troppo grassi per compiere il medesimo miracolo.
«Un augurio al presidente Silvio Berlusconi, perché ognuno di noi quando va a letto lui agisca in modo di farci sentire orgogliosi di essere Italiani. Buon lavoro presidente!». Il caso di cui si è più parlato in settimana, l'intervento di Roberto Benigni a chiusura del Festival di Sanremo, si è risolto con un augurio sincero, ma anche con la battuta più divertente: quella, all'interno del monologo, che rappresenta lo scenario più surreale. Più ancora di quando, nella riproposizione del "Giudizio Universale" adattata per l'occasione da Craxi a Berlusconi, Dio seleziona buoni e cattivi dividendoli un po' di qua e un po' di là, e Ferrara deve cambiare posto per fare spazio a un miliardo di cinesi. Chapeau al genio, alla classe, e soprattutto all'astuzia: un augurio tanto impegnativo ha un mittente che ha fatto per davvero sentire orgogliosi gli Italiani commuovendo il mondo, e un destinatario che al di fuori dei confini nazionali sta conferendo a questo paese la dignità di una gag. Ferrara ha pronta la contromossa: continuerà con le provocazioni dal piccolo schermo. Come Grillo, ha scelto un terreno neutrale e si è rivolto a Tele+. La pay-tv ha potuto ricavare uno spazio confacente al personaggio sui canali via satellite che vanno dal P8 al P16: quelli in cui dalle 23 in poi c'è gente che lo prende nel culo. Qualcuno protesterà: avevamo annunciato che in questo spazio ci saremmo occupati di Sanremo in modo esaustivo. Manteniamo la promessa: ha vinto il cugino del sindaco.
Contrordine, compagni: come tutta la storia delle uova marce per Benigni, anche il licenziamento del vignettista Vincino dal quotidiano il Foglio era una bufala di Giuliano Ferrara. Vincino non è quindi guarito ma, anzi, va peggiorando: continuerà con le ospitate a "Porta a Porta", a disegnare per giornali di destra, dichiarare che Forattini è un genio e godersi il fatale e ineluttabile rincoglionimento nel suo mondo di frutta candita, in cui anche Ferrara può simboleggiare un alfiere della satira che si batte contro il regime. Si fa largo anche in Italia la moda statunitense di adattare per un solo giorno gli spot pubblicitari ad importanti eventi (il SuperBowl, per citarne uno). In questi giorni è in onda il trailer per il lancio della "X-Box" in cui un bambino viene partorito come un proiettile, cresce in volo e atterra morto in una tomba. Ebbene, ieri sera la Microsoft, in occasione di Sanremo, ha modificato il filmato: il morto atterrava comodo su una poltrona in prima fila del dopofestival, e aveva le fattezze di Sandro Ciotti. Nuovo "caso" in sala stampa: un componente dei Matia Bazar, probabili vincitori, è il cugino del sindaco, nonché direttore artistico dell'Accademia di Sanremo, che seleziona molti dei partecipanti. Messo alle strette, il musicista ha proposto: «Facciamo così: voi mi fate vincere; poi giuro che nel nel giro di 100 giorni risolvo questo conflitto di interessi». Ci ha preso per un popolo tanto fesso da farsi fottere così facilmente?
Un "grazie", di cuore, a Giuliano Ferrara: non capita tutti i giorni di poter essere solidali con Vincino. Immaginiamo che anche Vincino non possa fare a meno di ringraziarlo per essere stato licenziato a causa di alcune vignette pubblicate sul Foglio a favore di Benigni e contro le intenzioni della congrega di ebeti che vorrebbe sottoporlo al lancio di uova marce nel corso dell'ultima serata del Festival di Sanremo. Vincino, per merito di Ferrara, guarirà: smetterà di partecipare a "Porta a Porta", di disegnare per giornali di destra, e di dichiarare che Forattini è un genio. Il panzone imbretellato ha recuperato un caso umano e ha dimostrato di avere anche lui un lato buono, neanche tanto difficile da scoprire. Basta fare: 4/3, per raggio alla terza, per 3,14, diviso due. La deputata di ANDaniela Santaché ha rimporoverato Baudo riguardo al ruolo di Manuela Arcuri e Vittoria Belevedere: «Troppe tette in mostra: tratta le due primedonne come belle statuine». Tanto le deve la causa, infatti, per essere apparsa nuda sul calendario 2001 di Espansione. «Il mio era un calendario culturale» ha dichiarato la parlamentare. E anche istruttivo dal punto di vista storico, aggiungiamo noi, dal momento che mica per niente ritraeva un rudere. Pierluigi Diaco al dopofestival di ieri sera è apparso con una scritta sulla fronte che risultava illeggibile in tv. Si notava perché era diversa dalla solita. Quindi quella che diceva "P-I-R-L-A" non era un tatuaggio.
Il vero trionfo l'ha ottenuto Fiorello. Non martedì sera, ma stamattina su Repubblica, sdoganato (meritoriamente) persino da Michele Serra che, a seguito di un sovrumano sforzo di memoria, si è ricordato che Fiorello era quel fesso che faceva il Karaoke dentro uno strano e molto diffuso elettrodomestico ai tempi in cui lui era direttore di un giornale di satira e l'ex animatore una delle presunte icone del "berlusconismo". Fiorello ora spara a raffica battute sul conflitto di interessi e sulle rogatorie, e Serra possiede un televisore: è incredibile come la vita abbia comunque la capacità di stupirci. Inutile specificare che la seconda serata del Festival non ha riservato sorprese: l'azienda produttrice del sonnifero Roipnol, in ginocchio da martedì sera, ha intestato a titolo gratuito il 15% di quote della società ad Alexia per aver contribuito a svegliare di soprassalto 16 milioni di italiani. La boutade del lancio di uova a Benigni partorita dal Gabibbo di destraGiuliano Ferrara (ci perdoni Ricci per l'ardito paragone e la lesa maestà: trattasi comunque di pupazzi) ha dato adito alle prevedibili polemiche. Pierluigi Diaco ha ribadito le motivazioni dell'idiota gesto: «Io mi sono solo difeso, quello ce l'ha su con me. Ha persino girato un film in cui mi diffama: le preferenze sessuali fanno parte della sfera del privato e non possono essere oggetto di dileggio». Sono occorsi soli 25 minuti per spegare a Diaco che la nuova pellicola di Benigni si intitola "Pinocchio", con la P.
Ieri ci lamentavamo che, riguardo al Festival, non ci fosse da dire una "beata fava": Fiorello ha fatto in modo che si potesse almeno parlare di quella di Baudo, definita al tatto "un passaggio a livello". Chi, sui giornali di stamattina, si preoccupava del fatto che gli sketch umoristici potessero offuscare le canzoni si è tranquillizzato alla notizia che stasera e venerdì i rumori molesti provocati dalle ugole delle Lollipop e dal diaframma di Safina non saranno messi in ombra dalla presenza di comici. Anna Marchesini e Gigi Proietti hanno infatti confermato la propria presenza nel corso delle due serate. Sabato serà la giornata di Benigni, e Pierluigi Diaco nel corso del dopofestival si è detto pronto lanciargli uova e ortaggi addosso. «Non so dove reperiremo abbastanza uova qui a Sanremo - ha dichiarato il dj - ma per quanto riguarda gli ortaggi, un finocchio, modestamente, c'è». La sortita è sembrata troppo delirante persino per uno come Diaco. Non a caso, l'idea è infatti di Giuliano Ferrara. Il Gabibbo di destra ha utilizzato il giornale da lui firmato ed edito dalla moglie del Presidente del Consiglio, per definire il toscanaccio "comico di regime": ora che al governo non c'è più la sinistra ritiene che il ruolo, nel pieno rispetto dell'alternanza, gli spetti di diritto. I più credono che una risata lo seppellirà. A questo proposito la Protezione Civile ha avvertito la città di Sanremo di dotarsi preventivamente di scavatrici e ruspe a sufficienza.
Oggi avremmo dovuto parlare del Festival di Sanremo ma, diciamocela tutta, nella città dei fiori non è successa una beata fava. Quindi, dal momento che non ce lo ordina il dottore, rimandiamo a domani colpi sopra e sotto la cintura di Manuela Arcuri (i famigerati "due colpi" che mezza Italia le vorrebbe dare), e passiamo ad altro. Chi acquista il Corriere della Sera il lunedì ha un appuntamento imperdibile con la satira, quella vera. Parliamo ovviamente del riquadro "Pubblico & Privato" che Francesco Alberoni occupa in prima pagina. Da anni, ormai, l'esimio professore non perde occasione, mascherando il tutto da sagace analisi di vizi e virtù, per raccontarci i cavoli suoi. Lo fa, per giunta, con la vanità tipica del bischero che brevetta l'acqua calda. Un vigile gli dà una multa? Titolo: "Il potere, vile ricatto dei burocrati". Una scappatella della moglie? Titolo: "Il vero amico può anche rivelarsi un rivale". Salviamo il Corriere dallo spreco di spazio: quattro colonne che potrebbero diventare tre righe in una rubrica intitolata "Dillo con parole tue". Prendiamo ad esempio l'articolo di ieri: «I due innamorati non sanno quali problemi dovranno affrontare, non se ne curano. Se il loro amore continua se ne accorgeranno più tardi, quando decideranno di metter su casa assieme, o quando aspetteranno un bambino». Traduzione per la rubrica "Dillo con parole tue": «Ehi, ragazzi, avete visto che questo mese su Tele+ danno "L'ultimo bacio"?».
Nel corso della prossima settimana l'argomento preminente sarà il Festival di Sanremo. Oggi, purtroppo, ci tocca di parlare di cose meno serie: l'eurodeputato ed ex-sottosegretario della Repubblica Italiana Mario Borghezio. Il "crociato" leghista - pochi lo sanno - proviene dall'organizzazione "Ordine Nuovo", formalmente sciolta da un decreto governativo nel novembre 1973. Tanto per intenderci: quei giovani goliardi old-nazisti cui dobbiamo la strage di Piazza Fontana; la bomba sul treno Messina-Milano; la morte di otto attivisti antifascisti a causa di una granata, a Brescia, nel 1974 e, per finire in grande, le ottantacinque vittime della strage alla stazione di Bologna. Pino Rauti, uno dei leader di "Ordine Nuovo", dichiarò: «Siamo vicini tanto alla Repubblica Sociale Italiana quanto al III Reich». Borghezio, in anni più recenti, ha persino superato il caposcuola, divenendo la nuova unità di misura ufficiale quando di parla di "statura di un pirla". Nel 1993 ebbe comminate 750.000 lire di multa per aver picchiato un bambino marocchino; due anni fa salì su un treno e, armato di spuzzatore, "disinfettò" un gruppo di nigeriani; durante il recente congresso della Lega ha sostenuto che la terra islamica è «concimata con urina di maiale». Dovremmo essere malvagi nella chiosa, ma voi non avreste pietà di uno che, quando gli scappa, deve andare a pisciare così lontano?
Esistono fenomeni naturali ricorrenti che non si possono evitare: implacabile come la deriva dei continenti torna ad ammorbarci il Festival di Sanremo. La manifestazione inizia non senza difficoltà: TV Sorrisi e Canzoni, che è solito indicare l'età dei personaggi dello spettacolo, ha dovuto sottoporre Pippo Baudo al Carbonio 14. La sconcertante scoperta di un gruppo di scienziati è che il pippobaudo in realtà si è estinto da tempo: quello che oggi vediamo in tv è stato ricavato dal DNA del fossile di un parrucchino rimasto imprigionato in una pietra d'ambra. Per volere dello stesso Baudo, la manifestazione di quest'anno è a cavallo tra la recita natalizia dell'asilo Mariuccia e lo spettacolo annuale degli ospiti della casa di riposo "Anni Azzurri". Implacabile nella scelta dei concorrenti, Baudo è riuscito infatti a riportare i Gazosa a Sanremo, sottraendoli alla remunerativa attività principale del gruppo: lo scambio di carte di Dragonball. E' purtroppo in forse, invece, a causa di problemi di salute, il coup de teatre della serata finale: il duetto di Gino Paoli con Luigi Tenco. Quest'ultimo ha dichiarato: «Spero che Gino si riprenda: non che io sia particolarmente in forma, il problema è che lui sta messo peggio». Scorrendo la lista dei "Big", ai più è venuto il dubbio di chi cazzo sia Alessandro Safina e da dove sia spuntato. «Non capisco perché ve la prendete con me - ha sostenuto l'interessato - Vespa lo conosco meglio io di Giorgino».
Speciale legge Bacchelli: menti geniali del passato hanno bisogno del nostro aiuto. Ce ne occuperemo man mano, un rimbambito per volta. Si parte con Michele Serra, che su Repubblica, riguardo a "Mani Pulite", ha scritto: "L'esultanza liberatoria di quegli anni, culminata nell' orribile lancio di monetine a un Craxi già in disgrazia, non appartiene ai souvenirs più nobili della nostra democrazia. Io, ai tempi, facevo un giornale di satira, e avere trasformato le sbarre in una brillante occasione di spasso non è tra le imprese delle quali vado più orgoglioso". Cuore, dopo titoli storici come "Torna l'ora legale, panico tra i socialisti", abbinò la foto di Craxi in cella al commento "Pensiero stupendo" e il riquadro dedicato a Bobo in gattabuia a "Pensierino stupendino". Erano esempi di satira, arte, impegno, che chi come noi era a Cuore ricorda quasi con commozione. L'esilio dorato di Serra dimostra che la fuga dalla città per l'aria buona della campagna fa bene ai polmoni, ma ha effetti deleteri per le palle di chi ti legge o ascolta: lo schifo, per saperlo commentare con ironia, bisogna averlo attorno. Serra, ormai, va usato al contrario di un lenzuolo di Legambiente: lo esponete fuori dalla finestra, e se dopo una giornata a contatto con le polveri sottili se ne esce con una delle sue vecchie intuizioni acute e pungenti vuol dire che vivete in una citta di merda, morirete probabilmente di tumore ai polmoni ma, almeno, non rincoglioniti.
Nel dover redigere una rubrica quotidiana, quello che si può definire "un brutto periodo" è quando si vorrebbe scrivere satira, e invece il foglio resta macchiato di parole incazzate. O indignate, disgustate: decidete voi come classificare ciò che leggerete. Sorry: per i calembour e le battute ad effetto ci sarà tempo. La scorsa notte romana è stata scossa dall'esplosione di un ordigno nei pressi del ministero degli Interni. Tempo poche ore, e i primi commenti ad effetto ad apparire sulle agenzie sono quelli del ministro Castelli e Silvio Berlusconi, con i toni di quelli che hanno nasato la puzzetta e sanno che l'odore viene da vicino. A dire del primo «manifestazioni di piazza come quella del Palavobis possono creare un clima da cattivi maestri con qualcuno che poi si lascia influenzare»; il secondo, alla maniera di un Bradbury de noiantri, specifica: «C'è una storia recente che nessuno di noi dovrebbe trascurare». E noi mica dimentichiamo, infatti, che c'è stato un periodo caratterizzato da una cosa chiamata "strategia della tensione". E che è un fenomeno che si verifica quando frange incontrollabili del potere in carica fan saltare qualcosa di dimensioni che variano dal motorino alla stazione, e poi accusano l'avversario per fargli perdere consenso. Tanto rumore per nulla: si poteva risparmiare in petardi e lasciar fare a Fassino, Rutelli e D'Alema.
Donatella, una lettrice di "Quarantadue" ci fa correttamente notare che Adriano Sofri in questo momento non è affatto seduto su una "confortevole poltrona". Ha ragione: il carcere resta carcere. E poco conta che la cella sia occupata da un colpevole o un innocente (e dio ci scampi, in queste poche righe, da una disquisizione sulla veridicità delle dichiarazioni di Marino o sull'estraneità di Sofri alla vicenda Calabresi). Assodato che in carcere di comode poltrone non vi è traccia, è anche vero che, in passato, le natiche di Sofri qualche confortevole imbottitura l'hanno pur provata. Il vero problema di Sofri (qualcuno glielo dovrà pur dire prima o poi) sono gli amici che lo difendono, quelli che aveva o si è trovato lungo la strada. E se sei innocente, la peggiore sfiga che ti può capitare è avere dalla tua in tribunale un parterre di tifosi occupato da Giuliano Ferrara, Gianni De Michelis, Carlo Panella, Claudio Martelli, Marco Boato, Vittorio Feltri e Giorgio Bocca. Ci perdoni Adriano Sofri (la cui posizione al riguardo del resto non può essere altro che "questo passa il convento"), e ci perdonino i tanti che invece, senza macchia, hanno preso le sue parti. Ci è solo sembrato che, dopo tanto carcere e quasi trent'anni di pressioni, avere imposta l'amicizia di cotanti personaggi rappresenti esclusivamente un'ulteriore violenza gratuita.
Quarantamila persone, secondo gli organizzatori: tante sono le persone che hanno partecipato ai festeggiamenti dei 10 anni di "Mani Pulite" organizzati da MicroMega. Alla folla fuori e dentro il PalaVobis il ministro Castelli sente di dover lanciare un solo monito: «Sono vecchio, e mi ricordo gli anni del '68. Allora gridavano slogan e dicevano che lo Stato borghese era fascista e che sarebbe stato spazzato via. Qualcuno è passato dalle parole alla violenza di piazza. Vi chiedo di vigilare». Al ministro della Giustizia va però ricordato che in parecchi, negli anni successivi, scelsero una via ancora più deleteria rispetto alla violenza di piazza: dall'adesione alle idee di chi tirava pietre a certe finestre alle confortevoli poltrone che vi stavano dietro. Per questo motivo, se vi fosse anche solo il benché minimo sospetto che tra la moltitudine del PalaVobis potessero essere presenti i Mughini, i Sofri, i Mieli, le Maiolo, i Ferrara, i Liguori di domani, le preoccupazioni di Castelli sarebbero da condividere senza indugi. Secondo Formigoni, invece, per i partecipanti alla manifestazione «Berlusconi è il male assoluto, definitivo». Neanche fosse Higlander. Fortunatamente, come tutte le calamità, passerà anche lui.
Beata l'ingenuità dei senatori Passigli e Bassanini, che si sono visti archiviare l'esposto contro Silvio Berlusconi e l'invio a mezza Italia del libro "Una storia italiana". I due impulsivi denuncianti hanno candidamente pensato che i costi per la stampa e l'invio dell'opuscolo (23 miliardi) avrebbero dovuto essere conteggiati come spese elettorali. Non farlo, infatti, per quel che può valere al giorno d'oggi, significa violare una legge. Non ci è dato di sapere per quale motivo la denuncia non abbia avuto seguito e per quale assurdo motivo si sia meritata un bollino addirittura a pagina diciassette del Corriere. Dobbiamo desumere che il nostro beneamato minipremier, in un momento particolarmente felice che solo per caso cadeva durante una campagna elettorale, abbia voluto condividere con noi tutti amarezze, dolori e gioie della propria famiglia. Così, perché gli andava. Perché ci vuole bene. Perché c'è chi lo fa sfoderando dal portafoglio il pieghevole con le foto dei figli ritratti anno dopo anno durante la crescita, e c'è chi invece è il padrone delle rotative della Mondadori, ha tredici milioni di francobolli che gli avanzano, e può permettersi di fare le cose un filo più in grande. E ringraziamo che ci ha almeno risparmiato una pallosissima proiezione delle diapositive delle vacanze.
Nella sentenza in cui si dichiara che Radio Vaticana non può essere processata dallo Stato Italiano il Tribunale di Roma precisa che "l'ubicazione, l'organizzazione e la potenza degli impianti dell'emittente sono finalizzati al raggiungimento degli scopi istituzionali affidati alla Radio Vaticana, con particolare riferimento alla necessità di diffondere in tutto il mondo il messaggio evangelico". Vivendo a Cesano, a Giulia la parola di Dio è entrata davvero nel cuore. Ma anche nel cervello, nel fegato, nel pancreas e, soprattutto, nel midollo osseo omopoietico. Si può dire che il messaggio evangelico le ha cambiato la vita: se non fosse nata a Cesano, infatti, non sarebbe crepata a dieci anni sotto gli occhi della madre, e molto, molto vicina alla voce di Dio. Avrebbe ascoltato Albertino e Radio Deejay, avrebbe toccato ferro trovando Radio Vaticana o Radio Maria scanalando sull'autoradio, e avrebbe pensato che, se proprio uno non vuole scegliere un male minore (la droga, per esempio), per trasmettere il messaggio evangelico rimanere vivi semplifica di molto le cose.
E chi poteva immaginare che i Gladiatori di "Stay Behind" fossero un drappello di anziani nostalgici sfuggiti alle bocciofile e alle spume della parrocchia? Gladio ha un sito ufficiale che ce lo ricorda rievocando i fasti del passato e le amarezze del presente, tra cui "l'ultima battaglia": "il riconoscimento ufficiale dei Gladiatori" da parte dello Stato. Dal sito emergono particolari inquietanti: che l'iscrizione al Club di Topolino era più formale dei fogli contrassegnati dal timbro "Segretissimo" attraverso i quali venivano reclutati i Gladiatori; che c'erano armi, e tante, fornite dagli Usa; e che una scalcagnata combriccola di grappa-dipendenti chiede oggi una medaglia per essersi tenuta pronta per anni ad intervenire con le suddette armi nel caso in cui i comunisti fossero andati al Governo. Che fossero comunisti o democristiani in questo caso poco conta: era gente che aveva pagato le tasse per finanziare elezioni che non avrebbe mai potuto vincere. Per una volta facciamo le cose per bene: un bel riconoscimento ai Gladiatori, e una patente da imbecille a chi per anni ha votato PCI giocando a poker senza sapere di essere il morto.
Radio Vaticana non può essere processata, grazie all'articolo 11 dei Patti Lateranensi, un accordo stipulato nel febbraio 1929 tra Pio XI (il papa che scrisse un enciclica in tedesco molto generica riguardo gli orrori del nazismo) e Vittorio Emanuele III (il re che fece marciare il fascismo su Roma, nonché il nonno del fantoccio dal grilletto facile per cui oggi stiamo modificando la Costituzione affiché possa tornare in Italia). In pratica, i principi fondamentali dello stato in cui viviamo, redatti nel 1945, possono essere tranquillamente riscritti, mentre un regio decreto del 1929 sottoscritto da due autorità sulla cui rettitudine è lecito nutrire almeno qualche dubbio, permette invece oggi all'avvocato Eugenio Pacelli (difensore di Radio Vaticana, nonché nipote di Pio XII, il papa che aiutò alcuni nazisti a nascondersi a guerra finita) di dichiararsi "soddisfatto". È anche grazie a lui che la voce di Cristo in onde medie potrà trasmettere alle ore 20:00 di stasera il Santo Rosario e, a seguire, la leucemia.
54 degustatori francesi, scelti tra i migliori studenti della facoltà di enologia di Bordeaux sono caduti nel tranello teso da due studiosi: hanno assaggiato un vino bianco e un rosso, ne hanno tessuto le lodi e hanno descritto dettagliatamente i diversi aromi che li contraddistinguevano. In realtà i due vini erano assolutamente identici, e il secondo era stato tinto di rosso attraverso l'uso di un colorante inodore e insapore. L'episodio non deve dare adito a sottili ironie riguardo la faciloneria dei francesi. In Italia, ad esempio, nel corso delle elezioni che hanno avuto luogo nel 2001, quasi due italiani su tre, per la seconda volta nel giro di soli sette anni, ritenettero presentabile un intero governo, rispettabili i membri che lo componevano ed integro il premier che venne scelto. Con la differenza che, mentre i 54 giovani enologi francesi non si sono accorti del trucco, cerone e lucido da scarpe sulla pelata del novello e recidivo capo del Governo non erano sfuggiti a nessuno.
Secondo RutelliRai e Mediaset dovrebbero cedere una rete ciascuna. A seguito di quest'affermazione, Libero, l'unico giornale satirico attualmente in edicola, si è posto un inquietante interrogativo: "Chi potrebbe permettersi in questo momento in Italia di acquistare due reti televisive?". Feltri, equiparando il giornalismo all'autoerotismo, ha fatto tutto da solo e si è dato anche la risposta, su otto colonne: "Agnelli". Il problema è che il mondo della finanza sente un pesante scricchiolio provenire dalle parti della Fiat. Se è vero ciò che si dice, ovvero che gli Agnelli siano indebitati per 130 mila miliardi (e ricordiamo che uno come Gardini saltò a 25 mila, mentre Prada, che ne ha solo duemila, viene considerato alla stregua di un maggiordomo), dev'essere anche vero che il gruppo che creò la Duna due televisioni proprio non se le può permettere. Senza considerare che dopo il caso "La7" Agnelli, come qualsiasi imprenditore, si tocca gli zebedei solo a sentir nominare "terzo polo". Eppure, all'interno di questa tragicommedia finanziaria, qualcosa per cui sogghignare lo si trova comunque: l'occhiello del titolo di Libero che, al seguito della presunta notizia secondo la quale RaiTre e Rete4 passerebbero al gruppo di Torino, recita "per Casini un conflitto di interessi". In altri tempi, Cuore gli avrebbe dedicato il titolo "Hanno la faccia come il culo". Ma è un brutto periodo questo, in cui persino i culi sono capaci di sporgere querela. Meglio essere prudenti.
Il luogo comune vuole che per passare la selezione da "Letterina" di Passaparola le capacità intellettive richieste si limitino al saper fronteggiare domande tipo "Nome?", "Cognome?" e "Indirizzo?" ("Stato Civile?" è stata abolita, dal momento che tutte rispondevano "Italia"). Noi siamo qui per affermare che non è vero: le piccole star che sgambettano attorno a Gerry Scotti devono in realtà superare test che voi umani non potreste neanche immaginare. L'arduo obiettivo dei selezionatori è scovare ogni anno ben sei post-adolescenti (con)sensienti cui non manchi materia grigia (è richiesta almeno una terza misura di cervello), capaci di totalizzare un Q.I. che rappresenti la media tra quello di un consulente globale di "Programma Italia" e quello (ben più alto) di un mammifero privo di pollice opponibile. È attraverso esami di questo tipo che vengono forgiate le presentatrici di domani. Ma anche quelle di oggi. Motivo per cui dobbiamo arrenderci all'evidenza che la nuova fidanzata del Berluschino, PierSilvia Toffanin, ha i requisiti necessari per condurre "Mosquito", un programma tutto suo. Il Berluschino è tra l'altro il presidente di Rti, la società a cui fanno capo tutti i programmi di Mediaset, e il suo aver ritagliato un ruolo di spicco per la fidanzata fa immediatamente pensare che quello del conflitto di interessi sia un problema di famiglia. Su questo Berluschino batte persino papà, che del conflitto se ne fotte. Lui se lo fotte.
La corte che sta processando il talebano Johnny sulla base di una decina di capi d'imputazione (tra cui spicca la "cospirazione per uccidere propri connazionali", mentre manca l'unica accusa che sarebbe veramente motivata dai fatti: demenza) ha reso pubbliche le prove che inchioderebbero il traditore: le lettere a papà e mammà in cui, a seguito dell'elezione di Bush, afferma: «Sono contento che quello sia il vostro presidente e non il mio». Mezza Europa diventa a questo punto papabile per una confortevole tutina arancione nella base di Guantanamo. Nel frattempo, la Casa Bianca ha mostrato orgogliosa le immagini dei prigionieri immobilizzati e trasportati dai Marines a bordo di barelle a rotelle. «Incrementa il senso di inferiorità e sottomissione». Un messaggio il cui valore purtroppo sfugge a determinate categorie sociali. I disabili, per dirne una.
La polemica lanciata da Daniele Luttazzi sulla minaccia di chiusura di Satyricon partita "dallo staff di Veltroni" è magicamente sfumata in nulla con soddisfazione di entrambe le parti. Siccome qui non si butta via niente, lo spunto resta comunque buono. Tanto per dirne una: "Cuore" chiuse grazie alla sinistra: spiacquero a Veltroni gli attacchi all'Unità, e a Prodi il titolo "Romano mostra i coglioni", corredato dalle foto dei neo ministri. Assodato che la satira di destra non esiste perché la destra non è storicamente capace di ridere di sé, forse è il caso che la sinistra torni ad appropriarsi dell'ironia, e a fare - ma soprattutto a dire - "cose di sinistra". Meglio se anche autoironiche. Che punti sulla tenerezza: prendersi per il culo da soli fa tanta simpatia. È una strategia anche questa.
«Scjinvito mascgistraci e avvocatci scivilistci a non forsgnire cooperascione per una finalsgità conctraria alla sgiustiscia come è il divorscio»: sono parole di Giovanni Paolo II, proferite con fatica qualche giorno fa, nella speranza che si crei un nucleo di avvocati obiettori che si rifiutino di dividere ciò che Dio ha unito. È inevitabilmente giunto il momento per indirizzare un appello alla mano che anima quest'ennesimo vecchio Muppet che si esibisce da dietro un balcone: abbiate pietà di un pover'uomo, per giunta di una certa età. Fate come per i cavalli: abbattetelo. Smetterà di soffrire, e lo libererete dal supplizio di dover biascicare in mondovisione parole il cui senso ormai sfugge sia a noi che a lui.
La famiglia di Johnny Dorelli (quasi al completo) ha chiesto e ottenuto l'oscuramento di una pagina di Clarence (che, vi ricordiamo, trovate nell'archivio cache di Google e non sui server di Clarence cliccando qui) in cui lo stesso veniva definito, più o meno "seduttore di vecchie tardone come Lauretta Masiero e padre di un figlio d'arte fallito come Gianluca Guidi".
Riportiamo la frase per intero dal momento che è apparsa nell'ordine su Repubblica, Corriere della Sera, il Giorno e .com, sperando che per questo motivo la pagina che state leggendo non venga oscurata e a nessun P.M. venga in mente di far brillare le rotative dei suddetti quotidiani.
Ok, siamo gente perbenino, noi, e se abbiamo sbagliato siamo pronti a chiedere scusa. Però vogliamo le prove. Per questo motivo (e per davvero) Clarence inoltrerà un regolare esposto per ottenere il sequestro probatorio delle candeline sulla torta del prossimo compleanno di Lauretta Masiero. O, in alternativa, in mancanza delle candeline, l'esame del Carbonio 14.
In definitiva, a tutta Clarence spiace che un mito comune all'interno della redazione come Johnny Dorelli se la sia presa tanto a male per un articolo che intendeva esclusivamente glorificarlo e auspicava il ritorno dello stesso in tv. In realtà se l'è presa molto di più il figlio Gianluca Guidi (non chiedete "Chi???", altrimenti ci mettete nei guai), che ha preso carta e penna e, dopo un anno dalla pubblicazione del pezzo ma con incredibile tempismo sulle prime teatrali dei nuovi spettacoli di padre e figlio, ha sporto querela.
Ed è un peccato, perché se avesse atteso qualche giorno avrebbe saputo che la redazione di Clarence si era autonomamente impegnata in un piano redazionale quadriennale di articoli dedicati esclusivamente all'adulazione della famiglia Guidi-Dorelli. Ve ne riportiamo qualche stralcio...
25 ottobre 2002: Clarence festeggia i 20 anni dell'attrice emergente Lauretta Masiero. Il ricevimento, svoltosi nella prestigiosa sala banchetti dell'hotel Cavalieri Hilton di Roma, ha potuto fregiarsi della presenza di ospiti illustri del mondo del cinema e dello spettacolo. Da segnalare l'arrivo in tarda serata del faraone Tutankamon, che si è unito ai festeggiamenti, e la mancata presenza del figlio della Masiero, Gianluca Guidi, impossibilitato a partecipare in quanto impegnato in una tournée teatrale che ha riscosso ampio successo in tutta Italia.
25 ottobre 2003: Come di consueto, anche quest'anno si è tenuto il ricevimento per celebrare i 19 anni dell'attrice Lauretta Masiero. Diversa location (l'hotel Sheraton Golf Parco de' Medici di Roma), ma garantita la presenza di innumerevoli vip per l'evento modano della stagione. La Masiero, in procinto di girare il secondo film (questa volta da protagonista), si è lanciata nelle danze con uno dei convitati del mondo del cinema, "La Mummia" in persona, ma non ha potuto espletare il rito del soffio sulle candeline insieme al figlio Gianluca Guidi, che nello stesso momento stava tenendo un memorabile concerto per cui i biglietti erano andati esauriti da mesi alla Royal Albert Hall.
25 ottobre 2004: Auguri di cuore da parte di Clarence all'ormai affermata attrice Lauretta Masiero, per i suoi 18 anni. La festa mondana per eccellenza, quest'anno davvero speciale considerato il raggiungimento della maggiore età da parte dell'ormai più acclamata attrice italiana (in procinto di posare per il calendario 2005 del mensile Max) si è tenuta presso la lussuosa sala dell'hotel Regis Grand. Il mondo del cinema è accorso al completo e l'attrice ha animato la serata intrattenendo il cast di "Jurassic Park", intavolando un'interessante discussione con il brontosauro, con qualche divergenza di opinioni nei confronti del velociraptor. Da segnalare, anche quest'anno, la mancata presenza (giustificata) del figlio Gianluca Guidi, impegnato a New York dalla cerimonia per la consegna dei Golden Globe, nel corso della quale ha ricevuto dalle mani di Martin Scorsese i premi come "miglior attore protagonista", "miglior regista" e "miglior musical" e "miglior figlio d'arte fidanzato con la co-protagonista del proprio musical".
25 ottobre 2005: Con un gesto a sorpresa, l'Academy Awards ha deciso di rimodellare l'ormai vetusta statuetta dorata dello zio Oscar sulle fattezze di Gianluca Guidi, per celebrarne la folgorante carriera. La presenza di Guidi nello studio in cui avrebbe dovuto posare è stata in forse fino all'ultimo momento: l'attore aveva desiderio di partecipare per la prima volta al ricevimento per i 17 anni della madre, Lauretta Masiero, che come di consueto si tiene a Roma in un importante hotel. Gianluca Guidi poco prima di imbarcarsi dal Los Angeles International Airport ha poi ricevuto la notizia che il ricevimento era stato annullato in quanto la Masiero, minorenne, non aveva ottenuto dai genitori il permesso di uscire di casa.
Caterina Caselli non si è aggiudicata solo il Festival di Sanremo con Elisa: ha vinto anche lo "Zecchino D'oro" con i Gazosa. La band prodotta dalla magnate dell'industria discografica italiana è composta da quattro elementi che, nel complesso, superano appena i 50 anni. Ora, per le giovanissime star si apre un impegnativo tour promozionale: un'apparizione a "Solletico", la sigla di "Bim Bum Bam", una colazione di lavoro con Mago Zurlì, la prima di "Lilly e il Vagabondo 2". I quattro hanno i piedi per terra, e guardano alla carriera da cantanti solo come un'ulteriore opportunità: nessuno dei componenti, infatti, ha lasciato la propria occupazione principale: lo scambio di carte dei Digimon. Approdati a Sanremo pochi giorni prima dell'inizio della competizione, hanno trovato qualche difficoltà nella sistemazione nella città dei fiori: il comune gli ha più volte negato il permesso di posteggiare nei pressi dell'Ariston il camper del proprio staff. La casa di Barbie ha comunque trovato sistemazione nella vicina Arma di Taggia. Per la Caselli il festival gestione Carrà ha rappresentato più di un trionfo, con il piazzamento nella parte alta della classifica di tutti i cantanti presentati. Ma per la competizione dei "giovani" della prossima edizione dovrà strafare: dopo il gruppo dei tredicenni, presenterà alla commissione selezionatrice un dinamico duo composto da uno spermatozoo e un'ecografia.
La tensione al Festival di Sanremo si taglia con un coltello: alle risse e ai regolamenti di conti dei giorni scorsi si sono aggiunti gli screzi tra Enrico Papi e la troupe del Tg5 e il pestaggio dei cameramen del Tg4 da parte di Massimo Ceccherini. Gli operatori televisivi vivono ormai nella paranoia dell'agguato: una troupe di "Solletico" di stanza al Festival è stata circondata da un gruppo di seienni e giustiziata utilizzando i poteri di Pikachu. I Gazosa non hanno potuto partecipare al Dopofestival con la scusa che la legge non permetterebbe la presenza di minori in tv dopo la mezzanotte. In realtà i cinque preadolescenti hanno preferito fare rientro in albergo per non incappare nel coprifuoco. I giornalisti hanno protestato per il trattamento che viene loro riservato al Festival, tra risse, spintonamenti e gomitate ormai all'ordine del giorno. I responsabili di Sanremo si sono scusati ufficialmente, e hanno fatto recapitare a ciascuno gli inviti per la gara di lotta nel fango che si svolgerà stasera presso la sala stampa dell'Ariston. Continua la cronaca di quoditiana violenza dalla città dei fiori, dopo il furto del cd di Sara 6, pare siano spariti anche alcuni pezzi di Elisa. Un carabiniere, in nottata, è riuscito a recuperare i resti di un arto sul lato di una carreggiata. Il Corriere della Sera ha richiamato a Milano Mario Luzzatto Fegiz, e affidato il commento del Festival al trio composto da Peter Arnett, Maurizio Cocciolone e dal generale Schwarzkopf.
L'accesso in sala stampa, da ieri, è consentito esclusivamente ai giornalisti in possesso di accredito, badge di riconoscimento e paradenti. Nell'ordine: Staffelli di Striscia la Notizia e i Sottotono si sono accapigliati due volte in tre giorni; lo staff di Gigi D'Alessio ha tentato di pestare Maria Cuffaro di Sciuscià; e, per finire, a notte tarda i bodyguards di Anastacia hanno spedito al pronto soccorso uno o due cameramen. Il clima in sala stampa è sempre più teso: le conferenze sono scandite dai gong e iniziano al grido di "fuori i secondi". Il Corriere della Sera ha richiamato a Milano Mario Luzzatto Fegiz, e affidato il commento del Festival a Rino Tommasi. Il videogioco "Severance" (che presenta braccia mozzate e usate come armi, ettolitri di sangue e colpi di scure) è stato nel frattempo ritirato dai negozi ad un solo giorno dalla presentazione, in quanto ormai superato. «Pensavamo di aver creato il gioco più violento della storia, basato innanzitutto su ferocia e sangue in quantità e in secondo luogo su personaggi truculenti e orrendi - sostengono i creatori - ma la Rai, con il Festival prima, e con Japino poi, ci ha battuto su entrambi i fronti». Per quanto riguarda la gara, Giorgia sembra prevalere sul resto dei concorrenti: la distanza che la separa dalla seconda in classifica Elisa è di almeno 6 punti, che la cantante si è fatta suturare dagli infermieri di stanza al teatro Ariston. A fine serata sono trapelate varie indiscrezioni sulla prossima edizione che, pare, vedrà come protagonisti i "Band Aid", intesi non come il gruppo di star inglesi di "Do they know it's Christmas?", ma quelli dei cerotti.
Inutile: il Sanremo della Carrà, in quanto ad ascolti, stenta a decollare, battuto persino dall'edizione presentata dai quattro "figli di papà"Tognazzi, Celentano, Quinn e Dominguin nel 1989. Maurizio Beretta, direttore di Raiuno, tenta di sdrammatizzare attraverso le solite formule: "Siamo contenti lo stesso: un italiano su due ha scelto Sanremo, e consideriamo che Canale 5 sta proponendo una programmazione di tutto rispetto". In effetti tanto interesse nelle strisce del monoscopio trasmesso dall'ammiraglia Mediaset non era mai stato riscontrato. Desta ancora polemiche la regia di Sergio Japino che, alternativamente, raccoglie consensi e desta perplessità. C'è chi la paragona (come Morgan Castoldi) al David Linch di "Blue Velvet", e chi al James Cameron di "Titanic". In effetti alcune sequenze sembrano girate sul ponte del transatlantico, mentre ondeggia pochi istanti prima di affondare. Japino è stato anche aspramente criticato da Francesco Grillini per non avere inquadrato, durante l'esibizione di Eminem, il cartello di protesta dell'ArciGay: "Hanno tentato in tutti i modi di impedire l'accesso dei gay a Sanremo, mentre invece Papi è libero di scorazzare tra le poltrone dell'Ariston: è un controsenso".
Passato il ciclone Eminem, sono cessate anche le preoccupazioni per la Questura di Sanremo. «Con il permesso di Maffucci, avevamo la possibilità di bloccarlo appena avesse varcato il limite della decenza - ha dichiarato un anonimo funzionario - il problema è che, cazzo, cantava in inglese e andava troppo veloce. Nel frattempo che traducevamo ci sono scappati 18 improperi generali, tre bestemmie, 26 allusioni sessuali, 4 diffamazioni e una barzelletta spinta sul Papa». Le ingiurie di Eminem però non hanno suscitato il clamore ci si aspettava, in confronto alla regia di Sergio Japino, considerata all'unanimità il vero insulto della serata. Delusione degli organizzatori, invece, per le esibizioni di Ceccherini: l'unico che era pagato per dirle davvero le parolacce è sembrata la dama di compagnia della Carrà. «Ci aspettavamo grandi cose, che so, almeno un "porca puttana" - ha dichiarato Maffucci - e invece gli è scappato solo un "maremma maiala", per di più dietro le quinte». Meglio comunque dell'esibizione di Megan Gale. Pare che la modella australiana, oberata di impegni, abbia scelto di non partecipare direttamente e si sia fatta sostituire dal proprio calendario. Nessuno se n'è accorto. Al pubblico, anzi, il calendario è sembrato più spigliato e frizzante dell'originale.
Tre sono stati gli eventi che hanno scosso la riviera, al debutto del Festival. In ordine di gravità dei danni: il terremoto che da Nizza ha toccato anche Sanremo; l'arrivo di Eminem sulla passerella; lo sbarco delle "teste di ponte" di Clarence che metteranno in subbuglio l'evento più soporifero dell'anno, secondo solo al capodanno con i parenti in casa di Paolo Limiti. La Carrà ha esordito dichiarando "Eminem fa tenerezza": pare che da piccolo le abbia prese. Eppure non sfugge all'occhio esperto l'evidenza che, se è vero, dovevano probabilmente dargliene di più. L'esibizione del rapper che questa sera interpreterà "Stan" ha messo in allarme anche l'arcivescovo di Foggia. A chi gli ha fatto presente che la rabbia di Eminem ha come bersaglio per lo più i gay, il monsignore ha risposto: "Infatti, mi preoccupava che si parlasse di censurarlo". L'assessore del Comune Bussolotti ha invece altri crucci: "Avrei voluto che la Rai facesse di tutto per avere i Beatles". Il rappresentante della giunta di centro-destra non ha digerito la scarsa insistenza della televisione di stato nel convincere John Lennon, che voci insistenti danno per indisposto. "Ci rifaremo l'anno prossimo con Jim Morrison e Elivis. - ha dichiarato - Intanto mi aspetto grandi cose dall'esibizione di Luigi Tenco di stasera".
Pubblicato Martedì 27 Febbraio 2001
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