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LA LETTERA

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Ho mostrato la lettera a mia sorella, abbiamo deciso di non dire niente a nostra madre. Nell'81, nonostante lei tradisse ripetutamente nostro padre, lui censurava con umiliazioni angoscianti, a partire da una superiorità moralistica inattaccabile - perché lui non la tradiva. Il suo moralismo era una variante della pignoleria ossessiva, del prussianesimo burocratico, della paranoia compulsiva. La lettera mandava in frantumi l'immagine di un asceta eroico: un eroismo insopportabile e cattivo, un integralismo che puzzava di cattolicesimo, un'ascesi capovolta che lo aveva corroso almeno quanto il tumore.
Tutto era ribaltato.
La ragazza era di Lipsia o di Limbach. Sicuramente, la traduttrice di servizio per le delegazioni politiche. Giovane, per il modo in cui accenna al "lavoro" e per la menzione della "tesi". E' terrorizzata dalle pratiche di controllo statale messe in atto dalla Stasi, la famigerata polizia ubiquitaria della DDR. Il che conferma quanto avevo còlto nell'entusiasmo del dopoviaggio in mio padre: finzione o, fatta salva una buona fede, cecità. Avevo undici anni, ai tempi, ma i ricordi erano vividi, nitidi.
Gisella è distrutta dalla prospettiva che emerge dalla lettera. La ragazza tedesca scrive dopo che mio padre, tornato a Milano, a distanza neanche di una settimana, le ha telefonato e le ha prospettato una vita insieme, un progetto di vita insieme. Ricordiamo il crollo che ebbe, un anno entro il ritorno da quel viaggio, che a noi sembrò una parentesi esotica minima, immediatamente dimenticabile all'interno del dramma silenzioso in cui eravamo murati nell'appartamento buio, coi quadri teosofici, in cui tentavamo di mantenere separati padre e madre, perché il primo non uccidesse la seconda. E nostro padre, invece, progettava di...
E quindi era autentico entusiasmo. C'era un elemento di finzione: depistare, parlare della DDR ma intendere una ragazza lì conosciuta e amata per cinque giorni. Con cui progettava di convivere, di abbandonarci - di liberarci. Sarebbe stato felice? Avrebbe funzionato? E al crollo del Muro?
Elementi, dissonanze.
Non riesco a ricostruire il puzzle.
E' possibile costruire, non si ricostruisce mai.
Cosa si edifica su queste fondamenta fragili, risalenti a 25 anni fa, inchiostro che lascia traccia tremula di un terrore commisto a sentimenti amorosi?
Niente. E' un viaggio verso il niente.