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LO SGOMBERO

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Lo sgombero è impressionante.
Le attività dell'uomo si concretano in traiettorie che lasciano dietro di sé strisce di bava, destinate a cristallizzarsi. L'umano è lumaca. Strisce di bava che si contraggono in oggetti, in lasciti, in caratteri, in scritture. Documentazioni pronte a perdere senso dopo un intervallo minimo di futuro.
Su qualunque feticcio l'uomo lasci dietro di sé, egli imprime un'aura. Tale aura è spesso fisica: l'odore della persona satura i suoi oggetti. Le sue abitudini, reificate in un cosmo sterminato e compresso di oggetti quotidiani, portano l'impronta. Ogni scena è passabile di essere scena del crimine, anche in assenza di crimine.
Lo sgombero è l'evoluzione finale di questo trascinamento mortuario, poiché la bava che lasciamo al nostro passaggio è funebre. Ci sostiene, dando conferma ad atti che necessitano di un appoggio per essere ripetuti e abitudinari. Però è svuotata di vita, una strisciata di carattere inorganico. E' un celibato, l'interiore che si esteriorizza e, visto nella sua forma definitva, quando la lumaca è stata schiacciata, esso appare deludente, per quanto fitto di occorrenze: la lametta usuale per radersi, le pillole dello psicofarmaco Zoloft già estratte dal blister per essere assunte il mattino successivo alla morte, le lozioni consumate per metà e il cui arresto di consumo non era previsto, i faldoni (moltissimi) di documenti e distinte le cui cifre si perdono inutilmente decenni addietro, i vestiti intrisi di antitarme, la stecca di sigarette e il portasigarette in cuoio che profuma del profumo cosparso sul collo per anni, con l'accendino accluso, le fotografie di una gioventù prematrimoniale in bianco e nero, la pistola nel comodino con accanto scatolette contenenti centinaia di proiettili, tutte le tessere del PCI dal '52 all''89, i telecomandi, i piccoli contenitori bomboniera dove infilare oggetti senza rilievo, l'archivio memoriale della famiglia perduta, negli armadi, nei fustini Dash svuotati e colmi di giocattoli risalenti a un ventennio precedente, l'immenso accumulo di pastiglie rosee e gigantesche chemioterapiche, il paté non consumato nel frigorifero semivuoto tipico dell'uomo che è solo, le chiavi di serrature che furono e che non sono più da anni, il passaporto e i passaporti scaduti con la progressione anagrafica testimoniata dalle fototessere, i deodoranti per ambiente che emanano acuto profumo silvestre, atti di morte relativi a parenti scomparsi anni addietro, pasta nelle madie della cucina poco stipate di generi commestibili, lo straccio accanto al lavello ancora sporco di tracce ambigue, la carta igienica in metà rotolo appesa di fronte alla tazza del water, penne prive di inchiostro, fogli su cui sono appuntati numeri di telefono nella grafia incerta ma calcata che segnala il tremore convulso della mano, rubriche telefoniche antichissime, istruzioni mediche su come comportarsi in caso di diarrea oncologica o di afte da chemioterapia, l'impianto stereofonico con il cd di Mina ancora infilato nel lettore...