|
|
|
|
SONNO DOPO IL RITROVAMENTO

ASCOLTA IL BRANO IN MP3 [2.5 MB]

La notte ho dormito in uno stato di presonno agitato.
Stare nella mia casa larga, da solo, mi ha scosso i nervi, al punto che, tentando di addormentarmi, mi risvegliavo per le scosse involontarie del sistema nervoso, quasi un cortocircuito elettrico.
Aprire la porta della mia stanza da letto come mio padre, il giorno prima, aveva aperto la sua. Aprendola, mi attendevo di vederlo lì in piedi, accanto al letto, brunito, silenzioso, gli occhi bovini gialli per l’etilismo e il tumore epatico, lo sguardo accusatorio. Preparare il letto come l’aveva preparato mio padre al momento in cui l’infarto miocardico gli aveva spaccato a metà il muscolo del cuore: il lembo del lenzuolo a quarantacinque gradi, mentre appoggiavo le ginocchia al materasso. Gli stessi gesti che aveva compiuto lui, solo, ed era morto.
Spegnere la luce e chiudere gli occhi era stata un’impresa. Davanti alla salma, niente di sovrannaturale; ora, tutto. Socchiudevo una palpebra, la mia tapparella difettosa lasciava entrare un fascio di luce notturna e mi aspettavo di vederlo in piedi, nel buio, il suo fantasma corporeo e concreto, accanto al letto.
Così, per ore.

Sogni confusi. Anni prima avevo sognato che, in braccio, tenevo il cadavere molle di mio padre travestito da donna, calze a rete e rossetto e mutandine di pizzo e parrucca, mio padre prostituta che tenevo tra le braccia morto mentre salivo un’ampia scalinata celeste verso le porte del paradiso, aperte, dove mi attendeva mio padre, quintessenziato, la persona di mio padre in attesa del proprio cadavere degenerato in transessuale. Quel sogno mi aveva tormentato per giorni, rimanendomi appiccicato ai lobi cerebrali, ne ero intriso tutto. Cosa significava? Psicoanalisti o freudismi non avrebbero spiegato l’intensità vivida di una scena che non aveva niente di onirico: era talmente intensa e accesa da qualificarsi come una realtà vera e parallela.
Nel letto, al buio, le scosse nervose non mi permettevano sogni. Caracollavo tra la veglia e il sonno privo di sogni, quello spazio nero da cui proviene la scimmia umana.