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IL FUNERALE CELESTE

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Federica piange, mi abbraccia, mi bacia, il suo muco e il mio muco e le lacrime sulla pelle del volto di entrambi e finalmente mi lascio andare e mi sfascio nel pianto, il cristallo si discioglie in acqua benefica, l'abbraccio e la bacio, questa incredibile presenza che mi vuole bene e mi è accanto, la gratitudine che provo per lei.
Abita a Mantova, si è fatta due ore di macchina per essere qui di primo mattino.
Per non lasciarmi solo.
Sa che devo ritornare nella casa tremenda di mio padre, contattare uno sgomberatore, stare dove è tremendo per me stare e lei vuole stare con me.
Ci sediamo. Faccio il caffè, scaldo un po' di latte, mi accingo a ingurgitare a forza qualche biscotto, devo nutrirmi. Lei si alza, sta andando verso il bagno, sfiora la televisione e la televisione si accende. Da sola. Siamo sconvolti. E' la terza o quarta volta che càpita. Le è successo col mio computer. Era spento, distrattamente ci ha appoggiato una mano sopra e si è acceso, Windows ha incominciato a caricarsi da solo. Un'altra volta stavamo addormentandoci e di colpo si accende a un volume altissimo la radiosveglia sul comodino accanto a lei.
Ciò che mi impressiona è però quello che sta trasmettendo la televisione alle dieci del mattino. E' un documentario sul Tibet. Le usanze funebri dei tibetani.
Una voce astratta descrive immagini terribili. Io e Federica non riusciamo a distogliere lo sguardo dallo scempio sullo schermo. Una persona muore, la salma viene avvolta in un telo bianco, viene lasciata riposare per cinque giorni. Non è toccata. In questo lasso di tempo sono invitati dei monaci a recitare preghiere e a leggere il Bardo Thödol, il Libro Tibetano del Vivere e del Morire, che istruisce sul percorso del viaggio ultraterreno il residuo psichico del morto, invisibile a occhio umano ma non alla percezione dei Realizzati. Dopo avere accertato il giorno propizio per la cerimonia funebre, l'erede della persona scomparsa avvolge il cadavere in una coperta di lana e lo consegna ai becchini sacrali, che lo portano nell'alto luogo scelto per i riti, a cui possono assistere solo i parenti stretti del morto. Poco prima dell'alba, dopo avere deposto la salma in un luogo appropriato (la scelta cade su incroci di linee magnetiche, generalmente in vetta a un monte), viene acceso un fuoco con rami di cipresso e di ginepro e della tsampa è sparsa sopra le fiamme per produrre il fumo che richiamerà gli avvoltoi. I parenti, seduti sul nudo terreno, sorbiscono tè tibetano. Il tè viene fatto bollire per ore con salnitro e soda; poi prima di berlo si aggiunge burro di yack. La tsampa è a base di chicchi di orzo soffiati sulla sabbia calda, vengono anch'essi mescolati con il burro di yack.
I sacri becchini iniziano con il taglio dei capelli e gli squartatori rituali aprono il corpo, rimuovono gli organi interni, amputano gli arti, tagliano la carne in piccoli tranci e con una pietra riducono in polvere le ossa; i tranci di carne del cadavere vengono cautamente sparsi all'intorno dopo essere stati mescolati essi stessi con la tsampa, vengono dati in pasto agli avvoltoi e gli avvoltoi vengono a cibarsene; ciò che resta viene divorato dai cani e da altri animali carnivori. In Tibet l'avvoltoio è considerato un animale sacro e viene severamente proibita la sua uccisione.
Nel documentario il cadavere era quello di una ragazza, i genitori della morta ingurgitavano il tè denso e facevano girare il manikorlo, la ruota delle preghiere su cui è inscitto il Grande Motto, all'infinito, OM MANE PADNE HUM, i becchini, gli avvoltoi, falchi, i corvi e altri predatori dell'aria che si azzuffavano per un occhio o una mammella...
Viene definito "funerale celeste": un passaggio dalla terra al cielo, dalla morte alla vita. Affidare il corpo morto a un corpo vivo. Una visione orripilante alle dieci del mattino e io e Federica siamo muti di fronte alle immagini di una sacralità primeva e insostenibile, cruenta.
Qui si radunano spiriti vaganti, spiriti affamati, divoratori di carne e cadaveri risuscitati: spiriti cimiteriali che vengono utilizzati dagli yogi che praticano il Gcod, il cui rito consiste nell'invitarli a cibarsi del proprio io per accelerare il processo di dissoluzione umana. I tibetani vogliono fuggire dall'umano.
Siamo demoni. Aggregati solidi e flessibili di onde mefitiche. Dobbiamo fuggire da noi stessi, dalla nostra forma. Cerchiamo aiuto. Abbiamo paura.
Basta dilatare la mente e ciò che immagini sarà accanto a te. E il brutto sarà bello, e il dannato, santo.