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INGRESSO NEL SENZATEMPO

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Questo memoriale si è svuotato di memoria storica, saturandosi di memoria mitica, soprannaturale, mutate le condizioni politiche. Era pesante, tirannico, plumbeo, mentre Breznev modulava il suo “Niet”. Ora si apre come una valva, come un’ostrica, svela la perla di questo mito paterno e materno e filiale che supera i tempi umani: è lo scherzo beffardo che ricorda alla Germania e a me che la grande madre patria è patria: terra del Padre. E che non esiste. Esso commuove, ciclopico. Il tempo non esiste. Esiste Esso.
Dalle steli accecanti, come un folletto, spunta mio padre: dalla settima a destra, poi dalla prima a sinistra, poi dalla decima a sinistra. Sorrido. verrebbe da salutarlo. Brindiamo agli ostacolatori, i disinibitori che consentono il transito qui, nella tundra folta di gioie e superamenti.
Socchiudo gli occhi, il sole inonda ogni terra, ogni terra non può essere patria, se non per un’occasionale transitorietà. Valva umana sfaldata dai venti, polverizzata dall’orbita di Vesta.
Abbiamo cinque anni da questo istante per compiere l’amore che ci unisce. Conosciamo la fine, sappiamo della fine: cosa diventa l’amore, sapendo che la fine è imminente? Fede nell’unificazione, nella traslazione.
Ci prepariamo a spalancare la porta dello spavento supremo, lievi corpi di aria più lieve dell’aria, intessuti di coscienza che si discioglie, noi facciamo qui e ora il nostro ingresso nel senzatempo.