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LA SPECIE

ASCOLTA IL BRANO IN MP3 [1.8 MB]

Camminai accanto al padre.
Attendo un figlio.
Queste posture, queste scosse elettriche, queste configurazioni: trapassano al di lā della volontā, la psiche piega il corpo, zone oscure dove la consapevolezza non arriva, o ancora non č arrivata a illuminare i motivi, i nodi, le modalitā con cui il padre č uguale al padre che č uguale al padre... La trasmissione della specie č un mistero psichico. Noi eravamo una volta immersi nelle pozze sulfuree, la spina dorsale era una lisca morbida e spessa, il cervello rettile emanava impulsi per la sopravvivenza, scattavamo sguazzando. La massa crebbe, l'attivitā aerobica mutō: corpi pių torniti e insicuri attraccarono alle sponde, tentarono di sollevarsi. Il loro regno fu l'aria. L'atmosfera si addolciva. E giā allora la catena tra padri funzionava come una corda che connetteva all'origine sconosciuta. In aereo, su una rivista, le immagini al microscopio di due spermatozoi alla disperata ricerca della fecondazione di un ovulo: rossi gli spermatozoi, blu e azzurri i granuli uterini, questa disperazione che non č consapevole, ma impulsa, impulsa al di lā di ogni decisione, nell'illusione automatica della perpetuazione dei caratteri genetici, di traduzione dei Grandi Antichi, esseri ittici trasformati in bipedi che arriveranno a indossare tute bianche fuori dal magnetismo terrestre, il cordone ombelicale sintetico che li lega alla navicella in orbita mentre galleggiano nel vuoto nero e pneumatico, esposti a flussi di neutrini e radiazioni cancerogene...