Dormo non so quanto, ma quando mi sveglio sono sudatissimo. Ho fatto un incubo di cui non ricordo niente. Forse mio padre, forse quel braccio rigido alzato, il pugno chiuso serrato... Mi alzo, lentamente, perché mi gira la testa, lascio che il sangue rifluisca. Sono in piedi, apro la porta della stanza da letto, non svolto verso il bagno, a passi lenti vado verso l'altra grande stanza. Mi si apre gradualmente la vista: sulla sinistra lo specchio a parete. Sulla destra, il divano dove Federica leggeva e ora sta parlando. Sono frastornato, con chi sta parlando? Chi è venuto? Non mi sono accorto di niente, non viene mai nessuno da me... Avanzo cauto, la visuale si allarga, Federica parla piano, sussurra, come se non volesse farsi ascoltare, vedo le ginocchia dell'interlocutore, poi il suo busto, poi mi arresto: sta parlando con mio padre, che annuisce.
Allora mi sveglio. Un incubo che mi ha spaccato in due. E' la prima volta che lo vedo in sogno. Aveva la pelle brunita di quando l'ho trovato cadavere. La testa mi gira. Mi tocco, per assicurarmi di essere sveglio del tutto. Avverto l'energia abbattuta dall'incubo, come se continuasse oltre il sonno. Mi alzo. Apro la porta della stanza da letto. Due passi verso la grande stanza, lo specchio a parete sulla sinistra, entro, Federica sta parlando, sussurra, vedo che sta parlando con me, sono seduto sul divano, appena entro nella stanza Federica e io ci voltiamo verso di me, che sono io, io mi volto verso lo specchio, se sono sul divano chi sono io? E nello specchio c'è, in piedi e muto e con lo sguardo abissale, il cadavere di mio padre col braccio piegato, blumarrone, gonfio, e con la mano sinistra mi fa il cenno di stare in silenzio.
Allora mi sveglio davvero, completamente intriso del mio sudore, due incubi in uno, ho paura, mi sollevo, caracollo per la pressione, sbatto la porta, entro nella grande stanza vedendomi pallido e perlato in volto, Federica è quasi spaventata sul divano.
Mi getto addosso a lei, la stringo, la contamino con il mio sudore, le chiedo scusa, dico che smetto le ricerche, quello che è stato è stato, ed è stata la morte di un uomo a cui volevo tanto bene e con il quale non mi sono mai capito in superficie, ma sotto, sotto...
Avverto la rigidità degli arti di Federica, non mi abbraccia, è rigida come fosse morta, mi sollevo seduto sul divano, è pallida come se il sangue fosse stato trasfuso altrove.
Mi dice: "Lo hai visto anche tu?"