Ricordo di Luigi Malerba
E' morto nella notte a Roma, Luigi Malerba, scrittore, giornalista e sceneggiatore. Il suo vero nome era Luigi Bonardi, nato a Berceto, Parma, nel 1927. Dall'appartenenza al Gruppo 63 sviluppo' una vena espressiva surreale in opere come la raccolta di racconti La scoperta dell'alfabeto (1963) e i romanzi Il serpente (1966) e Salto mortale (1968, Prix Me'dicis 1970).
Al centro della ricerca di Malerba la scrittura e la confusione del mondo, la sua incomprensibilità, il gioco infinito di coincidenze della vita quotidiana, cui si tenta inutilmente di dare comunque una spiegazione, il tutto espresso comunque con ironia pungente e amore del paradosso in una serie di romanzi che vanno dalle prove più sperimentali sino a quelli di una più risolta narratività: da 'Il serpente' e 'Salto mortale', che grazie al Prix Medicis nel 1968 gli dette fama anche all'estero, sino a 'Fuoco greco', 'La superficie di Eliane' o 'Fantasmi romani' del 2006, passando per una raccolta di saggi dal titolo esemplare 'Che vergogna scrivere'.
Malerba esordisce nel 1963, anno fatidico per la nostra letteratura con la nascita del Gruppo 63 e della cosiddetta neoavanguardia, pubblicando 'La scoperta dell'alfabeto' per capire il percorso e il senso di tutta la sua opera. Raccontava del vecchio contadino Ambanelli il quale si faceva insegnare a leggere e scrivere le parole dal figlio del padrone "con tanto entusiasmo che se le sognava la notte", ma alla fine arriva a contestarle nel loro ordine alfabetico e pare così anche lui già pronto a quel "Salto mortale" di lingua e senso che Malerba compirà qualche anno dopo.
Per uno scrittore infatti, ha spiegato Malerba, "al di là delle apparenze, il tentativo è sempre quello di dare, invece della descrizione dei fatti e delle cose, la coscienza dei fatti e delle cose di cui il linguaggio espressivo è ancora il veicolo privilegiato". Così facendo però "le parole possono agire subdolamente sull'inconscio, possono cadere su noi a pioggia o come un turbine di tempesta", si scrive per vivere e la vita finisce nella scrittura, con tutta la sua inevitabile ambiguità. L'io narrante de 'Il serpente', opera in cui la tensione narrativa viene spinta sino al limite di rottura, fa della menzogna, che è poi quella delle parole che usa, la sostanza della sua esistenza, mentendo per trovare ascolto e dare un qualche senso all'insensatezza della vita. Egualmente gli indizi che il protagonista di 'Salto mortale', l'opera successiva, va man mano scoprendo nella sua indagine tra oscure minacce, fantasie delittuose e turbamenti erotici, serviranno solo a rivelare tutta l'inconsistenza della realtà, un puzzle di varianti e coincidenze che, come un salto mortale, finisce per riportarci inesorabilmente al punto di partenza.
Il Malerba migliore è proprio quello che gioca sul filo del paradosso, insegue storie che non portano a nulla, personaggi fatti vivere sulla pagina sino a svelarne poi appunto la natura fantasiosa, la menzogna. Don Chisciotte era non a caso il suo personaggio preferito.
Tutto questo però non cambia il fatto che "non si tratta di distrarre i lettori, di aiutarli a dimenticare, ma di aiutarli ad avere coscienza dei problemi che incombono sul destino dell'umanità' come dimostra il suo impegno, anche attraverso romanzi successivi, quali 'Pianeta azzurro' o 'Le pietre volanti', nei confronti della natura e dei beni culturali da preservare e di una società da cambiare.
Cominciò dando vita a 'Sequenze', una rivista di cinema nella sua citta' negli anni '50, quando collaborava ai film di Alberto Lattuada (Il cappotto, La lupa, Amore in città, La spiaggia). Scrisse anche per Ugo Tognazzi (Sissignore) e Pasquale Festa Campanile (Dove vai tutta nuda? e Come perdere una moglie e trovare un'amante), passando poi alla letteratura e trasferendosi a Roma, dove è stato autore appunto per il cinema e la televisione e di numerosi libri per ragazzi tradotti in tutto il mondo, a cominciare dalle storie di 'Millemosche', scritte con Tonino Guerra e portate anche in tv, come i suoi romanzi e racconti, pubblicati prima da Rizzoli, poi da Einaudi e infine da Mondadori.
Malerba non smise mai di essere un innovatore e, direttore negli anni '60 di una società pubblicitaria, arrivò a inserire pagine pubblicitarie nei suoi libri come 'Città e dintorni' con il fine di abbassarne il prezzo di vendita. Anche la sua attrazione per il mondo classico o per l'Oriente e la civiltà cinese ha un qualcosa di favoloso e assieme di strumento per raccontare storie esemplari come si trattasse di fatti esotici, come accade con 'Le rose imperiali', ambientato nella Cina del primo imperatore, 'Il fuoco greco', che si svolge a Bisanzio nell'anno Mille in un bizantinismo di inganni, 'Le pietre volanti' (premio Viareggio '72), e 'Itaca per sempre', in cui racconta dell'arrivo di Ulisse a casa con gli occhi di una Penelope offesa e vendicativa per i sospetti che il marito ha su di lei. Sempre con un occhio particolare alle cose e affidandosi al grottesco, l'ironico, l'assurdo non fini a se stessi, ma specchio dei nostri tempi e della ricerca dell'uomo, eguale e impossibile da sempre.
[da RaiNews 24]
Pubblicato il Venerdì 9 Maggio 2008
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