Strehler su Goldoni

Appunti di regia “La Trilogia della villeggiatura” 1954
di Giorgio Strehler
[Una lettura di Giorgio Strehler sul teatro goldoniano nella sua totalità: sono le note di regia per la Trilogia della villeggiatura che il grande regista mise in scena al Piccolo di Milano, nella stagione 1954-5. E’ il punto di partenza e da cui si separa la mia riscrittura della Bottega del Caffè, che per la regia di Paolo Giorgio esordirà alla Biennale Teatro di Venezia questo luglio. gg]

La Trilogia della villeggiatura (il titolo è forse il più onesto ed esatto per dare una forma, anche in parte divulgativa, allo spettacolo che riunisce tre commedie di Goldoni: Le smanie per la villeggiatura, Le avventure della villeggiatura, Il ritorno dalla villeggiatura) vuol essere semplicemente uno spettacolo goldoniano, che ha come caratteristica una lunghezza maggiore delle altre rappresentazioni goldoniane che si sono succedute in questi anni. Non vuole, cioè, assolutamente apparire come una “ardita” o “strana” o “polemica” trovata, come un qualcosa escogitato per creare un certo interesse pubblico intorno alla rappresentazione.



Sotto La Bottega del Caffè, la Hamletmaschine di Müller


Heiner MüllerLa riscrittura della Bottega del Caffè (che inaugura la Biennale Teatro di Venezia il prossimo luglio), sia a partire dall'originale goldoniano sia dalla rielaborazione fassbinderiana, ha richiamato immediatamente una funzione mancante, che è la totalità, sterminata e orizzontale, che il genio di Heiner Müller rappresenta con pochi, decisivi tratti in quella rivoluzione teatrale che considero la sua Hamletmaschine - per me (ripeto: per me) ben oltre Brecht, in diretta connessione con Beckett, il cui nichilismo paralizzante viene rovesciato in un atto di rivolta altrettanto paralizzante. Dramma totale, dramma che svela qualunque meccanismo di finzione, dramma che introduce a un nuovo modo di narrarare (antichissimo, però, in quanto eschileo), esorbitando la sfera teatrale e andando direttamente agli snodi fondamentali della narrazione letteraria. E' soprattutto, come già accennato, il personaggio di Vittoria che va a incarnare l'Ofelia di Müller. La metafisica, di cui Vittoria è consapevolmente, per gradi, portatrice, non si distingue dal flusso del divenire, dalla sua inarrestabile metamorfosi. Tutto ciò è nascosto, nella mia riscrittura della Bottega. Se viene avvertito, lo si percepisce non certo per scene o azioni, poiché la tragedia a cui ho convertito il testo goldoniano resta saldamente una commedia - peraltro il più possibile godibile nella sua leggibilità.
In omaggio a Müller e a Hamletmaschine, pubblico qui di seguito uno straordinario testo di Milena Massalongo.



Da Fassbinder, prima della Bottega del caffè

unavittoriapossibile.jpgE’ l’inferno interiore, l’esteriore, che Rainer Werner Fassbinder scatena in Un anno con tredici lune. E’ da lì che viene mutuata la trasformazione a cui va soggetta Vittoria, uno dei personaggi della Bottega del Caffè, mia riscrittura da Goldoni e dalla Kaffeehaus dello stesso Fassbinder (alla Biennale di Teatro di Venezia, a luglio). Il personaggio femminile incarna una catabasi che si rovescia in ascesi, e ha il suo contrappeso in Eugenio, suo marito. Se fosse possibile, Vittoria sarebbe Medea - ma non è stato possibile. E’ quindi Elettra, Euridice e l’Ofelia della chiusa della Hamletmaschine di Mueller. Il suo sviluppo sta tutto nel passo iniziale. Esso è tratto, per l’appunto, dall’autofenomenologia interiore che nel film apocalittico di Fassbinder viene enunciata dal personaggio di Elvira:

1anno13lune.jpg“Perché non vorrei più permettere alle cose di esistere, per il fatto che io le percepisco… Sentimenti, immagini, lettere dell’alfabeto, ricordi, pietre tombali dimenticate. Nell’istante della morte e nella percezione del dolore si è tanto vicini all’universo, al mondo, alle cose. Ora, se si desidera conoscere in generale il valore morale degli uomini, è indispensabile osservare quale sia il loro destino in generale, la sua carenza, la sua miseria, la sua sofferenza forte. La giustizia eterna domina. Se non fosse in complesso così indegna, il loro destino non sarebbe da ritenere in complesso così triste. In questo senso, possiamo dire che il mondo stesso è l’immagine del mondo. Ciò significherebbe, però intenderlo come negazione della volontà di vivere e fraintendere ogni momento in cui si considerasse il suicidio come semplice azione negatrice. Lungi da ciò, il fatto di negare la volontà è invece un fenomeno di forte affermazione della volontà, poiché la caratteristica della negazione non sta nel detestare le sofferenze, ma piuttosto i piaceri della vita. Il suicida vuole la vita ed è scontento delle condizioni che gliela hanno resa assolutamente insostenibile. Perciò non rinuncia affatto alla volontà di vivere, ma solo alla vita nella quale distrugge la propria immagine della vita”.

In questa lucida coscienza si gioca il primo passo della trasformazione da Euridice a Orfeo, che è il percorso occulto che conduce Vittoria lungo la sua vicenda travagliata, il cui apice è il dolore totale, l’invasione totale. E’ il femminino che si deve liberare dal mondo per incarnare la metamorfosi, cioè la sua profonda vocazione carnale: il parto del mondo rinnovato. Poiché l’attenzione di Fassbinder su Vittoria, nella sua versione della Bottega del Caffè, è minoritaria e strumentale, sono ricorso proprio alla Elvira di Un anno con tredici lune, per raggiungere un risultato che il critico Giovanni Traina, scrivendo del film fassbinderiano, sintetizza perfettamente:

“Elvira è innamorata, ma disillusa. È lei il tipico oggetto d’amore inerme che, però, ha capito che conoscere le cose significa esorcizzarle; conoscerle significa ormai parlare del suo amore a chiunque, anche ai muri. L’illusione e l’avvilimento sono dei motivi ricorrenti in questo film in cui i piani-sequenza, sinceri e reticenti al contempo, sono delle vere e proprie allocuzioni del patibolo. Cosicché, l’autobiografia, quest’arma ponderante dell’io razionale, non ci assicura per niente di raggiungere la verità su noi stessi. Il sostituto ideale è l’autodistruzione dell’io, l’essere che anela all’ultimo respiro, alla soffocazione. L’intimità che credi di raggiungere non è possesso, ma differenza, anzi consiste nel lasciare permanere tale differenza, nel non saperla assimilare”.

Detto ciò, la Vittoria della mia versione della Bottega, compirà un passo in più. Esso è l’unico passo che si strappa dalla logica dell’artificio. Una volta che Euridice sia diventata Orfeo, manca l’ultimo passo: Orfeo è Dioniso. Il massimo colpo di scena si pone dunque alla fine, fuori tempo massimo: è l’essenza del colpo di scena, quando il calcolo sarebbe completo e l’equazione goldoniana (perfetta) giunge a risoluzione - ma qualcosa esorbita. E’ il colpo di scena che non si riesce più a tollerare, perchè non suppone suspence, nonostante la suspence corra per tutto lo spettacolo. La follia di Dioniso, che è femminile e maschile, che è l’androgino completo, esorbita dai calcoli. Tracima. Investe. Vince. Il suo nome è Vittoria.



La bottega del caffè di Fassbinder

bottega1.gifdi Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani
(1991 - da elfo.org)

NOTE DI REGIA
Un nuovo Fassbinder vuol dire ripartire anche dalla bellissima esperienza di Petra von Kant, ma Kaffeehaus per noi significa anche qualcos’altro. Dopo l’immersione autoanalitica iniziata con Visi noti e terminata con Creditori, attraverso Il lago e altre paludi di accidia generazionale, forse punzecchiati dall’ironia greve del Valerio di Leonce e Lena, sedotti dalla teatralità eccessiva della diabolica coppia di Quartetto, e approdati infine alla ricerca di uno stile che coniugasse astrazione e concretezza, “superficie” e “profondità” indossando le maschere del Risveglio di primavera, è arrivato prepotente il desiderio di fare i conti con un linguaggio teatrale che legge l’uomo attraverso la lente impietosa della comicità e del sarcasmo: è arrivata la voglia di mettere in scena una commedia. Così il microcosmo che si agita attorno alla veneziana Bottega del caffè e che intesse miseri traffici, sordidi affari, maldicenze meschine, il corteo di finti conti, finte ballerine, finti ingenui, ladri, calunniatori, giocatori, bari e giovani prede da spennare orchestrato da un Goldoni preoccupato tuttavia di concludere con un esito morale la vicenda, fa il suo ingresso al Teatro dell’Elfo accompagnato da un Fassbinder insolitamente privo di pietà e più che mai “morale” nell’indicare attraverso i piccoli mali di questa piccola società i mali grandi della grande società.



Il Miserabile alla Biennale Teatro '07: il testo di Goldoni


gennagoldoni.jpgLa bottega del caffè, in riscrittura da Goldoni e Fassbinder, come annunciato, verrà rappresentata alla Biennale Teatro di quest'anno (dal 18 al 29 luglio), per la regia di Paolo Giorgio (coideatore del progetto insieme a Tiziano Turci). Ho già pubblicato le mie note d'autore. Pubblico ora, in versione integrale, per chi ne fosse interessato, il testo integrale di Goldoni: è dalla variazione dei temi e dei nuclei fondamentali di questa commedia perfetta che si diparte il mio lavoro, che consiste in reinterpretazione, rifacimento della trama ma non dei meccanismi e dei tempi, evitamente di ogni tentazione banalmente avanguardista. A introdurre il testo, le parole dell'Autore a chi legge: l'autoprefazione di Carlo Goldoni:

"Quando composi da prima la presente Commedia, lo feci col Brighella e coll'Arlecchino, ed ebbe, a dir vero, felicissimo incontro per ogni parte. Ciò non ostante, dandola io alle stampe, ho creduto meglio servire il Pubblico, rendendola più universale, cambiando in essa non solamente in toscano i due Personaggi suddetti, ma tre altri ancora, che col dialetto veneziano parlavano.
[...] Questa Commedia ha caratteri tanto universali, che in ogni luogo ove fu ella rappresentata, credevasi fatta sul conio degli originali riconosciuti. Il Maldicente fra gli altri trovò il suo prototipo da per tutto, e mi convenne soffrir talora, benché innocente, la taccia d'averlo maliziosamente copiato. No certamente, non son capace di farlo.
I miei caratteri sono umani, sono verisimili, e forse veri, ma io li traggo dalla turba universale degli uomini, e vuole il caso che alcuno in essi si riconosca. Quando ciò accade, non è mia colpa che il carattere tristo a quel vizioso somigli; ma colpa è del vizioso, che dal carattere ch'io dipingo, trovasi per sua sventura attaccato".



Un testo del Miserabile apre la Biennale Teatro 2007: La Bottega del Caffè







lion_nuovo2.gifE’ ufficiale: tra i tre spettacoli di apertura della Biennale Teatro 2007 - 39° Festival Internazionale del Teatro, diretta da Maurizio Scaparro e intitolata “Goldoni e il teatro nuovo”, ci sarà La bottega del caffè, un testo del sottoscritto in riscrittura da Goldoni e Fassbinder secondo un progetto di Paolo Giorgio e Tiziano Turci, per la regia di Paolo Giorgio, con Tiziano Turci, Emanuele Arrigazzi, Federica Restani e altri interpreti in via di definizione. La produzione è targata Compagnia Band à Part, Teatro Filodrammatici – Stabile d’Innovazione, La Biennale di Venezia.
La scheda ufficiale dello spettacolo è rinvenibile nel sito della Biennale, e precisamente qui.
Di seguito, la versione integrale del mio intervento introduttivo al lavoro che ho compiuto sui testi immortali di due giganti quali Carlo Goldoni e Rainer Werner Fassbinder.



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L'ANNO LUCE
COSTANTINO E L'IMPERO
GRANDE MADRE ROSSA
IL CASO BATTISTI
FORGET DOMANI
I DEMONI
NON TOCCARE LA PELLE DEL DRAGO
NEL NOME DI ISHMAEL
CATRAME
ASSALTO A UN TEMPO DEVASTATO E VILE
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Io e il romanzo e la storia: Szondi su Benjamin
“C’è un quadro di Klee che s’intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia...

Il blog dei clochard milanesi
Li ho sempre annoverati tra le mie frequentazioni d’elezione: non per pauperismo esibito, ma perché da queste persone emana verità. Emana l’umano, che nei luoghi che frequento evapora rilasciando fumi di piombo, tossici, sterili, insopportabili. Che i clochard della Stazione...

"Sarà tutta spaccata la terra"
Gli esperti dell’Ipcc ritengono con una probabilità compresa tra il 90 e il 95 per cento (“very likely”) che il riscaldamento climatico sia dovuto alle emissioni di gas serra determinate dalle attività umane. L’impatto di questi effetti durerà per gli...

Intervista audio al Miserabile: sulla letteratura metafisica
Arianna Carmeli di RadioAlt ha intervistato il sottoscritto, a proposito del dispaccio lanciato da Ferruccio Parazzoli (se ne è discusso su Carmilla). L’appello di Parazzoli [nella foto a destra], che non cita la Bibbia bensì Thomas Stearns Eliot, è stato...

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[L’intervista che segue doveva essere pubblicata sulla rivista fernandel, ma è risultata troppo lunga e resistente ai tagli. L’intervistatore non ne ha colpa: sono io che ho esagerato, a fronte di domande che mi parevano decisive. L’intervista è quindi stata...

Zaccuri: IL SIGNOR FIGLIO
di Giuseppe Genna Se fosse uscito un mese fa, sotto Natale, Il signor figlio di Alessandro Zaccuri (Mondadori SIS, € 17.00) sarebbe risultato, a mio parere, il romanzo più bello del 2006. Non sostengo il più importante, ma certamente il...

Sotto La Bottega del Caffè, la Hamletmaschine di Müller
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Ciò che spinge il romanzo è non visto
Ciò che sospinge la scrittura del romanzo, che è estenuante per l’esposizione continua all’orrore e per l’impossibilità di rappresentare il Male e distruggere l’illusione di un romanzo storico finzionale, è il non visto, ciò che soltanto occhi viventi posso avere...

"L'uomo senza speranza"
“L’uomo senza la speranza non può assolutamente vivere, come senza amor proprio. La disperazione medesima contiene la speranza, non solo perchè resta sempre nel fondo dell’anima una speranza, un’opinione direttamente o quasi direttamente, ovvero obbliquamente contraria a quella ch’è l’oggetto...

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Io non so cosa mi tiene unito - mi tiene unito a me. L’erba marfisa lupina cura dai morsi magicamente, dalle contaminazioni e dalle mutazioni, sotto il plenilunio la metamorfosi avanza. Vedi gli arti rigonfiarsi e i nervi contratti, crescere,...

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Mentre scrivo, tutto si muove. La pangea teorica iniziale si rombe, dalle falde esce lava, si infilano oceani, si formano nuove concrezioni geomorfiche. E’ soltanto dopo avere superato la metà del libro che mi è chiaro come il mio protagonista,...

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Un saggio ha detto: Vi chiedo di non credere a nulla che non possiate verificare voi stessi. Uno dei gravi errori dell’uomo, di cui ci si deve ricordare, è la sua illusione riguardo al suoi Io. L’uomo così come lo...

Kafka e gli Aforismi di Zurau nel romanzo
Negli Aforismi di Zürau di Franz Kafka (curati da Roberto Calasso ed editi nell’economica Adelphi) sono racchiuse le minimali verità sul rapporto che mi lega al libro che sto scrivendo - libro che mi erode, mi espone a visioni e...

L'apocalisse, sempre.
L’apocalisse è sempre. La letteratura o è apocalittica o non è. Quale apocalisse? In che senso? L’apocalisse come rivelazione e, prima di essere la rivelazione dell’interiore, nel qui e nell’ora, è scoperta, varco superato. Rivelazione, appunto. Dalla Medea di Seneca:...