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MEDIUM: l'iperlibro
Giuseppe Genna - MEDIUMLa storia della morte e della transutanziazione del padre: il libro più intimo del Miserabile. Pubblicato in doc e pdf, in html multimediale, e in cartaceo attraverso Lulu.com (un libro vero, il prezzo è stampa e spedizione). Un abbraccio al lettore...
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La visione del cieco - Intervista a Girolamo De Michele

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La visione del cieco - Intervista a Girolamo De Michele

Non avevo preventivato che su questo blog mi sarei occupato di narrativa contemporanea. Ci sono tuttavia libri che costringono a occuparsi dei movimenti tellurici che impongono. Ci sono addirittura cicli narrativi che sortiscono questo effetto, che è necessario esteticamente da un lato e obbligatoriamente civile dall'altro. E' il caso de La visione del cieco di Girolamo De Michele. Emerso dalla dura selezione della Repubblica dei Lettori rappresentata da i Quindici, De Michele esordì presso Einaudi con Tre uomini paradossali, clamorosa devastazione della gabbia noir/poliziesca con tanto di deviazione verso il romanzo storico/mitologico: una torsione che è stata codificata dal memorandum sul New Italian Epic firmato da Wu Ming 1. Si tratta di una narrazione che fa scattare la problematica cortircuitazione tra '77 e anni Novanta, anticipando una tendenza via via sempre più evidente nel romanzo italiano di questi anni. E, a sorpresa, si tratta della prima stazione di una trilogia, della messa in scena di un teatro umano che, via via, diviene memorabile più che paradossale. Si passa per la conferma di Scirocco (sempre Einaudi, 2005), che mostra più evidente e pulsante una vena manzoniana, reinterpretata attraverso un principio di "evasione" dal passato e dai suoi vincoli col presente. Il teatro umano si allarga e si contrae, secondo sistole e diastole che hanno una loro secca, lancinante conclusione nella fine della saga, La visione del cieco (Einaudi, quest'anno), probabilmente l'oggetto narrativo più complesso della trilogia dispiegata da De Michele, seppure possa apparire come il più scattante e semplice tra i tre romanzi. L'intervista che De Michele ha rilasciato a un altro bravissimo collega, Saverio Fattori, spiega i motivi della succitata complessità. Quanto alla trama, ci si può contentare di una visione semicieca, attraverso le linee guida della quarta di copertina. Prima di lasciare la parola ai due scrittori, tengo a sottolineare due caratteristiche fondamentali di questo nuovo lavoro di De Michele, che invito caldamente a leggere. La prima è lo stile. Il lavoro linguistico che è stato compiuto su questo testo è a dire poco vertiginoso. L'assenza (a parte un àpax legòmenon) del verbo "essere" non è uno sfizio alla Queneau - si osservi la freccia temporale come accelera e rallenta, quasi ci si trovasse a bordo di una navicella che va nell'iperspazio e di una berlina che percorre il Raccordo Anulare alle otto di mattina. Abolendo il verbo "essere", De Michele scatena tutto lo spettro del divenire. Ciò è compiuto con vigilanza e consapevolezza prodigiose, ma anche con ambiguità, se la materia diviene di colpo il presente della decadenza spettacolare: l'apparenza non si autoincide nella memorabilità, letteralmente non è. La seconda osservazione concerne il fatto che ci troviamo davanti a un testo: cioè a un tessuto. Si annida di tutto, ne La visione del cieco: una strutturatissima prospettiva filosofica, l'abolizione della volontà e del destino in contemporanea, il salto di specie, la citazione colta e quella pop e trash, addirittura il nascondimento del materiale più basso che ci sia, ovverosia quello della blogosfera. Va da sé che, per formulare una terza osservazione, cosa che sarebbe doverosa, dovrei stendere un mezzo trattato - e non è questa la sede. L'osservazione in questione sarebbe che De Michele conclude, con La visione del cieco, una saga che copre un arco di quarant'anni di storia del Paese. In questo senso ha fornito chiavi di comprensione indispensabili alle poche coscienze sveglie, che questa nazione riesce a trattenere per chissà quale masochismo delle stesse. Del resto, posso evitare di nutrire sensi di colpa, se non scrivo un mezzo saggio sulla trilogia di De Michele - le osservazioni in merito che Wu Ming 1 ha iscritto nel suo memorandum sono sufficienti a illuminare le tracce su cui seguire i passi mai perduti di questo autore, tra i più importanti del nostro presente...



Scrivi anche tu a papà! Come Franz...

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Scrivi anche tu a papà! Come Franz...

Franz KafkaConfrontarsi con la figura del padre significa confrontarsi con la figura del Padre. Quello che oggi è un evitamento psichico comune, Franz Kafka lo trasformò in un capolavoro letterario. "Un uomo condannato a guardare il mondo con una lucidità cosi accecante che lo trovò intollerabile e ne morì...", come ebbe a dire Milena Jesenská, compagna, amica, destinataria di un epistolario che costituisce uno dei culmini dell'intera vicenda letteraria umana. Eppure non c'è solo il letterario, nell'epistola che Franz Kafka indirizza al padre: anzi, proprio c'è l'abolizione del letterario. Si va scavando, si va in cerca dell'oro mentre si annaspa nel fango, fino quasi a soffocarne. Si trova la risposta: essa è una domanda. La domanda è formulata con un linguaggio, ma non ottiene risposta, poiché essa non sta nei linguaggi e risiede nell'origine di ogni possibile linguaggio. Questo scavo che Kafka ha compiuto in sé è la cura. Che lo si capisca oggi, in pieno dominio del disinteresse per sé e di cultura dell'io, sarebbe già una conquista decisiva, psichica e spirituale - comunque terapeutica...



Marilyn e gli UFO???

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MARILYN E GLI UFO???

Marilyn MonroeIl documento che qui viene pubblicato, attribuito alla CIA, sarebbe stato redatto il 3 Agosto 1962, due giorni dopo la morte di Marilyn Monroe. Il documento coinvolge la Monroe e la giornalista Dorothy Kilgallen in strane storie di "astronavi schiantate e strani cadaveri" custoditi in una base dell'Aeronautica.

Central Intelligence Agency Paese: New York, US Soggetto: Marilyn Monroe Data: 3 Agosto 1962 Rapporto N°: [cancellato] N° pagine: [cancellato] Riferimenti: [Rock Dust?] Progetto 54

Testo: intercettazione di conversazione telefonica tra la reporter Dorothy Kilgallen e [illeggibile] solo (?) amico Howard Rothberg (A) da intercettazione di conversazione telefonica [mancante] di Marilyn Monroe e il ministro della Giustizia Robert Kennedy (B).



Dalle Piramidi a Orione - New International Epic

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Dalle Piramidi a Orione - New International Epic

New Italian Epic 2.0E' on line la versione 2.0 di New Italian Epic (dedicata a David Foster Wallace), il memorandum con cui Wu Ming 1 ha individuato la nebulosa in cui ruotano testi narrativi italiani dal 1993 a oggi - un saggio che ha fatto molto discutere sui media e in Rete. Ora ci sarà da discutere più ancora, visto che la versione 2.0 è arricchita da un flusso di commento decisivo, che corre lungo e si inframmezza alla versione 1.0. Tra i numi tutelari, o esempi, dell'opera di immaginario che penetra ovunque per trascinare ad altezze epiche attraverso lo strumento allegorico, è implicitamente evocato Peter Kolosimo, il padre dell'archeoastronomia, da cui questa scienza, considerata pura fantasia dagli archeologi accademici soltanto fino a qualche anno fa, è fiorita in rigore e in potenza, fino a mettere in discussione verità storiche cristallizzate e a porle nell'indistinzione e nel mistero. Si può dire che i neoegittologi Robert Bauval e Graham Hancock costituiscono le punte di diamante di questa filiazione kolosomica. Segue, quindi, qualcosa che è NIE: New International Epic...

Orioni e la piana di Giza con le PiramidiRobert Bauval e Graham Hancock sono i neoegittologi che hanno rivoluzionato la comprensione del significato delle Piramidi e della Sfinge mettendole in relazione a schemi stellari e cosmici, che avrebbero guidato gli antichi sacerdoti egizi nella progettazione delle strutture dei loro monumenti. Rprendiamo alcuni passi da un articolo di nonsiamosoli, firmato da Monica Centofante.
"L'ingegner Robert Bauval camminava tra le sale del caotico Museo Egizio di El Cairo. Altri passi si aggiungevano ai tanti che già aveva fatto, in quello stesso luogo, ammirando i resti di una gloriosa civiltà del passato che, migliaia di anni fa, popolava la fertile Valle del Nilo. Su una delle pareti della sala che ospita l'impressionante statua in diorite del faraone Kefren (2550 a.C. ca.), Bauval notò la presenza di un'impressionante fotografia aerea che mostrava i vertici delle tre piramidi della piana di Giza: quella di Keope (ca. 2575 a.C.), quella di Kefren e quella di Micerino (ca. 2500 a.C.). Per quanto possa apparire strano, era la prima volta che si rendeva conto dell'esistenza di questa immensa fotografia, scattata dalla forza aerea egiziana negli anni '50. Da quell'altezza si notava chiaramente che le tre mastodontiche costruzioni non erano allineate"...



L'altro Giuseppe Genna

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L'ALTRO GIUSEPPE GENNA

[AVVERTENZA: L'IMMAGINE A DESTRA E' CLICCABILE, PER ESSERE DEGNAMENTE VISIONATA IN VERSIONE INGRANDITA]

Giuseppe GennaL'altra sera, esco. Già questa è una notizia, per uno che fa la vita da monaco trappista e tra un po' ruba un manichino alla Standa per avere qualcuno a cui parlare in casa (nessuna attività erotica, con suddetto manichino: non per moralismo, ma per sogno romantico infranto e conseguente azzeramento ormonale). Comunque, esco con amici (tra cui questo), che mi citofonano e si presentano con il documento più importante di tutta la mia miserabile esistenza: la prova certa, definitiva, incontrovertibile che io non sono io. Io so che Giuseppe Genna è uno scrittore di origini sicule (da una frazione denominata Contrada Conca, vicino Marsala, dove ha subìto l'iniziazione alla scrittura), amante della poesia, parente di Vito, che ha molto pubblicato e adora Cronaca Vera: questo sono io. Ecco, risulta che non sono io. Ce n'è un altro. Esiste un altro Giuseppe Genna, scrittore, poeta, nativo di Contrada Conca vicino Marsala, parente di un Vito, apparso su Cronaca Vera (e con questo mi dà i chilometri). Costui ha 65 anni e pare che io gli stia sui testicoli, perché è a conoscenza di un altro Giuseppe Genna che pubblica (sarei io). Sa che mio padre Vito è morto, perché conosce la mia famiglia d'origine, ma non è mio parente. I miei amici lo hanno incontrato fisicamente: è vero, esiste. Nell'imperdibile trasmissione di RaiTre, De Gustibus, Sandro Vannucci lo ha intervistato. Le sue poesie hanno raggiunto traduzione sulla rivista America. Possiede una Fiat 127, mentre io un motorino 50cc. E' il vero Giuseppe Genna. Mi spalanca il futuro nel presente. Ecco l'articolo di Cronaca vera in cui compare lo scrittore che è me ma non sono io.



Pasquale Africano e il Biocodone

Sul blog Il Miserabile, on line su la7.it:

PASQUALE AFRICANO E IL BIOCODONE

La saga di un persistente corollario umano della tv ha superato in lunghezza anche la Rete. Pasquale Africano, interprete di lunghissima data dell'inutilissima guardia giurata di Forum, si è spento a 64 anni. Dieci anni fa, il Web si scatenò contro di lui e i Nuovi Mostri: di quella battaglia, non resta più traccia...

PS. Dalle 19.30 del 31 agosto alle 8.37 dell'1 settembre, l'annuncio della morte di Pasquale Africano è risultato l'articolo più letto di tutto il sito del Corriere della Sera. Questa, per la precisione, la classifica, da cui ognuno può indurre ciò che vuole:

1. È morto Pasquale, la guardia di Forum
2. Napoli, tifosi padroni del treno Petardi e fumogeni anche a Termini
3. La scomparsa del Polmone del Mondo
4. Gustav, fuga da New Orleans Bush in Texas per seguire l'emergenza
5. Tv, Lino Banfi: «Ho chiesto di far morire Nonno Libero»
6. Carla Bruni: «I miei trenta amanti? Ora sono pazza di mio marito»
7. I cento capi che non passano mai di moda
8. Crolla il Milan, il Napoli frena la Roma e Gila fredda gli entusiasmi della Juve
9. Crollo di ascolti per il tg di Laurence
10. I 50 video artistici più belli di YouTube L'Observer stila la classifica dei filmati rari



Alfredino

Alfredino Rampi, fatto diventare Sul blog Il Miserabile, on line su la7.it:

ALFREDINO:

la Repubblica - pagina 15 - 8 febbraio 1987

Clamorose conclusioni del procedimento in corso per la morte del bambino, la cui tragica storia fece piangere l' Italia
ALFREDINO FU GETTATO IN QUEL POZZO
Il giudice apre una nuova inchiesta l' accusa è di omicidio premeditato Sul corpo del piccolo, come documentano le 62 foto scattate dai medici legali, c'era una imbracatura che non era stata fatta dai soccorritori. Il magistrato vuole mettere a confronto i protagonisti di quella notte
di FRANCO SCOTTONI

ROMA - La fine di Alfredino Rampi a Vermicino non è dovuta a una disgrazia, ma al disegno di un criminale che ha imbracato il bambino alla vita, lo ha calato nel pozzo con una corda a doppino e lo ha lasciato cadere. La sconvolgente ipotesi non ha ancora il crisma della certezza ma le prove documentali e testimoniali, riscontrate durante il processo contro il titolare che ha costruito il pozzo lasciano poco spazio a possibili errori.



La vita sessuale di Andreotti e lo scoop di Mino Pecorelli

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AndreottiC'è qualcosa di secolarmente più misterioso di Giulio Andreotti? Sì: la sua vita sessuale. Il Graal, i Templari, l'esistenza degli alieni: nulla è più insondabile dell'eros andreottiano. Di cui su OP Mino Pecorelli ritenne di svelare inindagati scoop...

Da La vita sessuale di Andreotti e lo scoop di Mino Pecorelli:

ALBERGO DRAGONI: I RICORDI DI ANDREOTTI
[da "OP", 1 marzo 1977]
"[...] Ci dicono che con particolare commozione Andreotti si ritrova spesso a transitare sotto l'ex Albergo Dragoni. Ne ammira la facciata, e con l'occhio avido scruta le finestre delle stanze nelle quali, giovanotto focoso e già politico di razza, amava trascorrere le ore di libertà che allora erano più numerose di quanto siano ai giorni nostri. Inevitabilmente, nel corso di questo pellegrinaggio, un sudore freddo gli attraversa la schiena. icorda quella drammatica sera nella quale stava per perdere al tempo stesso l'onorabilità e la futura carriera politica. Lui, pallido in attesa del fatidico: "Documenti!"; i suoi giovanissimi ospiti in preda al timor panico. Una scena da incubo. E' nel ricordare quella terribile esperienza che il cuore di Giulio Andreotti (che tutti riteniamo erroneamente essere una spugna secca) si allarga in un fiotto di riconoscenza per la buonanima di Giovanni De Lorenzo".



La colonna sonora subliminale: Clayderman, Yanni, Hevia e le Meteore

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Ballade pour Adeline: l'inizio del trauma e della colonna sonora subliminaleUn Miserabile che vive una vita assurda si merita di saltare la cultura pop della sua generazione e di essere investito da sonorità sconvolgentemente inutili. E' quello che è capitato al sottoscritto. Dall'apparizione dell'incrocio tra Jerry Calà, Gazebo e Massimo Ciavarro dal nome Richard Clayderman, passando per l'insondabile Hevia e l'ingiustificatissimo successo mondiale di Yanni - con, in mezzo, epifanie dimenticate, meteore surreali, personaggi enigmatici...

Da La colonna sonora subliminale: Clayderman, Yanni, Hevia e le Meteore:

[...] Che musica si vende in un Duty-Free? Il mio papà mi si presenta porgendomi il regalo pazzescamente hi-tech e, al tempo stesso, facendo deflagrare una surrealtà sonora che è pronta a trasformarsi in ossessione nei trent'anni che seguono quel momento epifanico. La cassetta è un album di tale Richard Clayderman e si intitola Ballade pour Adeline, che risale al 1976. Non so chi cavolo sia questo Clayderman, ma appena ascolto la musica ne resto sconvolto: è tutto strumentale, piano e archi, come se fossimo ai tempi di Chopin che dispone di mangianastri portatile. Immediatamente mi accorgo di un fatto sfuggito alla mia percezione di meno che decenne e cioè che, a cinque anni dall'uscita dell'album, chiunque ascolta Ballade pour Adeline e Richard Clayderman appare ovunque in tv. Il suo successo è internazionale come il Duty-Free e sta toccando all'Italia ciucciarselo. Ballade pour Adeline vende la mirabolante cifra di 22 milioni di esemplari nel mondo intero. Lui è insondabile. Non parla mai. Viene presentato nei programmi ed è direttamente al piano, che è sempre un pianoforte da piano-bar, nonostante lui si vesta con frac da esecutore classico oppure con completi assurdissimi, frac bianchi, smoking rosa, nemmeno Umberto Tozzi si veste a quel modo. Richard Clayderman, non parlando mai, non lascia intendere la sua insondabile provenienza etnica. Dal nome si desume un'origine anglosassone, ma potrebbe benissimo essere uno svedese. I suoi capelli biondi, a caschetto lungo, sono liscissimi e improbabili come tutto Richard Clayderman, che è una sorta di centauro, visto che non lo si vede mai a figura intera, è sempre attaccato come un gemello siamese a un pianoforte, fa corpo unico con lo strumento. Quella capigliatura crea inquietudine, sembra che se la sia lavata e asciugata dieci secondi prima di essere fotografato o ripreso, te lo figuri con lo shampoo Neutro Mantovani, destinato a un'imminente scomparsa, custodito nella tasca interna del suo frac celeste col farfallino rosso. Non basta, tutto ciò. Richard Clyderman, muto, ti lancia all'improvviso degli sguardi direttissimi dal televisore. E' imprevedibile in queste alzate di capo subitanee e forzate, in questo suo ammirarti da una distanza siderea come se invece fosse a pochi centimetri da te e fosse sul punto di baciarti e di chiederti di sposarlo, a prescindere dal tuo sesso. Richard Clayderman ha un'altra particolarità: appena appare, tutto diventa auratico e sfumato. La sua zazzera è abbacinante. Non ci sono fumi di ghiaccio secco, se non saltuariamente, attorno a lui, ma le telecamere adottano per lui filtri speciali, per cui ti pare che la sua dimensione di provenienza sia il sogno. Clayderman è un ente onirico, ineffabile, auratico e plotiniano che suona il piano. Realizza uno dei primi video musicali europei, ovviamente eseguendo Ballade pour Adeline, che non solo resiste per cinque anni sul pianeta, ma va avanti indefinitamente nel tempo. E' assolutamente impossibile che non ce la si ricordi. Essa è sinuosa e insinuante, romantica come un Bacio Perugina. Il video di Ballade pour Adeline è devastante: c'è Clyderman in primo piano, che ti guarda in quel modo lì, e dietro di lui scorre lo scenario initerrotto di tutta Parigi. Come hanno fatto? Lui e il suo onnipresente pianoforte li hanno caricati su un camion e li hanno portati in giro per boulevard? Oppure è un montaggio? E' impossibile sfuggire all'oro finto di questa invenzione scenica, che potenzia la dimensione aliena e inafferrabile dell'entità Clyderman. Ecco il video:



Il Maestro di Vita Giovanni Bivona

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L'incredibile ma verace Giovanni Bivona, di professione parrucchiere e Maestro di VitaDai commenti al post: "Di quale trauma non rimosso sarebbe l'emblema il nostro Bivona? Il trauma della nostra abissale ignoranza? Della nostra presunzione? Del nostro desiderio di farci maestri sia pure del nulla? Un trauma non rimosso agisce a livello conscio, e di solito non produce questi effetti, perchè la coscienza lo imbriglia" - chiara

Se proprio vogliamo parlare di trauma, andrei nel rimosso, che può prendere qualsiasi forma, anche quella del Bivona e del nostro ridere di lui. [...] Dalle stalle alle stelle, grazie a una serie di imperdibili, ed evidentemente imperduti, interventi video caricati su YouTube. Tarchiato, appassionatissimo, sorta di emulazione fisica fallimentare di Danny De Vito, il Bivona si autonomina “Maestro di Vita” e incanta con le sue lezioni in italiano zoppo, occupandosi per decine di minuti di letteratura, consigli ai gay, dritte improbabili sul sesso, rapporti tra Chiesa e Stato, problemi di cuore, massimi sistemi, etica e lavoro. Accanto tiene sempre presente la fida compagnia di una bottiglia da un litro e mezzo di acqua minerale, dalla quale sorseggia continuamente a canna e a favore di telecamera, prima di irradiare il suo grido di battaglia: “Grazie che ho bevuto!”. Nella scarna coreografia dello studio televisivo, il Maestro di Vita costeggia Donna Letizia, Beppe Grillo e la filologia romanza. La ricetta perché le cose in Italia si sistemino è semplice: “Travagghiari in cambagna”, cioè andare a lavorare nei campi.



Dalla discussione su Sondaggio: OH! MA CHE CAVOLO DI POST VOLETE?

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Mino Pecorelli...Dai commenti al post Galateo blog: Il sondaggio "OH! MA CHE CAVOLO DI POST VOLETE?":

"Io ho "votato" (mi tremano le dita nella composizione) Funari per compassione ma sono disposto a votare per l'immaginifico inabissamento di Love Boat dopo aver urtato un batiscafo del Cicap presso l'atollo di Bikini. Love boat deve avere con a bordo Yanni che flirta con Donatella Di Rosa, sul ponte di poppa Marshall Applewhite che si fa di ritalin, in sala una cover band di Lou Reed che suona Berlin. Nessun sopravvissuto, a parte Gustavo Rol che era si era allenato all'evacuazione da almeno una settimana... ah, dimenticavo che tra le vittime figura tal Pecorelli Carmine..." - salvatore

Ricordo che si può scegliere tra i seguenti post, di cui il vincitore sarà esteso e pubblicato ed esposto a commenti e denigrazioni:

- Anticoccodrillo di Gianfranco Funari: il trionfo del trauma catodico
- La colonna sonora parallela di una vita inutile (la mia): Clayderman, Yanni e l'insondabile Hevia
- Lady Golpe
- Uno scoop mai pubblicizzato di Mino Pecorelli su Giulio Andreotti - da O.P.
- "Love Boat" e la struttura del condizionamento: quando Shakespeare s'imbarcò in tv
- Vita, morte e miracoli di Gustavo Rol: contro il Cicap e Piero Angela
- Ritalin di giornale: lo tsunami psicofarmacologico che si annuncia
- Il secondo post più triste del Web: Berlin MiserabilPlatz (anticipazione dal prossimo libro, in uscita da minimum fax)
- La setta suicida che voleva andare su Orione: "Cocoon" al contrario
- Da "Assalto a un tempo devastato e vile": La morte americana



Galateo blog: Il sondaggio "OH! MA CHE CAVOLO DI POST VOLETE?"

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Scegli il post, da Funari a Hevia...Rendere il più possibile comunitario il blog: dieci proposte di post, piena libertà di scelta limitata, esecuzione da parte del sottoscritto dei vostri desiderata a patto che coincidano coi suoi, commenti ed eventuali denigrazioni alla trattazione con tanto di censura. Più di così...

E' possibile scegliere tra dieci possibili post. Si vota nella colonna nera a destra del blog. Istruzioni su come alterare il voto, nel post di presentazione ai dieci argomenti, che sono:

- Anticoccodrillo di Gianfranco Funari: il trionfo del trauma catodico
- La colonna sonora parallela di una vita inutile (la mia): Clayderman, Yanni e l'insondabile Hevia
- Lady Golpe
- Uno scoop mai pubblicizzato di Mino Pecorelli su Giulio Andreotti - da O.P.
- "Love Boat" e la struttura del condizionamento: quando Shakespeare s'imbarcò in tv
- Vita, morte e miracoli di Gustavo Rol: contro il Cicap e Piero Angela
- Ritalin di giornale: lo tsunami psicofarmacologico che si annuncia
- Il secondo post più triste del Web: Berlin MiserabilPlatz (anticipazione dal prossimo libro, in uscita da minimum fax)
- La setta suicida che voleva andare su Orione: "Cocoon" al contrario
- Da "Assalto a un tempo devastato e vile": La morte americana



Gli americani? Che si sparino... E anche noi.

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Panorama: NATI PER RUBAREUno sconcertante rapporto sui risultati effettivi del libero possesso d'armi in America. Ciò che si prepara in Italia condurrà agli stessi esiti? Dall'emblema dell'incredibile copertina di "Panorama", si può dedurre la china che il BrutPaese ha preso. Il caso del soldato Dwyer, che non è il soldato Ryan. Ovvero: la liberazione della violenza come radice dell'immaginario occidentale.

Mentre stavo pensando a come strutturare il pezzo da postare, questa mattina, prima di andare il bar a fare colazione, sono passato in edicola per prendere il nuovo numero dell'Europeo, dedicato alla Cina e, con mio sconcerto, ho visto la copertina del Panorama di questa settimana. Il titolo è impressionante, a qualunque fazione politica parlamentare uno si richiami: "Nati per rubare". E' ovviamente uno dei più superficiali atti di condizionamento della pubblica opinione: si sta discutendo se andare a prendere le impronte ai piccoli Rom e il settimanale di destra rinfocola il terrore italiano, questa sindrome da insicurezza che la progressiva diminuzione dei reati commessi in Italia non giustifica. Mi limito a una osservazione, senza tirare in ballo alcuna predica o esposizione relativa al mio credo politico, né allo sdegno privato che mi coglie quando penso alla legge che sta per uscire in proposito. "Nati per rubare" è una trovata sloganistica che richiama implicitamente il ben più celebre slogan "Nati per uccidere", il quale ha un'evenienza cinematografica in Natural Born Killers di Oliver Stone. Si crea un cortocircuito mentale, grazie a un cortocircuito semantico. Questa è la retorica, baby...



Secondo me... Goldrake era una cagata pazzesca! Ken il guerriero, no.

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Ken il guerriero vs GoldrakeIl condizionamento mentale ed emotivo che gli anìme giapponesi, da Goldrake in poi, fino allo stop terapeutico imposto dall'epico "Ken il guerriero" (oggi in film nelle sale di tutta Italia), hanno imposto tra i Settanta e gli Ottanta. La nipponizzazione dissociativa prima del precariato, del workaholic e del Viagra di massa.

"[...] Al contrario di Ken il guerriero, ininterrottamente trasmesso senza soluzione di continuità dal 1984 a oggi, con un nomadismo di emittenti televisive che sarebbe già di per sé epico, Goldrake viene saltuariamente ritrasmesso e fa schifo ai bambini di oggi, che lo considerano lento, inutile, banale, mentre Ken suscita il loro interesse, come se non fosse invecchiato di un giorno. La mnemotecnica di Goldrake segnala un momento di imposizione dell'immaginario, che fa passare messaggi subliminali e giustifica l'affermazione che una cagata pazzesca ci è stata installata nei lobi come un microchip alieno durante una abduction di massa - gli alieni, in questo caso, erano i giapponesi ed eravamo noi, presi dalla Goldrake-mania. Ecco questo benedetto momento rituale della sigla. Godetevelo, poi passiamo all'analisi semantica del testo...



Il Grande Flap del 1978

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Papa Luciani e un Ufo: Il Grande Flap 1978Un commentatore di questo blog, "Eclisse Spirito", invia un contributo narrativo che lancia uno sguardo obliquo sul 1978. In piena crisi sociale ed economica, l'Italia poteva e doveva essere riguardata così - se non lo è stata, viene guardata in questo modo ora. Questa narrazione costituisce ciò che si dice qui "terapia dell'immaginario": la Storia è le storie. In calce, due pagine dal Corsera che bisogna assolutamente leggere per confrontare quanto sia potente lo sguardo dell'immaginario e come superi i tempi: gli articoli del quotidiano di via Solferino sono stati pubblicati il 30 giugno c.a...[gg]

di ECLISSE SPIRITO

Al flap del 1978 si arrivò tutti ben preparati, l'anno era iniziato con il successo cinematografico di Incontri ravvicinati del terzo tipo e con la voce roca di un uomo che viveva in un abbaino. Aspettare l'extraterrestre, per un tredicenne rallentato e prepubere, è sogno in stato di veglia. La coscienza vigile è arrivata all'estate stordita da cose troppo grandi per essere vere, le idi di marzo sono qui ed ora e lasciano cadaveri a terra. L'immaginario è rapito da strani simboli e dalla fotografia di un uomo con in mano un giornale che non legge. Per fortuna dal 4 aprile la Rete 2 manda in onda per la prima volta Atlas Ufo Robot, la prima puntata è preceduta dall'annunciatrice Maria Giovanna Elmi – fatina conturbante - che spiega a tutti il successo internazionale di questi "particolari cartoni animati" che andranno in onda fino al 6 maggio.



Dalla discussione su Ti ricordi il PSDI? Ti ricordi? Ti ricordi?

Sul blog Il Miserabile, on line su la7.it:

Mario Tanassi...Dai commenti al post Ti ricordi il PSDI? Ti ricordi? Ti ricordi? (nella foto: Mario Tanassi...):
"@ Salvatore: tocca ancora a te avere centrato IL punto nevralgico. Poiché ci piace pensare che non sia omonimia, non lo è. Ciò che hai scritto è, in pieno, ciò che io mi aspetto non soltanto da questo blog, ma dalla Rete tutta. Io aspiro a un poema collettivo anonimo a cui partecipino migliaia di persone, in cui gli immaginari si inanellano e deviano, portano alla cura di sé che è la Cura del Sé. Questa, e solo questa, è per me la letteratura - cioè una potenza che porta terapia, per utilizzare il termine che impiega Wu Ming 1. Una terapia rispetto a un trauma di cui non si conosce la natura, più antico della nascita. Non è che suppongo, è che già so che questo blog ha partorito ciò che sognavo: cioè il non-me che accede al punto in cui io sono - cioè all'espressione fabulistica che non ho scritto io, 'Giuseppe Genna'. E' accaduto e sono felice. Il prossimo post, cioè, a parte qualche parola del sottoscritto, è firmato da uno dei commentatori, che ha sperimentato la fioritura dell'immaginario. Sarà una goccia rispetto all'oceano che dovrebbe esserci, ma per me è importantissimo, perché significa l'abbraccio attraverso la letteratura, che non coincide con la scrittura, ma la esprime. Per me, segna un modello di interazione di Rete e vale come ubi consistam per continuare a deviare, anche, magari, evitando il ricordo e spingendosi più in là, dove non si ricorda più...
Ovviamente, sarà tutto più chiaro al prossimo post, di cui si può dire: stanno tornando gli alieni. O, meglio: non se ne sono mai andati, sono arrivati prima di noi. Non sono scettico ad alcun riguardo".



Ti ricordi il PSDI? Ti ricordi? Ti ricordi?

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Pietro Longo..."Una classe dirigente o digerente? Magnò di tutto, impose volti indimenticabili ma dimenticatissimi, viene evocata ogni volta che Berlusconi esagera: era la Casta pre-Casta, fatta da uomini che andrebbero immortalati in un album di figurine Panini. La nostra vita ne è stata condizionata in maniera irreversibile. Ma che vita è un'esistenza condizionata da Pietro Longo [nell'immagine tratta da uno dei film della serie "Fantozzi"...], Renato Altissimo, Antonio Cariglia, Egidio Sterpa? Consideriamo per esempio il PSDI, la formazione più surreale della Prima Repubblica, bombardata dai corsivi del grande Fortebraccio, di cui si pubblica qui un memorabile ritratto di Nicolazzi - non so se ricordate..."



La discussione su Il mistero Emanuela Orlandi

Sul blog Il Miserabile, on line su la7.it, dall'accesa discussione su Il mistero Emanuela Orlandi:

I due manifesti per la scomparsa di Emanuela Orlandi, a 25 anni di distanza"Per me, all'epoca giovane matricola della facoltà di architettura di Napoli, Emanuela e Mirella sono due foto in bianco e nero, ingigantite a formare dei poster totemici, attacchinati sui muri e sui lampioni di Roma (come in "M il mostro di Dusseldorf") e ripresi da tutte le tv nazionali e locali allora attive, per finire dritti dritti nell'immaginario collettivo. Come la foto in bianco e nero di Alfredino Rampi.
Non è un caso, a mio parere, che al rincorrersi delle nuove voci e rivelazioni dell'ex amante di "Renatino", si sia ricorso all'attacchianaggio dei vecchi manifesti. Oramai per tutti Emanuela è quella del poster, sospesa nel tempo e nello spazio, incorrotta. Persone di carne e sangue, con sogni e speranze, divenute dopo la loro scomparsa NON-PERSONE, vive solo tramite le immagini bloccate nel tempo a quel dannato 1983 ed entrare nella mente e negli occhi miei e di milioni di altri italiani. Un po' come Deborah, Max, Patsy, Dominic, Cockeye, compagni-amici-rivali di un'altra NON-PERSONA come Noodles-Robert De Niro, che compaiono TUTTI per la prima volta solo ed esclusivamente in fotografia, in quel capolavoro in stile Proustiano che è "C'era una volta in America" di Sergio Leone, non a caso uscito nemmeno un anno dopo... Delle NON-PERSONE che abitano un NON-LUOGO come solo possono essere la memoria e i ricordi di un personaggio cinematografico, anch'esso non a caso bi-dimensionale come sa essere un film o la pagina di un libro.
Un NON-LUOGO come pare essere diventato il nostro passato meno recente, un qualcosa da rimuovere, da non considerare. Ma che ciclicamente ritorna ad essere, con superfetazioni e metastasi che devastano questo nostro presente vile e assente. Emanuela, Mirella ed Alfredino non appartengono però alla categoria delle NON-PERSONE. Non lo sono come non lo sono tutti i morti e gli scomparsi che sono venuti prima e dopo di loro, a partire da quel maledetto giorno di dicembre del 1969, l'inizio di quell'abnorme buco nero che ci ostiniamo a credere sia frutto di un complotto di Stato (o degli Stati).
Emanuela, Mirella ed Alfredino sono memoria e coscienza.
Le nostre.
Quelle che dovremmo risvegliare prima che questo paese di letame sommerga anche noi..."
scritto da Mario Uccella il 25/06/2008



Il mistero Emanuela Orlandi

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I due manifesti per la scomparsa di Emanuela Orlandi, a 25 anni di distanzaL'incredibile, tragica e farsesca vicenda investigativa di un dramma che risale a 25 anni fa: l'Italia è l'avanguardia tra le nazioni del mondo quanto a ritorno del rimosso, che resta intatto, non avvicinabile e che la nazione elabora in una maniera oscenamente grottesca.
"Dunque l'ex moglie del giocatore della Lazio, Bruno Giordano, riapre il caso di Emanuela Orlandi. Perché l'ex sposa del calciatore del Milan, Aldo Maldera, non riapre il mistero di Ustica? Perché l'ex consorte dell'ala juventina Domenico Marocchino non riapre le indagini sulla strage di Bologna? In Germania, l'ex compagna del regista nerazzurro Hansi Muller non può riaprire le investigazioni sulla fine della RAF e di Ulrike Meinhof nel carcere di Stemmheim? All'ultima domanda, la risposta è: no. No, perché la Germania è la Germania, mentre l'Italia è la terra dei cachi...."



Discussione su Il Porno 70/80 e il deserto erotico del nuovo millennio

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Il fenomeno emotivo scatenato da MoanaDalla discussione sul post relativo al fenomeno del porno negli anni Ottanta:
"Suggestivo e nostalgico il tuo racconto su educazione sessuale & anni ottanta, m'ha fatto tornare in mente le mie esperienze di allora. Ovviamente mia madre non mi ha mai spiegato nulla e al menarca si è limitata a dirmi "brava, ora sei diventata grande". Poi mi ha messo in mano un assorbente lasciando alla mia fantasia l'utilizzo. Mio padre figuriamoci. Sarà stato perché comunque si sentivano in colpa ad iniziare a lasciarmi andare per il mondo ignara che mi compravano ogni settimana "Dolly" [1], rivista per le teenager molto in voga in quegli anni, da cui ho appreso la teoria (la pratica venne successivamente) pensando "ommiddio, ma anche il papà e la mamma della casa nella prateria hanno fatto così a fare tutti quei figli?" Ricordo perfettamente un giorno che, non so più perché non avevo scuola (facevo la seconda media, forse), mio padre mi portò con sé (era un maestro elementare) e mentre lui spiegava e io mi annoiavo, mi sono letta la "guida al sesso" allegata al numero di quella settimana. Curiosità e vergogna a gogò per erudirmi su quelle cose proprio di fronte a mio padre che, quella volta, era ignaro lui.
Ciao ciao, XYZ
[1] Molti anni dopo, già lavoravo, avevo un amico che faceva il redattore musicale per un'altra di quelle riviste per ragazzine. Un giorno viene da me, mi allunga una copia e mi dice: leggi lì. Io leggo lì (che era la rubrica delle lettere alla ginecologa) e, dopo un eserdio con il tenero evergreen "l'ho baciato, rischio di restare incinta?", segue una serie di "testimonianze" dalla più giovane delle età a proposito di oralità, retrovie del piacere e prestazioni ginniche notevoli per le autrici, la cui età dichiarata (e dunque chissà se reale) variava tra i 13 e i 16 anni. Guardo il mio amico e conveniamo che ha indubbiamente ragione chi afferma che di imparare non si finisce mai."



Il Porno 70/80 e il deserto erotico del nuovo millennio

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Ilona Staller, icona del Porno 80Da Karin Shubert e Marina Lotar, la leggendaria pornodiva coniugata a Paolo Frajese, a Cicciolina e Moana che sfiancano gli avversari degli azzurri ai Mondiali del '90: un'incursione nella formazione porno di una generazione al maschile. L'aura da sogno e l'ansia di prestazione targata da "Le Ore". L'immaginario erotico di una generazione al maschile, che dal porno ricavò pedagogia e desiderio. I destini e le storie impressionanti allo scadere di quell'aura e di quel sogno. Fino ad arrivare al carnaio industriale della pornografia odierna, priva di qualunque immaginario: il che è la premessa alla seconda parte di questo intervento sullo scontro tra immaginario e spettacolo erotico in un arco temporale di trent'anni - interverrà lo scrittore David Foster Wallace...



Agli alieni mandiamo i tacos!

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Nello spazio, i tacos contattisti"Ci fu un tempo in cui, sperando che la sonda Voyager fosse intercettata, nei secoli a venire, da qualche civiltà aliena, l'umanità inviò una sintesi poetica e matematica, che chiunque crede istoriata con l'"uomo vitruviano" di Leonardo Da Vinci, per fare capire che genere di viventi albergasse sul nostro pianeta. Oggi è cambiato tutto. La prova provata della modificazione genetica dell'immaginario occidentale: che nasconde una ben più inquietante modificazione genetica - fisica, ambientale, capace di sterminare la biodiversità, e che ha per protagonista una specie insospettata, che ha tutto il diritto di contattare essa stessa gli alieni..."



La discussione in Franco Battiato Celebration 1.0

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Dalla discussione che si sta sviluppando in Franco Battiato Celebration - 1.0:

"Come sai la frase è tratta da Pollution, Il silenzio del rumore. Acquistai il vinile nel 1979 e ricordo l'impatto di quella voce nasale che mi invitava con insistenza a chiedermi quale funzione avessi. Su un quindicenne può essere perturbante (senza fumo aggiunto). Quel disco me lo chiese in prestito un compagno dell'altra sezione, un tipo di cui non ricordo più il nome ma benissimo la fisionimia. Non rividi più né lui né il disco; seppi in seguito che fu ricoverato in psichiatria, perse l'anno e cambiò scuola. Ma era un po' fuori anche prima del prestito.
Salvatore"



Franco Battiato Celebration 1.0

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Franco Battiato, iniziatore a immaginari lontanissimiFranco Battiato è fulcro di un immaginario che ha contato e continua a contare: la Babele sdrucciola di immagini che vanno da Radio Varsavia a Tozeur allo spazio cosmico. Due romanzieri omaggiano l'autore del Cinghiale Bianco: senza di lui non avrebbero iniziato a scrivere... Prima parte di una celebrazione che continuerà con un'esegesi e una raccolta di link completa dedicata al cantante dal naso che ha forato lo schermo catodico del condizionamento mentale collettivo.

Nel 1981 io mi recavo con un compagno delle medie, Adalberto Milanesi (un patito di Enola Gay degli OMD, sigla significante Orchestral Manouvres in the Dark, canzone che ascolta con la stessa ossessione compulsiva con cui io quattro anni dopo entrerò in loop per un mese con Johnny Come Home dei Fine Young Cannibals) - mi recavo, dicevo, in un portone di via Perugino, dove era locata la sede di una radio libera apparentemente insignificante: Radio Milano International. Inconsapevoli che, da quegli studioli, l'emittente, che trasmette fino a un raggio di 40 km dal capoluogo lombardo, incomincerà una scalata eroica che, insieme a Radio DJ e a Radio 105, muterà l'etere sonoro del nostro Paese, diventando Radio 101, io e Adalberto Milanesi siamo due ragazzini che ivi penetrano per procurarsi chili di adesivi pubblicizzanti il logo di suddetta radio libera. Non esiste alcun interesse musicale a spingerci lì. Siamo due agenti di un'intelligence ipergiovane, che raccolgono migliaia di adesivi pentagonali e li vanno ad appiccicare ovunque in zona Calvairate, lo sciagurato quartiere in cui alberghiamo. Un giorno, usciti dal portone di Radio Milano International, invece di tornare a casa, ci facciamo tutta via Perugino e di colpo sbianchiamo: da un portone di una casa per noi inarrivabilmente altoborghese esce Franco Battiato...



Teletirana esiste: in Italia. L'incredibile nazione Arbitalia.

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I Diavoli a San demetrio CoroneL'Arberia e la sua televisione antispettacolare: la celebrazione dei defunti in un non-tempo calabrese, i Diavoli di San Demetrio Corone, il pittore Ndoc Martin Camaj. E' la persistenza dell'estetica di Tv Koper Capodistria e dell'elvetico Gatto Arturo...

"... Ritengo tuttavia inarrivabile, da qualunque tv, la realizzazione del mockumentary o fiction horror a low budget o documento di etnologia, intitolato I DIAVOLI A SAN DEMETRIO CORONE, un lungo filmato privo di trama che ha per protagonisti degli hooligan danesi sotto la pioggia, vestiti con pellame da Mamutones, che trascinano barattoli arrugginiti sotto la pioggia, sull'asfalto delle strade di un paese che, se non sapessimo che si chiama San demetrio Corone, potrebbe essere indifferentemente nei dintorni di Skopije o in Cecenia. Chi sono questi Diavoli? Sono Diavoli? Perché ad apertura di trasmissione muggiscono? Qui si invera il rovesciamento de L'Esorcista, del Libro tibetano dei morti e di qualunque fenomeno di satanismo occulto: guardare per non credere..."



Macachi spaziali

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Così, mentre la situazione geopolitica è allo stato brado, confusa come otto partite di Risiko giocate sulla stessa mappa, e mentre la Cina mantiene in piedi il mercato americano degli hedge funds avendo immesso denaro liquido nel momento del collasso finanziario di un anno fa, mentre aumentano a dismisura (più per atto di guerra che per speculazione, che peraltro è un atto di guerra) i prezzi di riso e grano, mentre si annuncia che le riserve di petrolio dureranno soltanto altri 41 anni a questi ritmi, mentre l'effetto serra promette mutazioni climatiche devastanti e già visibili in tutto il pianeta (nonostante la memoria a breve termine sia evaporata e dei 250.000 morti per lo tsunami sudasiatico a nessuno pare fregare più un fico secco), mentre la débacle sociale in Italia produce fenomeni reazionari da aia di pollaio nel momento stesso in cui l'Europa non è nulla e l'India sta per devastare qualunque idea di sostenibilità del mercato, mentre si prefigura una Guerra Fredda paradossale che non sarà assolutamente una Guerra Fredda - mentre accade tutto questo, la specie è pronta a esulare su Marte.
E lo fa con tutti i crismi della decadenza.
Lo fa in questo modo: prepara la prima spedizione umana sul Pianeta Rosso, inviandoci otto macachi, prescelti tra quaranta. il Sochi Institute of Medical Primatology di Vesyoloye, vicino al Mare Nero, ha ricevuto l'incarico dall'agenzia spaziale russa Roskosmos di selezionare un gruppo di macachi da inviare all'Istituto per i problemi biomedici di Mosca, responsabile della preparazione dei cosmonauti. La valutazione durerà due anni e alla fine quaranta scimmie saranno preparate per tentare il lungo viaggio...



Il post più triste del Web - Strange days: In 1969 I came into this planet

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Giuseppe Genna, al centro: già Miserabile a 2 anni"Di colpo, bando ai lucori spettacolari. La memoria a volte è grigia, fumigosa, una nebula di polvere organica da cui sgorga la vita. Spettri su spettri, una folla immane, che accalcano le superfici provate dei lobi cerebrali, si intrudono nei loro ventricoli, nei meandri. Dicono la parola amletica.

Nel 1976, seienne, io scendo gli scalini, che paiono pietra lavica, delle case popolari in via Tommei a Milano: è la catabasi che godo a compiere, seguendo la sagoma burocratica di mio padre [nell'immagine a sinistra, con me in un oceanico albergo di massa a San Antonio, in quel di Ibiza, in una vacanza organizzata dal Cral del Comune nel 1982, dove appare il borsello di cui alla riga seguente], la sua magrezza a cui è appeso un borsello in cuoio marrone lucido, la sigaretta del Monopolio di Stato che commistiona il suo sentore cinerino all'Acqua Velva (qui il video dello spot anni '80, girato su tram milanese), che l'impiegato comunale Vito Antonio Genna si asperge sul volto ogni mattina alle sette, prima di recarsi alla ripartizione Tributi, dove assessore è tale Armanini, la cui figura minacciosamente dittatoriale e kafkiana incupisce la mia infanzia, fino a sciogliersi dopo la condanna da costui subìta nel casino di Tangentopoli, in seguìto alla quale egli, uscito di galera, si fidanzerà con l'interprete tv di Valentina di Crepax, cioè Demetra Hampton in cerca di gloria postuma (postumo diverrà Armanini, ex assessore e quindi capo di mio papà, schiantato dall'infarto: dico e Armanini e mio papà)..."



Battaglia per la vita: il dilemma Romano Battaglia

Sul blog il Miserabile, in www.la7.it, oggi:

Mentre sto scrivendo, ho nei padiglioni auricolari un fastidiosissimo rumore di mare che si infrange con un'onda, sempre la stessa, in loop sul medesimo scoglio. E' difficile scrivere in queste condizioni, ma lo devo fare e posso farlo, anche perché non è che abbia molto da concentrarmi. Il motivo risulterà chiaro dopo la lettura del passo seguente:
"I miei lettori rimarranno un po' meravigliati nel leggere questo trattato così diverso dai miei libri ispirati ai sentimenti, alla poesia, alla natura. È stato un caso: una scoperta fatta nella soffitta di una vecchia casa in vendita. In uno scaffale ho trovato un manoscritto ingiallito. La copertina riportava il titolo COME SI FA Guida pratica al viver moderno... dell'illustre e geniale inventore Rolano Gattabani da Pietrasanta. Il testo iniziava così: 'Questo prezioso volume è dedicato a tutti coloro che nella vita sono desiosi di ben figurare in qualsivoglia occasione... I numerosi metodi, atti a rendere meno difficoltosa la vita, sono a completa disposizione dei lettori'..."



Allucinazione Smaila: la tre giorni a Poltu Quatu

Su Il Miserabile, il mio blog a la7.it:
Inizio in medias res, con un video: tanto non supera l'allucinazione continuativa che ho sperimentato in una tre giorni a Poltu Quatu, accanto a Porto Cervo, in piena Costa Smeralda, sorta di luogo-residence dove l'imperatore Umberto Smaila invita amici vip o comunque sagome paraumane gossippate. L'effetto è che i turisti si affollano sull'unica via esistente, cioè la banchina che dà sull'attracco dei molti yacht, onde riprendere e fotografare e spedire mms con le supposte icone incontrate a tu per tu, alla distanza cautelativa di una decina di metri. Nel video, riconosco con precisione le colonne e l'angolo che ho visto dal vivo, se si può definire "vivo" lo stato catatonico in cui versavo per sovraesposizione agli astri di un a galassia improbabile, ma divenuta probabilissima. Qui, in questo angolino pittoresco di Poltu Quatu, che somiglia al patio di una villetta della Brianza, Smaila si esibisce al semiaperto e si organizzano concorsi di varia fatta, che nemmeno la fantasia di Filini avrebbe partorito. In questo preciso caso, Smail passa da una parodia lirica a una versione finto-techno di Celentano. Il suo istrionismo è debordante, quasi quanto lui stesso. La ripresa è di un privato, il che è l'esito preciso che si propone l'intero sistema Poltu Quatu.
Il video, dunque (se non lo visualizzate, cliccate qui).



Ai confini della realtà: Wcip.tv

Il Paese reale ha, come si è visto con Cronaca Vera, un suo referente mediatico importante, di tipo cartaceo. Non basta. Un Paese reale dovrebbe esprimere anche un suo rappresentante televisivo, musicale, artistico. E, infatti, ce l'ha. Si tratta di una tv che per ora sta solo sul Web, ma che si candida a esplodere nell'etere, a colonizzarlo e a trascinare nella definitiva pirosi catastrofica la specie occidentale. Sto parlando di un modello estetico e culturale da cui chiunque sia escluso farebbe bene a meditare. Sto parlando di Wcip.tv.

Uno degli elementi più indicativi dello stato di benessere di una tv è la raccolta pubblicitaria. A Wcip.tv sono sani come un pesce, stanno davvero benissimo. Chi sta male siamo noi. La debordante cornice pubblicitaria ha un suo embema assoluto e assolutorio di qualunque peccato: è lo spot autoprodotto dalla concessionaria Achilli-Motors di  Pantigliate. La storia è semplice, lo svolgimento è metafisico. E, soprattutto, di una lentezza da lungometraggio di Antonioni. E' Deserto rosso in versione tosco-lombarda...



Sim-Sala-Boom: l'Icona Silvan

Silvan con due adepti alla Comunità Don BoscoC'è da ragionare sulla scomparsa della magia dagli schermi televisivi. Si visse una stagione in cui emersero sagome memorabili che prestidigitavano à go go, ognuna con il proprio corredo fantastico e ossessivo: Tony Binarelli con la lavagna sempre appresso, che gli spalancava l'ineffata "quinta dimensione" (la quarta non è mai stato svelato cosa fosse in realtà), il mago Alexander  (nel '73 appariva in questo modo e in questo modo veniva presentato) che irrompeva lentissimamente nello studio tv in groppa a un elefante arabescato, col turbante che gli occultava illusionisticamente la stempiatura incipiente. Di tutti costoro mi occuperò nei post a venire. Tuttavia è impossibile prescindere da un dato superumano che, a distanza di decenni, lascia esterrefatti: è quella mutazione genetica a nome Silvan, un uomo un parrucchino, che con movimenti serpentini delle mani, la voce insinuante nella sua atonalità afona, l'impeccabile smoking bianco, la strato geologico di cerone, si esibiva con eleganza blasé e raffinata, in un'orchestrazione che faceva roteare un sistema solare composto da ragazze disposte a farsi tagliare a metà, conigli vivi candidamente inconsapevoli, carte elevate dal gioco al bar verso altezze empiree. Con la sua inflessione venexiana, Silvan era (e rimane) il Mago. Che fine ha fatto? Perché ha fatto quella fine? Cosa è accaduto?



Dall'"occulto criminale" di Cronica Vera ai kamikaze aziendali

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Kamikaze del lavoro, unitevi: e tirate le cuoia... - Per anni ho seguìto, abbacinato dal suo potere epifanico, l'espandersi della sindrome giapponese detta "overwork". Negli anni Novanta, a un certo punto, siccome erano anni di letame in Italia ma lo erano di più in Giappone, molti impiegati giapponesi, superata una soglia assurda di straordinari, si rovesciavano sulla schiena in pieno ufficio, in preda a una crisi epilettica, e con la schiuma alla bocca tiravano le cuoia...