Giuseppe Genna: bio&biblio
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E' una settimana di fuoco per il sottoscritto che, superando la paralisi parkinsoniana indotta dal colpo della strega e un'otite...
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Evangelisti e il mio nuovo romanzo
Compio un esercizio che non ha molto senso da un punto di vista teorico, se non per mettere in evidenza un aspetto che accomuna lo scenario su cui Valerio Evangelisti ha lavorato, con la dilogia de Il collare di fuoco e l'appena edito Il collare spezzato (Strade Blu Mondadori, € 16,00), e l'ancor più vasto scenario che devo rappresentare io. La differenza rispetto alla materia e alle figure che si muovono nei due libri "messicani" di Evangelisti è ontologica e questo fatto muta, come ribadito più volte in questa officina teorica che sto allestendo, la retorica a cui posso fare ricorso: Evangelisti può permettersi l'inserzione di figure di finzione che diano un'unità fondamentale a un orizzonte tanto ampio qual è la storia dei rapporti tra messico e Stati Uniti, in modo da potere liberare la sua strabiliante capacità di emblematizzare e allegorizzare in una precisa direzione, che sarebbe l'oggi. Al meglio, il risorgente genere storico, di cui lo stesso Evangelisti e i Luther Blissett/Wu Ming sono i massimi esponenti (vorrei dire europei, più che italiani: quando qualcuno mi porterà un testo straniero paragonabile a Q o a Mater Terribilis sarò disposto a parlarne...), è il genere in massimo grado epico per un motivo preciso: esso si riallaccia, ne siano coscienti o meno gli autori (io credo lo siano e parecchio), all'origine della tradizione del romanzo ottocentesco, cioè al momento in cui Hugo volta a suo vantaggio Walter Scott, introducendo un elemento che in Scott era inesistente: l'elemento allegorico. Questa allegoria punta diritta verso il nostro tempo e ambisce a essere anche qualcosa di più: mira a costituirsi come eventuale universale (di questo sarà giudice il tempo, al momento non possiamo sapere dell'esito futuro). E', inoltre, una simile allegoria, una porta che apre a uno sviluppo indiscriminatamente inventivo della narrativa avveniente: le saghe che ci attendono saranno anzitutto allegoriche e, per questo motivo strumentale, epiche.
Quella che ho descritto è una poetica non personale, ma sempre più collettiva, alla quale, da anni, cerco di allinearmi. Tuttavia, nel caso del romanzo a cui lavoro, io sono costretto ad allontanarmene. Da un lato, io non posso allegorizzare una realtà che, storicamente, è più potente di una retorica dell'allegoria; dall'altro, non posso utilizzare il filo unificante di finzione che la logica allegorica del genere storico esige, poiché, se lo facessi, farei diminuire di potenza la Cosa che cerco di guardare in faccia e a cui tento di non concedere vittorie postume. L'allegoria serve come formidabile arma di attacco all'ambiguità, che è il vortice in cui si dà la letteratura: ma io mi trovo ad avere a che fare con l'ambiguità assoluta e non intendo venire meno a un compito a cui la letteratura (non le altre arti) ha finora abdicato, affrontando la Cosa del Male sempre obliquamente, appoggiandosi a essa, inerendo a essa, rappresentandola occasionalmente di tre quarti o appoggiandosi a una finzione che la temperasse. Il rischio è che uscire così prepotentemente dalla poetica del genere storico fa slittare verso il saggistico, che non è certo il caso a cui sto lavorando. La retorica più vicina a ciò che penso sia desumibile dal lavoro che faccio è dunque puramente emblematica - quella delle metope di un frontone: scene pietrificate, l'una magari distante spaziotemporalmente dalla successiva, ma comunque componibili in unità perché la vicenda è preconosciuta dall'osservatore del frontone. Sarei dunque in una situazione mitica, poichè la vicenda è preconosciuta e assoluta? No: l'intento è proprio di svuotare il mito. E' sufficiente la Storia, la potenza della Realtà - questo è il garante assoluto di una letteratura che si pretende artistica sì, ma soprattutto mondanamente vera.
Faccio seguire la quarta di copertina de Il collare spezzato, che invito ad acquistare e leggere: Evangelisti è illuminante nel trattare una materia sconfinata di origine storica. Senza le sue opere non sarei arrivato a elaborare nemmeno l'idea del romanzo.
VALERIO EVANGELISTI
IL COLLARE SPEZZATO
Il collare spezzato completa l’affresco di storia messicana iniziato da Evangelisti con Il collare di fuoco e arriva fino agli anni Trenta.
Il romanzo inizia dove finiva il precedente e descrive la feroce dittatura di Porfirio Díaz, la rivoluzione del 1910, le guerra lunga e sanguinosa tra eserciti di insorti di diverso orientamento, la faticosa stabilizzazione del paese nelle forme di una repubblica autoritaria; poi una nuova rivolta, quella dei cristeros.
Evangelisti non si affida a un numero ristretto di protagonisti, bensì a decine di attori. A volte si seguono le loro vicende a distanza di anni, altre volte sono in scena in un capitolo solo. Sullo sfondo e, più di rado, in primo piano, si vedono passare le figure gigantesche di Díaz, di Francisco Madero, di Emiliano Zapata, di Pancho Villa, di Álvaro Obregón, di Plutarco Élias Calles. Ma a tenere la ribalta è il popolo messicano, trascinato in un’epopea pluridecennale di sangue e di fuoco tesa ad affermare la propria autonoma identità.
Tutto ciò è colto con gli occhi di un ragazzo ingenuo e timido destinato a diventare presidente, di una giovane indigena, di una donna americana che ama il Messico ma è accecata dai privilegi di casta, di un’operaia che ha tradito i suoi compagni, di due fratelli anarchici condannati a trascorrere la vita in prigione e a ispirare rivolte da lontano, di un vicesceriffo ladro di cavalli che dichiarerà una guerra personale agli Stati Uniti, di un ranger del Texas tanto pio quanto crudele, di un poliziotto al servizio di chiunque sia al potere, e altri ancora.
Le costanti sono due. La ricerca della giustizia sociale, sintetizzata in Messico dal problema della proprietà della terra, e il tentativo di sottrarsi al “collare di fuoco” costituito dalle continue intromissioni degli Stati Uniti. E’ spezzare questo vincolo, con l’affermazione della proprietà esclusiva sui beni del sottosuolo, la chiave per consentire al Messico di diventare nazione moderna, dotata non solo di identità, ma anche di dignità. Alle soglie degli anni Trenta, la questione è lungi dall’essere risolta, anche se le soluzioni future già si intravedono.
Pubblicato il Martedì 14 Novembre 2006
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• HITLER - romanzo
L'officina del romanzo in uscita da Mondadori a gennaio 2008 e i materiali relativi. |
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• DIES IRAE
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• L'ANNO LUCE
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Mondadori, € 15
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con V. Evangelisti e Wu Ming 1,
NdA Press, € 8
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Mondadori, € 8.40
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Mondadori, € 8.80
• ASSALTO A UN TEMPO DEVASTATO E VILE
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Mondadori 2002, peQuod 2001
In uscita per minimum fax nella versione 3.0, 2008
• I TITOLI TRADOTTI ALL'ESTERO
- La sezione STOREFRONT dei libri tradotti
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