'Puntocom': superquestionario al Genna sul Dies irae
Nell'àmbito della rubrica 'Processi creativi', curata su Puntocom da Mariano Sabatini, un lunghissimo questionario che fa le pulci agli autori e ai loro libri. Dopo De Carlo, Veronesi, Camilleri, Amitav Gosh, Bevilacqua, Mazzucco, Loy, Culicchia, Rankin e molti altri, è toccato a Genna e al Dies Irae.
PROCESSI CREATIVI di MARIANO SABATINI
1. Quale è stata la “genesi” del suo ultimo romanzo, DIES IRAE?
E’ un romanzo corale e una mitoautobiografia che, al romanzo di formazione, oppone un romanzo di deformazione. E’ avvenuto tutto molto velocemente: tra stesura della struttura e scrittura, un mese e mezzo, da metà novembre 2005 all’1 gennaio 2006.
2. Quando scrive di preferenza?
Di pomeriggio, se posso. Adesso che ho un lavoro, dopo due anni a casa a fare lo scrittore, di sera o di mttino prestissimo. Ma va detto che ho una velocità che me lo permette.
3. Il suo studio com’è?
Vivo in uno stranissimo bilocale di quasi 80mq. Non ho uno studio: scrivo in una stanza enorme, davanti a una vasta finestra ad arco.
4. Il tavolo?
Se sto scrivendo, siccome non c’è possibilità che io scriva senza studiare, la scrivania è un disastro: in mezzo a pile di libri, accatastati, aperti, stravolti.
5. Macchina per scrivere o computer?
Computer. Word per Windows XP.
6. La tecnologia aiuta la creatività? In che modo?
E’ impensabile che io scriva non essendo connesso alla Rete, che è entrata nel flusso mentale e creativo.
7. Fa delle pause quando lavora? (si alza, passeggia, fa altro… per qualche minuto?)
Quasi nessuna pausa. Vado avanti senza accorgermi del tempo che passa, anche per ore.
8. Sfizi, generi di conforto? (caramelle, bevande…)
Moltissime sigarette, ahimè...
9. Sbirciatine alla tv? (mentre scrive per sapere cosa accade nel mondo…)
La tv è totalmente sostituita da Rete e giornali al mattino. Vedo il tg quando mangio.
10. Musica di sottofondo? (mentre scrive)
Mai, mi distrae. Tranne, nelle stesure dei finali, qualche volta Arvo Part o Philip Glass.
11. Il telefono e il cellulare? (mentre scrive, spenti, accesi?)
Purtroppo accesi.
12. Le idee migliori come nascono? C’è un modo per evocarle e favorirle?
Per me il processo è identico alla meditazione da un lato, dall’altro le idee mi nascono (soprattutto per gli ultimi libri, da conversazioni con un amico collega, col quale facciamo telefonate notturne durante le quali ci sbellichiamo. La cosa fondamentale è comunque una sorta di arco voltaico tra una materia che può essere mitizzabile e il pensiero di quale artigianato può essere scelto per mitizzarla.
13. Disciplina o ispirazione? (cosa serve di più?)
Non sono un ispirazionista, anche se non so da dove venga quanto scrivo mentre lo scrivo. Sono invece disciplinato, se posso: per me la scrittura è una questione artigianale.
14. La creatività si esaurisce?
Dipende dai temperamenti, dalla natura dell’individuo. Per me fare un certo tipo di letteratura, magari illeggibile, è una necessità quintessenziale: per ora non vedo esaurimento.
15. Blocchi, incubo della pagina bianca?
Mai. Se accadesse, sarebbe naturale e non mi farei prendere dal panico: vorrebbe significare che non ho nulla da dire.
16. La carta per gli appunti e le penne? (di che tipo?)
Tengo tutto a mente. Solo per il Dies Irae, l’ultimo romanzo, a causa della struttura molto complessa e corale, ho steso quattro fogli bristol, con pennarelli a due colori, per i rimandi a distanza di centinaia di pagine.
17. Libri per ispirarsi? (legge i libri degli altri quando lavora a un suo romanzo?)
Non per ispirarmi, ma leggo molto, quando scrivo.
18. Per quale scrittore prova invidia?
Per Tommaso Pincio e Giulio Mozzi. E poi per i Wu Ming, che sono in cinque e hanno quindi dieci polmoni e dieci lobi cerebrali, al contrario di me che ne ho due.
19. A cosa sta lavorando?
A un libro breve e dalla scrittura molto secca, sulle tracce di Lunar Park di Ellis e di Colorado Kid di King.
20. Metodo di scrittura? (prende appunti, dopo quanto si mette a scrivere, e poi lo fa di getto, lentamente… spieghi bene tutto l’iter)
L’idea della trama mi arriva in blocco, condensata in una svolta, non in un tema in generale. Sto a pensarci giorni, ma senza pensarci: si svolge da solo, quel gomitolo. Ne parlo con amici fidatissimi, si fanno ipotesi assurde, alcune entrano nello sviluppo. In genere, l’idea arriva da qualcosa che ho studiato intensamente tra un libro e l’altro. Quando ho in mente le scene apicali, quelle che internamente io vedo più luminose e auree, percorro l’itinerario che da una scena mi porta a quell’altra, che magari è lontanissima – e si tratta di un percorso buio, dove anche la lettura di un articolo di giornale può modificare il percorso. Cerco l’inclusione del casuale e del momentaneo, sono per la serendipità (che è un termine impegnato da Wu Ming 1, credo).
21. Quante pagine produce in un giorno?
Se scrivo un giorno intero, posso arrivare a scrivere quaranta pagine Word, che corrispondono a una sessantina di pagine edite.
22. Scrivere è faticoso?
Per me moltissimo. Mi regge l’adrenalina, l’ossessione, la monomania, finché scrivo e studio scrivendo. Al termine, mi pare di avere scavato una montagna, sono svuotato.
23. Scrittori si nasce o si diventa?
Si diventa, secondo destino.
24. A chi fa leggere in anteprima?
Prima che morisse, a mio padre e a due mie amiche. Ora, a un’altra scrittrice. Poi, prima di consegnare all’editore, a Ferruccio Parazzoli, uno scrittore a cui devo il fatto che sono narratore.
25. Lo stile? (cosa le preme di più rileggendo una pagina, su cosa interviene di più…)
Cerco di sbagliare il più possibile una metrica standard, oppure di infilarne laddove essa non funziona. E’ la prosodia e il ritmo che mi interessa. Oltre a lessemi esotici e incomprensibili.
26. La correzione delle bozze che momento è? Interviene molto?
No, mai. Anzi, di solito è una lotta col redattore incaricato: devo spiegare perché una cosa, che è palesemente disarmonica o sbagliata o non conclusa, desidero che resti tale.
27. Accetta i consigli dell’editore? (un esempio)
In realtà li cerco. Però va detto che gli editori, generalmente, non sono intellettuali a cui mi affido, esprimono altri criteri. Va detto tuttavia che esistono eccezioni: il ies Irae non ci sarebbe stato senza i miei due editor, Stefano Magagnoli e Michele Rossi, che mi han dato l’imbeccata.
28. I critici? (con che animo legge le recensioni? Cosa hanno scritto di lei che l’ha stupita, lusingata o offesa)
A me dispiace molto che, essendo prevalente nei libri che pubblico la dimensione non religiosa bensì metafisica, questa non sia mai discussa. L’unico ad averlo fatto è Luca Canali e, prima di lui, Valerio Evangelisti.
29. I suoi lettori? (chi sono? cosa le dicono?)
Tra coloro che mi scrivono mail e che incontro alle presentazioni, alcuni sono affezionati alla produzione di genere thriller, altri invece sono entusiasti degli ultimi due libri, che non appartengono a nessun genere. Non ho mai incontrato un lettore che fosse pienamente convinto della totalità del libro e, siccome questo è un esito che cerco, ne sono molto felice.
30. Quando un personaggio può dirsi ben delineato?
Quando è armonico al percorso totale del libro, non necessariamente per sviluppo psicologico, ma come se fosse un elemento non indispensabile, mancante il quale il perno aureo attorno a cui il romanzo ruota, continuerebbe a esistere. Sono per l’imprecisione e non per la mimesi della realtà in scala 1:1.
31. Le capita di rileggersi? A voce alta?
Mai.
32. In quanto tempo è pronto un suo romanzo?
Solitamente in circa sei mesi. Va detto, però, che esiste un’opera, che non sarà pubblicata, per contratto, prima della mia dipartita fisica, a cui lavoro da dieci anni.
33. Ha mai buttato un intero dattiloscritto che non la soddisfaceva?
Tre volte.
34. La semplicità nello scrivere: meta o punto di partenza?
Meta, ma da non raggiungere.
35. Meglio tagliare una frase inefficace o tagliarsi un dito?
Meglio tagliare la frase e anche il dito.
36. Come si regola per i tagli?
Essendo di temperamento fluviale, sono costretto a tagli abnormi. Poi, però, il manoscritto che presento all’editore non subisce taglio alcuno.
37. Difficile individuare l’attacco giusto?
No. Per me è la cosa più semplice e, insieme al finale, quella che mi dà più piacere.
38. Come capisce quando un romanzo è veramente finito?
Quando il cerchio non è chiuso nel modo in cui non deve esserlo. Tutti i miei romanzi sono cerchi che sfiorano la chiusura e non la realizzano.
39. Per scrivere serve introspezione o capacità di osservare il mondo?
Sono la medesima attività. Percepirsi e percepire sono modalità di un’unica allucinazione, secondo la mia posizione.
40. Cosa ruba dalla realtà?
Tutto.
41. Rituali di inizio e fine lavoro?
Di solito, una telefonata a fine scrittura. All’inizio, un esercizio di respirazione di circa mezz’ora, a occhi chiusi, davanti al computer.
Pubblicato il Mercoledì 14 Giugno 2006
|