Giuseppe Genna: bio&biblio
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• RTSI: audio Genna sul Dies Irae
'Libramente', il programma condotto dalla giornalista culturale Mariarosa Mancuso su RTSI, intervista l'autore del Dies Irae: dieci minuti di audiostreaming,...
• 'Puntocom': superquestionario al Genna sul Dies irae
Nell'àmbito della rubrica 'Processi creativi', curata su Puntocom da Mariano Sabatini, un lunghissimo questionario che fa le pulci agli autori...
• Dies Irae libro del mese su 'Letture'
Il diffusissimo mensile di letteratura e cultura dedica lo spazio del libro del mese al romanzo-saga di Giuseppe Genna, che...
• Tra Dies Irae e Lost: un articolo su Vanity Fair
[Ringrazio la redazione di Vanity Fair, che mi ha contattato per scrivere un articolo in merito al venticinquesimo anniversario della...
• Enzo Siciliano su 'Nuovi Argomenti': Dies Irae
• PERCHÉ NON SCOMMETTERE SUL TALENTO SREGOLATISSIMO DI GIUSEPPE GENNA?di ENZO SICILIANO[da Nuovi Argomenti, n°34] Genna non è un...
• Tentativo di risposta a Francesco Pacifico
• L'ARTICOLO DI FRANCESCO PACIFICO SUL RIFORMISTA » • CENNI DI AUTOPETICA SUL DIES IRAE: UN TENTATIVO DI RISPOSTA...
• Dies Irae: Francesco Pacifico sul Riformista (segue risposta...)
• LA RISPOSTA DI GIUSEPPE GENNA » • INIZIAZIONI. DIES IRAE, DEMIURGO CATTIVO di FRANCESCO PACIFICO Lo gnostico Genna da...
• Dies Irae: la recensione del Corriere della Sera
• RITRATTO DI UN NARRATORE RISORTO DOPO VENT’ANNI DI APOCALISSE di ERMANNO PACCAGNINI Ci son praticamente tutti, in questa summa...
• Dies Irae recensito su Max
di GIOVANNA ZUCCONI [da Max] Dentro ci sono 25 anni di storia italiana da Vermicino a oggi, e soprattutto c’è...
• Dies Irae: intervista a Stilos
di PIERO SORRENTINOGiuseppe Genna, milanese, 37 anni, scrittore, saggista, agitatore culturale della Rete (www.giugenna.com), con Dies Irae è al suo...
• Dies Irae su 'Musicaos'
Su “Dies Irae” di Giuseppe Genna di LUCIANO PAGANO [da Musicaos.it] Nel lancio di Dies Irae è contenuto un riferimento...
• Su Vanity Fair, Piperno celebra Desiati e il Dies Irae
• SCARICA il pdf delle pagine originali dell'articolo di Alessandro Piperno su Vanity Fair » Romanzi in cui si...
• Dies Irae su 'Il Secolo d'Italia'
[Mi sia data l'occasione per essere, almeno una volta, perplesso. Godo di più larghe intese di Massimo D'Alema: fatemi presidente...
• 'tuttoLibri' sul Dies Irae
• NELLE DESOLATE BANLIEUES DI GENNA«Dies irae»: Anni 80-90, tra Gelli e Tardelli, un profondo trauma familiare, violenza, droga, fuga,...
• Il Dies Irae su 'l'Unità'
• LA SOCIETA' DELLO SPETTACOLO, UN'INFELICITA' SENZA DESIDERI di IGINO DOMANIN Monumentale e rizomatico, «Dies Irae» di Giuseppe Genna dipinge...
• BLACKMAILmag: sul Dies Irae
di NINO G. D'ATTIS [da BLACKMAILmag. Di Nino G. D'Attis è in uscita il romanzo super-pop Montezuma airbag your pardon,...
• Il Dies Irae a 'Fahrenheit'
Venerdì 21 aprile, intorno alle 16.50, minuto più minuto meno, il Miserabile Autore è stato ospite a Fahrenheit, l'eccezionale trasmissione...
• Luca Canali su 'il Giornale': Dies Irae
L’ira funesta di Genna l’apocalittico di LUCA CANALI [da il Giornale, 20.4.2006] Il poderoso libro (romanzo?) di Giuseppe Genna, Dies...
• Dies Irae on the blog
Dopo l'incursione esistenziale e straordinaria che Gattostanco ha pubblicato su Bottega di Lettura, una nuova recensione firmata da Demetrio Paolin,...
• Martedì alla FNAC di Verona, mercoledì a Napoli
Il tour FNAC mi trascina questa settimana, subito dopo la pausa pasquale, a VERONA (via Cappello 34), dove il sottoscritto...
• l'Avvenire recensisce Dies Irae
• GENNA, MODERNITA' E SAPIENZA ANTICA Lirica ed epica confluiscono in un racconto autobiografico che diventa anche una controstoria dell'Italia...
• Com'è andata la presentazione alla FNAC di Milano
di EMMA Premessa: Come potete vedere dalla fotografia qui a sinistra, ho superato me stessa nella totale imperizia. Comunque vi...
• La Stampa sul Dies Irae
Su La Stampa, il prestigioso storico Giuseppe Berta affronta il Dies Irae di Genna, in parallelo con l'ultimo libro di...
• L'immensa onda d'urto che non concede riparo
[Sulla Gazzetta del Sud, una lunga, articolata, profonda incursione nel Dies Irae e nel 'Paese postumo', di cui si affresca...
• Gattostanco su BdL: Dies Irae
di GATTOSTANCO [Gattostanco, uno dei blogger e commentatori più penetranti della blogsfera letteraria, partecipa a una nuova iniziativa che segnalo:...
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Canenero dei Subsonica (ispirata al Dies Irae) vince il premio Amnesty!
Può uno scrittore essere felice? Restringo il campo: posso io in quanto scrittore essere felice? Difficilmente. Ma oggi sono felicissimo. Il prestigiosissimo Premio Amnesty Italia 2008 è stato assegnato al brano Canenero dei Subsonica, dall'eccezionale album L'Eclissi. Canenero nasce da una suggestione che il gruppo torinese ha mutuato da Dies Irae: questa disseminazione, questo dialogo prima silenzioso e poi esplicito con altri artisti che praticano un'altra disciplina e trasformano il mio testo in un capolavoro musicale, che va a vincere un premio che simbolizza ciò che io penso essere autenticamente "il politico" - tutto ciò mi rende felice.
Da Canenero ho tratto una installazione. Qui sotto, i link per vederla.
In calce, il comunicato di Amnesty.
• CANENERO - da L'eclissi dei Subsonica - versione html
• CANENERO - da L'eclissi dei Subsonica - file .exe per Pc
I SUBSONICA VINCONO IL PREMIO AMNESTY ITALIA 2008 CON IL BRANO "CANENERO" TRATTO DALL’ULTIMO ALBUM “L’Eclissi”
I Subsonica, con “Canenero”, sono i vincitori della sesta edizione del Premio Amnesty Italia, indetto nel 2003 dalla Sezione Italiana di Amnesty International e dall’Associazione culturale Voci per la libertà per premiare il migliore brano sui diritti umani pubblicato
nell’anno precedente.
Prima dei Subsonica, avevano vinto il Premio Amnesty Italia Daniele Silvestri ("Il mio nemico", 2003), Ivano Fossati ("Pane e coraggio", 2004), Modena City Ramblers ("Ebano", 2005) e Paola Turci ("Rwanda", 2006) e Samuele Bersani ("Occhiali rotti", 2007).
“E' un onore di quelli grandi ricevere da un'istituzione come Amnesty un riconoscimento così” - hanno dichiarato i Subsonica - Da un lato perché scrivendo una canzone su uno specifico tema, come ad esempio questo degli abusi sui minori, non ci si chiede mai quanto in concreto saprà smuovere interesse o suscitare riflessioni. Altrimenti ci si blocca e non lo si fa più. E dall'altro perché Amnesty International, puntualmente presente nella tutela dei diritti delle persone, si dimostra rapida attenta ed efficace nell'individuare tutti i significati del termine ‘violazione’, per i quali purtroppo non sempre occorrono dittature o prigioni perse in capo al mondo. La violazione dei diritti può avvenire tra le pareti le domestiche come in una qualsiasi caserma di un paese democratico e purtroppo può riguardare ognuno di noi in qualsiasi momento. Ringraziamo, quindi, Amnesty International per questo premio, ma non solo”.
"Canenero ci parla di uno dei peggiori incubi che possa segnare la storia di un bambino: un abuso da parte di un adulto” - ha dichiarato Paolo Pobbiati, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International. “Si tratta di una delle forme più feroci di violenza, perpetrata nei confronti di un soggetto debole e indifeso. I Subsonica hanno avuto il coraggio di utilizzare la musica per raccontare quanto questo fenomeno sia diffuso e presente anche in realtà apparentemente normali, per ricordare quanti ‘cani neri’ stiano sbranando il futuro di tanti bambini".
Il romanzo Hitler sul "Corriere Adriatico"
Devo ringraziare il Corriere Adriatico e in particolare Alessandro Moscè per l'attenzione e lo spazio, oltre che la capacità di acuta analisi, dimostrati nei confronti del romanzo Hitler. Moscè è un critico noto, con alle spalle un'importante serie di saggi e introduzioni (per esempio, quella alle poesie di Alberto Bevilacqua). Mi risulta fondamentale lo spazio che la stampa locale ha speso per recensire il libro: la capillarità della critica in àmbito mediatico locale è uno dei segnali più importanti per la diffusione e la militanza della produzione culturale nel Paese.
Hitler: raccontare il male attraverso un romanzodi ALESSANDRO MOSCE'
Il male, l’uomo del male per eccellenza, tra deliri di grandezza e improvvise abulie, tra guerra e disfatta: Giuseppe Genna, narratore nato a Milano nel 1969, ha scritto un romanzo biografico dal titolo Hitler (Mondadori, Milano 2008), che decifra un confronto serrato in ben 600 pagine, un pretesto alluso con l’incipit della narrazione che è tutto un programma: “Confrontatevi con lui. Considerate se questo è un uomo”. La non-persona cresce e si nutre di sogni eterei, di male nel male, di frustrazioni. Genna è documentato, non inventa nulla. Include particolari della vita privata di Hitler, più o meno noti, ma significativi per raccontare un’evoluzione temporale. Il romanzo non sbava, è efferato come il suo personaggio estrapolato dai noti saggi. Ma la ricostruzione non è facile per un romanziere, perché smontare una finzione senza essere uno storico, implica una capacità attitudinale e uno studio preliminare (che di solito gli scrittori sentono come un peso). Non c’era bisogno di questo romanzo, perché una trattazione dell’esistenza di Hitler non aggiunge nulla di nuovo alla produzione narrativa italiana di oggi, né tanto meno alla cognizione del personaggio storico in quanto tale. Però Genna è bravo nell’inquadrare il germe che finirà per annientare un popolo. Ha ragione quando dice che Hitler è un problema metafisico (lo ha dichiarato in un’intervista apparsa su Booksblog). “Non tentare di spiegare Hitler è una condizione penosa e tuttavia necessaria”. Fare il male per farlo: ecco cosa emerge dal romanzo distinto in capitoli veloci, ficcanti, in un linguaggio denso e scabro allo stesso tempo, ritmico, come nel resoconto della morte del dittatore, nell’elencazione del buio, dei lampi, del fuoco bianco, del corpo che brucia, che si decompone, della cenere che si alza. Il merito di Genna è di aver evitato, sul piano ideale, la mitologia del male. Non ha concesso nulla ad Adolf Hitler, che viene raccontato dall’infanzia che lo forma, dall’adolescenza che lo corrode, fino all’incredibile successo politico e allo scatenarsi del non-essere come cifra assoluta dell’umano. Certo, possiamo farne a meno di leggere quello che sapevamo, ma Genna è efficace nel cogliere i gesti, e ancora di più nello stigmatizzare i prerequisiti che rispondono, implicitamente, ad un’attesa del lettore. Definire per correre sul filo del personaggio, tra registri espressivi (letterari) e caratteriali (rappresentativi). L’elemento energetico scaturisce da tante curve, disegni, premonizioni: “Adolf Hitler preconizza il futuro, lo fa fiorire dal suo costante inizio, da quando ha iniziato: da sempre, da prima che esistesse lui. E’ percorso dal monologo omicida dell’Europa che lo figlia. Incarna duemila anni che ne fanno l’invaso. Nessun demone al di fuori dell’Occidente intero parla attraverso le sue vibrazioni vocali, atone e gelide”. Se la pratica del libro fa affiorare la verità comune, la contrapposizione tra bene e male è uno specchio contro specchio. Genna scrive che nella Germania nazista esisteva solo lui, il Führer, “l’uomo solo di fronte al suo tempio rarefatto, penetrabile, ominoso”. Può essere retorico e antiromanzesco, ma l’autore ha detto di aver voluto estrarre la carie che continua a molare l’immaginario collettivo. Il risultato narrativo rimane come una voce tra le altre. Non è un risultato banale né esaltante. Ma neppure enfatico. Genna è un narratore vero: di ambientazioni, di tensioni, di intolleranze. Lo avevamo già scoperto con Dies irae (Rizzoli, Milano 2006), dove i personaggi si aggirano dentro e fuori la storia, dietro le quinte. Un romanzo storico e borghese, horror e metafisico. L’Italia si scopre all’alba di se stessa, moderna ma inefficiente. L’incipit rievoca la tragedia di Vermicino del giugno del 1981, con Alfredo Rampi, di appena sei anni, che rimase incastrato in un pozzo artesiano. Diciotto ore di diretta televisiva raccontarono la sua fine trasformandola in un’icona mediatica. Fu quello l’inizio dell’era del satellite.
Con Hitler, insorge postumo e attuale il Dies Irae
Cosa sta succedendo? Sia sul piano privato sia sul piano pubblico sta accadendo che, al pari delle acque smosse dal romanzo Hitler (Mondadori), sta salendo a galla il Dies Irae (Rizzoli), il mio libro che precedeva quest'ultimo: soggetto, stile, argomento, piani strutturali clamorosamente differenti dal romanzo Hitler. Mi arrivano e-mail a iosa sul Dies Irae, lettori si lanciano in paralleli illuminanti sui due libri (alcuni contributi li ho pubblicati qui e qui, ma ne metterò on line altri, particolarmente sconcertanti). Antonio Scurati, in un elzeviro illuminante su La Stampa circa la vicenda dei due fratellini di Gravina, cita l'incipit del Dies Irae, che concerne il dramma di Alfredino Rampi. Ho i miei motivi per ritenere che il Dies Irae sia un libro che crei "affetto" e "identificazione", mentre Hitler è proprio l'opposto: è il libro che non deve creare piacere, affettivizzazione, immedesimazione. Però questa coincidenza è abbastanza allibente per il Miserabile sottoscritto. Ho già ringraziato i Subsonica per Canenero, l'eccezionale pezzo ispirato al Dies Irae e inserito nell'ultimo loro album, L'eclissi (ne ho anche tratto una "installazione"). Ora devo ringraziare i Baustelle, che hanno realizzato Alfredo, splendido pezzo che sta tra De André e Pasolini, e, mentre, scalano le classifiche con l'album Amen, continuano a citare il Dies Irae proprio a proposito di Alfredino e del momento storico italiano in cui la tragedia del piccolo Rampi avvenne (è proprio il fil rouge del D.I.).
Assieme ad Alfredo, che traggo da YouTube, sulle medesime frequenze si presenta il reading/performance, un mix di rime a filastrocca (di cui non sono autore e che sono splendide) e di estratti letti dal Dies Irae, a cura di Cevor1981: un lavoro artistico di cui non è possibile ringraziare l'autore (o gli autori) e che risulta davvero particolarmente impressionante.
Qui sotto, i due video. In queste parole il mio ringraziamento che, spero si avverta, corre sotto le parole stesse.
Intervista al Miserabile sul Dies Irae et alia
 [L'intervista che segue doveva essere pubblicata sulla rivista fernandel, ma è risultata troppo lunga e resistente ai tagli. L'intervistatore non ne ha colpa: sono io che ho esagerato, a fronte di domande che mi parevano decisive. L'intervista è quindi stata pubblicata sul bellissimo sito ilCritico.com, a cui caldamente consiglio una visita approfondita. A distanza di quasi un anno dall'uscita del Dies Irae, che è ormai quasi irreperibile, se non nei bookshop in Rete, mi interessa molto proporre riflessioni da accostare al lavoro che sto effettuando sul nuovo libro, il romanzo, circa il quale allestisco un' officina teorica che avrà prestissimo uno dei suoi culmini, richiamando i maestri Szondi e Benjamin, che mi forniscono elementi di conforto rispetto alla composizione e allo stile che sto adottando. Il Dies Irae è l'esatto opposto retorico del romanzo, il quale non avrà peraltro bisogno delle "cesoie" invocate da certi critici che, trascorso un anno dalla pubblicazione del DI, si può dire con pacifica serenità che non hanno compreso un'acca del tomo, delle intenzioni e dei punti in cui gli esiti hanno tradito le intenzioni, costituendo un fallimento letterario ricercato con pervicacia, attraverso l'adozione di un'installazione linguistica leopardiana su una struttura hugoliana. Di ciò, varrà la pena di discorrere in futuro: l'autointerpretazione mi sembra un giusto contraltare all'officina teorica che invece anticipa la stesura del romanzo. Scusandomi per la lunga premessa, ecco l'intervista sul Dies Irae e molto altro. gg]
DIES IRAE: INTERVISTA A GIUSEPPE GENNA
di Gianluca Mercadante
Esiste una zona della letteratura, italiana ed estera, che racconta una storia differente da quella che conosciamo. Una storia dai contorni familiari, forse, ma dai contenuti obliqui, distorti, o per meglio dire chiariti, resi vitrei – e perciò potenzialmente pericolosi – dall’occhio dell’autore. Siccome un libro si perpetua poi grazie a un altro sguardo, uno sguardo moltiplicato – quello dei lettori –, vale allora la pena arginare il rischio e, democraticamente, lasciare che certe cose escano, ma solo in forma di finzione. In modo che si possa, democraticamente, dubitarne.
Dies Irae di Giuseppe Genna (Rizzoli) viaggia su queste frequenze. Racconta un’Italia il cui cordone ombelicale parte dal fondo di un pozzo artesiano dove ha perso la vita un bambino, anni fa, e l’evento fu seguito per ore, a reti unificate (le uniche due reti allora in fun-zione), da tutto il Paese. Quali germi ha piantato, fatto germogliare e coltivato nel tempo un evento simile? Genna risponde al quesito con un libro di 760 pagine, magmatico, pieno di trame e controtrame, sottintesi e grida a squarciagola. Un libro positivamente impegnativo, che qualche critico afferma sarebbe stato preferibile sfogliare nel salotto di casa con un paio di cesoie alla mano.
Ci sarà un motivo?...
Dies Irae, l'infinita recensione: su Quaderni d'altri tempi
[Su Quaderni d'Altri Tempi - Culture e Fantascienza di Massa, a mia detta, e non solo mia, una degli e-zine di maggiore qualità della sfera letteraria in Rete, Adolfo Fattori recensisce il Dies Irae con una competenza e completezza di riferimenti che mi lascia stordito: gli autori che cita, ravvisandone tracce nel romanzo, sono còlti con precisione geometrica. Non posso che ringraziare! g.g.]
Più di vent’anni di storia d’Italia – quelli dall’estate del 1981 ad oggi (con una testa di ponte immaginaria nel futuro) – riletti sulla base di una ipotesi paranoide quanto seducente e illuminante: la tragedia di Vermicino come occasione di distrazione dall’esplodere dello scandalo della Loggia P2 e dagli inizi – ancora sotterranei – del potere di Berlusconi. La nascita, insomma, di una nuova configurazione del sistema di potere, che a partire dalla rivoluzione elettronica e televisiva riorganizza i rapporti interni ai poteri forti. Il tutto in una cornice fra il fantascientifico e l’horror che si svolge sull’asse Milano/Berlino, per passare per Marte, la zona degli asteroidi e l’Aldilà e spingersi nel futuro.
Mancassola: Rileggendo il Dies Irae
di MARCO MANCASSOLA [dal sito ufficiale di Marco Mancassola]  Ho letto il Dies Irae di Giuseppe Genna due volte di fila, nel corso dell’estate, ed era una cosa che non facevo da anni. Praticamente da quando ero ragazzino. Negli ultimi tempi mi era successo solo con racconti audiovisivi ( Mulholland Drive, oggetto di visioni ripetute e ravvicinate -come del resto si preannuncia il nuovo Lynch, Inland Empire, per adesso visto appena una volta al Festival di Venezia). Rivedere non tanto con l’obiettivo di vedere ancora, né con l’improbabile obiettivo di capire meglio, ma semplicemente per assorbire il rimanente. Ci sono storie, sempre più rare, che possono essere ingerite più volte, e ancora riescono a offrire nutrimento. Lo possono fare perché sono dense, immensamente ricche, misteriose, hanno superfici mille volte intarsiate, e nascondono al loro interno sacche energetiche impreviste, invisibili, che nessuno può assorbire in una volta e che forse nessuno, addirittura, potrà mai assorbire del tutto. Si tratta di opere non assorbibili, opere condannate a solitudine e grandezza, perché non saranno mai del tutto capite, mai del tutto decomposte ai loro elementi fondamentali, né del tutto assorbite dal flusso della comunicazione contemporanea. Opere che staranno per sempre fuori dalle banalizzazioni, dalle commercializzazioni, dall’impero della chiacchiera, dalle schedine del club del libro, opere che saranno messe sul mercato ma resteranno aliene al mercato, aliene al flusso, calcoli durissimi nei reni del mondo. Opere che non si lasciano nemmeno riassumere, non esauribili e per questo infinite. Pozzi artesiani dotati di mille strati, nessuno dei quali è l’ultimo. Il Dies Irae è un’opera del genere.
Dies irae su Brik/Libri: "Un Gilgamesh nazionale"
di GIUSEPPE PETRALIA
[da Brik-Libri]
Giuseppe Genna - imprevedibile ed eclettico autore che divide la sua esistenza tra studi e pratiche di intelligence, esperienze al limite del soprannaturale, pubblicazioni di stranissimi thriller che hanno conquistato molti Paesi, come gli Stati Uniti - ci conduce in un maelstrom impressionante, che dal 1981 arriva a oggi, allestendo una saga corale, una specie di epica contemporanea in cui nessun personaggio è un eroe omerico, ma ha qualcosa da dire e molto da soffrire.
DIES IRAE e Vittorio Sereni
 Non mi capita mai o, se è capitato, è capitato all'estero. Il pezzo che segue, un'analisi critica a opera di Luca Fiorentini (pubblicata su ORE PICCOLE) sulla scorta dell'impostazione mengaldiana, entra nel cuore di una distorsione ritmica e lessicale che, in un passo del Dies Irae, ho praticato su Amsterdam, da Gli strumenti umani di Vittorio Sereni. Non è che la letteratura sia un cruciverba e vada letta esclusivamente così. Certo è che non è possibile che la critica non intercetti operazioni di questo tipo, che sono intenzionali per l'autore, nonostante non siano previste al momento in cui il testo si crea.
L'articolo di Luca Fiorentini mi fornisce ossigeno, esattamente come proprio ad Amsterdam, nel corso di un'intervista per la presentazione dell'edizione olandese del Drago, me lo fornì un giornalista che mi chiedeva perché, a pagina 25 di un apparente thriller, io distorcevo High windows di Philip Larkin e domandava a me e a se stesso se davvero ci trovassimo di fronte a un thriller.
Ecco la puntale analisi di Fiorentini, che coglie appieno le mie intenzioni, partorite nel momento in cui scrivevo quel passo.
Speciale Dies Irae su 'Detective'
Storie italiane - IL BAMBINO NEL POZZO
Sono passati 25 anni, ma la vicenda di Alfredino Rampi non è ancora stata dimenticata. Né chiarita del tutto. Uno scrittore la prende come spunto per raccontare una storia italiana. E lo strapotere della tv
[da Detective]
Chi nel 1981 aveva già raggiunto l’età della ragione ricorda di certo Alfredino Rampi, 6 anni, di Vermicino. Finito in un pozzo artesiano stretto e profondo l’11 giugno, mobilitò intorno a sé i soccorsi coordinati dai Vigili del fuoco e le telecamere della Rai. Sul posto arrivò anche l’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini. Si tentò in ogni modo di salvarlo. Ma tutto fu vano: il bambino morì, dopo una lunga agonia. Meno noto quello che accadde dopo. Incongruenze, dettagli fuori posto e misteriose dichiarazioni del bambino stesso portarono il pm Giancarlo Armati ad aprire un’inchiesta. Alla fine, però, il magistrato si vide nell’impossibilità di arrivare alla verità (per il tempo trascorso dal fatto e le prove discordanti). La vicenda processuale si concluse nel 1987, con la richiesta di archiviazione.
Torna oggi sul “caso Alfredino” lo scrittore Giuseppe Genna, che parte proprio da qui per raccontare le storie del suo Dies irae. Proprio con lui Detective rievoca la drammatica vicenda del bambino nel pozzo e cerca di chiarire il modo in cui questa vicenda ha in qualche modo influenzato la storia d’Italia.
Ancora Canali sul Dies Irae
 Il Giornale effettua un sondaggio tra grandi intellettuali sui libri da portarsi in vacanza. Luca Canali, che già aveva steso una splendida recensione al libro-saga di Giuseppe Genna, sceglie il Dies Irae come libro dell'anno: un parere autorevolissimo su un iper-romanzo che ha conquistato la critica.
• GENNA ESPLORA IL DOLORE DEL MONDOdi LUCA CANALI [da il Giornale, 30/6/2006]
Ritengo che il libro più importante di quest'anno (eccellendo su alcuni altri testi di buon livello quali Lettere a Clizia di Montale, Caos calmo di Sandro Veronesi, Procida di Franco Cordelli, Gomorra di Roberto Saviano, Vita precaria e amore eterno di Mario Desiati, Il ritorno a casa di Enrico Metz di Claudio Piersanti, Il passato davanti a noi di Bruno Arpaia, Bisogna avere i coglioni per prenderlo nel culo di Busi) sia Dies Irae di Giuseppe Genna (Rizzoli 24/7, pagg. 761, euro 17,50) per la ricchezza di temi, la forza travolgente dello stile, la crudezza e insieme la pietà nel narrare «il dolore del mondo», la cultura riassorbita dal talento affabulatorio, e infine l'energico realismo trasceso da lampi d'una catarsi metafisica: tutto ciò inserito in una evidente sperimentazione che non ha niente a che fare con gli sperimentalismi, e che è nutrita dalla volontà o dall'istinto di una costante e a volte ossessiva ricerca di un linguaggio che si adegui perfettamente agli argomenti trattati e insieme li trasformi trasferendoli dal piano della cronaca a quello della Storia e dell'Arte.
Mangialibri n°26: sul Dies Irae
[da Mangialibri]
1981. Le operazioni di soccorso del piccolo Alfredino Rampi, precipitato in un pozzo artesiano nei pressi di Roma, tengono incollati davanti ai teleschermi con una diretta-fiume (la prima della storia) milioni di italiani, che sembrano aver di colpo dimenticato eventi come la scoperta della Loggia massonica P2, lo scandalo che ha travolto lo IOR (la potente Banca del Vaticano) e il finanziere Calvi, l'attentato al Papa. Poteri occulti sono all'opera per sfruttare a loro vantaggio l'enorme attenzione rivolta alla tragedia di Vermicino, mentre l'ondata di riflusso degli anni '80 sta per sommergere le coscienze. 2006. Lo scrittore Giuseppe Genna sta finalmente cercando di dare una forma compiuta ad un progetto che va sedimentando da anni, un faldone di ritagli e appunti intitolato Dies irae.
Il Mucchio Selvaggio: intervista al Miserabile sul Dies Irae
Autori: GIUSEPPE GENNA
Ambizioso, lacerante, monumentale e onnivoro: Dies Irae è l’ultimo romanzo di Giuseppe Genna. Lo abbiamo intervistato.
di Alessandro Besselva Averame
Questo è il tuo romanzo più complesso. Lo hai scritto in un mese e mezzo, ma viene da pensare che fosse lì da tempo e attendesse solamente di essere dissotterrato.
Non esattamente. L’editore, a cui avevo proposto due romanzi che potessero anche interessare l’estero, mi ha invece invitato a fare un libro molto italiano, che utilizzasse una scrittura molto alta. Mi hanno anticipato l’uscita e avevo pochissimo tempo, in genere mi ci vuole circa un anno per documentarmi prima di scrivere. Poi c’è stata una sincronicità inquietante. Ho scritto questo libro di corsa anche perché non sapevo se a marzo mio padre, malato, sarebbe stato in grado di leggerlo. Aveva frequentato molta letteratura contemporanea, tutto Pynchon, tutto Wolfe, tutto DeLillo, tutto Mailer, ed era il mio primo lettore. In Dies Irae prendo anticipatamente congedo da lui e il giorno in cui l’ho finito e l’ho stampato per portarglielo, visto che non sapevo se il tumore gli avrebbe permesso di leggerlo al momento dell’uscita, l’ho trovato morto d’infarto.
Dispaccio ANSA sul Dies Irae
[Questa, davvero, non me l'aspettavo. Ringrazio per la segnalazione Stefano Porro, che passa molto del suo tempo a controllare le notizie d'agenzia, sopportando con stoicismo gli altri 72 incarichi che ricopre.gg]
GENNA RACCONTA IL DIES IRAE D'ITALIA /ANSA
MAGMATICO, FLUVIALE ROMANZO SUL NOSTRO PAESE DA ANNI '80 A OGGI
ROMA
(ANSA) - ROMA, 22 giu -(di Paolo Petroni) - GIUSEPPE GENNA, 'DIES IRAE' (RIZZOLI, pp.762, 17,50 euro). Sono appena passati, il 12 giugno, i 25 anni dalla tragedia di Vermicino (quando il piccolo Alfredino cadde in fondo a un pozzo artesiano e per due giorni, in diretta tv, tutto il paese assistette ai tentavi vani di tirarlo fuori vivo) e questo romanzo-fiume in piena di Giuseppe Genna inizia proprio ricostruendo quella storia, come spartiacque tra l'Italia del passato e quella che sarà berlusconiana e televisiva, prima di raccontarci tutto il resto, dagli anni '80 sino al 2006. Oltre settecento pagine, un sommarsi e incrociarsi di vicende e materiali, per farci malinconicamente, drammaticamente intendere che la nostra storia, forse la nostra vita in genere, e' una spy-story senza speranza e che chiederci cosa ci sia dietro ogni cosa è uno sport nazionale, ma anche una sorta di esigenza esistenziale e di necessità per tentare di capire il mistero che tutto avvolge e ci priva della possibilità di essere felici.
AUTET recensisce il Dies Irae
QUESTO E' UN BEL LIBRO
di G1
[da AUTET]

Non credo sia giusto tacere di un libro solo perché ne parlano tutti. Soprattutto quando questo libro è così bello, dolce, suadente, triste. Ci eravamo fermati a L'anno luce. Un romanzo non-romanzo, un compimento in-compiuto. Ed ecco che esce questa cosa qui. Un romanzo compiutissimo. Traboccante di sentimento, di passione, di dolore. Un romanzo ottocentesco. Faccio fatica a pronunciarne il titolo - Dies Irae -. Non so bene perché e percome. Forse perché mi convince poco. Oppure perché mi pare renda la vicenda troppo pop. Troppo facile. E non lo è affatto, facile e pop.
Ci vuole fegato a scrivere un libro così. Immagino ci si debba sentire completamente esangui quando lo si chiude. Ebbene sì, credo che la scommessa sia stata vinta: è possibile un autore italiano.
Nandropausa: WM5 e WM1 su Dies Irae
Esce il decimo numero del magazine elettronico dei Wu Ming, Nandropausa: recensioni à go go, in questa edizioni capaci di contaminare letteratura e scandalo sul calcio, perfino a livello stilistico, con una memorabile recensione in forma di intercettazione telefonica tra Moggi e Baldas. Riproduco la recensione di Wm5 e quella incrociata tra Dies Irae e il libro-indagine di Beha a opera di WM1.
da NANDROPAUSA #10 - Libri letti, discussi e consigliati da Wu Ming - 21 giugno 2006
C'è da chiedersi quale sforzo implichi la produzione di un lavoro del genere, quali cassetti debbano essere stati aperti e quali sottoscala rovistati. C'è da chiedersi se uno non debba alla fine pagare anche nel corpo, oltre che nello spirito, per portare alla luce materiale come questo.
Memorie dal sottosuolo di un paese putrescente.
RTSI: audio Genna sul Dies Irae
'Libramente', il programma condotto dalla giornalista culturale Mariarosa Mancuso su RTSI, intervista l'autore del Dies Irae: dieci minuti di audiostreaming, verità nascoste e svelate, un confronto sulla letteratura e la storia d'Italia...
• MARIAROSA MANCUSO SUL DIES IRAE
L'ultimo romanzo di Giuseppe Genna, riconosciuto dalla critica tra i più inetressanti autori della giovane generazione di scrittori italiani (Nel nome di Ishmael del 2002 e Non toccare la pelle del drago del 2003), si potrebbe descrivere come una storia di storie.
'Puntocom': superquestionario al Genna sul Dies irae
Nell'àmbito della rubrica 'Processi creativi', curata su Puntocom da Mariano Sabatini, un lunghissimo questionario che fa le pulci agli autori e ai loro libri. Dopo De Carlo, Veronesi, Camilleri, Amitav Gosh, Bevilacqua, Mazzucco, Loy, Culicchia, Rankin e molti altri, è toccato a Genna e al Dies Irae.
PROCESSI CREATIVI di MARIANO SABATINI
1. Quale è stata la “genesi” del suo ultimo romanzo, DIES IRAE?
E’ un romanzo corale e una mitoautobiografia che, al romanzo di formazione, oppone un romanzo di deformazione. E’ avvenuto tutto molto velocemente: tra stesura della struttura e scrittura, un mese e mezzo, da metà novembre 2005 all’1 gennaio 2006.
Dies Irae libro del mese su 'Letture'
Il diffusissimo mensile di letteratura e cultura dedica lo spazio del libro del mese al romanzo-saga di Giuseppe Genna, che incontra la redazione e la scombussola invertendo i ruoli: da intervistato a intervistatore.
• FARE NARRATIVA SENZA SCRIVERE ROMANZI di ALESSANDRO ZACCURI [da LETTURE, giugno-luglio 2006]
Il libro del mese, certo. E magari anche qualcosa di più. Perché potrà piacere o dispiacere, provocare commozione oppure sdegno, polemiche o entusiasmo, ma resta il fatto che Dies Irae di Giuseppe Genna rappresenta un clamoroso segno di discontinuità nel panorama della narrativa nostrana. Romanzo-monstre – e quindi, a rigore, non-romanzo –, nutrito in pari misura di erudizione e ossessioni, nel quale la rievocazione della morte del piccolo Alfredo Rampi a Vermicino (giugno 1981, esattamente un quarto di secolo fa) si sovrappone alla memoria di un altro bambino, il protagonista di nome Giuseppe Genna, anche lui intrappolato in fondo al pozzo della Storia italiana.
Tra Dies Irae e Lost: un articolo su Vanity Fair
[Ringrazio la redazione di Vanity Fair, che mi ha contattato per scrivere un articolo in merito al venticinquesimo anniversario della tragedia di Alfredino Rampi e dei suoi rapporti con la società catodizzata. L'articolo che riporto è reperibile all'interno del numero attualmente in edicola della rivista, la cui copertina è qui a destra. gg]
IL FILO (DI MISTERO E TV) CHE LEGA ALFREDINO ALL'ISOLA DI LOST
L'11 giugno 1981 il piccolo Alfredo Rampi, 6 anni, cadeva in un pozzo artesiano a Vermicino (Frascati). Tra i 30 milioni di italiani che seguirono il suo dramma in tv c'era lo scrittore Giuseppe Genna, che proprio a quella tragedia ha dedicato il libro Dies Irae (24/7 Rizzoli). Venticinque anni dopo, gli abbiamo chiesto che cosa rimane di quella straziante agonia in diretta.
di GIUSEPPE GENNA
E se accadesse oggi la tragedia di Alfredino? Vermicino, sovrastata dal modello televisivo dei reality, che le telecamere Rai battezzarono nell’81 con 18 ore di straziante diretta, finirebbe nel dimenticatoio? Non è detto. Perché in segreto il dramma di Alfredino è l’emblema perfetto di ciò a cui sembriamo tutti votati da decenni: il sospetto, l’intrigo, il mistero morboso. In una parola, la paranoia. I fatti di Vermicino non si esaurirono intorno al pozzo artesiano. Furono istruiti due processi dal p.m. Giancarlo Armati [vedi qui], perché sulla salma del piccolo venne ritrovato un pezzo di imbrago che nessuno dei soccorritori aveva utilizzato. E il bimbo, ancora cosciente, urlava di sfondare la porta: era convinto di stare in una stanza buia. Si affacciò in tribunale l’ipotesi che si trattasse di un delitto, qualcuno che aveva calato Alfredino esanime nel pozzo.
Enzo Siciliano su 'Nuovi Argomenti': Dies Irae
• PERCHÉ NON SCOMMETTERE SUL TALENTO SREGOLATISSIMO DI GIUSEPPE GENNA?di ENZO SICILIANO [da Nuovi Argomenti, n°34]
Genna non è un uomo, è una rotativa vivente, una Lexmark che non stacca mai. Scarica libri in velocità sorprendente. Eccessiva. Proprio il contrario di quel che si dovrebbe fare. Ma poi, perché non farlo se si è in lena di farlo? Delle 762 pagine del suo “non libro fantascientifico e argonautico Dies Irae” forse ne avrei buttate via la metà e più – e probabilmente avrei sbagliato. [Per esempio, al contrario agisce Gianni Celati curando che le paginette, 133 – fellinianamente bellissime, misuratissime – sui suoi “pascolanti” siano stampate in formato ridotto, quasi per pochi amici]. Il bello della letteratura è di essere quel campo apertissimo dove ai due poli opposti possono quieti quieti abitare Genna e Celati – e io mi trovo ad amarli entrambi.
Tentativo di risposta a Francesco Pacifico
• L'ARTICOLO DI FRANCESCO PACIFICO SUL RIFORMISTA »
• CENNI DI AUTOPETICA SUL DIES IRAE: UN TENTATIVO DI RISPOSTA A FRANCESCO PACIFICO di GIUSEPPE GENNA
Anzitutto: vale la pena di rispondere a una recensione. Per me, questa è una novità. E' una sorpresa che il dialogo, rispetto a certi piani, anagrafici (Francesco Pacifico appartiene dopotutto alla mia generazione) e poetici, ha luogo, ha un suo spazio che diversi scrittori da anni stanno progressivamente costruendo. Diciamo certi scrittori, ed è questa l'unica osservazione che riservo all'elemento dequalificante (per me) che parte dei miei colleghi non si azzardano ad aprire pagina dei libri che pubblico. La motivazione di questo sdegnato disinteresse, piuttosto, mi interessa: e si tratta della supposta sciatteria prosastica di cui sarei autore. Questa supposta sciattaggine è dovuta suppostamente a una fretta della pubblicazione, che rompe una sorta di codice non scritto, per cui è inopportuno pubblicare tanto. Non sono l'unico scrittore in Italia a pubblicare una media di un libro all'anno: si consideri Evangelisti, per esempio, ed è il nome che faccio perché è il nome più prossimo quanto alla poetica a cui mi ispiro. Non solo: Evangelisti è uno scrittore che ha perfettamente consapevolezza dei meccanismi delle poetiche di genere e una suprema conoscenza di quello che Francesco Pacifico, nel suo articolo, definisce "gnosticismo".
Dies Irae: Francesco Pacifico sul Riformista (segue risposta...)
• LA RISPOSTA DI GIUSEPPE GENNA »
• INIZIAZIONI. DIES IRAE, DEMIURGO CATTIVO di FRANCESCO PACIFICO Lo gnostico Genna da Vermicino
 Sono andato in cerca di opinioni su Dies Irae di Giuseppe Genna (Rizzoli 24/7, 17,50 euro), perché un libro di 760 pagine non si compra a scatola chiusa. Al salone del libro, investigando, ho scoperto che scrittori e editori possono dividersi, nelle loro opinioni su Genna, in due schieramenti. I detrattori dicono che è sciatto, fumoso, spesso scritto male e poco editato, e non se lo leggono.  I sostenitori ribattono che è un grande scrittore, con una potente visione, che non si può criticare il singolo paragrafo mal riuscito: e che, per dire, Dies Irae è stato scritto in pochi mesi, il che dimostra che il suo autore è un genio. Le due visioni non si incontrano mai, e i detrattori colleghi di Genna continuano purtroppo a non leggerlo, mentre i sostenitori continuano a fargli del male non criticandolo. Il motivo per cui ciò avviene è che Genna è uno scrittore gnostico.
Dies Irae: la recensione del Corriere della Sera
• RITRATTO DI UN NARRATORE RISORTO DOPO VENT’ANNI DI APOCALISSE di ERMANNO PACCAGNINI
Ci son praticamente tutti, in questa summa narrativa di Genna che prende le mosse dalla presunta disgrazia (tale anche per il giudice Armati) di Alfredino Rampi a Vermicino, eletta a perno narrativo sia come aspetto realistico-romanzesco leggendola quale operazione di depistaggio mediatico da quanto di losco sta accadendo in Italia voluta dai Servizi, sia per la metafora del Bambino, a meglio sottolineare virtualità e però anche realtà del mistero quotidiano in cui viviamo. C’è dunque il periodo 1981-2006, percorso sia diacronicamente che per salti e intrecci quale melmosa condizione riletta nei suoi tratti umani, economici, sociali, politici e culturali degradati, passando per Tangentopoli, Moana, i Mondiali di Pertini, il Cossiga «impazzito», P2, crack finanziari, Duran Duran, Milano 3, la Berlino del Muro e dello Zoo.
Dies Irae recensito su Max
 di GIOVANNA ZUCCONI [da Max]
Dentro ci sono 25 anni di storia italiana da Vermicino a oggi, e soprattutto c’è l’idea che soltanto il romanzo possa scuotere dal torpore dei giorni che scorrono e dare un senso alla storia, svelarne gli omissis, far risaltare le coincidenze. Per dirne una: Giuseppe Genna è nato precisamente mentre esplodeva la bomba di piazza Fontana (vero o falso? non importa), sarebbe dunque predestinato a maneggiare orrori e misteri.
Dies Irae: intervista a Stilos
 di PIERO SORRENTINO Giuseppe Genna, milanese, 37 anni, scrittore, saggista, agitatore culturale della Rete ( www.giugenna.com), con Dies Irae è al suo nono libro. Assemblando nuclei storici scollati, scarnificando l’osso di eventi piccoli e grandi che hanno costituito lo scheletro degli ultimi trent’anni di vita italiana,  Genna si sdoppia nella finzione romanzesca in due funzioni complementari: un io-anagrafico, autobiografico, dolente e introspettivo, lucido; e un io-fiction, che guarda alla teoria dei complotti come stetoscopio principe per auscultare il cuore nero del Paese. Una materia opaca, greve, a tratti da incubo, che nelle pagine di Dies Irae acquista spessore, lucidità e geometrie narrative capaci di raccontare, tra le tante altre cose, una Milano da bere allucinata e mefitica, e una borghesia zuppa di progetti falliti, imbevuta di falsa coscienza e finti brillii di superficie. Stilos lo ha intervistato.
Dies Irae su 'Musicaos'
Su “Dies Irae” di Giuseppe Genna
di LUCIANO PAGANO
[da Musicaos.it]
Nel lancio di Dies Irae è contenuto un riferimento ad Underworld, romanzo al quale l’opera di Giuseppe Genna si ispira per un modo di osservare i fatti e la storia del nostro paese e, come doppio di uno stesso binario, l’evoluzione dell’attore principale della vicenda, in questo caso lo stesso Giuseppe Genna. Potremmo scrivere di quest’opera come di un romanzo che prende con tutto uno sguardo la nostra storia recente, per restituirci un giudizio amaro e cinico, in tempi oscuri come questi si tratterebbe quasi di una luce, anche flebile, di cui necessita il lettore che si sente di appartenere ad una comunità civile.
Su Vanity Fair, Piperno celebra Desiati e il Dies Irae
• SCARICA il pdf delle pagine originali dell'articolo di Alessandro Piperno su Vanity Fair »
Romanzi in cui si intrecciano argomenti all'apparenza diversi (che cosa c'entrano Ustica e Vermicino con Rocco Siffredi e Moana Pozzi?). Sono quelli di due giovani scrittori italiani, Mario Desiati e Giuseppe Genna. E l'autore di questo articolo (anche lui scrittore di successo, della stessa "inutile, amorfa, smidollata e rivoltante generazione") giura che sono due capolavori • ATTENTI A QUEI DUE di ALESSANDRO PIPERNO
Chiamiamola pure cronaca di una mia avvincente sconfitta. Tutto avrei immaginato, tranne che un giorno mi sarei trovato a celebrare un "Generation Pride". Poniamo pure me lo fossi figurato, non mi sarei mai aspettato che la generazione in questione fosse proprio la più inutile, la più amorfa, la più indefinibile, la più smidollata, la più rivoltante, la meno glamour di tutte: la mia. E' da qualche tempo che con un tono un po' tronfio vado predicando che la letteratura italiana è spacciata, perché la nostra società non produce miti degni di essere esportati, perché da noi la Storia è stata sostituita dalla Cronaca, perché siamo più da operetta che da capolavori, perché Berlusconi e Prodi non sono all'altezza del nostro infinito ingegno, perché magari avere JFK, Nixon, Clinton, Blair; perfino uno straccio come Chirac... Chi mi conosce sa che non parlo d'altro.
Dies Irae su 'Il Secolo d'Italia'
[Mi sia data l'occasione per essere, almeno una volta, perplesso. Godo di più larghe intese di Massimo D'Alema: fatemi presidente della Repubblica. gg]
GENNA, INCUBI E SOGNI DEGLI ANNI OTTANTA
"Dies irae", una controstoria tra cronaca e romanzo degli ultimi 25 anni. Dalla tragedia di Vermicino, dell'81, fino ai giorni nostri, passando per la caduta del Muro di Berlino, Mani Pulite e la guerra irachena
di SALVATORE SANTANGELO
[dal 'Secolo d'Italia' - clicca qui per scaricare la pagina originale in pdf]
Lo scrittore Giuseppe Genna è nato a Milano il fatidico 12 dicembre del 1969, lo stesso giorno in cui esplodeva la bomba nella Banca dell'agricoltura, la bomba di Piazza Fontana. Giorgio Galli direbbe che siamo di fronte a una «coincidenza significativa».
'tuttoLibri' sul Dies Irae
• NELLE DESOLATE BANLIEUES DI GENNA «Dies irae»: Anni 80-90, tra Gelli e Tardelli, un profondo trauma familiare, violenza, droga, fuga, ritorno e redenzione, una squallida Milano, una Roma levantina, una Berlino ossessiva, un’Amsterdam salvifica di GIOVANNI TESIO [da tuttoLibri, inserto letterario de La Stampa]
Dai thriller al catrame al libro-mondo. Giuseppe Genna [nell'assurda foto ingrandibile] dice basta a noir e complotti, a trame e poliziotti. Basta al puro romanzo di finzione. Con il romanzo Dies irae appena pubblicato da Rizzoli, compie un passaggio impegnativo e coraggioso. Non accattivante. Non facile. Non consolatorio. Fortemente autobiografico. Una specie di mutazione annunciata come un evento. Sì, far saltare il sistema dei generi. Ma soprattutto andare oltre i confini convenzionalmente accettati, cogliere gli azzardi della trasformazione in atto, giocare la carta della compresenza e della simultaneità, narrando per blocchi comunicanti i grandi temi della vita: dei padri e dei figli, della ribellione e dell'amore, del pozzo e della morte, del vuoto e dell'angoscia, della violenza e della disperazione, della sessualità e della follia.
Il Dies Irae su 'l'Unità'
• LA SOCIETA' DELLO SPETTACOLO, UN'INFELICITA' SENZA DESIDERI di IGINO DOMANIN Monumentale e rizomatico, «Dies Irae» di Giuseppe Genna dipinge la nostra epoca dalla tragedia di Vermicino all'Iraq.[da l'Unità, 26.4.06]
Sei mesi dopo la pubblicazione de L’anno luce (Marco Tropea, 2005) Giuseppe Genna torna sulla scena letteraria italiana con un’opera monumentale e che rappresenta nel modo più paradigmatico quale sia la direzione poetica possibile della narrativa italiana contemporanea. Il nuovo libro, dal titolo Dies Irae, che s’inserisce nel rinnovato corso della Rizzoli rappresentato dalla collana 24/7, lo si può, senza indugi, considerare una pietra angolare di future costruzioni. Un'opera emblematica della nostra sensibilità mitopoietica.
BLACKMAILmag: sul Dies Irae
di NINO G. D'ATTIS
[da BLACKMAILmag. Di Nino G. D'Attis è in uscita il romanzo super-pop Montezuma airbag your pardon, per la nuova collana Marsilio X]
Siamo storie, sacche di ricordi collettivi e memorie strettamente private sempre in orbita, files interi o frammenti di files che all’occorrenza possono intersecarsi, interagire, generare altre vicende memorabili o banali a seconda dei casi, dei punti di vista.
È affascinante. È crudele. È necessario, se penso ai buchi neri che inghiottono e risputano fuori fatti veri e immaginari, se penso a quest’ultimo libro di Genna come a un lavoro imponente e vivo, un’esperienza complessa e necessariamente immodesta che arriva a poca distanza da L’Anno luce (Tropea, 2005) per inserirsi a buon diritto tra i titoli che lasceranno un segno nella storia della produzione letteraria di questi anni.
Il Dies Irae a 'Fahrenheit'
Venerdì 21 aprile, intorno alle 16.50, minuto più minuto meno, il Miserabile Autore è stato ospite a Fahrenheit, l'eccezionale trasmissione letteraria di RaiRadio3 a cui tutti i lettori d'Italia dovrebbero essere grati per il colossale lavoro che svolge. Si è ovviamente parlato del Dies Irae.
• CLICCA QUI PER ASCOLTARE L'INTERVISTA A FAHRENHEIT in formato 
Luca Canali su 'il Giornale': Dies Irae
L’ira funesta di Genna l’apocalittico
di LUCA CANALI
[da il Giornale, 20.4.2006]
Il poderoso libro (romanzo?) di Giuseppe Genna, Dies Irae (Rizzoli, pagg. 760, euro 17,50), fin dal titolo rivela una visione del mondo mistica, apocalittica, persino liturgica, ma pervasa, oltre che da un'indignazione e da una volontà di denuncia quasi giovenaliane, anche da una sottaciuta e severa pietà. Quanto allo stile e ai molteplici contenuti, si pensa subito, facendo tuttavia le dovute differenze, a due importanti libri, il primo addirittura fondamentale per la storia letteraria del secolo scorso: Ulisse di Joyce e Il 42º parallelo di Dos Passos.
Dies Irae on the blog
 Dopo l'incursione esistenziale e straordinaria che Gattostanco ha pubblicato su Bottega di Lettura, una nuova recensione firmata da Demetrio Paolin, che pone il problema della "generazione senza padri" (questione che mi stimola a rispondere: appena mi ripiglio dal tour di presentazioni...), appare sul meraviglioso sito della volonterosa accolita di lettrici e lettori trasformatisi in recensori; e poi, un pezzo su Vertigine di Rossano Astremo, precisissimo nei riferimenti, un intervento di Stefano Castelli che addita all'orizzonte della scomparsa dell'autore e del lavoro sull'io come forze che sostanziano il processo di mimesi in scrittura, e un articolo di Giorgio Tesen in Letture in corso: la ricezione del romanzo di Genna nei blog letterari che mettono sotto la lente il Dies Irae...
Martedì alla FNAC di Verona, mercoledì a Napoli
l'Avvenire recensisce Dies Irae
• GENNA, MODERNITA' E SAPIENZA ANTICA
Lirica ed epica confluiscono in un racconto autobiografico che diventa anche una controstoria dell'Italia di oggi
di ALESSANDRO ZACCURI
[da l'Avvenire]
Gli scrittori italiani, si diceva una volta, non sanno scrivere romanzi. Poi sono arrivati gli Ottanta, i beati anni del postmoderno. E i Novanta: l’età della fiction, la rivincita dei generi, l’affermazione del made in Italy narrativo. Non più intimoriti dall’idea di confezionare un romanzo, adesso i nostri autori stanno cercando di smettere, forzando in modo consapevole i limiti e le convenzioni del racconto. Una prospettiva da cui derivano libri abnormi e affascinati (si pensi al mastodontico Perceber di Leonardo Colombati) e da cui discende un’altra clamorosa inversione di tendenza. Se in passato era la poesia ad andare «verso la prosa», ora è la forma prosastica per eccellenza – quella del romanzo, appunto – a inglobare in sé la profondità della lirica e la vastità dell’epica. I generi si allontanano e all’orizzonte si profila un nuovo tipo di narrazione poematica, di cui il robusto Dies Irae di Giuseppe Genna rappresenta, allo stato attuale, l’esito più convincente e problematico.
Com'è andata la presentazione alla FNAC di Milano
di EMMA
Premessa: Come potete vedere dalla fotografia qui a sinistra, ho superato me stessa nella totale imperizia. Comunque vi giuro che 1) non soffro di delirium tremens, 2) nonostante l'orario ero completamente digiuna (anche perché sono astemia), 3) si tratta di Giuseppe Genna che presenta il suo ultimo romanzo, Dies Irae, alla fnac. Anzi, ascolta Igino Domanin (dietro il ciuffo della tipa davanti a me, ma si intuisce la cravatta) che ne sta parlando, del suo romanzo.
La Stampa sul Dies Irae
Su La Stampa, il prestigioso storico Giuseppe Berta affronta il Dies Irae di Genna, in parallelo con l'ultimo libro di Bruno Arpaia: "La storia che proietta il racconto di Genna è trasfigurata e alterata, come se la si seguisse attraverso il velo e la mediazione degli allucinogeni e di psicofarmaci assunti senza controllo".
• VAI al sito ufficiale del DIES IRAE » • SCARICA la versione PDF dell'articolo de La Stampa »
Due libri rivisitano il nostro passato recente, con una capacita' di svelarne il senso originale e diversa da quella degli storici di professione • DAGLI ANNI DI PIOMBO A VERMICINO LA STORIA È ROMANZO di GIUSEPPE BERTA
Non succede spesso di imbattersi in un romanzo - per di più in un romanzo di 500 pagine - che si conclude con una bibliografia comprendente decine di titoli di libri di storia e con una cronologia dettagliata che prende altre 15 pagine.
L'immensa onda d'urto che non concede riparo
[Sulla Gazzetta del Sud, una lunga, articolata, profonda incursione nel Dies Irae e nel 'Paese postumo', di cui si affresca l'ultimo venticinquennio.]
di GIUSEPPE AMOROSO [dalla Gazzetta del Sud, 4 aprile 2006]
• SCARICA il pdf della pagina originale della Gazzetta del Sud »
L'arco degli eventi epocali, gli orizzonti più vasti e lontani di un grande spaccato di storia recente si misurano scrutinando i fatti parcellari, il cammino di un uomo, di un dolore, il procedere lento e faticoso di un giorno che appare uguale a un altro, lo sbandamento di una linea retta, l'imprevisto che frana su una regola, un paesaggio lesto a decomporsi. Per raccontare la vita, la più pallida forma della vita o la sua sfera più magica, di cui non si conosce il ritmo planetario, occorre partire dalla cronaca, registrare le cose che si vedono e quelle che scompaiono se appena le sfiora il vagabondo fiele di un oltraggio. Da una cronaca capillare e allertata e sempre sul punto di tendere a un altrove prende l'avvio il poderoso, onnicomprensivo romanzo di Giuseppe Genna, Dies Irae, un fiume in piena, una vertigine di elementi, uomini concreti e simulacri, oggetti che urgono e idee e proiezioni docili o infette della mente, tra forti intenzioni, capacità mimetiche e parabole.
Gattostanco su BdL: Dies Irae
di GATTOSTANCO
[Gattostanco, uno dei blogger e commentatori più penetranti della blogsfera letteraria, partecipa a una nuova iniziativa che segnalo: si chiama Bottega di lettura, è un tentativo di lanciare sguardi sulla letteratura da parte di una volonterosa accolita di lettori e lettrici, un work in progress che, nel progress, ha infilato una straordinaria incursione nel Dies Irae, che mi onora, così come mi onorano i commenti al suddetto post, che potete leggere qui. gg]
Mia moglie è sulla soglia di casa in pole position per uscire. Saluti e bacetti.
Non resisto, il nuovo libro di Genna è uscito il giorno prima. Tentar non nuoce:
«Senti, non è che proveresti a cercare quel romanzo in una libreria, se ci passi davanti?»
Accetta e scatta verso il centro cittadino. A volte mi sembra un Mangusta al decollo per una missione impossibile e solitaria. Adoro affidare incarichi alla mia adorata sposa: se fallisce non mente. E io resto tranquillo. Vivo in provincia, dove la maggior parte dei buoni libri arriva "nei prossimi giorni" o resta ben nascosta o il distributore è di scarsa significanza o la evita. Interi cataloghi restano nell'oblio del doverseli ordinare un libro alla volta.
Al ritorno ricevo lo sperato dono.
"Dies Irae" di Giuseppe Genna (Rizzoli).
Il DIES IRAE in ristampa!
Saranno le recensioni. Sarà il passaparola. Sarà il sito ufficiale. Sarà il sito della collana 24/7 (che consiglio di navigare per bene a fondo). Sarà il talloncino pubblicitario del Corriere. Fatto sta che il DIES IRAE va in ristampa. Ne erano state tirate 11.000 copie, ora siamo a 13.500. Devo perciò ringraziare tutti i lettori (Miserabili e non) che hanno speso fatica, sudore, e soldi per appropriarsi di una o più copie del mio romanzo: devo tutto a voi e ci tengo a dirvelo.
Di contro, notizie negative sul fronte Oscar Mondadori: mi è stata annunciata la decisione di mettere fuori catalogo Assalto a un tempo devastato e vile e Catrame. La motivazione: venderebbero poco. Sono andato a controllare i rendiconti: non mi risulta affatto. Se la decisione dovesse dimostrarsi effettiva, in qualche modo farò qualcosa per rimettere in circolazione i due libri, tra i quali Assalto è quello che considero fondamentale (e, soprattutto, in dialettica esplicita col DIES IRAE) e che veramente mi lascia allibito non trovare in libreria.
«Vermicino cambiò l'Italia». Il nuovo romanzo di Genna
di GUIDO CASERZA
[da Il Mattino, 30/03/2006]
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Il personaggio è noto alle cronache culturali: si chiama Giuseppe Genna [clicca sull'immagine per ingrandire], classe 1969, potentissimo animatore Internet, divulgatore di letteratura nel web, narratore non poco inviso alla critica accademica, autore di thriller e di romanzi tradotti dagli Stati Uniti al Giappone. Dopo il recente successo dell’Anno luce (Tropea) eccolo nuovamente in scena con un romanzone pubblicato da Rizzoli nella nuova collana 24/7: si intitola Dies Irae (pagg. 716, euro 17,50) ed è stato scritto a un ritmo forsennato: una media di venti pagine al giorno per un mese.
Il libro racconta le vicende italiane dell’ultimo venticinquennio, dalla tragedia di Alfredino Rampi (il bambino che morì in un pozzo artesiano a Vermicino nel giugno del 1981) ai giorni nostri. In questo affresco si innestano anche temi privati, come rivoli di trame che scorrono sullo sfondo sociale e storico: sono le storie dei quattro protagonisti, due ragazze, un personaggio legato ai servizi segreti e l’io protagonista, in cui si proietta, autobiograficamente, l’autore.
Giuseppe Genna: DIES IRAE
di ALESSANDRO BERTANTE
[da La Repubblica - Milano - 29/03/2006]
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Il 12 giugno del 1981 a Vernicino, un piccolo paese del Lazio centrale, Alfredino Rampi cade in un pozzo artesiano lasciato incustodito, rimanendo bloccato a sessanta metri di profondità. I ripetuti tentativi per salvarlo, trasmessi in diretta televisiva alla presenza del Presidente Pertini, fermeranno la nazione che, commossa e sgomenta, assisterà alla tragica morte del bambino seienne. Comincia raccontando il triste calvario di questa involontaria icona mediatica degli anni Ottanta, Dies Irae (nella collana 24/7 Rizzoli), “giorno dell’ira” in latino, il nuovo, monumentale, oltre settecento pagine, romanzo di Giuseppe Genna, trentaseienne scrittore milanese con già all’attivo diversi lavori di narrativa e saggistica. Ma questo è il libro che segna un punto di svolta per l’autore, il quale finalmente libero dagli schematismi della scrittura di genere, dà vita a una storia complessa e ambiziosa, un percorso nella memoria storica e generazionale degli ultimi venti anni.
Nel mondo informe di Giuseppe Genna dai giorni di Vermicino
di FRANCESCO FANTASIA
[da Il Messaggero, 30/03/2006]
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Una saga corale che dal 1981 arriva fino ad oggi. Un racconto epico proiettato su un teatro umano vastissimo, brulicante di personaggi che hanno tutti qualcosa da dire e molto da soffrire. Con Dies Irae (edito nella nuova collana 24/7 di Rizzoli) Giuseppe Genna ci consegna un romanzo fluviale che prima fa esplodere la storia, i miti e la vita quotidiana dell'Italia contemporanea e poi ne ricompone i resti. Sotto gli occhi del lettore scorre un vorticoso rondò di figure vere e fittizie, di eventi e microeventi che scavano i loro tunnel clandestini, che aprono un varco all'interno della storia ufficiale dei nostri ultimi 25 anni.
PlayRadio: audiointervista sul DIES IRAE
Su PlayRadio, nel contenitore Plug&Play, programma mattutino condotto da Tommaso Labranca e Lorenzo Compagnari, sono stato intervistato sull'uscita del Dies Irae. Un onore, visto che Labranca è e rimane uno degli intellettuali di riferimento e degli osservatori più geniali della waste land italiana.
• ASCOLTA IN STREAMING L'INTERVISTA A PLAYRADIO »
L'intervista su Repubblica
Il suo modello è Underworld di Don DeLillo, provare a stare nella cronaca ma riscattarla con il romanzo. Scorre così il nostro ultimo quarto di secolo: dalla tragedia di Vermicino alle ansie di oggi.
di FRANCESCO ERBANI
È nato il giorno, mese e anno della strage di piazza Fontana, 12 dicembre 1969. E, aggiunge, anche alla stessa ora e persino nei minuti, anzi nei secondi in cui esplose la bomba che seminò la morte alla Banca Nazionale dell´Agricoltura. Ma di dettagli che si smarriscono in una fuliggine di fabulazione, Giuseppe Genna dissemina sempre i suoi racconti. Come quando assicura che le quasi ottocento pagine di Dies Irae le ha stese in un mese e mezzo...
Oggi, sulla Repubblica, ero così
Un'intervista di un'intera pagina sull'Almanacco dei libri di Repubblica, che Francesco Erbani mi ha fatto a proposito del DIES IRAE. Lunedì il testo completo. Intanto, la caricatura, che centra perfettamente la mia percezione corporea interna.
Trans Europe Diesirae
Poiché i Kraftwerk, come asserito in un pregresso intervento sui Miserabili, sono parte fondante del mio e non solo del mio immaginario, non potevano essere assenti dal DIES IRAE, che tenta una sussunzione di una parte delle schiere fantasmatiche che hanno dominato anche la mia formazione. Riproduco di seguito, dunque, un brano (non è il solo del romanzo in cui la robottica formazione appare), in cui, giustamente dimezzati, i Kraftwerk cambiano la storia: una storia personale, ovviamente. Perché quella collettiva l'hanno già mutata. Prima di leggersi lo stralcio, un caldo invito che formulo è guardarsi i video qui sopra linkati.
Buona visione (ne sono sicuro) e buona lettura (spero).
L'ipotesi Alfredino nel DIES IRAE
E' il passo d'inizio del DIES IRAE: giugno '81, l'inizio del romanzo coincide con la tragedia di Vermicino. Da lì si prosegue, seguendo un filo rosso che si immerge nella storia italiana, riemergendone a tratti. Poiché però il DIES IRAE non è un thriller e non si occupa di complotti, va chiarito da subito che l'ipotesi che dietro la morte di Alfredino ci sia stata volontà non è una fantasmagoria da conspiracy theory. Ci fu un processo e quel processo manifestò irresolubili ambiguità, legate all'esame del povero corpicino. Il pm, Giancarlo Armati, fu costretto a un non luogo a procedere dopo avere tentato una riapertura del caso. Tutto ciò è poco noto agli italiani, poiché l'impatto della diretta televisiva, che mostrava a milioni di spettatori un caso tragicamente fortuito, impresse un'immagine inscalfibile nell'immaginario nazionale - mentre il processo su Alfredino si tenne anni dopo. Qui di seguito, il dettagliatissimo articolo de La Repubblica che descrive l'incredibile vicenda processuale e quello che dà conto dell'italianissimo esito della stessa (gli articoli appaiono anche all'interno del corpus del DIES IRAE...).
Il DIES IRAE in libreria da oggi
E' fatta. Le 768 pagine del DIES IRAE (Rizzoli 24/7, 17 euro), il nuovo romanzo del sottoscritto, sono da oggi in libreria. In questi giorni pubblicherò appunti, materiali collaterali non entrati nel libro, immagini che hanno ispirato scene. Rimandando, com'è ovvio, anche all'official site allestito sotto l'egida della collana Rizzoli 24/7 (che oggi esordisce on line: qui).
Per gli amici che stanno avendo una pazienza infinita, tra rimandi a flipper che sballottano qui e sui Miserabili, inizio con la pubblicazione di un brano per me significativo del romanzo. Si tratta di una tirata antinarrativa, che non rappresenta in nulla la complessità della struttura e delle trame che si interlacciano nel DIES IRAE. E', invece, una strisciata che ricorda le modalità di Assalto a un tempo devastato e vile e che intende enunciare qualcosa non soltanto su me stesso, ma anche sui rapporti che ormai intrattengo con la finzione. Spero interessi i Miserabili Lettori che sopportano di venire anche qui, nello speaker corner a carattere intimo che è questo luogo.
Buona (spero) lettura.
On line il DIES IRAE Web
E' possibile consultare il sito web dedicato al nuovo libro del Miserabile Autore, il Dies Irae edito da Rizzoli 24/7 (per accedere al sito, cliccate qui o sull'immagine sopra): anticipazioni, intervista, brani. Consiglio vivamente a tutti la sezione sugli immaginari del Dies Irae e quella sulla voce dei morti.
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• ITALIA DE PROFUNDIS
Il nuovo romanzo, edito da minimum fax: sito ufficiale, booktrailer, interviste, rassegna stampa. |
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• HITLER
- Tutti i materiali su HITLER
- Video
Mondadori, € 20
• DIES IRAE
- Tutti i materiali su DIES IRAE
- Il sito ufficiale di DIES IRAE
Rizzoli, € 17
• L'ANNO LUCE
- Materiali su L'ANNO LUCE
Net Saggiatore, € 8
• COSTANTINO E L'IMPERO
- Materiali su COSTANTINO E L'IMPERO
con M. Monina,
Tropea, € 10
• GRANDE MADRE ROSSA
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Mondadori, € 15
• IL CASO BATTISTI
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con V. Evangelisti e Wu Ming 1,
NdA Press, € 8
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con I. Domanin,
peQuod, € 11.30
• I DEMONI
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con F. Parazzoli e M. Monina,
peQuod, € 15
• NON TOCCARE LA PELLE DEL DRAGO
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Mondadori, € 8.40
• NEL NOME DI ISHMAEL
- Materiali su NEL NOME DI ISHMAEL
Mondadori, € 8.40
• CATRAME
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Mondadori, € 8.80
• ASSALTO A UN TEMPO DEVASTATO E VILE
- Materiali su ASSALTO
Mondadori 2002, peQuod 2001
In uscita per minimum fax nella versione 3.0, 2008
• I TITOLI TRADOTTI ALL'ESTERO
- La sezione STOREFRONT dei libri tradotti
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