L’epica ultraletteraria: “2001″ di Kubrick
giu 01
nov 24
Non io ho asserito che Essere esprime l’unione di soggetto e oggetto.
Laddove soggetto e oggetto sono assolutamente e non solo parzialmente unificati, al punto che non può essere effettuata nessuna partizione senza violare l’essenza di ciò che deve essere separato, qui e in nessun altro luogo si può parlare di un essere in assoluto, come accade nell’intuizione, per… Continua
nov 23
Sabato, prima di presentare Il tempo materiale, discorrevo col suo autore, Giorgio Vasta. Lo stimo come uno dei più alti intellettuali con cui posso entrare in dialogo. Alle sue intuizioni, progredienti, di fronte alla spremuta contro l’incipiente influenza che avvertiva arrivargli addosso, osservavo il calo vistoso della mia autostima. Pensavo: questa narrazione perfetta che ha depositato nel… Continua
lug 13
George Steiner in Linguaggio e silenzio:
“La crisi della letteratura, così come lo conosciamo, ebbe inizio nel tardo Ottocento. Essa scaturì dalla consapevolezza della frattura tra il nuovo senso della realtà psicologica e le vecchie forme dell’espressione retorica e poetica. Per articolare la consapevolezza aperta alla sensibilità moderna, alcuni scrittori cercarono di uscire dai confini tradizionali della sintassi e della definizione. [...] Speravano di ridare alla parola il potere dell’incanto – di evocare cose senza precedenti – che la scrittura possiede quando è ancora una forma di magia, usando la scrittura stessa in modi nuovi per passare dal reale al più reale.
[...] A uno scrittore che avverta che la condizione del linguaggio è posta in discussione, che la parola può forse perdere qualcosa del proprio genio umano, si presentano due linee di azione fondamentali: può cercare di far sì che il proprio idioma si rappresentativo della crisi generale, di comunicare tramite esso la precarietà e la vulnerabilità dell’atto comunicativo; oppure può scegliere la retorica suicida del silenzio. Le fonti e lo sviluppo di entrambi questi atteggiamenti sono visibili con estrema chiarezza nella letteratura tedesca moderna, scrittà com’è nel linguaggio che ha più pienamente incarnato e subìto la grammatica del disumano.”… Continua
Continuamag 22
mag 21
Kafka, il 10 novembre 1917:
“Finora non ho scritto le cose decisive, fluisco ancora in due bracci fluviali. Il lavoro che mi aspetta è enorme.”
Dunque un lavoro che attende. E’ lì, aspetta che lo si faccia. Di qui: l’enorme fatica. Però: c’è da faticare davvero? Oppure solo si pensa di fare fatica? Ancora Kafka, quattro giorni prima:
“Netta incapacità.”
Il 9 dicembre 1919:
“Molto Eleseus. Ma dovunque io mi volga, mi viene incontro l’ondata nera”.
Eleseus è un personaggio di Hamsun, ma ovunque si volga Kafka, nonostante la letteratura, arriva un’antonomasia: l‘ondata nera. Il lavoro non è la letteratura, anche se produce come sintomo la letteratura. Prima c’è da uscire dallo stato del fluire in due bracci fluviali e ciò non è né letterario né esistenziale. Cos’è?
Il 19 ottobre 1921, forse, una risposta:
“Colui che da vivo non riesce a rendersi conto della vita usa una mano per allontanare un poco (e avviene in misura molto approssimativa) la disperazione causata dal proprio destino, ma con l’altra mano può registrare ciò che vede sotto le macerie, perché vede diversamente e più degli altri, dato che è morto in vita e, a rigore, un sopravvissuto. E qui si presuppone beninteso che per combattere la disperazione non usi entrambe le mani e più di ciò che ha.”… Continua
Continuamag 19
da Transport to Summer
Un giovane seduto al suo tavolo
Tiene in mano un libro che non hai mai scritto
Fissando le secrezioni delle parole nel mentre
Rivelano se stesse.
Non è mezzanotte. E’ mezzogiorno,
Il giovane è ben delineato, è uno della compagnia,
Andrew Jackson Qualcosa. Ma questo libro
E’ una nube in cui rumina una voce.
E’ un fantasma che abita una nuvola,
Ma un fantasma per Andrew, non rinsecchito, catarroso
E pallido. E’ il nonno a cui voleva bene,
Con una comprensione accresciuta dalla morte
E le associazioni oltre la morte, anche se solamente
Tempo. Che grande cosa è credere
Di capire, nelle rivelazioni intense
Di un parente in lingua romanza.
E non avere ancora scritto un libro in cui
Si è già un nonno e avervi messo
Alcuni suoni significativi, una fine momentanea
Delle complicazioni, è bene, è un bene.… Continua
mag 18
Per le cure di Giorgio Vasta, minimum fax ha pubblicato Anteprima nazionale. Nove visioni del nostro futuro invisibile (€ 15; la copertina è cliccabile), in cui compaiono anche racconti di Tullio Avoledo, Alessandro Bergonzoni, Ascanio Celestini, Giancarlo De Cataldo, Valerio Evangelisti, Giorgio Falco, Tommaso Pincio e Wu Ming 1.
Il mio racconto si intitola: La infinita beltà del programma si vedrà di lontano.
Eccone una corposa anticipazione:
“la rappresentazione è finita nell’interiorità”… Continua
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