PERFORMANCE AUDIO DA APOCALISSE CON FIGURE: 3° segmento [10.7MB]
Convoglio per Auschwitz-Birkenau, Polonia.
Convoglio di deportati: circa duemila, duemilacinquecento prigionieri per treno. Spesso leziosamente quanto anodinamente detti trasporti, composti da vagoni merci contenenti dalle ottanta alle centoventi persone. Convogli blindati, piccole fessure rettangolari verso il soffitto del vagone, da cui fare entrare l’aria. Penuria di ossigeno. Rari i rifocillamenti. Caldo soffocante. Viaggio compiuto in una media oscillante tra i dieci e i quindici giorni. Anziani morenti, deceduti durante il tragitto. Pianti di bambini assetati. Corpi degli anziani deceduti in rigor mortis, quindi in stato colliquativo. Assenza di luoghi deputati all’escrezione. Zaffi permanenti nel caldo afoso di urina quasi ammoniacale, gas dolciastri provenienti dai corpi morti caduti distesi e non toccati. Zaffo di merda. Tutti si spogliano per il caldo. I bambini assetati. Manca l’acqua, le lingue si appiccicano al palato. I bambini perdono muco e feci. Alcune donne in mestruo perdono sangue e tentano di nasconderlo mentre riga loro le cosce.
JUDENRAMPE, entrata del campo di sterminio Auschwitz-Birkenau: e non vedo più, nera una barriera mi impedisce la vista, una barriera oscura radiante, radiazione di male che preme le tempie e i padiglioni auricolari, non vedo, non è possibile descrivere.
“È successo un pomeriggio, proprio mentre finivo di lavorare. Alla stazione regnava un silenzio irreale”.
“Le fosse erano troppo piene, la cloaca sgocciolava davanti al refettorio. C’era un odore nauseabondo… Davanti al refettorio… Davanti al loro baraccamento”.
“E quando si aprivano le porte, cadevano… cadevano come un blocco di pietra… una valanga di grossi blocchi che cadono da un camion. E dove era stato versato lo Zyklon, era vuoto. Nel posto dei cristalli non c’era nessuno. Sì, tutto uno spazio vuoto. Evidentemente le vittime sentivano che in quel punto lo Zyklon agiva di più. Le persone erano… erano ferite, perché nel buio avveniva una mischia, si dibattevano, lottavano. Sporchi, insozzati, sanguinanti dalle orecchie, dal naso. Certe volte si notava pure che quelli che giacevano al suolo erano, a causa della pressione degli altri, totalmente irriconoscibili… Sì, vomito, sangue. Dalle orecchie, dal naso… Anche sangue mestruale forse, no, non forse, certamente. C’era di tutto in quella lotta per la vita… quella lotta di morte.
Era atroce da vedere. Era la cosa più difficile”.
Nero latte dell’alba noi ti beviamo
“Orrore, orrore, uomo, togliti gli abiti”.
Copriti il capo di cenere, corri nelle strade e danza, còlto da follia.
Sono talmente prostrato
Fotografie ufficiali a migliaia al momento della liberazione.
Liberazione
da cosa?
Come è possibile liberarsi da
questo?
Meditazione sull’ultima domanda.
Volti escavati. Cumuli di cadaveri smagriti lasciati insepolti. Occhi sporgenti, clavicole sporgenti, zigomi sporgenti, òmeri sporgenti, anche sporgenti.
Sguardi incerti simili a certi animali in trappola.
Vivisezione conclusa. Niente può essere concluso, in questo caso.
Zyklon Europa.
Europa distesa su catafalco e fotografata con flash da ovunque, in un enorme tempio che si crede ancora abitato dallo spirito, come il cadavere di Eugenio Pacelli che
sibi nominem diede Pio XII e tacque dell’orrore europeo perpetrato sugli ebrei e su tutti i deportati: la sua salma, addobbata con i vestimenti rituali, mentre era esposta in San Pietro scivolò di qualche centimetro, si spaccò nel ventre, fuoriuscì liquido colliquativo, il volto smangiato e giallo e magrissimo del Papa cadavere in San Pietro si allargò in effusione non l’incenso ma lo zaffo del corpo che è morto.
TU CAVALCHI UN TORO MORTO, EUROPA...
Ha detto il Maestro Lanzmann: “Non capire fu la regola ferrea a cui mi attenni in tutti gli anni impiegati per elaborare e realizzare il film Shoah. Mi sono aggrappato a questo rifiuto di capire come all’unico atteggiamento possibile, etico e operativo al tempo stesso… ‘
Hier ist kein warum’, ‘qui non c’è perché’: Primo Levi racconta che la regola di Auschwitz gli fu insegnata fino dal suo arrivo al campo da una guardia delle SS. ‘Non c’è perché’: questa legge vale anche per chi si assume la responsabilità di una simile trasmissione. Perché l’unica cosa che conta è l’atto di trasmissione, cioè nessun vero sapere preesiste alla trasmissione. La trasmissione è il vero sapere”.
Anime ovunque, fuoriuscite da quegli istanti, da quei giorni mesi anni, da quei luoghi che esulano e invadono, dai buchi neri spalancati per inghiottirvi, dal buco nero della non-persona: io tento di trasmettere la vostra preesistenza, la vostra attuale esistenza, la futura. Siete tra gli asfodeli, nelle metropolitane, siete nell’
Ain-Soph senza forma decollate indentrandovi. Non siete in alcun paradiso, siete qui e ora, tra istante e istante, dove non è tempo, ma ciò che regge il tempo.
Siete il legame.
Siete ciò che rende penultimo l’atto di scrittura, ultimo l’atto di trasmissione.
Siete oltre i numeri, oltre le forme, e i nomi.
Non è dimenticanza, la diversa preghiera che conduco scrivendo qui: è la ricordanza continua, la continua sapienza di essere dove voi siete.
Da questa scrittura non esca che pietà, riconoscimento che l’altro è l’umano.
Accolgo ogni male in me, lo storno dalla vostra memoria.
Uso la parola insufficiente, chiedo che da voi, steli luminosi!, sia irradiata, dichiarando il silenzio per una simile parola.
Una parola – lo sapete:
un cadavere.
Laviamolo,
pettiniamolo,
volgiamo il suo occhio
verso il cielo.