PERFORMANCE AUDIO DA APOCALISSE CON FIGURE: 2° segmento [7.2MB]


"Guardai nella fossa e vidi che alcuni dei corpi erano ancora agitati dalle contrazioni agoniche oppure erano già immobili. Dalle nuche ruscellava il sangue".


Distruzione del carnaio di Kiev, mese di agosto 1942: “Aperta la fossa, i corpi furono coperti di combustibile e dati alle fiamme. Per la cremazione occorsero quasi due giorni. Io avevo cura di sorvegliare che tutta la fossa fosse percorsa dal fuoco vivo fino in fondo. Così tutte le tracce furono cancellate…”


Dicembre 1941. Kulmhof, nome tedesco per il polacco Chelmno. Castello di R.
Apertura della camera stagna del container: totalmente satura di gas.
A terra, morti per asfissia, i sei malati mentali, l’esoftalmo che impressiona, il colorito epidermico cianotico.
Ha funzionato. È il modello. Parte da qui.


I vostri nati torcano i visi da voi


“Varsavia, 28 aprile 1943.
Io, Yossl, figlio di Dovid Rakover di Tarnopol, discepolo del rebbe di Ger e discendente dei giusti, dotti e santi delle famiglie Rakover e Meisls, scrivo queste righe mentre le case del ghetto di Varsavia sono in fiamme, e quella in cui mi trovo è una delle ultime che ancora bruciano.
[…] Il fuoco concentrico sbriciola e distrugge velocemente i muri intorno a me.
[…] Perciò concedimi, Dio, prima di morire, ora che in me non è traccia di paura alcuna e la mia condizione è di assoluta calma interiore e sicurezza, di chiederTi ragione, per l’ultima volta nella vita: Che cosa ancora, sì, che cosa ancora deve accadere perché Tu mostri nuovamente il Tuo volto al mondo?”


“A volte i convogli erano treni di pochi vagoni, sigillati in metallo. Sul pavimento avevano gettato, per uno spessore di cinque o sei centimetri, calce viva”


Sulla piattaforma dell’Europa si prescinda dai confini. Prescindiamo dalle rotte militari degli aerei. Prescindiamo dalle divisioni armate, dai panzer, dagli schieramenti, dai fuochi di città secolari dove sinagoghe sono collassate per le fiamme azzurre delle insensate tarme umane, tedesche rumene italiane ucraine polacche bulgare baltiche. È un immenso tramonto baltico in cui vediamo svilupparsi le linee di un albero tristo, nero, rami minimi che si congiungono a rami principali e si snodano e percorrono, come linee di crepatura, l’immenso continente che fa quanto fa e non guarda. Queste linee sono binari, su quei binari i convogli, su quei convogli i deportati. A migliaia, centinaia di migliaia – milioni, infine.
Su quei convogli.
Oltre, la visione mentale si arresta. Un passo oltre il nome del campo di concentramento e sarebbe l’oscenità.
Istruzione per tutti gli scrittori: sia ammainata la finzione, la fantasia, oltre la linea che divide il territorio dal campo di sterminio. Chi non compie quest’opera di testimonianza cieca è osceno. Maledizione su di lui.