Thomas Pynchon: ‘Mason & Dixon’

set 11

di THOMAS PYNCHON

[Anche grazie alla strepitosa traduzione di Massimo Bocchiola, questo, da Mason & Dixon,  rimane per me l'attacco di romanzo contemporaneo più memorabile che io abbia esperito nella mia non più giovine vita. Chi volesse acquistarlo per leggerlo o meno può cliccare qui. gg]

Palle-di-Neve han disegnato i loro Archi Volanti, costellando i Fianchi dei Capanni non meno che quelli dei Cugini, involando Copricapi nel Vento frizzante soffiante dal Delaware: le Slitte son sospinte al coperto e i loro Pattini asciugati e ingrassati con cura, le scarpe deposte nel Vestibolo sul retro, una Calata con le calze ai piedi sulla grande Cucina, in finalizzato Fermento fin dal Mattino, interpunto dai tinnenti Coperchi di vari Bricchi e Pentole fragranti di Spezie per Pasticci, Frutta sbucciate, Grasso di Rognoni, Zucchero caramellato… e i Fanciulli, sempre quasi di Volo, tra gli Schiaffi ritmati di Cucchiaio con Pastella, avendo ghermito per blandizie o rapina quanto loro possibile, proseguono, come ogni pomeriggio di questo nevoso Avvento, verso una Stanza accogliente sul dietro della Casa, arresa da anni ormai ai loro spensierati Assalti.

Ivi è approdato un lungo tavolo a cavalletto con due panche spaiate, dal ramo famigliare della Contea di Lancaster… un Chippendale stile Seconda-Strada non scevro di un’interpretazione del rinomato Sofà Cinese, con alto baldacchino di iarde di Tessuto violetto che potrebbe distendersi tutto intorno per dare vita a un intimo, scuro tendaggio… talune Sedie dispari spedite d’Inghilterra avanti il Conflitto… in Pino e in Ciliegio per lo più, né molto in Mogano, eccezion fatta per un sinistro e mirabolante Tavolo da Giuoco vantante il men dispendioso dei Grani a Onda, noto in Commercio come Cuore Vagabondo, datore di un’illusione di Profondità in cui da anni scrutano i fanciulli come dentro alle Pagine Illustrate dei Libri… insieme a una tal dovizia di cardini, innesti scorrevoli, ganci occulti e comparti segreti che né i Gemelli né la loro Sorella posson dire di esservi giunti a fine. Sul Muro, sbandito in questo Ricettacolo di Mimeggiature Salottiere in quanto Ricordo d’un Tempo che obliare è meglio, a riflettere gran parte della Stanza – il Tappeto e i Tendaggi un po’ frusti, Micio il Gatto si aggira sotto i mobili – è appeso uno Specchio Incorniciato con uno scritto che commemora la “Mischianza”, il memorando Ballo d’addio dato nel ’77 dai Britannici che occupavano la Città, avanti appena la loro Ritirata da Filadelfia.

In questa Temperie Natalizia del 1786, mentre la Guerra è spenta e la Nazione va frazionandosi a forza di baruffe, le ferite corporee e fantasmatiche, piccine e grandi, seguitano a dolere, non ricordate tutte… né, troppo spesso, financo narrate. La neve ammanta tutta Filadelfia da Fiume a Fiume, le cui sponde men prossime sono così svanite dietro a cortine di nebbia diaccia che oggi la Città potrebb’essere un’Isola sopra l’Oceano. Stagni e Ruscelli in una morsa di gelo, gli Alberi tutti che biancheggiano fino al menomo Ramoscello… Nevrili Segmenti di Luce concentrata. Martelli e Seghe sono ammutoliti, Cumuli di mattoni giacciono coperti dalla neve, i Passeri di Città, in ricami di slancio, balzano entro e fuori qualunque Ricovero si dia… il Cielo che annotta – Nubi che il vento enfia in Chiazze Gessose – si stende sopra le Northern Liberties, Spring Garden e German Town, la sua giovane luna scialba come le Raffiche di Neve… il fumo vien su dai comignoli, dentro alle case si rimandan le Gite in Slitta, brulicano le Taverne… Caffè infuso di fresco scorre ovunque, recato nelle Sale sul fronte e sul retro, mentre il Madeira, che sempre in queste Plaghe ha scaldato le Compagnie, viene oggi mesciuto come un antico Elisir sulla Pignatta spumeggiante della Politica… poiché i Tempi sono impossibili a calcolarsi, in quest’Avvento, come la Distanza da una Stella.
È divenuto costume pomeridiano per i Gemelli e la loro Sorella, e per quanti anziani e giovani Amici possan venire a Casa, di riunirsi ad ascoltare un nuovo Racconto dello Zio gira-mondo, il rev. Wicks Cherrycoke, tornato qui il mese d’ottobre al funerale d’un Compagno degli anni passati – benché giungendo tardi per la Sepoltura – trattenutosi Ospite nella Dimora di sua sorella Elisabeth, Consorte, da molti anni, di Mr J. Wade LeSpark, un rispettato Uomo di Commercio attivo sui Mercati Cittadini, sebbene a casa sua abbia un fare abbastanza Sultanesco da notificare al Rev. – pur non esigendolo formalmente – che potrà trattenersi fino a quando sappia divagare i fanciulli… e tuttavia, con il primo oltraggioso manifestarsi d’Infantili Smanie in un momento inopportuno: Oplà! si troverebbe Fuor dell’Uscio, all’agguato dell’Inverno Lama Tagliente.
Così avevano udite le storie della Fuga dalla Terra-Ottentotta, del Rubino Maledetto di Mogok, dei Naufragi per Indie Orientali e Occidentali… un Intreccio Erodoteo di Peripezie e Curiosità trascelte, implica il Rev., per la loro utilità morale, avendone cassate viceversa altre poco acconce all’Orecchio Giovanile. Come di consueto, senza avere in Proposito consultato la Gioventù medesima.

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MASON & DIXON

di GIUSEPPE GENNA | Da Clarence – Società delle Menti, settembre 1998

Charles Mason e Jeremiah Dixon non erano tipi speciali. L’uno, malinconico e luttuoso, e l’altro, esuberante e perennemente a tasso alcolico elevato, erano semplicemente due sudditi britannici, devoti alla Corona. Con alcune doti professionali non comuni per l’epoca in cui vivevano, il diciottesimo secolo: erano astronomi e agrimensori. La vecchia Inghilterra stava per lanciare una moda che avrebbe preso piede nel mondo intero: la Geometria che legifera sulla terra, il Principio Economico trionfante, l’ordinamento umano che mette le briglie al Caos, lo misura e lo analizza, nell’inutile speranza di annientarlo. Speranza che, per quanto vana, ha riportato dopotutto un successo clamoroso, evidente nell’emergere dei lividi che sopporta la nostra contemporaneità, dove tutto è misurato e commisurato o prodotto su misura.
Che cosa c’entrano Mason e Dixon con tutto ciò? Beh, il formidabile duo messo in scena da Thomas Pynchon è, per l’appunto, l’inizio esplosivo e allegorico della civiltà razionaleggiante e scientista in cui viviamo noi. L’incarico che devono svolgere i due inglesi, infatti, è passato alla Storia come un momento fondamentale nella vicenda degli Stati Uniti: si trattava di tracciare una linea divisoria tra nord e sud degli States, la celeberrima Linea Mason-Dixon, che avrebbe avuto un ruolo determinante nella lotta tra Stati settentrionali e meridionali durante la guerra d’indipendenza americana.
Ovviamente, per quanto Mason & Dixon sia anche un romanzo storico, dell’aspetto cronachistico a Pynchon interessa soltanto fino a un certo punto. La sua è un’incursione fantasmagorica in un secolo dove si commistionano, fino all’esasperazione, illuminismo e magia, matematica ed alchimia, progettazione razionale e offuscamento dei sensi, e dove la scorribanda della coppia inglese viene a rappresentare uno sguardo, al tempo stesso lucido e incantato, su un mondo in trasformazione. La foga linguistica dell’autore di V., magnificamente tradotta da uno dei più giovani e migliori interpreti della cultura anglosassone in Italia, Massimo Bocchiola, è un pastiche che all’apparenza mima le modalità dell’inglese settecentesco (i sostantivi, spesso, sono maiuscoli, come nell’inglese arcaico), ma che in realtà è una lingua falsa, letteraria, perfettamente corrispondente a quanto noi recepiamo, da un altro secolo, di un’epoca irraggiungibile. Qui il lavoro di traduzione si fa addirittura eroico, perché riesce a mantenere intatto lo stupore che dà il confronto con una lingua che, sepolta, continua a parlarci in bocca, nonostante il calibro letterario del tutto (Bocchiola utilizza termini dal Parini, dal Manzoni, in una folle esplosione di stereotipi linguistici).
Detto della lingua di Pynchon – come al solito un tratto decisivo del lavoro di questo geniale americano – non bisogna dimenticare che la trama e la costruzione di Mason & Dixon rispondono ai canoni del divertimento puro. Davvero: leggete questo romanzone, e provate a non ridere. La ricerca del Mondo, dei Pianeti, del Disastro, della Misura Aurea è bilanciata da momenti di irresistibile comicità, mentre lo scrittore tende segretamente agguati e tranelli al lettore, inventando un teatro umano e animale pazzesco: si va dalla scimmia meccanica al Cane che parla, dal marinaio parodico di Moby Dick ai Padri Fondatori, dagli indiani agli schiavi di piantagione, mentre, in un simile caleidoscopio allucinato, scorrono davanti ai nostri occhi Monti e Oceani, Sumatra e l’Inghilterra, Ghiacci Perenni e nevicate metropolitane, Pianure e Fiumi. Un’allegoria trascinante e furibonda dell’ineffabile Verità. Un capolavoro.

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