Il caso Walter Siti e l’asticella editoriale
mag 20
Non intendo scrivere qui (forse riuscirò a farlo altrove) dello straordinario libro di Walter Siti, Resistere non serve a nulla, una narrazione che a mio parere è all’altezza di Troppi paradisi, de Il contagio, di Scuola di nudo. Intendo affrontare un argomento altro: appartiene alla pura sociologia della letteratura.
Oggi, domenica 20 maggio dell’anno orrendo 2012, constato che Resistere non serve a niente, opera narrativa del migliore tra i prosatori italiani e cioè Walter Siti, edita da RCS Libri, è al 16° posto della classifica riservata agli autori nostrani, classifica che è pubblicata oggi su “La Lettura” del Corriere. La fonte è Nielsen, la rilevazione riguarda i dati di due settimane orsono. Due settimane fa è stato realizato un lancio promozionale impressionante del libro e dell’autore. Dunque è questo (il 16° posto tra gli italiani, chissà in classifica generale) a cui può giungere attualmente uno dei migliori scrittori italiani viventi. Nessuno perciò deve avere da ridire se non vanno in classifica o ci restano per poco o raggiungono posti “bassi” altri scrittori italiani che scrivono bene tanto (penso a Michele Mari, Antonio Moresco, Tommaso Pincio, Giulio Mozzi, Teresa Ciabatti, Letizia Muratori, Marco Mancassola, Giorgio Vasta e molti molti altri con cui mi scuso per la mancata nominazione, dovuta al fatto che altrimenti stendevo un elenco enorme; con l’eccezione di Aldo Nove e Valeria Parrella, che in classifica ci vanno e ci stanno). L’asticella del salto in alto editoriale è posta definitivamente dal caso Walter Siti. L’entrata in classifica non è dunque più prioritaria. L’opera narrativa si sta avvicinando all’opera poetica, per quanto concerne la sua ricezione collettiva e sociale, diciamo: numerica. L’autore la smetta di pensare di fare la star o di guadagnare quanto i vari teratoseller che dominano al primo posto per un anno, enormi, e poi non si sa al libro successivo. Del resto, l’autore autentico non ha mai pensato in questi termini? L’editore conceda da parte sua all’autore autentico una ragionevole tranquillità materiale per pensare e realizzare l’opera senza l’affanno della sopravvivenza in un Paese che attacca chi si occupa di arte e cultura – il progresso civile si misura anche in questo angolo apparentemente minimo e poco visibile del comparto sociale.
Restano pochissimi editori italiani che adempiono a un simile compito magnifico e progressivo. Ritengo che questo atteggiamento di dismissione nei confronti della qualità autoriale e della consistenza e complessità del testo non durerà più di dieci anni, essendo tra un decennio trasformato l’orizzonte stesso editoriale ma non autoriale autentico, il quale non muta mai, è metastorico. I grandi marchi (quelli che ci saranno: se non più Mondadori, allora Amazon, per esempio) faranno a gara a cercare di riprendersi in maniera consona le scritture migliori e affidabili.
Nel caso mi sbagli, il che è possibilissimo, assisteremo a una produzione, straordinaria come sempre è stata emanata dall’autorialità autentica, di splendidi incunaboli lanciati in bottiglie nel mare magno dell’ascolto futuro e passato.
Il presente e la storicizzazione del presente è l’esposizione a un fascio di luce nera che ugualmente acceca.

