Aldo Grasso sul “Corriere”: il “Dizionario analogico” Zanichelli di Donata Feroldi

dic 13

Quel dizionario sembra Google
Come trovare la parola «giusta» nell’ epoca del digitale
di ALDO GRASSO | Corriere della Sera, 7,12.2011

Non si fa altro che parlare di digitale. Sembra anzi che le nuove frontiere della comunicazione coincidano solo con il digitale. Ormai le pellicole fotografiche, i long play, la tv senza decoder (tre esempi di veterotecnologia) sono un ricordo lontano, quando il modello di rappresentazione della realtà era lo specchio, simbolo aureo del rapporto analogico. Con il computer, lo smartphone, l’iPad siamo entrati nell’era del digitale. Fine dell’analogico. Che senso ha, allora, un dizionario analogico? L’uscita del Dizionario Analogico della Lingua italiana di Donata Feroldi e Elena Dal Pra (Zanichelli; la coautrice si è occupata di meno del 10% delle voci presenti nel dizionario) ci sollecita a qualche riflessione. Intanto, che cos’è un dizionario analogico? È un’ opera lessicografica basata su criteri particolari, diversi da quelli dell’usuale dizionario. Nella prefazione del Vocabolario nomenclatore di Palmiro Premoli, pubblicato nel 1909, si legge: «Il V.N., dopo spiegata la parola (l’unica funzione specifica di tutti gli altri vocabolari), mette intorno ad essa non solo i sinonimi, le frasi, le locuzioni, i proverbi – utile scorta per la ricchezza e la vivacità dell’eloquio – ma tutta una legione, una pleiade di altre parole, che, con quelle avendo relazione, affinità, analogia, concorrono a completare il corredo linguistico necessario, tanto per ben conoscere una cosa nel suo complesso e nelle sue parti, quanto per esprimere in vari modi – nelle loro gradazioni, nelle loro sfumature – affetti, idee, sentimenti, ecc. Dunque, un metodo, e procedente per mezzo dell’analogismo». La rivincita dell’analogico parte proprio da qui: il vocabolario analogico è un prezioso arnese di lavoro per trovare la parola giusta. Come opera? È una specie di social network delle parola che cerca di favorire la loro vita di relazione attraverso catene nomenclatorie. Facciamo un esempio. Non ricordo più come si chiama tecnicamente la parte del libro dove sono date di solito notizie sull’autore. Ce l’ho sulla punta della lingua, ma proprio non ricordo. Vado alla voce libro e trovo tutti i sinonimi (non ci siamo), trovo i tipi di libro (non ci siamo ancora), trovo le caratteristiche (non ci siamo, anche se l’ elenco è lunghissimo), trovo le parti e… «custodia, fodera, sovraccoperta, risvolto». Che sia risvolto? «Ribaltina, aletta, bandella…». Ecco è la bandella, finalmente ho trovato la parola che cercavo! Quasi per magia siamo entrati dentro a un universo ordinato per concetti e non per parole, quindi, per buona sorte, aperto a ogni incongruenza. Ma questo è il bello di ogni dizionario: l inaspettato, cercare una cosa e trovarne un’altra. Ma ha ancora senso un analogico all’ epoca di Internet, quando affidiamo al computer ogni ricerca lessicografica? Non siamo ormai prigionieri, più o meno coscientemente, di nuovi paradigmi operativi e cognitivi che rendono obsoleti i cari dizionari? Cosa ne direbbe quel personaggio de La grande sera di Giuseppe Pontiggia che, affascinato dal mistero delle parole, sfogliava il dizionario come un libro cult? La prefatrice Donata Feroldi si difende così: «È un dizionario organizzato a partire dai cosiddetti campi semantici - ossia, intuitivamente, dagli insiemi formati da termini ed espressioni appartenenti ad ambiti di esperienza e di conoscenza avvertiti come omogenei – intorno a parole che ne costituiscono il centro o la chiave d’ingresso, l’equivalente dei nodi nelle rete di un ipertesto». Rete? Ipertesto? Ma certo, il dizionario analogico, che si estende con i suoi legami, i suoi link, secondo una modalità reticolare e che si sviluppa a vari gradi di profondità è l’invenzione della Rete prima della Rete [come già notava nella sua notevole incursione Valerio Magrelli, ndr]. Mentre il dizionario tradizionale ha come funzione principale quella di fornirci la definizione del significato delle parole che raccoglie, quello analogico permette una ricerca lessicale attraverso una fitta rete di rimandi. Ripetiamo: serve per trovare una parola che non si conosce o non si ricorda a partire da un’altra parola che è invece nota e che ha un significato collegato alla parola ricercata. Proprio come si fa con Google. La fitta rete di rimandi lega le parole affini e consente di avere una visione più ricca e completa delle parole che sono «legate» tra di loro. A ben vedere, l’ analogia non è altro che una forma di conoscenza.
Il volume: Donata Feroldi (e Elena Dal Pra), Dizionario analogico della Lingua italiana, Zanichelli editore, volume con CD-Rom per Windows e Mac, pagine 960, 59