Aldo Nove inedito da “Bio”: ’1969′
ott 24
di ALDO NOVE
Questo è il pezzo di “Bio” (autobiografia in 44 pezzi/anni) che si intitola “1969″ e lo leggo a Officina Italia. (Aldo Nove su Facebook)
1969
Oltre del rumore del gallo della fabbrica c’erano le scale che cominciavo a fare nel continente del primo piano a tre anni scendevo tra le barocche madonnine che mia nonna aveva appeso sulle scale dell’inserto del giornale su Paolo VI che era andato in Uganda.
C’era la vernice scrostata di una figurina di Eddy Merckx che aveva vinto il Tour de France e la classifica a punti dell’album dei giocatori di bici del 1969 strappata troppo in alto da guardare in prospettiva, come un santo colorato piccolo.
E continuamente salivo e scendevo dalle scale c’era una bambina grande aveva sei anni abitava al primo piano mi guardava. Questa bambina saltava contemporaneamente cinque o sei gradini per volta anche io di notte ne avevo saltati cinque le dicevo ma non era vero e mi faceva paura avere cinque anni saltare così.
Quella bambina è morta per una malattia piena di consonanti che non ho imparato a dire che sentivo dire a bassa voce il giorno del suo funerale parlavano tutti a bassa voce come alcuni anni dopo al funerale di mio nonno bisbigliavano in questo modo.
Quando uno è morto pensavo non salta più le scale allora cosa serve avere cinque anni allora cosa serve essere così grande saltare cinque otto dieci scalini se dopo.
Altri bambini saltavano molli come dei giocattoli sulla luna. Nel 1969 dentro la televisione c’era questo gioco che non ricordo che i miei rimanevano la notte a guardare lì. Era l’america delle cicche lunghissime delle macchine lunghissime che guardavo su Selezione del Reader’s digest erano tutti sorridenti e così sono andati sulla luna per l’intelligenza che avevano di costruire macchine.
Quelli erano degli uomini eccezionali, erano degli uomini che erano andati nell’oriente della luna che si vede. C’era l’apollo 11 con il modulo di comando il modulo lunare sulla rampa di lancio andava a gas.
L’apollo 11 era alla cima di un missile infiammato, saturno, che all’ora delle tre e mezza del pomeriggio va. Era lontano dal mondo cementificato che avevo, Viggiù.
Viggiù e la luna erano uniti dal fatto che a Viggiù si vedeva la luna ma dalla luna non si vedeva Viggiù io che andavo su e giù dalle stradine e questa storia che diventava continuamente più piena di nomi.
Questo fatto di sguardi si intrecciava lontanissimo per mezzo della televisione c’erano pannolini che migliaia di persone vedevano e Rita Pavone e re Juan Carlos.
Tante centinaia di migliaia di chilometri erano impegnati a fare i piloti dello spazio per arrivare alla fine alle cinque di mattina prestissimo sulla luna disabitata. Allora me li immagino mio padre mia madre che guardavano si baciavano io dormivo vicino al cartone di Biancaneve che profumava di cartone assieme a altri poster rigidi dei personaggi che avevo attorno al letto quel periodo di speranze e fotogrammi di bandiere degli stati uniti sovrapposte una sull’altra.
Inoltre avevo dei puf rosa pelosi e una lampada arancione e bianca si staccava da terra era alta almeno due volte me come un operaio piccolo della fabbrica in cortile.
Inoltre l’America era più lontana di tutto assomigliava alle persone delle ville di via Schieppati. Fuori da una rincorsa della cinquecento di mio padre c’erano i cancelli grossi dei villeggianti che parlavano con la erre moscia e si erano decisi a venire lì.
Siccome avevo tre anni ascoltavo questi discorsi misti e anche il rumore dell’acqua che scende dal rubinetto e un grido strascè strascè il mercoledì.
Ogni mercoledì lo strascè era un uomo che dava il sapone a chi gli dava materassi, ferro vecchio e un comodino. Se entrava nel cortile aveva una motoretta sporca, ti dava il sapone e mi accarezzava.
Io non gli davo niente perché non avevo materassi ferro vecchio ma solo l’omino atlantic da mettere vicino al caco per sparare da quattrocento lire.
Quando hai tre anni guardi queste persone andare in giro fanno delle traiettorie precise se hai tre anni ti distrai ti fermi per esempio stai un’ora sulle scale a guardare i ragni che ci sono sopra il poster della madonna appesi ti chiedi ma cosa è un ragno resti lì a fare domande ma se sei pù grande prendi il baygon questi cazzo di ragno.
Anche la macchina che avevo facevo delle traiettorie a caso vicino alla porta dei siciliani che c’erano sotto il portico che gridavano la sera.
Io facevo manovre facevo il rumore della macchina che è in mezzo a molte altre macchine che lavorano per produrre più tardi questo sogno italiano.
Nel sogno che facevo c’erano tantissime automobili che entravano nel cortile di tutte le marche fiat simca renault wolkswagen e macchine da giocare ingrossate. Improvvisamente le macchine smettevano di andare si fermavano tutti a osservare la luna ingrossare diventare rossa che sporgeva dal cielo gravava sopra il caco le automobili che c’erano nel cortile.
Allora dalla luna uscivano mio nonno con i tipi del pianterreno urlavano facevano le boccacce sembravano fatti in un altro modo erano diversi dalle persone assomigliavano agli omini della pubblicità del caffè lavazza e scendevano sul balcone dove c’ero io. Tutti gli uomini i piloti delle automobili salivano scendevano dalle scale c’era questa confusione parcheggiata attentamente sotto il caco.
Tutta questa confusione era il mondo che continuava a andare spaesato come si intuiva ai margini confusissimi del mio cortile mi faceva paura sempre nella vita ciascuno si difende da quello che immagina c’è fuori dal cortile che in quel momento ha in testa e gli sembra lo protegge da persone che hanno invaso il cortile uno strano momento che sogna.
Ogni giorno ero esoso. Allargavo i margini includevo un’altra cosa ad esempio i dischi di vinile bianco con sopra disegnati i personaggi della luna e un austronauta pazzo che prendeva a randellate una stella cometa.
Quell’austronauta si muoveva riflesso in un prisma che si metteva al centro del giradischi spuntava la sommità di ferro dove mettevi il trentré giri.
Quei dischi erano dentro a una scatola di cartone ce n’erano di diversi tipi io ne avevo quattro di cui una sulle avventure stellari una sugli animali pericolosi una sulle imprese dello sport e alla fine una di fiabe.
Li tenevo vicino a gli altri dischi che avevo in casa di cui uno era nero e rosso e l’ascoltavo andavo in giro per la casa con quel disco duryum I want you di Bob Dylan lo usavo come voltante finto nelle strade della casa di mia nonna che pregava mi portava a messa l’anno che la gente sono andati sulla luna.


