Bilanci transitori e postumi: la poesia è morta davvero?
Pubblicato il 3 dicembre 2009 | in Letterature
Riprendo in versione integrale un articolo che, per come vanno gli attuali tempi, potrebbe considerarsi antico, risalendo esso al 14 maggio 1994, quando fu pubblicato su La Stampa. Vi si riportavano le reazioni indignate di alcuni poeti a una tesi provocatoria e denigratoria, enunciata dal critico Alfonso Berardinelli nel suo notevole e memorabile La poesia verso la prosa. Controversie sulla lirica moderna (edito da Bollati Boringhieri), circa la perdita di potere veritativo e senso nella poesia contemporanea, che avrebbe da guadagnare nell’affrontare la sfida che la prosa porge in termini di fuoriuscita da cristallizzatissimi generi stilistici. Sono trascorsi sedici anni. Ognuno potrà tracciare, volendolo, sulla questione, un proprio transitorio bilancio, comunque meno transitorio di quello che i poeti tracciavano tre lustri orsono. E decidere eventualmente chi avesse ragione tra Berardinelli e i lirici contemporanei. gg
I lettori non ci stanno, abbandonano il campo, non leggono poesie. Di chi e’ la colpa? Dei poeti che non hanno niente da dire, viziati da un manierismo inutile produttori di immagini che declamano il nulla. E’ esatta la valutazione di Berardinelli? “Mi spiace dirlo – osserva il poeta Cesare Viviani – ma questa convinzione di Berardinelli nasce da un atteggiamento distruttivo nei confronti della poesia italiana. Purtroppo c’e’ una strana coincidenza, ma Berardinelli ha pubblicato un libro di poesie nel 1975, Lezione all’aperto, che non ha avuto alcuna fortuna. Da allora e’ diventato molto critico e amaro nei confronti dei poeti. Invece la poesia e’ l’espressione piu’ viva del panorama culturale italiano. Basta pensare a poeti come Giudici, Raboni, Conte, Cucchi, Magrelli, Erba, Zanzotto, Luzi e Fortini. Ma guai a parlare di assenza di contenuti della poesia: si rischia di diventare blasfemi. Il messaggio poetico e’ autonomo e non dipende dai referenti esterni. Il compito di una lirica dev’essere quello di inoltrarsi nell’indecifrabile”.
La critica contemporanea lei la stima capace di valutare le opere?
“Raboni o Gramigna sono ottimi critici. Non bisogna certo guardare ai contenuti. D’Annunzio, per esempio, ebbe fama di cattivo poeta presso una critica che fino agli Anni Cinquanta trascurava la sostanza formale della sua poesia. Comunque la poesia e’ una materia sfuggente e ardua, e chi aspira a teorie stabili rischia di diventare molto rigido”.
Anche lei considera l’ambiente dei poeti – come scrive Berardinelli – “un ghetto culturale in cui vige una rissosa omerta’?”
“E’ un esempio di malanimo. E’ un atteggiamento denigratorio nei confronti dei poeti. Berardinelli ha avuto con la poesia un incontro infelice: sono sicuro che se un giorno pubblichera’ un bel libro, cambiera’ anche opinione”.
Poesia impregnata di aromi e di vaghezze, dunque poesia malata. Se Berardinelli affonda il coltello nella piaga del “lirismo” il poeta Maurizio Cucchi si dice poco convinto non solo della diagnosi ma anche che esista una patologia: “La poesia gode oggi di una discreta salute – precisa – non e’ vero che oggi si legge meno che nel passato. La poesia e’ sempre stata un bene per pochi. Poi queste analisi mi sembrano fatte a tavolino da un professorino saccente che estende la sua percezione di una particolare situazione a tutta la poesia contemporanea. Probabilmente l’accusa di lirismo vale per la poesia italiana di alcuni anni fa. Per esempio, andava bene per l’antologia La parola innamorata dove erano inclusi i testi di Conte, Viviani, Magrelli, De Angelis, Scalise e anche miei. Ma eravamo poeti molto diversi che sono stati riuniti sotto un’unica etichetta, di poesia come magia. Ora quel periodo e’ passato, anzi e’ molto lontano, e Berardinelli confonde un fotogramma con l’intero film”.
Il ritratto vero della poesia italiana, allora, quale sarebbe?
“Per restituirlo il critico non deve certo fare quello che fa Berardinelli, e cioe’ prendere dei testi e cercare se c’e’ o meno il valore poetico con la sua ottica peraltro molto limitata. Oggi l’orizzonte poetico e’ molto ricco di talenti sia lirici che antilirici”. (m. s.)

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