Sinistra e Libertà: sotto il segno del sogno

giu 08

logosinistraelibertaCome largamente prevedibile, Sinistra e Libertà non ha ottenuto il fatidico (un aggettivo in cui risuona certa enfasi retorica mussoliniana) quorum del 4%. Spiace, certamente, poiché i candidati di Sinistra e Libertà, nella precedente legislatura, hanno condotto e contribuito a vincere battaglie decisive al Parlamento Europeo, il che dai colleghi continentali è stato ufficialmente riconosciuto. D’altro canto, perlomeno a me, che non si sia raggiunto il quorum non spiace affatto. Poiché, oltre alle ragioni ragionevoli che vado a elencare per dare una spiegazione al risultato (a mio parere ottimo) di questa nuova forza, il fatto di non avere raggiunto la soglia di di eleggibilità accelera il processo costituente, strutturante e decisivo che conferirà quella sperata identità aperta e vocata al futuro che Sinistra e Libertà deve assumere.
Tra i militanti mi pare di osservare sconforto. E’ una reazione emotiva comprensibile e tuttavia immotivata. Sinistra e Libertà non è un’aggregazione di soggetti esistenti e potenti dal punto di vista organizzativo e numerico: si tratta in realtà di un autentico progetto politico, partorito due mesi orsono. Che in due mesi si sia arrivati a eguagliare i risultati di consenso di una forza strutturata e ricca di un decennio di storia quale è Rifondazione, a mio modestissimo parere, è quasi un miracolo, del quale si devono ringraziare Nichi Vendola, Claudio Fava, gli altri nomi – eccellenti per qualità personali – che si sono spesi in prima linea, e tutti coloro che hanno diffuso il diffondibile circa questa formazione. Una campagna elettorale che è stata sistematicamente ignorata dai grandi e piccoli mezzi di informazione, facendo perno su un quotidiano appena nato (L’Altro, diretto da Piero Sansonetti) e soprattutto sul passaparola e sulla Rete: in 60 giorni, non poteva plausibilmente portare oltre questo risultato.
Avrebbe dovuto accadere qualcosa che io fortemente mi auspico, perché Sinistra e Libertà accedesse al Parlamento europeo già in questa tornata elettorale: e cioè il crollo verticale del Partito Cosiddetto Democratico. Crollo che parzialmente non è avvenuto. Nonostante sia cattivo costume parlare degli arredi in casa altrui e io sia abituato a riflettere in termini di massimalismo e di mobilitazione dell’immaginario ben al di là del giochino dei flussi statistici, vorrei spendere qualche considerazione intorno al Partito Cosiddetto Democratico. Questo anfibio incertissimo e pendulo, penetrato fino alle radici da una concezione tecnocratica e mercantilista della vita, privo di qualunque tensione al sogno, ricco di correnti non d’aria ma di autentica Democrazia Cristiana e di carsismo derivante dall’ex Comitato Centrale del Partito Comunista Italiano, si è mediaticamente schierato ierinotte con i suoi apparati sberluccicanti o polverosi, a partire dall’emissione del primo e allucinogeno instant poll, rivendicando con un’arroganza impressionante e purtroppo già vista il merito di una supposta mancata affermazione totalitaria delle destre. Sembrava di assistere a Hellzapoppin o a uno sketch dei Monty Python, ierisera, facendo zapping tra Melandri e Bindi da Vespa o da Piroso. Sia chiaro: si tratta di un piano mestamente spettacolare di cui a me frega zero, ma abbastanza indicativo di un’antropologia che fa la cifra della formazione guidata da un allievo di Benigno Zaccagnini. Rosy Bindi rincorreva, per empito e vertigine surrealista, il suo vicino di tavolo, Maurizio Gasparri. Sembrava avere assunto una sostanza psicotropa, che nel caso di Bindi potrebbe benissimo essere il Danacol. Stava lì a reclamare una vittoria, non registrando che, a un anno dalle elezioni politiche, il suo Partito Cosiddetto Democratico ha perduto la bellezza di quasi un quarto del suo elettorato, sortendo il soddisfacente risultato di andare perfino al di sotto della soglia già di per sé ridicola del 27%. Era possibile, ierisera, ammirare il sollievo albionico di Melandri tutta occhialini e analisi di flusso prive di conforto dei dati, mentre il refrain era che Berlusconi non aveva ottenuto le percentuali bulgare che lui propalava prima del voto. Complimenti per l’analisi e l’atteggiamento, che ricorda le sciagurate affermazioni del povero Natta, segretario Pci post-berlingueriano, all’indomani della determinante sconfitta al referendum sulla Scala Mobile: “Abbiamo perso, ma ottenendo una percentuale maggiore della somma dei partiti che componevano il nostro fronte”. Cioè: io avrò un tumore, ma tu sei spettinato. La verità è che il Partito delle Libertà ottiene il consenso che aveva la Democrazia Cristiana di un tempo, corroborato da un’estensione abnorme del voto ottenuto dalla Lega, che sta alla destra del padre Silvio ma non equivale esattamente a ciò che stava alla destra della Dc: ha numeri ben superiori e dei Liberali pentapartitici e del MSI che ora è paradossalmente a sinistra della Lega stessa.
Questo Paese è al momento orribile, esprime una cultura politica detestabil. Otto deputati europei leghisti si propongono di fermare l’ingresso della Turchia nell’Unione Europea (scelta, peraltro, condivisibile, ma non per i motivi razzisti sbandierati dalla Lega: la Turchia non ha da entrare in Europa perché il suo ingresso è fortemente voluto dagli USA, per ragioni di controllo geopolitico e per sbilanciare il faticoso equilibrio che ancora non è raggiunto dalla tecnocratica UE – si tratta di una mossa che nulla ha a che vedere con cultura, popolo, democrazia).
E’ necessario che il Partito Cosiddetto Democratico crolli, affinché cresca una sinistra autentica in Italia. Ciò è fondamentale essenzialmente perché il Partito Cosiddetto Democratico non è in grado di esprimere una visione politica e meno ancora una propensione al sogno, una mobilitazione dell’immaginario collettivo. Ascoltare Piero Fassino, l’uomo che ha rivendicato la primazia del respingimento disumano dei migranti in mare, mentre afferma che a livello continentale il Partito Cosiddetto Democratico sarebbe la forza progressista più ampia, riporta il discorso politico a livelli di Pappagone. Contento Fassino, contenti loro. Poichè di progressista, il Partito Cosiddetto Democratico ha ben poco o ha quanto consente l’indegno bipolarismo tecnocrate a cui si è votato.
Non ho il minimo dubbio che si tratti soltanto di attendere – lavorando sodo, certo, a un progetto di autentica sinistra dinamica, che congiunga la potenza della tradizione all’orizzonte futuro. Il Partito Cosiddetto Democratico si affloscerà col tempo.
Basta non cadere nella trappola mentale dell’efficientismo elettoralista. Non è che sia fondamentale ottenere percentuali strabilianti. Mirare poi alla soglia del 4%: ci si renda conto di che cosa sia una democrazia che lascia fuori dalla rappresentanza più del 15% dell’elettorato. Basta una decisione all’alto sugli sbarramenti, e oplà: una democrazia è più democratica o più dispotica. Ottenere poi consenso artificiale? Muoversi sull’onda dell’emotivo? Sarebbe assurdo, se non controproducente. Non penso che Sinistra e Libertà intenda gonfiarsi muscolarmente, occupare posti, leninisticamente intrudersi, fare la rivoluzione bolscevica, abbattere un regime zarista, prendere il potere, istituire soviet e gulag. Eppure il mind control sortisce effetti. La critica alla sinistra radicale, visionabile su tutta la stampa condizionante che questa sugna nazionale propina quotidianamente è oggi: perché Rifondazione Comunista e Sinistra e Libertà non si sono unite, che in tal modo raggiungevano il quorum? A parte che unendosi dubito moltissimo che avrebbero raggiunto il quorum, va detto che non si sono unite semplicemente perché Rifondazione Comunista ha un suo progetto, mentre Sinistra e Libertà ha un progetto differente. E’ chiarissimo a tutti che si dovrà passare per un’unificazione della sinistra – ma sui contenuti del sogno di futuro, e non in base a coalizioni ipocrite o calcolanti il %. Per 50 anni e passa il Partito Comunista Italiano non ha espresso Presidente del Consiglio o ministri: non comprendo questa foia di accusare la sinistra di frammentazione eccessiva, di supposto vittimismo da assenza di scranni. Lavorare sulle idee, sulla coerenza e l’apertura implica tempo. Lo ha bene insegnato la Lega e ancora gli analisti non lo comprendono.
Semplicemente: prima non c’era una forza come Sinistra e Libertà, invece ora c’è.
Se si vuole realizzare un cantiere per la sinistra unica, si deve fare i conti non con apparati e simboli, ora, ma con idee e sogni. E’ l’orizzonte di sogno su cui si punta, e non sarebbe possibile fare altrimenti. Il limite e del Partito Cosiddetto Democratico e di Rifondazione Comunista dell’ex ministro Ferrero è a mio avviso proprio questo: non mobilitano sogni. Il materialismo dialettico a cui si rifà la rifondazione del comunismo determina il fatto che non si tratta per nulla di rifondazione – non ha nulla di utopico, è tetramente amministrativa del presente, e quindi conserva in sé i rischi della ripetizione di passati errori. D’altra parte il massimo del sogno di cui il Partito Cosiddetto Democratico pare capace è la liberalizzazione delle licenze dei taxisti. Con, in più, un’inaudita violenza: che consiste nell’omogeneità con Berlusconi nella pratica di interdire l’espressione alternativa di chi si oppone a una visione da Piramidi di Giza della politica. L’attacco a Rifondazione e a Sinistra e Libertà che i leader PD hanno mosso negli ultimi giorni, in paranoia per i sondaggi pre-elettorali, circa il voto utile: è stato un inutile maramaldeggiare – inutile, ma non per questo meno osceno, indegno e della pari natura di quanto eietta come prassi specifica la destra di questo Paese. Oggi il segretario pro-tempore di tale formazione apparentemente democratica si lamenta: dice che ha avuto poco spazio, che non gli hanno fatto esprimere opinioni sui temi concreti del progetto che il suo partito avrebbe in mente di realizzare. Una menzogna in pieno stile berlusconiano: ogni sera che iddio mandava in terra e sullo Stivale, abbiamo ascoltato le fibrillanti accuse in cadenza emiliana di questo Bravo Ragazzo, che parlava e parlava e parlava di veline, cazzate da Novella 2000, domande a cui il premier non risponde mentre il Bravo Ragazzo non saprebbe rispondere nemmeno a una (tipo: “Sei d’accordo per il testamento biologico alla Veronesi, che milita nel tuo partito?”). Pd e Pdl si sono spartiti lo spazio informativo in maniera bipolarmente orwelliana. Il Bravo Ragazzo dimentica che e la sua vecchia formazione post-democristiana e i suoi dirigenti post-comunisti sono i maggiori responsabili del fatto che non si sia proceduto a normativizzare l’incredibile conflitto di interessi che sta governando l’Italia.
Ciò sia detto come pars destruens. La vocazione di Sinistra e Libertà, tuttavia, mi sembra invece, e parecchio, construens. Ciò che deve accadere è che si inizi da subito, a prescindere dai risultati delle Amministrative, che immagino più deludenti di quelli delle Europee, la fase costituente, l’innesco di movimento, utilizzando tutto ciò che si ha a disposizione: le competenze, le esperienze, le differenti identità, l’ingaggio di Rete realizzato in modo molto serio e pandemico – il tutto sotto il segno del sogno. Sinistra e Libertà, come dimostra la videochat di cui è stato protagonista Nichi Vendola al CorriereTV, ha esperienza e conoscenza e proposta forte sul territorio. Però questo è soltanto (e non è cosa da poco, comunque) il buongoverno: paga elettoralmente, ma non funziona in termini di scuotimento delle menti e di rivitalizzazione della speranza di un orizzonte aperto. Si deve avere il coraggio propagandare il sogno di fraternità, giustizia sociale, allargamento dei diritti di cui questo Pese (ma direi: il continente tutto, vista l’incapacità utopica di cui sono rimasti vittime i partiti pseudosocialisti e le socialdemocrazie) ha bisogno.
Sotto il segno del sogno si inizia ora. Il nuovo, antichissimo, futuro inizio è qui e ora. La dignità è ritrovata. Si tratta di immaginare il più ampiamente possibile.