Giovanni Pacchiano su Mia sorella è una foca monaca di Christian Frascella
mar 06
Sono molto convinto della qualità letteraria e del talento che Christian Frascella irredia attraverso Mia sorella è una foca monaca (Fazi), come del resto ho già affermato (qui). Ancor di più sono convinto del futuro che arriderà allo scrittore torinese. Impone infatti una prosa che va a coprire uno spazio lasciato impresidiato dall’attitudine prosastica italiana – il comico in versione sciamannatamente esistenzialista. A me, pare che i padri putativi del libro, che spero scali le classifiche perché è esilarante e fa riflettere, siano John Fante e Charles Bukowski. A Giovanni Pacchiano, pare che sia Salinger. Vi consiglio di leggere l’articolo apparso sul Domenicale del Sole 24ore. E poi di leggere il romanzo di Christian Frascella.
ADOLESCENZA A MUSO DURO
La notevole prova d’esordio di Christian Frascella (1973) intitolata “Mia sorella è una foca monaca”, rivela un narratore sorprendente e con una voce già ben delineata. E’ il racconto di formazione di un ragazzo nella periferia torinese di fine anni 80
di GIOVANNI PACCHIANO
[dal Domenicale, inserto letterario de Il Sole 24 Ore - versione cartacea, 01.03.09]
L’articolo completo in formato pdf
“(…) Sappiamo che il paragone è rischioso, ma il suo modo di raccontare, candido e svagato, richiama alla mente, si parva licet, Il giovane Holden di Salinger. Anche perché la voce narrante di entrambi sottintende sempre la presenza del lettore come ascoltatore: un alter ego che scorta l’autore e il suo protagonista lungo tutto il corso della trama. Ed è simile la tendenza autopuntitiva, ma mescolata a ironia, del racconto. Vedete come sono fatto? Sembra dire, ammiccando, Frascella a chi legge. Nessuno mi capisce, se non voi, lettori fratelli ideali (…)”. [CONTINUA]
