Tiziana Cera Rosco: Il compito

mag 19

Tiziana Cera RoscoRingrazio l’Unità e la responsabile delle pagine culturali del quotidiano, Stefania Scateni, per avermi permesso di affrontare Il compito, un libro di poesia la cui autrice non è giovane (ha 35 anni tra poco), ma in Italia è considerata giovane e sarà considerata adulta tra una ventina d’anni. Per ragioni di spazio e di sede, ovviamente, non ho potuto estendere il discorso sulle retoriche e sulla pletora di immagini che la raccolta di poesie di Tiziana Cera Rosco [nell'immagine a destra] meriterebbe, limitandomi a indicare la coerenza di un sistema simbolico di derivazione anche biblica, accanto a una tensione di ordine esistenzialista. Va detto che la lingua di Cera Rosco è in crescita esponenziale e tale crescita si sarebbe misurata se solo l’editore avesse concesso all’autrice la correzione delle bozze. Conosco personalmente da poco, e grazie a MySpace, questa poetessa. Per misurarne l’eclettismo creativo, invito chiunque a misurare tale incontenibile abilità creativa, che è un continuo work in progress, sulla sua pagina di MySpace. Appena mi sarà possibile, tenterò un’incursione più precisa e anche idiosincratica in questa poesia, probabilmente su Carmilla. Per ora, l’articolo apparso sabato 17 maggio su l’Unità.

Un “compito” scritto sul corpo: l’arte totale di Tiziana Cera Rosco

Dal Web alla carta, la potente opera di una giovane artista che si esprime con la videoarte, la musica e intesse trame poetiche
di GIUSEPPE GENNA
Tiziana Cera Rosco: IL COMPITOLunga vita a Milo De Angelis, uno dei più importanti poeti del panorama contemporaneo italiano, di cui è uscita presso gli Oscar Mondadori la raccolta di tutte le opere fin qui pubblicate, ma che non si limita a scrivere versi e apre a poeti di ogni generazione, e in particolare di quella più giovane, con la collana Niebo, edita da La Vita Felice. E’ in questa congerie che emerge, per certi versi stratosferica, la poesia di Tiziana Cera Rosco, anno di nascita 1973, scrittura polimorfa che va dal sapienzale all’esistenziale, la nuova voce italiana che mi sembra più sicura e sulla quale scommettere per gli anni a venire. Di questa poetessa eclettica (basti farsi un giro sul suo composito MySpace, all’indirizzo www.myspace.com/tizianacera, per ammirare le sconcertanti opere di videoarte o ascoltare i suoi splendidi pezzi musicali, che ricalcano le trame poetiche e avranno probabilmente una ricaduta pop al momento insospettabile), è uscito Il compito (12 euro), il suo libro più maturo, dove emerge con maggiore precisione il governo dell’istinto linguistico. Un istinto proprio dei poeti autentici: la tensione a percorrere ogni registro e ogni forma, a immergersi nel dolore e nella gioia per assestarsi saldamente sulle soglie di un mistero indicibile, che il mondo schiude per folgorazioni. Sono propriamente folgorazioni, quelle a cui espone il testo di Cera Rosco, come rileva del resto il prefatore Milo De Angelis: “La poesia di Tiziana Cera Rosco è ricca di illuminazioni. In senso letterale. Ci sono versi che gettano luce sui versi precedenti, chiariscono all’improvviso un cammino oscuro, gli danno senso, sfondo, profondità. Sono segni di uno svelamento. Sono magnetici, richiamano a sé l’intero testo, esigono che tutto si concentri nel loro grido”. In poche righe si ha la descrizione di cosa sia Il compito: un grido a cui non si riesce a sfuggire, una meditazione abissale sul corpo effettuata con il corpo stesso, una lingua sapiente che espone a immagini memorabili. Soprattutto nella sezione intitolata Sedia senza tavolo: “Domani falcerò il grano dai chicchi neri | che mangio cresciuta sugli scuri. | Lo falcerò come avessi petali da sgranare nella bocca. | Con un kimono di metallo sottile | falcerò il grano precisa più di un sicario”, “Sono la torre da cui stai per cadere | la torre spinata | sopra un castello di 33 vertebre roventi”.
Costruendo un sistema simbolico autonomo ma con evidenti echi biblici, una gabbia coerente di occorrenze che inducono sgomento, la poesia di Tiziana Cera Rosco non abbandona un immaginario pop, leggibile in trasparenza, o l’abbassamento a temi esistenziali, innestato però in subitanea sapienzialità: “Te lo dico mentre accendo la stufa di mio padre | e insisto col fuoco universale | pure dentro la cucina dura della sera”.
Con evidenti richiami all’ultimo Fortini (quello di Composita solvantur) e un’innegabile parentela non con la lingua ma sicuramente con il pluri-immaginario di Zanzotto (quello della trilogia, si intende), questo libro compatto, appartenente a una geometria non euclidea, rimanda a tradizioni extraitaliane e non soltanto poetiche, da Stevens a Celan, da certo Eliot a Kafka. Senza mancare di includere il presente, le cui stimolazioni sono avvertibili sottotraccia e riconducibili ai fantasmi che il rumore di fondo contemporaneo eietta in continuazione, senza il tentativo di respingere questi spettri – accade in questa poesia come nella migliore narrativa italiana di oggi. Il compito è un libro di assoluta potenza e prospetta la figura di un’artista che può diventare imprescindibile per la nostra poesia.