Volti dell’Oscurità, Volti della Luce: meditare Corbin

feb 22

Meditazione scritta da Henry Corbin nel 1932 sulle rive del Lago
Siljan in Svezia all’età di 29 anni. Lui la intitolò ‘Teologia sulle
sponde del lago’:

“Tutto è rivelazione; esiste solo ri-velazione. Ma la rivelazione proviene dallo Spirito, e non si ha conoscenza dello Spirito.

Presto
sarà il tramonto, ma ancora le nuvole sono nitide, i pini non sono
ancora immersi nell’oscurità, poiché il lago li illumina in
trasparenza. E tutto è verde, squillante come il canto all’unisono di
tutte le canne di un organo. Si deve ascoltarlo seduti, molto vicini
alla Terra, con le braccia incrociate, gli occhi chiusi, fingendo di
dormire.

Non
è necessario avanzare imperiosi, come un conquistatore e voler dare un
nome alle cose, a tutto; esse ti diranno chi sei, se ascolti, ardendo
di desiderio come un amante. Poiché all’improvviso, nell’ininterrotta
pace della foresta del Nord, la Terra è venuta a te, visibile come un
Angelo che potrebbe essere una donna, e nella sua apparizione, questo
verde splendore e la fitta solitudine, sì, l’Angelo è vestito di verde,
il verde del crepuscolo, del silenzio e della verità. Allora tutta la
dolcezza della resa di un abbraccio trionfa su di te”.



E poi:
“La
Terra, l’Angelo, la Donna, ognuno è una singolarità che amo e che trovo
in questa foresta. Il tramonto sul lago è la mia Annunciazione. La
montagna: una linea. Ascolta! Qualcosa sta accadendo! E’
immensa l’aspettativa, l’aria freme per una pioggia sottile e quasi
invisibile; le case che si estendono sulla terraferma, il loro legno
rosso e rustico, i loro tetti di paglia, sono là, là sull’altra sponda
del lago.

Qualcosa inizierà stasera, qualcosa che è stato promesso, in cui io credo. Ah! Questa sera? Quando,
allora, questa sera? Se davvero sarà tra poche ore, non sarà mai,
poiché necessariamente dovrebbe finire e quindi ricominciare ancora, e
mai avrebbe fine e mai avrebbe inizio. Sapete cosa significa aspettare,
sapete cosa significa avere fede?

Il
mistero della Santa Comunione, al quale sarai accompagnato, cui tutti
gli esseri saranno presenti, sì, puoi esprimerlo solo al futuro. Poiché
ogni volta che leggi come realmente presente ciò che si trova di fronte
a te, quando ascolti l’Angelo, la Terra o la Donna poi ricevi Tutto,
Tutto, in assoluta povertà. Ma appena hai letto e ricevuto, appena
consideri, appena cerchi di capire, o vuoi possedere, dare un nome e
trattenere, per spiegare o conservare, ah! c’è solo un codice cifrato,
e il tuo giudizio è già stato pronunciato.

Poiché
ad ogni istante sei giudicato e un giorno morirai. Così muori, quando
la tua esistenza è definita e realizzata, quando è finita: quello che
era non è, vuoi senza rinunce, rinunci senza volere.

No,
tu sei il povero, sei un uomo; e lui è Dio, e tu non puoi conoscere
Dio, o l’Angelo, o la Terra, o la Donna. Devi essere incontrato, preso,
conosciuto affinché essi parlino, oppure sarai solo e forse è meglio
così, e sarà sempre così, sempre, e non ci sarebbe eternità per te.
Perché sei nato nel peccato commesso prima di te, e Tu hai avuto
timore, grande timore, e hai pianto, pianto perché la Terra è immensa,
pianto perché la Donna è troppo bella, Pianto perché l’Angelo è
invisibile, e perché Tu eri Adamo, e Adamo avrebbe voluto la vita.

Adamo
fondò l’Amore, la poesia, la religione perché voleva la vita, voleva
essere Dio e voleva parlare a tutti gli esseri. Chiedere; ahimè, solo
lui rispondeva. Ascoltare; ahimè, solo lui poteva suonare per se stesso.

Allora,
ecco sorgere improvvisamente dal lago un corteo di esseri meravigliosi.
Intonavano il canto funebre di Adamo; e poiché Adamo è morto,
dall’angoscia molte voci solleveranno in coro: “Cristo è nato! Cristo è
sorto!”.

Con
queste parole Corbin presenta la visione che dominerà la sua vita. Le
scrisse in Svezia, dove si trovava in visita al filologo e storico
delle religioni Georges Dumézil e all’orientalista H.S. Nyberg. Nello
stesso anno era stato prima in Germania per incontrare Karl Barth.
L’anno precedente era a Friburgo per parlare con Martin Heidegger di
cui stava traducendo “Cos’è la metafisica?”. Tre anni addietro, a
Parigi, Louis Massignon gli aveva dato una copia del libro “La
filosofia dell’Illuminazione” del filosofo mistico persiano Suhrawardi,
vissuto nel XII secolo. Corbin scriverà molti anni dopo: “attraverso
l’incontro con Suhrawardi, il destino spirituale del mio passaggio
terreno fu sigillato. Il Platonismo, esposto nei termini
dell’angelologia Zoroastrista dell’antica Persia, illuminò il cammino che stavo cercando.”

Nell’immaginazione
di quest’uomo straordinario, fin dall’inizio dell’opera che accompagnò
la sua intera vita, troviamo una stupefacente varietà di influenze: la
teologia cristiana, la fenomenologia di Heidegger e il misticismo
islamico fuso nell’angelologia Zoroastriana; il tutto unito ad una
profonda reverenza per quella Rivelazione che l’Islam chiama
Primordiale: il libro della natura.

Nella
cosmologia dell’Avesta l’essere supremo Aura Mazda è circondato da sei
celesti Persone di Luce che provvedono all’esistenza e alla salvezza
del mondo delle creature; cooperando con esse, le creature partecipano
dell’ascensione al cielo da cui sono discese in origine. La ragione
della ricerca del ritorno è la condizione impura e conflittuale del
mondo, in cui le potenze delle tenebre governate da Ahriman combattono
contro le potenze della Luce. Ma in questa battaglia le creature non
sono sole. Tra esse e gli Arcangeli della Luce sono schierati
innumerevoli esseri celestiali. Tra di essi è il femminile Angelo della
Terra, la cui immagine è Sophia, la figura femminile della Sapienza. E
ci sono i Fravarti, il cui nome significa “coloro che hanno scelto”,
scelto di combattere contro le potenze dell’Oscurità.

Corbin
scoprì questa antica cosmologia attraverso l’opera del mistico persiano
Shihab al-Din Yahya al-Suhrawardi. Il progetto di Suhrawardi era di
fondere l’angelologia zoroastriana con la cosmologia platonica e
neoplatonica e con la rivelazione profetica dell’Islam. Suhrawardi per
primo articolò con piena padronanza il mondo dell’Immaginario, il luogo
intermedio tra sensazione ed intelletto che Corbin chiamerà il mondo
‘imaginale’. Attraverso la percezione imaginale la Luce di Gloria della
cosmologia Zoroastriana può essere percepita. Nel mondo imaginale
avviene la trasformazione descritta dall’alchimia. E’ questo il luogo
della visione dei profeti. La presenza di Dio nel Roveto Ardente,
l’apparizione di Gabriele a Maria e a Mohammad, così come tutti gli
eventi della storia sacra sono percepiti grazie agli organi percettivi
che si affacciano su questo mondo e la sua miriade di esseri luminosi.

Per
esperire la Terra come Angelo, ascoltare le voci degli esseri che ci
chiamano al tramonto, incontrare un’altra persona in ogni senso
possibile, dobbiamo perlomeno percepire le tracce della Luce di Gloria,
della Presenza superiore da cui tutti questi discendono. Tutti noi
percepiamo eventi nel mondo imaginale, anche solo vagamente, e la
possibilità di trasformazione interiore richiede lo sviluppo dei sensi
che ci spalanchino pienamente quel mondo.

sufi.bmpPer
comprendere la critica di Corbin alla civiltà occidentale, dobbiamo
considerare il processo di conoscenza rivolto alla Luce di Gloria. Il
nostro essere proviene dalla Luce celeste. Nello zoroastrismo si chiama
Xvarnah. Nell’Islam è la luce di Allah, la “luce delle luci”. La
scienza suprema è la fisiologia del “corpo di luce” che da Esso deriva.
E questa fisiologia è il principale argomento del Sufismo
centro-asiatico, dell’ordine conosciuto come Kubrawiyyah. Suhrawardi
parla della luce veduta dal mistico nel mondo imaginale, ma è l’opera
di Najm al-Kubra che descrive in dettaglio la fenomenologia delle luci
e dei colori. Tra i suoi seguaci, i due più importanti sono Najim Dayeh
Razi e ‘Ala al-Dawlah al-Semnani.

I dettagli di questa fisiologia della luce sono complessi e affascinanti. Possiamo
cercare di descrivere qui appena l’ossatura del processo di
trasformazione del corpo e della mente nel corso del cammino alla
ricerca di Dio. La dottrina fondamentale è che “il simile conosce il
simile”. Ciò che si conosce corrisponde alla condizione d’essere del
conoscitore. Si può conoscere soltanto ciò che si è. Esistono
differenti stati dell’essere e mondi cui pervenire. I mondi sono
organizzati a livelli gerarchici ascendenti fino al divino. Ma parlare
dell’anima e del mondo come due entità distinte può condurre in errore,
poiché la separazione tra i due deve essere completamente eliminata.
Non abbiamo mai una conoscenza “oggettiva” della realtà. L’anima può
conoscere solo ciò che essa è. Corbin scrive:

“Infine
ciò che chiamiamo fisica e il piano fisico non è altro che il riflesso
del mondo dell’Anima; non vi è una pura fisicità, ma l’esperienza
fisica di alcune attività psichiche.”

Solo in apparenza il mondo e l’anima sono distinti. Perché non siamo abbastanza consapevoli. Najm Kubra dice:

“Sappi
che l’anima, il diavolo, l’angelo non sono realtà esterne a te: tu sei
loro. Allo stesso modo il Cielo, la Terra e il trono non sono
all’esterno, non lo sono il paradiso né l’inferno, la vita e la morte.
Essi esistono dentro di te; quando avrai terminato il cammino mistico e
sarai divenuto puro, avrai piena coscienza di questo.”

Il
cammino gnostico è un processo di coscienza che realizza
l’interiorizzazione del mondo. Che non significa inghiottire, inglobare
all’ego. Questo è quanto sta cercando di fare la cultura moderna. E
piuttosto un “fuoriuscire da se stessi”, un esodo fuori dal ristretto e
misero mondo della comune e letterale materialità, e una resurrezione
nell’unità psicosomatica dell’anima e del mondo.

Questa
epistemologia è fondata su una dottrina della partecipazione. La
possibilità di conoscere è data dalla nostra partecipazione all’essere
della cosa conosciuta. Nella parole di Najm Kubra:

“[…]
Maggiore sarà la vostra purezza più puro e radiante sarà il cielo al
vostro cospetto, finché alla fine del vostro cammino vi troverete
immersi nella Purezza Divina”

Il
principio per cui il simile conosce il simile è un principio
fondamentale dell’alchimia. Pervenire alla consapevolezza, arrivare a
‘sapere’ è una procedura alchemica che può accadere soltanto attraverso
una trasformazione del corpo e del mondo. Richiede lo sviluppo di un
corpo sottile, immaginale, una resurrezione del corpo, un raffinamento,
e non il rigetto del corpo letterale, materiale, percepibile dai sensi
comuni. Questo può avvenire solo per mezzo e nel mondo immaginale. Per
Najm Kubra e i suoi seguaci l’acquisizione di un corpo sottile può
essere riconosciuta e realizzata per mezzo della percezione immaginale
del “fotismo”, delle luci colorate. Esse segnano i passaggi del
cammino. Si originano nel mondo pubblico, ma accadono nell’interiorità
e ad uso del viaggiatore, come realizzazioni degli stadi di coscienza.
Sono perciò interiori, ma non soggettive. Esse si situano nel mondo
immaginale ma sono del tutto reali, come lo era il Roveto Ardente, ma
non visibili a tutti: sono troppo reali per essere visibili a tutti.
Quello che chiamiamo realtà oggettiva non è precisamente falso, ma è
una forma inferiore di realtà.

L’alchimia
richiede metodo. Il metodo per eccellenza del sufismo è il dhikr, il
ricordo di Dio. Dhikr è “la recitazione meditativa del Corano, la
preghiera rituale, i nomi di Dio”. L’Islam si fonda sulla rivelazione
della Parola di Dio. Il Corano è stato ed è principalmente la sua
esperienza orale. La sua origine è stata la parola pronunciata
direttamente, e il testo scritto è stato declamato, memorizzato e
recitato. L’incarnazione della Parola di Dio è fondamentale per la
spiritualità islamica. Dio ha parlato attraverso i profeti, ma canta,
parla e materializza i suoi segni nel cielo come nelle anime dei suoi
credenti. Ecco perché la recitazione meditata e interiorizzata della
Parola può far emergere tremende energie, capaci di trasportare la
creazione fino al divino. Ma questo è troppo astratto. Le energie
rilasciate dal dhikr non si limitano a sollevare l’anima: la
trasformano in un nuovo modo d’essere. Ciò include la trasformazione
degli organi di percezione e lo sviluppo di un corpo sottile, in
armonia con gli attributi che caratterizzano lo stato dell’anima e il
mondo in cui abita. Tra i Kubrawiyyah il dhikr comprende un
insieme di tecniche relative alla postura e alla respirazione che
servono a sottolineare il radicamento della rimembranza nel corpo.

Il
viaggio gnostico non è senza rischi: è facile perdersi in un mondo
infinito. Non si tratta di un soggiorno nel vago Paradiso delle forme
disincarnate. Più si avvicinano alla divinità, più infinite e più reali
e individuali divengono le anime. Infinite perché Dio è
Onnicomprensivo. Più definite perché Dio è l’Unificatore, e nella Sua
Unicità si fonda l’unicità di ogni essere. Come William Blake sapeva
bene, le cose nel mondo immaginale sono più dettagliate, più definite
di quelle del mondo pubblico. L’ascesa per i vari livelli dell’essere è
l’ascesa verso gli Angeli che definiscono l’ individualità. Lo stato
della persona non è già dato: deve essere conquistato. Siamo nati con
la libertà di diventare angeli o demoni o qualunque cosa nel mezzo. Il
nostro compito è di dirigerci verso la Luce che proviene dalla nostra
controparte celeste, il Fravarti, il nostro Angelo, attraverso il quale
la Luce del Divino è trasmessa fino a noi.

La
scommessa è molto alta e i rischi di perdere la propria via sono tanti.
Ecco perché è richiesta una guida. Non si può innalzare sé stessi: ecco
la ragione della Rivelazione. Ecco perché i profeti. L’Islam non è una
religione della Salvezza, come il Cristianesimo. E’ la religione della
guida. Non vi è nell’Islam una dottrina del peccato originale. Se siamo
certamente liberi di discendere al livello dei demoni, il nostro
problema principale è l’ignoranza e il bisogno costante di ricordare
chi siamo e dove dobbiamo dirigerci. Il Corano afferma che per tutti
sono stati inviati dei messaggeri. Il lignaggio dei loro discepoli si
stabilisce alla guida dopo la loro dipartita. Per la Gente del Libro
c’è ovviamente il testo sacro. Per tutti c’è la Rivelazione Primordiale
della Natura, che abbiamo dimenticato, perdendo di vista i segni che lì
sono custoditi. Corbin era diffidente nei confronti dei maestri umani.
Egli riservava nei suoi scritti la preminenza al ruolo del Paracleto,
presente sia nella escatologia cristiana che islamica, come la Figura
che dischiude il Regno dello Spirito, la Vera Religione e l’Eterno
Vangelo. Obiettivo di Corbin era di ricercare liberamente negli
insegnamenti di tutti i maestri, senza essere legato a nessuno. Non di
meno la gravità dell’opera deve essere riconosciuta. Non si può barare
con l’alchimia dell’anima. Corbin dice:

“La
serietà del compito dell’Immaginazione è rimarcata dai nostri filosofi
quando affermano che può esservi ‘L’Albero dei Beati’ o al contrario
‘L’Albero dei Dannati’ di cui parla il Corano, cioè il potere degli
Angeli o dei Demoni. L’immaginario può essere innocuo, l’immaginale non
lo è mai.”

Il
pellegrino deve confidare nella sua Guida, nella Parola e nel metodo.
Suhrawardi disse: “solo il cuore che si tiene saldo alla fune del
Corano e alla catena del dhikr” può sfuggire alle trappole
dell’oscurità e del male.

Per
ritornare alle fasi della ricerca vediamo le dottrine di ‘Ala al-Dawlah
al-Semnani. Nel suo lavoro la corrispondenza tra la religione profetica
e la fisiologia luminosa è particolarmente chiara, e la sua intuizione
del significato di Cristo fornisce un punto di partenza per la critica
di Corbin alla civiltà cristiana.

Per
Semnani le fasi corrispondono ai modi d’essere dei maggiori profeti del
lignaggio di Abramo, così come tramandato dalla tradizione islamica. A
ciascun profeta, a ciascuna fase corrisponde una luce dal
caratteristico colore che appare ai mistici, come gli specifici
attributi morali e psicologici. La corrispondenza si verifica poiché lo
stato dell’anima è il suo livello di comprensione e di percezione.
L’auto-conoscenza che l’anima possiede è il livello stesso della sua
conoscenza del suo mondo. Siccome la Parola di Dio prende la forma dei
segni sparsi nel mondo, così come dei Testi Rivelati, l’anima “legge”
se stessa e il mondo secondo il proprio stadio di avanzamento nella
consapevolezza. Questo significa che la profondità di significato che
si può discernere dall’esegesi del Corano deve corrispondere
all’ermeneutica spirituale che l’anima è in grado di svolgere su se
stessa e sul regno della Natura. Ricordiamo la meditazione di Corbin.
Egli diceva che è possibile “leggere in verità ciò che si trova
davanti” ai propri occhi. Quando leggiamo la natura in questo senso la
percepiamo come una persona, un Angelo. Vi sono profonde corrispondenze
tra l’alchimia spirituale, l’ermeneutica del Testo Sacro e del Libro
della Natura, con la struttura della religione profetica così come si
propone nella fisiologia del corpo di luce. Vi è una perfetta
corrispondenza tra la nascita, l’iniziazione e la crescita dell’anima
lungo il suo cammino ascensionale verso Dio e il ciclo delle profezie
della tradizione Abramitica. Per questo motivo l’Imam Jafar poté dire:
“L’alchimia è sorella della profezia”

Nella
fisiologia mistica di Semnani vi sono sette livelli lungo il cammino
verso Dio ed essi sono omologhi ai sette “profeti del tuo essere”. Il
primo è Adamo. Il colore dominante in questo stadio è il fumoso
grigio-nero. L’organo fisico o centro con cui risuona è il “sottile
organo corporeo” o “forma”. Esso deriva direttamente dall’ ‘anima
mundi’ ed è ‘la forma embrionale’ che dispone le basi della crescita e
della resurrezione del corpo.

Il secondo livello è quello di Noè – il Noè del tuo essere. Il suo colore è il blu e corrisponde al ‘nafs ammara’, la
stravagante anima inferiore o ego dell’uomo naturale. E’ passionale e
sottoposto al male, e deve essere superato attraverso l’auto-conoscenza.

Il terzo livello è quello di Abramo. Il suo organo è il cuore (qalb).
E’ la forma embrionale del Sé celeste, l’Individuo eterno. Il suo
colore è il rosso. E’ questa l’”anima pacificata” e l’organo percettivo
del mondo immaginale.

Il
quarto è il Mosè del tuo essere. Il suo organo è il mistero, il
segreto, la soglia della supercoscienza (sirr). Esso è il luogo
dell’intima conversazione tra Persone. Il suo colore è il bianco.

Quinto è il nobile spirito (ruh) Giallo è il colore del David del tuo essere.

Il
sesto livello segna lo stadio di Gesù. E’ ciò che i latini chiamavano
Arcanum, mediante il quale può giungere l’aiuto dello Spirito Santo o
del Paracleto. Il suo colore è il nero.

Il
livello finale è ovviamente quello di Maometto. E’ lo stadio della
verità, la realtà del tuo essere, il vero Sé il cui embrione si trova
all’origine, allo stadio di Abramo. Il viaggio, scrive Corbin:

“termina
attualizzando, nel microcosmo umano, il vero significato secondo cui la
religione di Mohammad origina dalla religione di Abramo, poiché ‘Abramo
non era né giudeo né cristiano, ma un puro credente, un musulmano’
(Qur’an 3:60)"

In
accordo con l’iconografia musulmana, il colore dello stadio finale è il
verde smeraldo. Per Corbin ciò segna l’incontro con la Guida celeste,
l’Angelo dell’Umanità – perfettamente individuato e individuale – e
l’angelo della Conoscenza, il biblico Angelo del Volto. Questa è la
figura di cui Mohammad disse: “Ho visto il mio Signore nella più bella
delle forme”. Annunciando, con verità, che la
bellezza è la suprema teofania. La fonte coranica per questa Persona è
la Sura XVIII. La figura che verrà interpretata come Khidr nella
tradizione islamica compare durante un episodio enigmatico. Mosè e il
suo servo viaggiano verso “il luogo dove si incontrano due mari”. Là
incontrano un messaggero innominato, una guida personale che inizia
Mosè alla “scienza della predestinazione. Egli rivela a Mosè la segreta
mistica della verità che… trascende la shari’a, e che spiega
perciò il motivo per cui la spiritualità inaugurata dal Khidr sia
libera dalla servitù della religione letterale.” Il ricercatore nasce
nel suo vero sé mediante l’incontro con Khidr, interprete di una legge
al di là della Legge, il divino ermeneuta.

Ed
ora arriviamo al punto cruciale della questione. Il penultimo stadio,
l’essere Gesù, il precursore del Paracleto, è riconosciuto dalla
percezione del colore nero. L’esperienza di questa Oscurità è nota ai
Sufi della scuola centro-asiatica e ad altri. Per comprendere il
significato di questa “oscurità” in prossimità del vertice dobbiamo
pensare nei termini di una psico-cosmologia tripartita. Vi è prima di
tutti il regno della coscienza, la luce quotidiana del comune essere
umano e del mondo degli oggetti comuni, pubblici ed oggettivi. E’
questo il mondo il mondo chiaro e distinto dei letteralisti di ogni
sorta: scientisti, dogmatici religiosi, chiunque si affidi ai “fatti
puri e semplici” che tutti possono vedere. Ma questo mondo è in realtà
un mondo di mescolanza, chiaroscuro, di colori che sfumano nelle ombre.
Una dinamica infinitezza di poteri semi-sconosciuti o sconosciuti che
pervade ogni cosa, che penetra ogni verità, ogni ego, ogni “oggetto” –
presenza e corrispondenza che ci impedisce di conoscere le cose con
precisione e certezza. Ma attenzione! Ci sono due generi di oscurità,
due sorgenti di smarrimento. Vi è un’Oscurità che è solo Oscurità, che
rifiuta la Luce ed è di natura demoniaca, spessa e pesante,
estremamente distante dalla Luce. E’ l’oscurità dell’incoscienza che
emana dal nemico, l’oscurità di Ahriman, Iblis, Satana. E’ facile
confondere questa Oscurità attiva maligna, con quella passiva e
inconsapevole della materia come potenziale informe. Lo stato materiale
di per sé non è malvagio né particolarmente scuro. L’oscurità attiva
del male è l’oscurità e la confusione cui l’anima inferiore, nafs ammara, è
suscettibile. E’ un luogo segnato dalla contaminazione e dalla
confusione, dalla mancanza di discriminazione delle qualità e delle
cose, le une dalle altre; è compito dell’ermeneutica alchemica
riportare ogni cosa al proprio posto. Najm Kubra scrive:

“Il
solo modo di separare te stesso [da questa oscurità] è agire in modo
che ogni parte buona di te si unisca a ciò cui questa bontà appartiene,
cioè facendo in modo che ogni parte si congiunga alla sua controparte:
la Terra riceva la sua parte terrena, l’Acqua la sua parte acquatica,
l’aria la parte aerea, il Fuoco la parte ignea. Quando ciascuno avrà
ricevuto ciò che gli spetta, tu sarai finalmente libero dal loro
legame.”

E
allora l’anima e il suo mondo, lo psico-cosmo , è liberato non soltanto
dall’Oscurità, ma per l’Oscurità. Poiché c’è un’altra Oscurità, che non
è semplicemente nera, ma è una Notte luminosa, una splendente Nerezza,
un’Oscurità a ridosso del vertice. E’ questa la Luce Nera che Corbin
chiama sovracoscienza. Se non riconosciamo l’esistenza di questa
seconda Oscurità che pervade tutte le cose, la Luce Nera della Notte
Divina, resteremo per sempre disorientati in mezzo alle ombre, incapaci
di distinguere un’oscurità dall’altra, incapaci di quella trasmutazione
dell’anima che ha il suo fine nell’incontro con il Sé celeste e la
nascita della Terra Celeste.

L’apparizione
della Luce Nera segna un momento di estremo pericolo. Siamo circondati
dai pericoli: Dio e il Demonio. Questa splendente Luce Nera annuncia
l’annichilimento dell’ego di fronte alla Divina Presenza. Rivela
l’inconoscibile origine del potere divino, della gloria e della
bellezza. Annuncia il Nulla che esiste dietro ogni essere, dietro alle
luci meravigliose della materia sottile. La Luce Nera segna la regione
dell’Assoluto, il Deus Absconditus, il Dio sconosciuto e inconoscibile.

Corbin
indica come una delle più evidenti differenze tra il filosofo e lo
gnostico si trova nel modo in cui si incontra e si esperisce questo Dio
assente. Scrive, “ciò che per il filosofo è il dubbio, l’impossibilità
di prova, è per [lo gnostico] assenza ed esperienza” L’esperienza del
vuoto o dell’umano abbandono in un universo senza significato è
concepita in maniera totalmente differente dal filosofo e dallo
gnostico. Continua,

“Ciò
che sperimentiamo come un’ossessione del nulla o come acquiescenza nel
non essere oltre il quale non abbiamo più alcun potere, era per loro
una manifestazione dell’ira divina, l’ira del mistico Amato. Ma era
anche questa una Presenza reale, la presenza di quell’Immagine che mai
abbandonava i nostri Sufi”.

Un modo dell’apparizione del Divino è il ritirarsi, fino al nulla.

Najm
Razi collega l’esperienza delle luci soprasensibili del cammino mistico
ad una delle dottrine fondamentali della teologia Islamica, la dottrina
dei Nomi di Dio. I Nomi o attributi di Dio ricadono in due grandi
categorie: i Nomi di Maestà e i Nomi di Bellezza. I Nomi di Maestà
esprimono l’ira di Dio, il rigore, l’inaccessibilità e la sublimità, i
Nomi di Bellezza la Sua gentilezza, misericordia e vicinanza. Per Najm
Razi le teofanie delle luci divine sono divise allo stesso modo: Luci
di Bellezza e Luci di Maestà. Diversamente dall’Oscurità di Ahrimanian
che può essere sopravanzata ed eliminata dal pellegrino spirituale, la
Luce Nera della Maestà è inseparabile dalla Luce di Bellezza. Corbin
scrisse che Maestà e Bellezza

“sono
le due grandi categorie di attributi che si riferiscono rispettivamente
all’Essere divino quale Deus Absconditus e Deus Revelatus, essendo la
Bellezza la teofania suprema, la divina auto-rivelazione. In fatti sono
inseparabili ed esiste una costante interrelazione tra l’inaccessibile
Maestà della Bellezza e l’affascinante Bellezza della Maestà.”

Questa
dualità è la caratteristica centrale di tutta la Creazione: “senza il
fiorire della Bellezza come teofania, l’uomo non potrebbe affacciarsi
alla sublimità del Deus absconditus” e senza il Deus Absconditus non
esisterebbe alcun mondo creato. Questa divinità nascosta è
l’essere-al-di-là della teologia negativa o apofatica. Corbin scrive:

“Ogni
dottrina metafisica che tenta la spiegazione totale dell’universo, si
trova nella necessità di affermare qualcosa sul ‘nulla’, o piuttosto,
di affermare tutto sul nulla, poiché il principio iniziale da cui il
mondo deriva, e che deve essere spiegato, non deve mai essere qualcosa
di contenuto in questo mondo, e simultaneamente è necessario che questo
principio possieda tutto ciò che serve a spiegare in una volta sola
l’essere e l’essenza del mondo. E’ necessario che questo principio sia
allo stesso tempo ‘tutto’ e ‘nulla’, nihil a quo omnia fiunt, un nulla da cui tutto deriva. E questo il nulla del Divino Assoluto, superiore all’essere e al pensiero.”

L’assoluto
Divino da cui tutto deriva fornisce l’energia per l’esistenza di tutta
la Creazione. E’ la sorgente da cui tutto emana, e corrisponde per
Corbin alla Luce di Gloria, lo Xvarnah dello Zoroastrismo, il
potere che porta tutto ad essere. La Divinità al-di-là-dell’-essere è
assoluta e assolutamente annichilente. Avvicinandocisi troppo il
soggetto umano scompare: la Luce Nera “fa ardere il fuoco dell’essere
mistico; non è contemplata; attacca, invade, annichilisce, poi
annichilisce l’annichilimento. Distrugge la ‘suprema teurgia’, quindi
l’apparato dell’organismo umano.”

L’archjetipo del viaggio mistico nell’Islam è il miraj di Mohammad, la sua ascesa all’Assoluto, mediato da Gabriel, l’Angelo dell’Umanità, della Conoscenza e della Rivelazione. Nel miraj il momento del più grande pericolo è la penetrazione oltre ciò che il Corano chiama “il Loto del Limite” in cui accade il fana fi’llah,
l’annichilimento dell’anima e la sua resurrezione in Dio. Questa
ordalia è l’esperienza di morte di cui i Profeti dicono: “devi morire
prima di morire”. Corbin scrisse della grande sfida mistica “Potrebbe
finire inghiottito dalla demenza o riuscire a rialzarvisi, iniziato al
significato delle teofanie e delle rivelazioni.” Questa resurrezione in
vita è l’annichilimento dell’annichilimento. Significa il
riconoscimento dell’Inconoscibile in un “supremo atto di rinuncia
metafisica”. Questo è il vero significato di povertà, il darwish della
lingua persiana.

La
povertà metafisica è il vero stato di ogni essere: ogni oggetto della
creazione ha ‘nulla’ in sé, ed è ‘nulla’ in sé. Il mistico sciita del
XVII sec., Mir Damad udì “il grande clamore occulto dell’essere” il
“silenzioso clamore del loro bisogno metafisico” che esperì come la
musica dell’angoscia cosmica e come un’improvvisa luce nera che
invadeva l’intero universo. Si tratta della percezione diretta di ciò
che la filosofia razionale chiama la contingenza dell’essere. E’
l’esperienza dietro la grande domanda della metafisica “Perché c’è
qualcosa invece di nulla?”. Per lo gnostico assume la forma di una
sconvolgente esperienza di annichilimento e terrore, mancando tutte le
solide fondamenta su cui l’ego e il mondo convenzionale sono costruiti.
Nelle parole di Corbin,

“La
Luce Nera rivela il vero segreto dell’essere, […]; tutti gli esseri
hanno una doppia faccia, una di luce una di oscurità. La faccia
luminosa, la faccia del giorno, è la sola che si percepisce nella vita
comune degli uomini. La loro faccia oscura, che solo i mistici
percepiscono, è la loro povertà. La totalità del loro essere è
[composta da] il volto del giorno e quello della notte”.

E
allo stesso tempo, questo assoluto al di là dell’essere è anche, nella
tradizione abramitica, il Soggetto Assoluto. Il datore d’essere non può
mai essere un oggetto, una cosa, un essere. Nella sua infinita
fecondità e mistero, è la profondità dell’allontanamento continuo e
l’assoluta Unità, è l’unificatore e l’archetipo della Persona, e di
quella personalità e interiorità che infonde in tutti gli esseri della
Terra, percepita ed esperita come Angelo.

Il
volto duale di ogni essere esprime la necessità di due tipi di
teologia: affermativa (katafatica) e negativa (apofatica). Entrambe
sono indispensabili. Esse si compenetrano allo stesso modo degli
attributi di Maestà e Bellezza. La teologia positiva isolatamente
diventa positivismo. Dogmi e idoli che spuntano ovunque. La teologia
negativa da sola non può dischiudere la bellezza, il Tesoro che
desidera essere conosciuto. Senza l’equilibrio dato dalla percezione
dei Nomi di Bellezza, la teologia apofatica non è in grado di
distinguere tra il Deus Absconditus e l’abisso del nichilismo. Deve
collassate nella cecità, nella negazione e nell’amarezza per finire nel
nichilismo puro e semplice. Solo con la percezione dell’indissolubile
unità delle due facce dell’essere nella creazione, la povertà
dell’anima umana e del mondo, possiamo cogliere la bellezza, la
vitalità e la personificazione delle cose del mondo. E’ solo dalla
continua percezione della bellezza-nella-povertà che le nostre
certezze, i nostri attaccamenti, la durezza del nostro cuore possono
essere completamente cancellati.

[fonte: http://www.yogicjournal.it]