Amorosa antitesi poetica

dic 04

fcumm.jpgE dunque, una volta di più, e diversamente dai precedenti, l’abbandono. La sua configurazione fossile è rotta dall’intimo che discioglie, mercuriale, intravisto a pena, le concrezioni. Il noto messo a repentaglio dall’ignoto è un dolore accettabile? Questa solitudine negletta, questa negligenza in solitaria, pianificano i giorni a venire secondo insegnamenti del passato che un diverso abbandono, di altro genere e natura, ha cancellato in un colpo, sostituendoli con percezione della perdurante dolcezza. Pure, di sofferenza si tratta, ma di una sofferenza che non ha nulla da insegnare, poiché ora soltanto interessa la sofferenza che causa conoscenza. Dentro la scura bolla non apprende niente, se non da sé, il corpo cavo mercuriale, che si muove in membrane non avvertite. E sono, dunque, e non sono quanto prima ero, e questo apprendimento non segreto, ma umiliantemente sbandierato, non è dovuto che al corpo stesso e a quanto non si dice perché esce di figura. Tu, che sei figura, nella sottrazione più certo che nella presenza stata, non insegni niente, imponendo le mani della sofferenza sullo sterno mio che brucia.

* * *
    quando ho pensato a te un po’
troppo e preso da perfetta e
pura Lussuria… sento a poco
a poco muoversi muscoli, e quanto
accadrà a me prima di chiudere… ti
amo comprendi… avverto il tuo corpo
veloce afferrarmi come bianche scintille
(il puro attimo di perfetta fame
Sì!)
    stupendo nuota
il mondo che irride nel mio sangue immane,
si schianta in bagliori il cervello Al rapido abbaglìo
- e furioso trasporta, un prisma, per voglie,
carcinoma l’io scorge in isterica paura
un buffo girino dimenarsi in piacevole mota
* * *
il tuo ritorno sarà il mio ritorno -
i me stesso ti seguono, io solo resto;
un’effige di ombra o che pare
(un quasi qualcuno che è sempre nessuno)
un nessuno che fino al loro e tuo ritorno
trascorre perenne la propria solitudine
a sognare i loro sguardi aprirsi al tuo mattino
a sentire le stelle levarsi ai tuoi cieli:
quindi, nel nome misericordioso dell’amore,
non tardare più di quanto io privo di me
sopporti l’assenza dell’attimo in cui altri
stringa tra le braccia la mia stessa vita che è tua
- quando paure speranze credi dubbi spariranno.
Ovunque e della gioia perfetta integrità noi siamo
Entrambe le poesie, antitetiche e per questo significative rispetto alla personale lacerazione che attraverso, sono di Edward E. Cummings [gg]