Pc ok, io ko: niente Mondello

nov 22

influenza.jpgDopo una giornata di ignominioso spreco di inutili energie per reinstallare Windows XP e ottenere la possibilità di tornare a ricevere mail e pubblicare on line, siccome nulla deve andare linearmente, ecco che il virus parainfluenzale che sta stendendo sul letto mezza Milano fa il suo corso su di me. Non posso formattarmi ed essere messo a nuovo come un pc, e questo comporta la perdita di un’occasione a cui molto tenevo: la presenza al convegno orrganizzato per il 23/24 (domani e dopodomani) al Premio Mondello. Avrei partecipato a una tavola rotonda moderata da Franco Cordelli, insieme agli scrittori Philippe Forest (qui una recensione di Cordelli sull’esito narrativo più alto di Forest), Camilla Baresani, Domenico Scarpa, oltre al critico – che assai stimo – Raffaele Manica. A quasi un anno dalla scomparsa di mio padre, mi faceva piacere tornare nella sua terra originaria, la Sicilia. Più di 38° e un inebetimento fisico e psichico: ho dovuto annullare la partecipazione. Il convegno, intitolato I nuovi scrittori e il Novecento, viene introdotto da un testo, che immagino elaborato da Cordelli (di cui ricordo la ripubblicazione modificata di Procida) e che riproduco di seguito, insieme al programma. Invito tutti i Miserabili Lettori che ne hanno la possibilità a partecipare agli incontri.

I nuovi scrittori e il Novecento
Palermo, 23-24 novembre 2006
Fondazione Banco di Sicilia, Villa Zito, Viale della Libertà 52

Il secolo si è chiuso e l’impressione consegnata ai posteri dalle più avvertite coscienze critiche è che si vivesse e si scrivesse, al massimo, in uno stato di proroga e di commemorazione provvisoria. Nel 1979 appariva Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino: la letteratura arrivava al capolinea del metaromanzo. Nel 1980 era la volta del Nome della rosa di Umberto Eco: la nostra prosa si apriva al postmoderno, nella convinzione che tutto era stato scritto e che si potesse solo riscrivere, magari con euforia erudita se non con cinismo goliardico. Nonostante questo, gli anni Ottanta sono quelli della nuova narrativa italiana (Tondelli, Calandri, Piersanti) che si affacciava sulla scena culturale ricominciando tutto da capo come se fosse possibile mettere tra parentesi le macerie del Novecento.
Ma era un’operazione possibile? Si trattava della scoperta di un nuovo mondo o di un fenomeno di rimozione collettiva? Gli scrittori che hanno esordito in questi ultimi anni, quasi tutti a millennio concluso, si confrontano ancora con queste domande o hanno ripreso il filo con i classici? Magari privilegiando più gli stranieri – da Faulkner a Musil – quei classici del secolo appena trascorso che la stagione del postmoderno e della fine della storia credeva di aver messo per sempre tra parentesi. Ma questi narratori in quale direzione vanno? Sentono di esprimere il nuovo o desiderano reinventare l’antico? Hanno padri e madri? Si sentono fratelli?
O, forse, si odiano e si vivono come nemici?
Il convegno “I nuovi scrittori e il Novecento” intende porre queste domande all’ultima generazione di narratori, italiani e stranieri, quelli nati tra il 1960 e il 1980, attraverso una sessione di discussione e due tavole rotonde alla quale parteciperanno, stimolando il confronto più alto, alcuni critici italiani.
Programma
23 novembre,
ore 16
tavola rotonda

Gonzalo M. Tavares,
Vanessa Ambrosecchio
Giosuè Calaciura
Pietro Grossi
Margherita Ganeri
Presiede Gianni Puglisi
24 novembre
ore 9,30
tavola rotonda

Mario Desiati
Alessandro Piperno
Antonio Scurati
Evelina Santangelo
Filippo La Porta
Modera Massimo Onofri
ore 15,30
tavola rotonda

Philippe Forest
Camilla Baresani
Giuseppe Genna
Domenico Scarpa
Raffaele Manica
Modera Franco Cordelli