Cordelli: “Aldo Nove, se l’etichetta di cannibale è un privilegio”

ott 27

Risposta allo scrittore che aveva accusato la critica di ragionare per categorie
di FRANCO CORDELLI
[dal Corriere della Sera, 27/10/2006]

cordellinove.jpgCon un titolo come Vermi, attraente da
nessun punto di vista, ma presentato
da Aldo Nove in pompamagma come numero
uno della collana «Neon!» da lui diretta
per la Tea, si legge il primo romanzo di Giovanna
Giolla con la mente divisa. Per poco.
Già a pagina 7 la Giolla scrive: «Seven
Days in Sunny June urlava dentro l’estate
del mio cuore». E poi (colgo qua e là): «I
pensieri erano colpiti da una grandine di ricordi
» (10); «Mi ha baciato i piedi, mordendoli
come frutti» (27); «Mi piace come
guida; la città è un video che scorre veloce
poi adagio» (41); «Ha un culo da sballo:
alto, sodo, ammaliante» (42); «Provai piacere
liberandomi di lui, ma anche quando
lacerava, il piacere era una danza» (66);
«L’India è un rumore» (78); «Le sue labbra
erano gelide e affilate come stalattiti»
(140).


Per la cronaca, Vermi è la storia di un
doppio amour fou alla Bataille. La narratrice
Montserrat è dura e pura: quando capisce
che «l’unica cosa che interessava a Davide
era che (lei ubbidisse) agli ordini» lo lascia.
Davide è un maschio, non si sa cos’altro.
Sofia, il precedente amore di Davide, è
una body artista. Davide persuade Montserrat
e Sofia a fare l’amore in tre, poi Sofia
si suicida con una performance. Grosso
modo, siamo nella narrativa femminile di
genere sessuale. È comprensibile che le
scrittrici comunichino ciò che il sesso è per
una donna, dopo secoli di silenzio.Maqui è
sempre la stessa pappa rosa, il rovescio di
quel romanzo Harmony, Luna di passione,
scritto dalla madre di Montserrat.
Che altro aggiungere? Nove dice che
non c’è libertà per un etichettato, per un ex
cannibale, di dire che un libro di Susanna
Tamaro gli è piaciuto. Al contrario, ce n’è
troppa. La libertà, così pronunciata, non è
niente. Nove dice e fa ciò che vuole e se così
largamente accade è perché ebbe quell’etichetta
e perché è un convertito. Usufruisce
dello stesso privilegio di (su un altro piano)
Erri De Luca o di Niccolò Ammaniti:
in che Ammaniti è più di Melania Mazzucco?
Èun buon artigiano. Perché viene considerato
come se fosse qualcosa di diverso? E
perché allo stesso Nove viene offerta
l’udienza che non viene offerta ai suoi colleghi?
Costoro tacciono perché sono tutti sepolcri
imbiancati, paurosi di cadere in un
conflitto d’interessi esprimendo opinioni
sul mondo letterario o di compromettersi in
vista degli equilibri futuri? Per usare paroloni,
come Nove, libertà senza giustizia è
roba da politici; e aver pubblicato un libro
come Vermi è degno dell’allievo di un maestro
di prosa come Nanni Balestrini. Vermi
non è facile, come il suo editore dice, è puerile.
Non è letteratura, è spazzatura.