Desiati: VITA PRECARIA E AMORE ETERNO

mag 29

desiaticovervita.jpgdi Giuseppe Genna su CARMILLA
Non sarà uno spettro ad aggirarsi per l’Italia, ma una certa letteratura è indubbio che stia circolando come un soffio inquietante per le devastate lande del Belpaese. E’ una letteratura molto diversa da quella che si attendeva certa critica, la quale, impegnata ormai da un quarto di secolo a celebrare o ignorare al massimo l’esistente, ha perduto ogni capacità predittiva. Questo spettro letterario è un’abnormità, i cui confini non sono al momento osservabili, mentre il terriotrio è esperibile, nei suoi avvallamenti, nelle sue feritoie e nei suoi irregolari geomorfismi. E’ una mappa vivente, poiché il suo esito è quello di una colossale mappatura: della memoria, della storia, del presente e del futuro del nostro Paese. Si sta consumando in questo modo la poetica dei generi, e nell’affermarlo prescindo totalmente dall’audience, che è uno specchietto per allodole e tordi. Il thriller e i generi commerciali non la fanno da padroni rispetto a una sorta di macropetica che determina l’ormai avvenuto risveglio della narrazione all’italiana – narrazione che è in se stessa divisa per poetiche distanti se non contrastanti, ma che ha l’obbiettivo unico di testimoniare, per allegoria o assenza della stessa, la storia – tentando di farne letteratura. Di questo macrogenere storico fa parte a pieno titolo Vita precaria e amore eterno di Mario Desiati: storia di un personaggio emblematico che connette Sigonella alla legge Biagi, scavalcando la psicologia canonizzata dal genere intimistico.